Sulla presente pagina StudentMile.net proponiamo per Voi lavori sul tema rivoluzione per gli studenti e alunni. Tra i lavori troverete e recezioni, rapporti, lavori di corso e tesi preparati, brevi esposizioni su questo tema (sulla letteratura), le traduzioni dei lavori sul tema, dalla lingua latina e greca all’italiano. Per gli studenti sono accessibili le recezioni pronti sui libri del scrittori italiani ed esteri su tema rivoluzione.
Le recezioni contengono il breve contenuto del libro, le annotazioni e riassunti di testo completo. Le risposte sul test degli esami posso richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Se avete bisogno di un altro lavoro su tema, potete richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Tutti i lavori si possono scaricare completamente gratuito.
Qualsiasi lavoro dal questo elenco posso discutere e aggiungere i propri materiali. Aggiungere i propri lezioni e altri materiali di riferimento o l’informazioni aggiuntivi su tema rivoluzione posso fare con l’aiuto del modulo dei contatti. I documenti di testo presentati in formato Word (.doc), PDF (.pdf). i lavori in laboratorio e risultati degli esperimenti in formato di Excel (.xls). Tutti i lavori archiviati con l’aiuto di WinZip.
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Materia: Scienze
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Prove e conseguenze della rivoluzione terrestre Tra le prove indirette del moto di rivoluzione possiamo esaminare in primis le analogie gli altri pianeti del sistema solare per i quali si è osservato che essi ruotano attorno al sole secondo un movimento regolato dalle leggi di Keplero. Inoltre si nota che periodicamente la terra si trova in corrispondenza ad un gruppo di stelle cadenti. Invece tra le prove “dirette”, possiamo notare il fenomeno definito come “l’aberrazione della luce proveniente dagli astri”, in cui una volta osservata una stella ad occhio nudo, volendola osservare con un telescopio dobbiamo inclinarlo leggermente in avanti nel senso del moto di rivoluzione. Dal moto di rivoluzione consegue il cambiamento di durata del dì e della notte, e l’alternarsi delle stegioni ()
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Materia: Storia
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La Rivoluzione Francese Gli elementi attraverso i quali si può capire i motivi della profonda crisi che investì la Francia sul finire del XVIII secolo sono 3 : - le divisioni sociali; - l’insufficienza delle istituzioni del regime assolutistico; - la grave situazione delle finanze statali. Per quanto riguarda il primo aspetto, in Francia come nella maggior parte d’Europa la società era divisa in 3 classi, o, per dirla col linguaggio settecentesco, in 3 «stati»: il clero, la nobiltà ed il popolo. In un mondo in cui, per motivi religiosi, potevano scoppiare sanguinosissimi conflitti, il potere riconosciuto al clero era vastissimo, a cominciare dal controllo che esso aveva di fatto sull’istruzione, passando per le grandissime proprietà di cui disponeva e finendo con il diritto dei sacerdoti, se rei, di essere giudicati da tribunali ecclesiastici secondo il diritto canonico. Non meno cospicui erano i privilegi della nobiltà, anch’essa ricca possidente terriera con diritto di imposizione di tasse e di fungere da giudice nell’ambito delle proprie terre. Il cosiddetto «terzo stato», che costituiva la maggioranza della popolazione francese, era per sua composizione alquanto eterogeneo. Al suo vertice aveva il ceto alto-borghese (finanzieri, banchieri, grandi proprietari che vivevano di rendita); sotto di loro c’era il ceto medio, composto di imprenditori, commercianti all’ingrosso, intellettuali, chirurghi, farmacisti, librai, impiegati; più giù nella scala del prestigio sociale vi erano gli artigiani, i commercianti al dettaglio ed i lavoratori che svolgevano lavori manuali; l’ultimo gradino della scala sociale era occupato dai lavoratori della terra che, in numero di 20 milioni sul totale di 26 milioni totali di francesi, rappresentavano la maggioranza assoluta. La disuguaglianza ed i privilegi su cui era basata la società francese si manifestavano in forma particolarmente acuta sul campo fiscale. Qualunque tentativo di abolire le esenzioni esistenti a favore del clero e della nobiltà si era concluso, nel corso del secolo, con la sconfitta dei ministri riformatori e dello Stato. L’intero sistema fiscale ed amministrativo francese appariva sempre più arcaico ed il discredito che colpiva l’inefficienza dello Stato faceva sentire sempre più impossibile la sopravvivenza del regime feudale, in cui gran parte dei redditi finivano nelle mani di una nobiltà priva di spirito imprenditoriale, e per questo, considerata la maggiore responsabile del ritardo dello sviluppo economico della Francia. Dopo il 1781 la situazione delle finanze pubbliche si fece sempre più difficile. I ministri di Luigi XVI tentarono nuovamente la carta della riforma amministrativa, come già era fallimentarmente successo nel fra il 1771 ed il 1781 ad opera del ministro delle finanze Jacques Necker, ma l’opposizione dell’aristocrazia e del Parlamento di Parigi si trasformò in un’offensiva contro l’assolutismo, trovando vasti consensi anche fra i ceti borghesi e popolari. La convocazione degli Stati Generali , un antico corpo rappresentativo dei 3 «stati» francesi, a Versailles da parte del re aprì subito dissensi nel fronte antiassolutistico. Se la borghesia mirava a trasformare gli «stati» in un vero e proprio organo di rappresentanza nazionale, la nobiltà vedeva negli Stati Generali una ghiotta opportunità per volgere a proprio vantaggio l’equilibrio dei poteri. Il 17 giugno 1789 il «terzo stato», proclamandosi Assemblea Nazionale e quindi legittima rappresentante della nazione francese, compì il primo grande atto di rottura nei confronti dell’antico regime. Il 23 giugno Luigi XVI, sotto la spinta degli aristocratici, ordinò all’assemblea di sciogliersi; questa non eseguì affatto l’ordine del sovrano e così, al re ed agli aristocratici non restava che una cosa da fare per tentare di conservare i propri privilegi ed il proprio potere: fare intervenire l’esercito. Alla notizia ch ()
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Materia: Storia
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1850-1870: la seconda rivoluzione industriale Durante il periodo che va dal 1850 al 1870 lo sviluppo industriale fu un fenomeno generalizzato a livello europeo. Questo periodo passa sotto il nome di SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Il settore trainante fu quello dei trasporti: furono costruite in tutto il continente 75.000 km. di strade ferrate e ciò permise di raggiungere nuovi mercati per la vendita dei prodotti industriali ed agricoli, ma anche di alimentare una continua domanda di ferro e carbone (quest’ultimo veniva utilizzato sia come fonte energetica per azionare le locomotive sia come elemento essenziale per il funzionamento delle macchine a vapore industriali). Parallelamente si svilupparono anche i trasporti via mare. L’industrializzazione appare così un meccanismo propulsore che permise l’allargarsi dei mercati, la crescita del commercio internazionale dei beni di consumo e lo sviluppo dell’industria siderurgica e meccanica per la costruzione di ferrovie e navi. Tuttavia lo scambio di beni di consumo non ebbe un ruolo trainante nell’economia europea a causa degli scarsi redditi dei ceti popolari. Oltre all’industria anche l’agricoltura conobbe un intenso sviluppo basato principalmente sull’aumento della domanda di prodotti alimentari, causata dall’aumento demografico e sul potenziamento della produttività dei terreni, grazie soprattutto ad attrezzi sempre più efficienti ed a miglioramenti dei sistemi di rotazione. La prima conseguenza visibile di queste trasformazioni furono massicce migrazioni di contadini dalle campagne verso le città, che si trovarono ben presto ad avere cospicue quantità di forza-lavoro. Nacque in questo periodo un mutamento della divisione internazionale del lavoro per cui i Paesi europei maggiormente industrializzati scambiarono i propri manufatti e le tecnologie coi prodotti agricoli dei Paesi meno sviluppati. La prima fase dell’industrializzazione si autofinanziò, ma a lungo andare divenne sempre più onerosa, cosicché, nella seconda metà del 1800, cominciarono a sorgere nuovi tipi di banche e di società, come le S.p.A., con lo scopo di raccogliere capitali da investire poi nello sviluppo industriale. In particolare, in Francia fu creato il «CRÉDIT MOBILIER» che basò la propria attività sul risparmio di massa, da investire nell’industria. In Germania invece si crearono molte piccole banche con lo scopo di intervenire nei settori più bisognosi di capitali. In Inghilterra invece industria e banca rimasero separate. A tutto questo va aggiunto che, oltre a questi scopi, le banche europee si riservarono anche quello di emettere moneta. Nel campo giuridico rivestirono un ruolo importantissimo le S.p.A.: infatti attraverso l’emissione di azioni esse permettevano di rastrellare risparmi. Si cominciarono ad emettere anche le obbligazioni. Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro si cominciò a fare sempre più massicciamente ricorso alla sua DIVISIONE ed alla sua PARCELLIZZAZIONE. La SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE riguardò più paesi della PRIMA, si diffuse in Europa ma soprattutto toccò gli Stati Uniti. In questo periodo si nota la continua ricerca di terre dalle quali ricavare materie prime e che richiedessero prodotti finiti nostrani: è questo il fenomeno del neocolonialismo. ()
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Materia: Storia
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La II rivoluzione industriale La seconda rivoluzione industriale rafforzò il carattere capitalistico della società, che prese una piega fortemente tecnologica e scientifica. Si può affermare che la II° Rivoluzione Industriale fu definita l’età DELL’ELETTRICITA’; DELL’ACCIAIO E DELLA CHIMICA ed età durante la quale ci fu uno stretto connubio tra scienza e tecnica. Dà allora il processo non si è mai interrotto, intensificandosi nel corso delle periodiche crisi economiche succedutesi negli ultimi due secoli. La ragione di questo apparente paradosso è in realtà abbastanza evidente: quando i mercati s’ingolfano di merci invendute, la concorrenza spinge il sistema produttivo a ristrutturarsi, cioè ad operare tutte le trasformazioni possibili per levare la competitività delle merci immesse sul mercato. Non diversamente nella seconda metà dell’ottocento, ad una fase di persistente stagnazione degli scambi (la cosiddetta lunga depressione) corrispose un processo di rinnovamento tecnologico, la cui estrema radicalità e le cui forti riverberazioni sulla vita sociale hanno indotto molti storici a considerarlo una seconda rivoluzione industriale. La prima fase della seconda rivoluzione industriale è segnata da una libertà economica in cui l’intervento dello stato è inesistente, esso non interviene nella formazione del capitale in quanto delinea una limitazione ai privati nelle fabbriche come accade in Inghilterra. Ma com’era accaduto in precedenza e come accadrà anche in seguito il progresso tecnologico derivante dalla lotta tra le imprese per la sopravvivenza non fu né lineare, né esente da gravi contraddizioni. Fra l’altro in Italia si assistette alla definitiva emarginazione dell’industria del Napoletano che, per la sua ubicazione periferica rispetto all’epicentro dei mercati situato nell’Europa centro occidentale non offriva prospettive di profitto adeguate agli investimenti che sarebbero stati necessari e in Europa s’indebolì il primato mantenuto fin allora dall’Inghilterra nell’industria e nel commercio. Infatti, questo paese, che era stato la culla della prima rivoluzione industriale, si considerò sufficientemente protetto dagli ampi confini del suo mercato coloniale e non operò un adeguato rinnovamento del suo sistema industriale. Al contrario la Germania e gli Stati Uniti, che proprio in questo periodo effettuarono il loro decollo industriale, introdussero gli impianti più avanzati, presentando in tal modo il massimo di competitività. I tedeschi portarono a perfezionamento il laminatoio, cioè inventarono il recupero dei gas di combustione reintroducendoli nell’altoforno o nei forni a conversione. Questa fase prende nome di seconda industrializzazione nettamente diversa da quella precedente avente bisogno dello stato per il capitale e per la sua estensione al resto d’Europa. Come già abbiamo accennato la seconda rivoluzione industriale è caratterizzata dalle industrie chimiche e siderurgiche. La prima più complessa per i costi, divenne vitale per l’industria agricola in quanto produceva fertilizzanti inorganici riuscendo ad ottenere così risultati migliori con l’abolizione definitiva del pascolo e maggese. Nel 1875 furono messi a punto i processi di produzione dell’acido solforico; ammoniaca; nitrati e quello della soda inizialmente ottenuta attraverso il processo Leblanc (abolito in quanto scartava l’acido citrico sostanza altamente inquinante) poi attraverso il processo Solvay che utilizzava l’ammoniaca per estrarre la soda dal sale. Vennero anche realizzati dei materiali semisintetici come la celluloide e la galatide e, quelli interamante sintetici come la Bachelite utilizzata per esempio nella produzione delle penne stilografiche. Goodyar inventò e portò a termine il processo di vulcanizzazione utilizzato per produrre i pneumatici. Per quanto riguarda la siderurgia, grazie al metodo di fusione di Gilchrist Thomas (1876) vennero utilizzati minerali meno pregiati e più convenienti per que ()
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Materia: Storia
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II° Rivoluzione industriale Differenze sostanziali con la 1°: 1) Carattere generale (interessa tutta l’Europa e non solo una nazione). 2) Danneggiamento nei confronti dell’agricoltura (produzioni abbondanti per via dei nuovi territori disponibili e conseguente calo dei prezzi). 3) Innovazioni tecnologiche (petrolio, elettricità, acciaio, telefono, motore a scoppio, telegrafo senza fili, dinamite, ricerca chimica, linee ferroviarie transcontinentali). 4) Capitalismo finanziario (nascita di nuovi grandi istituti di credito per rendere disponibili maggiori capitali). Si creano nuovi contatti tra società: a) cartelle: intese tra imprese che producono le stesse merci per fissare i prezzi; b) trust: concentrazione di aziende legate ad un identico ciclo di produzione. 5) Protezionismo invece di liberoscambismo (gli imprenditori nazionali volevano essere Tutelati con dazi verso l’esterno). ()
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Materia: Storia
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La rivoluzione russa Febbraio 1917 Sciopero operaio ed insurrezione di operai Crolla l’impero degli zar Le ragioni del crollo vanno ricercate nelle trasformazioni primo novecentesche Agli inizi del 1900 c’era una situazione semifeudale in Russia La classe operaia era pressoch? inesistente Lo sviluppo industriale procedeva a rilento 15 marzo Lo zar Nicola II abdica Governo costituente Vicino al socialismo rivoluzionario Presieduto da Karenkij 1905 1907 Guerra russo-giapponese Sconfitta della Russia Prima ondata rivoluzionaria Repressa nel sangue Manifestazione della crisi del regime zarista Stolypin primo ministro Riforma agraria Mettere in vendita a piccoli lotti le terre di propriet? dello Stato I contadini pi? poveri non potevano comunque comprare Distinzione tra contadini poveri e contadini agiati Aumenta il bisogno La riforma si rivela un fallimento San Pietroburgo Non ci furono cambiamenti radicali Venne convocata la Duma Duma Parlamento eletto Riconosciuto dallo zar Al fine di dare ai contadini maggior potere per legarli alla propria terra Nacquero i Soviet Soviet Reparti popolari che si riunivano Nuclei democratici a livello locale Partito socialdemocratico russo Costituito nel 1898 Profondo dissenso tra i due gruppi Monscevichi Martov Vedono il partito come un’organizzazione aperta a tutti i simpatizzanti Bolscevichi Lenin Vedono il partito come un ristretto manipolo di quadri rivoluzionari Mira ad un potere centralizzato ed alla rivoluzione, non al riformismo 1914 23 febbraio 1917 La russia entra nella I guerra mondiale accanto agli stati dell’intesa I tre anni di guerra provocano disagi e malcontento Ondata di scioperi Rivoluzione di febbraio Lo zar abdica A Pietroburgo insorgono gli operai Le truppe si rifiutarono di sparare e si unirono alla folla prendendo d’assalto il Palazzo d’Inverno Si formano due organismi di governo Governo provvisorio Duma Kerenkij Soviet di Pietroburgo Avevano programmi diversi ed erano in contrasto tra loro L’uno voleva uno stato socialdemocratico, l’altro uno stato socialista Aprile 1917 Lenin e i suoi compagni tornarono in Russia L’egemonia politica sul movimento socialista rimase nelle mani dei menscevichi secondo i quali la rivoluzione di febbraio era il massimo traguardo raggiungibile dalla Russia Si trovavano in esilio in Svizzera 4 aprile 1917 Lenin legge le Tesi d’aprile Mettere fine alla guerra mondiale Rivoluzione armata Superare lo stadio borghese Non appoggiare il governo provvisorio Dare tutto il potere al Soviet Nuova Internazionale Nuova gestione delle terre e del lavoro Luglio 1917 Settembre 1917 10 ottobre 1917 25 ottobre 1917 Novembre 1917 Il programma venne approvato Il governo scaten? un’offensiva militare in Gorizia I bolscevichi ottennero la maggioranza Riunione del comitato bolscevico I bolscevichi decisero l’insurrezione Nominano un comitato militare rivoluzionario Arresto dei membri del governo provvisorio Prendono il loro posto i commissari del popolo nuovo governo rivoluzionario guidato da Lenin Furono promulgati i primi decreti Elezione di un’assemblea costituente Netta minoranza bolscevica L’assemblea viene sciolta e non pi? riconvocata I Soviet e il partito comunista russo dovevano guidare lo stato Si rivel? un disastro Soluzione rivoluzionaria Presidente Agli esteri Alla nazionalit? Pace senza annessioni n? indennit? Nazionaliz-zazione della terra Operai e impiegati al con ()
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Materia: Storia
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Materia: Storia
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Documenti e storiografia della rivoluzione russa Documento 1: IL MANIFESTO BOLSCEVICO DEL 27 FEBBRAIO 1917 Proletari di tutto il mondo unitevi! A tutti i cittadini della Russia, Cittadini! Le roccheforti dello zarismo russo sono cadute. La prosperità della banda zarista, edificata sulle ossa del popolo, è crollata. La capitale è in mano al popolo insorto. Le truppe rivoluzionarie e l’esercito rivoluzionario devono salvare il paese dalla rovina e dal fallimento totali che gli riservava il governo zarista. A prezzo di sforzi immani, del sangue e della vita dei suoi figli, il popolo russo ha scosso la sua schiavitù secolare. Il compito della classe operaia è quello di creare un governo rivoluzionario provvisorio, che dovrà mettersi alla testa del nuovo regime, del nascente regime repubblicano. Il Governo repubblicano provvisorio deve incaricarsi di assicurare senza indugio l’approvvigionamento della popolazione e dell’esercito: a tale scopo devono essere confiscate tutte le scorte giacenti nei magazzini accumulate dal vecchio governo e dall’amministrazione comunale. L’idra della reazione può ancora sollevare la testa. Compito del popolo e del governo rivoluzionario è quello di reprimere tutti i tentativi controrivoluzionari diretti contro il popolo. Il compito urgente, immediato, del Governo rivoluzionario provvisorio è quello di allacciare i contatti con il proletariato dei paesi belligeranti per la lotta rivoluzionaria dei popoli di tutto il mondo contro i loro oppressori e sfruttatori, contro i governi zaristi e le cricche capitaliste, e per l’immediata cessazione del sanguinoso massacro imposto ai popoli asserviti. Gli operai degli stabilimenti e delle fabbriche, come pure le truppe insorte, devono scegliere senza indugio i loro rappresentanti al Governo rivoluzionario provvisorio, che deve essere costituito sotto la sorveglianza del popolo rivoluzionario insorto e dell’esercito. Cittadini, soldati, spose e madri! Tutti alla lotta! Alla lotta aperta contro il potere zarista e i suoi partigiani! In tutta la Russia si innalzi la bandiera rossa dell’insurrezione! In tutta la Russia prendete in mano la causa della libertà, abbattete i servi zaristi, chiamate i sodati alla lotta. In tutta la Russia, nelle città e nelle campagne, create il governo del popolo rivoluzionario. Cittadini! Con gli sforzi fraterni ed unanimi di tutti gli insorti, abbiamo consolidato il nuovo ordine che sorge dalla libertà sulle macerie dell’autocrazia! Avanti! Senza esitazioni! Lotta senza quartiere! Schieratevi sotto la bandiera rossa della rivoluzione! Viva la repubblica democratica! Viva la classe operaia rivoluzionaria! Viva il popolo rivoluzionario e l’esercito insorto! FONTE: Gorki, Stalin ecc., Histoire de la revolution russe, pag. 92. Documento 2: LA PRIMA DICHIARAZIONE DEL GOVERNO PROVVISORIO Cittadini dello Stato Russo…, Ha avuto luogo un grande evento. Sotto il possente impulso del popolo russo, il vecchio regime è stato rovesciato. Una Russia libera e nuova è nata. Questo grande rovesciamento corona molti anni di lotta. Con il decreto del 17 Ottobre 1905, sotto la pressione delle forze popolari insorte, la Russia si era vista promettere le libertà costituzionali. Tali promesse non furono mantenute. La Duma - portavoce delle aspettative popolari - fu sciolta. La 2° Duma subì la stessa sorte. Impotente a piegare la volontà popolare, il governo decise, con il decreto del 3 Giugno 1907, di togliere al popolo parte dei suoi diritti a partecipare all’opera legislativa, che prima gli erano stati concessi. Nel corso di nove lunghi anni, il popolo fu privato, ad uno ad uno, dei diritti che aveva acquisito. Una volta di più il paese fu immerso in un abisso di assolutismo e di arbitrio. Tutti i tentativi di far intendere la ragione al governo si rivelarono inutili e il grande confl ()
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Materia: Storia
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La crisi della rivoluzione in Europa Già dalla seconda metà del 1848 la rivoluzione cominciò ad entrare in una spirale di crisi: - in Francia l’alleanza fra borghesia e proletariato si infranse e prese corpo una soluzione conservatrice legata all’affermazione di un nuovo leader, Luigi Bonaparte, nipote di Napoleone, che prese il nome di NAPOLEONE III; - in Germania i contrasti tra moderati e democratici non riuscirono a comporsi e le monarchie prussiana ed austriaca s’imposero di nuovo; - in Italia, sotto la pressione dei democratici, riprese il conflitto austro-piemontese, sospeso dall’armistizio di Salasco. La guerra fu subito sfavorevole alle truppe piemontesi, perché l’Austria era in netta ripresa sul piano politico e militare; essa durò appena 80 ore ed il 23 marzo, a Novara, le truppe sabaude subirono una gravissima sconfitta che costrinse Carlo Alberto ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Questi, a Vignale, firmò un armistizio particolarmente gravoso per il Piemonte, in base al quale l’Austria avrebbe occupato il novarese ed avrebbe avuta una guarnigione ad Alessandria. L’esito della guerra diede nuove possibilità d’iniziativa ai conservatori. In Toscana i grandi proprietari ed il clero, grazie all’intervento armato dell’Austria, riuscirono ad abbattere il governo democratico, richiamando dall’esilio il Granduca. Solo Venezia e Roma rimanevano come focolai di rivoluzione; ma la vittoria di Luigi Bonaparte in Francia accelerò la fine della Repubblica Romana, mentre l’Austria stringeva d’assedio Venezia, già prostrata dal colera e dalla fame. Per guadagnarsi l’appoggio dei moderati cattolici e del clero francese, Luigi Bonaparte intervenne con un corpo di spedizione; sbarcato a Civitavecchia, costrinse la Repubblica Romana, nonostante l’accanita resistenza delle truppe comandate da Giuseppe Garibaldi, alla resa ed al reinsediamento con la forza di Pio IX. Anche Venezia, stremata dall’assedio, dalla fame e dal colera, avviò le trattative per la resa che avvenne, con l’onore delle armi, il 02 agosto 1849, esattamente un mese dopo il crollo della Repubblica Romana. A Milano, a Vienna, a Praga, a Budapest, a Roma ed a Venezia la vittoria della controrivoluzione fu seguita da una reazione sanguinaria e barbara che lasciò sconcertata l’opinione pubblica liberale europea. Tutte le Costituzioni furono annullate, mentre quella francese si adattò a legalizzare la dittatura di Luigi Bonaparte. Solo nel Piemonte di Vittorio Emanuele II rimase in vigore lo Statuto Albertino. Alla fine del 1849, accanto al Regno Sardo-Piemontese, l’unico Stato europeo retto da un regime liberale era l’Inghilterra, che rimase indenne dalla scossa rivoluzionaria del 1848, perché questo Paese aveva attraversato una fase rivoluzionaria diversi anni prima, nel 1839, quando si era sviluppato il MOVIMENTO CARTISTA. Nel 1842 e di nuovo nel 1848 il Cartismo tornò alla carica, senza avere migliore fortuna di quella che ebbe ai suoi albori. L’Inghilterra, comunque, non conobbe gli sconvolgimenti del 1848, non perché non vi fossero motivi di tensione sociale, ma perché le strutture politiche inglesi dimostrarono una straordinaria capacità di mediazione e di scelta. Il Paese aveva il sistema industriale e la classe operaia più forti d’Europa; nel corso degli anni ‘40 si moltiplicarono le leggi sociali sul lavoro, fino a quella del 1847 che riduceva a 10 ore l’orario di fabbrica. Esisteva un sistema di dazi doganali che accrescevano di molto il prezzo dei grani importati e consentivano ai produttori interni di avere alti profitti. I liberali inglesi combatterono a lungo contro questo sistema doganale e nel 1846, a causa del cattivo raccolto, fu addirittura un governo conservatore ad abolire i dazi sul grano. Erano scelte politiche che favorivano gli imprenditori industriali rispetto ai proprietari agrari, ma esse contribuirono anche ad allentare il malessere della classe operaia. Il sistema p ()
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Materia: Storia
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La rivoluzione inglese Nel 1603 si estinse con Elisabetta I la dinastia dei Tudor perch? la regina non aveva eredi diretti: La corone inglese pass? quindi al discendente pi? prossimo Giacomo VI, re di Scozia e figlio di Maria Stuart, gi? condannata a morte. Divenuto Giacomo I d’ Inghilterra, il nuovo sovrano unific? per la prima volta le corone d’Inghilterra e di Scozia. A ci? si aggiunga che nella seconda met? del ‘500 i re inglesi avevano iniziato un’intensa penetrazione in Irlanda a partire dall’Ulster, cattolico da sempre e sempre pronto a ribellarsi agli invasori anglicani. La Chiesa Anglicana era retta da una struttura verticale assai rigida: il re nominava i vescovi e questi controllavano i parroci, mentre tutti i fedeli erano tenuti ad usare il LIBRO delle PREGHIERE ANGLICANE. Ma esistevano moltissimi gruppi di dissidenti: i calvinisti di rigida osservanza, chiamati puritani e numerose altre sette. Ci? che accomuna questi oppositori religiosi era il rifiuto delle autorit? vescovili e del Libro di Preghiere e la richiesta della libert? di coscienza e dell’affermazione del diritto dei fedeli ad eleggere i propri parroci. Questa sovranit? dei fedeli poteva convergere con le idee politiche di sovranit? popolare e di diritto alla ribellione alla tirannide dei re. Alle tensioni di origine religiosa, con l’avvento al trono di Carlo I, si aggiunse il conflitto tra il re ed il Parlamento che gli neg? il diritto di imporre tasse senza il suo consenso. In proposito il Parlamento present? una PETIZIONE dei DIRITTI con la quale si ricordava che i sudditi avevano ereditato la sicurezza di “non poter essere costretti a pagare tasse, imposte o contributi senza il comune consenso dato in Parlamento”. Carlo I lo sciolse e non ne convoc? altri per 11 anni, facendo fronte ai bisogni finanziari con espedienti contrari alla tradizione del Paese (per esempio contraendo debito). La situazione cominci? a precipitare quando la Scozia si ribell? alla politica religiosa del sovrano e le truppe regie non riuscirono a sedarla. Carlo I fu costretto a convocare di nuovo il Parlamento che, invece di appoggiarlo, eman? una serie di leggi contro l’assolutismo. Nello stesso periodo Carlo I si trov? a fronteggiare anche la rivolta d’Irlanda. Nel 1642 il re fu costretto a fuggire da Londra e prepararsi a combattere con la forza il Parlamento. A favore del sovrano si schier? la Chiesa Anglicana, mentre il Parlamento pot? contare sull’appoggio dei puritani e di tutti i dissidenti religiosi. Dietro questo scontro politico e religioso si poteva intravedere anche un motivo sociale tra la vecchia aristocrazia, la piccola nobilt? ed i borghesi di citt? ; la prima con il re, i secondi due con il Parlamento. L’esercito parlamentare era comandato da Olivier Cronwell, appartenente alla piccola nobilt? campagnola e sposato alla figlia di un ricco mercante londinese. La rivoluzione si concluse nel 1646 con la SCONFITTA di Carlo I che fu fatto prigioniero, e con l’abolizione della struttura episcopale della Chiesa. Carlo I fu processato e condannato a morte : per la prima volta un re veniva giustiziato perch? ritenuto colpevole verso il suo popolo. La soluzione della crisi politica ed istituzionale avrebbe potuto assumere connotati diversi, perch? all’interno del Parlamento esistevano anche posizioni moderate, favorevoli ad un compromesso con la monarchia. Nell’esercito vittorioso, al contrario, avevano preso piede le idee favorevoli ad una piena sovranit? popolare, alla libert? religiosa, al suffragio universale; i radicali propugnatori di queste idee vennero definiti LIVELLATORI. Cronwell, dopo aver dato prova delle proprie capacit? militari rivel? anche eccellenti qualit? politiche: elimin? gli estremisti mentre veniva proclamata la repubblica ; il Parlamento continu? ad esistere, ma, dopo aver eliminato gli esponenti pi? radicali, il vero potere era detenuto dall’esercito . Infine nel 1653 sciolse il Parlamento e assuns ()
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Materia: Storia
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Materia: Storia
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La rivoluzione industriale Il ‘700 è il secolo delle rivoluzioni. Ci sarà la rivoluzione americana, la rivoluzione francese ed ora quella industriale. La crescita demografica in Europa subì delle oscillazioni piuttosto ampie a partire dal 1200. L’aumento della popolazione del XVIII secolo dipese dalla diminuzione della mortalità, grazie alla scomparsa della peste e di alcune altre malattie infettive favorite dalla scarsa alimentazione, dalle carestie, dall’uso di acqua infetta, dalle scarse pratiche igieniche (si trovò un vaccino per il vaiolo che cominciò a scomparire nei paesi più sviluppati). Un altro motivo della crescita demografica fu l’aumento della disponibilità di prodotti alimentari e la diffusione delle colture del mais e della patata e l’aumento della superficie coltivata. Il solo Paese che sembrò aver conosciuto una trasformazione più radicale nell’agricoltura, sia in termini tecnico-agronomici sia economico-sociali, fu l’Inghilterra. La RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, quindi, inizia in Inghilterra e segna l’affermarsi del sistema economico-capitalistico e della classe borghese. La rivoluzione industriale fu preparata in Inghilterra dalle rivoluzioni politiche che permisero l’affermarsi dei ceti borghesi che fecero del Paese una grande potenza coloniale. La rivoluzione industriale ha la sua premessa tecnologica nell’introduzione di nuove macchine che moltiplicarono il rendimento del lavoro umano ed ha la premessa economica nel capitale che si accresce secondo la dinamica del profitto. Per il rinnovamento tecnologico, preannunciato dalle mirabili invenzioni del XVII secolo (microscopio, cannocchiale, barometro, termometro, orologio a pendolo), si deve ricordare quello applicato all’industria tessile (lana, seta e cotone) che aveva allora il primato industriale. La spoletta automatica aveva permesso il raddoppio della produttività dei telai; la filatrice meccanica (giannetta) ed il telaio ad acqua, che azionava il telaio con la forza idraulica, impressero alla lavorazione delle fibre tessili un possente incremento; ma il balzo decisivo fu compiuto con l’applicazione all’industria tessile della macchina a vapore trasformata, poi, in macchina motrice. Nacquero così i primi telai meccanici; ciò portò alla formazione dei primi complessi industriali, perché era necessario concentrare i telai e le macchine a vapore. Non meno importanti furono le innovazioni nel campo dell’industria siderurgica dove, al posto della legna, fu impiegato il carbone fossile. Si diffuse anche un nuovo processo nell’industria del ferro, un metodo di affinazione della ghisa. Altre invenzioni tecnologiche furono la calce idraulica (il futuro cemento) che rivoluzionò i sistemi dell’edilizia, la piallatrice e la perforatrice meccanica, la macchina per cucire e quella per scrivere, il gas illuminante, la fotografia. Importantissimi furono anche i nuovi ritrovati della scienza chimica che mutarono la tecnica della colorazione tessile. Tutte queste innovazioni costituiscono la risposta della tecnica alle nuove esigenze di mercato. In questo nuovo tipo di economia, fondata sul profitto, la produzione non mira più a soddisfare i bisogni, ma tende ad ACCUMULARE DENARO. Questo cessa così di essere il mezzo che facilita gli scambi e diventa il fine della produzione stessa, trasformandosi in strumento di potere, di egemonia sociale e politica. Karl Marx penetrò il meccanismo di questo processo indicando nelle fabbriche il luogo ove si realizza, a spese dell’operaio, tale «mostruosa» crescita del denaro. Infatti nel nuovo sistema di produzione, l’operaio viene retribuito solo per una minima parte della forza-lavoro da lui impiegata, quella che assicura la sua sopravvivenza; tutto il resto, cioè il plusvalore, serve all’accumulo del capitale. Un altro importante fenomeno è la rivoluzione dei mezzi di trasporto, iniziata con l’applicazione della macchina a vapore ai trasporti marittimi e terrestri. Nacque il primo battello a vapore ()
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Materia: Storia
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La prima rivoluzione industriale Nel MedioEvo le grandi aree tessili si concentravano soprattutto nell’area delle Fiandre e dell’Italia centro-settentrionale (Toscana e Lombardia). Tuttavia, nel corso del 1400, la crisi che invest? il vecchio sistema delle CORPORAZIONI, che garantivano una limitata concorrenza e fornivano manodopera e prodotti altamente qualificati, port? i mercanti-imprenditori a trovare conveniente spostare il centro dei loro interessi verso quei villaggi in cui pi? deboli erano i poteri corporativi. Fu cos? che Tournai, Valenciennes o Hondschoote da semplici villaggi divennero medie cittadine impegnate nella produzione tessile. La manifattura tessile fiamminga venne orientata verso prodotti leggeri ed a buon mercato. In quest’ambito si fece largo il cosiddetto lavoro a domicilio che veniva svolto direttamente a casa propria da quello che era un vero e proprio proletariato, che per un salario bassissimo accettava spesso di occupare i tempi morti dell’anno per compiere lavori meno qualificati, come la tessitura. Anche in Inghilterra il Cinquecento fu secolo di grande sviluppo dell’industria tessile con il sistema del domestic system (LAVORO A DOMICILIO). L’ottima lana inglese veniva utilizzata soprattutto a livello nazionale; le Fiandre infatti si servivano, per la maggior parte, delle lane provenienti dalla Spagna. Tuttavia ci? non precluse alle esportazioni inglesi di poter contare su un’ascesa costante sul continente europeo, tanto che all’inizio del ‘600 gli ottimi tessuti inglesi, cos? vari nelle gamme e nei prezzi, entrarono nel Mediterraneo facendo una seria concorrenza ai prodotti italiani. La crescente domanda di lana spiega la tendenza all’ampliamento dei prati per il pascolo ovino e la recinzione di quelle terre su cui si sperimentavano le colture foraggere intensive. All’inizio del 1500 Firenze conservava un posto di rilievo nella produzioni tessile europea; si pu? dire che tutta l’Italia centro-settentrionale poteva vantare un volume di affari complessivo superiore a quello inglese. I centri tessili italiani furono per? danneggiati dalla guerra che oppose la Spagna di Carlo V alla Francia di Francesco I. Tuttavia gi? nel 1550/1560 la Toscana e la Lombardia avevano recuperato le loro precedenti posizioni. La Lombardia e soprattutto Firenze rimanevano fedeli al prodotto di alta qualit? ed alto prezzo. In Italia il lavoro a domicilio non prese piede e cos? non si stabilirono, come successe altrove, forti rapporti economici fra citt? e campagne. Lo sviluppo della produzione tessile fu dovuto in larga misura al settore della SETA; conseguentemente il mercato della lana sub? una grossa contrazione. Le industrie tessili nell’Europa del ‘500 costituivano una parte rilevante dell’attivit? manifatturiera, ma non si possono trascurare anche altre attivit? quali quelle legate all’edilizia, all’arredamento, all’abbigliamento, agli eserciti ed agli armamenti. Sempre pi? imponente divenne la produzione di libri stampati. Ma l’Europa cinquecentesca era anche mondo di grandi flotte lanciate per tutti i mari del globo, e quindi un mondo divoratore di materiali da costruzione. Il ferro era presente negli attrezzi agricoli, per la produzione di oggetti comuni quali chiodi, coltelli, catene ecc., ma ancora maggiore importanza aveva il legno specie per il settore manifatturiero. Alla sua innegabile valenza come materia prima si accompagnava il suo uguale predominio come materia combustibile. Un suo sostituto era il cosiddetto carbone minerale, gi? noto prima del 1500, che si raccoglieva in superficie e scavando pozzi non troppo profondi. I limiti del suo utilizzo massiccio erano per? le sue alte propriet? inquinanti ed i danni alle produzioni industriali con i gas emessi durante la combustione e con l’eccessivo calore. I costi del carbone erano per? assai pi? bassi di quelli della legna e cos? gli inglesi decisero di adattarsi ai suoi inconvenienti, preferendo produ ()
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La rivoluzione Americana La pace di Parigi del 1763 mise fine alla GUERRA dei 7 ANNI ed anche al conflitto che opponeva Francesi ed Inglesi in America. Di conseguenza, le colonie americane furono assoggettate ad una legislazione mercantilistica che, pur limitandone lo sviluppo economico a favore dell’Inghilterra, le lasciava praticamente indenni dal fiscalismo inglese e largamente libere di dedicarsi al contrabbando. Tuttavia, a partire dal 1764, il controllo inglese sul contrabbando divenne sempre più attento e nel 1766 entrò in vigore una legge che imponeva il pagamento di un bollo sugli atti pubblici ed i giornali. Il primo tentativo di tassare gli americani provocò immediate proteste. I coloni, che non avevano diritto di voto per il Parlamento di Londra, contestarono il diritto del governo di tassarli in base al principio no taxation without representation (=niente tasse senza rappresentanti in Parlamento). La tensione tra le colonie americane e il governo inglese (che il nuovo re Giorgio III aveva affidato ai Tories) divenne particolarmente acuta nel 1773 quando la COMPAGNIA ORIENTALE delle INDIE venne autorizzata dal Parlamento Inglese a vendere direttamente il suo tè alle colonie americane. Fino a quel momento i mercanti americani avevano preferito procurarsi il tè di contrabbando dagli olandesi, ma, con l’entrata in scena del prodotto della Compagnia, i prezzi sarebbero diventati così bassi da rendere inutile il contrabbando stesso. Questa situazione era una dimostrazione schiacciante che il Parlamento di Londra era completamente asservito agli interessi della COMPAGNIA ORIENTALE delle INDIE. Nel dicembre 1773, mentre tutto il Paese era già in agitazione, un gruppo di bostoniani rovesciò in mare il carico di tè che si trovava a bordo delle navi della Compagnia. Subito il governo inglese intervenne con una serie di provvedimenti repressivi contro la colonia del Massachusetts. Un congresso di delegati delle colonie si riunì così a Filadelphia e invitò gli americani a un boicottaggio totale delle merci di provenienza inglese, mentre contemporaneamente si invitava re Giorgio III a contrastare con la propria autorità la tirannide del Parlamento. Di fronte ai massicci invii di truppe dall’Inghilterra, un secondo congresso, tenutosi a Filadelphia nel maggio 1775, decise di procedere alla costituzione di un esercito di liberazione agli ordini di George Washington, già ufficiale nella precedente guerra contro i Francesi e che godeva di un indubbio prestigio personale anche al di fuori della sua Virginia. L’anno successivo, il 4 luglio 1776, il Congresso di Filadelphia approvò una Dichiarazione d’Indipendenza cui aveva dato un contributo essenziale il proprietario terriero virginiano Thomas Jefferson, la cui cultura politica era imbevuta delle idee di Montesquieu e di Rousseau. La guerra d’indipendenza durò fino al 1783. Dal 1778 le colonie poterono godere del decisivo appoggio militare francese, negoziato dall’ambasciatore a Parigi Benjamin Franklin. Al congresso di pace tenuto a Versailles, presso Parigi, nel settembre 1783, le colonie furono riconosciute dall’Inghilterra come Stati Uniti d’America, mentre la Francia ebbe una rivincita se non territoriale almeno di prestigio. Mentre la guerra era ancora in corso, il Congresso di Filadelphia aveva proposto, sin dal novembre 1777, all’approvazione dei singoli Stati un progetto di costituzione; solo nel marzo 1781 questi articoli di confederazione ebbero l’assenso delle assemblee di tutti e tredici gli Stati. Questa prima Costituzione americana sanciva la priorità degli Stati sulla confederazione: essi erano nati e si erano dati una costituzione prima o almeno indipendentemente dalla dichiarazione del 4 luglio 1776 e perciò non intendevano rinunciare alla loro piena sovranità. I poteri affidati all’organo confederale, il Congresso, risultarono perciò piuttosto deboli. Il timore di una disgregazione della confeder ()
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Materia: Storia
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La seconda rivoluzione industriale Negli ultimi decenni del secolo XIX e nel primo del XX, lo sviluppo industriale raggiunse la sua piena maturità, tanto che si è potuto parlare di una “seconda rivoluzione industriale” diversa dalla prima, quella iniziata in Inghilterra nella seconda metà del secolo XVIII. Della seconda rivoluzione più rapidi furono gli effetti, più prodigiosi i risultati che determinarono una trasformazione decisiva nella vita e nelle prospettive dell’uomo. Essa fu caratterizzata dall’espansione dell’economia capitalistica nei continenti africano ed asiatico, dal prevalere dell’industria pesante (metallurgica e meccanica) su quella leggera, dal concentrarsi di masse umane nelle grandi città, dalla diffusione di nuovi materiali (acciaio e gomma) e di nuove fonti di energia (petrolio ed elettricità). La produzione su scala mondiale si impennò vertiginosamente. Lo sviluppo industriale fu sostenuto anche questa volta da invenzioni scientifiche e da processi tecnologici che consentirono un migliore sfruttamento delle materie prime ed una più elevata resa della produzione. Nel campo della metallurgia il “convertitore” sperimentato nel 1879 da Thomas consentì un notevole risparmio di tempi e di costi nel processo di trasformazione in acciaio dei materiali ferrosi. La turbina a vapore progettata negli anni Ottanta in Inghilterra e in Svezia rivoluzionò le vecchie macchine a vapore rendendo possibili notevoli risparmi nelle spese e nei rifornimenti di combustibile. Un largo impiego di elettricità, quale fonte di energia meccanica, poté essere ottenuto con la costruzione di potenti centrali idroelettriche. L’introduzione dell’elettricità nei più diversi settori produttivi portò profondi mutamenti nell’economia dei singoli paesi e rinnovò molti procedimenti tecnici. L’invenzione della lampada a filamento di carbone, dovuta all’americano Edison (1879), rese possibile l’illuminazione elettrica delle grandi città nelle quali, gradatamente venne eliminata l’illuminazione a gas che pure era sembrata, qualche decennio prima, un’importante simbolo di modernità. Anche l’industria chimica realizzò un rapido sviluppo con l’invenzione di nuove procedure nei campi dei coloranti, dei concimi artificiali, degli esplosivi, dei medicinali. Il “sistema di fabbrica”, per usare un’espressione che si diffuse verso la metà del secolo, decollò decisamente quando cominciò a diffondersi il “sistema industriale americano”, celebrato nell’Esposizione di Londra del 1851. Si trattava d’un largo ricorso alle catene di montaggio ed ai supporti elettromeccanici nelle diverse fasi lavorative della costruzione e dell’assemblaggio, ma soprattutto si avanzava l’esigenza di razionalizzare i gesti dell’operaio secondo cadenze attentamente studiate. Industrializzazione e imperialismo L’imperialismo costituisce l’altra faccia del processo di industrializzazione. Infatti esso diede inizio ad una corsa sfrenata all’accaparramento delle terre africane ed asiatiche rimaste ancora immuni dalla penetrazione europea. Il pianeta fu funestato, ancora una volta, da una serie di conflitti, di scontri, di imprese militari, ma il nuovo colonialismo si rivelò profondamente diverso da quello dei secoli precedenti: esso seppe organizzare il mondo secondo aree economiche e strategiche funzionali alle grandi concentrazioni di capitali. Gli Stati industrializzati furono sollecitati a controllare nuovi mercati e soprattutto a impiantare, anche in territori lontani, centri di produzione e di trasformazione. Nel giro di pochi anni (1881-1886) quasi tutta l’Africa fu assoggettata dalle potenze europee. Nel 1902 non vi erano più “spazi vuoti” nel mondo. Comunque gli imperialisti, insieme a quanto di negativo hanno riversato nel mondo, hanno forse involontariamente, trasferito le idee positive della loro civiltà, quelle di democrazia, libertà, fraternità, eguaglianza, destinate ad esercitare un effetto profondo sulla storia successi ()
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