Sulla presente pagina StudentMile.net proponiamo per Voi lavori sul tema Ulisse per gli studenti e alunni. Tra i lavori troverete e recezioni, rapporti, lavori di corso e tesi preparati, brevi esposizioni su questo tema (sulla letteratura), le traduzioni dei lavori sul tema, dalla lingua latina e greca all’italiano. Per gli studenti sono accessibili le recezioni pronti sui libri del scrittori italiani ed esteri su tema Ulisse.
Le recezioni contengono il breve contenuto del libro, le annotazioni e riassunti di testo completo. Le risposte sul test degli esami posso richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Se avete bisogno di un altro lavoro su tema, potete richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Tutti i lavori si possono scaricare completamente gratuito.
Qualsiasi lavoro dal questo elenco posso discutere e aggiungere i propri materiali. Aggiungere i propri lezioni e altri materiali di riferimento o l’informazioni aggiuntivi su tema Ulisse posso fare con l’aiuto del modulo dei contatti. I documenti di testo presentati in formato Word (.doc), PDF (.pdf). i lavori in laboratorio e risultati degli esperimenti in formato di Excel (.xls). Tutti i lavori archiviati con l’aiuto di WinZip.
Autori del sito non si assumono nessuna responsabilità del contenuto dei file e informazioni.
Il sito si apre meglio con l’aiuto di Mozilla Firefox.

Scarica A.Tennyson - Ulisse gratis

Materia: Letteratura Straniera
Dimensione: 4.64 Kb

Scarica Gratis

L’ansia di conoscenza spinge l’eroe ad abbandonare le sterili rocce di Itaca per l’ultimo viaggio. A.Tennyson - Ulisse Savinio, Ulisse e Polifemo C. Cagli, La nave di Ulisse Re neghittoso alla vampa del mio focolare tranquillo star, con antica consorte, tra sterili rocce, non giova: e misurare e pesare le leggi ineguali a selvaggia gente che ammucchia, che dorme, che mangia e che non mi conosce. Starmi non posso dall’errar mio: vuo’ bere la vita sino alla feccia. Per tutto il tempo ho molto gioito, molto sofferto, e con quelli che in cuor mi amarono e solo; tanto sull’arida terra, che quando tra rapidi nembi l’Iadi piovorne travagliano il mare velato di brume. Nome acquistai, che sempre errando con avido cuore molte citt? vidi io, molti uomini, e seppi la mente loro, e la mia non il meno, ond’ero nel cuore di tutti: e di lontane battaglie coi pari bevvi la gioia, l? nel piano sonoro di Troia battuta dal vento. Nell’Ulisse di Tennyson ritroviamo il bisogno di ripartire, di ricominciare. Il re ad Itaca, seduto davanti al suo focolare, si sente neghittoso, inetto e debole, in quanto sembra non assolvere a pieno il suo destino. Governare gente selvaggia, che ignora il suo glorioso passato non gli giova: altro ? il suo compito. Gioie e dolori grandi hanno caratterizzato la sua esperienza di eroe, esule e viaggiatore: ora la vita va sperimentata fino in fondo, attraverso nuovi viaggi e conoscenze. Ci? che incontrai nella mia strada, ora ne sono una parte. Pur, ci? ch’io vidi ? l’arcata che s’apre sul nuovo: sempre ne fuggono i margini via, man mano che inoltro. Stupida cosa il fermarsi, il conoscersi un fine, il restare sotto la ruggine opachi n? splendere pi? nell’attrito. Come se il vivere sia quest’alito! vita su vita poco sarebbe, ed a me d’una, ora, un attimo resta. Pure, ? un attimo tolto all’eterno silenzio, ed ancora porta con s? nuove opere, e indegno sarebbe, per qualche due o tre anni, riporre me stesso con l’anima esperta ch’arde e des?a di seguir conoscenza: la stella che cade oltre il confine del cielo, al di l? dell’umano pensiero. La conoscenza ? legata al procedere nei viaggi ed al susseguirsi delle esperienze: essa ? parte della vita stessa dell’eroe. I margini di novit? si fanno via via pi? sfocati, man mano si procede nella scoperta di nuove mete. Porre un limite alle esperienze ? insensato, l’arrestarsi al di qua della conoscenza, il negarsi il rischio dell’avventura diventa sinonimo di opacit? della vita. La metafora dell’attrito con la nuove realt? diviene correlativo di una vita splendente, luminosa nell’attivo conoscere e misurarsi. L’animo del resto arde e desidera nuove prove; sarebbe indegno non rispondere a tale interiore richiamo. Ecco mio figlio, Telemaco mio, cui ed isola e scettro lascio; che molto io amo; che sa quest’opera, accorto, compiere; mansuefare una gente selvatica, adagio, dolce, e cos? via via sottometterla all’utile e al bene. Irreprensibile egli ?, ben fermo nel mezzo ai doveri, pio, che non mai mancher? nelle tenere usanze, e nel dare il convenevole culto agli dei della nostra famiglia, quando non sia qui io: il suo compito e’ compie; io, il mio. Ulisse lascia la cura della sua terra, Itaca, al figlio Telemaco , che avr? dunque un compito diverso dal suo, cio? quello di governare e di civilizzare gente selvaggia, educandola all’utile ed al bene, conservando l’antico culto degli dei. Ulisse dovr? invece ancora viaggiare, conoscere, spingersi su nuove terre e nuovi mari…. un dovere che pare legato ad un ordine divino e superiore: Tale imperativo morale Ulisse sembra condividere simbolicamente con il popolo inglese del XIX secolo nel suo ruolo pionieristico di missione vittoriana alla colonizzazione. Eccolo il porto, laggi?: nel vascello si gonfia la vela: ampio nell’oscurit? si rammarica il mar ()
(more…)

Scarica L’incontro di Ulisse gratis

Materia: Letteratura Italiana
Dimensione: 4.59 Kb

Scarica Gratis

G. D’Annunzio - da Maia - L’incontro di Ulisse Questi versi sono testimonianza di una fase ideologica della produzione di D’Annunzio, detta del superuomo, tratta dalla lettura di Nietzsche. In essa l’eroe viaggiatore per eccellenza, Ulisse, interpretato variamente dalla tradizione letteraria ora come esule tenace e sventurato ( Omero nell’Iliade ) ora come temerario scopritore di verit? precluse all’uomo ( Dante nel canto XXVI dell’Inferno ) assume le sembianze del superuomo, eroe instancabile, che incarna la volont? di potenza, assimilabile storicamente alla missione bellica e colonizzatrice dell’Italia di inizio secolo. Ulisse navigatore appare in grado di dominare con la sua energia gli avversi elementi della natura, proseguendo vittoriosamente la sua solitaria lotta contro il mare implacabile. Il poeta chiede ad Ulisse di essere messo alla prova, di poter divenire suo coraggioso compagno di viaggio e di conquiste, di partecipare, almeno in piccola parte, alla tensione fortemente tragica che accompagna l’impresa gloriosa dell’eroe. In questa moderna immagine di Ulisse si perde tutta la problematica e complessa attesa del mistero a cui apre il viaggio verso nuove mete e si recupera invece una grandezza sovrumana, di una mitica incarnazione semidivina a cui l’uomo non deve far altro che adeguarsi, ponendolo ad emblema ed a modello della sua stessa esistenza. Incontrammo colui che i Latini chiamano Ulisse, nelle acque di Leucade, sotto le rogge bianche rupi che incombono al gorgo vorace, presso l’isola macra come corpo di rudi ossa incrollabili estrutto e sol d’ argentea cintura precinto. Lui vedemmo su la nave incavata. E reggeva ei nel pugno la scotta spiando i volubili venti, silenzioso;e il pileo ?stile dei marinai coprivagli il capo canuto, la tunica breve il ginocchio ferreo, la palpebra alquanto l’occhio aguzzo; e vigile in ogni muscolo era l’ infaticata possa del magnanimo cuore. Incontrammo colui che i Latini chiamano Ulisse, nel mare su cui si affaccia Santa Maura, sotto le rocce rosse e bianche che scendono a picco sul mare Ionio, vicino all’isola pietrosa come un corpo da ossa ruvide costruito ma forti, e solo dal mare argenteo circondato . Lo vedemmo su una nave ricurva. Egli teneva con una una mano la scotta, spiando i venti che mutavano direzione in silenzio; il copricapo tipico dei marinai gli copriva la testa dai bianchi capelli, la veste corta copriva il ginocchio robusto e la palpebra copriva l’occhio vivace e vi era in ogni muscolo la potenza infaticabile data dalla magnanimit? del cuore E non i tripodi massicci, non i lebeti rotondi sotto i banchi del legno luceano, i bei doni d’ Alcinoo re dei Feaci, n? la veste n? il manto distesi ove colcarsi e dormir potesse l’Eroe; ma solo ei tolto s’avea l’arco dall’allegra vendetta, l’arco di vaste corna e di nervo duro che teso stridette come la rondine nunzia del di, quando ei scelse il quadrello a fieder la strozza del proco. Sol con quell’arco e con la nera sua nave, lungi dalla casa d’alto colmigno sonora d’industri telai, proseguiva il suo necessario travaglio contra l’implacabile Mare. N? i grossi tripodi, n? i vasi rotondi, che si trovavano sotto i banchi di legno, risplendevano, i bei doni del re dei Feaci, Alcinoo, n? il suo vestito, n? il mantello dove potesse stendersi e riposare l’ eroe; egli conserv? solo l’ arco con cui inizi? la vendetta, l’arco costruito con vaste corna di cervo e con nervo resistente, che implacabile sibil?; proprio come la rondine annuncia l’avvento del giorno, quando egli scelse l’arma per colpire la gola dei proci. Solo con quell’arco e con la nera sua nave, lontano dalla sua dimora, dall’alto tetto, risuonante della vita industriosa d ()
(more…)