Il mondo dei computer

Materia: Scienze
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Il mondo dei computer Faggin nel 1982 fonda la Cygnet Technology, un azienda d’avanguardia mondiale, di cui ? presidente. L’impegno degli ultimi anni ? stato lo sviluppo dei sistemi integrati di comunicazione e computing. Il Communication Cosystem, che permette di usare il personal computer non solo per computing, ma per telecomunicazioni sia telefoniche che per dati e programmi, ? un computer di estrema complessit?, ma che si presenter? a noi utilizzatori come strumento di grande semplicit? d’uso. E’ il microcomputer delle telecomunicazioni di cui tanto si parla in questi ultimi tempi. Cio? lo strumento e la tecnologia del futuro prossimo; alla Cygnet gi? realt?. Arrivati quasi ai limiti fisici dei transistori MOs, Faggin ? anche impegnatissimo negli studi del computer intelligente e riconfigurabile, il computer neuronale, il computer quantico ancora pi? rivoluzionario, che si baser? sugli strani e tuttora incomprensibili principi della meccanica quantistica. (”? gi? dimostrato che ? gi? possibile crearlo” afferma Faggin). E la realizzazione di un computer che opera su “quibits” bit di informazione che sono simultaneamente sia uno che zero un paradosso nella logica tradizionale basato sulle propriet? ondulatorie di atomi e molecole. Strutture molecolari che possono essere specificate da molecole di DNA; si potrannorealizzare dunque macchine che sono riproducibili biologicamente. Da questa tecnologia potrebbe emergere una nuova microelettronica basata sulle propriet? quantiche di molecole organiche, anzich? utilizzare le propriet? fisiche del silicio. ()
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Leibniz: l’armonia e il mondo

Materia: Filosofia
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L’ armonia e il mondo La monade ? una prospettiva sull’ universo che si accorda con le prospettive costituenti tutte le altre monadi . In altre parole , ciascuna percezione di una qualsivoglia monade ? armonizzata non solo con le percezioni che la precedono e la seguono nella stessa monade , ma anche con le percezioni di tutte le altre monadi , cosicch? tra le sostanze pu? sussistere un rapporto di strettissima interdipendenza senza che esse esercitino alcuna influenza causale reciproca . Ci? presuppone la dottrina dell’ armonia prestabilita , per esporre la quale Leibniz si serve dell’ esempio di due orologi che camminano esattamente nello stesso modo , cos? da indicare sempre la stessa ora . Qualche anno prima di Leibniz ? curioso notare come gi? Francesco Bacone si fosse servito dell’ esempio dei due orologi per dimostrare che il peso deriva da una forza di attrazione esercitata dalla Terra . Tornando a Leibniz , la coincidenza tra i due orologi pu? essere spiegata in tre modi diversi , che , al di l? dell’ esempio addotto , alludono alle tre maniere in cui si pu? giustificare la relazione di corrispondenza tra sostanze distinte . Il primo modo ? quello di immaginare che i due orologi siano connessi in maniera tale da influenzarsi a vicenda : analogamente la tradizionale concezione della causalit? esterna spiega le relazioni reciproche tra le cose . La seconda spiegazione presuppone un abile orologiaio che interviene continuamente sugli orologi per metterli al passo : fuori di metafora , questa ? la proposta dell’ occasionalismo di Geulincx e Malebranche , per i quali l’ accordo tra sostanze diverse ( in questo caso il pensiero e l’ estensione cartesiani ) ? imputabile al costante e perpetuo intervento straordinario di Dio , che per Leibniz non ? altro che l’ abile orologiaio della metafora . Il terzo caso si d? supponendo che entrambi gli orologi siano cos? precisi che, avendo ricevuto la stessa carica, essi debbano semplicemente seguire gli impulsi che gia contengono in se stessi per indicare entrambi la stessa ora:al medesimo principio obbedisce la dottrina dell’armonia prestabilita ,secondo la quale all’atto della creazione del mondo Dio ha dato a ciascuna monade una legge di sviluppo che si armonizza con quella di tutte le altre , in modo tale che ogni cosa scaturisca dal suo proprio fondo con una perfetta spontaneit? rispetto a se stessa e nondimeno in conformit? perfetta con tutte le cose esterne . Alla dottrina dell’armonia prestabilita e’ strettamente connessa quella secondo cui Dio ha creato il migliore dei mondi possibili : Dalla perfezione suprema di Dio segue che egli, producendo l’universo, ha scelto il miglior piano possibile, in cui c’? la pi? grande variet? unita al massimo ordine; in cui il terreno, il luogo, il tempo, sono i meglio preparati, il maggior effetto ? ottenuto con i mezzi pi? semplici e le creature hanno la massima potenza, conoscenza, felicit? e bont? che l’universo poteva conseguire. Infatti, poich? tutti i possibili pretendono all’esistenza nell’intelletto di Dio, il risultato di tutte queste pretese dev’essere il pi? perfetto mondo attuale che sia possibile. Senza di ci? non si potrebbe rendere ragione di perch? le cose sono andate cos? e non altrimenti . (Princ?pi della natura e della grazia, 10). Ora, siccome nelle idee divine ci sono infiniti universi possibili e di essi non ne pu? esistere che uno, occorre che ci sia una ragione sufficiente della scelta di Dio, la quale lo determini verso l’uno piuttosto che verso l’altro. E questa ragione non pu? che trovarsi nella convenienza, nei gradi di perfezione che quei mondi contengono, poich? ogni possibile ha il diritto di pretendere all’esistenza in ragione della perfezione che implica. E proprio questa ? la causa dell’esistenza del migliore di essi, che dio conosce tramite la saggezza, sceglie in virt? de ()
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LA FAME NEL MONDO

Materia: Temi e saggi
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LA FAME NEL MONDO La fame di parte della popolazione mondiale è un problema che sempre si è riscontrato durante la storia, ma nell’epoca moderna più che mai: oggi, infatti, si sente sempre più spesso parlare di miseria e di fame nel mondo. Questa è una questione che riguarda quei paesi che non sono ancora abbastanza evoluti tanto da sfamare l’intera popolazione; varie cause sono: scarsità di proventi dello stato, che non può finanziare opere che potrebbero migliorare la situazione; oppressione delle regioni arretrate da parte dei paesi più progrediti; perfino la mentalità della popolazione stessa può influire sul mancato apporto di nutrimento. Un esempio di questo caso è l’India, o altri paesi dell’Asia sud-orientale, in cui le famiglie povere, essendo abituate alla raccolta degli alimenti coltivati, generano più figli come forza-lavoro, e lo stato, nonostante abbia entrate a sufficienza, non riesce a garantire una buona nutrizione all’intera popolazione, che continua ad aumentare. Molte regioni africane o sudamericane, invece, soffrono dell’oppressione di aziende multinazionali che sfruttano le risorse del luogo approfittando, ad esempio, della povertà dello stato e non sostengono gli abitanti dalla miseria che esse stesse provocano. Questa condizione causa a molte persone sofferenze e umiliazioni; prendiamo come esempio tutti quegli stranieri che emigrano nel nostro paese e che spesso vediamo in giro per le strade a chiedere l’elemosina, a vendere oggetti o a fare qualche servizio in cambio anche solo di un piccolo ricavo. Certamente per loro non deve essere né piacevole né onorevole, quindi penso che, se davvero non ne avessero bisogno, non lo farebbero. Purtroppo questo loro agire provoca loro una degradazione sul piano culturale: molte volte si prendono in giro queste persone che non sempre hanno colpa; capita perfino che vangano accusati di atti vandalici o addirittura criminali, soltanto perché si trovano in questa misera condizione. Questa situazione si viene a creare quando queste persone si trovano in stati più sviluppati del loro di origine, dove cioè la condizione di denutrizione e di miseria non è conosciuta (o, almeno, non completamente). Ma allora perché vi è questa emigrazione di massa verso paesi in cui si sa che verranno trattati in questo modo? Sarebbe normale supporre che trovandosi nella regione natia, dove questa situazione è nota, questi soggetti vengano aiutati e sostenuti anche da forze statali; in alcuni casi questo avviene, anche se con lentezza e difficoltà, mentre in altri vi è una persino una condanna civile per questi individui: vengono trattati come se non possedessero gli stessi diritti delle altre persone e non vengono considerati nelle opinioni pubbliche, nelle quali anzi dovrebbero essere più ascoltati. Così si dà inizio a quei movimenti migratori verso posti in cui vi è più disponibilità e più possibilità di trovare lavoro e di sfamarsi, pur dovendo continuamente subire ingiustizie o oppressioni da parte della popolazione del luogo. Si stanno facendo molti sforzi per migliorare questo stato di cose, anche con l’aiuto dei paesi più progrediti, che stanziano finanziamenti a favore delle regioni più povere; ma ciò non basta per compensare i danni provocati dalle aziende multinazionali o dalla mentalità stessa delle persone che vivono negli stati interessati: le imprese dovrebbero cessare questa loro attività di sfruttamento, molto spesso incontrollato, delle risorse che appartengono ad una regione che ne ha più bisogno, per dargli la possibilità di riprendersi economicamente; mentre i governi dei paesi in cui il problema della nutrizione insufficiente e quello della miseria sono dovuti ad un aumento continuo della popolazione dovrebbero adottare una politica di controllo delle nascite. Il problema della fame e della miseria non porta solo alla sofferenza e condanne di tipo culturale, morale o civile, a lungo andare potrebbe comportare rischi ancora più grandi: ()
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Wittgenstein: il linguaggio e il mondo

Materia: Filosofia
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Il linguaggio e il mondo Il Tractatus comincia con l’asserzione che il mondo ? la totalit? di tutto ci? che accade, ossia dei fatti. I suoi costituenti sono elementi semplici e indefinibili, detti oggetti , le cui combinazioni possibili sono quelle che Wittgenstein definisce stati di cose ( in tedesco Sachverhalte ): un fatto, a sua volta, non ? altro che il sussistere di uno stato di cose. Le connessioni tra questi elementi semplici sono determinate dalla forma logica degli oggetti, i quali restano costanti e fissi, ma si presentano solo nella loro connessione entro stati di cose. Come non ? possibile pensare un oggetto semplice se non in connessioni possibili con altri oggetti, cos? i nomi hanno senso solo entro una proposizione . Le proposizioni per Wittgenstein non avrebbero senso se non avessero una forma generale identica a quella degli altri stati di cose, cio? se in esse non si mostrasse questa stessa forma, dove ‘forma’ indica una possibilit? di struttura, cio? di combinazione tra gli oggetti. Ogni proposizione ha, pertanto, un senso chiaro e definito, che consiste nella sua relazione col mondo. Wittgenstein illustra questo punto dicendo che le proposizioni raffigurano stati di cose, cio? combinazioni possibili tra gli oggetti che costituiscono il mondo. Questa raffigurazione non va scambiata per una relazione di somiglianza o riproduzione totale dei particolari: quel che essa esibisce ? l’identit? di forma tra quel che raffigura e quel che ? raffigurato, come avviene nei modelli o nei plastici, dove la cosa importante, pi? che la fedelt? ai minimi particolari, ? il rispetto delle relazioni tra le parti dell’originale. Una proposizione per? non comunica la sua forma tramite nomi o proposizioni, perch? in tal caso si andrebbe all’infinito: la proposizione invece esibisce tale forma, cio? fa vedere, tramite la combinazione e disposizione dei suoi elementi, che le cose stanno in quei termini. Proposizione elementare o atomica ? l’unit? minima fornita di senso, mentre i suoi costituenti isolati non lo sono: a essa corrisponde uno stato di cose elementare. Comprendere una proposizione significa sapere come stanno le cose, quando essa ? vera o falsa. D’altronde uno stato di cose ? una possibilit? realizzata, cio? un fatto, quando la proposizione che lo raffigura ? vera. In questo senso, si pu? affermare che i fatti sono ci? che rende una proposizione vera o falsa: vera se corrisponde ad essi, falsa se non corrisponde. Per appurare la verit? o falsit? di una proposizione bisogna dunque confrontarla con i fatti: tale procedura ? detta da Wittgenstein di verificazione . Le proposizioni molecolari o complesse sono funzioni di verit? delle proposizioni elementari (atomiche), cio? sono costruite a partire da queste tramite operazioni logiche. Queste operazioni sono realizzate con le costanti logiche , le quali connettono le proposizioni elementari in funzione dei loro valori di verit?, dando luogo a proposizioni complesse, la cui verit? dipende dal valore delle proposizioni componenti. Cos?, ad esempio, anzich? la congiunzione tra due proposizioni elementari ‘ P e Q ‘ si pu? scrivere la tavola dei suoi valori di verit?, costruita in base ai valori di verit? delle proposizioni componenti. Da essa risulta che la congiunzione, cio? la proposizione complessa, ? vera solo se sono vere ambo le proposizioni elementari. E la stessa cosa la si pu? fare per l’implicazione ‘ se P, allora Q ‘ o per la disgiunzione ‘ P o Q ‘ , che ? falsa solo se ambo le proposizioni elementari sono false, come si pu? evincere dai seguenti esempi, dove V sta per ‘vero’ e F per ‘falso’. Le costanti logiche non raffigurano stati di fatto, sono prive di contenuto oggettivo. Cos? la costante ‘non’ non si riferisce ad un oggetto, ma ? solamente uno strumento che fa parte dell’armamentario di simboli con cui raffiguriamo il modello e indica solo che ? stata eseguita l’operazione logica del negare. Le connessioni tra proposizioni, ottenute con le costanti logich ()
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Husserl: l’io e il mondo della vita

Materia: Filosofia
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L’io e il mondo della vita Husserl sapeva bene che la sua esigenza di un nuovo, radicale inizio e di una nuova, radicale fondazione della conoscenza presentava analogie con il programma perseguito tre secoli addietro da Cartesio. Proprio su questo punto Husserl ritorna nelle Meditazioni cartesiane : Cartesio ha inaugurato una filosofia di specie nuova, il passaggio dall’oggettivit? ovvia e spontanea al soggettivismo trascendentale, e su questa linea si colloca pure la fenomenologia. Anche oggi infatti ? andato perduto, a parere di Husserl, il senso dell’unit? della scienza a causa della carenza di chiarezza sui princ?pi di essa e i filosofi non collaborano pi? in vista di questo fine, cosicch? bisogna rievocare in vita il radicalismo di Cartesio. La scienza ? in cerca di verit? valide per tutti, ma non pu? pretendere ad alcuna validit? definitiva se manca l’ evidenza assolutamente certa, scevra di ogni dubbio, del suo fondamento. Questa non ? ricercabile nel mondo quale appare all’esperienza comune e alle stesse scienze naturali, perch?, come aveva dimostrato Cartesio, quel mondo potrebbe essere solo un sogno o una serie di immagini virtuali inviate al nostro cervello da un genio maligno. Mettendo il mondo tra parentesi, per?, io raggiungo non un puro nulla, ma me stesso come io puro o coscienza pura, in cui e per cui l’intero mondo oggettivo ? per me. Infatti io possiedo, in quanto io, un mondo continuativo che ? ‘per me’ ed io stesso sono dato a me stesso in un’esperienza evidente. Il tempo , come coesistenza e successione dei momenti di vita, ? la forma universale che sta alla base di ogni genesi dell’io. Affiora qui l’evidenza apodittica dell’io sono, erroneamente trasformato da Cartesio in una sostanza pensante: si tratta invece dell’ io o ego trascendentale , che ? indisgiungibile dalle sue esperienze vissute, ? il polo identico dei momenti di vita della coscienza e l’universo delle possibili forme che essi possono assumere. Questa ? l’evidenza originaria: e Husserl dice che ‘ non ha senso voler cogliere l’universo dell’essere vero come qualcosa che stia al di fuori dell’universo della cosa possibile ‘ . Il mondo e le cose assumono un significato e un senso solo attraverso l’io, cosicch? si pu? affermare che la soggettivit? trascendentale ? ‘ l’universo della possibilit? di senso ‘ . La fenomenologia, avendo il suo fondamento nell’evidenza dell’io trascendentale, ? definita da Husserl come idealismo trascendentale , differente dall’idealismo psicologico alla Berkeley , ma anche da quello kantiano, il quale persevera nel mantenere un mondo di cose in s? come concetto limite. A differenza dell’idealismo tradizionale, quello trascendentale non nega l’esistenza del mondo, ma ha come unico fine il chiarimento del senso di questo mondo . Su questa base, Husserl pu? asserire che la filosofia pu? solo rivelare il senso del mondo, non mutarlo. Il rischio del primato accordato all’io pu? consistere in una forma di solipsismo, che rinchiuda il soggetto in se stesso e lo renda irraggiungibile agli altri e incapace di accedere lui ad essi. Sempre nelle Meditazioni cartesiane Husserl si prende la briga di mostrare che l’ intersoggettivit? ? costitutiva della soggettivit? trascendentale; per il pensatore ebreo, infatti, io originariamente ho esperienza del mondo come intersoggettivo, cio? come ‘ un mondo che ? per tutti ed i cui oggetti sono disponibili a tutti ‘. Entro questa sfera comune io tento di delimitare la sfera specifica di quel che ? ‘mio proprio’, ma questo presuppone il concetto di ‘altro’. In questo modo, si dirada l’apparenza di solipsismo, pur continuando a valere il principoio secondo cui tutto quel che ? per me, compresi gli altri soggetti, possono attingere il loro senso esclusivamente dalla mia sfera di coscienza. Le filosofie della vita, e anche filosofi che facevano proprio il metodo fenomenologico (Scheler ed Heidegger), biasimavano Husserl per un eccesso di intellettualismo, per un’insistenza unilaterale sul ()
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Il Mondo nel Secondo DopoGuerra

Materia: Storia
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Il Mondo nel Secondo DopoGuerra: dai 2 Blocchi alla Guerra Fredda La fine della seconda guerra mondiale apriva per l’Europa ed il mondo intero anni bui conseguenti al luttuoso bilancio bellico. I sistemi economici erano fortemente provati, le risorse alimentari scarseggiavano, gli apparati industriali mostravano di essere stati gravemente colpiti. Era necessario dare inizio alla ricostruzione e porre le basi di nuovi ordinamenti politici. Già prima della fine del conflitto, i rappresentanti delle maggiori potenze alleate si erano incontrati dapprima a Teheran nel 1943, a Yalta nel febbraio 1945 ed a Postdam nel luglio del 1945 per delineare i futuri assetti geopolitici del mondo. Nella Conferenza di Parigi, svoltasi tra il luglio e l’ottobre del 1946, si decisero le sorti dei Paesi ex alleati della Germania nazista, fra cui l’Italia, che fu privata delle isole del Dodecanneso, restituite alla Grecia, di una parte della Venezia Giulia, passata alla Yugoslavia, della sovranità sull’Albania e sulle colonie africane. Nella Conferenza di Mosca, che si tenne nel marzo-aprile 1947, la Germania fu disgregata in 4 zone, poste sotto il controllo delle potenze vincitrici, che poi si trasformarono in 2 veri e propri Stati indipendenti, uno parte integrante del BLOCCO OCCIDENTALE, l’altro nella zona di influenza dell’Unione Sovietica. Il Giappone, lasciato territorialmente integro, fu invece privato di ogni possedimento coloniale e del diritto di ricostituire un proprio esercito. In realtà, il dato più significativo di tutte le trattative fu la «spartizione» del mondo da parte dei 2 Stati che durante il conflitto si erano affermati come le due potenze egemoni: gli USA e l’URSS. Tra questi due BLOCCHI contrapposti e separati da due diverse concezioni della società e dello Stato si avviò un’aspra contesa (la cosiddetta «GUERRA FREDDA») alimentata dalla corsa alla supremazia per il controllo politico dell’intero pianeta. Infatti, già nel 1947, il presidente americano Harry Truman dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero ostacolato l’avanzata del comunismo, cosa che prese forma anche in aiuti a governi messi in difficoltà da movimenti rivoluzionari. Appare chiaro che sulla scena mondiale andavano sempre più delineandosi due aree contrapposte: ad OVEST i Paesi capitalisti, ad EST quelli socialisti. Nel settembre del 1947 fu fondato il COMINFORM (centro di informazione e coordinamento dei partiti comunisti); a loro volta gli USA diedero vita ad una nuova alleanza militare che si diede come strumento d’intervento la NATO. Negli Stati Uniti la pressione delle correnti politiche più conservatrici, dette MACCARTISTE dal nome del senatore Joseph Mac Carthy, portò ad una campagna intimidatoria nei confronti degli esponenti dei movimenti di sinistra. Nel blocco comunista Stalin estendeva i modelli di sviluppo politico ed economico ai Paesi satelliti sovietici. Solo la Yugoslavia riuscì a sottrarsi al controllo del COMINFORM, dando vita ad un proprio modello di società socialista. ()
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Mondo ellenico e mondo ebraico

Materia: Storia
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Mondo ellenico e mondo ebraico L’incontro con la cultura greca fu per l’Ebraismo un momento transitorio, ma estremamente gravido di conseguenze. La Diaspora e l’impresa di Alessandro magno favorirono gli scambi culturali fra i greci e gli Ebrei, che si erano trasferiti sempre pi? numerosi dalla Palestina nei grandi centri ellenistici. Soprattutto Alessandria D’Egitto ospit? una ricca e influente comunit? una ricca ed influente comunit? ebraica che, pur mantenendosi fedele alla religione dei padri, aveva tuttavia pienamente assimilato la lingua e i costumi greci, al punto da non essere pi? in grado di utilizzare, per il culto privato e pubblico, i testi sacri nell’originale. Si impose dunque la necessit? di tradurre la Bibbia in greco; ed ? probabile che i pi? antichi saggi di quest’operazione risalgono alla met? del secolo III a.C.. Verso la fine del secolo successivo va datata la cos? detta Lettera di Aristea a Filocrate, scritta per garantire la fedelt? della traduzione. L’autore, mascherandosi dietro il nome di Aristea, narra come il sovrano, desideroso di possedere nella Biblioteca di Alessandria un esemplare greco della Bibbia, avesse incaricato di quest’opera settantadue dotti, che compirono l’immane lavoro in settantadue giorni. A lavoro concluso si scopr? che tutti avevano redatto un medesimo testo, che fu letto alla comunit? ebraica e poi consegnato al re. In seguito a questo racconto leggendario la Bibbia greca ? tuttora nota come la Bibbia dei Settanta. In realt? il lavoro di traduzione del testo biblico occup? almeno un secolo, e documenta il minore rigorismo della comunit? della Diaspora rispetto agli Ebrei della Palestina. Il testo dei Settanta accoglie infatti scritti non compresi nel canone ebraico, e altri composti direttamente in greco. La destinazione pratica della Bibbia dei Settanta si riflette nella sua lingua, che ? la koin? non letteraria propagata in tutti i paesi soggetti all’influenza culturale greca, come dimostra la sua sostanziale coincidenza con i papiri e le iscrizioni di uso pubblico e privato risalenti alla medesima epoca. Questo tessuto di base ingloba d’altro canto espressioni che risultavano intraducibili, e per le quali si ricorse a un adattamento approssimativo del greco all’originale dettato ebraico. Ci? non toglie che nell’insieme la versione dei Settanta risulti limpida e scorrevole, ed a volte non priva di eleganza. Negli estratti giunti a noi del Trattato sugli Ebrei di Alessandro Poliistore, vissuto tra la fine del II e i primi decenni del I secolo a.C., si trovano frammenti della tragedia Esodo del poeta ebraico Ezechiele, sicuramente databile tra III e II secolo a.C., in quanto utilizza la traduzione dei Settanta e poich? anteriore a Poliistore. I 269 trimetri giambici tramandati permettono di ricostruire le linee generali di questo singolare tentativo di adattare a un genere letterario tipicamente greco il racconto della Bibbia. Ezechiele seguiva la traccia della vita di Mos?, a partire dalla sua infanzia fino all’arrivo del popolo ebraico all’oasi di Elim, dopo la miracolosa attraversata del Mar Rosso. Comunque Ezechiele si richiama soprattutto ad Euripide, da cui deriva l’espediente del prologo espositivo e la tecnica del racconto del nunzio, che riferisce il miracoloso attraversamento del Mar Rosso; e numerosi appaiono i riecheggiamenti euripidei a livello stilistico. Me al di l? delle consonanze con il teatro classico, la tragedia dell’Esodo ? un documento che testimonia le drammatiche vicende del popolo ebraico. Si deve a Filone di Alessandria, detto anche Filone Giudeo, il pi? notevole tentativo di giungere ad un sincretismo fra la cultura greca e quella ebraica, fondendo motivi attinti al pensiero filosofico della Grecia ed elementi che appartenevano alla teologia dell’Ebraismo. Nel 39 d.C. egli fu designato alla guida di un’ambasceria dalla comunit? ebraica presso l’imperatore Caligola, per far cessare i soprusi del governatore Avillio Flacco ai danni deg ()
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Tesina sul rapporto tra mondo greco e romantico

Materia: Tesine
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Piccolo Mondo Antico

Materia: Schede Libri
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“Piccolo Mondo Antico” di Antonio Fogazzaro Nasce il 25 marzo del 1842 in una famiglia della ricca e cattolica borghesia vicentina. Viene educato da diversi religiosi e al liceo ha come insegnante e poeta Giacomo Zanella, poi professore di letteratura italiana all’Universit? di Padova. Durante le vacanze ? spesso a Oria in Valsolda, sul versante orientale del lago di Lugano, nella casa dei nonni materni. Inizia a studiare legge a Padova ma termina a Torino, dove la famiglia si trasferisce in attesa della liberazione del Veneto. Nel 1866 si sposa con la contessa Margherita Lampertico di Valmarana, dalla quale avr? tre figli. Nel 1869 si ristabilisce definitivamente a Vicenza e si dedica con continuit? all’attivit? letteraria. Dopo un periodo di crisi religiosa, ritorna alla fede con grande entusiasmo. Aderisce al movimento cattolico del “modernismo” contrastato dalla Chiesa. Nel 1896 ? nominato senatore, anche se non svolger? mai nessuna attivit? politica. Muore a Vicenza il 7 marzo del 1911, pochi mesi dopo l’uscita del suo ultimo romanzo. ? Esord? con la novella in versi Miranda(1874), cui segu? la raccolta di liriche Valsolda (1876): in entrambi i testi ? evidente l’intenzione di reagire al verismo, delineando immagini vaporose e inafferrabili, sullo sfondo di una natura animata da mistiche presenze. ? cos? aperta la strada a Malombra (1881), il romanzo pi? “decadente” e pi? tipico di Fogazzaro, imperniato sul conflitto tra spirito e sensi, che assume nell’allucinante vicenda di una reincarnazione il tono morboso e nevrotico di tanta narrativa scapigliata. Il romanzo successivo Daniele Cortis (1885), che racconta l’improbabile vicenda di un adulterio spirituale, mostra la spiccata preferenza di Fogazzaro per i drammi intimi di personaggi eccezionali appartenenti alle classi alte della societ?: si spiega cos? il suo successo, particolarmente presso il pubblico femminile di estrazione piccolo-borghese, alla ricerca di evasione dalla modesta realt? quotidiana. Dopo la raccolta Fedele e altri racconti (1887), a mezzo tra influenze romantiche e suggestioni veristiche, apparve Il mistero del poeta (1888), in cui l’ispirazione tardo-romantica trabocca in un lirismo languido, sullo sfondo di una natura nordica tenebrosa ed enigmatica. Il recupero del realismo si verifica con Piccolo mondo antico (1895), i cui personaggi minori si salvano dal baratro dell’inquietudine rifugiandosi in una vita calma e sonnolenta, scandita da occupazioni semplici, celebrate ritualmente, mentre i protagonisti, nel contatto con la gente umile, acquistano credibilit? umana e il loro stesso conflitto ideale si colloca armoniosamente sullo sfondo stilizzato e solenne del Risorgimento. Questo felice equilibrio viene meno con Piccolo mondo moderno (1901), dove l’interesse “decadente” per i personaggi minori torna a distinguersi, come in Malombra, da quello veristico per il piccolo mondo provinciale, mentre la fede del protagonista vacilla, incrinata per la prima volta dal dubbio. Nel 1899 scrisse Ascensioni umane dove aveva cercato di risolvere il conflitto tra fede e scienza reinterpretato come conflitto tra uomo inferiore e uomo dotato di una sensibilit? raffinata e aristocratica. Anacronistico appare il tentativo, compiuta da Fogazzaro nei suoi ultimi romanzi -Il santo,1906, Leila,1910-, di applicare l’ideologia cattolica liberale del primo Ottocento riverniciata con l’etichetta modernista, a una realt? profondamente diversa: e il fallimento di tale tentativo spiega a sufficienza il declino che l’opera di Fogazzaro ha registrato nel favore del pubblico e della critica, ad eccezione del suo romanzo maggiore. Tipologia testuale: Romanzo di analisi. Narratore: Il narratore corrisponde probabilmente all’autore, Antonio Fogazzaro. Egli ? un narratore esterno alle vicende ed ? a conoscenza di tutti i fatti, pu? essere dunque definit ()
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Il mondo ebbe paura

Materia: Tesine
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Il mondo ebbe paura

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Cartesio: il mondo fisico

Materia: Filosofia
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Il mondo fisico Alla materia corporea Cartesio attribuisce due tipologie di qualit? . Alcune sono ad essa oggettivamente inerenti , come ad esempio la figura , il movimento , la grandezza , la quiete , la durata ; altre sono percepite esclusivamente dai sensi umani , per esempio i colori , gli odori , i suoni e i sapori . Queste qualit? tuttavia sono riconducibili al solo attributo dell’ estensione in lunghezza , larghezza e profondit? . La riduzione della sostanza corporea all’ estensione comporta l’ unit? della materia , cio? l’ unit? tra il corpo umano e il mondo naturale da un lato e tra la materia sublunare e la sostanza celeste dall’ altro : gi? Giordano Bruno , negando ogni forma di dualismo , aveva sostenuto l’ unit? della materia e l’ uguaglianza del mondo sublunare e di quello celeste ; poi Galileo col cannocchiale aveva osservato che effettivamente il mondo sublunare ? come il nostro : aveva infatti scorto montagne sulla luna ; anche Brahe , osservando che alcune stelle diventano luminosissime e poi muoiono , era arrivato alla conclusione che anche il mondo celeste ? corruttibile come il nostro e non ? immortale ed eterno perch? fatto di etere , come aveva sostenuto Aristotele . Sull’ onda di questo sostenere l’ unit? della materia e di contrapporsi alla fisica aristotelica si colloca Cartesio : la molteplicit? di aspetti sotto cui si presenta la sostanza estesa dipende unicamente dalla sua suddivisione in parti e dal movimento che interviene tra di esse . Non esistono infatti spazi vuoti all’ interno della materia , cosicch? tutte le parti della sostanza estesa sono a contatto reciproco e interagiscono le una con le altre : ci? che sembra vuoto ? in realt? riempito di materia fluida : classico esempio di materia fluida ? l’ aria . Ogni fenomeno naturale pu? quindi essere spiegato tramite un rigido meccanicismo , tipico di tutto il 1600 . Cartesio stesso sottolinea l’ affinit? della sua fisica con il pensiero di Democrito , pur non mancando le differenze : secondo Democrito le particelle sono atomi indivisibili e si muovono nel vuoto : per Cartesio , invece , l’ estensione comporta sempre la divisibilit? . In questo quadro meccanicistico l’ azione di Dio ? limitata a due generi di interventi : 1 ) l’ iniziale creazione della sostanza estesa , ossia della materia , e il conferimento ad essa del movimento ; 2 ) la provvidenza ordinaria con cui egli conserva in essere la materia e mantiene costante la quantit? di moto in essa impresso . Cos? , escluso ogni intervento straordinario e provvidenziale di Dio ( per esempio i miracoli ) dall’ immutabilit? stessa della volont? divina , viene garantita l’ invariabilit? delle tre leggi che presiedono alla redistribuzione del movimento all’ interno della materia , rimanendo costante la sua quantit? complessiva . La prima di esse ? la legge di INERZIA , gi? embrionalmente formulata da Galileo , secondo la quale ogni parte della materia conserva il proprio stato finch? non ? urtata dalle altre . La seconda formula appunto il principio della CONSERVAZIONE DEL MOVIMENTO , per cui la quantit? di moto che un corpo comunica a un altro urtandolo ? uguale a quella che perde . La terza prescrive che ogni corpo tende a muoversi in LINEA RETTA . In base a questi princ?pi Cartesio delinea , in termini puramente meccanicistico-causali , la formulazione dell’ universo mediante il passaggio dal caos originario all’ ordine cosmico . Le particelle in cui si divide la materia originaria ruotano sia intorno al proprio centro , sia le une attorno alle a ()
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