Il disarmo mondiale l’unica speranza di pace

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Il disarmo mondiale è l’unica speranza di pace nel mondo” (tema svolto da tre alunni) 1 Come tutti sappiamo il principale problema che affligge la nostra civiltà è la guerra. Già dall’antichità gli uomini si sono fatti strada nell’evoluzione uccidendosi a vicenda. Con la caduta del nazismo e la fondazione della nato tutti quanti pensavamo di essere entrati in una nuova era, un’era nella quale l’uomo potesse iniziare a rendersi conto che la guerra porta solo dolore. Ma dagli ultimi avvenimenti l’uomo evidentemente spinto dalla sete di potere non si è ancora accorto cosa porta la guerra. I potenti del mondo non hanno ancora capito che continuare a spararsi a vicenda non porterà mai alla pace ma solo ad altra guerra. Secondo me i problemi che affliggono il mondo vanno risolti con le parole non con le bombe. Evidentemente ai signori della guerra non interessa parlare ma solo sparare senza tener conto che nella maggior parte delle volte sparano contro degli innocenti, infatti nella guerra chi paga di più sono gli innocenti, soprattutto i bambini che crescono in un mondo in cui esiste solo la violenza. Dobbiamo solo sperare che chi vuole la guerra si renda conto che sparandosi a vicenda non si otterrà mai la pace tanto desiderata da qualcuno e tanto odiata da qualcun’altro. 2 In questi giorni su tutti i quotidiani abbiamo letto dell’omicidio di un ragazzo diciannovenne,che è stato ammazzato da un coetaneo al termine di un litigio banale, iniziato per uno sguardo a una ragazza,o forse un sorriso: un approccio assolutamente normale,comune tra ragazzi adolescenti. Ma la tragedia poteva essere evitata se l’assalitore non estraeva un arma; precisamente un coltello a serramanico. La tragedia inizia proprio dall’uso indiscriminato,e dal possedere armi dalla più piccole alle più grandi,da un semplice coltello da cucina alle armi belliche,e usarle in ogni luogo e per ogni cosa. Potrà essere semplicistica, banale, questa mia teoria, ma dobbiamo avere un impegno costante nel sostenere la pace,il disarmo e la smilitarizzazione se desideriamo”sopravvivere”. Negli ultimi anni è aumentato il numero dei paesi che dispongono di un arsenale nucleare,ciò deve essere considerato un pericolo concreto per tutti,in particolare per quei paesi 69 politicamente instabili o situati in zone di forte tensione. “Educare alla pace” non è solo una frase pronunciata dal Papa o dall’ONU,ma deve essere la convinzione profonda di ogni persona,anche perché è irrazionale pensare di portare equilibrio,ordine,con delle armi che provocano solo morte:esempio attuale l’intervento degli USA nell’Iraq Le continue e sanguinose rappresaglie,con morti violente da una parte e dall’altra, hanno rafforzato la necessità di mettere in primo piano non gli interessi personali o politici,o più in generale quelli economici,ma il destino della popolazione irachena,che vede nei soldati di ogni schieramento solo degli usurpatori,dei sanguinari,dei violenti in quando si sentono costantemente in pericolo . Sono stati firmati trattati,accordi internazionali contro il disarmo nucleare e l’uso catastrofico delle armi chimiche,ma si è cercato ancora con” altre guerre” di distruggere o annientare Saddam. Non esiste alcun scopo o giustificazione che permetta l’uso delle armi, la pace non può essere oggetto di discussione solo in un ambito politico,o limitata alle controversie internazionali,il problema emerge in tutta la sua drammaticità nella violenza gratuita e banale di ogni persona che aggredisce un’altra con un coltello. Discutere sulle armi, sul costo degli armamenti,sul dolore e sulle morti di centinaia di persone giovani e vecchi deve essere un obbiettivo anche della scuola,e della famiglia. Da subito l’obbiettivo di tutti è non tenere armi. 3 Come ben sapete il nostro pianeta è in costante rapporto con centinaia di guerre; dagli studi risulta che nel XX secolo non vi è stato nemmeno un giorno senza guerre. Le guerre causano milioni ()
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Umts: uno standard mondiale

Materia: Scienze
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Umts: uno standard mondiale Il nuovo sistema di comunicazioni mobili viene comunemente definito di terza generazione (3^G). Introdotto nel 1992 nel corso della World Administrative Radio Conference (WARC), il sistema aspira ad ottenere quello status che puo` farne un linguaggio condiviso su vaste scale: la standardizzazione. Lo standard europeo di 3^ generazione e` l’UMTS (Universal Mobile Telecommunications System) e dal 2002, nella maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea, diventera` la via d’accesso privilegiata a diverse reti del servizio mobile di Terra e via satellite. L’UMTS rientra nella “famiglia IMT-2000″, introdotta nella WRC del 1997 che modico` la definizione del servizio FPLMTS in IMT-2000, concetto con cui si designa non un unico standard mondiale, cui ogni apparecchio avrebbe dovuto uniformarsi, bensi` un insieme di piu` standard che devono conformarsi agli elementi comuni definiti nell’ambito della UIT (Unione Internazionale delle Comunicazioni). Gli studi avviati nel ‘92 ricercavano caratteristiche che consentissero l’impiego di prestazioni del sistema indipendentemente dalla zona geografica in cui un apparecchio fosse operativo, per consentire ai terminali l’accesso alla rete a prescindere dalla loro dislocazione sul territorio. Presupposto necessario alla realizzazione di quanto detto era ed e` che i nuovi terminali siano multistandard. L’affermazione internazionale dello standard GSM ha indotto la CEPT ad avviare i passi necessari all’affermazione a livello europeo di un altro standard altrettanto comune, appunto l’Umts. Poiche’ nella sua prima fase di avvio i terminali dovranno operare su diverse bande di frequenza, questi dovranno anche essere multibanda. Alcuni organismi di standardizzazione hanno dato vita ad un progetto comune su scala mondiale con lo scopo di provvedere a rendere standard il sistema radiomobile di 3^G,. Cio` che da subito sembra chiaro e` che il nuovo sistema da standardizzare dovra` risultare dall’evoluzione architetturale della rete GSM. ()
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Olimpiadi ….. un successo sportivo mondiale

Materia: Temi e saggi
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Olimpiadi ….. un successo sportivo mondiale. Durante queste ultime due settimane si sono svolte ad Atene, dopo un secolo, le Olimpiadi, competizioni che, ogni quattro anni, interessano parecchie discipline sportive in cui gareggiano tutti gli atleti del mondo e le cui origini risalgono agli antichi greci. A gare finite posso dire di essere soddisfatto degli atleti che hanno rappresentato l’Italia e mi sento orgoglioso dell’impegno che essi hanno profuso per vincere infatti il presidente del CONI aveva previsto per noi 25 medaglie, ne abbiamo conquistate ben 32. Il simbolo più significativo dei giochi olimpici, per me, è la bandiera che raffigura cinque anelli di colore diverso intrecciati su campo bianco e simboleggianti i continenti (nero l’Africa, verde l’Oceania, giallo l’Asia, azzurro l’Europa, rosso le Americhe). Resta comunque innegabile l’emozione che mi prende proprio in fondo al cuore quando un nostro atleta vince la medaglia d’oro e, salendo sul podio, sul gradino più alto, esprime con sorrisi, pianti e grida la sua soddisfazione ed esultanza per la vittoria conquistata, quando poi suonano l’inno di Mameli mi commuovo e mi sento partecipe alla sua gioia, mi sento veramente orgoglioso di essere italiano. La medaglia più sofferta per me è stata quella assegnata a Yuri Chechi che ha dimostrato che anche a una certa età, soffrendo, ma tenendo duro ed allenandosi costantemente, si può arrivare a livelli mondiali ed ambire ad importanti risultati: lo sport è passione, gioia, amicizia un insieme di buoni sentimenti che non dovrebbero essere guastati dal denaro, invidie, ritorsioni. Ho seguito con particolare attenzione gli incontri di pallacanestro perché è lo sport che preferisco e pratico e quindi potevo capire le strategie, gli schemi e le tattiche di gioco, contestare gli eventuali errori arbitrali e godere appieno delle vittorie. Questa nazionale, formata da atleti semisconosciuti ai più, ci ha regalato una medaglia d’argento contro ogni pronostico, ha gareggiato con il cuore mettendo il massimo dell’impegno in ogni incontro; mi sarebbe proprio piaciuto poter stringere la mano a questi grandi giocatori. Ho ammirato anche il nuoto, i tuffi, le gare di atletica e comunque credo che ogni competizione sia una sfida, si nota l’impegno che gli atleti spendono, si mettono in gioco ed il vincitore non è solo colui che arriva primo, ma anche chi supera i propri limiti per raggiungere lo scopo prefisso, chi si migliora, chi crede. Questo non conta solo per le Olimpiadi, sfide a livello più alto, ma anche per gare europee o regionali, per una partita a calcio con gli amici, ed in genere vale anche per la vita. Pure la cornice esterna delle Olimpiadi è molto simpatica sullo schermo scorgi, in secondo piano, una marea colorata di persone, tutte allegre, che incitano e sostengono calorosamente i propri beniamini, ma anche gli altri atleti come se fossero in una grande festa, felici di partecipare ed essere presenti in uno stadio che contiene …….. il mondo. E’ questo il vero spirito sportivo …. L’importante è partecipare in tutti i sensi. Ho sentito, al telegiornale, parlare di un grosso problema che affligge il mondo dello sport: alcuni atleti olimpici sono stati squalificati perché si “doppavano”. Penso che dopparsi oltre che essere pericoloso per il fisico, non è corretto né leale: ci sono atleti cha hanno lavorato sodo per guadagnarsi un’ambita medaglia ed il loro sogno viene infranto da “una pastiglia” che il concorrente, senza scrupoli, si beve per potenziare il suo rendimento. E’ una vergogna! Credo sia molto più soddisfatto del suo lavoro uno sportivo che, anche se bocciato nelle eliminatorie, può sinceramente dirsi “fin qui ci sono arrivato con le mie forze, proverò a far di meglio la prossima volta, mi allenerò ancora”, che un atleta “doppato” che vince la medaglia d’oro. Egli, anche se sfugge ai controlli, saprà che non se la merita e di aver ingannato prima di tutto sé stesso, ()
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La seconda guerra mondiale

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La seconda guerra mondiale La crisi Polacca e lo scoppio della guerra Il 21 marzo ‘39 Hitler chiese l’annessione di Danzica e l’extraterritorialità del corridoio. Di lì a poco i tedeschi occuparono anche Mamel città lituana. Hitler voleva occupare tutta la Polonia e il 3 marzo Churchill espresse la sua volontà di garantire i confini polacchi invertendo la marcia alla politica dell’appeasement. Tutto sommato la Germania, nuovamente forte, rappresentava un sicuro baluardo contro l’avanzata del comunismo in Europa. Sia Chamberlain che Daladier al ritorno dalla conferenza di Monaco furono accolti dalla folla plaudente ancora all’oscuro che di lì a pochi mesi sarebbero dovuti entrare in guerra. Sull’esempio di Hitler, Mussolini occupò l’Albania proclamando Vittorio Emanuele III Re d’Italia e di Albania. Il 22 maggio ‘39 il ministro degli esteri tedesco, Ribbentrop e quello italiano, Ciano, firmarono il patto d’Acciaio col quale si impegnavano ad un aiuto militare reciproco sia in offese che in difesa. Mussolini disse però che l’Italia non sarebbe stata pronta ad un grosso conflitto di lì a tre anni. Francia ed Inghilterra per rispondere al patto d’Acciaio, cercarono di raggiungere accordi con la Russia la quale a sorpresa, firmò il patto Ribbentrop-Molotov con la Germania. Con questo patto le due potenze si impegnavano per dieci anni a non aggredirsi e prevedevano un eguale spartizione della Polonia. Stalin con il patto d’Acciaio voleva guadagnare tempo e prepararsi all’inevitabile scontro con la Germania sua antagonista ideologica. Così il 1 settembre ‘39 le truppe tedesche entravano in Polonia e Francia e Gran Bretagna il 3 settembre onorando le garanzie di protezione dichiaravano guerra alla Germania. Nuovo ordine mondiale e soluzione finale Con l’inizio del 1942 a Hitler, vedendo l’Europa quasi interamente sottomessa al suo volere, parve il momento di attuare quella Soluzione Finale del problema ebraico. Lo sfruttamento, da parte tedesca, dei territori e delle popolazioni assoggettate era già una triste realtà da tempo, quasi un atto dovuto verso quella razza Ariana superiore a tutte le altre, in particolare agli lavi e agli ebrei. Il 7 dicembre 1941 con il decreto noto come “Notte e Nebbia” Hitler ordinò che tutte le persone pericolose per la sicurezza, dovevano essere fatte sparire senza lasciare traccia. Il 20 gennaio 1942 ebbe inizio la “Soluzione Finale”, con la quale si internavano in campi di lavoro gli ebrei presenti nei territori occupati. Molti furono gli ebrei catturati e deportati nei campi di lavoro dalla GESTAPO; l’operazione dello sterminio mirava, prima ancora dell’annullamento fisico, a distruggere psicologicamente l’individuo al fine di annullarne la personalità. 1942 - 43: Una svolta nel conflitto Importante fu la confitta subita dai tedeschi a Stalingrado. Nella loro avanzata in territorio Sovietico, la gran parte delle forze tedesche era concentrata nel settore meridionale e aveva posto sotto assedio Stalingrado. La città venne conquistata a poco a poco. I sovietici però passarono alla controffensiva; con tre armate l’esercito tedesco venne accerchiato e nonostante l’ordine contrario di Hitler il comandante tedesco Von Paulus decise di arrendersi. Con Stalingrado la seconda guerra mondiale registrava una svolta decisiva. La Russia di Stalin, confortata dall’enorme prestigio acquisito, cominciava a pensare ad iniziative offensive verso i Paesi dell’Europa orientale. In Africa settentrionale l’esercito Inglese guidato da Mongomery, attaccò le truppe italo-tedesche ad El Alamein. Da quella sconfitta iniziò la ritirata delle truppe italo-tedesche che persero pure la Libia a favore di Mongomery. Contemporaneamente forze americane guidate da Eisenhower sbarcavano in Marocco appoggiati da contingenti francesi comandati da De Gaulle. In Europa i tedeschi procedevano con l’occupazione militare della Francia di Vichy. In Afr ()
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La Prima Guerra Mondiale

Materia: Storia
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La Prima Guerra Mondiale L’occasione che portò alla 1^ guerra mondiale fu l’assassinio dell’arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando e la consorte, a Sarayevo, ad opera di un gruppo di studenti, il 28 giugno 1914. Ma un intreccio di cause di natura politica, economica e culturale determinarono la guerra. Le CAUSE POLITICHE sono da ricercare: - nella tensione, irrisolta, tra Francia e Germania; - nella questione balcanica, in cui Austria e Russia avevano opposti interessi; - nella rivalità fra Germania ed Inghilterra sulle colonie; - nel sistema di alleanze che legava le potenze europee, in modo che la guerra dovesse essere generale. Fra le CAUSE ECONOMICHE si deve considerare: - la perdita del ruolo di prima potenza dell’Inghilterra; - la spietata concorrenza nei Paesi europei per difendere le proprie economie; - la fine della conquista coloniale; - la corsa agli armamenti divenuta un grande affare economico che saldava gli interessi dell’industria pesante con il militarismo ed il nazionalismo. Per ciò che concerne le CAUSE CULTURALI all’idea di patria si andava associando un insieme di elementi reazionari, di razzismo, di aggressività imperialistica, di istinto di potenza. Pertanto anche le ideologie ed i fenomeni culturali diffusi costituirono una delle ragioni dello scoppio del conflitto. All’inizio delle operazioni militari la strategia tedesca, che avrebbe voluto una «GUERRA LAMPO», si scontrò con la capacità di resistenza degli eserciti dell’Intesa (Inghilterra, Francia, Russia, Giappone); la guerra divenne così «DI POSIZIONE», con milioni di soldati fronteggiantesi lungo centinaia di Km. di trincee, sul fronte occidentale e su quello orientale. A questi due si aggiunse quello marino, dove combattevano Inghilterra e Germania, per garantirsi possibilità di rifornimento di armamenti e di generi di consumo. Subito dopo la dichiarazione di guerra l’Italia fu divisa fra interventisti e neutralisti. A FAVORE della guerra erano i nazionalisti che rivendicavano terre italiane (Trento e Trieste) o parzialmente italiane (Istria e Dalmazia), gli irredentisti che rivendicavano solo Trento e Trieste in nome degli ideali risorgimentali, i socialisti riformisti ed i radicali. CONTRO la guerra furono la maggioranza degli italiani, operai e contadini, rappresentanti del partito socialista e cattolici, i liberali ed i giolittiani. L’Italia abbandonò il sistema di alleanze in cui era inserita ed il 26 aprile 1915 aderì all’Intesa, perché prevalsero le propagande dei nazionalisti e degli irredentisti che volevano la liberazione di tutto il territorio italiano; famose furono in quest’ambito le declamazioni di Gabriele D’Annunzio. Molto vicino a queste posizioni furono alcuni socialisti rivoluzionari guidati da Benito Mussolini che, espulso per questo motivo dal PSI, fondò un nuovo giornale, IL POPOLO D’ITALIA, strumento di propaganda bellicista. Così, il 24 maggio 1915, l’Italia entrò in guerra, aprendo un altro fronte: lungo i confini con l’Austria dal Carso al Trentino. I primi due anni di guerra furono caratterizzati da un sostanziale equilibrio militare fra le forze in campo; divenne un conflitto di logoramento su tutti i fronti. Questa situazione cominciò a far coagulare una decisa opposizione alla guerra, animata da gruppi di socialisti e dalla Chiesa cattolica che si pronunciarono contro «quell’inutile massacro». Il 1917 è l’anno fondamentale del conflitto. Sul piano militare si verificarono due fatti destinati a pesare notevolmente: l’ingresso degli USA in guerra e l’uscita della Russia, attraversata da una crisi che avrebbe portato alla caduta dello zarismo ed alla rivoluzione comunista. A ciò si aggiunse il rifiuto della guerra da parte dei soldati, cosa che divenne un fenomeno di massa e che produsse diserzioni ed atti di insubordinazione collettiva. Il disfattismo dei soldati andava di ()
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La seconda guerra mondiale

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La seconda guerra mondiale All’asse Roma-Berlino fece seguito, nel maggio 1939 il Patto d’Acciaio, con il quale la Germania e l’Italia si impegnavano ad aiutarsi reciprocamente nel caso che l’una o l’altra si trovasse coinvolta in una guerra. Il conflitto era ormai alle porte. Infatti Hitler, avanzando nuove rivendicazioni, si preparava ad aggredire, dopo l’Austria e la Cecoslovacchia, anche la Polonia. Per coprirsi le spalle a oriente, il dittatore tedesco strinse con l’Unione Sovietica, il 23 agosto 1939, un Patto decennale di non aggressione, firmato dai ministri degli esteri Molotov a Ribbentrop. Inviato quindi un ultimatum inaccettabile alla Polonia, senza attendere la risposta e senza dichiarazione di guerra, i Tedeschi varcarono il confine (1 settembre 1939). Due giorni dopo, apparsi inutili tutti i tentativi di mediazione, l’Inghilterra e la Francia dichiararono guerra alla Germania. L’Italia, data l’impreparazione militare e l’avversione al conflitto da parte dell’opinione pubblica, dello stesso re e dei pi? stretti collaboratori del Duce, ottenne il permesso da Hitler di tenersi in stato di non belligeranza. Le divisioni corazzate della Wehrmacht, formate da carri armati e autoblinde, gli Stukas della Luftwaffe e reparti di paracadutisti, lanciati oltre le linee nemiche, schiacciarono senza difficolt? la resistenza polacca. Intanto, il 17 settembre, le truppe sovietiche entravano in Polonia, occupando rapidamente i territori ad est di Varsavia, assegnati all’Unione Sovietica da una clausola segreta del patto firmato con i nazisti. L’Unione Sovietica estese quindi la propria influenza sull’Estonia, la Lettonia e la Lituania, occupandone i porti principali. Il 30 novembre, infine, dichiar? guerra alla Finlandia, che riusc? a resistere fino al 12 marzo 1940. Sul fronte occidentale i Francesi attendevano il nemico al riparo della Linea Maginot, una linea fortificata lungo il confine tedesco, ritenuta insuperabile. Convinto che prima o poi gli Alleati avrebbero accolto le sue offerte di pace, il F?hrer stava ad aspettare. Poi, per ridurli a pi? miti consigli, decise di dar loro una nuova dimostrazione di forza. Cos? i Tedeschi sferrarono l’attacco e invasero, ancora una volta senza dichiarazione di guerra, la Danimarca, la Norvegia e di seguito l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, calpestando la loro neutralit? e aggirando cos? la Linea Maginot. L’attacco tagli? in due le forze alleate venute in aiuto del Belgio e intrappol? in un cerchio sempre pi? stretto di ferro e di fuoco il corpo di spedizione inglese, che per? riusc? ad essere evacuato dalla spiaggia di Dunkerque. Annientata la difesa francese nella battaglia de La Somme il 14 giugno i Tedeschi entrarono a Parigi. Il 22 giugno fu firmato armistizio , in base al quale la Francia veniva divisa in due parti: quella settentrionale ed atlantica, occupata direttamente dai Tedeschi, e la restante con le colonie, amministrata dal governo collaborazionista di Vichy (dal nome della capitale provvisoria), presieduto dal maresciallo P?tain. Ma non tutti accettarono passivamente l’invasione straniera. Il generale Charles de Gaulle infatti, riparato in Inghilterra, organizz? la lotta contro i Tedeschi e lanci? un appello a tutti i Francesi rimasti in patria affinch? iniziassero la resistenza contro i nazisti in nome della Francia libera. Le travolgenti vittorie tedesche spinsero Mussolini ad abbandonare lo stato di non belligeranza e ad intervenire nel conflitto. Il 10 giugno 1940, quando la disfatta francese era ormai certa, il Duce annunci? l’entrata in guerra italiana. La sua idea era quella di partecipare ad una guerra che, considerata gi? vinta dalla Germania, avrebbe consentito all’Italia di partecipare alla spartizione del bottino di guerra. Le nostre truppe furono cos? concentrate lungo il confine francese, ma i combattimenti furono subito scongiurati dalla disfatta della Francia, costretta a firmare l’a ()
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Cronologia primo conflitto mondiale

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RIASSUNTO CRONOLOGICO 1914 28 giugno: Assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e di sua moglie a Sarajevo. 28 luglio: L’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia. 1 agosto: La Germania dichiara guerra alla Russia. 3 agosto: La Germania dichiara guerra alla Francia; invasione del Belgio. 23 agosto: Il Giappone dichiara guerra alla Germania. 31 ottobre: La Turchia entra in guerra a fianco di Germania e Austria. 26 aprile: Patto di Londra tra l’Italia e i Paesi dell’Intesa. 24 maggio: L’Italia dichiara guerra all’Austria. 1916 27 ottobre: Disfatta italiana a Caporetto; Rivoluzione d’ottobre in Russia. 27 agosto: La Romania entra in guerra a fianco dell’Intesa. 28 agosto: L’Italia dichiara guerra alla Germania. 21 novembre: Muore Francesco Giuseppe, gli succede il nipote Carlo I. 1917 2 aprile: Gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania. 1918 4 ottobre: Disfatta austriaca nella battaglia di Vittorio Veneto. Novembre: Carlo I rinuncia al trono d’Austria-Ungheria. 9 novembre: Abdicazione di Guglielmo II. 1919 18 gennaio: Si apre la Conferenza di Parigi. 28 aprile: Nasce la Società delle Nazioni. 28 giugno: Trattato di Versailles con la Germania. 10 settembre: Trattato di Saint-Germain con l’Austria. ()
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II guerra mondiale

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II guerra mondiale Caduta della Francia L’offensiva tedesca sul fronte occidentale ebbe inizio il 10 maggio 1940 e si risolse di poche settimane in un nuovo travolgente successo. A provocare la sconfitta furono soprattutto gli errori dei comandi fortificazioni difensive che costituivano la Linea Maginot: fortificazioni che fra l’altro coprivano solo la frontiera franco-tedesca lasciando scoperto il confine col Belgio e col Lussemburgo, da dove in realt? veniva la minaccia pi? seria. Infatti, come nel 1914, i tedeschi iniziarono l’attacco violando la neutralit? dei piccoli Stati confinanti. Questa volta, oltre al Belgio, furono invasi anche Olanda e Lussemburgo. Fra il 12 e il 15 maggio, dopo aver attraversato velocemente la foresta delle Ardenne (ritenuta dai francesi invalicabile dai carri armati), i reparti corazzati tedeschi sfondarono le linee nemiche nei pressi di Sedan. Le truppe tedesche dilagarono quindi in territorio francese e puntarono verso il mare, chiudendo in una sacca molti reparti francesi e belgi e l’intero corpo di spedizione inglese, appena sbarcato sul continente. Solo un momentaneo rallentamento dell’offensiva consent? al grosso delle forze britanniche, assieme a circa 100.000 fra belgi e francesi, un drammatico reimbarco nel porto di Dunkerque (29 maggio-4 giugno). Il 14 giugno i tedeschi entravano a Parigi mentre interminabili colonne di profughi si riversavano verso il Sud. Intervento Italiano Il crollo repentino della Francia valse a spazzar via le ultime esitazioni di Mussolini, deciso a non consentire che l’Italia restasse spettatrice nel conflitto. Il 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, il duce annunciava a una folla plaudente l’entrata in guerra dell’Italia “contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente”. L’offensiva sulle Alpi, sferrata il 21 giugno in condizioni di netta superiorit? numerica contro un avversario praticamente gi? sconfitto, si risolse per? in una grossa prova di inefficienza. L’armistizio subito richiesto dalla Francia e firmato il 24 giugno prevedeva solo qualche minima rettifica di confine oltre alla smilitarizzazione di una fascia di territorio francese profonda 50 chilometri. Non diversamente andarono le cose in Africa Settentrionale, dove l’attacco lanciato a settembre contro le forze inglesi in Egitto dovette arrestarsi per l’insufficienza dei mezzi corazzati. Mussolini, convinto che l’Italia dovesse combattere una sua guerra, parallela a quella tedesca, rifiut? un’offerta d’aiuto da parte della Germania, preoccupato di sottrarsi alla tutela del pi? potente alleato. Battaglia d’Inghilterra Dal giugno 1940, la Gran Bretagna era rimasta sola a combattere contro la Germania e i suoi alleati. A questo punto Hitler sarebbe stato disposto a trattare, a patto di vedersi riconosciute le sue conquiste. Ma ogni ipotesi di tregua trov? un ostacolo insuperabile nella volont? della classe dirigente e del popolo britannico di continuare la lotta. Hitler attacca la Russia Con l’attacco tedesco all’Unione Sovietica, all’inizio dell’estate 1941, la guerra entr? in una nuova fase. Un altro vastissimo fronte si apr? in Europa orientale. La Gran Bretagna non fu pi? sola a combattere. Lo scontro ideologico si semplific? e si radicalizz? col venir meno dell’anomala intesa fra nazismo e regime sovietico. Che l’URSS costituisse da sempre il principale obiettivo delle mire espansionistiche di Hitler non era un mistero per nessuno. Stalin si illuse tuttavia che Hitler non avrebbe mai aggredito la Russia prima di aver chiuso la partita con la Gran Bretagna. Cos?, quando il 22 giugno 1941 l’offensiva tedesca (denominata in codice operazione Barbarossa) scatt? su un fronte lungo 1600 chilometri, dal Baltico al Mar Nero, i russi furono colti impreparati. In due settimane le armate del Reich penetrarono in territorio sovietico per centinaia di chilometri. L’offensiva a cui prese parte anche un corp ()
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I trattati di pace dopo la prima guerra mondiale

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I trattati di pace dopo la prima guerra mondiale Alla conferenza di pace di Parigi non vennero accolti i rappresentanti delle potenze vinte a essi spettava solo l’alternativa dell’accettazione o di una ripresa delle ostilità. Per la prima volta problemi fondamentali dell’equilibrio europeo venivano discussi insieme a potenze non Europee quali Giappone e USA. La “New diplomancy” proposta da Wilson non era ben vista dalle potenze vincitrici. Tutto sommato dopo che la flotta tedesca preferì auto affondarsi piuttosto che consegnarsi ai nemici, gli Inglesi avevano raggiunto il loro scopo principale. Adesso essi cercavano di non fare punire con pesantissime sanzioni la Germania perché questa fino al 1914 era stata la loro migliore partner commerciale. Wilson si oppose alle rivendicazioni italiane preferendo appoggiare i nuovi governi tra cui quello iugoslavo. Dopo questa opposizione Orlando preferì abbandonare per alcuni giorni la conferenza. Per evitare futuri e dannosi conflitti si creò la Società delle Nazioni con sede a Ginevra che avrebbe dovuto rappresentare tutti gli stati sovrani del mondo. I paesi membri si impegnavano a non ricorrere più alla guerra per risolvere le controversie ma al giudizio della Società delle nazioni. Quest’organizzazione non aveva però i mezzi per far si che le decisioni prese venissero rispettate. Essa era in realtà molto fragile. Dalla conferenza di Parigi uscirono cinque distinti trattati: Con il TRATTATO Dl VERSAILLES la Germania doveva cedere l’Alsazia e la Lorena alla Francia. Al rinato Stato polacco dovette cedere parte della Slesia, della Posnania e della Pomerania assicurandogli in questo modo un accesso nel mar Baltico. La città di Danzica che si affacciava sul Baltico venne considerata città libera. La Germania orientale venne in questo modo separata da quella occidentale e l’impero coloniale tedesco diviso tra Inghilterra e Francia. Quando si dovette decidere a chi dare la colpa del conflitto si pensò, anche a causa delle pressioni francesi, ad accusare la Germania. In base all’articolo 231 essa era tenuta a risarcire tutti i danni procurati alla popolazione e le pensioni di guerra in una cifra che fu stabilita intorno ai 132 marchi - oro. Come garanzia del pagamento la Francia poteva occupare per 15 anni il bacino carbonifero del Saar. L’esercito tedesco venne ridotto a 100000 unità. Con il TRATTATO DI SAINT-GERMAIN e del TRIANON venivano smembrati Austria ed Ungheria a favore della Polonia, della Jugoslavia, della Romania e della Cecoslovacchia. All’Italia veniva ceduto il Trentino. Il territorio austriaco rimanente era pari a circa 1/8 di quello precedente mentre quello Ungherese uguale a circa ½. Con il TRATTATO DI NEUILLY anche la Bulgaria dopo avere ceduto la Macedonia alla Jugoslavia e la Tracia alla Grecia, ne uscì ridimensionata avendo perso pure lo sbocco sul mar Egeo. Con il TRATTATO DI SEVRES i Turchi dovevano cedere alla Grecia anche la Tracia Ottomana, dovevano smilitarizzare gli stretti perdendo il controllo anche su parte dell’Asia dopo l’indipendenza della Transgiordania, dell’Arabia e dello Yemen. I restanti territori asiatici vennero portati gradualmente da Francia e Inghilterra ad una condizione di indipendenza e autogoverno tramite i “mandati fiduciari”. Il nuovo assetto europeo era fondato su basi troppo deboli, si. erano venute a creare numerose minoranze che creavano tensioni interne. La Germania, additata come colpevole, voleva avere la sua rivincita e l’Italia aveva avuto un accrescimento territoriale inferiore a quello sperato; si parlava infatti di vittoria mutilata. Le conseguenze economiche della pace Dopo la fine della guerra si erano venuti a creare particolarismi che in futuro avrebbero potuto creare problemi. Le nuove nazioni sorte, dette cuscinetto, non avevano la capacità di vita economica autonoma né propensione ad allearsi tra di loro. Il trattamento riservato allo ()
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La I guerra mondiale

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La I guerra mondiale Cause Le cause dello scoppio della prima guerra mondiale furono diverse: il contrasto austro-russo per l’egemonia nei Balcani, la rivalit? navale anglo-tedesca, il contrasto franco-tedesco dopo la vittoria prussiana del 1870, gli irredentisti, come ad esempio per l’Italia che aspirava a Trento e a Trieste. L’occasione per lo scoppio della guerra fu dato dall’eccidio di eccidio di Sarayevo, il 28 giugno 1914, quando due serbi irredentisti uccisero l’arciduca Francesco Ferdinando, principe ereditario d’Austria. L’Austria invi? un ultimatum alla Serbia, ma le condizioni erano talmente umilianti che lo Stato serbo rifiut?. Il 28 luglio l’Austria, che sapeva di poter contare sull’aiuto della Germania, dichiar? guerra alla Serbia. La Russia si alle? con la Serbia, e la Francia corse in aiuto della Russia. In seguito, poich? la Germania aveva invaso il Belgio neutrale per giungere pi? facilmente in Francia, l’Inghilterra si vide minacciata per il predominio nel mare del Nord ed intervenne nel conflitto. Neutralita’ dell’italia L’Italia si dichiar? neutrale, dando due motivazioni: la Triplice Alleanza la impegnava ad entrare in guerra solo se Austria e Germania fossero state attaccate (invece era l’Austria che aveva dichiarato guerra ), inoltre l’Austria aveva agito all’insaputa dell’Italia. La neutralit? tuttavia non dur? a lungo. Gli Italiani, infatti, si erano divisi in due schieramenti: gli interventisti, guidati da Mussolini, Corridoni, Bissolati, ecc., i quali sostenevano che, per ottenere la liberazione di Trento e Trieste, era necessario intervenire contro l’Austria; i neutralisti, guidati da Giolitti, convinti dal fatto che, mantenendo la neutralit?, si potevano ottenere delle concessioni austriache nel Trentino. Primo anno di guerra La Germania era convinta che la guerra non sarebbe durata a lungo, invece si concluse dopo cinque anni. Dopo aver violato la neutralit? del Belgio, la Germania giunse nei pressi di Parigi. I Francesi per? con la battaglia di Marna (6-12 settembre 1914 ), riuscirono a fermare il nemico. Sul fronte orientale invece, i Tedeschi riportavano grandi vittorie contro i Russi. Nello stesso tempo entrava in guerra anche la Turchia a fianco delle potenze centrali, mentre il Giappone, alleato con l’Inghilterra, si scontrava con i Tedeschi per l’Estremo Oriente. Secondo anno di guerra Anche se il Parlamento Italiano era contrario all’entrata in guerra del Paese, dopo diverse ostilit? da parte del popolo, dovette cedere ed accord? al governo pieni poteri (24 maggio 1915 ). L’Italia per? dichiar? guerra soltanto all’Austria, non alla Germania. L’esercito, guidato dal generale Cadorna, penetr? nel Trentino Meridionale, conquistando Plava sull’Isonzo e il monte Nero. Intanto la Marina Italiana subiva gravi perdite tra l’Adriatico ed il Mediterraneo. Sul fronte Occidentale, i Tedeschi e i franco-inglesi si annientavano, mantenendosi sulla difensiva. Invece sul fronte Orientale, i Russi erano costretti ad abbandonare la Polonia e la Lituania per le vittorie dei Tedeschi, che invadevano anche la Serbia. Terzo anno di guerra La battaglia pi? importante fu quella di Verdun (febbraio 1916), nella quale la Germania, raccolti molti uomini e materiali, assal? per mesi i forti di Verdun per poter penetrare a Parigi. Morirono pi? di mezzo milione di Tedeschi e altrettanti Francesi, che riuscirono comunque a bloccare il piano tedesco. Sul fronte Orientale i Russi, approfittando dell’alleggerimento difensivo sul fronte, riuscirono a rientrare in Polonia e in Galizia, mentre gli Alleati attaccarono sulla Somme, dove, per la prima volta, comparvero i carri armati inglesi. La Romania, vista la situazione, decise di scendere in campo accanto agli Alleati per rivendicare il predominio sulla Transilvania. Tuttavia fu presto invasa dall’esercito austro- tedesco, che presidi? la capitale. Anche il fronte italian ()
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LA PRIMA GUERRA MONDIALE PREMESSE Tra il 1905 e il 1913 diverse crisi e guerre locali portarono la situazione al limite del conflitto generale. Due di queste (crisi marocchine) furono il risultato del tentativo tedesco di sostenere l’indipendenza del Marocco nei confronti dell’occupazione francese, questione poi risolta pacificamente dalla conferenza di Algeciras. Un’altra crisi ebbe luogo nei Balcani nel 1908 a seguito dell’annessione della Bosnia - Erzegovina da parte dell’impero Austrungarico; in questo caso la guerra fu evitata solo perché la Serbia, che coltivava mire espansionistiche sulla regione, non poteva agire senza il sostegno della Russia, che a quell’epoca non si riteneva ancora pronta per il conflitto. Approfittando del fatto che l’attenzione delle potenze maggiori era rivolta alla questione marocchina, l’Italia dichiarò guerra alla Turchia nel 1911 per annettersi la regione di Tripoli (guerra di Libia), mentre le guerre balcaniche del 1912-13 ebbero il risultato di rafforzare le tendenze aggressive del regno di Serbia nella regione, peggiorando ulteriormente i suoi rapporti con Vienna, e di suscitare desideri di vendetta e di riscatto nella Bulgaria e nella Turchia. Dunque tra gli Stati Europei vi erano numerosi motivi di tensione a causa dell’espansione coloniale e del nazionalismo. Accanto alle rivalità coloniali ne esistevano altre che riguardavano il controllo di due zone di grande importanza dal punto di vista strategico: il Mediterraneo, che con l’apertura del Canale di Suez riacquistò l’importanza a carattere commerciale di un tempo, e la Penisola Balcanica, dove il vuoto di potere creato dalla crisi dell’impero Ottomano ed i contrasti da poco formatisi favorivano gli interventi delle grandi potenze Europee. In questa situazione si erano formati due grandi blocchi d’alleanze: triplice Alleanza, di cui facevano parte la Germania, l’Impero Austro Ungarico e l’Italia; dall’altra parte invece c’era la Triplice Intesa che comprendeva Francia, Inghilterra e Russia. LO SCOPPIO DELLA GUERRA L’evento scatenante della prima guerra mondiale fu l’uccisione a Sarajevo, il 28 giugno ‘14, dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono degli Asburgo. Un mese dopo, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, ritenuta corresponsabile dell’attentato. La Russia, che proteggeva la Serbia, mobilitò il suo esercito provocando la reazione della Germania, alleata con l’Austria. Il 3 agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia sua alleata. Il 5, dopo che le truppe tedesche ebbero invaso il Belgio neutrale, anche la Gran Bretagna scese in campo contro gli imperi centrali. L’omicida era un giovane studente ma l’arma proveniva dalla Serbia. Tra la Serbia e l’Austria c’erano da qualche tempo numerosi contrasti, poiché l’Austria voleva espandere il suo impero coloniale nella penisola balcanica, mentre la Serbia continuava a difendere l’indipendenza. L’Austria dichiarò la Serbia diretta responsabile dell’attentato inviandogli un ultimatum durissimo. La Serbia accettò quasi tutte le condizioni imposte dall’ultimatum, ma l’Austria mosse comunque guerra contro la Serbia, al cui fianco si schierò la Russia, mentre la Germania impaurita dalla potenza russa, decise di attaccarla senza che essa potesse aspettarselo. La Russia suscitò, in questo modo, la reazione della Francia, ebbe così iniziò la guerra. SVOLGIMENTO Ad agosto la Germania attaccò la Francia. Poiché le truppe francesi erano schierate sul confine franco-tedesco, nella famosa linea di fortificazione detta: “Maginot”, la Germania, decise di attaccare il Belgio aggirando così le postazioni difensive Francesi e attaccandole da un punto nel quale essa era indifesa. Il Belgio era uno stato neutrale, questo però non fermò l’esercito tedesco. Questo attacco da parte della Germania diede un pretesto all’Inghilterra di entrare in guerra a fianco di Francia e Russia. Iniziò così in agosto la prima guerra mondiale. Il conflitto vide schierate Francia, In ()
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La prima guerra mondiale

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La Prima Guerra Mondiale Dall’attentato di Sarajevo alla guerra europea A Sarajevo, capitale della Bosnia, il 28 giugno 1914, uno studente bosniaco di nome Gavrilo Princip, appartenente ad un’organizzazione irredentista che aveva la sua base operativa in Serbia, uccise l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie. Fu questa la causa occasionale dello scoppio della guerra. L’Austria inviò alla Serbia un ultimatum e la Russia assicurò il proprio sostegno a quest’ultima. La Serbia accettò solo in parte l’ultimatum, perciò l’Austria le dichiarò guerra. Contemporaneamente la Germania intimò alla Russia di sospendere i preparativi bellici; l’ultimatum non fu accettato e la Germania le dichiarò guerra. La Francia legata alla Russia da un trattato d’alleanza militare, mobilitò le proprie forze armate ed entrò in guerra il 1 agosto. La Germania rispose con un nuovo ultimatum e con la successiva dichiarazione di guerra alla Francia. La strategia dei generali tedeschi si basava sulla rapidità e sulla sorpresa. Per attaccare la Francia passarono, quindi, dal Belgio, nonostante la sua neutralità fosse garantita da un trattato internazionale. La violazione della neutralità belga fu decisiva nel determinare l’intervento nel conflitto della Gran Bretagna, preoccupata dall’eventualità di un successo tedesco. L’Italia dalla neutralità all’intervento L’Italia entrò nel conflitto mondiale nel maggio del 1915 schierandosi a fianco dell’Intesa contro l’Impero austro-ungarico, fino ad allora suo alleato. A guerra appena scoppiata, il governo, presieduto da Antonio Calandra, aveva dichiarato la neutralità dell’Italia. Questa decisione, aveva trovato concordi tutte le principali forze politiche fino a quando cominciò ad essere affacciata l’eventualità di una guerra contro l’Austria, che avrebbe consentito all’Italia di portare a compimento il processo risorgimentale, ma anche di aiutare la causa delle «nazionalità oppresse». Portavoce di questa linea interventista furono innanzi tutto gruppi e partiti della sinistra democratica. Il presidente del Consiglio, Salandra, e il ministro degli esteri, Sonnino, temevano soprattutto che una mancata partecipazione al conflitto avrebbe gravemente compromesso la posizione internazionale dell’Italia. Vi furono molti scontri fra neutralisti ed interventisti, comunque ciò che decise l’esito del paese fu l’atteggiamento del re, del ministro degli Esteri e del capo di governo. Questi decisero di accettare le proposte dell’Intesa firmando, il 26 aprile 1915, il cosiddetto Patto di Londra, con Francia, Inghilterra e Russia. Quando Giolitti si pronunciò per la continuazione delle trattati­ve con l’Austria, trecento deputati gli manifestarono solidarietà, inducendo Salandra a dare le dimissioni, ma la volontà neutralista del Parlamento fu, di fatto, scavalcata: da un lato dalla decisione del re, che respinse le dimissioni di Salandra; dall’altro dalle manifestazioni di piazza, che in quei de­cisivi giorni di maggio, si fecero sempre più imponenti e più minacciose. Il 20 maggio 1915, la Camera approvò la concessione dei pieni poteri al governo, che la sera del 23 maggio dichiarava guerra all’Austria. Il 24 ebbero inizio le operazioni militari. La grande strage (1915-16) Al momento dell’entrata in guerra, era diffusa in Italia la convinzione che una rapida cam­pagna militare sarebbe bastata per far volgere le sorti del conflitto a favore dell’Intesa, ma queste previsioni fallirono. Sul confine orientale le forze austro-ungariche si attestarono lungo il corso dell’Isonzo e sulle alture del Carso. Contro queste linee, le truppe comandate dal generale Luigi Cadorna sferrarono, nel corso del 1915, quattro sanguino­se offensive senza riuscire a cogliere alcun successo. Una situazione analoga, si era creata sul fronte francese. In quell’anno gli unici successi furono ottenuti dagli austro-tedeschi: prima contro i russi, poi contro la Serbia che fu inva ()
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La Prima Guerra Mondiale Le cause della prima guerra mondiale non si possono individuare in modo preciso; tuttavia è possibile delineare i principali motivi di dissidio tra le potenze europee. In primo luogo la questione dei confini franco - tedeschi: la Germania nel 1870 si era annessa l’Alsazia e la Lorena, e la cosa non andava giù alla Francia, che voleva riprendersi le province. La Germania aveva anche il problema della Russia, che si era alleata con la Francia e che avrebbe potuto aprire un nuovo fronte orientale; contemporaneamente l’impero Turco aveva avuto appoggi dalla Germania e ciò aggravava i suoi rapporti con l’impero zarista; anche l’Austria aveva due potenziali fronti: l’Italia, che rivendicava le terre irredente, e la zona balcanica, in bilico tra espansionismo russo e spirito nazionalista. La Germania inoltre era la più terribile concorrente economica della Gran Bretagna, anche se ad un grande sviluppo industriale corrispondeva una forte dipendenza alimentare, aggravata dalla mancanza di un vasto impero coloniale e da una flotta insufficiente; questo naturalmente non poteva andare bene alla Germania Guglielmina. Questione coloniale e riarmo navale furono i principali motivi di tensione tra Germania da un lato, Francia e Gran Bretagna dall’altro. Riguardo la prima, la Germania, dopo aver subito molte sconfitte diplomatiche, riteneva che la forza fosse l’unica soluzione possibile per rompere questo accerchiamento delle altre potenze. Per fare questo però, bisognava rinforzare gli armamenti: la Germania, andando contro il principio inglese del “two - powers standard” (cioè la flotta inglese doveva essere pari alla somma delle prime due potenze a lei successive) varò nuove navi, alle quali l’Inghilterra rispose con il “two keels for one” (due chiglie per una), ovvero costruì due navi, con enorme sforzo produttivo, per ognuna varata dalla Germania. Si assistette dunque ad una rivalutazione e ad un acquisto di potere da parte delle gerarchie militari e ad un irrigidirsi del sistema di alleanze europee che avrebbe impedito la soluzione diplomatica agli incidenti che si sarebbero sviluppati dopo. Lo scoppio della guerra Il pretesto per lo scoppio fu l’assassinio in Serbia dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria con tutta la famiglia: l’Austria intimò un ultimatum alla Serbia, con il quale chiedeva di collaborare alla ricerca dei responsabili del delitto; in questo modo veniva sminuita la sovranità dello stato. La Serbia non accettò e l’Austria, appoggiata dalla Germania, le dichiarò guerra. Subito la Russia scese in campo per difenderla, e la Germania le dichiarò guerra. Anche la Francia, alleata Russa, scese in campo: la Germania, invadendo il Belgio neutrale che non gli voleva far passare le truppe, dichiarò guerra alla Francia ed anche l’Inghilterra, infastidita dal gesto, si schierò con Francia e Russia. La situazione era dunque questa: da una parte la Triplice Alleanza, formata da Germania, Austria e impero Ottomano; dall’altra la Triplice Intesa, formata da Inghilterra, Francia, Russia, che difendevano la Serbia. Rimanevano neutrali Italia e Romania. La guerra si dimostrò subito diverso rispetto a tutte le altre, sia per la grande massa di uomini impiegati sia per i nuovi e terribili armamenti. Nonostante una prima posizione di neutralità, i socialisti europei finirono per cedere alle posizioni nazionaliste e si dichiararono favorevoli all’intervento in guerra, votando i crediti per gli armamenti. La guerra di movimento Esisteva una grande sproporzione tra le forze della Triplice e quelle dell’intesa e per questo motivo il piano tedesco ideato da Schlieffen prevedeva la guerra - lampo, in modo da sconfiggere subito la Francia e concentrare le forze sul fronte orientale russo. In un primo momento l’offensiva riuscì, portando i tedeschi a 40 chilometri da Parigi ma poi la controffensiva francese nella battaglia della Marna fece ritirare ()
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Prima Guerra Mondiale

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Tesina sulla prima guerra mondiale

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Prima guerra mondiale

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La seconda guerra mondiale

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Tesina sulla seconda guerra mondiale

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Tesina sulla seconda guerra mondiale Sicuramente molte persone conosceranno le principali vicende che caratterizzarono la seconda Guerra mondiale, ma ben poche credo, sappiano spiegare con chiarezza la fase finale di questa terribile e logorante guerra. In godesta relazione infatti, volevo illustrare inanzitutto come si svolse la liberazione dei paesi occupati dalle forze dell’Asse, e in secondo luogo raccontare il difficile e drammatico periodo passato dall’Italia dopo la caduta del regime fascista, magari appoggiandomi a delle testimonianze artistiche, lasciate dai personaggi che caratterizzarono questo mutamento ricco di nuove prospettive civili e politiche. Storia Alla metà del 1942, le forze dell’Asse avevano raggiunto la loro massima espansione. In Europa, fra stati occupati, regimi vassalli e alleati, la coalizione nazifascista dominava su un territorio di 2.5 milioni di chilometri quadrati, popolati da 250 milioni di persone. Nell’Africa settentrionale gli italo-tedeschi si apprestavano a lanciare l’offensiva decisiva per la conquista dell’Egitto. Nel Pacifico, i giapponesi avevano compiuto una travolgenteavanzata e controllavano l’intera fascia costiera cinese, l’Indonesia, l’Indocina, la Birmania, la Filippine, oltre a un gran numero di isole di grande importanza strategica e militare nel conflitto con gli Stati Uniti, che aveva carattere essenzialmente aeronavale. Non mancavano, tuttavia, i fattori di debolezza. La strategia della guerra lampo era sostanzialmente fallita: la Germania si trovava ora a dover condurre su più fronti una logorante guerra di lunga durata. L’Italia, nonostante i numerosi episodi di valore di cui si resero protagonisti i reparti delle forze armate, aveva mostrato tutta la sua impreparazione militare e la fragilitta delle sue strutture economiche. Per quanto riguarda il Giappone, i suoi stessi successi lo avevano portato a dover agire militarmente su un teatro di guerra di enorme estensione, difficile ed oneroso da presidiare. Sull’Asse, poi, pesava una grande incognita: quale potenza militare sarebbero stti in grado di dispiegare gli Stati Uniti? La risposta non avrebbe tardato a giungere. A partire dalla seconda metà del 1942 le sorti del conflitto volsero progressivamente a favore degli anglo-americani e dei sovietici, alleati in una lotta che aveva come obiettivo la resa senza condizioni della Germania. Un primo evento decisivo si verificò sul fronte orientale: qui, nel giugno 1942, i tedeschi lanciarono una violenta offensiva, intesa a conquistare le ricche regioni petrolifere del Caucaso e a prendere Mosca. Affiancavano l’esercito tedesco diversi contingenti dei paesi alleati, tra i quali i 220mila soldati deel’Armir, il corpo di spedizione italiano inviato da Mussolini ad appoggiare Hitler nella campagna di Russia. Gli attacchi colsero importanti successi iniziali, respingendo i sovietici oltre il fiume Don, ma in luglio l’offensiva si arrestò a Stalingrado. Qui si svolse una drammatica battagli, durata fino al febbraio del 1943, combattuta nelle strade e nei quartieri delle città. I tedeschi non riuscirono a prendere Stalingrado, e ciò segnò una svolta nel conflitto in quel settore: la resa dell’armata tedesca a Stalingrado fu il primo atto di una ritirata, sotto l’incalzare della controffensiva sovietica, destinata a concludersi solo a Berlino. Nel terribile inverno 1942-43 le forze dell’Asse furono decimate e l’armata italiana, nonostante la disperata reistenza, distrutta.Ma l’elemento che determinò in modo irreversibile la disfatta dell’Asse fu l’intervento degli Stati Uniti. L’apparato industriale americano fu in grado di produrre, tra il 1940 e il 1945, 3000mila aerei, 86mila carri armati, 71mila navi da guerra, 3milioni di mitragliatrici: un impegno economico senza precedenti, reso possibile da un completo accordo fra imprenditori, governo e sindacati. Gli uomini e i mezzi americani rappresentarono un forza d’urto insostenibile sia per la Germania, sia per il G ()
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La prima guerra mondiale

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Storia: prima guerra mondiale Schieramenti Chi Germania Austria-Ungheria Impero ottomano (dal 31 0ttobre 1914) Bulgaria (dal 6 settembre 1915) contro chi Francia Russia (fino al 1917) Inghilterra Belgio Serbia Montenegro Giappone (dal 23 agosto 1914) Italia (dal 24 maggio 1915) Portogallo (dal 9 marzo 1916) Romania (dal 27 agosto 1916) Stati Uniti (dal 6 aprile 1917) Grecia (dal 27 giugno 1917) Cina (14 agosto 1917) Obiettivi Austria La reazione austro-ungarica all’assassinio dell’arciduca fu sproporzionata al fatto in sé. E’ più verosimile pensare che l’Austria-Ungheria mirasse a servirsi dell’incidente per risolvere una buona volta a suo favore la questione balcanica e liberarsi per sempre dell’ingombrante Serbia, ritenuta responsabile dell’instabilità della regione in quanto forza emergente nei Balcani. Il piano austro-ungarico, elaborato dal Conrad, prevedeva l’eliminazione rapida della Serbia e un attacco alla Russia dalla Galizia. Germania La Germania mirava a ridisegnare la mappa della supremazia politica, dal momento che il suo peso politico era inferiore al peso industriale, commerciale e finanziario che aveva acquistato negli ultimi decenni. Il governo di Berlino non credeva nella solidità dell’Intesa (Inghilterra, Francia e Russia) e dava per scontata la neutralità dell’Inghilterra, troppo impegnata nel difficile problema irlandese. Riteneva pertanto che l’occasione fosse propizia per battere la Duplice franco-russa e porre su salde basi la propria potenza mondiale. Il piano, che il generale von Moltke aveva ereditato dal suo predecessore von Schlieffen, affidava alle deboli forze di von Prittwitz nella Prussia Orientale e agli Austro-Ungarici l’incarico di contenere i Russi, mentre lo sforzo principale sarebbe stato operato immediatamente verso la Francia. Inghilterra Da secoli padrona indiscussa dei mari e dei commerci intercontinentali, l’Inghilterra era decisa a stroncare la crescente potenza imperiale tedesca. Francia La Francia sognava la rivincita contro la Prussia che la aveva umiliata nel 1870 e ancora di più rivoleva i territori dell’Alsazia e Lorena persi nel 1871. Il piano francese prevedeva un’offensiva generale in Lorena, partendo dai due lati delle fortificazioni di Metz. Italia L’Italia rimase neutrale durante il primo anno di guerra (si giustificò affermando che l’Austria e la Germania non erano state aggredite: le condizioni della Triplice Alleanza erano difensive e quindi non potevano essere applicate). Ma all’interno del paese si formarono vasti schieramenti favorevoli alla guerra e il governo si convinse che quella fosse l’occasione per ottenere importanti vantaggi territoriali. Prima di effettuare la scelta di campo, il capo del governo Antonio Salandra aprì trattative e cercò di acquisire elementi di valutazione sulla consistenza dei due schieramenti. Rifiutata l’offerta, austriaca, del Trentino in cambio della neutralità, l’Italia aprì trattative con Londra che si conclusero con la ratifica di un accordo segreto (25 aprile 1915). L’Intesa avrebbe finanziato con prestiti ingenti lo sforzo militare dell’Italia, dichiarandosi disponibile riconoscerle in caso di vittoria il Trentino, la Venezia Giulia, ma anche l’Alto Adige e la Dalmazia, l’egemonia sull’Adriatico e dunque una specifica influenza sull’Albania e sul Montenegro, oltre a eventuali concessioni coloniali in Turchia e in Africa a spese dell’Impero ottomano e della Germania. Stati Uniti Woodrow Wilson giustificò l’intervento degli USA con il motivo che la democrazia era ormai in pericolo ovunque e che la Germania aveva annunciato un attacco sottomarino indiscriminato contro tutte le navi dirette ai porti nemici, violando i diritti dei paesi neutrali. Guerra Il 28 giugno 1914 l’Arciduca Francesco Ferdinando, erede ()
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