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Scarica Platone: la disquisizione linguistica gratis

Materia: Filosofia
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La disquisizione linguistica Platone nel “Cratilo” effettua un’ampia discussione sulla problematica della lingua.Al tempo dei sofisti vi erano state interessanti considerazioni a riguardo , legate al binomio “nomos”-”fusis” (convenzione-natura);questo della lingua ? un problema tipicamente antropologico e di materia sofistica.Alcuni sofisti erano del parere che si attribuiscano i nomi in maniera spontanea,secondo natura (”kat? fusin”),come se la natura stessa ci suggerisse la nomenclatura di cui servirsi nei suoi confronti.Altri la pensavano in modo opposto:gli uomini attribuiscono i nomi in maniera assolutamente artificiale,secondo convenzione (”kat? vomon”).Questa diatriba ? in corso ancora al giorno nostro;Platone,dal canto suo,sostenne che attribuiamo i nomi un p? “kat? fusin” e un p? “kat? nomon”.Nella tradizione ebraico-cristiana vi ? il mito della torre di Babele;la lingua di Adamo (l’ebraico) sarebbe stata naturale ed i nomi corrispondevano esattamente all’essenza delle cose e proprio con i nomi si poteva cogliere l’essenza delle cose.Nella torre di Babele i linguaggi successivi sarebbero stati convenzionali e non vi era pi? piena corrispondenza tra i nomi e le cose.Platone ? dunque del parere che la soluzione sia intermedia e noi moderni concordiamo con lui:vi ? una mescolanza dei fenomeni.Esiste s? una derivazione naturale dei nomi:sono le cose stesse che suggeriscono i nomi da usare,ma le lingue parlate sono molteplici:una componente di arbitrareit? ci deve per forza essere.Quindi le cose tendono a suggerire il nome con cui chiamarle ma dopo di che l’uomo ci lavora sopra correggendo il tutto con la ragione:ancora oggi,comunque,ci sono parole onomatopeiche,che suggeriscono l’essenza del soggetto cui sono riferite (”zanzara”,”cornacchia”…).Si tratta di una teoria intermedia che mette insieme il lavoro razionale a quello naturale.Ma cosa c’entra tutto questo nell’ambito del “Cratilo” e della discussione del vero-falso ? Pi? di quello che potrebbe sembrare : per Platone entrambe le possibilit? per denominare le cose negano la possibilit? dell’errore : le parole corrispondono esattamente alle cose;o sono totalmente artificiali o totalmente naturali:si arriva alla stessa conclusione.Se mi attengo alla teoria “kat? fusin” un libro mi suggerisce la parola con cui chiamarlo ed ? solo quella:non c’? possibilit? di errore.Se mi attengo al “kat? nomon” i nomi sono totalmente artificiali e quindi vanno bene tutti :lo posso chiamare libro,ma anche tavolo,scarpa…sar? in ogni caso corretto e anche qui non c’? possibilit? di sbagliare:infatti in assenza di un arbitrio generale tutti i nomi risultano corretti.Il far corrispondere al meglio (con un misto di lavoro naturale e artificiale) il nome all’essenza delle cose consente di affermare che l’errore esiste e che la retorica (quella vera ? ) ? la filosofia. Platone sposta poi il problema dalle cose alle idee:cos? come si possono dare nomi alle cose che si conoscono,si possono dare nomi alle idee che si conoscono:c’? una dimensione conoscitiva e vi ? uno sforzo di attribuire nomi che esprimano l’essenza di ci? a cui si riferiscono. ()
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Scarica Platone: la Diade gratis

Materia: Filosofia
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La Diade Tutto il “Timeo” ? incentrato sulla necessit? di spiegare il mondo fisico e la sua compartecipazione alle idee:le idee sono perfette , le cose no:da un lato si predica il bene (le cose tendono alla perfezione ideale)dall’altro il male (non riescono ad imitare perfettamente): si crea cos? una sorta di ambiguit?;si pu? accettare la frase non platonica “viviamo nel migliore dei mondi possibili” in quanto il nostro mondo si avvicina pi? che pu? a quello intelligibile.Finora per quel che riguarda l’imperfezione del mondo sensibile ce l’eravamo cavata dicendo che un’imitazione , per definizione , non ? mai perfetta:ma perch? il mondo non sar? mai perfetto ? Qual ? l’ostacolo ? Platone era del parere che il nostro fosse un mondo buono,ma tuttavia era consapevole della sua imperfezione.Alla domanda che ci siamo appena posti Platone rispose cos? : per lui ci? che impedisce al mondo sensibile di essere perfetto ? la materia; perch? il mondo empirico si realizzi e si plasmi occorre che si realizzi in qualcosa privo di forma : ? come un metallo che deve essere lavorato : se avesse gi? una sua forma immutabile non lo si potrebbe lavorare.Quindi la caratteristica della materia ? non avere caratteristiche. Platone dice che il ragionamento che ci porta a conoscere la materia ? “bastardo”,impuro , scorretto perch? se ad esempio guardiamo un cavallo , in realt? conosciamo l’idea : la materia la conosco come ci? che non ? idea:si arriva alla conclusione in modo negativo perch? il ragionamento coglie solo una caratteristica : la materia non ha forma.Non potrebbe essere “ricettacolo delle forme” se avesse una forma definita (? come la cera sulla quale si deve attaccare un sigillo:deve essere molle e senza forma per poter cos? prendere quella del sigillo).Se affermiamo che la materia per ricevere le forme non deve avere forme cogliamo simultaneamente un aspetto positivo e uno negativo : ? di fondamentale importanza ma soffrir? sempre di una deficienza.Consente alla materia di avere forme,ma le ricever? sempre imperfettamente perch? ? priva di forme , disordinata : le si dar? una forma , ma manterr? sempre una componente priva di forma:? proprio questa componente a rendere il mondo sensibile imperfetto.Quindi la materia ? contemporaneamente un aiuto perch? fa calare le idee nel mondo sensibile ed un ostacolo perch? , per inclinazione naturale , mantiene una componente di disordine.Tra gli “agrafa dogma” (le dottrine non scritte) di Platone troviamo la diade indefinita , alla quale abbiamo gi? accennato. Platone ? all’ultima fase della sua riflessione e risulta particolarmente influenzato dai pitagorici ;al vertice della realt? si trova il principio bipolare,in cui vi sono due poli come in un magnete:e come un magnete esiste solo quando ci sono un polo negativo e uno positivo che risultano essere indivisibili. L’uno ? il vertice unitario , il due quello molteplice , diade indeterminata del piccolo e del grande. Platone ha spiegato che in fondo il mondo ? uno , di parvenza molteplice:non ? una dispersione di cose. Ma perch? , pur essendo uno , pare essere molteplice ? Come mai l’uno si moltiplica ? Vi sono due risposte : a) c’? di mezzo la materia , che genera scompiglio ed indeterminatezza , b) c’? la diade , che genera indeterminazione : se si ha della materia alla quale dare una forma , la forma stessa determina che essa sia nei suoi limiti , n? pi? grande n? pi? piccola di ci? che ? : piccolo e grande sono una coppia di concetti simmetrici e polari , entrambe indeterminati (c’? sempre qualcosa di pi? grande e qualcosa di pi? piccolo) : ricorda molto il gioco del limite e dell’illimitato dei pitagorici .La parziale differenza ? che pi? che essere due principi , sono un principio solo bipolare , altrimenti se il mondo si moltiplicasse significherebbe che i due principi (uno-diade) devono essere impliciti nella realt?.Nel p ()
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Scarica Platone: il mito della biga alata gratis

Materia: Filosofia
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Il mito della biga alata Un mito molto interessante ? quello raccontato nel “Fedro”,una dei dialoghi pi? conosciuti:Platone tratta qui un argomento non pienamente raggiungibile con la ragione,anche se il nucleo ? alquanto razionale:racconta dell’esistenza dell’anima e dell’incarnazione.Per Platone l’anima ? una biga trainata da cavalli alati:essa ? composta da tre elementi:un auriga e due cavalli. Nell’esistenza prenatale le anime degli uomini stavano con quelle degli dei nel cielo,con la possibilit? di raggiungere un livello superiore,l’iperuranio,una realt? al di l? del mondo fisico che si riconnette alla celeberrima teoria delle idee,che esamineremo in seguito,secondo la quale vi erano due livelli di realt?:il nostro mondo e le idee. L’auriga impersonificava l’elemento razionale,mentre i cavalli quelli irrazionali:ci? significa che la nostra anima ? per Platone costituita da elementi razionali ed irrazionali.Dei due cavalli,uno,di colore bianco,? un destriero da corsa ubbidiente e con spirito competitivo,l’altro,nero,? tozzo,recalcitrante ed incapace:compito dell’auriga ? riuscire a dominarli grazie alla sua abilit? e alla collaborazione del bianco.Il nero si ribella all’auriga (la ragione)e rappresenta le passioni pi? infime e basse,legate al corpo.Il bianco rappresenta le passioni spirituali,pi? elevate e sublimi.Significa che non tutti gli aspetti irrazionali sono negativi e che ? comunque impossibile eliminarli:si possono solo controllare con la “metriopazia”,la regolazione delle passioni.E’ una metafora efficace perch? ? vero che guida l’auriga,ma senza i cavalli la biga non si muove:significa che le passioni sono fondamentali per la vita.Sta anche a significare che soltanto alla parte razionale,in quanto dotata di sapere,spetta il governo dell’anima.Anche le anime degli dei hanno i cavalli,ma solo bianchi.Lo scopo ? arrivare all’altopiano dell’iperuranio:gli dei non incontrano particolari difficolt?,mentre le bighe delle anime umane hanno seri problemi perch? si creano ingorghi ed i cavalli neri tendono a volare nella direzione opposta,verso il basso.Accade spesso che le ali dei cavalli si spezzino e la biga precipiti sulla terra:questa ? l’incarnazione.Una volta arrivato sulla terra,l’uomo non si ricorda pi? dell’altra dimensione,e vive con nostalgia:la vita dell’uomo non ? nient’altro che un tentativo di tornare a quella situazione primordiale e le vie da percorrere per raggiungerla sono due,vale a dire la filosofia,che ci consente di vedere le ombre di quel mondo splendido,di cui quello terreno ? solo un’imitazione,e la bellezza,una via pi? semplice,che fa nascere l’amore;se ha la meglio il cavallo bianco guidato dall’auriga l’amore assumer? connotazioni sublimi,se vincer? quello nero sar? un amore puramente fisico.La bellezza ? una delle tante idee e filtra facilmente nel mondo sensibile perch? ? coglibile per tutti grazie ad un senso,la vista.Secondo Platone per gli occhi degli innamorati intercorre un fluido che scorre fino al punto dove le ali dei cavalli s’erano spezzate cos? che si ricreano e si pu? tornare alla dimensione primordiale:il liquido che viene a contatto con l’ala spezzata le d? nuovo vigore facendola rispuntare;proprio quando essa sta ricrescendo,esattamente come i primi denti che spuntano,fa soffrire.Quando si ? vicini alla persona amata,contemplandola scorre nuovo flusso che fa passare il dolore dell’anima alimentandola.Quando si ? lontani dalla persona amata,invece,non arrivando pi? il flusso,le ali si inaridiscono e si seccano,accentuando il dolore e la sofferenza.Quindi l’innamorato far? di tutto per vedere il pi? spesso possibile la persona amata e solo in sua presenza star? bene.Il concetto di amore platonico che abbiamo oggi deriva dal medioevo e non ? completamente corretto in quanto i Medioevali credevano che per un innalzamento spirituale non ci dovesse essere amore fisico;per Platone c’? una scala gerarchica dell’amore:nei gradini pi? bassi si trova l’amore fisico,ma per arriva ()
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Scarica Platone: la donna gratis

Materia: Filosofia
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La donna Nel quinto libro della Repubblica , Platone affronta la questione della diversit? dei sessi e assume posizioni piuttosto aperte , soprattutto se teniamo in considerazione dei tempi in cui ? vissuto , tempi in cui l’ attivit? manuale , per esempio la coltivazione dei campi , era predominante : Platone sta tratteggiando il suo stato ideale , visto come grande famiglia , caratterizzato dall’ abolizione della propriet? privata . Socrate , il protagonista del dialogo di cui Platone si serve per esprimere le sue idee , arriva a dire che perfino le donne e i figli devono essere in comune ; quest’ affermazione , chiaramente , suscita scalpore presso i suoi interlocutori , i quali lo travolgono di domande : Socrate si trova decisamente in difficolt? e prende come esempio per spiegare ci? che intende il mondo dei cani , ipotizzando che le femmine debbano svolgere le stesse mansioni dei maschi : andare a caccia e fare tutto ci? che fanno i maschi . Se ogni attivit? deve essere comune , ? ovvio che dovranno avere la stessa educazione , lo stesso allevamento impartito ai maschi : l’ unica differenza sar? che i maschi saranno pi? vigorosi , dice , Socrate , che comunque ? chiaramente consapevole della divergenza della natura dei due sessi ; evidentemente nature diverse dovrebbero svolgere funzioni diverse , secondo la logica pi? tradizionali , ma Socrate ? convinto di poter dimostrare che le cose non stiano necessariamente in questi termini : le persone calve e quelle chiomate hanno la stessa natura ? Qualora abbiano natura opposta , allora se i calvi fanno i calzolai , a rigore i chiomati non possono fare i calzolai : ma ? assurdo . Il problema consiste nel chiedersi in quale senso usiamo i termini ” diverso ” e ” identico ” quando li poniamo in connessione con il termine ” natura ” : i calvi ? vero che sono diversi dai chiomati , ma forse ne consegue che ai primi spettano compiti totalmente diversi da quelli che spettano ai secondi ? Naturalmente tutti i membri del genere umano hanno delle differenze , Platone lo sa bene , ma esistono differenze rilevanti a tal punto da determinare una radicale disuguaglianza e distinzione di funzioni e attivit? ? Non va poi dimenticato che in et? moderna una di queste differenze rilevanti sar? ravvisata nel colore della pelle come motivo per giustificare l’ esistenza della schiavit? . Platone invece usa il concetto di ” differenza naturale ” solo in connessione all’ attitudine a svolgere determinate funzioni : in questo senso si pu? correttamente dire che un medico ? diverso da un falegname , ma non che il sesso maschile ? diverso da quello femminile . Rispetto alla determinazione delle funzioni da svolgere all’ interno di una citt? giusta quale quella che Platone si propone di tratteggiare perde dunque totalmente rilevanza il diverso ruolo svolto da maschio e femmina nel processo riprodutivo :infatti in che cosa differiscono gli uomini dalle donne ? Secondo Socrate e Platone nel fatto che le donne partoriscano , mentre gli uomini fecondano : ma allora , per quel che riguarda funzioni quale la difesa della citt? , per esempio , entrambi i sessi possono attendere alle stesse occupazioni . Tuttavia , Socrate fa notare come in tutti i campi l’ uomo risulti superiore alla donna , nonostante ci siano anche donne superiori a certi uomini . Cos? per quel che riguarda l’ amministrazione statale ” non c’? occupazione che sia propria di una donna in quanto donna n? di un uomo in quanto uomo ; ma le attitudini naturali sono similmente disseminate nei due sessi , e natura vuole che tutte le occupazioni siano accessibili alla donna e tutte all’ uomo , ma che in ()
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Scarica Platone: il mito di Atlantide gratis

Materia: Filosofia
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Il mito di Atlantide Quello della citt? di Atlantide ? uno dei pi? celebri miti platonici ; esso si trova all’interno del ” Crizia ” ; tratta di due grandi citt? che entrarono in conflitto tra loro : Atene , l’attuale capitale della Grecia , e Atlantide , citt? che per via di cataclismi si inabiss? e spar? dalla faccia della Terra e diede il nome al Mar Atlantico . L’Atene descritta da Crizia ? un’ Atene fuori dal tempo , quasi mitologica . Gli dei patroni di Atene , spiega Crizia , erano Efesto , il fabbro degli dei , e Atena , la dea della sapienza , che diede il nome alla citt? . Gli dei pur abitando sulle vette del monte Olimpo , si spartivano le terre tra di loro con un sorteggio effettuato da Giustizia ( la greca Dike ) . Nelle terre che venivano loro assegnate svolgevano sugli uomini le stesse mansioni che i pastori svolgono sulle greggi . Fatto sta che ad Atena e ad Efesto , forse perch? erano fratelli , forse perch? nutrivano interessi affini ( il sapere , l’arte ) tocc? la stessa terra . In Atene vi erano diverse classi di cittadini , ciascuna delle quali svolgeva determinate funzioni . Vi erano i guerrieri , i produttori , i governatori . La propriet? privata non esisteva : sembra quasi che Platone si ricolleghi a quanto dice nella Repubblica .Crizia si sofferma sull’assetto urbanistico della citt? di Atene , ed in particolare sul suo splendido acropoli , diverso da quello dei suoi tempi , per poi passare alla descrizione di Atlantide . Quest’isola con il sorteggio tocc? a Poseidone , il dio del mare . Era un’isola molto ricca : basti pensare che dal mare fino al centro dell’isola era tutta una pianura fertilissima . Vi era poi nel mezzo un monte non altissimo , sulle cui vette abitava un uomo , di nome Euenore , con la moglie Leucippe , dalla quale aveva avuto una figlia , Clito , che per? rimase orfana proprio quando era in et? da marito . Poseidone , preso da compassione , giacque con lei . Quindi scav? tutt’intorno all’altura sulla quale dimorava Clito formando come dei cerchi concentrici , alternativamente di terra e di mare , ora pi? larghi , ora pi? stretti . Cos? il monte risultava inaccessibile agli uomini e Clito poteva vivere tranquilla . Si era venuta a creare una vera e propria isola irraggiungibile ( dal momento che allora non c’erano le navi e la tecnica della navigazione era sconosciuta ) . Poseidone rese prosperosissima quella terra facendovi zampillare fonti e facendovi crescere frutti di ogni qualit? . Poi allev? 5 coppie di gemelli e suddivise l’isola di Atlantide in 10 parti , ciascuna delle quali venne affidata ad uno dei 10 figli . Il vero capo era per? il pi? anziano dei fratelli , a cui Poseidone mise il nome dell’isola e lo chiam? ” Atlante ” . Il secondo lo chiam? Gadiro . La progenie di Atlante fu numerosa e gloriosa ed i successivi sovrani accumularono tantissime ricchezze ; l’isola di Atlantide era del tutto autosufficiente , ma tuttavia non rinunciava alle importazioni . Abbondava di metalli ed in particolare di oricalco , che era il secondo metallo pi? prezioso dopo l’oro . Poi costruirono dei ponti che mettevano in contatto l’isola con l’isolotto costruito da Poseidone , che era divenuto sede dei sovrani . I dieci sovrani gareggiavano tra di loro in magnificenza e sontuosit? . Come ogni citt? degna di rispetto c’era anche l’acropoli , al centro del quale era situato il tempio sacro a Poseidone e a Clito , recintato da un muro in oro . L’isola abbondava pure di fonti , sia fredde sia calde , pronte all’uso : gli abitanti vi disposero attorno edifici , giardini e vi riempirono grandi e magnifiche vasche . L’acqua defluiva poi verso il bosco sacro a Poseidone , che faceva crescere piante rigogliose ed una natura lussurreggiante . Nelle cer ()
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Scarica Platone: l’amore gratis

Materia: Filosofia
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L’amore La principale differenza tra l’amore di oggi e quello dei tempi di Platone è che al giorno d’oggi abbiamo in mente un amore “bilanciato”,biunivoco,dove i due amanti si amano reciprocamente;ai tempi di Platone era univoco,uno amava e l’altro si faceva amare:nel mondo greco o l’uomo amava la donna o l’uomo amava l’uomo:l’omosessualità era diffusissima.Talvolta ci poteva essere un amore biunivoco,che Platone spiegava ricorrendo sempre alla teoria del flusso che intercorre tra gli occhi:secondo lui poteva venirsi a creare una situazione di “specchio”:in realtà l’amato vede negli occhi di chi lo ama se stesso perché vede riflessa la propria bellezza;è una concezione mitica che rievoca i celeberrimi versi di Dante:”amor,ch’a nullo amato amar perdona…”:è come se chi è amato si innamorasse del sentimento stesso. Platone ci parla dell’amore(in Greco “eros”,che designa l’amore passionale ed irrazionale,diverso da “agapè”,l’amore puro)nel “FEDRO”:in realtà gli argomenti trattati sono due: 1)l’eros 2)la retorica .Quella di Platone,oltre ad essere un’epoca di passaggio tra oralità e scrittura,è anche un’epoca in cui emerge un importante quesito:come si fanno ad educare i cittadini?Vi era chi rispondeva che l’unica via era la filosofia(tra questi Platone stesso),e chi,come Isocrate,sosteneva che per tale funzione ci fosse la retorica. Platone,dunque,vuole argomentare in difesa della filosofia:le vicende si svolgono nella campagna circostante Atene,in una calda giornata estiva.Protagonista è Socrate ,che si potrebbe dire sempre presente nei dialoghi di Platone sebbene man mano che l’autore matura tenda a sfumare;Socrate in campagna si imbatte in Fedro,un suo discepolo che ama i bei discorsi a tal punto da trascriverli tutti. I due si siedono al riparo dal sole sotto un platano e Fedro mostra a Socrate un’orazione di Lisia,uno dei più grandi oratori greci,che si è appena trascritto:è un’orazione riguardante l’amore a carattere “sofistico”,si cercano cioè di dimostrare cose paradossali ed assurde: Lisia (va senz’altro notato come Platone ben riproduca lo stile lisiano)cerca di dimostrare come sia meglio concedersi a chi non ama:Lisia parte dal presupposto che l’amore sia una “follia” e che concedersi a chi ama è una stoltezza:si avrebbe un amore troppo “appiccicaticcio” che se mai si rompesse farebbe soffrire terribilmente l’innamorato-amante;poi dopo che è passato l’ardore iniziale si torna in sè e ci si rimprovera di esseresi comportati così da “rimbambiti” e si finisce per soffrire di continuo.Con una persona non amata è chiaro che ci si comporterebbe in tutt’altro modo:più che altro si penserebbe ad essere felici noi rispetto all’amato non amato . Socrate a sua volta imposta due discorsi:nel primo conferma la tesi lisiana, mentre nel secondo sostiene che il suo “demone”(una specie di coscienza personale-angelo custode che si fa sentire solo quando Socrate sta commettendo un errore) lo sta ammonendo,facendogli capire che sta clamorosamente sbagliando.Anche per Socrate l’amore è una follia,però,a differenza di Lisia,per lui è positiva:vi sono infatti follie dannose e negative,ma anche positive e benigne.Poi Socrate formula un nuovo discorso per farsi perdonare per quel che ha detto dal dio dell’amore (”Eros”).E’ difficile comprendere quale sia il tema centrale(l’amore?La retorica?);fatto sta che sono due argomenti strettamente connessi tra loro in quanto l’amore(l’eros)è una metafora per indicare la filosofia:questa stretta parentela Platone la esamina meglio nel “SIMPOSIO”(dal Greco sun+pino=bere insieme),il suo capolavoro : Socrate si sta dirigendo verso la casa del tragediografo Agatone quando incontra un amico;allora invita anche l’amico e quando sono ormai arrivati , Socrate comincia a riflettere intensamente.Durante i simposi (all’epoca non c’era la TV e le serate si trascorrevano così)veniva nominato un simposiarca il cui compito era quello di dare un ordine alla discussione facendo passare la parola da un invitato al ()
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Scarica Platone: l’immortalit dell’anima gratis

Materia: Filosofia
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L’immortalit? dell’anima Platone parte dalla definizione dell’ uomo data da Socrate , e la porta alle estreme conseguenze , a tutti i livelli . La definizione che Socrate ha dato dell’ uomo ? stata rivoluzionaria : l’ uomo ? la sua anima ; il corpo ? come lo strumento di cui essa si avvale . Prima di Socrate l’ anima aveva differenti significati . In Omero ? la larva inconsapevole che resta dell’ uomo che va agli inferi . Negli Orfici ? un d?mone , che per un’ originaria colpa commessa cade in un corpo , da cui , sia attraverso le trasmigrazioni , sia mediante le purificazioni , torner? a liberarsi . Ma essa non coincide con la razionalit? dell’ uomo . Nei Presocratici ? stata in vario modo connessa col principio , ma in modo ancora generico . Con Socrate l’ anima diventa ci? per cui l’ uomo conosce e determina la sua vita morale . E da Socrate in poi ? questo il senso che la parola anima ha assunto . Ma Socrate ha lasciato ancora aperto un problema : quello dell’ immortalit? . Dal punto di vista della credenza , egli propendeva nettamente per l’ immortalit? dell’ anima ; ma , dal punto di vista teoretico , non aveva ancora guadagnato quei fondamenti metafisici , in base ai quali questa credenza poteva venir dimostrata razionalmente . E’ appunto questo il problema che Platone si ? assunto , con tutte le conseguenze che ne derivano . L’ opera in cui per la prima volta questo problema viene posto in modo radicale ? ” Il Gorgia ” . E proprio sull’ impostazione che Platone d? al problema in questo dialogo bisogna concentrarsi per ben comprenderlo . Socrate il giusto ? stato ucciso , e l’ ingiusto sembra invece trionfare . Il virtuoso e il giusto sono in bal?a dell’ ingiusto e ne soffrono i soprusi . I viziosi e gli ingiusti sembrano invece felici e soddisfatti delle loro prepotenze . Il politico giusto soccombe , mentre quello senza scrupoli si impone . Dovrebbe trionfare il bene , e invece sembra che trionfi il male . Da che parte sta allora il vero ? Callicle , uno dei protagonisti del ” Gorgia ” , che d? voce alle tendenze estremistiche che erano maturate in quei tempi con gli epigoni dei sofisti , non esita a proclamare , con sfrontata impudenza , che la verit? ? dalla parte del pi? forte , cio? di colui che sa farsi beffa di tutto e di tutti , sa godersi ogni piacere , sa soddisfare tutte le sue passioni e sa saziare qualsiasi suo desiderio . La giustizia ? una invenzione , a suo avviso , dei deboli , la virt? ? una sciocchezza e la temperanza una assurdit? . Chi si astiene dai piaceri e si modera ? uno stolto , perch? la vita che costui vive , in realt? , ? uguale alla morte . Proprio in risposta a questa concezione estrema Platone recupera le verit? orfico - pitagoriche , le fonda sulle basi della sua metafisica , spingendo molto oltre Socrate , anche se sulla scia da lui tracciata . Callicle e tutti coloro di cui Callicle ? simbolo dicono che la vita del virtuoso , che mortifica gli istinti , ? vita senza senso , e quindi morte . Ma che cosa ? la vita e che cosa la morte ? Non potrebbe aver ragione chi dice : ” Chi pu? sapere se vivere non sia morire e morire non sia vive ()
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Scarica Platone: la vita mista gratis

Materia: Filosofia
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La vita mista Platone discute ancora una volta (come gi? nel “Gorgia” o nel “Fedone” ) se bene e piacere siano identificabili : a differenza degli altri dialoghi in cui aveva affrontato questo problema , nel “Filebo” Platone assume posizioni pi? moderate : anche qui nega l’identificazione , ma arriva tuttavia ad individuare diversi tipi di piacere , non necessariamente negativi : non tutti i piaceri sono per forza accompagnati dal dolore . Ci sono anche piaceri intellettuali (ad esempio la musica o quelle conoscenze che danno un senso di piacere)che non sono cos? strettamente legati al dolore: sono piaceri a dimensione positiva.In poche parole quando ci sono un piacere , quando non ci sono un dolore.Secondo Platone bisogna privilegiare e coltivare solo certi piaceri.Una vita buona non pu? essere priva di piaceri (cos? avevamo anche detto a riguardo dell’anima : le passioni sono fondamentali).Platone delinea cos? la “vita mista” , basandosi sull’idea che la bont? consista in un equilibrio dato dalla mescolanza di elementi diversi che si mescolano secondo misura : da notare che misura , 1 , numero etc. sono sinonimi per definire il bene in s?. La vita buona , per Platone , ? mescolanza di intelligenza e piacere : questa mescolanza non ? casuale , ma ponderata : bisogna vedere attentamente in che misura mescolare intelligenza e piacere.Per Platone l’intelligenza ? superiore al piacere e tender? sempre a prevalere per il semplice fatto che se si deve stabilire in che misura mescolare piacere ed intelligenza , ? l’intelligenza stessa che ci indica la misura in cui mescolare . ()
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Materia: Filosofia
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Il mito dei morti Alla fine del Gorgia , Platone narra un grande mito escatologico : il mito del giudizio dei morti . Una volta ricevuto in eredit? il dominio , Zeus , Plutone e Posidone se lo spartirono : a Posidone il regno del mare , a Zeus quello del cielo e a Plutone quello degli inferi . Vigeva all’ epoca presso gli dei una legge : non appena morto , l’ uomo giusto andava a vivere nelle Isole dei Beati , in un’ oasi di felicit? e pace , mentre quello ingiusto nel ” carcere dell’ espiazione ” , il Tartaro . A quei tempi per? i giudici erano vivi e giudicavano gli uomini ancora vivi , nel giorno stesso in cui dovevano morire : proprio per questo le sentenze erano mal date . Quindi Plutone e i custodi delle Isole dei Beati andarono dal sommo Zeus per protestare che nei loro regni , quello dei dannati e quello dei beati , continuavano ad arrivare persone che non meritavano di finire l? . Zeus allora cap? che il motivo degli errori consisteva in questo : dal momento che gli uomini venivano giudicati quand’ erano ancora vivi , i giudici finivano per lasciarsi influenzare dall’ aspetto fisico e assegnavano il soggiorno nelle Isole Beate a persone ingiuste ma dal bell’ aspetto , mentre invece spedivano negli inferi persone di brutt’ aspetto , ma giuste ; oppure premiavano gente ricca ( lasciandosi anche influenzare da testimoni ) , ma ingiusta e punivano gente povera , ma giusta . I giudici stessi non potevano giudicare in modo corretto in quanto rivestiti anche loro di corpi . Zeus si propose quindi di far cessare tutto ci? ; decise che occorreva innanzitutto togliere agli uomini la possibilit? di prevedere la propria morte ( visto che all’ epoca la prevedevano ) e assegn? quest’ incarico a Prometeo ; poi decret? che fossero giudicati privi di corpi , ossia da morti , e che gli stessi giudici giudicassero da morti , senza i corpi , per poter cos? guardare direttamente all’ anima e per non farsi poi influenzare dai testimoni o dai parenti dei defunti . Poi Zeus elesse due giudici che svolgessero queste mansioni : due asiatici , Minosse e Radamante , e uno europeo , Eaco . Una volta morti gli uomini , o meglio , le loro anime , si sarebbero trovate su un prato pronte ad essere giudicate e dopo il giudizio sarebbero partite o per le Isole Beate , nel caso fossero stati giusti in vita , o per il Tartaro , nel caso avessero condotta una vita ingiusta . A Radamante sarebbe spettato giudicare gli uomini asiatici a Eaco quelli europei , mentre invece Minosse sarebbe stato ” arbitro supremo ” , pronto ad intervenire qualora gli altri due si fossero trovati in difficolt? . Che significato ha questo mito escatologico ? Innanzitutto chiarisce come la morte non sia altro che lo scioglimento dell’ anima dal corpo . Poi spiega come sia il corpo sia l’ anima , anche dopo la morte , conservino le caratteristiche avute in vita : se uno aveva i capelli lunghi in vita , li avr? cos? anche il suo cadavere , e cos? via . Lo stesso vale per l’ anima : mantiene le sue caratteristiche costituzionali e le affezioni che l’ uomo le ha procurato , mediante il suo modo di comportarsi . Il mito poi aiuta a comprendere come il giudizio degli ” arbitri ” non guardi in faccia a nessuno : uno pu? anche essere stato re , ma se si ? comportato male finir? lo stesso nel Tartaro . Tuttavia , spiega Platone , non tutto il male viene per nuocere : l’ essere punite per le anime ? vantaggioso perch? soffrire ? l’ unico modo per purificare l’ anima e per liberarsi dall’ ingiustizia . Platone , poi , ne approfitta per dire che il Tartaro ? pieno zeppo di anime di tiranni , di re e di potenti , ossia di coloro che per via del potere a disposizione commettono le colpe pi? gravi . Tuttavia ci sono stati , secondo Platone , anche politici onesti , come per esempio Aristide . Alle Isole dei Beati ci vanno soprattutto i filosofi , ma non tutti , solo quelli che in vita hanno ottemperato a ci? che competeva loro senza ()
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Scarica Platone: il Demiurgo gratis

Materia: Filosofia
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Il Demiurgo Dunque il mondo fisico deriva da un padre (il mondo delle idee) e da una madre (la materia , che ? la condizione per l’esistenza del mondo fisico stesso ma che mantiene comunque una componente di indeterminazione) : ma cos’? che fa da mediatore tra il mondo delle idee e la materia ? Cos’? che fa s? che le idee si calino nel mondo sensibile ? Platone mette a questo punto in gioco la figura del Demiurgo (dal Greco “demos” ,popolo, + “ergon” , opera, = artigiano).Il Demiurgo ? un divino artigiano : ? colui che contemplando le idee plasma la materia sul modello delle idee stesse. Platone introduce quindi una divinit? a tutti gli effetti (fino ad adesso non ne avevamo mai realmente incontrata una).Il concetto che l’artigiano guardi ad un modello ? tipicamente platonico (e aristotelico ): mentre gli artigiani umani guardano ad un modello che hanno nella loro testa , il Demiurgo guarda ad un qualcosa che ? fuori da lui:dato che le idee sono il bene per la loro categoria , anche il mondo sensibile dev’essere per forza buono , sebbene indeterminato.Che rapporto intercorre tra le idee , la materia ed il Demiurgo ? Tutti e tre sono coeterni , sono sempre esistiti. A differenza della divinit? cristiana , che crea il mondo, quella platonica si limita a plasmarlo e non ? onnipotente : ha infatti due limiti : la materia , che gli impedisce di costruire un mondo perfetto , e le idee , che sono il modello a cui deve per forza attenersi.Il Demiurgo guarda s? al meglio , ma il suo comportamento ? dato da qualcosa da lui esterno ed indipendente.Nel Medioevo vi fu un grande dibattito teologico : le cose sono sante perch? piacciono alla divinit? o piacciono alla divinit? perch? sono sante ? In altre parole : la divinit? ? colei che riconosce le cose buone e le sceglie , o ? colei che fa le cose buone ? Per Platone le cose sono buone intrinsecamente e non perch? c’? chi decide che lo siano : il bene in s? ? il criterio per giudicare tutte le cose che possono essere buone;? buono ci? che partecipa alla super-idea di bene , come ? bello ci? che partecipa all’idea di bellezza.Le idee sono il modello per gli uomini e per la divinit?.Chiaramente la divinit? vale di pi? rispetto all’uomo : essa riconosce facilmente il bene , mentre gli uomini hanno delle difficolt? e non sempre ci riescono.Vi fu chi arriv? a dire che ci? che ? giusto ? giusto perch? l’ha deciso la divinit?.Chiaramente se Platone avesse avuto modo di prendere parte al dibattito teologico medioevale , avrebbe affermato che le cose buone piacciono alla divinit? perch? sono buone e non avrebbe potuto accettare l’idea che le cose sono buone perch? piacciono alla divinit?. E’ corretto affermare che la divinit? per Platone ? il Demiurgo solo entro certi limiti : se la divinit? per definizione ? il principio supremo , allora la divinit? platonica dovrebbe essere il bene in s?.Se la divinit? ? principio della realt? , ? evidente che non deve dipendere da nulla : ma il Demiurgo dipende dalla super-idea del bene e dalle altre idee che ? costretto ad imitare : ne consegue che non ? indipendente ma ? al contrario limitato.Il bene in s? ,invece,abbiamo visto che ? illimitato ed ? lui stesso il principio (bipolare) della realt?.Il concetto di divinit? nella tradizione ebraico-cristiana attinge un po’ dal Demiurgo e un po’ dalla super-idea del bene.Non a caso nel Medioevo il “Timeo” (che ? appunto il dialogo dove compare il Demiurgo) ,a differenza degli altri dialoghi platonici, continu? ad essere letto e non cadde in disuso.Questo perch? il “Timeo” ? l’opera platonica pi? vicina al Cristianesimo : c’? l’idea della plasmazione , piuttosto vicina a quella della creazione : inoltre la divinit? in un certo momento crea il mondo (la divinit? di Aristotele invece fa ben poco).Va poi ricordato che il Demiurgo ? un dio-persona come quello dei Cristiani.Dietro a questo amore cristiano per il “Timeo” , probabilmente c’? un fraintendimento : le interpretazioni del “Timeo” sono due e i Cristiani ()
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Scarica Platone: le linee della conoscibilit gratis

Materia: Filosofia
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Le linee della conoscibilit? Come abbiamo gi? detto la conoscenza stabile ? quella basata sull’episteme,quella mutevole ed opinabile sulla doxa.Ancora una volta riscontriamo una chiara influenza pitagorica:i Pitagorici infatti individuarono il numero come principio della realt? e crearono una “piramide” di principi che partiva dalla coppia finiti-infinito e da l? si generavano tutte le altre coppie.Per il momento diciamo che i livelli platonici sono 4 (anche se quelli fondamentali restano 2).L’eikasia ha a che fare con la radice eik- di somiglianza,apparenza:? opportuno tradurla con “immaginazione”,ma va depurata da tutti i significati che le attribuiamo noi;? la capacit? di cogliere le immagini;si tratta di verit? addirittura inferiori a quelle del mondo sensibile e possiamo in parte identificarle con le opere d’arte,ma anche con i riflessi delle cose,come gli specchi o le superfici di laghi o fiumi:Platone aveva in mente tutte le riproduzioni del mondo sensibile;ma molti studiosi hanno anche sostenuto che nella capacit? di immaginazione si possa vedere anche un primitivo atteggiamento conoscitivo:si tratta della pura e semplice sensazione;quando prendiamo in mano un quaderno abbiamo dapprima una pura e semplice percezione sensuale:notiamo la forma,il colore…Conoscere realmente un quaderno significa mettere insieme le sensazioni e sfruttarle;forse per capire meglio basterebbe chiudere gli occhi e stringere un libro:lo si percepirebbe con il tasto e si potrebbe immaginare cosa si vedrebbe ad occhi aperti;verso la fine del ‘600 si cominciarono ad effettuare i primi interventi di cataratta e si fecero vedere per la prima volta persone che non avevano mai visto:quando costoro riferirono le loro impressioni si scoprirono cose interessanti;per esempio non riuscirono ad identificare con la vista ci? che per anni avevano toccato;chiaramente ? molto differente da ci? che intendeva Platone,ma ci permette comunque di capire che l’oggetto della conoscenza (sebbene la conoscenza empirica sia inferiore a quella intelligibile)? il risultato di operazioni complesse:si associano esperienze visive con esperienze tattili;tuttavia non siamo per niente sicuri che Platone ci sia davvero arrivato.La pistis,che possiamo tradurre con “credenza”? il soggetto conoscitivo degli oggetti sensibili.Della episteme abbiamo gi? parlato:i suoi oggetti sono intelligibili, ma non necessariamente idee;o meglio,ci sono s? le idee,ma anche gli enti matematici che possiamo suddividere in a)geometria,b)musica,vista come rapporti matematici,c)stereometria,che ? la geometria dei corpi solidi,d)astronomia,vista come scienza del movimento dei solidi:erano le arti del “quadrivio”,diremmo oggi le materie scientifiche che gi? all’epoca si contrapponevano a quelle umanistiche.Dunque la dianoia corrisponde alla matematica in generale,la noesis alle idee;Platone era molto interessato di matematica (anche qui possiamo riscontrare un’influenza pitagorica ) e proprio sull’entrata dell’Accademia (i cui resti si possono vedere qui sotto) c’era scritto “Non entri chi non conosce la matematica”:essa per Platone aveva una valenza propedeutica e di ginnastica mentale.Per un verso assomiglia alla filosofia perch? ha oggetti stabili,permanenti e non sensibili (uso s? disegni,ma per dimostrare su idee)per un altro presenta grandi limiti:si pensa s? ad idee,ma si lavora pur sempre su cose sensibili:occorre sempre l’appoggio del piano sensibile;la filosofia invece ? un percorso mentale tutto interno alle idee.La matematica ha poi bisogno di ipotesi:si parte da postulati e da definizioni:cose che vengono accettate senza venir dimostrate;la filosofia ha invece un carattere critico:non si accetta mai nessuna cosa per data e si tende a mettere sempre in discussione fino a ()
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Scarica Platone: la dottrina delle idee gratis

Materia: Filosofia
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La dottrina delle idee Che cos’? la dottrina delle idee , alla quale Platone giunge con la Seconda navigazione ? La parola “idea”,innanzitutto,deriva dalla radice greca “id-”che ? a sua volta riconducibile al verbo “orao”,vedere:? quindi qualcosa che si pu? vedere ma non con gli occhi, bens? con l’intelletto;la percezione degli oggetti sensibili risveglia il ricordo delle idee dell’iperuranio,le quali permettono di misurare l’inferiorit? e la deficienza degli oggetti sensibili rispetto ad esse. Cosi’ qualunque oggetto sensibile possa essere detto bello, non coincide mai con l’idea della bellezza nella sua perfezione ed immutabilit?. L’idea di bellezza,per esempio, ? il modello ed il criterio in base al quale possiamo denominare belli determinati oggetti:infatti ? perch? gi? possediamo l’idea di bellezza che possiamo designare belli questi altri oggetti.Nei primi dialoghi Platone aveva presentato l’indagine di Socrate proiettata alla ricerca di definizioni,ossia di risposte corrette alla domanda :”Che cos’? x ?”(dove x sta per bello,giusto…).Per Platone la risposta a questa domanda consiste nel rintracciare l’idea in questione(per esempio l’idea di bellezza,di giustizia…).L’idea ? dunque un “universale”:ci? significa che i molteplici oggetti sensibili,dei quali l’idea si predica,dicendoli per esempio belli o giusti,sono casi o esempi particolari rispetto all’idea:una bella persona o una bella pentola sono casi particolari di bellezza,non sono la bellezza.Mentre gli oggetti sensibili sono caratterizzati dal divenire e dal mutamento,soltanto delle idee si pu? propriamente dire che sono stabilmente se stesse;proprio questa differenza di livelli ontologici,ossia di consistenza di essere,qualifica le idee come modelli rispetto agli oggetti sensibili corrispondenti. L’attivit? di un artigiano,per esempio di un costruttore di letti,? descrivibile da parte di Platone come un insieme di operazioni che mirano a foggiare un determinato materiale (in questo caso il legno) secondo il modello dell’ idea del letto,alla quale egli si riferisce costantemente con il suo pensiero. L’idea ? quindi dotata di esistenza autonoma,n? dipende per la sua esistenza dal fatto di poter essere pensata;essa ? ci? di cui gli oggetti sensibili partecipano.La partecipazione all’idea,per esempio,di bellezza rende un determinato oggetto sensibile bello.Si usa solitamente dire che le idee abbiano una quadruple valenza:1)Ontologica (dal participio del verbo essere greco):due cavalli,per esempio,si assomigliano perch? compartecipano all’idea. L’idea rende conto di ci? che una cosa ?.Le cose sono infatti quel che sono perch? imitano le idee.2)Gnoseologica (dal verbo greco “gignosco”,conoscere):noi conosciamo le cose perch? facciamo riferimento all’idea di uguaglianza:nella realt? empirica l’uguaglianza non esiste;essa esiste in un’altra dimensione.Due uomini si assomigliano perch? partecipano entrambe all’idea di uomo.3) Assiologica (da “axiologia”,la scienza che studia i valori):l’idea ? il modello (in Greco “paradigma”) imitando il quale ogni cosa tende al bene,che ? lo scopo di ogni cosa:per un cavallo il bene sar? correre veloce.Ovviamente le imitazioni non potranno mai essere uguali al modello;questo avviene per diversi motivi:uno che merita di essere ricordato ? che le idee nell’iperuranio non avevano n? forma,n? colore,n? dimensioni…quindi se disegniamo un triangolo bianco ? gi? diverso dal modello che non aveva alcun colore e che paradossalmente li aveva tutti. Platone sostiene quindi la causa finale:secondo lui la causa il motivo per cui avviene una cosa ? il suo fine stesso;la causa finale di una casa ? farvi abitare della gente:ci sono per? anche delle “concause”(che noi definiremmo “la condizione senza la quale…”),in questo caso i mattoni,il cemento…la vera causa finale per? ? l’idea stessa,sul modello della quale la casa vien ()
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Scarica Platone: gli enti matematici gratis

Materia: Filosofia
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Gli enti matematici Una tradizione tardo - antica ci tramanda che all’ ingresso dell’ Accademia platonica c’ era scritto : ” Non entri chi non ? geometra ” . Se questo sia un’ invenzione letteraria o se corrisponda alla verit? , noi non lo sappiamo . E’ comunque certo che il motto rispecchia perfettamente il pensiero platonico ; anzi , lo rispecchia talmente bene che , appunto per questo , mancando testimonianze antiche , si sospetta che sia una bella e ingegnosa finzione letteraria . Plutarco ci tramanda , inoltre , il detto di Platone secondo cui ” dio sempre geometrizza ” , che rispecchia perfettamente l’ attivit? creatrice del Demiurgo , che cala i modelli intelligibili nella materia sensibile mediante le figure geometriche e i numeri , e corrisponde bene all’ epigrafe che sarebbe stata scritta sul portone dell’ Accademia . In effetti , la matematica ha in Platone un’ enorme importanza , ed ? la via d’ accesso alla dialettica , in quanto il numero gioca un ruolo essenziale anche nel mondo ideale . Al vertice della scala gerarchica del mondo ideale per Platone stanno proprio i Numeri ideali , che vanno ben distinti dai numeri matematici . I Numeri ideali sono le essenze stesse dei numeri ( il numero ideale tre ? l’ essenza del tre , e cos? di seguito ) . In quanto tali , essi sono sottoponibili ad operazioni aritmetiche . Il loro status metafisico ? ben differente da quello aritmetico , appunto perch? non rappresentano semplicemente numeri , ma l’ essenza stessa dei numeri . In effetti , non avrebbe senso sommare l’ essenza del due all’ essenza del tre e cos? via . I Numeri ideali , quindi , costituiscono i supremi modelli dei numeri matematici . Inoltre , per Platone i Numeri Ideali sono i primi derivati dai Principi primi , per il motivo che essi rappresentano , in forma originaria e quindi paradigmatica , quella struttura sintetica dell’ unit? nella molteplicit? , che caratterizza anche tutti gli altri piani del reale a tutti gli altri livelli . Inoltre , Platone stabilisce una stretta connessione fra le successive idee e i numeri , ma non opera una identificazione ontologica totale . Sarebbe errato ritenere che Platone identificasse ciascuna idea con un numero specifico . In particolare , per essere capita , questa dottrina non scritta che ha forti influssi sugli ultimi dialoghi , va connessa con la concezione che i Greci avevano del numero . Per il Greco il numero era pensato , pi? che come intero , come un rapporto ben articolato di grandezze e di frazioni di grandezze , di ” logoi ” e ” analoghiai ” , ossia come relazioni e rapporti . Per il Greco , dunque , tradurre i ” logoi ” e le relazioni in numeri era cosa ovvia . Dunque ciascuna idea risulta collocabile in una precisa posizione del mondo intelligibile , a seconda della sua maggiore o minore universalit? e a seconda della forma pi? o meno complessa dei rapporti che essa intrattiene con le altre idee ( che stanno al di sopra o al di sotto di essa ) . Questa trama di rapporti , che , per le ragioni cui sopra abbiamo accennato , pu? essere numericamente espressa . Tale dottrina ( che ha stupito molti interpreti ) porta sul piano metafisico , esprimendola al pi? alto livello speculativo , una concezione dell’ arte dei Greci quale si manifestava soprattutto nell’ architettura e nella scultura , L’ occhio plastico del Greco non vedeva nella Forma e nella Figura qualcosa di ultimativo . Al di l? di esse vedeva , appunto , il numero e il rapporto numerico . In particolare , il ” canone ” , che regolava l’ architettura e la scultura esprimeva una ” regola di perfezione ” essenziale , che gli Elleni indicavano in una proporzione perfetta traducibile appunto in numeri in maniera esatta . Dun ()
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Scarica Platone: il parricidio di Parmenide gratis

Materia: Filosofia
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Il parricidio di Parmenide Nel Sofista Platone immagina un dibattito tra materialisti ( i seguaci di Democrito ) e idealisti ( in un certo senso tra le compagini degli idealisti possiamo annoverare il Platone di tempi addietro , quando aveva appena scoperto il mondo intelligibile delle idee ) , chiamati “gli amici delle idee” . Gli uni sostengono l’esistenza solo delle cose materiali ( ma se cos? fosse , come si farebbe a dire , per esempio , che una cosa ? giusta ? Infatti se una cosa ? giusta ? perch? partecipa all’idea di giustizia : quindi le idee , enti immateriali , esistono ) , gli altri sostengono anche l’esistenza delle cose non materiali e di conseguenza delle idee in quanto subiscono un’azione : vengono pensate e conosciute. Cos?,per?,entra in crisi la concezione delle idee come un qualcosa di immobile : esse esistono nella misura in cui subiscono un’azione e di conseguenza ? ovvio che ci? comporti il movimento.Le idee si muovono perch? subiscono l’azione dell’essere conosciute. Dopo di che , Platone passa ad esaminare 5 idee di fondamentale importanza : l’essere , la quiete , il movimento , l’identico , il diverso .Platone fa subito notare come queste 5 idee siano in rapporto complesso tra di loro ed ? come se fossero vive perch? hanno rapporti complessi le une con le altre.Si arriva a dire che il mondo delle idee sia un mondo vivo , dotato di intelligenza (senn? come farebbero le idee ad avere rapporti complessi ? );queste 5 idee sono tra l’altro molto importanti per esemplificare che il mondo delle idee non ? affatto statico.Dapprima si considerano l’essere , la quiete ed il movimento:derivano tutte e tre dalla discussione precedente (l’essere e le 2 ipotesi , quella dei materialisti,secondo i quali l’essere ? in continua evoluzione e non ? mai lo stesso , e quella degli idealisti ,secondo cui ? un essere immobile )e si comincia una complessa e articolata indagine per analizzare i vari rapporti che intercorrono tra queste idee : ogni idea , infatti , partecipa di altre idee,senza per? identificarvisi : ? chiaro che solo l’idea di essere ? l’idea di essere , ma tutte le altre idee ne partecipano : infatti tutte le idee esistono , sono.Solo l’idea della quiete ? l’idea della quieta,ma molte altre ne partecipano(lo stesso vale per quella di movimento).Si passa poi all’idea di identico e di diverso:ogni idea ? identica a se stessa e diversa dalle altre , pur non identificandosi nell’idea di identico e di diverso. L’idea stessa dell’essere partecipa all’idea di non essere perch? l’essere ? se stesso ma non ? nessun’ altra idea.da qui nasce il famoso parricidio di Parmenide : anche il non essere ? ,esiste ; si evidenzia quindi la distinzione di essere con valore copulativo (quel libro ? bello) da essere con valore esistenziale (l’uomo ?):dire “una cosa non ?” non vuol dire negare la sua esistenza , ma dire che ? diversamente : la penna non ? il libro.Nasce quindi la possibilit? dell’errore , che prima pareva negata : sbagliare significa dire le cose diversamente da come sono.Vi ? quindi il nuovo valore della parola “dialettica”:le idee si richiamano le une alle altre e tra loro intercorrono complessi rapporto:sono vive e “pensanti” , in quanto si rapportano tra di loro secondo una logica.Secondo Platone le idee sono come le lettere dell’alfabeto che si possono legare e formare un numero quasi infinito di parole ,attenendosi per? alle precise regole del discorso;cos? le idee si possono legare con altre idee (ma non con tutte) secondo determinate leggi e non a caso (come le parole unite a caso non hanno senso , cos? anche le idee). ()
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Scarica Platone: Il bene in s gratis

Materia: Filosofia
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Il bene in s? Il punto di arrivo della conoscenza ? il bene in s?,l’idea di bene,cui Platone allude qua e l? nei suoi dialoghi,sempre velatamente,chiamandola “misura”,”uno”,”bellezza”…Si tratta del pi? alto livello di argomentazione platonica:ce ne parla per? in maniera molto indiretta e sfumata e doveva rientrare nelle dottrine non scritte;Platone stesso ci dice che lui non ne parler? usando una strana metafora,che si pu? definire “bancaria”:dice che parler? “del figlio e non del padre”,termini che in greco significano anche “interesse” e “capitale”:quindi si pu? intendere “vi parler? dell’interesse e non del capitale”.Si serve poi di un’efficace metafora “solare”:il bene sta al mondo delle idee come il sole sta a quello sensibile.Con bene in s?,idea di bene si intende un bene assoluto e non relativo ad altre cose come le idee (l’idea di forza,ad esempio,? un bene relativo perch? pu? essere un bene come un male:dipende dall’uso e dalle circostanze).Il bene in s? ? la conoscenza suprema e sublime a cui sono chiamati i filosofi-re,che devono seguire il lungo percorso di studi:esso ? il top del percorso educativo:quando si ottiene la conoscenza del bene in s? si ? chiamati a governare la citt?;ci? che porta ad orientare ogni cosa verso il bene,a renderla buona ? proprio la conoscenza del bene in s?. Per molti aspetti esso coincide con l’idea del bello:la bellezza ? il modo in cui si esterna il bene interno:? una concezione ampiamente diffusa in tutto il mondo greco.Secondo Platone il sole ? la “ratio essendi” (la ragione di essere)e la “ratio cognoscendi” (la ragione di conoscere)nel mondo sensibile:? infatti grazie al sole che riusciamo a vedere il mondo sensibile;in sua assenza vediamo molto male ed ? grazie a lui che conosciamo la realt? sensibile.Il sole consente poi la vita:dove non c’? il sole non c’? vita.Il bene riveste le stesse funzioni del sole,per? nel mondo intelligibile delle idee,che in un certo senso sono anch’esse “ratio cognoscendi” e “ratio essendi”:l’idea fa s? che un cavallo sia tale e che lo si riconosca.Come detto,l’idea ha anche valenza assiologica (i cavalli mirano ad imitare l’idea di cavallo) ed ? bene aggiungere di “unit? della molteplicit?”:i cavalli sono tantissimi,ma l’idea di cavallo ? unica e la si pu? definire “stampo” dei cavalli.Il bene in s?,oltre a quelle del sole,svolge le funzioni anche delle idee:risulta quindi inesatto definirlo idea:? una idea delle idee,una super-idea che si trova ad un livello superiore delle idee e che riveste funzioni analoghe a quelle delle idee sul mondo sensibile,ma sulle idee a stesse.Le idee sono unit? della molteplicit?,ma tuttavia sono tante:quindi si pu? fare lo stesso discorso che facevamo per le funzioni delle idee sul mondo sensibile;esse dovranno avere qualcosa in comune tra di loro.Esse rappresentano il bene per ciascuna categoria,il punto cui devono mirare i componenti di ogni “classe”:le idee tendono ad essere il bene per la loro categoria:l’idea di uomo ? il punto cui tutti miriamo:le idee fanno quindi riferimento al bene in s?,che ? quindi un principio supremo,una super-idea.Esso svolge le stesse funzioni che le idee svolgono nel mondo sensibile,ma sulle idee stesse:ce le render? conoscibili (conosco un’idea perch? ? il bene della sua categoria),le far? esistere ( esistono nella misura in cui sono il bene della loro categoria,partecipano al bene).L’idea del bene sar? anche l’unit? della molteplicit? delle idee,che sono innumerevoli,pur essendo il solo modello per ogni categoria.Abbiamo detto che a volte,al posto di bene in s?,troviamo “uno”,”misura”…Abbiamo anche gi? parlato di quella volta che Platone tenne la conferenza sul bene parlando di matematica:dunque l’”uno” ben si riallaccia.Ma che cos’era il bene in s?? Per Platone esso ? unit?,armonia,ordine,misura,unit?…In altri dialoghi parla del bene in s?,del vertice della realt?,come coppia di principi,o meglio come principio bipolare:al vertice della realt? ci sarebbero dunque l’”uno” e l ()
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Scarica Platone: la seconda navigazione gratis

Materia: Filosofia
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La seconda navigazione In ogni grande autore ci sono passi che contengono i cardini del suo pensiero . Cos? avviene anche in Platone , malgrado i limiti da lui imposti alla scrittura . In particolare si pone in primo piano un passo del Fedone , in cui Platone descrive quella che , con un’immagine emblematica , ha chiamato la sua ” seconda navigazione ” che lo ha portato alla scoperta della vera causa delle cose . La seconda navigazione ? una metafora (more…)

Scarica Platone: l’anamnesi gratis

Materia: Filosofia
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L’anamnesi Un quesito che ha sempre crucciato l’uomo ? quello di come si fa a sapere,a conoscere. I sofisti sostenevano che non si pu? imparare perch? o gi? una cosa la si conosce o non la si conosce:nel secondo caso ? impossibile trovare una cosa che non si sa cosa sia,come sia fatta. Socrate stesso aveva detto che non si poteva insegnare,ma solo imparare tramite la maieutica,la tecnica con la quale faceva partorire le anime.Questo tema Platone lo affronta soprattutto nel “Menone” .Ancora una volta Platone assume una posizione intermedia,servendosi in parte delle affermazioni dei sofisti :se ? vero quel che dicono i sofisti e uno dei loro pi? grandi esponenti,Gorgia ,(cio? che non si pu? imparare e quindi neanche insegnare),si pu? ricordare:una cosa che ci siamo dimenticati e ci torna in mente,non possiamo dire di conoscerla ma neanche di non conoscerla.Dunque per Platone il processo attraverso il quale si impara e si conosce ? puramente di reminescenza(in Greco anamnesis).L’unico modo di considerare il sapere come “ricordare”? quello di fare una ipotesi piuttosto strana(ragionare per ipotesi significa vedere quale ? la condizione che bisogna ammettere perch? si verifichi un determinato fatto):l’unica ipotesi per Platone valida ? quella della preesistenza dell’anima.Nel Menone il corpo viene visto proprio come prigione dell’anima.Anche nel “Fedone”,dialogo ambientato nel periodo dopo la condanna e prima della sua morte,Socrate parla con due Pitagorici a riguardo della preesistenza dell’anima:egli li porta a capire la questione servendosi di esempi:tira in ballo la scienza dell’uomo e quella della lira,che sono evidentemente diverse tra loro; Socrate afferma che agli innamorati,nel momento in cui vedono una lira o un vestito che il loro amato ? solito usare,succede quanto segue:riconoscono la lira e nel pensiero colgono l’idea del ragazzo a cui appartiene la lira:la reminescenza consiste proprio in questo,riuscire a ricordarsi cose tramite vari “agganci”,aspetti che stimolano il ricordo.Nel “Menone” Socrate parla con uno schiavo privo di cultura e gli pone una serie di domande mirate e legate al teorema di Pitagora;chiaramente lo schiavo non lo conosce,ma Socrate ponendogli solo domande specifiche lo porta alla soluzione:? un tipico caso di maieutica.L’unica spiegazione possibile ? che lo schiavo si ricordi di un qualcosa che gi? conosceva,ma aveva dimenticato:dato che non l’ha conosciuto nell’attuale vita significa che l’ha conosciuto in un’altra dimensione(l’altopiano dell’iperuranio).Tale dimenticanza ? legata al momento dell’incarnazione:nella sua vita terrena l’uomo pu? avere momenti in cui ricorda. L’apprendimento ? quindi interpretato come il recupero di conoscenze acquisite dall’anima prima di incarnarsi in un corpo,ma dimenticate al momento della nascita e rimaste latenti in essa.Si definisce giustamente Platone “INNATISTA”, perch? sostiene che quando nasciamo sono gi? presenti in noi alcuni elementi di conoscenza.Lo schiavo il teorema ce l’aveva gi? nella sua mente,si trattava solo di ricordarglielo.Quali sono dunque le vie per ricordare?Un modo,come nel Menone ,? avere qualcuno che ci aiuti(Socrate ),un altro(pi? impegnativo)? usare bene la propria esperienza(come nel caso di Pitagora ()
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Scarica Platone: il mito di Er gratis

Materia: Filosofia
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Il mito di Er Pur avendo gi? dimostrato che l’anima ? eterna in modo razionale,Platone si serve poi di un mito,il celebre mito di Er ,un guerriero della Panfilia morto in battaglia.Il suo corpo viene raccolto e portato sul rogo (era un’usanza greca):proprio prima che gli diano fuoco si risveglia e racconta ci? che ha visto nell’aldil?,affermando che gli dei gli hanno concesso di ritornare sulla terra per raccontare agli altri uomini ci? che ha visto.Dice di aver visto 4 passaggi attraverso i quali le anime salgono nella dimensione ultraterrena,da un passaggio le buone,dall’altro le malvagie,e tramite i quali ritornano sulla terra. Infatti,dice,le anime buone finivano in una sorta di Paradiso dove godevano,le cattive in una sorta di Purgatorio (l’Inferno era un fatto raro,destinato solo ai pi? malvagi).I giusti ricevono premi per 1000 anni,i malvagi soffrono.Dopo questi 1000 anni le anime buone e quelle cattive si devono reincarnare.Esse si recano al cospetto delle 3 Moire che devono stabilire il loro destino.Le anime vengono radunate da una specie di araldo che distribuisce a caso dei numeri,seguendo una prassi che pu? ricordarci quella dei supermercati;infatti prende i numeri e li getta per aria ed ogni anima prende quello che le ? caduto pi? vicino (questo sottolinea come nella nostra vita ci sia comunque una componente di casualit?).Il numero serve per dare un ordine alle anime che devono scegliere in chi reincarnarsi;chiaramente chi ha il numero 1 ? avvantaggiato perch? ha una scelta maggiore,ma deve comunque saper scegliere bene.Dunque c’? s? una componente di casualit?,ma in fin dei conti la nostra vita ce la scegliamo noi:? vero che per chi nasce,per esempio,in una famiglia agiata ? pi? facile essere onesti rispetto a chi nasce in una famiglia povera,oppure chi nasce in una famiglia onesta ? avvantaggiato rispetto a chi nasce in una famiglia disonesta,ma tuttavia la nostra vita ce la scegliamo noi.Ma quelli che hanno numeri sfavorevoli non sono necessariamente svantaggiati perch? scelgono dopo:in primo luogo le possibilit? di scelta che gli restano sono sempre tantissime,in secondo luogo chi ? primo non sempre effettua buone scelte; Er racconta che nel suo caso chi scelse per primo scelse la tirannide che gli aveva fatto una buona impressione (infatti lass? si vedono le cose sotto forma di oggetti:forse la tirannide aveva dei bei colori,chi lo sa?).Costui,non appena si era accorto di ci? che comportava l’essere tiranno,non voleva pi? esserlo,ma era troppo tardi:le Moire gli danno l’incarico di tiranno e lo lanciano sulla terra,dopo averlo immerso nel fiume Lete perch? dimentichi (Er chiaramente non ? stato immerso). Er dice che per ultima era arrivata l’anima di Ulisse e che,stanca della passata vita “movimentata”,scelse la vita di un comune cittadino. Platone fa notare che di solito chi veniva dal Paradiso tendeva ad effettuare scelte sbagliate,mentre chi veniva dal Purgatorio e aveva sofferto sceglieva bene.Infatti chi aveva vissuto per 1000 anni di beatitudine si era scordato di che cosa fosse la sofferenza.Quindi chi ha sofferto sceglie bene e sceglie una buona vita che lo porter? al Paradiso,mentre chi ha goduto sceglie male e dopo che rimorir? finir? in Purgatorio.Pare quindi un circolo vizioso,ma in realt? Platone dice che il motivo per cui si sceglie una vita buona o una cattiva pu? derivare da doti naturali:ci sono infatti persone portate a comportarsi bene per inclinazione naturale:vi ? anche chi ha conoscenze basate sulla doxa (l’opinione) e che pu? cogliere alte realt?,ma solo casualmente,senza riuscire a fornire motivazioni:costoro,che conducono una vita buona per caso,non radicata nella coscienza,si smontano facilmente nel Paradiso quando godono e finiranno per scegliere male.Chi ha invece raggiunto il bene in s?,la super-idea del bene,non cadr? mai nel male. ()
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Materia: Filosofia
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Il conflitto scrittura - oralità Pur essendo un autore di circa 2400 anni fa ,egli affronta problemi che possiamo accomunare a quelli dei giorni nostri:la sua è un’ epoca di passaggio tra oralità e scrittura e lui è il primo ad affrontare questo problema.Di Platone possediamo praticamente tutte le opere(probabilmente molte gli sono attribuite pur non essendo effettivamente sue),ma paradossalmente egli stesso ci dice che la vera filosofia è solo orale. All’inizio del 1800 un teologo luterano di nome Schleirmacher effettuò un gran lavoro sulle opere di Platone ignorando però totalmente quanto abbiamo appena detto:egli esaminò infatti la filosofia platonica con il mezzo del “sola scriptura”(solo mediante la scrittura:era un celebre motto di Lutero):non si curò assolutamente del fatto che per Platone la filosofia fosse solo orale,rifiutando tra l’altro di servirsi di scritti non realmente platonici.Il teologo luterano ebbe però il merito di introdurre un altro metodo per esaminare la filosofia platonica:si trattava del sistema ermeneutico (la parola deriva da Hermes,messaggero ed interpretatore divino;in Italiano la parola ha assunto il significato di “tecnica dell’interpretazione”):era (ed è) infatti difficile definire la filosofia platonica,in quanto non ci troviamo di fronte ad un sistema,ma ad un insieme:il “corpus” platonico,come quello dell’Antico e del Nuovo Testamento,è costituito da una molteplicità di libri;la tecnica dell’ermeneutica consiste nel riuscire a contestualizzare un testo,al fine di comprenderlo,servendosi delle nozioni generali,in questo caso,della filosofia platonica:è come quando leggiamo un articolo di giornale;in realtà non partiamo proprio da zero e tramite la lettura dell’articolo ampliamo le nostre conoscenze. Platone fu discepolo del celebre Socrate e visse in prima persona l’ingiusta condanna del maestro (della quale si fa portavoce nell’ Apologia ):nasce proprio da questa esperienza la filosofia platonica.Egli rimane profondamente deluso dalla politica:prima vi era stato il governo filo-spartano dei Trenta Tiranni,di cui era membro niente meno che il suo stesso zio Crizia :Platone rimase deluso dal loro dominio dispotico e violento.Delusione e sfiducia gli procurò anche la democrazia restaurata,che nel 399 mandò a morte Socrate (in parte si trattava proprio di una condanna politica: Socrate era infatti un aristocratico e pur avendolo accusato di empietà e di corrompere i giovani,il vero motivo della condanna era di origine politica : i suoi “seguaci” ,mentre attendeva in carcere il giorno dell’esecuzione,prepararono un piano per farlo evadere,ma lui si rifiutò di compiere tale azione perché era del parere che fosse un grande errore violare la legge : egli aveva infatti gran rispetto per la legge , che a suo avviso poteva essere criticata ma non infranta;quindi di fronte ad una legge ingiusta non bisogna reagire infrangendola,bensì battersi per farla modificare in meglio : e Socrate si accusa proprio di non essere riuscito a fare questo).Se non avesse vissuto tale esperienza probabilmente si sarebbe dedicato ad attività di tutt’altro genere;egli infatti era aristocratico sia per origini sia per orientamento politico ed è proprio alla vita politica che egli si sarebbe dato se non avesse vissuto la condanna politica del suo maestro.La politica,tuttavia,è una componente che sarà sempre in qualche modo presente nelle sue opere. Perché Platone amasse tanto l’oralità e il dialogo è facile intuirlo:il dialogo presenta parecchi vantaggi tra i quali la possibilità di interloquire e di modulare il discorso in base a chi ci si rivolge:un libro,invece,non consente un dibattito e può finire nelle mani di persone che potrebbero frainten ()
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Materia: Filosofia
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L’autocritica delle idee Secondo alcuni studiosi nella fase della vecchiaia ? come se Platone effettuasse un’autocritica della dottrina delle idee:essa,infatti,risolve alcuni problemi per crearne altri;non si ? totalmente certi che sia realmente un’autocritica e c’? chi sostiene semplicemente che Platone si faccia portatore di discussioni che si tenevano nell’Accademia ,un luogo aperto dal punto di vista intellettuale:forse vi fu chi non approv? la teoria delle idee e la contest?.Vi sono anche indizi che ci inducono a pensare che sia cos?:il “Parmenide” rientra in questi dialoghi e vede al centro la figura di Parmenide perch? si affronta il problema del rapporto tra l’uno ed i molti,molto caro a Parmenide appunto,e quello del rapporto idee-superidea del bene;i temi centrali sono quelli dei tempi di Parmenide (il dialogo ? ambientato in quel periodo):? come se Platone riprendesse ci? che era stato lasciato in sospeso anni addietro.Protagonisti del dialogo sono Socrate , Parmenide e Zenone , discepolo di Parmenide ;questo dialogo pu? per diversi aspetti essere accostato al “Sofista”,dove il protagonista ? “lo straniero di Elea”,la citt? di Parmenide e di Zenone .Il vero tema centrale del “Parmenide” ? quello riguardante le idee e le cose,a cui Platone aveva finora solo accennato senza mai sbilanciarsi troppo : che cosa intendesse per “compartecipazione”,per esempio,non l’aveva ancora detto : arriva a dire che le idee sono ci? in virt? di cui le cose empiriche possiedono certe caratteristiche . Nel Parmenide sono attestate l’una accanto all’altra e con pari legittimit? una versione concreta e materiale e una versione astratta e metaforica della compartecipazione : nella sua versione concreta , la partecipazione delle cose empiriche ad un’idea implica che l’idea sia effettivamente presente nelle cose partecipanti : ad esempio , tutte le cose empiriche molteplici si rivelano molteplici in quanto l’idea della molteplicit? ? presente in esse . Nella sua versione astratta e metaforica , invece , la partecipazione consiste nella somiglianza delle cose empiriche ad un’idea . Affronta questo problema partendo proprio dall’uno ed i molti.Tuttavia , se Platone si distacca dal maestro Socrate , egli ? e gli resta fedele ; ? e resta fedele cio? all’ideale , che questi incarna , della filosofia come continua ricerca.Pure nel “Sofista” c’? il problema uno-molti,ma non ? riferito al rapporto tra idee e cose,bens? tra idee e basta:? una questione tutta interna alle idee.Va subito rilevato che nel “Parmenide” ed in generale in tutti questi dialoghi della vecchiaia vi ? un’attenuazione dell’aspetto dinamico,forse dovuto all’et?:la fantasia giovanile tende a venir meno,cos? come la figura di Socrate tende a sfumare; mentre il “Simposio” ? un esempio della letteratura greca,il “Parmenide” non lo ? : testimonia la volont? di addentrarsi in discussioni tecniche e di conseguenza lo stile si fa pi? arido.Anche la figura di Socrate tende a diventare marginale ed a sparire:ci? significa che i temi di Platone sono davvero estranei e distanti da Socrate e non se la sen ()
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