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Materia: Filosofia
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Materia: Filosofia
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Il pensiero Nel Rinascimento ottiene notevole successo anche l’ edonismo , nella formulazione datane da Epicuro . L’ imitazione in Valla e non solo non ? del tutto servile , perch? l’ edonismo ha la sua radice nel sentimento terreno della nuova vita , che si abbandona al libero gioco dei suoi sensi , delle sue passioni , delle sue attivit? . La natura per il Valla non ? matrigna , ? invece benigna elargitrice del piacere e alleviatrice delle cure dei mortali : l’ amore della gloria , fuori dal clima edonistico , non ? che una vana chimera ( che giova infatti ai morti la gloria , se non hanno sensi per goderla ? ) ; e l’ infamia ? fuggita non come cosa disonesta , ma perch? si teme con essa di diventar ludibrio degli altri o di perdere credito ; la gloria e il disonore non sono che mezzi subordinati al fine del piacere . E l’ edonismo non ? impeto bestiale , bens? ? dottrina che implica ragione e discernimento , per cui il saggio ” antepone i danni minori ai maggiori e i beni pi? grandi ai pi? piccoli ” . In questo senso il piacere prende il nome meglio appropriato di utile ed estende l’ azione dell’ individuo dalla sfera particolare della sua sensibilit? a quella pi? vasta del consorzio civile : l’ utilit? infatti costituisce i governi , informa le leggi , detta le pene . La stessa vita celeste ? , come ? chiamata nella Scrittura , ” paradisium voluptatis ” : la speranza in un al di l? , invece di troncare , completa , rendendolo eterno , il nostro piacere e ci d? nuova forza per sopportare le molestie dell’ esistenza terrena . E perch? mai la dottrina cristiana insisterebbe sulla reintegrazione dei corpi , nel giorno finale , se non per darci una maggiore capacit? di godimento . L’ immaginosa rappresentazione dell’ altra vita si chiude con una evocazione di convivii e di trionfi , che ricordano , assai da vicino , quelli della gaudente societ? italiana del ‘400 : epilogo inatteso e del tutto estraneo al ” sermon prisco ” degli epicurei , il cui tetro pessimismo non lascia nessuna traccia nell’ originale imitazione del Valla . Particolarmente interessante e famoso ? l’ elogio dei piaceri effettuato dal Valla , soprattutto quello del vino , riservato esclusivamente agli uomini ed estraneo agli animali ; Valla avrebbe voluto anche elogiare il riso come massimo piacere , ma non lo fece perch? consapevole che ad esso si accompagna il pianto , che tuttavia , agli occhi del Valla , ? sfogo del dolore e quindi dono riservato all’ uomo , proprio come la parola , la capacit? di riflettere e di aver coscienza di s? . Il vino , poi , non ? un piacere idoneo solo a una certa fascia d’ et? , come la maggior parte dei piaceri , che sono riservati ai giovani , ma esso ? sommamente caro a tutti , senza differenza di sesso o di et? , anzi pi? si ? anziani e pi? lo si apprezza . Valla arriva addirittura a parlare a tu per tu con il vino , che chiama ” padre dell’ allegria , maestro dei grandi , compagno nella felicit? , sollievo nell’ avversit? , preside dei convivi , capo e direttore delle nozze , arbitro di pace , padre del dolcissimo sonno , ristoratore delle forze negli stanchi corpi … ” e in molti altri modi , con animo pervaso da estasi . ()
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Materia: Letteratura Italiana
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Il pensiero leopardiano Gli studiosi hanno distinto tre fasi del pessimismo leopardiano: una fase di “pessimismo storico” (avvertibile nell’opera “Discorso di un italiano sulla poesia romantica” del 1818), una di “pessimismo psicologico” (nei “Piccoli Idilli”) e una di “pessimismo cosmico” (in alcune “Operette morali” e nei Canti pisano-recanatesi ovvero Grandi Idilli). Anche se per comodit? si ? deciso di suddividere il pessimismo leopardiano in tre modelli, occorre precisare che questi tre modelli sono tutti presenti nel pensiero del poeta e si susseguono in ciclo e senza ordine preciso, spesso sovrapponendosi, anche se in alcune opere pu? emergere uno o l’altro modello. I1 “Pessimismo Storico” si basa sulla “Teoria delle Illusioni”. Indagando sulla causa dell’infelicit? umana, il Leopardi segue la spiegazione di Rousseau, e afferma, con la sua “Teoria delle Illusioni”, che gli uomini furono felici soltanto nell’et? primitiva, quando vivevano a stretto contatto con la natura, ma poi essi vollero uscire da questa beata ignoranza e innocenza istintiva e, servendosi della ragione, si misero alla ricerca del vero. Le scoperte della ragione furono catastrofiche: essa infatti scopr? la vanit? delle illusioni, che la natura, come una madre benigna e pia, aveva ispirato agli uomini; scopr? le leggi meccaniche che regolano la vita dell’universo; scopr? il male, il dolore, l’infelicit?, l’angoscia esistenziale. La storia degli uomini quindi, dice il Leopardi, non ? progresso, ma decadenza da uno stato di inconscia felicit? naturale, ad uno stato di consapevole dolore, scoperto dalla ragione. Ci? che ? avvenuto nella storia dell’umanit?, si ripete immancabilmente, per una specie di miracolo, nella storia di ciascun individuo. Dall’et? dell’inconscia felicit?, quale ? quella dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza, allorch? tutto sorride intorno e il mondo ? pieno di incanto e di promesse, si passa all’et? della ragione, all’et? dell’arido vero, del dolore consapevole e irrimediabile . La ragione ? colpevole della nostra infelicit?, in contrasto con la natura madre provvida, benigna e pia, che cerca di coprire col velo dei sogni, delle fantasie e delle illusioni le tristi verit? del nostro essere. I1 “Pessimismo Psicologico”. si basa sulla “Teoria del Piacere” Partendo dalla riflessione sull’infelicit?, elabora la “Teoria del Piacere” che diventa il cardine del suo pensiero: secondo questa teoria, “l’amor proprio” porta l’individuo ad una richiesta di piacere infinito per intensit? e per estensione; poich? questa richiesta non potr? mai essere soddisfatta interamente, l’individuo, anche nel momento di maggior piacere, continuer? a sentire l’assillo del desiderio non colmato. Questo assillo ? di per s? patimento, sicch? l’individuo, anche quando non soffre di mali materiali, ? in stato di sofferenza per la sua stessa richiesta inappagata. Questo tipo di pessimismo ? ben pi? radicale del primo, perch? l’infelicit? non ? un dato occasionale, ma ormai ? una costante della condizione umana. II “Pessimismo Cosmico” si basa sulla “Teoria del Patimento”. Un ulteriore aggiustamento della concezione di natura si ebbe quando il poeta spost? la sua attenzione dal tema del Piacere, che non si pu? avere, a quello della Sofferenza che non si pu? evitare. Anche se l’individuo potesse raggiungere il piacere, il bilancio della sua esistenza sarebbe comunque negativo, per la quantit? dei mali reali (infortuni, malattie, invecchiamento, morte) con cui la natura, dopo averlo prodotto, tende a eliminarlo per dar luogo ad altri individui in una lunga vicenda di produzione e distruzione, destinata a perpetuare l’esistenza e non a rendere felice il singolo. In altri momenti il Leopardi approfondisce la sua meditazione sul problema del dolore e conclude scoprendo che la causa di esso ? proprio la natura, perch? ? proprio essa che ha creato l’uomo con un profondo desid ()
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Materia: Letteratura Italiana
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Pensiero leopardiano Nell’ambito dei poeti italiani sembra doveroso dover menzionare Leopardi. Gli studiosi hanno distinto tre aspetti del pessimismo leopardiano: quello personale, storico e cosmico, o della “doglia mondiale”. Tuttavia.non dobbiamo pensare che i tre aspetti rappresentano tre diversi momenti del pessimismo leopardiano. Essi indicano soltanto alcuni atteggiamenti del pensiero leopardiano che si alternano e spesso si contraddicono, sia nelle pagine di prosa che nei canti. Il pessimismo personale ? il primo aspetto del pessimismo leopardiano. Esso sorge quando il poeta ? ancora un adolescente, e gi? si sente escluso dalla gioia di vivere ,che vede invece riflessa negli altri. A determinare questo sentimento concorrono diverse cause, innanzitutto la critica situazione familiare (la madre, la marchesa Adela de Antici, non riesce a creare intorno ai figli un’atmosfera calda di premure e di affetti. Il padre, il conte Monaldo, convinto fautore dell’ancien regime, viene in contrasto con il figlio Giacomo che invece si apre alle nuove idee democratiche) e poi la sensibilit? del suo animo che insieme con le sofferenze fisiche determinate da sette anni di studio matto e disperatissimo contribuisce a peggiorare la condizione del giovane Leopardi. Il poeta allarga, poi la sua meditazione e si accorge che la felicit? degli altri ? solo apparente, che la vita umana non ha uno scopo perch? gli uomini sono tutti condannati all’infelicit?. La storia degli uomini non ? quindi un progresso, ma una decadenza da uno stato di inconscia felicit? naturale ad uno stato di consapevole dolore. Questo secondo aspetto ? definito pessimismo storico, perch? scoperto progressivamente nel corso della storia. Infine il Leopardi approfondisce la sua meditazione sul problema del dolore e conclude che la causa di esso ? proprio la natura. Cos? di fronte alla natura, egli assume un, duplice atteggiamento: la ama per i suoi aspetti di bellezza e armonia; la odia perch? la considera una matrigna crudele ed indifferente- ai dolori degli uomini. Perci? tutti gli esseri sono indistintamente infelici, gli uomini come gli animali. “…dentro cov?le o cuna ? funesto a chi nasce d? natale…(nella conclusione del Canto di un pastore errante dell’Asia). Effetto del pessimismo cosmico ? la noia il taedium vitae la stanchezza del vivere, che nello zibaldone il Leopardi definisce il “pi? nobile dei sentimenti”, perch? rappresenta l’insoddisfazione propria degli uomini grandi, a cui l’universo intero non basta, perch? il loro spirito sente ispirazioni sempre irrealizzabili, pi? grandi dell’uomo stesso. Espressioni significative sono le Operette Morali. Si tratta di una raccolta d? ventiquattro prose quasi tutte composte nel 1824. La maggior parte di esse sono dialogate, le altre sono in forma estesa. Gli argomenti sono vari e riguardano la condizione di miseria e di dolore dell’uomo, la concezione meccanicistica e il perenne processo di trasformazione della materia. Sul piano morale, esse hanno un intento didascalico. Il Leopardi le intitol? operette morali proprio per insegnare agli uomini: a non”illudersi della grandezza del genere umano, a considerare coraggiosamente la loro condizione di debolezza, a sopportare dignitosamente il dolore. Nonostante il suo pessimismo infatti il Leopardi sent? sempre il dovere di farsi apostolo di verit? ed educatore degli uomini, erede, in questa sua missione, della funzione educativa che l’illuminismo settecentesco e il Romanticismo assegnavano alla letteratura. Possiamo dunque dedurre che il pessimismo leopardiano non si propone di diffondere apatia e disperazione, bens? ti attacca pi? saldamente alla vita e ti fa amare di essa ci? che vi ? di grande. Questo ci induce a fare riferimento al saggio De Sanctis “Schopenhauer e Leopardi” in cui il critico evidenzia le differenze tra i due. Il pessimismo di Schopenhauer ? assoluto,,astratto, nel senso che scaturisce da un puro ragionamento, sen ()
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Materia: Filosofia
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Il pensiero Giovanni Pico della Mirandola inizia propriamente i suoi studi filosofici nelle università di Bologna, Ferrara e Padova . Qui egli si convince della validità della tradizione scolastica e della sua conciliabilità con gli orientamenti filosofici successivi . Ciò lo conduce al dissenso nei confronti di alcune tendenze artificiosamente esasperate della filologia umanistica . E’ il caso della polemica con Ermolao Barbaro ( 1453-1493 ) , duramente critico verso i filosofi della tarda Scolastica a causa del loro linguaggio astrusamente tecnico , che rappresenta una degenerazione del latino classico . All’ umanista veneto Pico ribatte che al di là della forma , la quale sola pare interessare ad Ermolao , occorre guardare ai contenuti del discorso filosofico , che valgono indipendentemente dall’ espressione letteraria e non sono attaccabili dalla critica filologica : Pico scrive un’ epistola all’ amico-avversario Ermolao per rivendicare la nobiltà della ricerca filosofica : la contrapposizione tra retorica e filosofia é contrapposizione tra ” lingua ” e ” cuore ” ; Pico immagina che siano quegli stessi filosofi ritenuti barbari da molti umanisti a parlare in propria difesa . L’ idea della conciliabilità e della continuità tra i diversi orientamenti di pensiero matura ulteriormente in Pico dopo il periodo di studi a Parigi . Nasce così l’ intento di realizzare una concordia filosofica , all’ interno della quale ciascuna tradizione speculativa può essere considerata come depositaria di una parte di verità . Il grande progetto culturale di Pico avrebbe dovuto concretizzarsi in una sorta di ” congresso ” nel quale intellettuali di ogni formazione e provenienza si sarebbero confrontati in un dibattito su 900 tesi ( cioè brevi proposizioni riassuntive ) che egli stesso aveva catalogato desumendole dalle filosofie di cui era a conoscenza . Il progetto non ebbe realizzazione pratica , poichè alcune proposizioni , sulle quali gravavano forti sospetti di eresia , imponevano maggiori cautele . Pico comunque sviluppò autonomamente gli argomenti proposti nelle 900 tesi , ma i risultati di questo lavoro videro la luce soltanto nelle ” Conclusiones ” apparse dopo la morte del loro autore . Durante la vita di Pico , il quale finì poi per stabilirsi definitivamente a Firenze dove si mantenne in stretto contatto con l’ ambiente ficiniano dell’ Accademia platonica , fu invece pubblicata l’ Orazione sulla dignità dell’ uomo , che avrebbe dovuto fungere da introduzione al dibattito progettato . Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell’ uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita ; ma dell’ Orazione parleremo in seguito . Del resto , il progetto di sintesi filosofica di Pico della Mirandola vuol essere un’ esaltazione della potenza intellettuale umana , considerata nel dispiegarsi delle sue manifestazioni storiche . Mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l’ avanzamento culturale dell’ umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze , non si contraddicono , ma si integrano l’ una con l’ altra . Su questo fondamento , che nulla toglie al valore della rivelazione , si realizza la pace filosofica alla quale l’ umanità deve aspirare . Sempre nella prospettiva della capacità dell’ uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo . Nel pensiero rinascimentale , com ()
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Materia: Filosofia
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Il pensiero filosofico L’ antiepicureo Cicerone fu filosofo che compose molti libri , scritti in gran parte nell’ arco di due anni , tra il 46 e il 44 a.C. , quando la vittoria di Cesare lo costrinse a tenersi lontano dalla vita politica e la morte della figlia Tullia lo spinse a cercare nella filosofia una medicina dell’ animo . Cicerone era stato uno dei protagonisti delle convulse lotte politiche della prima met? del primo secolo a.C. ; nel momento in cui venne costretto a un ozio forzato , egli scrisse di filosofia , ma anche allora per lui la politica rimase la dimensione fondamentale della vita . Infatti , una delle ragioni della sua condanna dell’ epicureismo ? anche l’ apoliticit? di questa scuola . I contenuti degli scritti filosofici di Cicerone non sono radicalmente nuovi rispetto a quelli elaborati dalla tradizione filosofica greca ; egli , infatti , condivide con buona parte degli uomini colti del suo tempo l’ idea che le alternative filosofiche fondamentali siano gi? date . Il problema non ? dunque quello di trovare nuove filosofie o nuove basi teoriche , in base alle quali organizzare la propria vita , la tradizione filosofica ha gi? provvisto a costruire queste basi . Si tratta soltanto di saggiarle e renderle operanti , oltre che preliminarmente accessibili ad un pubblico di lingua latina . Di qui l’ importante lavoro linguistico compiuto da Cicerone , al quale la tradizione filosofica occidentale deve l’ introduzione di termini come moralis , qualitas , notio e cos? via . Lo strumento letterario di cui Cicerone si avvale nella sua opera di diffusione della filosofia greca non ? la poesia , ma il dialogo . Esso gli consente di esporre argomentazioni opposte , pro e contro una determinata tesi . Cos? avviene per i problemi gnoseologici negli Accademici , che ci sono giunti incompleti , per i problemi fisicoteologici in Sulla natura degli dei , Sulla Divinazione , Sul fato , e , per quelli etici , nelle Dispute tusculane e Sui termini estremi dei beni e dei mali . Il modello ? dato dalla pratica giudiziaria , nella quale le parti contendenti si affrontano davanti ai giudici . Il pubblico a cui Cicerone si rivolge ? il giudice che deve pronunciare il verdetto , dopo aver ascoltato le argomentazioni pro e contro presentate dai protagonisti del dialogo . Si tratta della tecnica di discussione tipica dell’ Accademia scettica , da Arcesilao a Carneade , che anche Cicerone fa propria , in quanto gli appare pi? consona ad un atteggiamento libero . Le altre scuola filosofiche , soprattutto la stoica e l’ epicurea , chiedono ai loro adepti un asservimento totale nei confronti del patrimonio dottrinale della scuola ; la filosofia dell’ Accademia , invece , lascia liberi , secondo Cicerone , di formulare il giudizio dopo aver ascoltato le parti contendenti . Solo al confronto tra tesi opposte si pu? sperare di ricavare qualcosa che sia almeno vicino al vero , ossia il probabile , ci? che pu? essere saggiato e approvato . Sullo sfondo di queste tesi si staglia la figura del romano di ceto elevato , che non pu? asservirsi ai dettati di una scuola n? praticare la filosofia come un’ attivit? professionale in competizione con dei rivali . All’ autorit? della scuola , Cicerone oppone il giudizio libero , corroborato dalla tradizione romana e dai valori impliciti in essa : i filosofi greci in contrasto tra loro trovano cos? i veri arbitri in Roma , in filosofi liberi dai vincoli di scuola . Diversa appare l’ impostazione degli scritti ciceroniani Sulla repubblica e Sul ()
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Materia: Filosofia
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Pensiero politico Se i primi tre quarti del Tractatus riguardano problemi religiosi o di esegesi biblica , gli ultimi cinque capitoli sono dedicati all’ esposizione del pensiero giuridico-politico di Spinoza . La concezione Spinoziana del diritto e dello Stato si inserisce in una cornice schiettamente giusnaturalistica , la quale presenta notevoli punti di convergenza con il pensiero di Hobbes , del quale Spinoza conosceva senz’ altro il De cive e , forse , la traduzione olandese del Leviatano . Anche Spinoza parte dall’ ipotesi di uno stato di natura che preceda la societ? civile . In questa condizione il diritto di ciascuno ? eguale al suo potere , cio? alla forza di cui dispone per affermare il proprio essere : il pi? forte predomina sul pi? debole . Infatti , il potere del singolo non ? che la stessa potenza della natura , della quale egli ? espressione particolare . Lo stato di natura ? quindi una condizione di insicurezza e di pericolo , dal momento che ciascuno ? esposto alla possibilit? di avere meno forza , meno potere , e quindi meno diritto naturale , di un altro . La ragione , che indica agli uomini il loro vero bene , cio? la loro vera utilit? , li induce pertanto a istituire un patto sociale , con il quale il diritto-potere di ciascuno viene limitato in modo da garantire a tutti la sicurezza della propria persona : si cede parte del proprio potere personale a favore di un’ istanza superiore ; ma il popolo che rinuncia a parte del proprio potere come singolo lo riacquisisce poi come collettivit? ; in questo sta la differenza rispetto ad Hobbes , secondo il quale il popolo rinuncia al proprio potere individuale per darlo ad una persona singola , il sovrano . E’ quindi lo stesso impulso all’ autoconservazione , lo sforzo di perseverare nel proprio essere, che l’ uomo condivide con tutti gli esseri naturali a produrre in maniera necessaria , il passaggio dallo stato di natura a quello civile . In due punti il pensiero politico di Spinoza si differenzia tuttavia da quello di Hobbes , prefigurandone esiti del tutto diversi . In primo liogo , Spinoza non ritiene che nel patto i singoli rinuncino al loro diritto naturale , ma al contrario che essi attuino semplicemente , attraverso la sua limitazione , le condizioni necessarie per conservarlo . Per questo , per quanto riguarda la quantit? di diritto detenuto dal singolo , la condizione civile per Spinoza deve somigliare il pi? possibile a quella naturale . Se nello stato di natura gli uomini erano eguali , eguali dovranno essere anche nello stato civile . Ci? induce Spinoza a preferire la democrazia alle altre forme di governo ( mentre Hobbes difendeva la superiorit? della monarchia ) : tuttavia anche per lui il potere sovrano , quantunque democratico , deve necessariamente essere assoluto . In secondo luogo , Spinoza ritiene che tra i diritti naturali cui l’ uomo non pu? rinunciare nel passaggio allo stato civile si debba annoverare la libert? di pensiero e di espressione , troppo spesso negata agli uomini . Nessun governo pu? quindi restringere questa facolt? , purch? essa si limiti all’ analisi razionale e abbia quindi , di per s? , un valore esclusivamente teorico . La libert? di pensiero non pu? infatti tradursi in un diritto di resistenza che comporti un’ attivit? politica pratica , poich? ci? minerebbe alle fondamenta la sicurezza dello Stato . Sar? compito dei governanti prendere in considerazione le libere analisi dei sudditi e tradurle , in caso di un loro accoglimento , in realt? politica . Sia a causa della situazione storica in cui vive , sia per via dei presupposti concettuali del suo pensiero , Spinoza rimane sospeso tra l’ aspirazione a una condizione politica che superi le angustie dell’ autoritarismo ( com’ era stato tratteggiato ()
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Materia: Filosofia
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Il pensiero politico e filosofico Machiavelli non ? un puro teorico , inteso a costruire freddamente una teoria politica per cos? dire ” in laboratorio ” : le sue concezioni scaturiscono dal rapporto diretto con la realt? storica , in cui egli ? impegnato in prima persona grazie agli incarichi che ricopre nella Repubblica fiorentina , e mirano a loro volta ad incidere in quella realt? , modificandola secondo determinate prospettive . Il suo pensiero si presenta cos? come una stretta fusione di teoria e prassi : la teoria nasce dalla prassi e tende a risolversi in essa . Alla base di tutta la riflessione di Machiavelli vi ? la coscienza lucida e sofferta della crisi che l’ Italia contemporanea sta attraversando : una crisi politica , in quanto l’ Italia non presenta quei solidi organismi statali unitari che caratterizzano le maggiori potenze europee e appare frammentata in una serie di Stati regionali e cittadini deboli e instabili ; crisi militare , in quanto si fonda ancora su milizie mercenarie e compagnie di ventura , anzich? su eserciti ” cittadini ” , che soli possono garantire la fedelt? , l’ ubbidienza , la seriet? di impegno ; ma anche crisi morale , perch? sono scomparsi , o comunque si sono molto affievoliti , tutti quei valori che danno fondamento saldo ad un vivere civile , e che per Machiavelli sono rappresentati esemplarmente dall’ antica Roma , l’ amore per la patria , il senso civico , lo spirito di sacrificio e lo slancio eroico , l’ orgoglio e il senso dell’ onore , e sono stati sostituiti da un atteggiamento scettico e rinunciatario , che induce ad abbandonarsi fatalisticamente al capriccio mutevole della fortuna , senza reagire e senza lottare . Perci? , come hanno dimostrato le guerre che si sono succedute dopo la calata dei Francesi nel 1494 , gli Stati italiani sono prossimi a perdere la loro indipendenza politica e a divenire satelliti delle potenze europee che si stanno disputando il territorio della penisola . Per Machiavelli l’ unica via d’ uscita da una cos? straordinaria ” gravit? de’ tempi ” ? un principe dalla straordinaria ” virt? ” , capace di organizzare le energie che potenzialmente ancora sussistono nelle genti italiane e di costtruire una compagine statale abbastanza forte da contrastare le mire espansionistiche degli Stati vicini . A questo obiettivo storicamente concreto ? indirizzata tutta le teorizzazione politica di Machiavelli , la quale perci? si riempie del calore passionale e dello slancio di chi partecipa con fervore ad un momento decisivo della storia del proprio paese . Ignorare queste radici pratiche immediate del pensiero machiavelliano porterebbe a travisarne completamente il senso . Tuttavia quel pensiero non resta limitato a quel campo cos? contingente , poich? altrimenti non avrebbe la forza di sollecitare ancora tanto interesse : partendo da quella situazione particolare , cercando di dare una risposta immediata ed efficace a quei problemi di traumatica urgenza , Machiavelli elabora una teoria che aspira ad avere una portata universale , a fondarsi su leggi valide in tutti i tempi e tutti i luoghi . Le radici pratiche immediate danno al suo pensiero quel calore , quella passione che lo rendono affascinante e che conferiscono alle sue opere uno straordinario valore letterario , ma poi la sua speculazione assume anche la fisionomia di una vera teoria scientifica . Concordemente Machiavelli ? stato definito come il fondatore della moderna scienza politica : innanzitutto egli determina nettamente il campo di questa scienza , distinguendolo da quello di altre discipline che si occupano ugualmente dell’ agire dell’ uomo , come l’ etica . Machiavelli , poi , rivendica vigorosamente l’ autonomia del campo dell’ azione politica : essa possiede delle proprie leggi specifiche , e l’ agire degli uomini di Stato va studiato e valutato in base a tali leggi : occorre cio? , nell’ analisi dell’ operato di un principe , valutare esclusivamente se esso ha saputo raggiungere i fini ()
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Il pensiero Indubbiamente Antonio Gramsci ? la figura pi? importante del marxismo italiano. Nato ad Ales (Oristano) nel 1891, grazie ad una borsa di studio si pot? iscrivere, nel 1911, alla facolt? di lettere all’universit? di Torino, ma verso la fine del 1913 ader? al Partito Socialista e abbandon? gli studi per dedicarsi attivamente alla politica. Contrario alla linea riformista, saluta con entusiasmo la rivoluzione russa, da lui interpretata, specialmente in un articolo pubblicato sull’ Avanti! del 24/12/1917 e intitolato La rivoluzione contro il ‘Capitale’ , come la dimostrazione che l’iniziativa rivoluzionaria pu? avere successo anche saltando fasi (come quella dello sviluppo capitalistico, pressoch? assente in un Paese arretrato come la Russia) previste invece come necessarie dalle interpretazioni gradualistiche del processo storico. Nel 1919 fond? il settimanale ‘L’ordine nuovo’ e appoggi? la costituzione dei consigli di fabbrica a Torino. Nel settembre 1920 ebbe luogo l’occupazione delle fabbriche e la lotta si estese in tutta la Penisola, mentre il Governo Giolitti manteneva una posizione neutrale. A Livorno, nel 1921, Gramsci partecip? al Congresso socialista, contribuendo alla scissione che diede luogo al Partito Comunista; nominato rappresentante del Partito Comunista presso la Terza internazionale risiedette per due anni a Mosca. Eletto deputato nel 1924, rientr? in Italia e fond? il quotidiano ‘l’Unit?’ , ma nel 1926 fu arrestato (nonostante godesse dell’immunit? parlamentare) dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a 20 anni di carcere. Qui la sua salute and? peggiorando fino a portarlo alla morte, avvenuta nel 1937, in una clinica di Roma, poco dopo essere stato amnistiato. Nel 1929, in carcere a Turi, aveva iniziato la stesura di appunti e analisi che sarebbero stati pubblicati in 6 volumi dopo la guerra, fra il 1948 e il 1951, con il titolo Quaderni del carcere . Problema di Gramsci ? quello di individuare le condizioni di possibilit? per la transizione al comunismo nella specificit? della situazione italiana. Egli ne scorse la via in un’alleanza tra gli operai del nord e i contadini del sud e, al tempo stesso, nella conquista di un’ egemonia sulla societ? civile, come preparazione alla conquista del potere, un’egemonia da attuare anche nei libri di storia, cercando di indurre gli studenti ad abbracciare il comunismo. La supremazia di una classe all’interno della societ? si manifesta, infatti, attraverso la forza e attraverso la direzione intellettuale e morale. Il momento della forza appartiene alla societ? politica, mentre quello del consenso appartiene alla societ? civile; gli intellettuali sono quelli che hanno il compito di ottenere il consenso, mentre la classe politica ? costituita da quelli che si servono della forza per raggiungere quel che non ? ottenibile con il consenso. Quest’ultima ha, dunque, bisogno di intellettuali al suo servizio, anche se questi pretendono o si illudono di essere indipendenti. Negli Stati moderni sta ai partiti, che Gramsci paragona al principe di Machiavelli, l’organizzazione, all’interno della societ? civile, delle forze necessarie per conquistare lo Stato, ma a tale scopo occorre prima ottenere l’egemonia nella societ? civile: di qui l’importanza degli intellettuali organici alla classe, di cui il partito rappresenta la punta avanzata. Gramsci ritiene che gi? Lenin avesse elaborato la teoria dell’egemonia, rivalutando ‘ il fronte della vita culturale ‘, cio? l’importanza del momento sovrastrutturale. L’egemonia politico-culturale, all’interno di una societ?, ? conseguente alla formazione di quello che Gramsci, mutuando l’espressione da Sorel, definisce blocco storico : in esso le forze materiali sono il contenuto, mentre le ideologie sono la forma; grazie alle ideologie le forze materiali possono essere comprese nella loro specificit? storica, mentre senza forze materiali le ideologie sarebbero solo vuote astrazioni. L’elemento popolare, infatti, ’sente’, ma ()
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