La seconda Guerra d’indipendenza italiana

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La seconda Guerra d’indipendenza italiana Il 29 aprile 1859 gli Austriaci varcarono il Ticino presso Pavia al comando del generale Gyulai, che si proponeva di battere le truppe sarde prima dell’arrivo dell’armata francese. Il suo esercito si impantanò nelle risaie del vercellese, appositamente allagate dai Piemontesi per evitare lo scontro frontale prima che giungessero le truppe alleate. Queste, infatti, forti di 20.000 uomini guidati dallo stesso Napoleone III, si unirono all’esercito piemontese comandato da Vittorio Emanuele II. Il 20 maggio l’esercito franco-piemontese iniziò l’avanzata, battendo gli Austriaci prima a Montebello e respingendo poi il loro contrattacco a Palestro. Il 4 giugno Vittorio Emanuele e Napoleone ottennero la prima grande vittoria a Magenta e 4 giorni dopo entrarono trionfalmente a Milano. Intanto Garibaldi, battuti gli Austriaci a Varese ed a San Fermo con i suoi CACCIATORI delle ALPI, raggiungeva Como e si preparava a liberare Bergamo, Brescia e Trento. Sgombrata Milano, gli Austriaci si erano rinchiusi nel «QUADRILATERO» in attesa dei rinforzi, condotti in Italia dallo stesso imperatore Francesco Giuseppe che, destituito il generale Gyulai, assunse il comando delle operazioni ed ordinò di muovere su Milano. Lo scontro fra i due eserciti nemici avvenne all’improvviso il 24 giugno, poco ad Ovest di Peschiera. Napoleone tentò di tagliare in due le forze austriache, occupando Solferino a prezzo di durissime perdite, ma l’armata di Francesco Giuseppe non fu affatto spezzata e poté ripiegare nel «QUADRILATERO». L’esercito piemontese, composto per più di 1/3 da volontari giunti da ogni regione d’Italia, occupò San Martino, subendo tuttavia forti perdite. Sotto la spinta delle vittorie militari, Firenze, Parma, Modena, Bologna e Ferrara insorgevano e si davano dei governi provvisori, dichiarando di volersi unire al Regno di SARDEGNA mediante plebisciti. Svaniva così la speranza di Napoleone III di creare nell’Italia centrale un regno sottoposto alla diretta influenza della Francia. Finisce così il primo atto della SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA ITALIANA; gli Austriaci non erano stati annientati ed i vincitori, per aprirsi la strada per Venezia, dovevano espugnare le quattro piazzeforti. I Piemontesi avevano appena cominciato l’assedio di Peschiera quando si verificò il colpo di scena: Napoleone III e Francesco Giuseppe l’11 luglio si incontrarono segretamente a Villafranca, decidendo di cessare le ostilità e di firmare i preliminari della pace(…) ()
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La terza guerra punica

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La terza Guerra Punica La distruzione di Cartagine Dopo la guerra annibalica i rapporti fra Cartagine e Roma furono corretti; i Cartaginesi non vennero mai meno agli impegni verso Roma, dandole anche aiuto con la flotta nelle guerre d’Oriente. Ma il re di Numidia, Massinissa, prese ad abusare della clausola del trattato romano-cartaginese che gli consentiva di rivendicare tutti i territori di Cartagine appartenuti un tempo ai suoi antenati. Nonostante le proteste e le ambascerie dei Cartaginesi, il Senato romano lasci? sempre mano libera all’aggressore, che venne gradualmente restringendo il territorio cartaginese. La citt? fu cos? ridotta alla disperazione e nell’anno 151 a. C. dichiar? guerra a Massinissa, fornendo quindi a Roma un motivo legalmente ineccepibile per dichiararle guerra. L’imposizione del Senato romano ai Cartaginesi di abbandonare la loro citt? e fondarne una nuova a 15 km dal mare, provoc? la reazione di Cartagine, che si ribell? agli ordini di Roma. Assediata resistette per circa tre anni, finch? Lucio Cornelio Scipione Emiliano pot? prenderla d’assalto al principio del 146. La citt? fu incendiata e distrutta; il suolo su cui sorgeva fu maledetto, il suo territorio fu annesso allo Stato romano col nome di provincia d’Africa. Con la distruzione di Corinto, Cartagine e Numanzia, il periodo delle grandi conquiste romane nel Mediterraneo era concluso (188 a. C.); nello stesso anno anche il Regno di Pergamo, come gi? la Cirenaica, pass? in eredit? al popolo romano. ()
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La seconda guerra mondiale

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La seconda guerra mondiale La crisi Polacca e lo scoppio della guerra Il 21 marzo ‘39 Hitler chiese l’annessione di Danzica e l’extraterritorialità del corridoio. Di lì a poco i tedeschi occuparono anche Mamel città lituana. Hitler voleva occupare tutta la Polonia e il 3 marzo Churchill espresse la sua volontà di garantire i confini polacchi invertendo la marcia alla politica dell’appeasement. Tutto sommato la Germania, nuovamente forte, rappresentava un sicuro baluardo contro l’avanzata del comunismo in Europa. Sia Chamberlain che Daladier al ritorno dalla conferenza di Monaco furono accolti dalla folla plaudente ancora all’oscuro che di lì a pochi mesi sarebbero dovuti entrare in guerra. Sull’esempio di Hitler, Mussolini occupò l’Albania proclamando Vittorio Emanuele III Re d’Italia e di Albania. Il 22 maggio ‘39 il ministro degli esteri tedesco, Ribbentrop e quello italiano, Ciano, firmarono il patto d’Acciaio col quale si impegnavano ad un aiuto militare reciproco sia in offese che in difesa. Mussolini disse però che l’Italia non sarebbe stata pronta ad un grosso conflitto di lì a tre anni. Francia ed Inghilterra per rispondere al patto d’Acciaio, cercarono di raggiungere accordi con la Russia la quale a sorpresa, firmò il patto Ribbentrop-Molotov con la Germania. Con questo patto le due potenze si impegnavano per dieci anni a non aggredirsi e prevedevano un eguale spartizione della Polonia. Stalin con il patto d’Acciaio voleva guadagnare tempo e prepararsi all’inevitabile scontro con la Germania sua antagonista ideologica. Così il 1 settembre ‘39 le truppe tedesche entravano in Polonia e Francia e Gran Bretagna il 3 settembre onorando le garanzie di protezione dichiaravano guerra alla Germania. Nuovo ordine mondiale e soluzione finale Con l’inizio del 1942 a Hitler, vedendo l’Europa quasi interamente sottomessa al suo volere, parve il momento di attuare quella Soluzione Finale del problema ebraico. Lo sfruttamento, da parte tedesca, dei territori e delle popolazioni assoggettate era già una triste realtà da tempo, quasi un atto dovuto verso quella razza Ariana superiore a tutte le altre, in particolare agli lavi e agli ebrei. Il 7 dicembre 1941 con il decreto noto come “Notte e Nebbia” Hitler ordinò che tutte le persone pericolose per la sicurezza, dovevano essere fatte sparire senza lasciare traccia. Il 20 gennaio 1942 ebbe inizio la “Soluzione Finale”, con la quale si internavano in campi di lavoro gli ebrei presenti nei territori occupati. Molti furono gli ebrei catturati e deportati nei campi di lavoro dalla GESTAPO; l’operazione dello sterminio mirava, prima ancora dell’annullamento fisico, a distruggere psicologicamente l’individuo al fine di annullarne la personalità. 1942 - 43: Una svolta nel conflitto Importante fu la confitta subita dai tedeschi a Stalingrado. Nella loro avanzata in territorio Sovietico, la gran parte delle forze tedesche era concentrata nel settore meridionale e aveva posto sotto assedio Stalingrado. La città venne conquistata a poco a poco. I sovietici però passarono alla controffensiva; con tre armate l’esercito tedesco venne accerchiato e nonostante l’ordine contrario di Hitler il comandante tedesco Von Paulus decise di arrendersi. Con Stalingrado la seconda guerra mondiale registrava una svolta decisiva. La Russia di Stalin, confortata dall’enorme prestigio acquisito, cominciava a pensare ad iniziative offensive verso i Paesi dell’Europa orientale. In Africa settentrionale l’esercito Inglese guidato da Mongomery, attaccò le truppe italo-tedesche ad El Alamein. Da quella sconfitta iniziò la ritirata delle truppe italo-tedesche che persero pure la Libia a favore di Mongomery. Contemporaneamente forze americane guidate da Eisenhower sbarcavano in Marocco appoggiati da contingenti francesi comandati da De Gaulle. In Europa i tedeschi procedevano con l’occupazione militare della Francia di Vichy. In Afr ()
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La guerra fredda

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Storia: La Guerra Fredda - Introduzione alla guerra Fredda - URSS - USA - NATO - La questione tedesca “La guerra fredda viene generalmente descritta come un gioco a vincita zero nel quale il punteggio di un giocatore è pari alle perdite dell’altro […]. Appellarsi alla presunta minaccia di un potente nemico globale ha dimostrato essere un utile strumento a questo scopo […]. Quando gli USA si muovono per rovesciare il governo dell’Iran o del Guatemala o del Cile […] lo fanno con il nobile scopo di difendere i popoli liberi dall’imminente minaccia russa .Nello stesso modo l’URSS manda i suoi carri armati a Berlino est , in Ungheria , a Praga […] per il più puro dei motivi: difendere il socialismo e la libertà dalle macchinazioni dell’imperialismo americano e delle sue coorti” . Le battaglie combattute furono molteplici: economiche, politiche e militari, ma soprattutto tecnologiche. In un mondo dove un solo missile dotato di razzi vettori e testate nucleari avrebbe potuto spazzar via il nemico, conoscenza, studio e spionaggio erano (e sono) all’ordine del giorno. Questa concorrenza spietata e spesso brutale fra le superpotenze ha dato origine non solo alla famigerata “Guerra Fredda”, ma ha anche dato il via all’esplorazione macroscopica spaziale ed a quella microscopica del nucleare. Il 1945, anno della fine della II guerra mondiale, ha segnato l’inizio di un’epoca definita l’età delle super potenze, dominata dalla presenza e dalla concorrenza di due grandi blocchi politico - economico - militari, entrambi in grado di distruggere l’avversario, anche a costo di una probabile autodistruzione. Fortunatamente lo scontro politico ed ideologico non degenerò mai in un conflitto militare aperto: per questo il dopo guerra viene generalmente denominato come il periodo della guerra fredda . Quest’anni furono segnati da una tensione continua, da guerre locali definite “guerre per delega”, in quanto combattute dagli alleati degli USA e dell’URSS, e dalla corsa agli armamenti e dalla ricerca del cosiddetto “equilibrio del terrore”. L’ inizio viene fatto risalire alla conferenza di Yalta, dove i “tre grandi”, Churchill, Roosevelt e Stalin, decisero le sorti del mondo che usciva dalla guerra. In termini brutali, ci fu una vera e propria spartizione del mondo tra USA e URSS. URSS Uscì dalla II guerra mondiale notevolmente provata: 18 milioni di morti, molte città distrutte e tutte le sue regioni europee invase dalla Germania. Riuscì comunque ad affermarsi a livello mondiale grazie alla forza del suo grande esercito (”l’armata rossa”), grazie alla ferrea disciplina imposta da Stalin e grazie allo sfruttamento dei territori occupati. Fin dal 1945, infatti, l’URSS avviò una politica di sfruttamento sistematico dei paesi occupati, volta a ricostruire e accelerare lo sviluppo del sistema industriale sovietico. Il suo potere derivò inoltre dal grande appoggio di tutti i partiti comunisti del mondo e dalle speranze di indipendenza che essa alimentava in tutti i paesi ancora soggetti al regime coloniale. In Europa orientale, la massiccia presenza dell’armata rossa anche dopo la fine del conflitto, determinò l’imposizione russa di governi comunisti filo-sovietici (e di conseguenza l’allontanamento forzato dei dirigenti non comunisti) e la conseguente collettivizzazione dell’economia. Nel 1947 così si insediarono governi filo-sovietici in Polonia, Bulgaria, Ungheria e Romania, uniti tutti alla “madre Russia” mediante organizzazioni politiche (COMINFORM) , economiche (COMECON) e militari (Patto di Varsavia). Il COMINFORM aveva come scopo quello di coordinare l’ azione di tutti i partiti comunisti europei Grazie al COMECON, l’URSS si assicurò il controllo delle economie dei paesi da lei occupati. Attraverso il “consiglio di mutua assistenza economica”, infatti, l’URSS poté scegliere i processi di produzione dei paesi satelliti in modo tale che ques ()
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La Prima Guerra Mondiale

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La Prima Guerra Mondiale L’occasione che portò alla 1^ guerra mondiale fu l’assassinio dell’arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando e la consorte, a Sarayevo, ad opera di un gruppo di studenti, il 28 giugno 1914. Ma un intreccio di cause di natura politica, economica e culturale determinarono la guerra. Le CAUSE POLITICHE sono da ricercare: - nella tensione, irrisolta, tra Francia e Germania; - nella questione balcanica, in cui Austria e Russia avevano opposti interessi; - nella rivalità fra Germania ed Inghilterra sulle colonie; - nel sistema di alleanze che legava le potenze europee, in modo che la guerra dovesse essere generale. Fra le CAUSE ECONOMICHE si deve considerare: - la perdita del ruolo di prima potenza dell’Inghilterra; - la spietata concorrenza nei Paesi europei per difendere le proprie economie; - la fine della conquista coloniale; - la corsa agli armamenti divenuta un grande affare economico che saldava gli interessi dell’industria pesante con il militarismo ed il nazionalismo. Per ciò che concerne le CAUSE CULTURALI all’idea di patria si andava associando un insieme di elementi reazionari, di razzismo, di aggressività imperialistica, di istinto di potenza. Pertanto anche le ideologie ed i fenomeni culturali diffusi costituirono una delle ragioni dello scoppio del conflitto. All’inizio delle operazioni militari la strategia tedesca, che avrebbe voluto una «GUERRA LAMPO», si scontrò con la capacità di resistenza degli eserciti dell’Intesa (Inghilterra, Francia, Russia, Giappone); la guerra divenne così «DI POSIZIONE», con milioni di soldati fronteggiantesi lungo centinaia di Km. di trincee, sul fronte occidentale e su quello orientale. A questi due si aggiunse quello marino, dove combattevano Inghilterra e Germania, per garantirsi possibilità di rifornimento di armamenti e di generi di consumo. Subito dopo la dichiarazione di guerra l’Italia fu divisa fra interventisti e neutralisti. A FAVORE della guerra erano i nazionalisti che rivendicavano terre italiane (Trento e Trieste) o parzialmente italiane (Istria e Dalmazia), gli irredentisti che rivendicavano solo Trento e Trieste in nome degli ideali risorgimentali, i socialisti riformisti ed i radicali. CONTRO la guerra furono la maggioranza degli italiani, operai e contadini, rappresentanti del partito socialista e cattolici, i liberali ed i giolittiani. L’Italia abbandonò il sistema di alleanze in cui era inserita ed il 26 aprile 1915 aderì all’Intesa, perché prevalsero le propagande dei nazionalisti e degli irredentisti che volevano la liberazione di tutto il territorio italiano; famose furono in quest’ambito le declamazioni di Gabriele D’Annunzio. Molto vicino a queste posizioni furono alcuni socialisti rivoluzionari guidati da Benito Mussolini che, espulso per questo motivo dal PSI, fondò un nuovo giornale, IL POPOLO D’ITALIA, strumento di propaganda bellicista. Così, il 24 maggio 1915, l’Italia entrò in guerra, aprendo un altro fronte: lungo i confini con l’Austria dal Carso al Trentino. I primi due anni di guerra furono caratterizzati da un sostanziale equilibrio militare fra le forze in campo; divenne un conflitto di logoramento su tutti i fronti. Questa situazione cominciò a far coagulare una decisa opposizione alla guerra, animata da gruppi di socialisti e dalla Chiesa cattolica che si pronunciarono contro «quell’inutile massacro». Il 1917 è l’anno fondamentale del conflitto. Sul piano militare si verificarono due fatti destinati a pesare notevolmente: l’ingresso degli USA in guerra e l’uscita della Russia, attraversata da una crisi che avrebbe portato alla caduta dello zarismo ed alla rivoluzione comunista. A ciò si aggiunse il rifiuto della guerra da parte dei soldati, cosa che divenne un fenomeno di massa e che produsse diserzioni ed atti di insubordinazione collettiva. Il disfattismo dei soldati andava di ()
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La seconda guerra mondiale

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La seconda guerra mondiale All’asse Roma-Berlino fece seguito, nel maggio 1939 il Patto d’Acciaio, con il quale la Germania e l’Italia si impegnavano ad aiutarsi reciprocamente nel caso che l’una o l’altra si trovasse coinvolta in una guerra. Il conflitto era ormai alle porte. Infatti Hitler, avanzando nuove rivendicazioni, si preparava ad aggredire, dopo l’Austria e la Cecoslovacchia, anche la Polonia. Per coprirsi le spalle a oriente, il dittatore tedesco strinse con l’Unione Sovietica, il 23 agosto 1939, un Patto decennale di non aggressione, firmato dai ministri degli esteri Molotov a Ribbentrop. Inviato quindi un ultimatum inaccettabile alla Polonia, senza attendere la risposta e senza dichiarazione di guerra, i Tedeschi varcarono il confine (1 settembre 1939). Due giorni dopo, apparsi inutili tutti i tentativi di mediazione, l’Inghilterra e la Francia dichiararono guerra alla Germania. L’Italia, data l’impreparazione militare e l’avversione al conflitto da parte dell’opinione pubblica, dello stesso re e dei pi? stretti collaboratori del Duce, ottenne il permesso da Hitler di tenersi in stato di non belligeranza. Le divisioni corazzate della Wehrmacht, formate da carri armati e autoblinde, gli Stukas della Luftwaffe e reparti di paracadutisti, lanciati oltre le linee nemiche, schiacciarono senza difficolt? la resistenza polacca. Intanto, il 17 settembre, le truppe sovietiche entravano in Polonia, occupando rapidamente i territori ad est di Varsavia, assegnati all’Unione Sovietica da una clausola segreta del patto firmato con i nazisti. L’Unione Sovietica estese quindi la propria influenza sull’Estonia, la Lettonia e la Lituania, occupandone i porti principali. Il 30 novembre, infine, dichiar? guerra alla Finlandia, che riusc? a resistere fino al 12 marzo 1940. Sul fronte occidentale i Francesi attendevano il nemico al riparo della Linea Maginot, una linea fortificata lungo il confine tedesco, ritenuta insuperabile. Convinto che prima o poi gli Alleati avrebbero accolto le sue offerte di pace, il F?hrer stava ad aspettare. Poi, per ridurli a pi? miti consigli, decise di dar loro una nuova dimostrazione di forza. Cos? i Tedeschi sferrarono l’attacco e invasero, ancora una volta senza dichiarazione di guerra, la Danimarca, la Norvegia e di seguito l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, calpestando la loro neutralit? e aggirando cos? la Linea Maginot. L’attacco tagli? in due le forze alleate venute in aiuto del Belgio e intrappol? in un cerchio sempre pi? stretto di ferro e di fuoco il corpo di spedizione inglese, che per? riusc? ad essere evacuato dalla spiaggia di Dunkerque. Annientata la difesa francese nella battaglia de La Somme il 14 giugno i Tedeschi entrarono a Parigi. Il 22 giugno fu firmato armistizio , in base al quale la Francia veniva divisa in due parti: quella settentrionale ed atlantica, occupata direttamente dai Tedeschi, e la restante con le colonie, amministrata dal governo collaborazionista di Vichy (dal nome della capitale provvisoria), presieduto dal maresciallo P?tain. Ma non tutti accettarono passivamente l’invasione straniera. Il generale Charles de Gaulle infatti, riparato in Inghilterra, organizz? la lotta contro i Tedeschi e lanci? un appello a tutti i Francesi rimasti in patria affinch? iniziassero la resistenza contro i nazisti in nome della Francia libera. Le travolgenti vittorie tedesche spinsero Mussolini ad abbandonare lo stato di non belligeranza e ad intervenire nel conflitto. Il 10 giugno 1940, quando la disfatta francese era ormai certa, il Duce annunci? l’entrata in guerra italiana. La sua idea era quella di partecipare ad una guerra che, considerata gi? vinta dalla Germania, avrebbe consentito all’Italia di partecipare alla spartizione del bottino di guerra. Le nostre truppe furono cos? concentrate lungo il confine francese, ma i combattimenti furono subito scongiurati dalla disfatta della Francia, costretta a firmare l’a ()
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II guerra mondiale

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II guerra mondiale Caduta della Francia L’offensiva tedesca sul fronte occidentale ebbe inizio il 10 maggio 1940 e si risolse di poche settimane in un nuovo travolgente successo. A provocare la sconfitta furono soprattutto gli errori dei comandi fortificazioni difensive che costituivano la Linea Maginot: fortificazioni che fra l’altro coprivano solo la frontiera franco-tedesca lasciando scoperto il confine col Belgio e col Lussemburgo, da dove in realt? veniva la minaccia pi? seria. Infatti, come nel 1914, i tedeschi iniziarono l’attacco violando la neutralit? dei piccoli Stati confinanti. Questa volta, oltre al Belgio, furono invasi anche Olanda e Lussemburgo. Fra il 12 e il 15 maggio, dopo aver attraversato velocemente la foresta delle Ardenne (ritenuta dai francesi invalicabile dai carri armati), i reparti corazzati tedeschi sfondarono le linee nemiche nei pressi di Sedan. Le truppe tedesche dilagarono quindi in territorio francese e puntarono verso il mare, chiudendo in una sacca molti reparti francesi e belgi e l’intero corpo di spedizione inglese, appena sbarcato sul continente. Solo un momentaneo rallentamento dell’offensiva consent? al grosso delle forze britanniche, assieme a circa 100.000 fra belgi e francesi, un drammatico reimbarco nel porto di Dunkerque (29 maggio-4 giugno). Il 14 giugno i tedeschi entravano a Parigi mentre interminabili colonne di profughi si riversavano verso il Sud. Intervento Italiano Il crollo repentino della Francia valse a spazzar via le ultime esitazioni di Mussolini, deciso a non consentire che l’Italia restasse spettatrice nel conflitto. Il 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, il duce annunciava a una folla plaudente l’entrata in guerra dell’Italia “contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente”. L’offensiva sulle Alpi, sferrata il 21 giugno in condizioni di netta superiorit? numerica contro un avversario praticamente gi? sconfitto, si risolse per? in una grossa prova di inefficienza. L’armistizio subito richiesto dalla Francia e firmato il 24 giugno prevedeva solo qualche minima rettifica di confine oltre alla smilitarizzazione di una fascia di territorio francese profonda 50 chilometri. Non diversamente andarono le cose in Africa Settentrionale, dove l’attacco lanciato a settembre contro le forze inglesi in Egitto dovette arrestarsi per l’insufficienza dei mezzi corazzati. Mussolini, convinto che l’Italia dovesse combattere una sua guerra, parallela a quella tedesca, rifiut? un’offerta d’aiuto da parte della Germania, preoccupato di sottrarsi alla tutela del pi? potente alleato. Battaglia d’Inghilterra Dal giugno 1940, la Gran Bretagna era rimasta sola a combattere contro la Germania e i suoi alleati. A questo punto Hitler sarebbe stato disposto a trattare, a patto di vedersi riconosciute le sue conquiste. Ma ogni ipotesi di tregua trov? un ostacolo insuperabile nella volont? della classe dirigente e del popolo britannico di continuare la lotta. Hitler attacca la Russia Con l’attacco tedesco all’Unione Sovietica, all’inizio dell’estate 1941, la guerra entr? in una nuova fase. Un altro vastissimo fronte si apr? in Europa orientale. La Gran Bretagna non fu pi? sola a combattere. Lo scontro ideologico si semplific? e si radicalizz? col venir meno dell’anomala intesa fra nazismo e regime sovietico. Che l’URSS costituisse da sempre il principale obiettivo delle mire espansionistiche di Hitler non era un mistero per nessuno. Stalin si illuse tuttavia che Hitler non avrebbe mai aggredito la Russia prima di aver chiuso la partita con la Gran Bretagna. Cos?, quando il 22 giugno 1941 l’offensiva tedesca (denominata in codice operazione Barbarossa) scatt? su un fronte lungo 1600 chilometri, dal Baltico al Mar Nero, i russi furono colti impreparati. In due settimane le armate del Reich penetrarono in territorio sovietico per centinaia di chilometri. L’offensiva a cui prese parte anche un corp ()
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La terza Guerra d’indipendenza italiana

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La terza Guerra d’indipendenza italiana La politica estera del governo italiano dopo il 1861 era tesa verso due precisi traguardi: l’annessione del Veneto e quella di Roma. Per raggiungere il primo obiettivo, l’Italia sfruttò l’offerta del dissidio austro-prussiano in seguito alla questione dei ducati danesi, alleandosi con la Prussia. L’Austria, preoccupata di dover aprire un nuovo fronte, all’ultimo momento, offrì la cessione pacifica del Veneto in cambio della neutralità italiana, ma la proposta fu respinta dal governo presieduto dal generale Alfonso Lamarmora, che non intendeva tradire la parola data all’alleato prussiano e che voleva dimostrare a tutti i costi la forza del giovane Stato. Ma le operazioni militari, condotte dall’alto comando italiano senza tener conto dei piani strategici prussiani, risultarono disastrose. Le forze di terra italiane furono infatti respinte il 24 giugno 1866 a Custoza, mentre il mese dopo la flotta al comando del generale Persano subiva una grave sconfitta nelle acque di Lissa. Solo Garibaldi, operando con le sue CAMICIE ROSSE nel Trentino, otteneva ottimi risultati riportando una splendida vittoria a Bezzecca, che gli apriva la strada per Trento. Ma l’armistizio, intervenuto nel frattempo fra Austria e Prussia dopo la battaglia di Sadowa, costrinse l’esercito italiano ad interrompere le ostilità; così a Garibaldi venne ordinato di ritirarsi dai territori occupati. Il Veneto fu annesso all’Italia. Più lunga e difficoltosa fu l’annessione di ROMA. I moderati, infatti, seguendo l’indirizzo del Cavour, intendevano risolvere il problema attraverso trattative diplomatiche; i democratici, invece, fra i quali c’era anche Garibaldi, intendevano ricorrere all’uso della forza, mettendo l’Europa di fronte al fatto compiuto. L’iniziativa fu presa proprio da Garibaldi nel 1862. Egli raccolse in Sicilia 5.000 volontari e passò in Calabria al grido di «ROMA O MORTE»! Ma di fronte alla minaccia di Napoleone III che intendeva intervenire con l’esercito a difesa del Papa, il governo italiano decise di inviare truppe regolari per fermare Garibaldi sull’Aspromonte. Dopo il doloroso episodio, che aveva visto soldati italiani sparare contro le CAMICIE ROSSE, il governo italiano riprese le trattative con Napoleone III, che si conclusero con la Convenzione di Settembre (1864): la Francia si impegnava a ritirare le proprie truppe, lasciate a Roma a difesa del Papa, entro 2 anni, mentre l’Italia si impegnava a rispettare ed a difendere l’integrità territoriale dello Stato Pontificio. A garanzia di questo accordo, il governo si impegnava altresì a trasferire entro 6 mesi la capitale del Regno d’Italia da Torino a Firenze. Come stabilito, nel 1866 la guarnigione francese evacuò Roma. Garibaldi, allora, decise di ripetere il tentativo fallito sull’Aspromonte. Penetrato con 3.000 volontari nel Lazio, occupò Monterotondo e giunse a pochi km. da Roma, ma fu costretto a ritirarsi trovandosi di fronte un corpo di spedizione di 23.000 uomini inviato prontamente da Napoleone. Garibaldi non riuscì tuttavia ad evitare lo scontro a Mentana, ove i garibaldini furono sbaragliati (1867). La «questione romana» trovò finalmente la sua soluzione in seguito al crollo del SECONDO IMPERO provocato dalla truppe prussiane. Infatti, con la proclamazione delle Repubblica Francese, il governo italiano si sentì sciolto dagli impegni sottoscritti con Napoleone. Vittorio Emanuele II inviò una lettera a Pio IX scongiurandolo di «non opporsi all’ineluttabile». Il Papa respinse la proposta ed il 20 settembre 1870, alle 5 del mattino, i bersaglieri del generale Raffaele Cadorna entrarono a Roma attraverso una breccia aperta a cannonate nelle mura, a Porta Pia. Il generale Kanzler, comandante delle truppe pontificie, nel pomeriggio firmava la capitolazione della città, mentre Pio IX si ritirava nei palazzi vaticani. ROMA era finalmente la capitale d’ Italia. Il Papa rifiutandosi di scendere ()
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I trattati di pace dopo la prima guerra mondiale

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I trattati di pace dopo la prima guerra mondiale Alla conferenza di pace di Parigi non vennero accolti i rappresentanti delle potenze vinte a essi spettava solo l’alternativa dell’accettazione o di una ripresa delle ostilità. Per la prima volta problemi fondamentali dell’equilibrio europeo venivano discussi insieme a potenze non Europee quali Giappone e USA. La “New diplomancy” proposta da Wilson non era ben vista dalle potenze vincitrici. Tutto sommato dopo che la flotta tedesca preferì auto affondarsi piuttosto che consegnarsi ai nemici, gli Inglesi avevano raggiunto il loro scopo principale. Adesso essi cercavano di non fare punire con pesantissime sanzioni la Germania perché questa fino al 1914 era stata la loro migliore partner commerciale. Wilson si oppose alle rivendicazioni italiane preferendo appoggiare i nuovi governi tra cui quello iugoslavo. Dopo questa opposizione Orlando preferì abbandonare per alcuni giorni la conferenza. Per evitare futuri e dannosi conflitti si creò la Società delle Nazioni con sede a Ginevra che avrebbe dovuto rappresentare tutti gli stati sovrani del mondo. I paesi membri si impegnavano a non ricorrere più alla guerra per risolvere le controversie ma al giudizio della Società delle nazioni. Quest’organizzazione non aveva però i mezzi per far si che le decisioni prese venissero rispettate. Essa era in realtà molto fragile. Dalla conferenza di Parigi uscirono cinque distinti trattati: Con il TRATTATO Dl VERSAILLES la Germania doveva cedere l’Alsazia e la Lorena alla Francia. Al rinato Stato polacco dovette cedere parte della Slesia, della Posnania e della Pomerania assicurandogli in questo modo un accesso nel mar Baltico. La città di Danzica che si affacciava sul Baltico venne considerata città libera. La Germania orientale venne in questo modo separata da quella occidentale e l’impero coloniale tedesco diviso tra Inghilterra e Francia. Quando si dovette decidere a chi dare la colpa del conflitto si pensò, anche a causa delle pressioni francesi, ad accusare la Germania. In base all’articolo 231 essa era tenuta a risarcire tutti i danni procurati alla popolazione e le pensioni di guerra in una cifra che fu stabilita intorno ai 132 marchi - oro. Come garanzia del pagamento la Francia poteva occupare per 15 anni il bacino carbonifero del Saar. L’esercito tedesco venne ridotto a 100000 unità. Con il TRATTATO DI SAINT-GERMAIN e del TRIANON venivano smembrati Austria ed Ungheria a favore della Polonia, della Jugoslavia, della Romania e della Cecoslovacchia. All’Italia veniva ceduto il Trentino. Il territorio austriaco rimanente era pari a circa 1/8 di quello precedente mentre quello Ungherese uguale a circa ½. Con il TRATTATO DI NEUILLY anche la Bulgaria dopo avere ceduto la Macedonia alla Jugoslavia e la Tracia alla Grecia, ne uscì ridimensionata avendo perso pure lo sbocco sul mar Egeo. Con il TRATTATO DI SEVRES i Turchi dovevano cedere alla Grecia anche la Tracia Ottomana, dovevano smilitarizzare gli stretti perdendo il controllo anche su parte dell’Asia dopo l’indipendenza della Transgiordania, dell’Arabia e dello Yemen. I restanti territori asiatici vennero portati gradualmente da Francia e Inghilterra ad una condizione di indipendenza e autogoverno tramite i “mandati fiduciari”. Il nuovo assetto europeo era fondato su basi troppo deboli, si. erano venute a creare numerose minoranze che creavano tensioni interne. La Germania, additata come colpevole, voleva avere la sua rivincita e l’Italia aveva avuto un accrescimento territoriale inferiore a quello sperato; si parlava infatti di vittoria mutilata. Le conseguenze economiche della pace Dopo la fine della guerra si erano venuti a creare particolarismi che in futuro avrebbero potuto creare problemi. Le nuove nazioni sorte, dette cuscinetto, non avevano la capacità di vita economica autonoma né propensione ad allearsi tra di loro. Il trattamento riservato allo ()
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La I guerra mondiale

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La I guerra mondiale Cause Le cause dello scoppio della prima guerra mondiale furono diverse: il contrasto austro-russo per l’egemonia nei Balcani, la rivalit? navale anglo-tedesca, il contrasto franco-tedesco dopo la vittoria prussiana del 1870, gli irredentisti, come ad esempio per l’Italia che aspirava a Trento e a Trieste. L’occasione per lo scoppio della guerra fu dato dall’eccidio di eccidio di Sarayevo, il 28 giugno 1914, quando due serbi irredentisti uccisero l’arciduca Francesco Ferdinando, principe ereditario d’Austria. L’Austria invi? un ultimatum alla Serbia, ma le condizioni erano talmente umilianti che lo Stato serbo rifiut?. Il 28 luglio l’Austria, che sapeva di poter contare sull’aiuto della Germania, dichiar? guerra alla Serbia. La Russia si alle? con la Serbia, e la Francia corse in aiuto della Russia. In seguito, poich? la Germania aveva invaso il Belgio neutrale per giungere pi? facilmente in Francia, l’Inghilterra si vide minacciata per il predominio nel mare del Nord ed intervenne nel conflitto. Neutralita’ dell’italia L’Italia si dichiar? neutrale, dando due motivazioni: la Triplice Alleanza la impegnava ad entrare in guerra solo se Austria e Germania fossero state attaccate (invece era l’Austria che aveva dichiarato guerra ), inoltre l’Austria aveva agito all’insaputa dell’Italia. La neutralit? tuttavia non dur? a lungo. Gli Italiani, infatti, si erano divisi in due schieramenti: gli interventisti, guidati da Mussolini, Corridoni, Bissolati, ecc., i quali sostenevano che, per ottenere la liberazione di Trento e Trieste, era necessario intervenire contro l’Austria; i neutralisti, guidati da Giolitti, convinti dal fatto che, mantenendo la neutralit?, si potevano ottenere delle concessioni austriache nel Trentino. Primo anno di guerra La Germania era convinta che la guerra non sarebbe durata a lungo, invece si concluse dopo cinque anni. Dopo aver violato la neutralit? del Belgio, la Germania giunse nei pressi di Parigi. I Francesi per? con la battaglia di Marna (6-12 settembre 1914 ), riuscirono a fermare il nemico. Sul fronte orientale invece, i Tedeschi riportavano grandi vittorie contro i Russi. Nello stesso tempo entrava in guerra anche la Turchia a fianco delle potenze centrali, mentre il Giappone, alleato con l’Inghilterra, si scontrava con i Tedeschi per l’Estremo Oriente. Secondo anno di guerra Anche se il Parlamento Italiano era contrario all’entrata in guerra del Paese, dopo diverse ostilit? da parte del popolo, dovette cedere ed accord? al governo pieni poteri (24 maggio 1915 ). L’Italia per? dichiar? guerra soltanto all’Austria, non alla Germania. L’esercito, guidato dal generale Cadorna, penetr? nel Trentino Meridionale, conquistando Plava sull’Isonzo e il monte Nero. Intanto la Marina Italiana subiva gravi perdite tra l’Adriatico ed il Mediterraneo. Sul fronte Occidentale, i Tedeschi e i franco-inglesi si annientavano, mantenendosi sulla difensiva. Invece sul fronte Orientale, i Russi erano costretti ad abbandonare la Polonia e la Lituania per le vittorie dei Tedeschi, che invadevano anche la Serbia. Terzo anno di guerra La battaglia pi? importante fu quella di Verdun (febbraio 1916), nella quale la Germania, raccolti molti uomini e materiali, assal? per mesi i forti di Verdun per poter penetrare a Parigi. Morirono pi? di mezzo milione di Tedeschi e altrettanti Francesi, che riuscirono comunque a bloccare il piano tedesco. Sul fronte Orientale i Russi, approfittando dell’alleggerimento difensivo sul fronte, riuscirono a rientrare in Polonia e in Galizia, mentre gli Alleati attaccarono sulla Somme, dove, per la prima volta, comparvero i carri armati inglesi. La Romania, vista la situazione, decise di scendere in campo accanto agli Alleati per rivendicare il predominio sulla Transilvania. Tuttavia fu presto invasa dall’esercito austro- tedesco, che presidi? la capitale. Anche il fronte italian ()
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La Prima Guerra Mondiale

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LA PRIMA GUERRA MONDIALE PREMESSE Tra il 1905 e il 1913 diverse crisi e guerre locali portarono la situazione al limite del conflitto generale. Due di queste (crisi marocchine) furono il risultato del tentativo tedesco di sostenere l’indipendenza del Marocco nei confronti dell’occupazione francese, questione poi risolta pacificamente dalla conferenza di Algeciras. Un’altra crisi ebbe luogo nei Balcani nel 1908 a seguito dell’annessione della Bosnia - Erzegovina da parte dell’impero Austrungarico; in questo caso la guerra fu evitata solo perché la Serbia, che coltivava mire espansionistiche sulla regione, non poteva agire senza il sostegno della Russia, che a quell’epoca non si riteneva ancora pronta per il conflitto. Approfittando del fatto che l’attenzione delle potenze maggiori era rivolta alla questione marocchina, l’Italia dichiarò guerra alla Turchia nel 1911 per annettersi la regione di Tripoli (guerra di Libia), mentre le guerre balcaniche del 1912-13 ebbero il risultato di rafforzare le tendenze aggressive del regno di Serbia nella regione, peggiorando ulteriormente i suoi rapporti con Vienna, e di suscitare desideri di vendetta e di riscatto nella Bulgaria e nella Turchia. Dunque tra gli Stati Europei vi erano numerosi motivi di tensione a causa dell’espansione coloniale e del nazionalismo. Accanto alle rivalità coloniali ne esistevano altre che riguardavano il controllo di due zone di grande importanza dal punto di vista strategico: il Mediterraneo, che con l’apertura del Canale di Suez riacquistò l’importanza a carattere commerciale di un tempo, e la Penisola Balcanica, dove il vuoto di potere creato dalla crisi dell’impero Ottomano ed i contrasti da poco formatisi favorivano gli interventi delle grandi potenze Europee. In questa situazione si erano formati due grandi blocchi d’alleanze: triplice Alleanza, di cui facevano parte la Germania, l’Impero Austro Ungarico e l’Italia; dall’altra parte invece c’era la Triplice Intesa che comprendeva Francia, Inghilterra e Russia. LO SCOPPIO DELLA GUERRA L’evento scatenante della prima guerra mondiale fu l’uccisione a Sarajevo, il 28 giugno ‘14, dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono degli Asburgo. Un mese dopo, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, ritenuta corresponsabile dell’attentato. La Russia, che proteggeva la Serbia, mobilitò il suo esercito provocando la reazione della Germania, alleata con l’Austria. Il 3 agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia sua alleata. Il 5, dopo che le truppe tedesche ebbero invaso il Belgio neutrale, anche la Gran Bretagna scese in campo contro gli imperi centrali. L’omicida era un giovane studente ma l’arma proveniva dalla Serbia. Tra la Serbia e l’Austria c’erano da qualche tempo numerosi contrasti, poiché l’Austria voleva espandere il suo impero coloniale nella penisola balcanica, mentre la Serbia continuava a difendere l’indipendenza. L’Austria dichiarò la Serbia diretta responsabile dell’attentato inviandogli un ultimatum durissimo. La Serbia accettò quasi tutte le condizioni imposte dall’ultimatum, ma l’Austria mosse comunque guerra contro la Serbia, al cui fianco si schierò la Russia, mentre la Germania impaurita dalla potenza russa, decise di attaccarla senza che essa potesse aspettarselo. La Russia suscitò, in questo modo, la reazione della Francia, ebbe così iniziò la guerra. SVOLGIMENTO Ad agosto la Germania attaccò la Francia. Poiché le truppe francesi erano schierate sul confine franco-tedesco, nella famosa linea di fortificazione detta: “Maginot”, la Germania, decise di attaccare il Belgio aggirando così le postazioni difensive Francesi e attaccandole da un punto nel quale essa era indifesa. Il Belgio era uno stato neutrale, questo però non fermò l’esercito tedesco. Questo attacco da parte della Germania diede un pretesto all’Inghilterra di entrare in guerra a fianco di Francia e Russia. Iniziò così in agosto la prima guerra mondiale. Il conflitto vide schierate Francia, In ()
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Prima Guerra Mondiale

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La prima guerra mondiale

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La Prima Guerra Mondiale Dall’attentato di Sarajevo alla guerra europea A Sarajevo, capitale della Bosnia, il 28 giugno 1914, uno studente bosniaco di nome Gavrilo Princip, appartenente ad un’organizzazione irredentista che aveva la sua base operativa in Serbia, uccise l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie. Fu questa la causa occasionale dello scoppio della guerra. L’Austria inviò alla Serbia un ultimatum e la Russia assicurò il proprio sostegno a quest’ultima. La Serbia accettò solo in parte l’ultimatum, perciò l’Austria le dichiarò guerra. Contemporaneamente la Germania intimò alla Russia di sospendere i preparativi bellici; l’ultimatum non fu accettato e la Germania le dichiarò guerra. La Francia legata alla Russia da un trattato d’alleanza militare, mobilitò le proprie forze armate ed entrò in guerra il 1 agosto. La Germania rispose con un nuovo ultimatum e con la successiva dichiarazione di guerra alla Francia. La strategia dei generali tedeschi si basava sulla rapidità e sulla sorpresa. Per attaccare la Francia passarono, quindi, dal Belgio, nonostante la sua neutralità fosse garantita da un trattato internazionale. La violazione della neutralità belga fu decisiva nel determinare l’intervento nel conflitto della Gran Bretagna, preoccupata dall’eventualità di un successo tedesco. L’Italia dalla neutralità all’intervento L’Italia entrò nel conflitto mondiale nel maggio del 1915 schierandosi a fianco dell’Intesa contro l’Impero austro-ungarico, fino ad allora suo alleato. A guerra appena scoppiata, il governo, presieduto da Antonio Calandra, aveva dichiarato la neutralità dell’Italia. Questa decisione, aveva trovato concordi tutte le principali forze politiche fino a quando cominciò ad essere affacciata l’eventualità di una guerra contro l’Austria, che avrebbe consentito all’Italia di portare a compimento il processo risorgimentale, ma anche di aiutare la causa delle «nazionalità oppresse». Portavoce di questa linea interventista furono innanzi tutto gruppi e partiti della sinistra democratica. Il presidente del Consiglio, Salandra, e il ministro degli esteri, Sonnino, temevano soprattutto che una mancata partecipazione al conflitto avrebbe gravemente compromesso la posizione internazionale dell’Italia. Vi furono molti scontri fra neutralisti ed interventisti, comunque ciò che decise l’esito del paese fu l’atteggiamento del re, del ministro degli Esteri e del capo di governo. Questi decisero di accettare le proposte dell’Intesa firmando, il 26 aprile 1915, il cosiddetto Patto di Londra, con Francia, Inghilterra e Russia. Quando Giolitti si pronunciò per la continuazione delle trattati­ve con l’Austria, trecento deputati gli manifestarono solidarietà, inducendo Salandra a dare le dimissioni, ma la volontà neutralista del Parlamento fu, di fatto, scavalcata: da un lato dalla decisione del re, che respinse le dimissioni di Salandra; dall’altro dalle manifestazioni di piazza, che in quei de­cisivi giorni di maggio, si fecero sempre più imponenti e più minacciose. Il 20 maggio 1915, la Camera approvò la concessione dei pieni poteri al governo, che la sera del 23 maggio dichiarava guerra all’Austria. Il 24 ebbero inizio le operazioni militari. La grande strage (1915-16) Al momento dell’entrata in guerra, era diffusa in Italia la convinzione che una rapida cam­pagna militare sarebbe bastata per far volgere le sorti del conflitto a favore dell’Intesa, ma queste previsioni fallirono. Sul confine orientale le forze austro-ungariche si attestarono lungo il corso dell’Isonzo e sulle alture del Carso. Contro queste linee, le truppe comandate dal generale Luigi Cadorna sferrarono, nel corso del 1915, quattro sanguino­se offensive senza riuscire a cogliere alcun successo. Una situazione analoga, si era creata sul fronte francese. In quell’anno gli unici successi furono ottenuti dagli austro-tedeschi: prima contro i russi, poi contro la Serbia che fu inva ()
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La crisi Polacca e lo scoppio della guerra

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La crisi Polacca e lo scoppio della guerra Il 21 marzo ‘39 Hitler chiese l’annessione di Danzica e l’extraterritorialità del corridoio. Di lì a poco i tedeschi occuparono anche Mamel città lituana. Hitler voleva occupare tutta la Polonia e il 3 marzo Churchill espresse la sua volontà di garantire i confini polacchi invertendo la marcia alla politica dell’appeasement. Tutto sommato la Germania, nuovamente forte, rappresentava un sicuro baluardo contro l’avanzata del comunismo in Europa. Sia Chamberlain che Daladier al ritorno dalla conferenza di Monaco furono accolti dalla folla plaudente ancora all’oscuro che di lì a pochi mesi sarebbero dovuti entrare in guerra. Sull’esempio di Hitler, Mussolini occupò l’Albania proclamando Vittorio Emanuele III Re d’Italia e di Albania. Il 22 maggio ‘39 il ministro degli esteri tedesco, Ribbentrop e quello italiano, Ciano, firmarono il patto d’Acciaio col quale si impegnavano ad un aiuto militare reciproco sia in offese che in difesa. Mussolini disse però che l’Italia non sarebbe stata pronta ad un grosso conflitto di lì a tre anni. Francia ed Inghilterra per rispondere al patto d’Acciaio, cercarono di raggiungere accordi con la Russia la quale a sorpresa, firmò il patto Ribbentrop-Molotov con la Germania. Con questo patto le due potenze si impegnavano per dieci anni a non aggredirsi e prevedevano un eguale spartizione della Polonia. Stalin con il patto d’Acciaio voleva guadagnare tempo e prepararsi all’inevitabile scontro con la Germania sua antagonista ideologica. Così il 1 settembre ‘39 le truppe tedesche entravano in Polonia e Francia e Gran Bretagna il 3 settembre onorando le garanzie di protezione dichiaravano guerra alla Germania. ()
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La seconda guerra punica

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La seconda guerra Punica Lo svolgimento L’azione di Annibale assunse subito un carattere nettamente ostile ai Romani. Concentrato un forte esercito a Cartagena (220-219 a. C.), preparò una spedizione contro Sagunto, città iberica indipendente a Sud dell’Ebro, alleata di Roma, sapendo così di provocare la guerra. I romani dapprima intimarono ai Cartaginesi di abbandonare l’assedio della città, poi chiesero loro la consegna di Annibale e dei suoi consiglieri; al rifiuto seguì l’apertura delle ostilità. Annibale, lasciato il fratello Asdrubale al comando dei presidi spagnoli, intraprese la sua marcia memorabile dalla Spagna, attraverso i Pirenei, la valle del Rodano e le Alpi, fino alla Valle Padana. Interessante la disquisizione fatta da Polibio riguardo alla geografia e al percorso seguito da Annibile per giungere in Italia. Egli contava anche sull’effetto morale della sua impresa e in particolare sulle tribù galliche della Cisalpina, insofferenti del dominio romano, e sulla disgregazione della lega italica stretta intorno a Roma. I Romani avevano preparato due eserciti, destinati l’uno a sbarcare in Africa, l’altro, sotto il comando di P. Cornelio Scipione a invadere la Spagna. Scipione, che si trovava alle foci del Rodano, avuta notizia della marcia di Annibale, si gettò al suo inseguimento senza riuscire a impedirgli di varcare le Alpi. Al Ticino avvenne il primo scontro, conclusosi con la vittoria cartaginese (218). Ma se Annibale trovò favorevole i Galli, le vittorie del Ticino, della Trebbia e quella più importante del Trasimeno (217) non intaccarono la lega italica, e nessuna città umbra ed etrusca si diede ad Annibale, che si accampò in Campania. Roma in questa difficile situazione nominò dittatore Fabio Massimo che, per la sua tattica di indebolire il nemico senza venire a battaglia campale, fu chiamato cunctator, il “temporeggiatore”. Nel 216, con l’elezione dei nuovi consoli Emilio Paolo e Terenzio Varrone, riprese favore presso i Romani il programma dell’offensiva, ma in Puglia, presso Canne, l’esercito romano fu disfatto dai Cartaginesi; Emilio Paolo cadde sul campo. Poco dopo un altro esercito fu sconfitto dai Galli nell’Italia Settentrionale, sicché questa regione andò perduta; rimasero a Roma solo l’Italia Centrale e parte dell’Italia Meridionale. I Romani però avevano sempre il dominio del mare, così’ che Annibale non potè ricevere adeguati soccorsi da Cartagine e dalla Spagna. In Sicilia tuttavia dovettero ridurre all’obbedienza Siracusa, passata ai Cartaginesi, mentre in Epiro dovettero difendersi contro l’attacco del re di Macedonia Filippo V (prima guerra macedonica e pace di Fenice). Mentre Roma riprendeva Capua, falli alla battaglia del Metauro il tentativo di Asdrubale di portare aiuto dalla Spagna al fratello Annibale. Immobilizzato Annibale nelle sue posizioni del Bruzio (Puglia), i Romani furono in grado di portare la guerra in Africa; il comando fu affidato a Scipione, che sbarcò l’anno dopo in Africa, presso Utica. Assicuratosi l’alleanza del re di Numidia, Massinissa, Scipione batté ai Campi Magni i Cartaginesi, che s’affrettarono a richiamare Magone dalla Liguria e Annibale dal Bruzio (203). I due capitani si affrontarono in battaglia non lontano da Zama; la vittoria dei Romani fu piena e decisiva (202). Cartagine dovette accettare la durissima pace che Scipione le impose. Cartagine fu, secondo il trattato di pace, costretta a rinunciare alla Spagna e a tutti i domini non punici d’Africa; consegnare gli elefanti da guerra e tutta la flotta meno dieci triremi; rinunciare a far guerre fuori dell’Africa e a farle in Africa solo col consenso di Roma; pagare un’indennità di diecimila talenti in cinqnant’anni. Cento ostaggi scelti da Scipione dalle primarie famiglie dovevano garantire la sincera osservanza degli accordi stipulati. La secolare rivale di Roma, che un tempo era stata signora dell’Occidente, spariva per sempre dal numero delle grandi potenze (2 ()
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La Prima Guerra Mondiale

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La Prima Guerra Mondiale Le cause della prima guerra mondiale non si possono individuare in modo preciso; tuttavia è possibile delineare i principali motivi di dissidio tra le potenze europee. In primo luogo la questione dei confini franco - tedeschi: la Germania nel 1870 si era annessa l’Alsazia e la Lorena, e la cosa non andava giù alla Francia, che voleva riprendersi le province. La Germania aveva anche il problema della Russia, che si era alleata con la Francia e che avrebbe potuto aprire un nuovo fronte orientale; contemporaneamente l’impero Turco aveva avuto appoggi dalla Germania e ciò aggravava i suoi rapporti con l’impero zarista; anche l’Austria aveva due potenziali fronti: l’Italia, che rivendicava le terre irredente, e la zona balcanica, in bilico tra espansionismo russo e spirito nazionalista. La Germania inoltre era la più terribile concorrente economica della Gran Bretagna, anche se ad un grande sviluppo industriale corrispondeva una forte dipendenza alimentare, aggravata dalla mancanza di un vasto impero coloniale e da una flotta insufficiente; questo naturalmente non poteva andare bene alla Germania Guglielmina. Questione coloniale e riarmo navale furono i principali motivi di tensione tra Germania da un lato, Francia e Gran Bretagna dall’altro. Riguardo la prima, la Germania, dopo aver subito molte sconfitte diplomatiche, riteneva che la forza fosse l’unica soluzione possibile per rompere questo accerchiamento delle altre potenze. Per fare questo però, bisognava rinforzare gli armamenti: la Germania, andando contro il principio inglese del “two - powers standard” (cioè la flotta inglese doveva essere pari alla somma delle prime due potenze a lei successive) varò nuove navi, alle quali l’Inghilterra rispose con il “two keels for one” (due chiglie per una), ovvero costruì due navi, con enorme sforzo produttivo, per ognuna varata dalla Germania. Si assistette dunque ad una rivalutazione e ad un acquisto di potere da parte delle gerarchie militari e ad un irrigidirsi del sistema di alleanze europee che avrebbe impedito la soluzione diplomatica agli incidenti che si sarebbero sviluppati dopo. Lo scoppio della guerra Il pretesto per lo scoppio fu l’assassinio in Serbia dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria con tutta la famiglia: l’Austria intimò un ultimatum alla Serbia, con il quale chiedeva di collaborare alla ricerca dei responsabili del delitto; in questo modo veniva sminuita la sovranità dello stato. La Serbia non accettò e l’Austria, appoggiata dalla Germania, le dichiarò guerra. Subito la Russia scese in campo per difenderla, e la Germania le dichiarò guerra. Anche la Francia, alleata Russa, scese in campo: la Germania, invadendo il Belgio neutrale che non gli voleva far passare le truppe, dichiarò guerra alla Francia ed anche l’Inghilterra, infastidita dal gesto, si schierò con Francia e Russia. La situazione era dunque questa: da una parte la Triplice Alleanza, formata da Germania, Austria e impero Ottomano; dall’altra la Triplice Intesa, formata da Inghilterra, Francia, Russia, che difendevano la Serbia. Rimanevano neutrali Italia e Romania. La guerra si dimostrò subito diverso rispetto a tutte le altre, sia per la grande massa di uomini impiegati sia per i nuovi e terribili armamenti. Nonostante una prima posizione di neutralità, i socialisti europei finirono per cedere alle posizioni nazionaliste e si dichiararono favorevoli all’intervento in guerra, votando i crediti per gli armamenti. La guerra di movimento Esisteva una grande sproporzione tra le forze della Triplice e quelle dell’intesa e per questo motivo il piano tedesco ideato da Schlieffen prevedeva la guerra - lampo, in modo da sconfiggere subito la Francia e concentrare le forze sul fronte orientale russo. In un primo momento l’offensiva riuscì, portando i tedeschi a 40 chilometri da Parigi ma poi la controffensiva francese nella battaglia della Marna fece ritirare ()
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La guerra come dimensione letteraria

Materia: Letteratura Italiana
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La guerra come dimensione letteraria. Grafo di riferimento * Fin dal mondo classico ( greco - romano ) la guerra ? prova della virt? militare, di coraggio e di amor di patria. Omero nell’Iliade ci ricorda che in guerra si misura lo spirito di sacrificio del singolo, che sa rinunciare a tutto per il bene della sua citt? (Ettore). Nel medioevo nasce il concetto di guerra santa, che oppone cristiani e pagani sul terreno militare per rivendicare la superiorit? di un’intera civilt? ( Crociate, Reconquista ) * Nell”800 grandi personalit? come quella di Napoleone caratterizzeranno la storia e gli episodi di guerra avranno un valore emblematico anche per l’esistenza privata dei personaggi protagonisti di grandi romanzi ( Stendhal, Tolstoj, Hugo ). Gli stessi ideali romantici promuovevano il ribelle-rivoluzionario al ruolo di eroe, portatore di valori innovativi, che solo con le armi avrebbero trovato una realizzazione. Tuttavia all’interno di tale modello si fa strada una prima lettura demistificante ed anti-eroica della guerra. Fabrizio del Dongo, protagonista della Certosa di Parma di Stendhal, scampa miracolosamente alla battaglia di Waterloo che avrebbe dovuto consacrare il suo nome alla fama di Napoleone. Egli ? invece “testimone della volgarit? brutale e grottesca della sconfitta….e il suo ? un processo di educazione rovesciata di apprendimento dell’anti-eroicit? della guerra”( A. Casadei, La guerra, Laterza 1999 ) * La celebrazione delle grandi virt? militari dell’et? classica funge da modello per misurare la tenacia con cui si persegue la libert? della patria ( Foscolo ). Le guerre napoleoniche in Italia, ben presto, appaiono volte all’instaurazione di un potere imperiale, che non porta affatto alla libert? del popolo italiano. Jacopo Ortis ? l’eroe testimone, con il suo sacrificio, della negativit? dell’intervento straniero nella nostra terra. * Manzoni nega cristianamente alla guerra ogni valore positivo e vede anche la gloria militare dei grandi condottieri soggetta alle leggi umane. Rinuncia cio? ai grandi modelli classici di virt? inimitabile e pone l’accento sulle contraddizioni che la morale del singolo deve affrontare per salvaguardarsi immune dalle violenze oppressive dei conflitti ( nelle tragedie soprattutto emerge questa tematica con i drammi di Adelchi, di Ermengarda e del Conte di Carmagnola, Francesco Bussone ). Quando invece la guerra serve per rivendicare la libert? nazionale essa ? giusta e benedetta da Dio ( Marzo 1821 ). * La guerra nel ‘900 diventa fatto collettivo, dramma di massa, prova ambita e ricercata di coraggio estremo ( D’Annunzio ). Giudizio esaltante ? quello dei Futuristi, che la definiscono la sola igiene del mondo. Spesso, d’altro canto, essa ? oggetto di demistificazione nell’ambito della produzione letteraria. Ungaretti vede la vita di trincea, durante il primo conflitto mondiale, come momento disumanizzante per eccellenza e parla nella poesia Fratelli dell’ involontaria rivolta dell’uomo presente alla sua fragilit?, per enfatizzare il contrasto tra la cecit? dello spirito di morte e la naturale solidariet? umana che riunisce in fondo i combattenti. * Al tempo dei totalitarismi la guerra si confonde con l’oppressione nazifascista e con l’antisemitismo, ma anche con la guerra civile e con la Resistenza. Nuovamente si tende - da parte del Neorealismo - ad idealizzare la guerra di popolo per la riconquista delle libert? , anche se qualche autore scopre soprattutto i drammi privati oscuri e pietosi ed i traumi profondi non assorbiti nel quadro del secondo conflitto mondiale ( Pavese, Fenoglio ) * Le raccolte poetiche del secondo Ungaretti, di Montale e di Quasimodo mettono in rilievo il dolore cosmico e la totale disgregazione di valori civili che il conf ()
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Prima Guerra Mondiale

Materia: Tesine
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Tesina sulla prima guerra mondiale

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Prima guerra mondiale

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