Evoluzione del telefono

Materia: Scienze
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Evoluzione del telefono Negli ultimi 50 anni la tecnologia telefonica ha fatto un enorme cambiamento, non solo dal punto di vista degli apparecchi telefonici ma anche degli impianti di commutazione (infatti si è passati da impianti telefonici e di commutazione manuale sostituiti dagli elettromeccanici, agli ultimi digitali). A mio giudizio l’argomento più importante comunque è rappresentato dalle nuove tecnologie che sono nate grazie all’invenzione del telefono. Per questo motivo ho classificato queste tecnologie rispetto al… mezzo trasmissivo o canale trasmissivo ()
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Evoluzione delle funzioni del cellulare

Materia: Scienze
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Evoluzione delle funzioni del cellulare Se il cellulare nasce come appendice del telefono fisso e quindi come semplice mezzo di comunicazione vocale interpersonale (cui tutt’al più si aggiungeva la “novità” degli sms), oggi questa funzione è solo una delle tante e, pur rimanendo centrale, oramai è sulle altre che si concentra l’interesse di tutti, utenti e costruttori. Queste altre funzioni, sempre meno accessorie, spaziano dai più semplici e futili giochi alle applicazioni che permettono l’integrazione tra telefonia cellulare e Internet. Una rapida carrellata su queste nuove “proprietà” dei telefonini: tra i servizi garantiti dai cellulari dell’ultima generazione troviamo la sveglia con datario, l’orologio, il calendario, l’agenda personale, il segnale acustico che ricorda gli appuntamenti, l’avviso di chiamata a vibrazione, il convertitore in Euro, la possibilità di gestire due numeri telefonici sulla stessa SIM, il cellbroadcast (informazioni locali personalizzate), la possibilità di associare una determinata suoneria ai nominativi presenti in memoria, la possibilità di regolare il volume impostando il modo d’uso (ad es. “riunione”, “aperto”, ecc.), la possibilità di personalizzare i tasti più visibili in base alle funzioni usate più di frequente. Ancora pochi sono i cellulari dotati di mouse direzionali (con cui accedere al menu in maniera facile e veloce) e il video touch screen. Un attenzione particolare merita la funzione degli sms (Short Message Service) per la rapidissima diffusione e familiarità che hanno raggiunto tra gli utenti, soprattutto giovani, negli ultimi tempi. Naturalmente anche questa funzione con il tempo si è “perfezionata”: il servizio sms “easytext” semplifica la procedura di scrittura del testo riducendo il numero di tasti da premere per inserire le parole grazie ad un dizionario (che può essere integrato dall’utente con nuovi vocaboli) al quale il cellulare attinge per prevedere la parola che si vuole scrivere (scrittura intuitiva: Nokia 3210). Oltre alle parole, alcuni cellulari permettono di inviare immagini standard, altri, fra loro compatibili, di inviare e ricevere, tramite sms, nuove funzioni per il telefono, come una nuova suoneria o nuovi menu. Come si può vedere, dunque, due sono le tendenze principali: l’introduzione di nuove funzioni che poco o nulla hanno a che fare con la comunicazione interpersonale e che portano ad un appesantimento dei menu, ed un’altra che mira a fare del cellulare uno strumento di sempre più facile utilizzo e sempre più personalizzabile. Con i cellulari WAP, poi, si apre una nuova era per la telefonia mobile, quella dell’accesso ad Internet. Per dimostrare però come il “futuro” sia ormai alle porte basta qualche esempio: Samsung ha iniziato la distribuzione di un cellulare in grado di immagazzinare file musicali grazie ad una memoria molto estesa. I file musicali, compressi per ora nel formato Secumax (brevettato dal costruttore coreano) ma ben presto nel formato MP3, possono essere scaricati da Internet tramite un Pc e successivamente trasferiti sul telefonino. Ericsson e Wysdam (società specializzata in applicazioni Internet per dispositivi portatili) hanno invece annunciato la propria intenzione di realizzare un sistema di trasmissione senza fili in grado di inviare brani musicali a computer palmari o telefoni cellulari: il programma “wireless jukebox” permetterà di cercare, organizzare e infine ricevere files musicali in formato MP3 sul proprio cellulare. ()
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Evoluzione della specie

Materia: Filosofia
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Origine ed evoluzione del sistema solare

Materia: Scienze
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Origine ed evoluzione del sistema solare ? stato appurato che risale a circa 4.6 miliardi di anni fa. Si sono susseguite una serie di ipotesi tra cui quella dualistica, in cui da un sole già esistente vengono strappati ammassi di materiale a causa di una cometa, o quella monistica, in cui una “nube solare” si contrae, collassa e comincia a ruotare, oppure quella di una stella che, passata in prossimità del sole, abbia strappato per effetto della forza gravitazionale della materia che però non è fuggita via. L’ipotesi più attendibile però è quella che fa nascere il sistema solare dal collasso di una parte di nebulosa causato dall’esplosione di una supernova vicina. Il collasso ha “causato” una forte energia di rotazione che unita alla progressiva contrazione ha fatto appiattire la nube in una sorta di disco gigantesco. Al centro di tale disco si trovava materia a sufficienza per innescare reazioni termonucleari e quindi formare il sole, mentre invece le particelle più volatili si sono staccate ed allontanate cominciando a scontrarsi tra loro per poi formare i pianeti. ()
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Bergson: evoluzione creatrice e slancio vitale

Materia: Filosofia
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Evoluzione creatrice e slancio vitale Nelle opere che precedono l’ Evoluzione creatrice Bergson riferisce la nozione di durata reale solamente alla coscienza, alla dimensione dello spirito in opposizione alla materia. Ma si pu? estendere la durata all’esistenza in generale? E Bergson dice di s? nell’ Evoluzione creatrice , la sua opera pi? famosa. Bergson in persona ammette che, a prima vista, questa operazione si rivela ardua per quel che riguarda il mondo inorganico . Qui la materia risulta costituita da singoli corpi isolati gli uni dagli altri; essi non presentano nessuna forma di mutamento interno: il cambiamento sembra anzi dover essere spiegato meccanicisticamente come la semplice interazione di elementi (atomi, molecole, elettroni) che in s? rimangono immutabili. Per? non si deve dimenticare che la frantumazione della realt? inorganica in una pluralit? di ’sistemi isolati’ che dipendono solo estrinsecamente gli uni dagli altri ? conseguenza necessaria del nostro modo ’scientifico’ e intellettuale di rappresentarci il mondo. Se interpretiamo il pi? piccolo avvenimento fisico, come lo zucchero che si scioglie in un bicchiere d’acqua e d? una bevanda dolce, non con gli occhi della scienza ma con quelli della nostra esperienza personale, e quindi facendo riferimento alla durata reale della nostra coscienza, esso assumer? un significato totalmente diverso. Il processo di scioglimento dello zucchero non sar? pi? scandito dal tempo matematico che registra la differente relazione che si instaura tra alcuni elementi chimici, ma coincider? con la mia attesa e con la mia impazienza, ossia verr? inglobato all’intero della pura durata della mia coscienza. E se anche nel mondo inorganico vi sono indizi per ammettere la possibilit? di una durata della realt? in generale, questa supposizione si fa ancora pi? forte passando al mondo organico : ? senz’altro vero che pure qui assistiamo alla concentrazione della materia organica in individui singoli e distinti, ma questa ‘tendenza all’individuazione’ ? controbilanciata da un’ altrettanto forte ‘tendenza alla riproduzione’ , che porta l’organismo oltre l’individualit? e stabilisce un elemento di continuit? tra le generazioni. E poi lo stesso singolo individuo non ? pi?, come appare almeno esteriormente nel corpo inorganico, una realt? immobile, statica ed immutabile, ma un essere dinamico, che cresce, si trasforma e invecchia, vivendo un processo di sviluppo continuo molto simile a quello della coscienza. Ed ecco che il principio della durata sembra proprio estendibile all’intera realt?, considerata come un unico Tutto. Proprio come la singola coscienza, anche l’universo dura . Questo permette a Bergson di considerare in una chiave non per forza deterministica e meccanicistica, ma espressamente spiritualistica, lo stesso pilastro fondamentale del positivismo contemporaneo: il principio dell’ evoluzione . Alla base del Tutto vi ? infatti uno slancio vitale ( ?lan vital in francese) che spinge in avanti la materia verso realizzazioni pi? complesse. Questo slancio si espande a raggiera sviluppandosi in una miriade di direzioni, anche se non in tute con la medesima forza e con la medesima abilit? creatrice. Ed ? proprio cos? che si spiega la diversit? tra mondo vegetale e mondo animale: all’interno di quest’ultimo una diramazione meno forte dello slancio vitale ha portato alle specie degli echinodermi e dei molluschi, ancora chiusi in una sorta di corazza che limita i loro movimenti e la loro espansione vitale, mentre un’altra pi? potente ha condotto alla formazione degli artropodi e dei vertebrati, in cui la vita universale si realizza in modo diverso, pi? articolato e complesso. Le diverse specie animali corrispondono cos? a diverse diramazioni dell’unica vita che sorregge l’universo: per questo si possono ravvisare analogie morfologiche anche tra gli animali che si collocano ai gradi pi? bassi della scala biologica e quelli che hanno conseguito le realizzazioni pi? alte. Di fronte a que ()
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Evoluzione del sistema bancario

Materia: Economia
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Evoluzione del sistema bancario Tappe fondamentali Le norme del 1926 Dopo la formazione dello Stato unitario e fino ai primi decenni del XIX secolo, l’attività bancaria si svolse sostanzialmente senza vincoli e limitazioni, in un regime di pressoché completa autonomia operativa. Ne derivò un sistema bancario assai frammentato, con un grande numero di banche, molte delle quali con struttura patrimoniale debole e operanti secondo il modello tedesco della banca mista, le quali impiegavano una consistente parte dei depositi rimborsabili a vista in operazioni di credito a medio e lungo termine e nell’assunzione di partecipazioni in imprese industriali e commerciali. La debolezza di tale sistema emerse in modo eclatante con alcuni dissesti bancari tra cui, in particolare, il fallimento della Banca Italiana di Sconto, nel 1921, sicché si impose la necessità di un intervento normativo rivolto a tutelare gli interessi dei risparmiatori e a conferire una maggiore stabilità al sistema, imponendo alle aziende di credito una serie di controlli, di obblighi e di divieti. Furono così emanati, nel 1926, alcuni decreti i quali, oltre a fare della Banca d’Italia l’unico istituto di emissione (in precedenza lo erano anche il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia): sottoposero tutte le banche alla vigilanza della Banca d’Italia, alla quale fu anche affidato il compito di autorizzare la costituzione di nuove aziende di credito, l’apertura di nuovi sportelli e le fusioni fra banche; imposero alle banche una serie di obblighi, tra cui l’iscrizione in un apposito Albo, l’accantonamento a riserva legale di almeno il 10 2048egli utili, la presentazione del bilancio d’esercizio e di situazioni periodiche alla Banca d’Italia. La riforma bancaria del 1936 La legislazione del 1926 si dimostrò poco organica e risultò carente soprattutto sul versante della disciplina dell’esercizio del credito, manifestandosi inadeguata ad evitare pericolosi squilibri fra la raccolta e gli impieghi. Così, quando la grande crisi mondiale del 929 investì anche il nostro Paese, il nostro sistema bancario era ancora fortemente legato alla grande industria e venne perciò a trovarsi in gravi difficoltà. Lo Stato dovette allora intervenire con un duplice obiettivo: favorire il finanziamento degli investimenti durevoli delle imprese mediante mutui a medio-lungo termine; rilevare le partecipazioni industriali possedute dalle banche onde restituire ad esse la necessaria liquidità. Nacquero, così, l’IMI (Istituto mobiliare italiano), sorto nel 1931, e l’IRI (Istituto per la ricostruzione industriale), costituito nel 1933 e divenuto il perno del sistema delle partecipazioni che lo Stato si era trovato a possedere in seguito agli interventi di cui si è detto. La riforma bancaria del 1936 fu un intervento organico, integrale e unitario che, muovendo dal principio fondamentale secondo cui “la raccolta del risparmio fra il pubblico e l’esercizio del credito sono funzioni di interesse pubblico”, poggiava essenzialmente sui seguenti punti qualificanti: istituzione di un organismo statale avente funzioni di alta vigilanza e di direzione politica dell’attività creditizia; introduzione della specializzazione temporale e operativa degli enti creditizi, con una netta distinzione tra le banche operanti a breve termine (dette anche banche di credito ordinario) e gli istituti operanti a medio-lungo termine; ciò significava l’abbandono del modello della banca mista e il passaggio al sistema della banca pura, caratterizzato da una stretta correlazione tra le forme della raccolta e la durata delle operazioni di impiego; affermazione del principio della separatezza tra banche e industria, per cui le banche non potevano assumere partecipazioni in imprese industriali, commerciali, ecc. Il rinnovo della legislazione I principi introdotti dalla “legge bancaria” del 1936 sono rimasti sostanzialment ()
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Evoluzione del processore

Materia: Scienze
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Evoluzione del processore Nel 1982 Intel produce la massima evoluzione della sua architettura x86 a 16-Bit. Si tratta del potente processore 80286, appunto a 16-Bit, ma dotato di molte nuove funzionalità. Per prima cosa viene estesa la principale limitazione dei processori 8086 ed 80186.Infatti viene adottato un bus indirizzi da 24-Bit, che permetteva di accedere a 16-MB di memoria RAM per lo sfruttamento della memoria virtuale (un file da creare sul disco rigido per simulare memoria fisica ed estendere le capacità di manipolazione dati), fino a ben 1-GB. Si trattava di innovazioni senza precedenti, dovute principalmente all’integrazione di un componente separato che si occupava indipendente della gestione della memoria ed era conosciuto come MMU. Nel 286 è presente una VMMU, con supporto per la memoria virtuale. Questo componente era solitamente esterno ed opzionale e permetteva di aumentare le prestazioni ottimizzando l’accesso ai componenti di memoria del PC. Nel 286 viene integrato per permettere di usufruire del multitasking, ovvero l’esecuzione contemporanea di più istruzioni o programmi da parte del processore. Per far ciò era previsto che la memoria fosse suddivisa in diverse porzioni uguali, ognuna protetta dalle altre, in modo che differenti programmi in esecuzione potessero usare solo la memoria a loro riservata, senza intaccare quella riservata agli altri programmi, così da scongiurare conflitti e blocchi del PC. Inoltre la memoria veniva indirizzata in blocchi di byte univoci (64-Byte, sembra), ovvero veniva segmentata, per permettere una più agile gestione della memoria. Infine il 286 era compatibile con i precedenti processori 8086 ed 80186. Tuttavia i programmi scritti per questi processori potevano, a volte, non essere eseguiti correttamente. Per questo motivo Intel aveva inserito nel processore la possibilità di ridurre a 20-Bit il bus indirizzi, così che il 286 potesse vedere un solo megabyte di memoria e si comportasse quindi come se fosse un vero 8086, e senza poter usufruire della memoria virtuale. In questo caso il 286 diventava un vero 8086, con annessi limiti, e poteva eseguire senza errori i programmi per esso progettati e che non funzionavano bene nella modalità 80286 standard (definita modalità protetta, a discapito di quella 8086, definita reale). Questa struttura è presente in tutti i processori successivi al 286, compreso gli attuali Pentium III e Pentium 4. Il 286 era quindi un processore assai più sofisticato dei predecessori, ed anche molto potente. Sul 286 era possibile eseguire una particolare versione di Windows (definita Windows 286 per distinguerla da quella creata per il 386) che non funzionava su 8086 ed 80186 a causa della mancanza della memoria virtuale. L’80286 era prodotto a 6, 8, 10 e 12-MHz, anche se in seguito vennero introdotte, soprattutto dagli altri produttori del chip per conto di Intel, versioni fino a 20-MHz e 25-MHz. In particolare la Harris si diede da fare in questo senso. Il suo 80286 a 25-MHz riusciva ad essere persino più veloce del 386SX a 16-MHz, che come vedremo era un 386 “mutilato”. Così il 286 venne impiegato nel nuovo PC IBM, definito AT (Advanced Technology), e per la prima volta (qualche anno più tardi) sui PC IBM divenne disponibile un sistema operativo a memoria virtuale, in parte multitasking, e dotato di interfaccia grafica. Si trattava di Windows, l’amata/odiata interfaccia di Microsoft, che faceva l’occhiolino ai Macintosh. L’80286 divenne in poco tempo il processore più diffuso (ancora oggi ne esistono miriadi in giro!) e le macchine 8088 ebbero un buon calo di prezzo. Allo stesso tempo, nacquero i primi PC IBM compatibili, anch’essi dotati del processore 80286, inoltre il fratello maggiore dell’8088, l’8086, divenne il nuovo processore economico a cui si potevano rivolgere i clienti che non se la sentivano di adottare il 286, comunque più costoso. E poi, parliamoci chiaro, nei primi anni del lancio del 286 Windows era alla sola vers ()
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Sistematica ed evoluzione

Materia: Biologia
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I due compiti della sistematica: distinguere e riunire. Quella di classificare è un’esigenza naturale nell’uomo ed è anche il modo con cui nella tradizione occidentale si studia la varietà del mondo naturale. Classificare significa fare ordine all’interno di un insieme eterogeneo, raggruppando gli elementi in categorie più o meno omogenee al loro interno. Così procediamo ad esempio quando facciamo ordine in una stanza. 1 - distinguere in base alle differenze Il primo passo nell’ordinare un insieme caotico è quello di individuare l’unità elementare (il singolo oggetto). In botanica e in zoologia questa unità è tuttora la specie, anche se l’approccio evoluzionistico alla base della biologia attuale ha messo in crisi il concetto di specie come entità fissa, dal momento che ogni gruppo di viventi non è più considerato un’entità fissa e immutabile, ma viene osservato in una fase della sua evoluzione ed è soggetto a continuo mutamento. Nel mondo delle piante si aggiungono altri aspetti che rendono difficile dare una definizione di specie valida per tutti i vegetali, tanto che c’è stato chi ha affermato provocatoriamente che in botanica la specie non è altro che - ciò che un sistematico competente considera specie. Una definizione classica di specie basata sui caratteri morfologici è: - insieme di individui morfologicamente simili fra loro più di quanto non siano simili ad altri individui, per caratteri geneticamente fissati e trasmissibili alla discendenza. Una specie definita in questo modo viene da alcuni chiamata morfospecie o specie morfologica, per distinguerla da altri concetti, come quello di specie biologica, utilizzato in biologia evoluzionistica: - insieme di popolazioni interfertili fra loro e isolate riproduttivamente dalle altre. I vegetali sfuggono però in parte anche a questa definizione, per la grande varietà dei loro meccanismi riproduttivi che consentono l’ibridazione con progenie fertile non solo tra specie diverse dello stesso genere, ma addirittura tra specie di generi diversi. D’altra parte, non sempre è possibile l’interfertilità all’interno della stessa specie (per esempio con i meccanismi che nelle Angiosperme obbligano all’impollinazione incrociata impedendo la fecondazione tra polline e ovuli dello stesso fiore o di fiori dello stesso individuo). Le cose sono rese ancora più complicate dalla diffusione nel mondo vegetale della riproduzione agamica (o propagazione vegetativa), che consente la propagazione di individui e popolazioni senza bisogno che intervenga la gamia. Questo tipo di riproduzione è molto frequente nelle piante e può essere presente in un gran numero di forme, compresa quella estrema dell’apomissia: semi geneticamente identici alla pianta madre vengono prodotti senza l’intervento della gamia. C’è stato anche chi ha introdotto nella definizione della specie anche un concetto di distribuzione sul territorio: - le più piccole popolazioni naturali permanentemente separate fra loro da discontinuità morfologico-geografiche nella serie di biotipi. Vi sono altre definizioni di specie, ma tutte presentano aspetti che le rendono mal applicabili alla generalità delle piante. In definitiva, la specie non è altro che una categoria astratta artificiale inventata dall’uomo per schematizzare una realtà in continuo mutamento. Nella pratica si usano diversi concetti di specie, a seconda del tipo di studio: in una sistematica di tipo applicativo, il concetto di specie morfologica si rivela nella maggior parte dei casi sufficientemente funzionale. Secondo questa interpretazione, la specie viene definita sulla base delle caratteristiche morfologiche che la distinguono dalle altre. Ogni specie è individuata da un nome. Anche nel linguaggio comune ogni pianta può essere individuata con un nome più o meno preciso, ad esempio “un albero”, “un’erba che si mangia”, “un arbusto che fa dei fiori rosa”, oppure “un faggio”. Dare un nome significa avere la possibili ()
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Il microprocessore :storia ed evoluzione

Materia: Scienze
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Il microprocessore :storia ed evoluzione Storia Il microprocessore nasce nel 1971 a Santa Clara, in California, nella sede della nascente Intel, fondata nel 1969. Dopo avere introdotto la prima memoria a semiconduttore (il chip Intel 1101A) essa presenta il primo sistema a microprocessore, costituito da 4 chip e denominato MCS-4 (MicroComputer System 4). Prima del microprocessore il concetto di calcolatore era conosciuto solamente dalle grandi aziende e da alcuni governi, anche perché le macchine usate per il calcolo erano enormi e costosissime da produrre. Nemmeno l’introduzione, circa 10 anni prima, del circuito integrato ( Un circuito integrato è un dispositivo formato da una piccola piastra di silicio (chip) su cui sono raggruppati componenti elettronici diversi come condensatori, resistenze e transistor. Il numero di componenti raggruppabili su un singolo chip viene chiamato scala di integrazione (o livello di integrazione) ed è cresciuto da poche decine di componenti a migliaia o milioni di componenti su uno stesso chip.) da parte della Texas Instruments permise di ridurre in modo significativo il costo, l’ingombro e il consumo delle macchine di calcolo. Il circuito integrato tendeva sì a ridurre la grandezza di componenti elettronici discreti (come transistor e resistenze), miniaturizzandoli su di un circuito di qualche millimetro quadrato, ma per svolgere i compiti di un elaboratore di media potenza erano necessari diverse centinaia di circuiti integrati (o “chip”), ed il tutto era comunque complicato e costoso. Poi il 15 novembre 1971 Intel decretò la svolta. Senza precedenti! Infatti il Sistema di Calcolo Integrato MCS-4, con soli 4 Circuiti Integrati, svolgeva il 70 2048elle funzioni tipiche di un sistema di calcolo di bassa potenza quale poteva essere un registratore di cassa elettronico, che allora conteneva oltre 40 circuiti integrati, ognuno progettato per eseguire una specifica funzione. In effetti non si trattava più di semplici circuiti integrati. I 4 chip del Sistema MCS-4 integravano tutta la logica di un sistema di calcolo completo, seppur di bassa potenza. Infatti erano presenti un chip di memoria ROM, uno di memoria RAM, un chip di controllo ed il microprocessore (o CPU, Central Processing Unit) vero e proprio, chiamato Intel 4004 (foto). Tutte le funzioni di calcolo matematico erano svolte all’interno di questo chip da 2.300 transistor. Più in profondità, il 4004 era un processore a 4-Bit con un set di circa 60 istruzioni (alcune ad 8-Bit) e con registri a 4-Bit. La potenza di calcolo pare si attestasse sui livelli del mastodontico ENIAC (una macchina con 18.000 valvole) ma con la limitata possibilità di gestione dei dati dovuta ai solo 4-Bit che poteva trattare (la struttura dell’ENIAC pare fosse invece a 44-Bit!). Su 4-Bit, infatti, era possibile codificare solo 16 simboli, per cui non era possibile impiegare questo chip per funzioni quali calcolo scientifico (dove vi sono simboli e funzioni avanzate) o videoscrittura (dove era necessario rappresentare i simboli dell’alfabeto). In pratica era un microprocessore adatto ad una calcolatrice (ed in effetti le odierne calcolatrici hanno proprio processori a 4-Bit, molto simili al 4004, in pratica è come avere un “ENIAC” nel palmo della mano!) e non ad un vero computer! Ma Intel ebbe subito la consapevolezza che il nuovo componente da lei progettato, il Microprocessore, potesse ulteriormente accrescere le sue potenzialità. In seguito il 4004 venne affiancato dal processore 4040, che possedeva la stessa architettura del 4004 ma integrata in se alcune delle componenti elettriche esterne al 4004! Il bus dati era a 12-Bit multiplexato (in pratica era un bus “serializzato”, che permetteva di impiegare meno piedini rispetto ad un bus da 12-Bit “parallelo”, come quelli usati dalla maggior parte dei processori successivi).Qualche anno più tardi Intel introduce il primo processore ad 8-Bit, l’Intel 8008. Si tratta in effetti di un processore assai simi ()
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Il microprocessore :storia ed evoluzione

Materia: Tesine
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Evoluzione dei Supporti Audio

Materia: Tesine
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