Roma prima delle guerre con Cartagine
Materia: Storia
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Estensione di Roma prima delle guerre con Cartagine Così il dominio romano abbracciava ormai tutta l’Italia peninsulare, estendendosi dal mare Jonio fino a una linea approssimativa tra Pisa e Rimini. Nell’anno 264 a. C. lo Stato romano aveva raggiunto un’area di circa 25.000 kmq e il territorio degli alleati si era esteso ad altri 100.000 circa, dei quali 12.000 appartenevano alle città e alle colonie latine. I calcoli della popolazione sono certamente più difficili; si ritiene che lo Stato romano avesse un milione circa di abitanti. Nel censimento del 265-264 a. C. la cifra dei maschi adulti risultava di circa 300.000. Per quanto concerne gli alleati si sa che nel 225 a. C. misero a disposizione di Roma circa 340.000 fanti e 30.000 cavalieri. Queste cifre lasciano dedurre che l’esercito di cui Roma disponeva all’inizio della prima guerra punica si aggirava su almeno mezzo milione di uomini. Roma era diventata una potenza militare di primo ordine, di cui dovevano tener conto le maggiori potenze contemporanee, Macedonia, Siria, Egitto, Cartagine. Il sistema del dominio romano era già allora assai complesso: non esisteva, e non esistette a lungo, una struttura uniforme del dominio, ma questo era fondato su tre tipi fondamentali di rapporti; città con piena cittadinanza (colonie), municipi, città alleate (soci). In realtà però le sfumature dell’applicazione di questi concetti giuridici erano assai numerose. I municipi, potevano godere di maggiori o minori diritti, e così le città alleate, le cui autonomie amministrative e politiche variavano molto da caso a caso. Un elemento però stringeva saldamente questo complesso organico, derivato dalla federazione romano-italica ma ormai centrato in Roma: il dovere militare, che per tutti i centri del dominio romano era regolato o dalla legge stessa di Roma (per le colonie e per i municipi) o dai singoli trattati di alleanza con le città socie, tenute, in diversa misura e modo, a fornire le truppe ausiliarie; in particolare, le città costiere, a fornire navi e ciurme. Il processo di latinizzazione dell’Italia proseguì senza mai arrestarsi; la superiorità militare e politica di Roma era rafforzata e giustificata dalla efficacia del suo sistema giuridico che si andava spontaneamente affermando, recando pace e miglioramenti delle condizioni civili. ()
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Evoluzione delle funzioni del cellulare
Materia: Scienze
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Evoluzione delle funzioni del cellulare Se il cellulare nasce come appendice del telefono fisso e quindi come semplice mezzo di comunicazione vocale interpersonale (cui tutt’al più si aggiungeva la “novità” degli sms), oggi questa funzione è solo una delle tante e, pur rimanendo centrale, oramai è sulle altre che si concentra l’interesse di tutti, utenti e costruttori. Queste altre funzioni, sempre meno accessorie, spaziano dai più semplici e futili giochi alle applicazioni che permettono l’integrazione tra telefonia cellulare e Internet. Una rapida carrellata su queste nuove “proprietà” dei telefonini: tra i servizi garantiti dai cellulari dell’ultima generazione troviamo la sveglia con datario, l’orologio, il calendario, l’agenda personale, il segnale acustico che ricorda gli appuntamenti, l’avviso di chiamata a vibrazione, il convertitore in Euro, la possibilità di gestire due numeri telefonici sulla stessa SIM, il cellbroadcast (informazioni locali personalizzate), la possibilità di associare una determinata suoneria ai nominativi presenti in memoria, la possibilità di regolare il volume impostando il modo d’uso (ad es. “riunione”, “aperto”, ecc.), la possibilità di personalizzare i tasti più visibili in base alle funzioni usate più di frequente. Ancora pochi sono i cellulari dotati di mouse direzionali (con cui accedere al menu in maniera facile e veloce) e il video touch screen. Un attenzione particolare merita la funzione degli sms (Short Message Service) per la rapidissima diffusione e familiarità che hanno raggiunto tra gli utenti, soprattutto giovani, negli ultimi tempi. Naturalmente anche questa funzione con il tempo si è “perfezionata”: il servizio sms “easytext” semplifica la procedura di scrittura del testo riducendo il numero di tasti da premere per inserire le parole grazie ad un dizionario (che può essere integrato dall’utente con nuovi vocaboli) al quale il cellulare attinge per prevedere la parola che si vuole scrivere (scrittura intuitiva: Nokia 3210). Oltre alle parole, alcuni cellulari permettono di inviare immagini standard, altri, fra loro compatibili, di inviare e ricevere, tramite sms, nuove funzioni per il telefono, come una nuova suoneria o nuovi menu. Come si può vedere, dunque, due sono le tendenze principali: l’introduzione di nuove funzioni che poco o nulla hanno a che fare con la comunicazione interpersonale e che portano ad un appesantimento dei menu, ed un’altra che mira a fare del cellulare uno strumento di sempre più facile utilizzo e sempre più personalizzabile. Con i cellulari WAP, poi, si apre una nuova era per la telefonia mobile, quella dell’accesso ad Internet. Per dimostrare però come il “futuro” sia ormai alle porte basta qualche esempio: Samsung ha iniziato la distribuzione di un cellulare in grado di immagazzinare file musicali grazie ad una memoria molto estesa. I file musicali, compressi per ora nel formato Secumax (brevettato dal costruttore coreano) ma ben presto nel formato MP3, possono essere scaricati da Internet tramite un Pc e successivamente trasferiti sul telefonino. Ericsson e Wysdam (società specializzata in applicazioni Internet per dispositivi portatili) hanno invece annunciato la propria intenzione di realizzare un sistema di trasmissione senza fili in grado di inviare brani musicali a computer palmari o telefoni cellulari: il programma “wireless jukebox” permetterà di cercare, organizzare e infine ricevere files musicali in formato MP3 sul proprio cellulare. ()
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La ricerca delle prestazioni
Materia: Scienze
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La ricerca delle prestazioni La contesa per ottenere una sempre maggiore potenza di elaborazione ha portato le CPU a svilupparsi su più fronti. Prima di tutto crescono le velocità di clock, grazie al miglioramento dei processi produttivi operato nel grado di miniaturizzazione (riduzione delle distanze tra i componenti) e impiegando materiali migliori, come il rame in luogo dell’alluminio nella definizione dei percorsi elettrici all’interno dei chip. Il secondo aspetto sul quale i progettisti lavorano assiduamente è l’aumento dei grado di parallelismo dell’architettura dei processore, vale a dire che si cerca di far lavorare contemporaneamente, ad ogni ciclo di clock, parti differenti della CPU su più operazioni necessarie a diverse istruzioni. Il parallelismo nella gestione dei dati si concretizza in un approccio denominato SIMD (Singie lnstruction Multiple Data) che definisce una peculiarità di molti processori, come l’attuale generazione di CPU lntel, di effettuare operazioni su numerosi operandi contemporaneamente, grazie a unità di calcolo progettate appositamente. Il pipelining è invece una tecnica per accrescere il parallelismo nella gestione delle diverse fasi in cui è scomponibile l’esecuzione di ogni istruzione: un processare dotato di una pipeline a più stadi può, ad esempio, operare la decodifica di un’istruzione e contemporaneamente eseguire i calcoli necessari ad un’altra e memorizzare i risultati relativi a una terza. I processori attuali sono dotati di più pipeline e sono pertanto detti su er-scalari. Un altro sistema per rendere un processare più efficiente è quello di dotarlo di nuove istruzioni, attentamente selezionate per rispondere alle mutate esigenze dei software più recente, così da rispondere direttamente alle richieste degli utilizzatori analizzate statisticamente. A questa categoria appartengono le MMX di lntel, che sono 57 istruzioni dedicate alla grafica, alla riproduzione di filmati, alla sintesi vocale e alla trasmissione dati. Come è noto anche AMD ha sviluppato un set di istruzioni denominato 3DNow! con analoghe finalità.Proprio ad un nuovo gruppo di istruzioni deve la sua notorietà il Pentium lli, arricchito dai suoi progettisti delle SSE (Streaming SIMD Extensions) e di una nuova modalità operativa che gli consente di sfruttare contemporaneamente istruzioni MMX, SSE e la FPU, avvalendosi, inoltre, di 8 nuovi registri a 128 bit. Grazie alle 70 S E il pentium 3 si candida a ruolo di unico componente intelligente di un sistema di elaborazione, accentrando su di sé molti compiti svolti dai chip della scheda grafica, di quella audio, dei modem e degli adattatori di rete. ()
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La teoria delle serie
Materia: Matematica
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La teoria delle serie Il concetto di serie può, in un certo senso, essere considerato una estensione di quello di polinomio, quando il numero dei termini che compongono l’espressione tende all’infinito (Nei tempi andati, infatti, la serie e’ stata anche indicata con il termine infinitonomio ). Si può anche riguardare la serie come la somma degli infiniti termini di una successione. Una serie è dunque una espressione del tipo S=U1+U2+U3+U4+… dove il termine generico Uk è dato in base ad una qualche regola e k è un indice intero. Si potrebbe credere che la somma di infiniti termini dia sempre un risultato infinito, cosa ovviamente possibile, ma non sempre è così. La serie in cui gli Uk sono tutti uguali ed uguali ad un numero fissato, p.es. Uk=1, da’ un risultato infinito, come e’ facile immaginare S=1+1+1+1+… tende all’infinito così come la serie dei numeri naturali, in cui Uk = k, con k appartenente ad N. Esistono tuttavia serie che dànno un risultato finito e calcolabile, ovviamente sotto certe condizioni. Tali serie vengono dette convergenti e solo in tal caso ha senso parlare di somma della serie. Negli altri casi la serie si dice divergente. Un esempio di serie convergente è: S=1+1/2+1/4+1/8+…(1/2)^k+… la serie converge e la sua somma è pari a 2, come dimostreremo in seguito. Si tratta di un esempio di una serie ben conosciuta e molto importante, la serie geometrica. In essa il termine generico Uk è una potenza e la serie converge sotto certe condizioni; q è detta ragione della serie, Uk=q^k; S=1+q+q^2+q^3+… Un esempio importante di serie divergente è invece la serie armonica, Uk=1/k; S=1+1/2+1/3+1/4+…+1/k+… ()
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Lo studio delle radiazioni elettromagnetiche
Materia: Scienze
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Lo studio delle radiazioni elettromagnetiche: la spettrometria. La fonte più importante di informazioni sui corpi celesti sono le radiazioni elettromagnetiche (raggi ganmma, raggi X, luce visibile, radiazioni infrarosse e onde radio) che essi emanano, assorbono o riflettono. Per studiare le radiazioni elettromagnetiche emesse da un corpo celeste a diverse lunghezze d’onda si impiegano un gran numero di strumenti. Per mezzo del Compton Ray Observatory (che ha una capacità di 9.7 X 10 -4 nanometri) si cercano di rilevare i fotoni emessi; il satellite ROSAT ( 1.03- 12.4 nanometri) e l’ International Ultraviolet Explorer (120- 320 nanometri) rilevano i raggi X; l’ Hubble Space Telescope (HST, 120- 190 nanometri) può rilevare l’ esistenza di addensamenti di materia, mentre il Very Large Array di Soccorro (VLA), che lavora sulla banda di 10 7 - 10 9 nanometri, permette di rilevare le emissioni radio che possono confermare l’esistenza degli addensamentio di materia. Importante è lo studio degli spettri stellari, ovvero dell’ insieme di radiazioni, emesse o assorbite dagli atomi o dalle molecole, distribuite ed espresse in funzione delle lunghezze d’onda o delle frequenze, in seguito all’ eccitamento della materia. L’intero spettro elettromagnetico viene in genere suddiviso in alcune zone che comprendono quelle componenti che presentano le stesse caratteristiche di produzione e rilevazione. Lo studio spettroscopico dell’emissione e dell’assorbimento della luce da parte di elementi è stato uno dei campi di ricerca fondamentali per lo sviluppo delle conoscenze sulla struttura atomica della materia e, in ambito astronomico, per permettere una classificazione in classi spettrali (O, B, A, F, G, K e M) delle stelle. Storicamente la spettroscopia naque con Newton (che permise la scomposizioone in elemeti monocromatici di un fascio di luce bianca), ma solamente dopo il 1850, cioè quando Bunsen e Kirchhoff notarono che la frequenza delle righe spettrali, già osservate e classificate da Fraunhofer negli spettri ottici, poteva caratterizzare la natura chimica degli elementi. Mediante l’analisi spettroscopica i due ricercatori tedeschi non solo scoprirono nuovi elementi (rubidio e cesio), ma indicarono la meodologia per studiare la composizione chimica della materia extraterrestre accessibile attraverso le radiazioni generate delle stelle. Gli spettri vengono classificati in spettri di emissione e di assorbimento. A loro volta, entrambe i generi, si distinguono in spettri continui, spettri a righe e a bande. Lo spettro di emissione si ha quando le radiazioni ottiche emesse da una sorgente eccitata vengono direttamente disperse nelle componenti monocromatiche mediante uno spettroscopio ed è definito come la funzione che descrive l’andamento dell’intensità della luce emessa, al variare della lunghezza d’onda, in seguito ad eccitazione da radiazione elettromagnetica di lunghezza d’onda fissata. A seconda della materia eccitata si può ottenere: 1. uno spettro continuo, se è formato dall’insieme, più o meno esteso, di lunghezze d’onda. In laboratorio esso si ottiene scaldando un corpo nero (corpo in grado di assorbire tutte le radiazioni che riceve senza rifletterne alcuna) fino all’ incandescenza; la quantità di energia emessa ad ogni lunghezza d’onda, in un secondo da 1 m 2 di superficie del corpo nero, è espressa dalla legge di Stefan- Boltzman: E= sT 4 dove s è la costante di Stefan- Boltzman e vale 5.67 10 - 8 W m -2 K -4; la lunghezza d’onda a cui avviene il massimo dell’irradiazione è inversamente proporzionale alla temperatura assoluta del corpo nero (legge di Wien); 2. lo spettro di righe, che si ottiene utilizzando come sorgente un gas rarefatto a elevata temperatura; è formato da una sequenza discontinua di righe brillanti e ben separate su uno sfondo scuro; 3. lo spettro a bande, se è formato da una successione fitta di righe che si addensano in corrispondenza di certe lungh ()
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Propriet delle serie convergenti
Materia: Matematica
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Proprietà delle serie convergenti Le serie convergenti godono di alcune proprietà che permettono di operare con esse come se fossero somme finite. I proprietà: Se la serie uk ha somma S, allora la serie vk, con vk=auk ha somma S’=aS. P.es. se S=1+1/2+1/4+1/8+…=1/(1-1/2)=2 allora S’=3S=3+3/2+3/4+3/8+…=3/(1-1/2)=6 II proprietà: Le serie convergenti si possono sommare o sottrarre. Se la serie uk ha somma S e la serie vk ha somma R, la serie wk , con wk = uk+vk ha somma S’=S+R. Per esempio se S=1+1/3+1/9+1/27+…=1/(1-1/3)=3/2 R=1+2/3+4/9+8/27+…=1/(1-2/3)=3 allora S’=2+1+5/9+1/3+…=S+R=3/2+3=9/2 III proprietà: La proprietà di convergenza o divergenza non cambia se si aggiunge o sottrae un numero finito di termini alla serie (Cambia tuttavia il valore della somma). Per esempio se S=1+1/2+1/4+1/8+…=1/(1-1/2)=2 S’=(2+3+4)+1+1/2+1/4+1/8+…=(9)+1/(1-1/2)=9+2=11 IV proprietà: Il termine generico uk di una serie convergente tende a zero quando k tende all’infinito. La condizione è necessaria per la convergenza della serie, ma non sufficiente; p. es. la serie armonica verifica la condizione uk-> (more…)
Il superamento delle architetture tradizionali
Materia: Scienze
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Il superamento delle architetture tradizionali A definire l’architettura di un processore concorrono principalmente due parametri: la larghezza di banda, intesa come la dimensione in bit dei dati e delle istruzioni che la CPU ? in grado di gestire, e la natura delle istruzioni, che possono essere poche e semplici o numerose e complesse. Da quest’ultima distinzione scaturisce la nota divisione in categorie dei processori, dalla quale ha avuto origine un interminabile dibattito su quale dei due sistemi meritasse di prevalere.CISC ? l’acronimo di Complex Instruction Set Computer, ovvero di computer con un insieme complesso di istruzioni. I processori CISC sono in grado di elaborare direttamente centinaia di funzioni matematiche come il calcolo di una radice quadrata o la valutazione dei coseno di un angolo, laddove una CPU RISC (Reduced lnstruction Set Computer) ? costretta a smembrare un’istruzione complessa in numerose operazioni pi? semplici. Nelle prime implementazioni, i processori RISC non potevano effettuare nemmeno moltiplicazioni e divisioni, che dovevano essere ricavate da una sequenza di somme, complementazioni e operazioni logiche. Per contro i processori CISC erano Pi? complessi da, realizzare e quindi molto pi? lenti nell’esecuzione di operazioni semplici, che sono di gran lunga pi? frequenti di quelle complicate. Altro grosso limite dei processori CISC era dovuto al fatto che la frequenza operativa di un processare deve essere tarata sulla pi? lenta delle operazioni che questo ? in grado di svolgere, rendendo di fatto inutili le prestazioni dei componenti pi? veloci, assoggettati ad operare con gli stessi tempi di quelli pi? lenti. Oggi la distinzione CISC-RISC ha perso molto dei suo significato, poich? i processori moderni, qualunque sia stata la filosofia progettuale originaria, raccolgono il meglio delle due tecniche, superandone i limiti in molti modi. In particolare l’architettura RiSC pone, ormai, l’accento non gi? sul numero di istruzioni disponibili, bens? sulla riduzione della complessit? della circuitazione. Cos?, ecco che il set di istruzioni dei processori PowerPC consiste in oltre 220 diverse operazioni, ma mantiene un’invidiabile semplicit? di progetto grazie all’accorgimento di rendere le istruzioni il pi? omogenee possibile per lunghezza e durata, in modo che possano essere portate a termine in un solo ciclo di clock. D’altra parte, l’architettura dei Pentium li, che trae origine da una filosofia CISC, sfrutta tecniche di parallelismo per suddividere un’operazione complessa in una serie di operazioni pi? semplici, da eseguire contemporaneamente su istruzioni diverse. La tendenza alla semplificazione dell’HW come metodo efficace per aumentare le prestazioni, si manifesta con la ripresa degli studi sulla tecnologia VLIW (Very Long lnstruction Word), in auge alla fine degli anni ‘80 e poi abbandonata per la difficolt? di ricompilare il software. Le architetture basate su VLIW prevedono l’assemblaggio, durante la fase di compilazione, di pi? comandi in un’unica macro istruzione (dell’ordine di 80 byte) che viene digerita in un colpo solo dal processare, consentendo di ridurre di un terzo i circuiti necessari alla CPU. ()
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Leibniz: cronologia della vita e delle opere
Materia: Filosofia
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Cronologia della vita e delle opere 1. Il periodo giovanile a Lipsia (1646-1666) 1646 Gottfried Wilhelm Leibniz nasce il 1 luglio a Lipsia, da famiglia protestante di origine slava. 1652 Muore il padre Friedrich, notaio e professore di filosofia morale all’Universita’. La sua educazione prosegue a cura della madre, terza moglie di Friedrich, Catharina Schmuck, figlia di un celebre avvocato di Lipsia. 1653 Inizia i suoi studi alla scuola ginnasiale Nicolai, dove rimarr?fino al 1661. 1654 Accede alla ricca biblioteca paterna: inizia a leggere, come autodidatta, i classici latini e i Padri della Chiesa. 1659 Studia a scuola la sillogistica di Aristotele, appassionandosi alla questione delle categorie; e, per suo conto, intraprende studi di metafisica e di teologia, con particolare riguardo alla dottrina scolastica e al pensiero di F. Suarez. 1661 Entra all’Universit? di Lipsia, dove frequentera i corsi di filosofia su Aristotele e Euclide tenute da J. Kuehn. 1662 Frequenta le lezioni di filosofia e retorica di J. Thomasius, di cui conserver? sempre una grande stima. Sotto la guida di questi, porta a compimento la tesi per il baccellierato in filosofia Dissertazione metafisica sul principio di individuazione (Disputatio Metaphysica de Principio Individui). 1663 Discute, e pubblica, la tesi di baccellierato De Principio Individui - tema affrontato da Avicenna, Tommaso d’Aquino e Duns Scoto -, in cui e’ preannunciata la futura concezione monadologica mediante la formulazione del principio: omne individuum sua tota entitate individuatur. In estate soggiorna a Jena, dove frequenta i corsi universitari del matematico E. Weigel. Ritornato a Lipsia per il semestre invernale, inizia a seguire studi specialistici in giurisprudenza sotto la guida di Q. Schacher e di B. Schwendoerffer. 1664 All’inizio di febbraio ottiene a Lipsia il grado di Magister philosophiae con la dissertazione Prospetto delle questioni filosofiche concernenti il diritto (Specimen quaestionum philosophicarum ex jure collectarum), che pubblicher? in dicembre. Il 6 febbraio muore la madre. 1665 Pubblica a Lipsia la Dissertazione giuridica sulle condizioni (Disputatio juridica de condicionibus), tesi con cui ottiene il baccellierato in diritto. 1666 Pubblica a Lipsia i suoi primi scritti di logica matematica: la Dissertazione aritmetica sulle complessioni (Disputatio de arithmetica de complexionibus), che funge da premessa alla successiva e pi? importante Dissertazione sull’arte combinatoria (Dissertatio de arte combinatoria). Con l’Ars combinatoria, che gli vale l’abilitazione in filosofia, Leibniz riprende i motivi dell’Ars magna del teologo e filosofo catalano R. Lullo, sviluppandoli per? in senso logico-metafisico al fine di pervenire a una ars inveniendi, cio? a una logica della scoperta di verit? nuove mediante la combinazione di concetti semplici. In ottobre, disgustato degli “intrighi” accademici di Lipsia, passa ad Altdorf, nei pressi di Norimberga, dove si iscrive in legge. In novembre, presenta e pubblica la tesi che aveva gia’ preparato a Lipsia: Sui casi controversi nel diritto (De casibus perplexis in jure). 2. Il periodo di Magonza (1667-1671) 1667 Il 22 febbraio discute ad Altdorf la tesi Sui casi controversi, e ottiene il grado di dottore. In seguito, le autorit? di Norimberga gli offrono un posto di professore, ma Leibniz declina l’offerta. Dopo aver conseguito il dottorato, frequenta a Norimberga la casa dell’alchimista D. Wuelfers, che lo introduce alla societ? alchemica dei Rosacroce. Durante i pochi mesi in cui rimane affiliato alla confraternita esoterica conosce il barone J.C. von Boineburg, gia’ ministro dell’elettore di Magonza J.P. von Schoenborn. In novembre si stabilisce a Francoforte, dove in dicembre pubblica anonimo il Nuovo metodo per l’apprendimento e l’insegnamento della giurisprudenza (Nova methodus discendae docendaeque jurisprudentiae), che dedica all’elettore di Magonza. 16 ()
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La gestione delle risorse umane in banca
Materia: Economia
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LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE La banca è un’impresa nella quale le risorse umane hanno un rilievo del tutto particolare, soprattutto perché è proprio dalla professionalità dei dipendenti, dal loro approccio con la clientela, dalla loro capacità di interpretarne le esigenze e i bisogni, in termini di servizi di investimento e di finanziamento, che dipendono i risultati della gestione aziendale. Il personale, dunque, è un elemento centrale per il successo delle imprese bancarie. Esso, però, rappresenta anche un vincolo non indifferente per la loro gestione, in quanto è un fattore produttivo il cui costo è dotato di una notevole rigidità e incide in maniera determinante sul Conto economico. Contrariamente a quanto è avvenuto negli altri paesi industrializzati europei, nei quali lo sviluppo delle tecnologie informatiche e altri fattori hanno prodotto una riduzione del personale occupato nel settore bancario, in Italia, negli anni Novanta, l’occupazione nelle aziende di credito ha continuato a crescere a causa dell’apertura di numerosi nuovi sportelli, favorita anche dalla deregulation che in tale periodo ha interessato il nostro sistema bancario. In conseguenza di ciò, il costo del lavoro ha finito per gravare in modo sempre più pesante sull’economia delle banche, determinando un sensibile calo della redditività della loro gestione e facendo emergere in tutta la sua evidenza il problema degli esuberi di personale, la cui soluzione richiede un “mix” di interventi che vanno dal lavoro part-time alla mobilità dei dipendenti, dalla riduzione o eliminazione del lavoro straordinario ai prepensionamenti, ecc. Classificazione del personale bancario Sulla base dei compiti e delle mansioni da svolgere e tenuto conto della disposizioni di legge e dei contratti collettivi di lavoro, il personale dell’azienda bancaria si colloca in varie categorie, cui corrispondono differenti inquadramenti normativi e diversi livelli retributivi. In pratica, si distinguono le cinque categorie qui di seguito indicate: 1. I dirigenti: svolgono mansioni di notevole rilievo, in quanto sovrintendono a specifici settori dell’attività bancaria, come ad esempio il servizio affari generali, il servizio del personale ecc., oppure dirigono sedi secondarie o succursali di una certa importanza. 2. I funzionari o procuratori: danno pratica attuazione alla direttive dei dirigenti coordinando il lavoro dei propri sottoposti oppure espletando mansioni di un elevato contenuto professionale. In genere, sono funzionari anche i “preposti” alle dipendenze di una certa importanza. 3. I quadri: sono quella fascia di personale bancario che si colloca in posizione intermedia tra i funzionari e gli impiegati. Svolgono stabilmente mansioni che comportano particolare responsabilità gerarchica e/o funzionale e richiedono un’elevata capacità professionale, con autonomia decisionale nell’ambito delle direttive ricevute. 4. Gli impiegati: svolgono la gran parte del lavoro amministrativo-contabile prestando la loro attività a diretto contatto con il pubblico o negli uffici interni o di retrosportello. 5. I subalterni e gli ausiliari: sono rappresentati dal personale d’ordine, come i commessi, gli addetti alla vigilanza, gli addetti alle pulizie e il personale di fatica. LA FORMAZIONE DEL PERSONALE La centralità del ruolo che il fattore umano svolge nell’ambito di una gestione orientata al marketing e caratterizzata dall’offerta di una gamma sempre più ampia di prodotti/servizi, in un contesto di forte automazione delle procedure operative, ha portato le banche a considerare la formazione personale un’esigenza di primaria e vitale importanza. E, in effetti, i costi sostenuti per la formazione sono veri e proprio investimenti per il potenziamento del “capitale umano”, che hanno un sicuro ritorno in termini di efficacia operativa e di produttività aziendale. La formazione del personale avviene attraverso ()
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La questione delle nazionalit
Materia: Storia
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La questione delle nazionalità Il Congresso di Vienna, nel redigere la carta geo-politica dell’Europa, non tenne conto delle aspirazioni nazionalistiche delle popolazioni europee. A soffrirne maggiormente furono l’Italia, la Polonia e la Germania. L’Italia fu divisa in 8 diversi Stati e furono negate le speranze di libertà di Venezia e Genova, annesse rispettivamente all’Austria ed al Regno di Sardegna. Nello Stato della Chiesa vennero bloccati sul nascere i tentativi di riforma per realizzare uno stato più moderno, come avvenne in tutti gli Stati italiani che procedevano verso l’abolizione della legislazione francese. Non meno infelice era la posizione della Polonia, alla quale il Congresso di Vienna negò l’unità nazionale. Per quanto riguarda la Germania, la nazione fu divisa in 34 Stati e 4 città libere, riuniti in una confederazione guidata da un congresso (DIETA FEDERALE), sottoposto alla politica dell’impero austriaco. Altre questioni nazionali riguardavano i Balcani, dove le diverse nazionalità slave non riconoscevano l’autorità ottomana ed i Paesi Bassi, dove Olandesi e Belgi erano costretti ad una convivenza storicamente impossibile. Le conseguenze furono fermenti di rivolta in tutte queste popolazioni. L’ideologia politica, che ben presto avrebbe unificato questi fermenti, fu il LIBERALISMO, che puntava alla creazione di uno Stato di diritto garantito da una Costituzione che tutelasse gli interessi di tutti gli strati della popolazione. Inoltre le teorie liberali proclamavano un’ampia libertà anche in campo economico: lo Stato doveva limitarsi a rendere più libero possibile lo sviluppo delle attività imprenditoriali e commerciali. Le posizioni all’interno del movimento non erano però unanimi: esse erano riunite grosso modo in quella dei moderati ed in quella dei democratici. ()
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Origine delle teorie razziste
Materia: Storia
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Origine delle teorie razziste e “L’affare Dreyfus” Alcuni elementi avevano dato vita a teorie di razze superiori e inferiori, primo fra tutti la posizione egemonica che l’Europa aveva assunto nella storia degli ultimi secoli. I primi autori che si espressero con queste opinioni furono Arthur de Gobineau (”Sull’ineguaglianza delle razze”) e H.S. Chamberlain (”Fondamenti del XIX secolo”). Chamberlain stesso poi identificava la razza germanica come migliore dei suoi tempi, destinata ad espandersi nel corso del Novecento. C’era però anche chi andava contro queste tesi, come Friedrich Meinecke, che scrisse un’opera liberale, “Cosmopolitismo e stato nazionale”. Nel frattempo nel mondo la conflittualità tra le potenze europee stava prendendo il potere ed il lungo periodo di pace era destinato ad essere interrotto. Infatti sia a causa delle rivolte socialiste sedate nel sangue, sia per le guerre coloniali, le teorie razziste non erano altro che una manifestazione del disagio crescente europeo, un disagio che avrebbe portato gravi conseguenze. Nel 1894 la Francia fu colpita da una grave crisi politica denominata “affare Dreyfus”. Alfred Dreyfus era un capitano dell’esercito di origine ebraica che fu accusato di spionaggio senza reali prove a suo carico. Scoperta più tardi la frettolosità con cui era stato trattato l’affare, l’esercito e l’opinione pubblica nazionalista, supportati dal clero francese, si opposero ad una revisione del processo, per non danneggiare le istituzioni. Contro di essi si scagliò il romanziere Emile Zola, con il suo celebre articolo “J’accuse”, nel quale condannava tutte le più alte cariche militari di voler trattenere in carcere un innocente e soprattutto di voler attentare ai principi della legalità. ()
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Le cause delle rivoluzioni del 1848
Materia: Storia
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Le cause delle rivoluzioni del 1848 Le contraddizioni economiche e sociali scoppiarono prima che altrove in Francia, dove si registrarono due cattivi raccolti ed una crisi generale dell’industria e del commercio che provocarono fame e disoccupazione. Il regno di Luigi Filippo si era basato su un precario equilibrio tra vecchie classi aristocratiche, grandi magnati della finanza e borghesia industriale. Questo equilibrio, grazie ai ministri Thiers e Guizot, si mantenne finché durò la prosperità economica. Con la crisi tale sistema non fu più valido mentre si allargava il consenso attorno alle proposte liberali di allargamento del suffragio. La repressione scatenata dal governo contro una manifestazione liberale fece esplodere la situazione: era la rivoluzione. Il re venne cacciato e si formò un governo provvisorio nel quale la presenza di una forte componente socialista determinò la formazione di un programma molto avanzato sul piano sociale: 1) venne introdotto il SUFFRAGIO UNIVERSALE maschile; 2) fu eliminata la pena di morte per reati politici; 3) fu abolita la schiavitù delle colonie; 4) fu fissata in 10 ore la giornata lavorativa; 5) fu garantito il diritto al lavoro. In tal senso furono istituiti gli ATELIERS NATIONAUX, cioè fabbriche cooperative di proprietà dello Stato, come aveva teorizzato Louis Blanc. La rivoluzione parigina del 23 febbraio 1848 fu possibile grazie all’alleanza tra borghesia industriale e classe lavoratrice, alleanza destinata a durare poco dal momento che la borghesia voleva conquistare il potere politico. La rivoluzione dilagò a macchia d’olio nelle capitali europee: Vienna, Budapest, Praga, Berlino, Venezia, Milano. Ovunque furono rovesciati i governi e costituiti i governi provvisori, nell’intento di promulgare una Costituzione per ridefinire l’assetto del sistema politico. Rapidamente però i contrasti tra moderati e radicali e l’esplodere di complesse questioni nazionali che si inserirono nel conflitto tra monarchia assoluta ed istanze liberali, non resero possibili gli equilibri politici auspicati durante la rivoluzione; così i sovrani e le vecchie classi dirigenti poterono riprendere il controllo della situazione. ()
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Platone: la dottrina delle idee
Materia: Filosofia
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La dottrina delle idee Che cos’? la dottrina delle idee , alla quale Platone giunge con la Seconda navigazione ? La parola “idea”,innanzitutto,deriva dalla radice greca “id-”che ? a sua volta riconducibile al verbo “orao”,vedere:? quindi qualcosa che si pu? vedere ma non con gli occhi, bens? con l’intelletto;la percezione degli oggetti sensibili risveglia il ricordo delle idee dell’iperuranio,le quali permettono di misurare l’inferiorit? e la deficienza degli oggetti sensibili rispetto ad esse. Cosi’ qualunque oggetto sensibile possa essere detto bello, non coincide mai con l’idea della bellezza nella sua perfezione ed immutabilit?. L’idea di bellezza,per esempio, ? il modello ed il criterio in base al quale possiamo denominare belli determinati oggetti:infatti ? perch? gi? possediamo l’idea di bellezza che possiamo designare belli questi altri oggetti.Nei primi dialoghi Platone aveva presentato l’indagine di Socrate proiettata alla ricerca di definizioni,ossia di risposte corrette alla domanda :”Che cos’? x ?”(dove x sta per bello,giusto…).Per Platone la risposta a questa domanda consiste nel rintracciare l’idea in questione(per esempio l’idea di bellezza,di giustizia…).L’idea ? dunque un “universale”:ci? significa che i molteplici oggetti sensibili,dei quali l’idea si predica,dicendoli per esempio belli o giusti,sono casi o esempi particolari rispetto all’idea:una bella persona o una bella pentola sono casi particolari di bellezza,non sono la bellezza.Mentre gli oggetti sensibili sono caratterizzati dal divenire e dal mutamento,soltanto delle idee si pu? propriamente dire che sono stabilmente se stesse;proprio questa differenza di livelli ontologici,ossia di consistenza di essere,qualifica le idee come modelli rispetto agli oggetti sensibili corrispondenti. L’attivit? di un artigiano,per esempio di un costruttore di letti,? descrivibile da parte di Platone come un insieme di operazioni che mirano a foggiare un determinato materiale (in questo caso il legno) secondo il modello dell’ idea del letto,alla quale egli si riferisce costantemente con il suo pensiero. L’idea ? quindi dotata di esistenza autonoma,n? dipende per la sua esistenza dal fatto di poter essere pensata;essa ? ci? di cui gli oggetti sensibili partecipano.La partecipazione all’idea,per esempio,di bellezza rende un determinato oggetto sensibile bello.Si usa solitamente dire che le idee abbiano una quadruple valenza:1)Ontologica (dal participio del verbo essere greco):due cavalli,per esempio,si assomigliano perch? compartecipano all’idea. L’idea rende conto di ci? che una cosa ?.Le cose sono infatti quel che sono perch? imitano le idee.2)Gnoseologica (dal verbo greco “gignosco”,conoscere):noi conosciamo le cose perch? facciamo riferimento all’idea di uguaglianza:nella realt? empirica l’uguaglianza non esiste;essa esiste in un’altra dimensione.Due uomini si assomigliano perch? partecipano entrambe all’idea di uomo.3) Assiologica (da “axiologia”,la scienza che studia i valori):l’idea ? il modello (in Greco “paradigma”) imitando il quale ogni cosa tende al bene,che ? lo scopo di ogni cosa:per un cavallo il bene sar? correre veloce.Ovviamente le imitazioni non potranno mai essere uguali al modello;questo avviene per diversi motivi:uno che merita di essere ricordato ? che le idee nell’iperuranio non avevano n? forma,n? colore,n? dimensioni…quindi se disegniamo un triangolo bianco ? gi? diverso dal modello che non aveva alcun colore e che paradossalmente li aveva tutti. Platone sostiene quindi la causa finale:secondo lui la causa il motivo per cui avviene una cosa ? il suo fine stesso;la causa finale di una casa ? farvi abitare della gente:ci sono per? anche delle “concause”(che noi definiremmo “la condizione senza la quale…”),in questo caso i mattoni,il cemento…la vera causa finale per? ? l’idea stessa,sul modello della quale la casa vien ()
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Cronologia delle Invasioni
Materia: Storia
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Cronologia delle invasioni III secolo a.C. Nordeuropa: per effetto di un peggioramento del clima nordico e delle carestie conseguenti a tale cambiamento, alcuni popoli scandinavi sono costretti ad abbandonare le loro primitive sedi. Nel corso del III sec. a.C., gli Sciri e i Bastarni, risaliti i corsi della Vistola e del Dnjestr, si stabiliscono nelle steppe dell’odierna Ucraina. I Cimbri del Fiordo di Oslo, i Lugi della Romerike e i Vandali dell’Haddingjar e dell’Uppland passano invece nello Jutland e proseguono il loro cammino in direzione delle foci dell’Oder. Alla fine del III sec. a.C., anche i Rugi del Rogaland e i Burgundi del Nord Berghuus si stanziano nella Pomerania orientale tra il fiume Oder e il Persante, dopo aver fatto tappa, i primi, nell’isola di Ruegen e, i secondi, in quella di Bornholm. Mediterraneo: Le vittorie conseguite dai Romani nel corso della Prima (264-241 a.C.) e della Seconda “guerra punica” (218-201 a.C.) assicurano loro l’egemonia nel Mediterraneo occidentale. Steppe euroasiatiche: la progressiva diminuzione delle precipitazioni atmosferiche costringe gli Avari, un conglomerato di tribù mongoliche insediate tra il Targum e la Corea, a migrare verso occidente. Tale spostamento innesca quindi un processo migratorio che finisce con l’interessare anche gli Unni, un’aggregazione di genti di lingua turca stanziate a nord del fiume Ordos, e i Sarmati, una stirpe iranica insediata a nord e ad oriente del Mare di Aral. Sospinti da oriente dalle orde turche che avanzano nell’Asia centrale, i sarmati Alani -i progenitori degli attuali Ossezi- sono costretti a migrare in direzione delle steppe del Mar Caspio. II secolo a.C. Nord-Centroeuropa: intorno al 120 a.C., una carestia, determinata a quanto pare da una serie di inondazioni e di tempeste di sabbia, costringe i Cimbri che si erano insediati nel frattempo nell’Himmerland e i Teutoni stanziati nel Thyland a migrare alla ricerca di nuove terre. Respinti dalla Boemia dai Celti Boi e allontanati dalla valle della Sava dagli Scordisci, i due popoli germanici ripiegano sul Norico e si scontrano con i Romani nei pressi di Noreia (113 a.C.). Vincitori in battaglia, si dirigono quindi alla volta del Reno e passano in Gallia (109 a.C.). Di lì i Cimbri proseguono il loro cammino verso la penisola iberica ma sono respinti dai Celtiberi. I due popoli tentano quindi di invadere l’Italia. Li ferma il console Gaio Mario, che annienta i Teutoni ad Aquae Sextiae (102 a.C.) e stermina (ai Campi Raudi e presso Vercelli) i Cimbri scesi nella penisola attraverso la valle dell’Atisone (101 a.C.). Mediterraneo: con il ridimensionamento del regno di Siria (198-178 a.C.), la conquista della Macedonia e della Grecia (215-146 a.C.), la distruzione di Cartagine (149-146 a.C.) e di Corinto (146 a.C.), le vittorie sui Celtiberi (133 a.C.), l’annessione della Gallia meridionale (125-120 a.C.), e la conquista della Numidia (111-105 a.C.), l’imperialismo romano conosce il suo momento culminante. Steppe euroasiatiche: gli Alani si insediano tra il Don e il Danubio. Nel territorio sottoposto al loro controllo e, in particolare nella zona tra il Don e dal Donec, penetrano alcune tribù slave provenienti dal corso superiore della Vistola e del Bug. Gli Slavi vengono così a trovarsi sotto l’influenza politica e culturale sarmatica. I secolo a.C. Nord-Centroeuropa: delle inondazioni nel Vaestergoetland e forse delle esondazioni del lago Vener determinano, intorno alla metà del I sec. a.C., una carestia che dà origine ad un nuovo fenomeno migratorio: i Goti del Goetland sbarcano alle foci della Vistola, assoggettano i Burgundi, i Vandali e gli slavi Venedi e si stabiliscono tra la Posnania e la Masuria; i Sassoni sbarcano sull’estuario dell’Elba; i Longobardi, originari della Scania, si insediano nel bacino dell’Elba, in una regione nota ancora nel Medioevo con il nome di Bardengau. Lo spostamento dei Longobardi, inquadr ()
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Il mito delle grazie
Materia: Letteratura Italiana
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U. Foscolo - Il mito delle Grazie La cultura classica e la contiguit? sostanziale alla religiosit? pagana hanno spinto Foscolo a rappresentare non solo alcune leggende legate a grandi figure della tradizione ellenica, facilmente traducibili in un’immediata attualizzazione ( Ulisse, Omero, Ettore ). Dee ed eroi, ninfe e semidei hanno popolato l’immaginario delle Odi, dei Sonetti e dei Sepolcri, non oscurando la materia centrale del canto, sempre strettamente autobiografica e legata a contenuti storici o esistenziali di stretta attualit? e di incidenza immediata per l’autore. Il tributo di fedelt? certo pi? elaborato e pi? diretto ai grandi valori del mondo greco, ci viene comunque dal poemetto Le Grazie ( 1813 ). Esso si suddivide in tre inni ( dedicati rispettivamente a Venere, Vesta e Pallade ) che celebrano il mito delle Grazie, divinit? che hanno avuto il compito di suscitare negli uomini i sentimenti pi? puri ed elevati, dando avvio al processo di civilizzazione ( Vico ). Il messaggio dell’opera ? chiaro: solo l’educazione alla bellezza della natura e delle arti e l’assunzione dei sentimenti pi? elevati e puri ( quali l’amore spirituale, l’affetto filiale, la piet? per i vinti, l’ospitalit?, la fiducia reciproca tra gli uomini, la tenerezza materna…) hanno sottratto l’umanit? allo stato di barbarie. Tale messaggio assume ancora una volta un significato attuale sia sotto il profilo storico che politico, che lo sottrae alla sua apparente preziosa astrattezza. Ad essere esaltata ed invocata indirettamente da parte di Foscolo ? un preciso modello di civilt?, un mondo ideale di valori, che ? essenziale riconsegnare alla societ? presente. Le divinit? pagane hanno insegnato agli uomini il valore della pace e di una vita di relazione non turbata dalla violenza. Questi sono i valori che ha dimenticato l’et? napoleonica con le sue continue guerre liberticide. L’offerta rituale che Eleonora Nencini, Cornelia Martinetti e Maddalena Bignami rivolgono alle Grazie, quali divinit? che ancor oggi la societ? deve venerare, non ? solo un raffinato artificio neoclassico di carattere allegorico, ma un sincero tributo della personalit? foscoliana alla vitalit? di miti e leggende precristiane. Canova - Le Grazie Botticelli - La Primavera ( particolare della danza delle Grazie ) Alle Grazie immortali le tre di Citerea figlie gemelle ? sacro il tempio, e son d’Amor sorelle; nate il d? che a’ mortali belt? ingegno virt? concesse Giove, onde perpetue sempre e sempre nuove le tre doti celesti e pi? lodate e pi? modeste ognora le Dee serbino al mondo. Entra ed adora. Cantando, o Grazie, degli eterei pregi Di che il cielo v’adorna, e della gioja Che vereconde voi date alla terra, Belle vergini! a voi chieggo l’arcana Armon?osa melodia pittrice Della vostra belt?; s? che all’Italia Afflitta di regali ire straniere Voli improvviso a rallegrarla il carme. U. Foscolo, Le Grazie Al progetto poetico delle Grazie Foscolo lavor? a pi? riprese fin dal 1813; alcuni brani comparvero in una “Dissertazione di un antico inno alle Grazie”, pubblicata a Londra nel 1822, ma l’opera rimase incompiuta, e si offre oggi solo come una serie di frammenti. Il progetto di un poemetto unico infine viene ad articolarsi in tre inni, dedicati rispettivamente a Venere, dea della natura, a Vesta, custode del fuoco eterno che anima i cuori gentili, e a Pallade, dea delle arti consolatrici della vita e maestra degli ingegni. Le Grazie sono le dee, che hanno portato la stirpe umana alla civilt?, inducendola a superare la feroce bestialit? che ? propria di ogni incontrollato istinto. L’ idea che la bellezza e le arti abbiano la funzione di purificare e ingentilire le passioni e di promuovere l’incivilimento ? un tema caro alla cultura neoclassica. - Il primo inno narra la nascita di Venere e delle Grazie dal Mar Ionio. ()
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Il signore delle mosche
Materia: Schede Libri
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Il signore delle mosche di William Golding Questo libro è stato scritto negli anni 50 da William Golding, nato il 19 luglio 1911 in Cornovaglia. Dopo essere diventato eroe di guerra , l’uomo si avvicina alla prosa e riprende l’insegnamento abbandonato per via della guerra ; ha l’intenzione di sviluppare sottoforma di romanzo le sue riflessioni su un esperimento didattico condotto nella sua scuola. Questo consisteva nell’uscire dall’aula in cui insegnava lasciando piena libertà alla classe per confermare le sue pessimistiche previsioni su ciò che sarebbe successo e difatti si verificarono sottoforma di caos e rissa aperta. Da questo strano esperimento Golding trae spunto per scrivere il romanzo “Il signore delle mosche”. Questo libro narra le avventure, le disavventure e tutto ciò che accade ad un gruppo di ragazzi inglesi caduti su un’isola deserta, fuggiti allo scoppiare di un ipotetico conflitto planetario. I ragazzi si mettono subito all’opera per organizzarsi ma non essendo sotto il controllo di adulti,trasformano quello che poteva essere definito come un paradiso terrestre in un vero inferno dove emergono paure irrazionali e comportamenti selvaggi, solitamente tenuti nascosti dall’animo umano. Un ragazzo usciva dalla giungla, era biondo, di circa 12 anni e di nome Ralph; avanzando verso la spiaggia incontrò Piggy, altro ragazzo sopravvissuto all’impatto, era grasso e con gli occhiali, soffriva d’asma e per ogni cosa faceva capo agli insegnamenti della zia. Dalla giungla, andando verso il mare si estendeva una lunga frangia di palme che si perdeva sulla spiaggia, interrotta verso destra da una grande piattaforma di granito roseo che formava una specie di banchina ricoperta in superficie da uno strato sottile di terra e di erbacce; a circa un miglio di distanza dalla spiaggia c’era anche una scogliera di corallo che andava a formare la laguna. I due ragazzi si avvicinarono alla piattaforma che tagliava la spiaggia e salitici sopra, grazie ad un germoglio riuscirono a recuperare una conchiglia che dopo qualche tentativo Ralph riuscì a suonare. Questo suono convocò numerosi ragazzi tra cui Sam ed Eric, due gemelli biondi pieni di vita, dai capelli di stoppa e da un grande sorriso identico. In lontananza si fece avanti anche il gruppo del coro, tutti portavano un cappello nero sulla testa ed erano avvolti in un mantello dello stesso colore sul cui petto,sulla sinistra c’era una croce d’argento, lo stesso dello stemma fissato sul berretto. A capo di questo gruppo c’era Jack Merridew, un ragazzo alto ed ossuto, dai capelli rossi, con una brutta faccia ma non stupida e patito della caccia fino all’esasperazione. Tra i ragazzi del coro c’erano anche: Maurizio,tozzo e sempre sogghignante; Simone, il ragazzo che era svenuto e anche un altro ragazzo piccolo e guardingo che se ne stava solo e si nascondeva come se avesse paura della compagnia, nessuno lo conosceva ma mormorò di chiamarsi Ruggero richiudendosi subito dopo nel silenzio. Dopo avere messo ai voti la decisione di eleggere un capo, dalla quale risultò vincitore Ralph, questi accompagnato da Jack, da Simone e da Piggy sebbene fosse stato rifiutato, partì per una spedizione, allo scopo di esplorare il territorio, scoprire se il luogo in cui si trovavano era veramente un’ isola e se vi erano degli abitanti. Lungo il tragitto che portava alla cima della montagna i ragazzi fecero cadere un grande masso che si trovava in bilico accanto a loro e arrivati alla meta si ritrovarono davanti uno spettacolo indescrivibile: l’isola aveva pressappoco la forma di una barca , sui due fianchi c’erano pareti di roccia, le cime degli alberi e un pendio ripido, nel senso della lunghezza invece c’era un pendio più dolce, ricoperto di piante e di fiori; più giù la pianura invasa dalla giungla, la spiaggia e il mare. Là, dove finiva l’isola c’era un altro isolotto, una roccia quasi staccata, una specie di forte; inoltre c’era la scogliera che circondava più di un lato dell’isola, ()
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Gramsci: cronologia della vita e delle opere
Materia: Filosofia
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Cronologia della vita e delle opere 1891-1911 Antonio Gramsci nasce ad Ales (presso Oristano), in Sardegna, il 22 gennaio 1891, quarto dei sette figli di Francesco Gramsci e Giuseppina Marcias. Nel 1894 la famiglia si trasferisce a Sòrgono (Nuoro): per due anni viene mandato, insieme alle sorelle, in un asilo di suore. A questo periodo, dopo una caduta, risale la malattia che gli lascerà una malformazione fisica: la schiena andrà lentamente incurvandosi e le cure mediche tenteranno invano di arrestare la sua deformazione. Nel 1897 il padre viene sospeso dall’impiego all’Ufficio del registro di Ghilarza e arrestato per irregolarità amministrative. Nel 1902 consegue la licenza elementare a Ghilarza. Studia poi privatamente e intanto lavora, per aiutare la famiglia, presso l’ufficio catastale di Ghilarza. Nel 1905 si iscrive al liceo-ginnasio di Santu Lussurgiu, cittadina a 15 km da Ghilarza. Inizia a leggere la stampa socialista che il fratello Gennaro gli invia da Torino. Nel 1908 consegue la licenza ginnasiale e si iscrive al liceo Dettori di Cagliari, città dove vive presso il fratello Gennaro, segretario della locale sezione socialista. Con molti giovani del liceo Dettori, Gramsci partecipa alle “battaglie” per l’affermazione del libero pensiero e a discussioni di carattere culturale e politico. Abita in una poverissima pensione in via Principe Amedeo, poi si trasferisce in un’altra del Corso Vittorio Emanuele. A scuola si distingue tra i compagni per i suoi vivi interessi culturali, legge moltissimo (in particolare Croce e Salvemini). Rivela spiccatissime tendenze per le scienze esatte e per la matematica. Cagliari, in quel tempo, è una cittadina culturalmente vivace, dove si diffondono i primi fermenti sociali, che influiranno nella sua formazione di una ideologia socialista. Conseguita la licenza liceale, nel 1911 vince una borsa di studio e si iscrive all’università di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia. Si trasferisce a Torino. Gramsci vive i suoi anni universitari in una Torino industrializzata, dove sono già sviluppate le industrie della Fiat e della Lancia, che hanno eliminato le concorrenti più deboli. Il forte sviluppo industriale ha conferito un aspetto nuovo alla città, che intorno al 1909 ospita circa 60.000 immigrati, che lavorano nelle fabbriche. Data l’alta concentrazione operaia e il ruolo avanzato dell’industria torinese, la organizzazione sindacale costituisce, nella città, una presenza attiva e dinamica, sostenuta da un’ampia mobilitazione dal basso. Sono le iniziative di lotta nelle fabbriche che portano alla costituzione delle prime commissioni interne e alla elezione di delegati di fabbrica, che siedono, durante le vertenze, al tavolo delle trattative con i rappresentanti padronali. ? in questo periodo di forti agitazioni sociali che lo studente Gramsci vive i suoi anni universitari e matura la sua ideologia socialista. Studia i processi produttivi, la tecnologia e l’organizzazione interna delle fabbriche e si impegna per far acquisire agli operai “la coscienza e l’orgoglio di produttori”. A Torino frequenta anche gli ambienti degli immigrati sardi; l’interesse per la sua terra sarà sempre vivo in lui, sia nelle riflessioni di carattere generale sul problema meridionale, sulle sue abitudini, sul linguaggio, sui luoghi e sulle persone dell’infanzia; temi ricorrenti anche negli anni della maturità. Gli avvenimenti. L’Italia è ancora nettamente divisa tra un Nord in cui è presente un relativo sviluppo industriale e un Meridione caratterizzato dal latifondo a coltivazione estensiva. L’assetto del potere nello Stato e nella società è dunque determinato da un’alleanza tra industriali e agrari, fondata sulla politica protezionistica, che esclude ogni partecipazione al potere da parte delle masse popolari. Ma la crisi di fine secolo, con i movimenti dei fasci siciliani (1894) e l’insurrezione proletaria di Milano (1898), costringe la borghesia italiana a scendere a patti con ()
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L’Europa delle riforme
Materia: Storia
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L’Europa delle riforme A partire dall’inizio del decennio 1740/1750 l’Europa conobbe un lungo periodo di generale sviluppo economico. Fu proprio lo squilibrio esistente fra la vivacità economica e la rigidità delle istituzioni politiche che causò nel continente un’ondata riformistica. Ai sovrani la via dello sviluppo economico parve la maniera migliore per incrementare l’imposizione fiscale; fu in questo periodo che vide la nascita il catasto. Furono questi i motivi per cui i sovrani settecenteschi furono i maggiori promotori delle riforme, tanto che gli storici poterono in seguito coniare l’espressione di DISPOTISMO ILLUMINATO. I tratti comuni nell’attività legislativa svolta dai diversi stati europei riguarda diversi aspetti: - la politica ecclesiastica e religiosa, volta ad attaccare in maniera radicale la proprietà terriera ecclesiastica, ridurre l’entità numerica del clero regolare, sciogliere quegli ordini mendicanti che erano ritenuti parassitari. Fu questa fine che fece l’ordine dei gesuiti, definitivamente sciolto dal Papa nel 1773; - la costruzione di strade, bonifiche, disboscamenti, abolizione dei vincoli alla circolazione interna dei grani; - accrescimento dell’assolutismo statale; - interventi nel campo del diritto civile, volti anche a mitigare i limiti imposti dal diritto penale alla libertà religiosa. I risultati concreti del riformismo furono spesso superficiali. Maggiore fu l’efficacia delle riforme in Lombardia ed in Toscana, ma nei loro altri possessi gli Asburgo dovettero alla fine piegarsi a compromessi con le classi privilegiate. ()
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