Sulla presente pagina StudentMile.net proponiamo per Voi lavori sul tema politica per gli studenti e alunni. Tra i lavori troverete e recezioni, rapporti, lavori di corso e tesi preparati, brevi esposizioni su questo tema (sulla letteratura), le traduzioni dei lavori sul tema, dalla lingua latina e greca all’italiano. Per gli studenti sono accessibili le recezioni pronti sui libri del scrittori italiani ed esteri su tema politica.
Le recezioni contengono il breve contenuto del libro, le annotazioni e riassunti di testo completo. Le risposte sul test degli esami posso richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Se avete bisogno di un altro lavoro su tema, potete richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Tutti i lavori si possono scaricare completamente gratuito.
Qualsiasi lavoro dal questo elenco posso discutere e aggiungere i propri materiali. Aggiungere i propri lezioni e altri materiali di riferimento o l’informazioni aggiuntivi su tema politica posso fare con l’aiuto del modulo dei contatti. I documenti di testo presentati in formato Word (.doc), PDF (.pdf). i lavori in laboratorio e risultati degli esperimenti in formato di Excel (.xls). Tutti i lavori archiviati con l’aiuto di WinZip.
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Scarica Aristotele: la politica gratis

Materia: Filosofia
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La politica La politica riguarda il comportamento della società , mentre l’etica quello del singolo . In Platone il cittadino e l’uomo erano ancora grosso modo un tutt’uno , ma con Aristotele la distinzione si accentua . Aristotele dedica un libro alla politica (”La politica”) . Il punto di partenza è la frase famosa “l’uomo è per natura un animale politico” ; Aristotele dice che non sono politici nè gli animali nè gli dei : solo l’uomo lo è . Cosa significa quest’espressione ? Vuol dire sia che per natura è legato ad una vita comunitaria con gli altri sia che la forma tipica della vita sociale è la polis (termine dal quale deriva la parola politica) . Aristotele come sappiamo ha vissuto rapporti stretti con la Macedonia : tuttavia la politica di Alessandro Magno ha poco a che fare con il pensiero di Aristotele : è legato all’idea che l’uomo è legato alla polis e Alessandro Magno è la negazione della polis . Aristotele innanzitutto fa notare una cosa : altri animali vivono in società , ma è un fatto istintivo : in loro manca l’aspetto organizzativo . Dire che l’uomo per natura è un animale politico significa anche implicitamente negare il cosiddetto “CONTRATTUALISMO” , la tesi secondo la quale lo stato è un contratto , una convenzione fatta a tavolino dagli uomini , che si rendono conto che stare insieme è vantaggioso . Aristotele la pensa diversamente : è un’attitudine naturale ; è vero che gli uomini si raggruppano anche per interesse , per trarre vantaggi : nessuno può fare tutto bene e da sè ed è meglio che ciascuno si specializzi in un’attività . Ma non è un processo convenzionale , bensì è spontaneo . Aristotele dice poi che il fatto di vivere insieme non è solo dettato da esigenze materiali : anche se l’uomo avesse tutto ciò di cui ha bisogno e fosse autonomo tenderebbe lo stesso a vivere insieme ad altri . Vi è una spontanea voglia di stare insieme . L’uomo tende quindi ad aggregarsi in modo naturale : i contrattualisti dicevano che ogni uomo era un atomo nella società . Il carattere naturale per Aristotele comporta il carattere gradualistico : vede nella polis l’ultima gradino dei processi aggregativi : prima c’è il villaggio , e prima ancora la famiglia , il nucleo naturale dei processi di aggregazione sociale , il cui culmine è nella polis . Che la famiglia sia un’associazione naturale e precedente alla polis è un’affermazione importante perchè ha influenzato molto la dottrina cattolica sulla famiglia . La famiglia è la società naturale e primordiale : è nata prima e autonomamente e quindi ha dei suoi diritti . Quando Aristotele parla della famiglia la chiama OIKOS (casa) : è interessante perchè la famiglia è il nucleo primario non solo sul piano degli affetti , ma anche sul piano economico : economia infatti significa regolamentazione dell’oikos . Quando Aristotele parla della famiglia cita 4 figure : padre , madre , figli e schiavi , che svolgevano attività agricole e di servizio per la casa . Anche nella famiglia si formano diversi rapporti di autorità : il padre (il pater familias latino) ha diversi rapporti di autorità sulla moglie , sui figli e sugli schiavi . Il rapporto nei confronti dei figli è temporaneo e dura finchè essi non crescono ; il rapporto nei confronti degli schiavi è permanente . A noi pare sconcertante il concetto di schiavitù , ma Aristotele cerca di fornire argomentazioni valide : tuttavia , lui stesso si accorge di alcune contraddizioni . Lui dice che la schiavitù è un qualcosa di naturale e necessario (da notare che Aristotele tende molto di più di Platone ad accettare le cose come sono : non ci dice come Platone come dovrebbe essere il mondo , ma come è effettivamente) ; anche nello studio della politica Aristotele parte dai phainomena , dalle documentazioni storiche per poi fare confronti tra le varie forme di governo : raccolse tantissime costituzioni e fece le sue considerazioni . Come giustifica la schiavitù ? Dice che es ()
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Scarica La politica interna dopo il 1848 gratis

Materia: Storia
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La politica interna delle grandi potenze dopo il 1848 FRANCIA: -Il Secondo Impero imposto ai Francesi dopo il colpo di stato da Napoleone III si configurò come un regime profondamente autoritario e conservatore. La classe che maggiormente si riconosceva in questo nuovo sistema politico fu la borghesia industriale e finanziaria. La politica imperiale di Napoleone III, oltre a reprimere sistematicamente ogni spinta democratica e popolare, favorì lo sviluppo industriale e gli interessi di questo nuovo ceto di uomini d’affari. L’appoggio della Chiesa, che conservava la sua base di consenso nelle campagne, garantì al Secondo Impero l’adesione delle masse contadine. Dopo il 1860, però, crebbe l’opposizione democratica che obbligò l’imperatore ad avviare una serie di riforme. Esse favorirono innanzitutto il proletariato urbano, cresciuto enormemente di numero, il cui appoggio era indispensabile per la stabilità del regime. Napoleone III avviò una politica estera espansionistica volta a fare della Francia la potenza egemone a livello continentale. Questa politica si rivelò piena di contraddizioni che alienarono all’imperatore l’appoggio della Chiesa e suscitarono l’opposizione della Prussia, la cui forza militare travolse infine l’impero francese: il 01 settembre 1870, a SEDAN, le truppe francesi vennero sbaragliate da quelle prussiane e lo stesso Napoleone III fu fatto prigioniero. Tre giorni dopo, per iniziativa dei liberali moderati, l’Impero venne dichiarato decaduto e fu proclamata la Repubblica. GERMANIA: -Per quanto riguarda gli Stati Tedeschi il processo di unificazione fu preceduto da un periodo di forte progresso economico, che determinò la quasi estraneità della borghesia tedesca al processo di realizzazione dello STATO UNITARIO : le caste militari e l’aristocrazia fondiaria (JUNKERS) non lasciarono spazio politico ai nuovi ceti imprenditoriali ed alle iniziative dei movimenti democratici. L’unità della Germania fu costruita dall’alto in un rapido processo di conquista militare degli Stati Tedeschi ad opera di Otto von Bismark e del sovrano di Prussia, Guglielmo I. INGHILTERRA: -L’Inghilterra durante il lunghissimo regno di Vittoria I, raggiunse 2 primati: l’essere col suo impero coloniale «padrona del mondo» e con il suo sistema industriale la «fabbrica del mondo». Questi due primati erano strettamente collegati: le ingenti ricchezze accumulate nell’industrializzazione vennero investite nella formazione dell’immenso impero coloniale, che a sua volta consentì un’ulteriore prosperità economica della madre patria. Sul piano politico la Corona ed i Governi britannici seguirono un duplice orientamento: 1) garantire l’equilibrio fra gli Stati Europei e favorire l’affermazione delle spinte nazionalistiche; 2) evitare le spinte delle classi lavoratrici con una politica riformatrice. Essere la nazione più ricca del mondo rese possibile tutto ciò: le risorse erano tali da garantire un relativo benessere delle classi lavoratrici. La strategia riformistica venne abbandonata nella QUESTIONE IRLANDESE nella quale si manifestavano un conflitto d’interessi e radicali spinte autonomistiche dell’Irlanda; prevalsero, quindi, gli orientamenti conservatori: il liberale William Gladstone non ebbe più l’appoggio inglese ed il suo posto fu preso dal conservatore Benjamin Disraeli, intransigente avversario dell’autonomismo irlandese. AUSTRIA e RUSSIA: -Nei Balcani Russia ed Austria erano le 2 potenze dominatrici subito dopo il 1814/1815. Dopo mezzo secolo questo potere era venuto meno; del resto il cuore dell’Europa si era spostato verso Parigi, Berlino e Londra. L’Austria aveva perduto i domini italiani ed il controllo degli Stati Tedeschi, che subivano l’attrazione della Prussia. La Russia aveva visto bloccate le proprie mire espansionistiche verso i Balcani e ciò l’aveva confinata al ruolo di Stato periferico, incapace di influenz ()
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Scarica L’evoluzione politica dei Comuni Italiani gratis

Materia: Storia
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L’evoluzione politica dei Comuni Italiani Al Comune aristocratico costituitosi intorno al 1150 e alla istituzione consolare si sostituisce un organismo ristretto, il Consiglio Minore, coadiuvato dal Consiglio Maggiore che doveva dirimere e pensare al disbrigo degli affari più importanti del Comune. A causa dei conflitti interni per la partecipazione al potere politico di ciascuna città sorge una magistratura individuale, il podestà, con il compito di governare al di sopra della fazioni. Lo sviluppo del Comune podestarile si accompagna alla fase di più rapida crescita delle città; dove esiste un forte ceto mercantile-artigianale si fa avanti il popolo che aspirava anch’esso al governo della città (nel 1200 per «popolo» s’intende solo la ricca borghesia mercantile e talvolta gruppi di artigiani più elevati). Dopo il 1220/1230 sorge, parallelamente al Comune podestarile, il Comune popolare, con il capitano del popolo che si pone a fianco del podestà ottenendo il suo riconoscimento (è il periodo, questo, delle lotte più intense tra Guelfi e Ghibellini, schierati a fianco o contro Federico II). Nelle città più importanti, il Comune popolare non cessa di aumentare il suo potere ed il suo prestigio a spese di quello podestarile: è il caso di Firenze che passa dal Comune popolare al Comune delle Arti; la città era, cioè, retta dai rappresentanti delle principali organizzazioni di mercanti, le Arti, appunto, il cui potere cresce costantemente tanto da vietare la partecipazione al governo della città ai nobili. Ciò è stabilito dagli Ordinamenti di giustizia emanati da Giano della Bella. Gli ultimi anni del 1200 sono segnati dalla crisi del Papato, ad opera della Francia, con il trasferimento della sede pontificia ad AVIGNONE (la cosiddetta «Cattività Avignonese»). Sempre in questo periodo, precisamente nel 1266, Carlo d’Angiò, che aveva sconfitto Manfredi, ottiene dal Papa l’investitura del regno meridionale che vede, quindi, dopo la dinastia sveva, il governo per 16 anni della dinastia angioina; questa viene sostituita dagli aragonesi: la Sicilia ribellandosi agli angioini (Vespri Siciliani) chiede l’aiuto di Pietro III d’Aragona. La guerra fra angioini ed aragonesi dura circa 20 anni: si conclude con la pace di Caltabellotta. ()
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Scarica Dewey: politica, educazione e religione gratis

Materia: Filosofia
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Politica, educazione e religione In ambito politico Dewey è uno strenuo difensore del valore e dei metodi della democrazia . Essa costituisce infatti la più coerente traduzione politica della concezione deweiana della realtà e dell’esperienza. Come nella natura l’individuo è in continua interazione con l’ambiente, così nella democrazia ognuno collabora con le proprie forze al benessere della totalità e riceve a sua volta sostegno dal corpo collettivo. Dewey non si nasconde, tuttavia, che nelle democrazie esistenti, anche in quella americana,non sempre l’interazione tra individuo e totalità si è sviluppata in modo equilibrato(come del resto avviene anche nella natura):spesso i gruppi sociali più elevati traggono vantaggi maggiori dagli apporti che danno alla vita sociale, mentre i ceti inferiori finiscono con il lavorare a vantaggio di pochi. La responsabilità di questa situazione è in gran parte attribuibile, secondo Dewey, al liberalismo classico, che ha indissolubilmente connesso la difesa della libertà politica con quella della libertà economica (cioè il liberalismo con il liberismo).Contro questa concezione, Dewey difende invece una forma di liberalismo radicale, che garantisce l’effettiva libertà dello Stato, senza per questo comportare l’adozione di modelli socialistici o comunistici della società. Alle riflessioni sulla democrazia è anche connessa la pedagogia di Dewey, che ebbe grandissima fortuna non solo negli USA, ma anche in Europa. L’attività scolastica del bambino è infatti intesa da Dewey come partecipazione attiva e spontanea alla vita della comunità scolastica, una corretta educazione infantile può quindi, predisporre gli individui alle regole della vita democratica e rivelarsi in futuro l’unico potente mezzo per rafforzare e diffondere la democrazia. Ma, al di là della intenzionale relazione con la politica, la pedagogia di Dewey è ricca di assunti che costituiscono l’applicazione pratica dei suoi principi filosofici. Al centro di essa vi è la nozione di scuola attiva , il cui principio fondamentale,”imparare facendo( learning by doing ) è che l’insegnamento non deve essere subito passivamente attraverso la ricezione di nozioni mnemoniche, ma deve essere il risultato dell’attività volontaria del bambino, impegnato in lavori che rispondano ai suoi interessi e alle sue scelte. L’opera dell’educatore deve quindi limitarsi a suscitare in lui i giusti interessi, a fornirgli i materiali e a guidarlo nella realizzazione dei suoi lavori. Nella “scuola laboratorio” che Dewey fece aprire presso il dipartimento di Pedagogia dell’università di Chicago i bambini cucinavano, coltivavano l’orto e preparavano manufatti. Le stesse materie tradizionali (leggere,scrivere,far di conto, la storia, la geografia,ecc.) venivano insegnate partendo da interessi concreti legati appunto all’attività lavorativa dei bambini. Non è difficile scorgere sullo sfondo di queste dottrine pedagogiche i temi fondamentali della riflessione filosofica di Dewey: il principio dell’interazione tra individuo e ambiente, la situazione problematica come condizione dell’interesse e del processo cognitivo, il carattere strumentale del pensiero, la teoria del rapporto mezzi-fini. In definitiva, per Dewey ‘ l’educazione è ricostruzione e riorganizzazione dell’esperienza che accresce il significato dell’esperienza stessa e aumenta l’abilità di dirigere il corso dell’esperienza stessa ‘. Un ultimo accenno merita senz’altro la concezione della religione nel pensiero di Dewey. Il naturalismo monistico deweiano non consente di fare riferimento ad entità trascendenti dalla natura stessa. D’altra parte, Dio non può risolversi panteisticamente nella stessa unità dei processi naturali, poiché nella sua nozione è contenuta l’idea di una tensione ideale verso il valore che non si lascia chiudere entro i confini dell’esistenza. Dio non è , pertanto, un essere ontologicamente determinato, ma è rappresentato dall’unità dei fini ideali che muovono l’azione dell’individuo ()
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Scarica La politica economica del fascismo gratis

Materia: Storia
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Scarica La ribellione esistenziale e politica gratis

Materia: Letteratura Italiana
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Scarica Hobbes: la filosofia politica gratis

Materia: Filosofia
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Filosofia politica Nonostante il significato di bene sia relativo e soggettivo , almeno su una cosa , la conservazione della propria vita e l’ integrit? del proprio corpo , tutti gli uomini si trovano dello stesso parere . Ma proprio questo bene viene messo in forse nello stato di natura che precede la costituzione della societ? civile . In questa condizione infatti , non esistendo alcuna autorit? che freni l’ arbitrio individuale , l’ uomo ? indotto a ricercare il proprio vantaggio a danno di quello degli altri in parte per necessit? , dal momento che egli deve contendere loro i pochi beni che la natura offre , in parte per sua propria volont? , visto che per natura egli ? incline non alla socievolezza ma all’ aggressivit? nei confronti del prossimo : ecco allora che Hobbes stravolge la concezione aristotelica dell’ uomo come animale politico , portato dalla sua inclinazione naturale a vivere insieme ai suoi simili negli agglomerati urbani . Hobbes riprende quanto diceva gi? Plauto : homo homini lupus ; l’ uomo ? lupo all’ uomo , non gli ? amico ! Non a caso Hobbes dice : La condizione dell’ uomo ? una condizione di guerra di ciascuno contro ogni altro : lo stato di natura ? quindi un perpetuo stato di guerra ( bellum omnium contra omnes ) nel quale , trovandosi nella necessit? di difendere se stesso e i propri averi con il solo ausilio delle proprie forze , ciascun uomo detiene un diritto su tutte le cose ( ius in omnia ) che lo autorizza a compiere ogni azione e a servirsi di ogni mezzo che egli soggettivamente reputi opportuni per raggiungere quello scopo primario . In altri termini , nello stato di natura il diritto si estende tanto quanto la propria forza . In questa condizione , in cui tutti sono nemici di tutti e detengono un diritto su tutto , nessuno pu? essere certo di non incorrere nel massimo dei mali , la morte violenta . Ed ? proprio per questo che bisogna uscire dallo stato di natura , obbedendo alle leggi naturali medianti le quali la ragione calcolatrice indica all’ uomo i mezzi necessari per conseguire il fine supremo dell’ autoconservazione . La legge di natura fondamentale comanda di cercare e realizzare la pace , che ? la prima condizione di ogni sicurezza personale . Ma la pace pu? essere ottenuta soltanto quando ciascun individuo stipuli con tutti gli altri un patto , nel quale ognuno rinuncia a gran parte del suo diritto naturale su tutto ( mantenendo solamente il diritto alla vita e all’ integrit? fisica ) e consente a una persona sola ( o a un’ unica assemblea di persone ) di conservare il diritto naturale della sua interezza . La societ? che nasce da questo patto ? una societ? politica o Stato ; coloro che rinunciano al diritto naturale diventano sudditi , mentre la persona o assemblea che lo conserva assume la funzione di sovrano . Di conseguenza quest’ ultimo entra in possesso di una forza irresistibile , in grado di dominare tutte le altre con la sua incomparabile superiorit? , rendendo impossibile quella guerra naturale che nasceva dall’ equivalenza delle forze individuali e , quindi , dalla speranza di ognuno di poter sopraffare l’ avversario . Alla molteplicit? delle volont? individuali , sempre in conflitto tra loro , si sostituisce inoltre l’ unit? della volont? sovrana , che decide per tutti che cosa sia giusto o ingiusto , dando significato a termini che nella condizione naturale , dove il diritto di natura legittimava ogni cosa , non potevano avere alcun valore . Nelle mani del sovrano ? riposto un potere illimitato : e ci? non soltanto perch? il sovrano ? l’ unica persona a detenere , nello Stato , il diritto naturale su ogni cosa , ma anche perch? egli beneficia del contratto senza impegnarsi in esso : infatti , il patto ? stipulato reciprocamente tra gli individui in favore del sovrano e non tra gli individui e il sovrano . Il pactum unionis e il pactum subjectionis , che scandivano i due momenti della creazione dello Stato se ()
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Scarica Berkeley: religione, morale e politica gratis

Materia: Filosofia
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Religione, morale e politica Finora abbiamo esposto le dottrine metafisiche e gnoseologiche di Berkeley , tutte presenti nei suoi scritti giovanili . Nonostante essi siano i più importanti dal punto di vista storico , non sono i preferiti di Berkeley nè tanto meno quelli per cui gode di maggior fama nel 1700 . Negli scritti della maturità infatti queste dottrine giovanili non vengono più riprese , per quanto restino comunque sullo sfondo e non incompatibili con il contesto : in primo piano emergono invece apertamente le argomentazioni apologetiche del filosofo . Nell’ Alcifrone Berkeley illustra , in forma di dialogo , il suo pensiero religioso e morale . Egli muove un’ aperta polemica ai deisti e ai liberi pensatori : Alcifrone significa letteralmente ” mente potente ” , con una sprezzante allusione alla presunzione di coloro che pretendono di risolvere tutto con il proprio cervello , convinti che la ragione possa tutto . Berkeley denuncia la totale inadeguatezza della religione naturale - razionale di stampo aristotelico , che é assolutamente insufficiente a esprimere la dimensione della fede e del culto , momenti di fondamentale importanza nella vita religiosa . Una religione che sia davvero tale deve per Berkeley essere una religione rivelata . Questo comunque non vuol dire che Berkeley non si preoccupi della ragionevolezza della religione : per giustificare i miracoli e i misteri cristiani egli ricorre al paragone con la scienza , ricordando che anche in essa i primi princìpi non sono suscettibili di spiegazione razionale ed é come se venissero colti dal “sentimento ” , come aveva detto Pascal . Contro i deisti e i moralisti , Berkeley sostiene inoltre la stretta dipendenza della morale dalla religione : egli critica quindi Shaftesbury , il quale assimila il sentimento morale al gusto estetico , privando così l’ etica di ogni riferimento alla natura divina . Una polemica dai toni ancora più aspri Berkeley la conduce contro il tentativo di Mandeville di valutare i comportamenti umani in base alla dinamica dell’ istinto , al quale Berkeley contrappone evidentemente l’ incommensurabile superiorità dei valori spirituali . Nella Siris egli ritratteggia la sua metafisica tramite la costruzione di una cosmologia di innegabile impianto neoplatonico . L’ intero universo é permeato e animato da quella sostanza invisibile che é l’ etere . Ma dal momento che esclusivamente lo spirito é attivo , l’ etere é solamente il mezzo tramite il quale Dio esplica la propria opera e comunica con gli uomini per mezzo delle cose da esso animate . Ecco allora che Berkeley riprende in forma diversa la tematica della natura come linguaggio di Dio . Tramite una comprensione intellettuale della natura e dell’ ordine insito in essa , l’ uomo può tra l’ altro realizzare un’ ascesi che lo riconduce all’ intelletto divino ; da notare che il tema dell’ ascesi era particolarmente caro alla tradizione neoplatonica ed in particolare a Plotino . Anche il pensiero politico di Berkeley , infine , risulta fortemente legato alla religione . In un Discorso sull’ obbedienza passiva o princìpi della legge di natura ( 1712 ) egli afferma che gli uomini devono obbedire passivamente all’ autorità costituita , dal momento che la legge che da essa viene emanata é riflesso di quella naturale e divina , senza la quale ogni felicità mondana é impossibile . Questo esclude ovviamente ogni concezione contrattualistica dello Stato , concezioni che avevano cominciato a fiorire nel 1600 e che trovano un campo fertile nel 1700. ()
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Scarica Hume: la politica gratis

Materia: Filosofia
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La politica Le caratteristiche antirazionalistiche di Hume presenti nella sua filosofia morale caratterizzano anche il suo pensiero in ambito politico . Se il giusnaturalismo si proponeva di fornire spiegazioni sulla societ? umana sulla base di princ?pi razionali insiti atemporalmente nella natura dell’ uomo , Hume ? invece del parere che la societ? possa essere spiegata solamente analizzando quegli impulsi e sentimenti che hanno storicamente condotto alla formazione del consorzio civile . Secondo Hume nella natura umana esiste intrinsecamente un’ originaria tendenza alla socievolezza , che si manifesta in primo luogo come impulso sessuale e porta dunque alla costituzione della famiglia . Questa prima forma di societ? naturale porta gli uomini ad apprezzare i vantaggi della convivenza sociale , per esempio quelli derivanti dalla divisione del lavoro , e a bramare di estenderla al di l? del troppo ristretto ambito familiare . D’altronde la tendenza dell’uomo alla socievolezza non ? illimitata , dal momento che per inclinazione naturale egli tende ad apprezzare e ad amare solo le persone pi? vicine ; nei confronti di quelle pi? lontane egli tende spesso ad assumere un atteggiamento ostile e sospettoso , venendo a conflitto e in competizione con esse per il possesso dei beni che una natura non prodiga ha distribuito in scarsa misura , con una certa parsimonia . Questa doppia esigenza , ossia di entrare in societ? con gli altri i insieme tutelare se stessi contro il pericolo costituito dalla vicinanza di essi , porta inevitabilmente ad una convenzione tra gli uomini avente come fine ultimo la stabilit? della propriet? individuale e il godimento pacifico di tutto ci? che ciascuno acquisisce mediante il suo faticoso lavoro . La vita sociale si espande a raggiera intorno al concetto centrale di giustizia , la quale permette di contemperare gli interessi individuali con quelli dell’intera societ? . Al pari della societ? civile , nella quale solo esse possono essere esercitate , la propriet? e la giustizia non hanno quindi carattere naturale , ma sono una condizione e una virt? artificiali , che trovano il loro fondamento nelle convenzioni e nell’ educazione degli uomini . Dunque Hume nella sua concezione dell’uomo come “animale sociale” si distacca dalla concezione di Hobbes , che vedeva la condizione dell’uomo come una condizione di guerra di ciascuno contro ogni altro , per riallacciarsi alla definizione data a suo tempo da Aristotele nella Politica : l’uomo per sua natura ? un animale politico e socievole . Tuttavia la concezione dell’uomo di Hobbes sembra trapelare in Hume nel momento in cui egli ammette che nei confronti delle persone pi? remote l’uomo tende ad assumere un atteggiamento ostile e sospettoso. ()
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Scarica Bacone: la politica e la nuova Atlantide gratis

Materia: Filosofia
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La politica e la nuova Atlantide Parallelamente all’ indagine scientifica e alla pubblicazione dei numerosi libri , Bacone , come accennato , intraprende anche la carriera politica ottenendo buoni risultati finch? non arriva l’ accusa di corruzione e l’ allontanamento dalla politica stessa . Le vicende politiche di Bacone sono importanti e ci fanno capire come nella valutazione di un politico si debbano scindere gli aspetti politici da quelli etici , che pur si intrecciano : conviene esaminarli separatamente . La politica di un uomo ? buona o cattiva indipendentemente dal fatto che l’ uomo sia eticamente buono o cattivo : pu? essere onesto eticamente e disonesto politicamente , o viceversa ; chiaramente le due cose in qualche modo si intrecciano . Questo discorso vale per Bacone : ? stato evidentemente un politico corrotto , ma un uomo dalle idee politiche positive . Le sue idee politiche emergono soprattutto dall’ ultimo suo libro , la Nuova Atlantide . E’ un testo che va inserito nel genere letterario dell’ Utopia ( ou + topos = luogo che non c’ ? ) tipicamente rinascimentale : pensiamo a Tommaso Moro , autore di ” Utopia ” , o a Campanella , autore de ” La Citt? del Sole ” . Bacone prende palesemente spunto dal mito di Atlantide , l’ isola beata improvvisamente affondata per via della tracotanza dei suoi cittadini , narrato da Platone nel Crizia . E’ senz’ altro interessante notare come Bacone prenda spunto da Platone ( da cui prender? a prestito anche il mito della caverna ) pur non apprezzandolo affatto . In altre parole , Bacone scrive in polemica con Aristotele il Novum Organum in cui propone una nuova logica , e scrive in polemica con Platone la Nuova Atlantide in cui tratteggia un nuovo stato ideale . Platone a capo del suo stato aveva messo i filosofi , Campanella un sacerdote , Bacone pone invece gli scienziati : si tratta di un’ utopia tecnocratica nella quale , come per Platone , a governare sono i sapienti , ma di differente rispetto a Platone vi ? proprio la concezione di sapiente : per Bacone i sapienti non sono i filosofi , bens? gli scienziati , dotati non di un sapere ” inutile ” ( come i filosofi , con il loro sapere per il sapere ) , ma di un sapere pratico , ossia capace di trasformare la realt? e assicurare una vita migliore all’ intera umanit? . Sono gli scienziati a detenere il potere e a promuovere il bene dei cittadini . Si tratta comunque di un’ utopia differente anche rispetto a quelle di Tommaso Moro e Campanella , che si ispiravano a motivi morali e sociali : il tema centra della Nuova Atlantide , invece , ? da cercarsi nel potere che deriva all’ uomo dalla scienza . Il fine della ricerca scientifica stessa ? ” l’ allargamento dei confini dell’ impero umano ” attraverso la conoscenza delle cause e dei moti delle cose . Al centro dell’ intera societ? utopica , comunque , Bacone mantiene la famiglia , la cui prosperit? diventa un affare di stato , quasi come a dire che questo grande progetto utopico deve essere realizzato ( sebbene si tratti solo di un’ utopia ! ) partendo dal privato , dai piccoli amori domestici , per poi coinvolgere , estenders ()
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Scarica Mill:Sociologia, psicologia e politica gratis

Materia: Filosofia
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Sociologia, psicologia e politica L’uniformit? delle leggi della natura ha come conseguenza immediata la possibilit? di prevedere eventi futuri in base a quelli passati. “Noi crediamo” egli scrive nel Sistema di logica “che lo stato dell’intero universo, ad ogni istante sia la conseguenza dello stato di esso all’istante precedente, cosicch? uno che conosca tutti gli agenti che esistono al momento presente, la loro collocazione nello spazio e tutte le loro propriet? - in altre parole le leggi della loro azione - potrebbe predire l’intera storia seguente dell’universo”. Accogliendo pienamente l’assimilazione positivistica delle scienze dell’uomo a quelle della natura Mill estende il principio delle prevedibilit? degli eventi futuri dall’ambito dei fenomeni naturali a quello delle azioni umane. Conoscendo il carattere dell’individuo e gli specifici moventi che agiscono in lui, ? possibile determinare con certezza quale sar? la sua condotta futura. La scienza cui ? affidato questo compito di previsione delle azioni umane, che dovrebbero poter essere determinate con la stessa precisione con cui l’astronomia predice i movimenti celesti ? la psicologia . L’affermazione della necessit? e della conseguente prevedibilit? delle azioni future non va tuttavia confusa con l’affermazione della loro fatalit?. La necessit? delle azioni umane implica esclusivamente che tra determinati moventi e determinate azioni ci sia una correlazione costante, la quale, dati i primi, rende possibile prevedere le seconde. La fatalit? provocherebbe invece che alla radice delle azioni umane ci fossero cause che agissero coercitivamente , costringendo l’uomo ad obbedire ad una legge a lui estranea. In altri termini Mill ritiene che l’affermazione della necessit? filosofica dei comportamenti umani cio? la loro prevedibilit? in base a leggi universali, sia pienamente conciliabile con quella della libert? dell’uomo. Se la psicologia si occupa della previsione delle azioni individuali la sociologia concerne la determinazione delle regolarit? nei comportamenti collettivi e, di conseguenza, la previsione degli eventi sociali futuri. Da Comte Mill mutua la concezione della scienza sociologica in termini di fisica sociale, nonch? il concetto di progresso come criterio dell’evoluzione della societ? anche da lui studiata nel suo aspetto dinamico oltre che in quello storico. Una volta determinata la legge del progresso storico sar? possibile determinare la serie degli eventi futuri, cos? come nell’algebra ? possibile sviluppare l’intera serie dei termini in base alla conoscenza del rapporto intercorrente tra alcuni di essi. La posizione di Mill diverge invece nettamente da quella di Comte per quanto riguarda la concezione dell’ economia e della politica , analizzata nei Principi di economia politica . Egli distingue tra le leggi della produzione economica che, come tutti gli altri fatti sociali obbediscono al principio della necessit? naturale e le leggi della distribuzione che dipendono dalla volont? umana. Il diritto e il costume possono quindi modificare le regole distributive promuovendo una pi? equa allocazione dei beni e delle ricchezze. Mill auspica infatti una serie di riforme che si ispirino al criterio utilitaristico del maggior benessere possibile e per il maggior numero di individui. Tra l’altro egli ? fautore di una maggiore parificazione sociale dei sessi, della partecipazione dei lavoratori all’impresa, dell’allargamento del diritto di voto, nonch? della fondazione di cooperative di produzione. L’utilitarismo si sposa in lui con l’altruismo - e in questo ritorna un suggerimento comtiano dal momento che egli ritiene faccia parte della felicit? di un individuo la promozione di quella degli altri: incrementare la felicit? altrui ? infatti una delle maggiori causa del proprio piacere. Se l’esigenza di giustizia consente a Mill di apprezzare qualche merito del socialismo, il riconoscimento del valore intangibile della libert? fa di lui un radicale oppositore d ()
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