Galileo: la relativit classica
Materia: Filosofia
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La relativit? classica Con un esperimento mentale simile a quello con cui argoment? in favore del principio di inerzia , Galileo dimostr? anche il principio della relativit? classica secondo la quale i movimenti vanno sempre analizzati relativamente al sistema di cui fanno parte . Si serve di un esperimento mentale non tanto perch? nella realt? sarebbe impossibile materialmente dimostrare ci? che dice ( come era per il principio di inerzia dove gli sarebbe occorso un piano infinito ) , quanto piuttosto perch? nella realt? le cose non andrebbero esattamente come lui dice . L’ esperimento mentale di cui si avvale ? famoso in tutto il mondo : si tratta dell’ esperimento del ” gran navilio ” come lo definisce lui , ossia della grande barca ; oltre ad essere interessantissimo sul piano scientifico - filosofico , ? anche importante sul piano letterario : Galileo ? infatti il fondatore di un genere letterario , chiamato ” prosa scientifica ” : esprime argomenti scientifici con un periodare armonioso e leggiadro , di fronte al quale il lettore non pu? non entusiasmarsi , soprattutto se accosta il genere galileiano a quello degli altri scrittori del 1600 , che tendevano ad adottare un fraseggio pesante e ridondante . Il passo , estratto dal ” Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo , tolemaico e copernicano ” , ? il seguente : ” Riserratevi con qualche amico nella maggior stanza che sia sotto coverta di alcun gran navilio , e quivi fate d’ aver mosche , farfalle e simili animaletti volanti ; siavi anco un gran vaso d’ acqua , e dentrovi de’ pescetti ; sospendasi anco in alto qualche secchiello , che a goccia a goccia vadia versando dell’ acqua in un altro vaso di angusta bocca , che sia posto a basso : e stando ferma la nave , osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocit? vanno verso tutte le parti della stanza ; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi ; le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto ; e voi , gettando all’ amico alcuna cosa , non pi? gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che verso questa , quando le lontananze siano eguali ; e saltando voi , come si dice , a pi? giunti , eguali spazi passerete verso tutte le parti . Osservate che avrete diligentemente tutte queste cose , bench? niun dubbio ci sia che mentre il vasello sta fermo non debbano succeder cos? , fate muover la nave con quanta si voglia velocit? ; ch? ( pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in l? ) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti , n? da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma … ” . Se siamo sotto coperta ( ossia se non vediamo fuori ) e facciamo degli esperimenti dei movimenti che la nave sia ferma o che si muova noi non ce ne accorgiamo ( purch? il movimento sia rettilineo uniforme ) ; in realt? poi non ? esattamente cos? e Galileo lo sapeva benissimo altrimenti al posto di un esperimento mentale avrebbe lavorato concretamente in una nave materiale . Non ? che quando la nave ? in moto i pesci contenuti nella boccia rimangano schiacciati contro la parete ; le mosche , allo stesso modo , non rimarranno spiaccicate sul fondo e le gocce che fuoriescono dal recipiente non sobbalzeranno fuori in modo anomalo ; se ci sono due persone che si lanciano un oggetto ( una palla , per esempio ) , non ? che quello pi? sul fondo faccia pi? fatica a lanciare la palla ! Sia che il sistema ( la nave , in questo caso ) sia fermo , sia che si muova chi ? presente in esso non pu? accorgersi di ci? che capita al di fuori del sistema , non si pu? accorgere del movimento assoluto rispetto all’ esterno : i moti ? come se rientrassero tutti nel sistema in riferimento . Questa dimostrazione ? di fondamentale importanza : il sistema copernicano , infatti , era criticato dalla Scrittura ( e Galileo mostra come in realt? il contrasto sia solo apparente ()
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Galileo Galilei
Materia: Fisica
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Galileo Galilei (1564-1642) Matematico, fisico e astronomo italiano, nato in provincia di Pisa, Galileo può essere considerato il padre della scienza moderna, sia per la sua precisa elaborazione del metodo sperimentale che per l’introduzione dei metodi di analisi quantitativa dei fenomeni. Attraverso l’attenta analisi dei fenomeni fisici Galileo giunse dapprima a criticare la dottrina aristotelica, che aveva dominato la cultura in tutto il medioevo, e poi elaborò una nuova concezione fisica del mondo. Tra i suoi primi esperimenti ci furono quelli sulla caduta dei gravi, che si dice abbia effettuato dalla famosa torre pendente, nei quali osservò che la velocità di caduta di un corpo non dipende dal peso. Studiò il moto dei corpi lungo un piano inclinato, giungendo alla formulazione della legge d’inerzia. Stabilì matematicamente che la traiettoria di un proiettile è parabolica e studiò le leggi del pendolo. Effettuò numerose osservazioni astronomiche con un telescopio da lui stesso costruito, con cui vide i crateri lunari, quattro dei satelliti di Giove, le fasi di Venere e studiò la Via Lattea. I lunghi anni di sperimentazione lo portarono a rigettare le concezioni tolemaiche e ad abbracciare la visione copernicana del mondo e a difendere il sistema eliocentrico. Scrisse un celebre trattato a proposito, il ‘Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo’ del 1632, in cui difendeva le nuove idee. Sfortunatamente il clima di ottusa conservazione che regnava allora nella Chiesa e permeava le idee di molti intellettuali fu ostile alle sue proposte, che contraddicevano in maniera chiara le Sacre Scritture. Galileo fu dapprima diffidato, poi costretto all’abiura e infine imprigionato, mentre venne vietata la pubblicazione delle sue opere. In tal modo lo sviluppo della scienza subì in Italia un certo ritardo. Galileo tuttavia continuò a produrre importanti lavori durante il periodo di segregazione, come i celebri ‘Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze’, un trattato di meccanica. Letto e diffuso in tutta Europa, servì da base a quello straordinario progresso dell’umanità che oggi chiamiamo scienza, che avrebbe trovato nell’opera di I.Newton il suo punto più alto e che continua con immutata efficacia e con i più fecondi risultati ai nostri giorni, nel lavoro quotidiano di tanti tecnici e scienziati. ()
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Intervista a Galileo Galilei
Materia: Temi e saggi
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Intervista a Galileo Galilei VITA DI GALILEO (Anno Domini 1633; Galileo Galilei sta costeggiando l’Arno, a Pisa, per fare ritorno alla sua dimora, dopo il Vespro serale. Alto, un po’ curvo sotto il peso degli anni, avanza con passo incerto a causa dell’incombente cecità. Improvvisamente si ferma, siede su un ceppo e con lo sguardo pare scrutare il sole ormai fioco all’orizzonte. Mi avvicino cauta, un po’ intimorita da quest’uomo fiero e risoluto). IO - Mi perdoni Messere, vorrebbe ascoltarmi e rispondere a qualche domanda? GALILEO - Cosa vuoi sapere? E’ parecchio che più nessuno mi rivolge questioni, mi considerano tutti un nemico, un sovvertitore, non mi permettono neppure di scrutare il cielo. IO - Già il cielo! Che coraggio ha avuto a confutare il sistema Tolemaico con l’affermazione che la terra ruota intorno al Sole ed i pianeti non sono contenuti in una calotta cristallina. Come ha avuto l’idea di creare un telescopio per scrutare le stelle? GALILEO - Non è stata un’idea originale, mi sono infatti avvalso di uno strumento ideato in Olanda, atto a far vedere le cose lontane perfettamente così come se fossero state vicine; osservando poi gli artigiani occhialai adoperare vetri a forma di lente per correggere i difetti visivi, ne ho migliorato le potenzialità, allungando il corpo del tubo e giustapponendo i cristalli. Sono riuscito così a scrutare il cielo più profondamente e con deduzioni matematiche, basandomi sulle affermazioni di un frate polacco, un certo Copernico, ho capito che la terra non poteva essere immobile al centro dell’universo, ma a svolgere un ruolo di centralità era il sole, intorno al quale giungevano a ruotare i pianeti e lo stesso globo terrestre. Grazie agli studi matematici ho potuto altresì appurare la mobilità degli astri che circoscrivevano orbite ben determinate. IO - A lei spetta dunque il merito incomparabile di essersi servito di tale apparecchio per la ricerca astronomica, di aver avuto fiducia nella verità di ciò ch’esso faceva osservare, di avergli dato insomma piena cittadinanza entro la scienza. GALILEO - Si, ma è certo stato più semplice scoprire i quattro satelliti di Giove, le macchie della luna o le fasi di Venere, che non fare accettare la Mia Verità! Avevo concepito l’ambizioso programma di farmi pubblico paladino della nuova teoria copernicana, nell’illusione di riuscire a rimuovere ogni ostacolo d’ordine filosofico e teologico, aprendo definitivamente la via al trionfo della scienza nel mondo moderno ma non hanno creduto all’evidenza dei fatti, hanno avuto timore di ciò che non hanno saputo comprendere. Io non ho mai pensato di negare le verità contenute nelle Sacre Scritture o di peccare di eresia, il mio scopo è sempre stato quello di alleviare la fatica dell’esistenza umana, chiarendo, sebbene solo parzialmente, i dubbi che da secoli l’affliggono. Se prima questi erano colmati dalla fede, ora solo la scienza li può risolvere. IO - Il suo è stato, insomma, un ardito piano di politica della cultura? GALILEO - Si, e mi sono dedicato con tale entusiasmo d’avere più interesse per esso che non per qualsiasi scoperta particolare: matematica, fisica o astronomica che fosse. Neppure la pestilenza è riuscita a fermare la mia ricerca e non vi riuscirà l’Inquisizione. IO - Non ha forse abiurato pubblicamente le sue teorie? GALILEO - Si, ma come ho già spiegato al mio discepolo prediletto Paolo Sarti, meglio sporcarsi le mani che averle vuote. Rinnegando le mie teorie ho avuta salva la vita, una vita che verrà spesa fino all’ultimo respiro perché i posteri possano avvalersi delle mie nuove scoperte. IO - Nuove scoperte? GALILEO - Nuove scoperte! Sto lavorando alla stesura de I Discorsi: opera articolata in quattro giornate, i cui temi spaziano dalla costituzione della materia agli atomi fisici e agli indivisibili geometrici, dalla condensazione alla rarefazione, dalla natura dei fluidi alla velocità della luce, dalla s ()
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Galileo Galilei
Materia: Scienze
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Galileo Galilei Secondo Galileo la funzione della fisica è la conoscenza della natura non come indagine sulle essenze dei fenomeni, ma sulle leggi che li regolano. Questo dà vita ad una nuova concezione del rapporto causale diversa da quella metafisica aristotelica secondo cui era necessario lo studio (more…)
Galileo: il libro della natura
Materia: Filosofia
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Il libro della natura Spesso si dice che Galileo si contrappone agli aristotelici della sua epoca perch? mentre loro leggono il libro di carta , lui legge il libro della natura , scritto in caratteri matematici : ” io veramente stimo il libro della filosofia esser quello che perpetuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi; ma perch? ? scritto in caratteri diversi da quelli del nostro alfabeto , non pu? esser da tutti letto: e sono i caratteri di tal libro triangoli , quadrati , cerchi , sfere , coni , piramidi ed altre figure matematiche , attissime per tal lettura ” . Per poter interpretare questo libro e leggerlo , come per qualsiasi altro libro , bisogna imparare l’ alfabeto . L’ alfabeto in cui questo particolare libro ? scritto ? l’ alfabeto matematico ; se prima di leggere questo libro fisico che ? la natura bisogna conoscere l’ alfabeto della matematica , allora per Galileo prima di studiare la fisica bisogna studiare la matematica . E’ un’ ottima rappresentazione del rapporto che Galileo ha instaurato tra matematica e fisica , rapporto che ? sostanzialmente quello in vigore ai giorni nostri . Ma quest’ affermazione del libro della natura risulta ambigua perch? pu? significare due cose ; Galileo riprende essenzialmente idee platonico - pitagoriche ; l’ idea che il libro della natura sia scritto in caratteri matematici era ben presente nel Timeo di Platone : c’ erano i 4 elementi fondamentali ( terra , acqua , aria e fuoco ) apparentemente si distinguono in termini qualitativi , ma in realt? nella loro radice profonda si distinguono in termini quantitativi : ci? che distingue un elemento da un altro ? la forma geometrica delle particelle di quell’ elemento . La forma del fuoco era piramidale : il fuoco brucia apparentemente per caratteri qualitativi , ma in realt? per caratteri quantitativi : la fiamma ? fatta a forma di piramide spigolosa e proprio perch? spigolosa ci d? l’ impressione di bruciare . La novit? di Platone rispetto ad Empedocle che aveva elaborato questo sistema dei 4 elementi e ad Aristotele che verr? dopo , ? che per lui queste manifestazioni qualitative sono apparenti , esteriori , ossia nascondono le manifestazioni pi? profonde , quelle quantitative . Il fuoco ? diverso dalla terra perch? ha forma geometrica diversa : l’ uno ? piramidale , l’ altra cubica , dice Platone . Da un certo punto di vista Platone aveva preso quest’ idea da Democrito , che aveva detto che ci sono qualit? che esistono ” fusei ” ( per natura ) e ” nomo ” ( per convenzione ) ; la forma e la dimensione degli atomi per lui sono quantitative e oggettive ( ” fusei ” ) , ossia esistono di per s? ; quelle che invece chiamiamo qualit? ( sapore , odore , colore ) per lui sono l’ effetto qualitativo sui nostri organi di senso di queste quantit? : esistono solo per convenzione , come effetto soggettivo sui nostri organi di senso . Ora la posizione di Democrito , quella di Platone e quella di Galileo sembrano uguali ; pare che tutti e tre vogliano dire che ci? che esiste per davvero nella realt? sono le forme geometriche . Per? in Galileo non ? chiarissimo ( probabilmente perch? non era neanche chiarissimo nella sua testa , visto che esulava un po’ dai suoi interessi ) se ? convinto che nella realt? esistano solo gl ()
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Galileo: vita, opere e il processo
Materia: Filosofia
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Vita, opere e il processo Galileo Galilei ? lo scienziato che pi? di ogni altro ha contribuito alla riformulazione delle basi metodologiche della scienza moderna . Nello stesso tempo le sue innovazioni non interessano soltanto l’ambito tecnico-scientifico , ma hanno importanti risvolti filosofici : in base ad esse risulta notevolmente ridimensionata l’ influenza del pensiero aristotelico sulla filosofia moderna e , contemporaneamente , viene definito un nuovo rapporto tra filosofia e scienza , da un lato , e filosofia e religione , dall’altro . Con buona ragione la “rivoluzione scientifica”del Cinque-Seicento ? stata talvolta ricondotta alla “rivoluzione galileiana”. Nato a Pisa nel 1564 , egli vi studia matematica sotto la guida di Ostilio Ricci , a sua volta allievo di Nicol? Tartaglia , uno dei pi? illustri matematici del Cinquecento . A soli ventidue anni pubblica un’operetta sulla bilancetta idrostatica - La bilancetta era appunto il titolo dello scritto - in cui appare evidente l’influenza di Archimede , che gi? nell’Antichit? aveva applicato la geometria allo studio della meccanica e dell’idrostatica e le cui opere erano state recentemente tradotte . Nel 1589 ? nominato lettore di Matematica presso lo Studio ( l’ universit? ) di Pisa : l’anno successivo scrive il De motu , in cui riprende la dottrina medievale di Buridano dell’impetus , prima embrionale formulazione - ancora in forma qualitativa - del principio di inerzia . Dal 1592 insegna matematica a Padova , dove rimarr? fino al 1610 : in una lettera posteriore ricorder? questi diciotto anni come i migliori della sua vita . Qui redige alcune opere di architettura militare e di fisica , tra cui il trattato Le meccaniche . Entra in contatto con l’ambiente aristotelico padovano ( soprattutto con Cesare Cremonini ) e con alcuni esponenti del mondo culturale veneziano ( come Paolo Sarpi , l’autore dell’ Istoria del Concilio tridentino , e Giovan Francesco Sagredo , un nobile veneziano che diventer? suo discepolo ) . Risale a questi anni la costruzione del cannocchiale . Certamente Galilei non lo inventa , ma utilizza informazioni che gli erano pervenute dall’ Olanda e pi? in particolare dai suoi espertissimi artigiani . E’ tuttavia suo merito averlo perfezionato tecnicamente , trasformandolo in in un vero e proprio strumento scientifico . Servendosi del cannocchiale , infatti , egli realizza le sue importanti scoperte astronomiche. Pubblicate nel Sidereus Nuncius del 1610 , esse resero Galilei immediatamente famoso in tutto il mondo . Forte di questa fama , nello stesso 1610 , Galilei viene chiamato a Pisa con la nomina di “matematico e filosofo primario” del granduca di Toscana , nonch? “matematico primario” dello Studio pisano senza l’ obbligo di insegnamento : l’ elevato stipendio e la libert? da ogni impegno didattico (egli vive difatti a Firenze) gli consentono di concentrarsi esclusivamente sulla ricerca : escono alcune opere importanti : il Discorso intorno alle cose che stanno in su l’acqua ( 1612 ) , l’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari ( 1613 ) , il Discorso sul flusso e sul riflusso del mare ( 1616 ) , in cui si tenta di dimostrare la teoria copernicana ricorrendo al fenomeno delle maree . Proprio per questa sua difesa delle dottrine copernicane - che gi? alla fine del 1612 erano state dichiarate eretiche dai domenicani - Galilei viene denunciato al Sant’ Uffizio , sempre ad opera di un domenicano : per difendersi dall’accusa Galilei scrive una famosa lettera a Cristina di Lorena , madre del granduca , in cui sostiene che la Bibbia si occupa non di problemi scientifici , ma di questioni morali e religiose . Nel febbraio 1616 il Sant’Uffizio condanna la teoria copernicana e Galilei viene ammonito a non difenderla ()
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Galileo: il metodo sperimentale
Materia: Filosofia
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Il metodo sperimentale Riassumiamo il metodo sperimentale galileiano : preparato il terreno con una pars destruens , si parte dall’ esperienza attraverso la formulazione di un’ ipotesi ( formulata in termini matematici , di rapporti che legano dinamicamente due fenomeni : anche quando i fenomeni mutano il rapporto rimane costante ) , poi si passa alla verifica sperimentale ( si tolgono gli elementi di disturbo per poter effettivamente misurare in termini matematici ) , se possibile si dimostra subito l’ ipotesi , altrimenti si dimostra il teorema ( che ? la conseguenza matematica dell’ ipotesi ) ; dalla verifica del teorema si considera dimostrata l’ ipotesi e quindi la legge . E se il teorema non fosse un dato verificato ? Dovremmo eliminare l’ ipotesi e cercarne un’ altra ? Ma Galileo fa un’ affermazione apparentemente sconcertante : ” s? e no ” ; l’ ipotesi sul piano fisico ? evidentemente da scartare , non corrisponde a come funziona il mondo ; per? per Galileo essa continuerebbe a rimanere valida sul piano matematico . Mettiamo il caso che l’ ipotesi di prima non sia stata correttamente dimostrata ; dell’ ipotesi risultata indimostrata ( perch? indimostrato il teorema ) resterebbe vero che in un mondo ” uniformemente accelerato ” gli spazi percorsi saranno proporzionali al quadrato dei tempi .Una cosa ? la realt? fisica , un’ altra ? la realt? matematica . D’ altronde Galileo , grande ammiratore di Archimede , aveva studiato la sua legge dei moti spiraliformi : gli spazi successivi occupati da un corpo che si muove in modo spiraliforme . Galileo faceva giustamente notare che il fatto che in natura non esistano moti spiraliformi non toglie validit? alle leggi di Archimede . E’ un po’ la stessa questione del sistema tolemaico : fisicamente ? senz’ altro sbagliato , ma matematicamente quadra perfettamente . Nell’ ammettere che le realt? matematiche corrette non debbano per forza essere corrette fisicamente , emerge ancora il platonismo di Galileo : Galileo attribuisce come aveva fatto Platone valore autonomo alla coerenza interna delle teorie , quasi come se il moto uniformemente accelerato esistesse in un’ altra realt? ( il mondo delle idee , avrebbe detto appunto Platone ) . La dimensione delle certe dimostrazioni in Galileo finisce per essere pi? importante rispetto a quella delle sensate esperienze . E’ interessante quello che Galileo ci dice sulla costruzione del telescopio in una lettera : anche qui finiscono per risultare pi? importanti le certe dimostrazioni ; non descrive affatto dei concreti tentativi come avrebbero potuto fare gli artigiani olandesi ; Galileo invece ci descrive un puro e semplice ragionamento su quali risultati si sarebbero potuti ottenere da una determinata combinazione di lenti concave e lenti convesse . Quello che descrive nella lettera ? un puro e semplice calcolo mentale : anche su questo piano prevalgono le certe dimostrazioni . Poi , sempre riguardo alla questione del telescopio , quando guarda sulla Luna e vede cose di cui non pu? avere una verifica empirica , ecco allora che ritorna in gioco il concetto gi? trattato della estrapolazione ( da dati disponibili ricavarne uno che non si ha ) : infatti non appena Galileo arriv? a dichiarare pubblicamente ci? che aveva visto in cielo , la prima cosa che gli obiettarono fu : ” la lente ha deformato la realt? ; ci? che dici non ? vero ! ” ; poi ci furono obiezioni pi? sottili , per esempio ci fu chi disse ” ci? che vedi ? vero , ma pu? essere interpretato in modo diverso ” . Galileo per difendersi da coloro che dicevano che ci? che vedeva era falso , un errore della lente dovette appunto ricorrere all’ estrapolazione , che implica il ricorso all’ esperienza , ma fino ad arrivare ad un limite che si colloca oltre ()
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Galileo: il principio d’inerzia
Materia: Filosofia
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Il principio d’inerzia Galileo intu? il principio di inerzia , che sar? poi formulato adeguatamente da Cartesio . Il principio di inerzia mi dice che se conferisco movimento ad un corpo , esso tende a tenere quel moto all’infinito : questo significa che sia quiete sia moto sono stati : se un oggetto si muove quindi ci? che va spiegato ? perch? si fermi : dovrebbe per il principio di inerzia proseguire in quel moto all’infinito . Bisogna quindi spiegare il mutamento di stato (da moto passa ad inerzia) . Per Aristotele invece non va spiegata la quiete ma il movimento , che ? una forma di cambiamento : ? un passaggio da potenza ad atto : la penna ? qui ma potrebbe essere l? ; la sposto ed ecco che ? l? . Il mutamento-movimento per Aristotele richiede una causa , ? un passaggio da potenza ad atto : la penna che sta qui in potenza potrebbe essere l? ; ce la porto e da l? in potenza diventa l? in atto . Per noi va invece spiegata l’accelerazione , il cambiamento di velocit? . Il lancio della penna mi spiega che acquista un movimento teoricamente infinito ; per Aristotele ? normalissimo che la penna dopo un po’ cada ( per lui ? anormale che per un po’ salga ! ) : essa tende al suo luogo naturale : quello che per lui va spiegato ? perch? per un po’ essa tenda a salire . Per Aristotele la quiete ? uno stato , il movimento un mutamento (ed i mutamenti vanno spiegati) . Per noi sono entrambe stati . Anche qui abbiamo una prova in favore di quanto Aristotele fosse osservatore della realt? ( pi? di Galileo stesso ) : infatti la realt? a riguardo della penna sembra proprio dare ragione a lui e non a noi . Ritornando a Galileo , egli , come noi , sostiene che quiete e moto siano due stati . Per Aristotele il movimento era uno dei tanti mutamenti e in quanto tale andava spiegato ; la quiete invece era anche per lui uno stato e in quanto tale riteneva che non andasse spiegato : ? lo stato naturale delle cose ai suoi occhi . Noi oggi sappiamo ( come Galileo aveva gi? intuito ) che quando lanciamo per aria una penna , la poniamo in un nuovo stato ( il movimento ) ; il cambiamento non sta nel movimento , ma nell’ accelerazione . Potremmo considerare la quiete , in altre parole , come un movimento particolare ( movimento zero , per esempio ) . La penna ferma per Aristotele ? in uno stato , ma lanciandola c’ ? un cambiamento , giustificato dalla spinta che si imprime alla penna : per lui ? l’ aria che trascina per un p? in aria la penna ; esauritasi la ” forza ” dell’ aria essa torna a cadere al suo luogo naturale . Da Galileo in poi viene considerato stato qualsiasi moto rettilineo uniforme ; la quiete ? appunto un caso di moto rettilineo uniforme con velocit? zero . La penna ? ferma : ? nello stato di quiete . Certo che con la mano imprimo un mutamento , ma esso si identifica non con il movimento , bens? con l’ accelerazione , ossia il mutamento di velocit? : quello di cui la mano che lancia ? causa non ? il movimento , ma il passaggio da uno stato ( di moto rettilineo con velocit? zero ) ad un altro stato ( il moto rettilineo uniforme ); questo nuovo stato secondo il principio di inerzia ? destinato ad andare avanti in eterno , finch? qualcosa non intervenga a modificarlo . Per Aristotele era difficile spiegare come la penna per un po’ potesse salire in aria invece di correre subito al luogo naturale ; per noi invece ci? che ? difficile spiegare ? perch? dopo un po’ essa cada invece di proseguire eternamente nel suo moto , in altre parole perch? ()
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Galileo: l’osservazione dei pianeti
Materia: Filosofia
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L’osservazione dei pianeti Una volta costruito il telescopio , Galileo osserv? come prima cosa la Luna ; in particolare vide l’ alba e il tramonto sulla Luna : osserv? la met? chiara ( quando vediamo la ” mezzaluna ” ) e la met? scura e si accorse che laddove terminava la parte chiara c’ erano puntini scuri e laddove terminava la parte scura c’ erano puntini chiari : interpret? questa cosa in modo corretto , come l’ alba e il tramonto : (more…)
Galileo: Aristotele
Materia: Filosofia
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Galileo e Aristotele E’ senz’ altro vero che Galileo si contrappone agli aristotelici prediligendo lo studio della natura alla lettura di libri , ma non é vero che si contrappone all’ aristotelismo in generale . Lo studio della scienza all’ epoca era sostanzialmente studio di libri , senza verifiche e confronti sulla natura : ad esempio prima di Galileo l’ anatomia dell’ uomo la si studiava sui libri e non dissezionando i corpi , effettuando cioè l’ autopsia ; ci si limitava a leggere i libri del medico Galeno , di età romana : si dava più importanza a ciò che si vedeva scritto che non a quello che si vedeva di persona : già Leonardo da Vinci notò come ai suoi tempi ( siamo prima di Galileo ) si preferisse il richiamo all’ autorevolezza degli scrittori importanti alla constatazione empirica personale . E’ curioso come nel ” Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo , tolemaico e copernicano ” ad un certo punto compaia un aristotelico di nome Simplicio al quale il personaggio portavoce della teoria copernicana fa notare razionalmente tramite una serie di passaggi come l’ eliocentrismo funzioni perfettamente ; Simplicio risponde che sono affermazioni bellissime e non esiterebbe ad accettarle se Aristotele non avesse detto il contrario . E’ evidente come Galileo voglia qui sottolineare , tra l’ altro , come ai suoi tempi ad opporsi all’ eliocentrismo non fosse solo la Chiesa , ma anche la tradizione aristotelica ( oltre al senso comune : pare infatti ovvio a tutti noi che viviamo sulla Terra di essere al centro dell’ universo e che la Terra stia ferma ) . Però la polemica galileiana é rivolta non ad Aristotele ( come invece aveva fatto Giordano Bruno ) , ma agli aristotelici della sua epoca , che stimano ” il filosofare non tendere ad altro che al non si lasciar persuader mai altra opinione che quella d’ Aristotile ” ( vedi Simplicio ) ; d’ altronde Galileo é pienamente consapevole di come gli aristotelici del 1600 siano altra cosa rispetto al maestro Aristotele : sa benissimo che a differenza degli aristotelici del 1600 , che badano solo ai libri cartacei , Aristotele é interessatissimo all’ esperienza : ” Aristotele deride quelli che lasciano l’ esperienze sensate , per seguire un discorso che può essere fallacissimo ” . Sarà invece Bacone a non fare differenza tra Aristotele ed aristotelici . Galileo invece afferma in risposta agli aristotelici che lo accusano di non prestar fede ai libri di Aristotele che se Aristotele potesse rivivere sceglierebbe senz’ altro lui come suo discepolo e non tutti loro , eccessivamente legati ad una cultura ” libresca ” : ” … ma gli ingegni vulgari timidi e servili , che altrettanto confidano , sopra l’ autorità di un altro , quando vilmente diffidano del proprio discorso , pensando potersi di quella fare scudo , nè più oltre credono che si estenda l’ obbligo loro , che a interpretare , e ()
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Galileo: il cannocchiale - telescopio
Materia: Filosofia
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Il cannocchiale- telescopio Innanzitutto va detto che Galileo Galilei propriamente non ? un filosofo , ma uno scienziato ; tuttavia quando egli si pone problemi metodologici egli si spoglia delle vesti di scienziato per assumere quelle di filosofo ; e soprattutto dei problemi metodologici ci si deve occupare in ambito filosofico . Va poi detto che se ? vero che la sua riflessione metodologica ? filosofica , ? altrettanto vero che alcune scoperte scientifiche sono importanti e arrivano ad interessare la filosofia stessa . Ad esempio , nel ” Sidereus Nuncius ” Galilei ci descrive le sue osservazioni tramite il cannocchiale, o , meglio , il telescopio . Telescopio e cannocchiale concettualmente sono la stessa cosa : sono entrambi dati dalla combinazione di lenti concave e lenti convesse in modo tale da ingrandire gli oggetti lontani ; le lenti convesse ingrandiscono , ma solo da vicino ; ? solo tramite l’ apporto di quelle concave che si pu? ingrandire ci? che ? lontano . La differenza tra cannocchiale e telescopio consiste nel fatto che con il primo si osservano esclusivamente realt? presenti sulla Terra ( anche se magari molto distanti ) , con il secondo invece si possono arrivare ad osservare realt? che non sono sulla Terra : astri , pianeti , stelle … La differenza non ? solo quantitativa ( con il cannocchiale posso vedere meno cose , con il telescopio di pi? ) , ma anche qualitativa : ci? che vedo col cannocchiale , per quanto distante possa essere , lo potr? sempre verificare empiricamente : se osservo una casa in lontananza posso avvicinarmici e verificare se davvero ci? che vedevo col cannocchiale era vero . Col telescopio non ci pu? essere ( siamo nel 1600 ) verifica empirica : ci? che vedo sulla Luna , per esempio , devo prenderlo per buono , senza poterlo verificare di persona . A noi pare una cosa ovvia che ci? che vediamo in un telescopio o in un cannocchiale ? effettivamente cos? , ma ai tempi di Galileo no . In altre parole , Galileo non ha inventato il cannocchiale , ma il telescopio perch? per primo ha creduto a ci? che vedeva al di fuori della Terra ; il cannocchiale diventa cio? telescopio nel momento in cui con esso osservo realt? che non posso verificare empiricamente . Ha cio? perfezionato uno strumento elaborato in modo un po’ grossolano da artigiani olandesi ( molto abili nel produrre lenti ottiche ) ; negli stessi anni Keplero , con cui Galilei era in contatto , aveva elaborato una teoria ottica per capire quale precisa combinazione di lenti usare per un ingrandimento preciso . Gli artigiani olandesi e Keplero facevano contemporaneamente e separatamente due ” pezzi ” che Galileo ha il merito di aver unificato . La grande intuizione di Galileo fu infatti quella di mettere insieme questi due ” pezzi ” ( dopo aver convocato alcuni artigiani in grado di farlo ) , ossia di creare un rapporto ( biunivoco ) tra scienza e tecnica , cosa peraltro tipica della rivoluzione scientifica : ? un rapporto biunivoco nel senso che un maggiore sviluppo tecnologico permette alla scienza di conseguire risultati pi? apprezzabili , ma un maggiore sviluppo scientifico consente la creazione di strumenti sempre pi? precisi . Operazione simile a quella del cannocchiale Galileo la comp? nel dimostrare la legge di caduta dei gravi , della quale ci occuperemo in seguito . Emerge poi nella elaborazione del telescopio un aspetto che avr? modo di emergere pi? volte in Galilei , ossia quelle che lui chiama ” le sensate esperienze e le certe dimostrazioni ” , dove sensate sta per ” sensibili ” e certe sta per ” dimostrazioni rigorose ” , di tipo matematico . Queste due espressioni vanno intese come la prima formulazione del metodo della scienza moderna , il quale si avvale non solo di calcoli matematici , non solo di osservazioni fisiche , ma di tutte e due le cose insieme . ()
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Galileo: scienza e scrittura
Materia: Filosofia
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Scienza e scrittura Esaminiamo ora il rapporto tra la Sacra Scrittura e la scienza ; dobbiamo innanzitutto dire che Galileo era e si sentiva un buon cristiano e il suo atteggiamento nei confronti della Chiesa fu ben diverso rispetto a quello di Giordano Bruno . Egli , a differenza del Nolano , ? convinto della verit? della Chiesa e non deve assolutamente ” sconfessare ” . Fu a partire dal novembre 1612 che la teoria copernicana venne proclamata eresia e anche le posizioni di Galileo vennero attaccate : sostenere l’ eliocentrismo significava indubbiamente mettere in discussione la veridicit? delle Scritture ; c’ ? infatti un passo nella Bibbia in cui Giosu? ordina al Sole di fermarsi ; se il Sole deve fermarsi ? ovvio che ? concepito in movimento ed ? per? altrettanto ovvio che questo ? in contrasto con la teoria copernicana che lo vuole fermo al centro dell’ universo . Galileo dovette cos? intraprendere la difesa delle sue teorie e lo fece in alcune lettere in cui affrontava la questione del rapporto scienza - Scrittura . Le sue sono e rimangono comunque posizioni ortodosse , di rispetto per la Chiesa . Galileo deve riuscire a fondare l’ autonomia della ricerca scientifica , sciogliendola dal vincolo delle Scritture : il pensiero di Galileo ? pervaso dalla convinzione che scienza e Scrittura abbiano un’ unica fonte . Gi? Agostino , uno dei padri della Chiesa , sosteneva che il Logos fosse l’ origine sia della ragione , sia della rivelazione e anche della creazione ; riprendendo in parte queste idee di fondo Galileo arriva a dire che scienza e Scrittura hanno un’ unica origine , quella divina . In altre parole , ci? che l’ uomo scopre nella natura non pu? essere in contrasto con la rivelazione : il libro della Scrittura e quello della natura finiscono per essere la stessa cosa , quasi come se Dio volesse comunicare con l’ uomo tramite la rivelazione e in pi? tramite tutto ci? che ci circonda : ? come se Dio si fosse rivelato a noi parallelamente con questi due libri , quello della Scrittura e quello della natura . Tuttavia risulta stridente la contraddizione tra natura e Scrittura nel caso della teoria copernicana , da Galileo sostenuta e dimostrata autentica : la Scrittura mi dice che il Sole ruota intorno alla Terra , la natura mi dice invece che ? la Terra a girare intorno a lui . Galileo cerca di risolvere il problema sottolineando come gli obiettivi del libro della Scrittura e quelli del libro della natura siano diversi . Il libro della natura ci insegna come ? fatto il mondo , il libro della rivelazione ( la religione ) ci mostra invece come comportarci per ottenere la salvezza dell’ anima : il libro della natura ? latore di un messaggio teoretico , quello della Scrittura di un messaggio etico - religioso . Non a caso Galileo ripeteva sempre : ” la Scrittura non ci insegna come vada il Cielo , ma come si vada in Cielo ” . Essendo diversi gli obiettivi , spiega Galileo , ? evidente che la Bibbia per perseguire il suo abbia dovuto adattarsi alla mentalit? delle persone dell’ epoca per rivelare l’ onnipotenza divina : se a quei tempi si pensava che il Sole girasse intorno alla Terra , per mostrare l’ onnipotenza di Dio bisognava dire che egli era in grado di fermare il Sole . Non ha un valore teoretico quest’ asserzione , ma solo etico : non mi dice come ? il mondo , vuole solo dimostrare come Dio possa tutto . D’ altronde nella Bibbia ci sono altre espressioni che fanno ben intendere come le finalit? siano quelle di mostrare la potenza di Dio e non di spiegare come effettivamente sia il mondo ; la figura stessa di Dio nella Scrittura ? antropomorfica : si parla dell’ occhio di D ()
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