Materia: Filosofia
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La scienza nuova In seguito alla lettura di Ugo Grozio - che ? cronologicamente l’ ultimo dei suoi quattro “autori” - Vico concentra i propri interessi su quello che egli chiama il “mondo civile” : l’ambito dei costumi , del diritto e della politica , considerati nella concretezza delle loro realizzazioni e trasformazioni , cio? nell’ elemento della storia . La storia ? infatti , la scienza nuova che d? il titolo al capolavoro vichiano, il cui assunto fondamentale consiste nell’ estendere ad essa il principio del verum ipsum factum , che nei lavori precedenti era primariamente applicato alla matematica : a differenza del mondo naturale , che ? creato da Dio e da Dio soltanto pu? essere pienamente conosciuto , il “mondo civile” ? opera dell’ uomo e pu? essere oggetto di un vero e proprio sapere scientifico . In questo modo Vico interrompeva una lunga tradizione - che proveniva da Aristotele , ma era stata recentemente confermata da Cartesio e dal cosiddetto “pirronismo (cio? scetticismo ) storico” - secondo la quale della storia non si d? scienza . Nello stesso tempo egli anticipava quell’ interesse per i princ?pi e il significato generali dello sviluppo storico che sarebbe stato alla base delle numerose “filosofie della storia” (come si disse poi) germinate , a partire dalla met? del Settecento , sul terreno dell’ illuminismo e del romanticismo . La scienza storica ? resa possibile dal concorso di due discipline , le quali riflettono la duplicit? del suo scopo . In primo luogo , la storia deve accertare i fatti , distinguendo criticamente ci? che ? veramente accaduto da ci? che ? privo di fondamento . In ci? soccorre la filologia , intesa da Vico in senso molto lato come l’ insieme delle discipline aventi una funzione documentaria mediante l’ analisi critica delle testimonianze del passato : la filologia ? la scienza del certo . In secondo luogo , la storia deve comprendere le ragioni e le cause dei fatti gi? filologicamente accertati . Perci? essa ha bisogno della filosofia , che ? la scienza del vero , delle cause che possono spiegare gli avvenimenti . Affinch? la storia raggiunga il suo scopo , il certo e il vero devono convergere mediante una stretta collaborazione tra filologia e filosofia ; e gli insufficienti risultati conseguiti nel passato della storia come scienza sono imputati da Vico al fatto che i filosofi non accertarono le loro ragioni con l’ autorit? de’ filologi , cos? come i filologi non curarono d’ avverare le loro autorit? con le ragioni dei filosofi ( Degnit? X ) . Lungi dal limitarsi ad accertare filologicamente i fatti , la storia deve “inverare” filosoficamente il certo , spiegandone la natura . In che cosa quest’ ultima consista ? detto chiaramente nella Degnit? XIV : Natura di cose altro non ? che nascimento di esse in certi tempi con certe guise , le quali sempre sono tali , indi tali e non altre nascon le cose . Per conoscere la natura delle cose occorre dunque conoscere la loro genesi , i modi e le forme ( le “guise” ) in cui sono nate , la causa che le ha prodotte . E poich? , come si ? visto , il “mondo civile” ? fatto di uomini , per conoscere e spiegare i fatti storici occorre fare riferimento al modo in cui essi sono nati nella mente degli uomini , prima ancora che nella concretezza della realt? . La storia si configura dunque come una metafisica della mente umana , un’ analisi dello sviluppo dell’ attivit? spirituale dell’ uomo , inteso sia come singolo sia come specie . Il primo compito di chi coltiva la “scienza nuova” ? dunque quello di ricostruire una lingua che preceda la formazione di tutti i linguaggi storici , una lingua mentale comune a tutte le nazioni , sulla base della quale si pu? comporre un vocabolario mentale comune a tutte le lingue articolate diverse , morte e viventi (Degnit? XXII) . Questa sintassi e questo lessico mentali costituiscono la struttura fondame ()
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