Sulla presente pagina StudentMile.net proponiamo per Voi lavori sul tema della per gli studenti e alunni. Tra i lavori troverete e recezioni, rapporti, lavori di corso e tesi preparati, brevi esposizioni su questo tema (sulla letteratura), le traduzioni dei lavori sul tema, dalla lingua latina e greca all’italiano. Per gli studenti sono accessibili le recezioni pronti sui libri del scrittori italiani ed esteri su tema della.
Le recezioni contengono il breve contenuto del libro, le annotazioni e riassunti di testo completo. Le risposte sul test degli esami posso richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Se avete bisogno di un altro lavoro su tema, potete richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Tutti i lavori si possono scaricare completamente gratuito.
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Materia: Scienze
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Scopi della modulazione 1. Per adattare i segnali al mezzo trasmissivo 2. Per adattare i segnali ai circuiti di rice - trasmissione 3. Per distinguere i vari segnali Ci sono due tecniche di modulazione: · MODULAZIONE ANALOGICA · MODULAZIONE DIGITALE I principali tipi di modulazione a mio giudizio sono la modulazione di AMPIEZZA , e la modulazione di FREQUENZA. Infatti queste due tecniche vengono riutilizzate (in alcuni casi) negli altri tipi di modulazione sia analogica che digitale. ()
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Scarica Leibniz: cronologia della vita e delle opere gratis

Materia: Filosofia
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Cronologia della vita e delle opere 1. Il periodo giovanile a Lipsia (1646-1666) 1646 Gottfried Wilhelm Leibniz nasce il 1 luglio a Lipsia, da famiglia protestante di origine slava. 1652 Muore il padre Friedrich, notaio e professore di filosofia morale all’Universita’. La sua educazione prosegue a cura della madre, terza moglie di Friedrich, Catharina Schmuck, figlia di un celebre avvocato di Lipsia. 1653 Inizia i suoi studi alla scuola ginnasiale Nicolai, dove rimarr?fino al 1661. 1654 Accede alla ricca biblioteca paterna: inizia a leggere, come autodidatta, i classici latini e i Padri della Chiesa. 1659 Studia a scuola la sillogistica di Aristotele, appassionandosi alla questione delle categorie; e, per suo conto, intraprende studi di metafisica e di teologia, con particolare riguardo alla dottrina scolastica e al pensiero di F. Suarez. 1661 Entra all’Universit? di Lipsia, dove frequentera i corsi di filosofia su Aristotele e Euclide tenute da J. Kuehn. 1662 Frequenta le lezioni di filosofia e retorica di J. Thomasius, di cui conserver? sempre una grande stima. Sotto la guida di questi, porta a compimento la tesi per il baccellierato in filosofia Dissertazione metafisica sul principio di individuazione (Disputatio Metaphysica de Principio Individui). 1663 Discute, e pubblica, la tesi di baccellierato De Principio Individui - tema affrontato da Avicenna, Tommaso d’Aquino e Duns Scoto -, in cui e’ preannunciata la futura concezione monadologica mediante la formulazione del principio: omne individuum sua tota entitate individuatur. In estate soggiorna a Jena, dove frequenta i corsi universitari del matematico E. Weigel. Ritornato a Lipsia per il semestre invernale, inizia a seguire studi specialistici in giurisprudenza sotto la guida di Q. Schacher e di B. Schwendoerffer. 1664 All’inizio di febbraio ottiene a Lipsia il grado di Magister philosophiae con la dissertazione Prospetto delle questioni filosofiche concernenti il diritto (Specimen quaestionum philosophicarum ex jure collectarum), che pubblicher? in dicembre. Il 6 febbraio muore la madre. 1665 Pubblica a Lipsia la Dissertazione giuridica sulle condizioni (Disputatio juridica de condicionibus), tesi con cui ottiene il baccellierato in diritto. 1666 Pubblica a Lipsia i suoi primi scritti di logica matematica: la Dissertazione aritmetica sulle complessioni (Disputatio de arithmetica de complexionibus), che funge da premessa alla successiva e pi? importante Dissertazione sull’arte combinatoria (Dissertatio de arte combinatoria). Con l’Ars combinatoria, che gli vale l’abilitazione in filosofia, Leibniz riprende i motivi dell’Ars magna del teologo e filosofo catalano R. Lullo, sviluppandoli per? in senso logico-metafisico al fine di pervenire a una ars inveniendi, cio? a una logica della scoperta di verit? nuove mediante la combinazione di concetti semplici. In ottobre, disgustato degli “intrighi” accademici di Lipsia, passa ad Altdorf, nei pressi di Norimberga, dove si iscrive in legge. In novembre, presenta e pubblica la tesi che aveva gia’ preparato a Lipsia: Sui casi controversi nel diritto (De casibus perplexis in jure). 2. Il periodo di Magonza (1667-1671) 1667 Il 22 febbraio discute ad Altdorf la tesi Sui casi controversi, e ottiene il grado di dottore. In seguito, le autorit? di Norimberga gli offrono un posto di professore, ma Leibniz declina l’offerta. Dopo aver conseguito il dottorato, frequenta a Norimberga la casa dell’alchimista D. Wuelfers, che lo introduce alla societ? alchemica dei Rosacroce. Durante i pochi mesi in cui rimane affiliato alla confraternita esoterica conosce il barone J.C. von Boineburg, gia’ ministro dell’elettore di Magonza J.P. von Schoenborn. In novembre si stabilisce a Francoforte, dove in dicembre pubblica anonimo il Nuovo metodo per l’apprendimento e l’insegnamento della giurisprudenza (Nova methodus discendae docendaeque jurisprudentiae), che dedica all’elettore di Magonza. 16 ()
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Scarica Kierkegaard: gli stadi della vita gratis

Materia: Filosofia
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Gli “stadi” della vita Negli Stadi del cammino della vita ,Kierkegaard distingue tre condizioni o possibilit? esistenziali fondamentali,alle quali egli d? il nome di “stadi”,poich? possono essere considerati come momenti successivi dello sviluppo individuale,anche se-contrariamente alle affermazioni hegeliane sulla necessit? del passaggio dialettico-tra l’uno e l’altro non vi ? nessuna forma di automatismo,bens? un “salto”che pu? essere colmato soltanto con la libera scelta del singolo.Queste determinazioni sono lo stadio estetico,lo stadio etico e lo stadio religioso.Nella prima opera pubblicata dopo la tesi di laurea, Aut-aut ,Kierkegaard delinea la distinzione tra i primi due stadi.Lo stadio estetico ? incarnato dalla figura del seduttore,che dedica la sua intera esistenza alla conquista dell’animo femminile per il puro piacere della conquista stessa.La vita estetica,infatti,? incentrata sul desiderio e sul godimento. L’esteta non esce dalla sfera della sensualit?:per questo il personaggio che meglio lo rappresenta ? il Don Giovanni di Mozart. La musica ? infatti la pi? sensuale delle arti,poich? in essa l’espressione ? totalmente immediata,senza far ricorso alla parola,che gi? comporta una dimensione concettuale e riflessiva.Analogamente il seduttore vive nell’elemento dell’immediatezza:egli non compie mai una scelta definitiva,non si impegna mai in nulla,la sua filosofia ? il motto graziano del “carpe diem”.La vita dell’esteta ? una successione ininterrotta di istanti indipendenti gli uni dagli altri:egli passa da un’esperienza all’altra senza che quella precedente lasci una traccia di s? su quella successiva,senza che la sua esistenza abbia una storia. L’unico elemento costante nella sua vita ? la ricerca del nuovo e del rifiuto della ripetizione,considerata come fatale principio di noia.Il suo unico compito ? la ricerca dell’eccezionalit?, nell’ esasperata volont? di diversificarsi da tutti gli altri individui,cos? come da tutte le proprie esperienza passate.Proprio a causa dell’assenza di un punto unificatore dell’esistenza,l’esito finale dello stadio estetico ? la disperazione,la presa di coscienza della assoluta vanit? di ogni cosa.Anche la disperazione,tuttavia,pu? essere vissuta in due maniere diverse.Essa pu? venire considerata una forma estremamente raffinata di divertimento,che consiste appunto nel non prendere mai sul serio nulla e godere anzi della mancanza di senso di ogni cosa:in questo caso non si esce dalla sfera estetica.Oppure l’esteta pu? pervenire alla disperazione vera che,mostrandogli la vanit? delle sue esperienze,lo induce a compiere il salto verso un genere di vita superiore,retto da principi completamente estranei alle regole dell’estetica;in questa situazione il singolo perviene allo stadio etico.Tra i due stadi,comunque,non c’? alcuna forma di mediazione.Il passaggio dalla disperazione finita(estetica)alla disperazione infinita(etica)? un salto che pu? essere compiuto solo in base alla libera scelta del singolo.Lo stadio etico trova la sua migliore rappresentazione nella figura del marito o,pi? in generale,nel personaggio del Consigliere di Stato Guglielmo,la cui esistenza ? circoscritta dalle sfere del matrimonio,della famiglia,della professione,della fedelt? allo Stato.Se l’esteta trapassa di istante in istante senza impegnarsi mai in nulla,la vita dell’uomo etico ? invece contrassegnata dalla scelta.In primo luogo,egli compie la scelta fondamentale tra bene e male;in secondo luogo,una volta scelto un determinato bene una certa sposa,una certa professione,ecc. egli conferma in ogni momento la sua scelta,tornando a scegliere in ogni istante ci? che ha gi? scelto per sempre. L’uomo etico, a differenza dell’esteta,non teme dunque la ripetizione,anzi la ama,vedendo in essa una continua riconferma della sua decisione iniziale.Se la vita dell’esteta si frantuma in una miriade di istanti privi di storia,quella dell’etico si sviluppa nella continuit? del tempo. All’ esasperata ricerca dell’eccezio ()
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Scarica Nietzsche: alle origini della morale gratis

Materia: Filosofia
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Alle origini della morale La pubblicazione di “Umano, troppo umano” (1878), dedicato a Voltaire, segna una vera e propria svolta nella filosofia di Nietzsche. Egli continua l’aspra polemica nei confronti della cultura del proprio tempo e delle esaltazioni del progresso storico, ma non scorge più nell’arte la via per uscire dalla decadenza, bensì nella scienza. Il pensatore tedesco ora guarda con interesse e simpatia, da una parte, all’illuminismo e alla tradizione dei moralisti francesi del Seicento e del Settecento e, dall’altra, alle scienze naturali. In questa fase la scienza é valutata in modo positivo da Nietzsche non tanto perchè in grado di pervenire a conoscenze oggettive, quanto come forma di atteggiamento metodico e, insieme, libero e spregiudicato di fronte ai valori correnti, ai presupposti, alle abitudini e alle regole imposte dalla società. Infatti, la scienza stessa ha la sua origine e la sua giustificazione nei bisogni della vita e i suoi risultati si sono storicamente trasformati in condizioni di vita, cosicchè la conoscenza si é imposta come un bisogno tra gli altri, essenziale per vivere e, in quanto tale, ha assunto un potere sempre più vasto nel mondo moderno. Ma questo potere crescente non dipende dal fatto che la scienza sia un sapere disinteressato, che abbia come scopo la “verità” e sia capace di carpirla. Intanto, é necessario osservare, a parere di Nietzsche, che anche l’ “errore” può essere utile alla vita e che la stessa promozione della scienza nell’età moderna é avvenuta grazie ad alcuni errori inconsapevoli. Alla scienza, infatti, sono stati erroneamente attribuiti il potere di cogliere la bontà e la sapienza divina che regge l’universo e la prerogativa di essere lo strumento fondamentale per realizzare la felicità umana. Sono questi errori che hanno fatto aumentare l’importanza della scienza nella vita moderna. In realtà, la rappresentazione del mondo, fornita dalle scienze, non coglie affatto le cose come sono in se stesse, in quanto non può andare oltre l’apparenza. Anche la scienza, infatti, ben lontana dall’essere disinteressata e pacifica e, quindi, in contrasto con i presunti istinti cattivi degli uomini, nasce dal bisogno vitale di avere certezze e rassicurazioni, per poter sopravvivere: é tale esigenza che ha fatto escogitare i princìpi erronei sui quali si fonda la scienza, come l’esistenza di legami causali tra cose ed eventi o la possibilità di numerare e di compiere astrazioni e generalizzazioni, al fine di cogliere presunte essenze stabilite delle cose. Ammettere che la scienza possa nascere da errori e finzioni pare in contrasto con i consueti giudizi di valore, eppure é possibile, secondo Nietzsche, che l’apparenza, l’illusione, l’interesse personale abbiano per la vita un valore superiore alla verità e al disinteresse, anzi é possibile che i due piani siano intrecciati, anzichè contrastanti. La filosofia e la scienza hanno la loro origine più profonda e recondita, più che nell’istinto di conoscenza, in un istinto vitale che si é servito della conoscenza come strumento per la vita stessa. Soprattutto il dominio della morale si é costruito, stando a Nietzsche, a partire da presupposti ed errori inconsapevoli, che la stessa tradizione filosofica non ha mai messo in discussione. Questo compito può appartenere solamente ad una nuova filosofia di “spiriti liberi”, che assuma l’aspetto di una sorta di chimica delle idee e dei sentimenti morali, orientata all’individuazione analitica delle componenti. Ma questa analisi deve avvenire in maniera storica, ossia procedere a rintracciare le condizioni che hanno reso possibile il sorgere di queste idee, scoprendone l’origine e ricostruendone storicamente le trasformazioni. Si tratta, in altre parole, di elaborare una “genealogia della morale”, senza assumere l’uomo di oggi come un’entità fissa e immutabile nel tempo: anche l’uomo per Nietzsche, come tutte le cose, é divenuto e diviene. Ciò significa che non esistono valori assoluti, ma ch ()
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Scarica Documenti e storiografia della rivoluzione rus gratis

Materia: Storia
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Documenti e storiografia della rivoluzione russa Documento 1: IL MANIFESTO BOLSCEVICO DEL 27 FEBBRAIO 1917 Proletari di tutto il mondo unitevi! A tutti i cittadini della Russia, Cittadini! Le roccheforti dello zarismo russo sono cadute. La prosperità della banda zarista, edificata sulle ossa del popolo, è crollata. La capitale è in mano al popolo insorto. Le truppe rivoluzionarie e l’esercito rivoluzionario devono salvare il paese dalla rovina e dal fallimento totali che gli riservava il governo zarista. A prezzo di sforzi immani, del sangue e della vita dei suoi figli, il popolo russo ha scosso la sua schiavitù secolare. Il compito della classe operaia è quello di creare un governo rivoluzionario provvisorio, che dovrà mettersi alla testa del nuovo regime, del nascente regime repubblicano. Il Governo repubblicano provvisorio deve incaricarsi di assicurare senza indugio l’approvvigionamento della popolazione e dell’esercito: a tale scopo devono essere confiscate tutte le scorte giacenti nei magazzini accumulate dal vecchio governo e dall’amministrazione comunale. L’idra della reazione può ancora sollevare la testa. Compito del popolo e del governo rivoluzionario è quello di reprimere tutti i tentativi controrivoluzionari diretti contro il popolo. Il compito urgente, immediato, del Governo rivoluzionario provvisorio è quello di allacciare i contatti con il proletariato dei paesi belligeranti per la lotta rivoluzionaria dei popoli di tutto il mondo contro i loro oppressori e sfruttatori, contro i governi zaristi e le cricche capitaliste, e per l’immediata cessazione del sanguinoso massacro imposto ai popoli asserviti. Gli operai degli stabilimenti e delle fabbriche, come pure le truppe insorte, devono scegliere senza indugio i loro rappresentanti al Governo rivoluzionario provvisorio, che deve essere costituito sotto la sorveglianza del popolo rivoluzionario insorto e dell’esercito. Cittadini, soldati, spose e madri! Tutti alla lotta! Alla lotta aperta contro il potere zarista e i suoi partigiani! In tutta la Russia si innalzi la bandiera rossa dell’insurrezione! In tutta la Russia prendete in mano la causa della libertà, abbattete i servi zaristi, chiamate i sodati alla lotta. In tutta la Russia, nelle città e nelle campagne, create il governo del popolo rivoluzionario. Cittadini! Con gli sforzi fraterni ed unanimi di tutti gli insorti, abbiamo consolidato il nuovo ordine che sorge dalla libertà sulle macerie dell’autocrazia! Avanti! Senza esitazioni! Lotta senza quartiere! Schieratevi sotto la bandiera rossa della rivoluzione! Viva la repubblica democratica! Viva la classe operaia rivoluzionaria! Viva il popolo rivoluzionario e l’esercito insorto! FONTE: Gorki, Stalin ecc., Histoire de la revolution russe, pag. 92. Documento 2: LA PRIMA DICHIARAZIONE DEL GOVERNO PROVVISORIO Cittadini dello Stato Russo…, Ha avuto luogo un grande evento. Sotto il possente impulso del popolo russo, il vecchio regime è stato rovesciato. Una Russia libera e nuova è nata. Questo grande rovesciamento corona molti anni di lotta. Con il decreto del 17 Ottobre 1905, sotto la pressione delle forze popolari insorte, la Russia si era vista promettere le libertà costituzionali. Tali promesse non furono mantenute. La Duma - portavoce delle aspettative popolari - fu sciolta. La 2° Duma subì la stessa sorte. Impotente a piegare la volontà popolare, il governo decise, con il decreto del 3 Giugno 1907, di togliere al popolo parte dei suoi diritti a partecipare all’opera legislativa, che prima gli erano stati concessi. Nel corso di nove lunghi anni, il popolo fu privato, ad uno ad uno, dei diritti che aveva acquisito. Una volta di più il paese fu immerso in un abisso di assolutismo e di arbitrio. Tutti i tentativi di far intendere la ragione al governo si rivelarono inutili e il grande confl ()
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Scarica Pico della Mirandola: Oratio de hominis dignitate gratis

Materia: Filosofia
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Oratio de hominis dignitate Pico della Mirandola , indubbiamente uno degli ingegni pi? vivaci dell’ Accademia platonica , dotato di una cultura immensa e disordinata e di una memoria divenuta proverbiale , riecheggia nell’ orazione ” de hominis dignitate ” gli argomenti gi? in parte trattati dall’ umanista Giannozzo Manetti, tuttavia con quella consapevolezza di natura teoretica che difettava nello scrittore precedente . Pico esalta l’ uomo per una delle sue caratteristiche specifiche , il libero arbitrio , la libert? di innalzarsi sino a Dio oppure discendere sino ai bruti . Tale libert? gli ? assicurata dal fatto che il Creatore provvide all’ uomo sul finire dell’ opera creativa , e lo pose perci? nel ” centro indistinto ” dell’ universo , unico essere a cui fosse concesse di determinare da se stesso il proprio destino . Pare opportuno osservare che osservazioni come quelle dell’ Oratio de hominis dignitate , sebbene ispirate ad una religiosit? piuttosto astratta e generica , tale che permette la citazione cos? della Bibbia , come del Timeo e del Corano , non potevano neppure immaginarsi senza l’ esperienza cristiana . Certe concise e solenni affermazioni degli umanisti sono incomprensibili senza la parola nuova del Vangelo : l’ esaltazione dell’ uomo ? troppo pi? alta di quello che fosse possibile ai pagani . Interessante ? l’ epiteto che Pico attribuisce a Dio , chiamandolo ” architectus ” , che risulta molto simile a quello usato da Platone a riguardo dal Demiurgo , ” che sempre geometrizza ” . L’ uomo non ? stato fatto n? mortale n? immortale , n? celeste n? terreno perch? lui stesso possa scegliere la forma che gli ? pi? cara , quasi come se ” libero e sovrano artefice ” del suo destino . Non sarebbe stato degno di Dio all’ ultimo del generare , quasi per esaurimento venir meno : e cos? egli diede il meglio di s? creando l’ uomo , decidendo che a lui non poteva essere dato nulla di proprio e che quindi gli fosse comune tutto ci? che alle singole creature era stato dato di particolare . Ecco qui il testo dell’ orazion : Gi? il sommo Padre, gi? l’architetto divino aveva costruito, con le leggi della sua arcana sapienza, questa dimora terrena, questo tempio augustissimo della divinit?, che ? il nostro mondo. Gi? aveva posto gli spiriti ad ornamento della regione superna; gi? aveva seminato di anime immortali i globi eterei e riempito di ogni genere di animali le impure e lerce parti del mondo inferiore. Ma compiuta la sua opera, l’artefice divino vide che mancava qualcuno che considerasse il significato di cos? tanto lavoro, ne amasse la bellezza, ne ammirasse la grandezza. Avendo, quindi, terminata la sua opera, pens? da ultimo - come attestano Mos? e Timeo- di produrre l’uomo. [...] Ormai tutto era pieno, tutto era stato occupato negli ordini pi? alti, nei medii e negl’infimi. [...] Stabil?, dunque, il sommo Artefice, dato che non poteva dargli nulla in proprio, che avesse in comune ci? che era stato dato in particolare ai singoli. Prese pertanto l’uomo, fattura priva di un’immagine precisa e, postolo in mezzo al mondo, cos? parl?: «Adamo, non ti diedi una stabile dimora, n? un’immagine propria, n? alcuna peculiare prerogativa, perch? tu devi avere e possedere secondo il tuo voto e la tua volont? quella dimora, quell’immagine, quella prerogativa che avrai scelto da te stesso. Una volta definita la natura alle restanti cose, sar? pure contenuta entro prescritte leggi. Ma tu senz’essere costretto da nessuna limitazione, potrai determinarla da te medesimo, secondo quell’arbitrio che ho posto nelle tue mani. Ti ho collocato al centro del mondo perch? potessi cos? contemplare pi? comodamente tutto quanto ? nel mondo. Non ti ho fatto del tutto n? celeste n? terreno, n? mortale, n? immortale perc ()
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Scarica La prima vaccinazione della storia gratis

Materia: Biologia
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La prima vaccinazione della storia Il medico condotto inglese Edward Jenner (1749-1823) inocula in un ragazzo, James Phipps (erroneamente ritenuto suo figlio), del pus prelevato da bovini colpiti da vaiolo animale. Il metodo riesce ad immunizzare il giovane. Jenner si è basato sulla pratica popolare della “variolizzazione”, importata dall’oriente dalla nobildonna inglese Mary Montagu (1689-1762), e basata sull’immunizzazione dal vaiolo col pus prelevato da malati. Jenner sviluppa e definisce questa tecnica, utilizzando una sostanza più blanda, il pus del vaiolo bovino, che è meno aggressivo di quello umano. Il medico impiega la vaccinazione del tutto empiricamente: non sa infatti che all’origine del vaiolo sono microrganismi viventi. Lo scopriranno Bassi, Koch e Pasteur. ()
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Scarica Il crollo della Destra Storica gratis

Materia: Storia
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Il crollo della Destra Storica: la Sinistra al potere Dal 1861 al 1876 la Destra Storica portò a compimento l’unificazione nazionale. Ma a 15 anni dall’avvento al potere la Destra non riusciva più a rappresentare compiutamente gli interessi ed i bisogni del ceto industriale che, con la creazione del mercato nazionale, si era andato sviluppando. Fu così che nel marzo del 1876 la Presidenza del Consiglio fu assunta da Agostino Depretis, un imprenditore agricolo di Stradella che aveva guidato per tutti quegli anni l’opposizione cosiddetta di Sinistra. Sul piano sociale, a quel tempo, gli esponenti della Sinistra si differenziavano di molto da quelli della Destra. Quest’ultima tendeva a rappresentare gli interessi degli agiati commercianti e dei grandi proprietari ed imprenditori agricoli centro-settentrionali, che si riconoscevano pienamente nella POLITICA LIBERISTICA voluta dal governo. Dopo il 1873 una grande crisi del capitalismo mondiale aveva spinto i Paesi industriali ad abbandonare il liberismo economico ed a ricorrere a politiche protezionistiche e così gli industriali italiani si rivelarono i più pronti a cogliere questo profondo mutamento dell’economia internazionale. Il programma della Sinistra tentava perciò di esprimere questi nuovi orientamenti e queste spinte provenienti dai settori più dinamici delle classi dirigenti. Con l’avvento della Sinistra l’Italia definì meglio i suoi connotati di moderno Paese industriale. Nel frattempo andarono scomparendo i maggiori protagonisti dell’Unità d’Italia: Mazzini, Vittorio Emanuele II (cui successe il figlio, UMBERTO I) e Garibaldi. Le ragioni della crisi che agitò l’economia europea erano da ricollegarsi alla concorrenza del grano americano ed asiatico sul mercato europeo ed alla sovrapproduzione dei prodotti industriali rispetto alla possibilità di assorbimento del mercato. Per fronteggiare questa drammatica situazione, agricoltori ed industriali di tutta Europa invocarono l’adozione di tariffe doganali protettive. In quest’ottica non è casuale che Depretis concedesse all’industria la protezione doganale cui aspirava; ogni Stato ora si doveva assumere il compito di regolare gli squilibri dello sviluppo industriale. Data la struttura ancora prevalentemente agricola dell’economia italiana, la crisi economica assunse i connotati di una gravissima CRISI AGRARIA. Infatti, sui mercati europei si scaricarono milioni di tonnellate di grano americano a basso prezzo, per cui in Italia il prezzo del grano si dimezzò, trascinandosi dietro quelli di tutta la produzione agricola. Si fecero strada perciò in tutti gli Stati europei, nuove linee di politica agraria protezionistica. La Sinistra varò così, nel 1887, una nuova politica doganale atta a difendere il grano ed ancor di più le industrie nostrane. Attraverso un cauto riformismo la Sinistra si riprometteva di aprire varchi di consenso tra gli operai e gli artigiani delle città e tra le élites contadine. Abolì la TASSA sul MACINATO , sancì l’obbligatorietà e la gratuità della scuola primaria (Legge Coppino, 1877) ma, soprattutto, modificò la legge elettorale, aumentando la base elettorale a 2 milioni di unità. Tuttavia l’azione riformatrice si arenò quasi subito: l’obbligo scolastico restò inattuato, specie nelle campagne del Mezzogiorno; l’abolizione della tassa sul macinato, nel 1880, non alleggerì il carico fiscale sulla povera gente, perché furono introdotte nuove tasse sui consumi popolari; la stessa riforma elettorale del 1882, anche se quadruplicò il numero degli elettori, escludeva ancora dal voto gli analfabeti, i contadini e gli operai nullatenenti. In certe zone l’allargamento del suffragio provocò, tuttavia, svolte radicali. Ad Imola, nel 1882, venne eletto deputato Andrea Costa, uno dei capi del PSI. Questo può essere considerato una spia significativa del nuovo ruolo che i lavoratori andavano assumendo nell’ambito della società italiana. Tra il 1884 e ()
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Scarica Il tema della morte gratis

Materia: Letteratura Italiana
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Morte Il tema della morte ? alla base di molti topoi ( immagini ricorrenti in pi? opere artistiche e letterarie. Ogni uomo - ed ogni artista - si misura inevitabilmente con questo concetto, che richiama il momento estremo di ogni esperienza umana. Diverse sono le prospettive e gli ambiti in rapporto ai quali tale concetto pu? assumere significato. La morte pu? essere vissuta come una prova estrema da affrontare con coraggio e con spirito di sacrificio ( Ettore e la sua morte in battaglia < Dei Sepolcri > (more…)

Scarica Platone: le linee della conoscibilit gratis

Materia: Filosofia
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Le linee della conoscibilit? Come abbiamo gi? detto la conoscenza stabile ? quella basata sull’episteme,quella mutevole ed opinabile sulla doxa.Ancora una volta riscontriamo una chiara influenza pitagorica:i Pitagorici infatti individuarono il numero come principio della realt? e crearono una “piramide” di principi che partiva dalla coppia finiti-infinito e da l? si generavano tutte le altre coppie.Per il momento diciamo che i livelli platonici sono 4 (anche se quelli fondamentali restano 2).L’eikasia ha a che fare con la radice eik- di somiglianza,apparenza:? opportuno tradurla con “immaginazione”,ma va depurata da tutti i significati che le attribuiamo noi;? la capacit? di cogliere le immagini;si tratta di verit? addirittura inferiori a quelle del mondo sensibile e possiamo in parte identificarle con le opere d’arte,ma anche con i riflessi delle cose,come gli specchi o le superfici di laghi o fiumi:Platone aveva in mente tutte le riproduzioni del mondo sensibile;ma molti studiosi hanno anche sostenuto che nella capacit? di immaginazione si possa vedere anche un primitivo atteggiamento conoscitivo:si tratta della pura e semplice sensazione;quando prendiamo in mano un quaderno abbiamo dapprima una pura e semplice percezione sensuale:notiamo la forma,il colore…Conoscere realmente un quaderno significa mettere insieme le sensazioni e sfruttarle;forse per capire meglio basterebbe chiudere gli occhi e stringere un libro:lo si percepirebbe con il tasto e si potrebbe immaginare cosa si vedrebbe ad occhi aperti;verso la fine del ‘600 si cominciarono ad effettuare i primi interventi di cataratta e si fecero vedere per la prima volta persone che non avevano mai visto:quando costoro riferirono le loro impressioni si scoprirono cose interessanti;per esempio non riuscirono ad identificare con la vista ci? che per anni avevano toccato;chiaramente ? molto differente da ci? che intendeva Platone,ma ci permette comunque di capire che l’oggetto della conoscenza (sebbene la conoscenza empirica sia inferiore a quella intelligibile)? il risultato di operazioni complesse:si associano esperienze visive con esperienze tattili;tuttavia non siamo per niente sicuri che Platone ci sia davvero arrivato.La pistis,che possiamo tradurre con “credenza”? il soggetto conoscitivo degli oggetti sensibili.Della episteme abbiamo gi? parlato:i suoi oggetti sono intelligibili, ma non necessariamente idee;o meglio,ci sono s? le idee,ma anche gli enti matematici che possiamo suddividere in a)geometria,b)musica,vista come rapporti matematici,c)stereometria,che ? la geometria dei corpi solidi,d)astronomia,vista come scienza del movimento dei solidi:erano le arti del “quadrivio”,diremmo oggi le materie scientifiche che gi? all’epoca si contrapponevano a quelle umanistiche.Dunque la dianoia corrisponde alla matematica in generale,la noesis alle idee;Platone era molto interessato di matematica (anche qui possiamo riscontrare un’influenza pitagorica ) e proprio sull’entrata dell’Accademia (i cui resti si possono vedere qui sotto) c’era scritto “Non entri chi non conosce la matematica”:essa per Platone aveva una valenza propedeutica e di ginnastica mentale.Per un verso assomiglia alla filosofia perch? ha oggetti stabili,permanenti e non sensibili (uso s? disegni,ma per dimostrare su idee)per un altro presenta grandi limiti:si pensa s? ad idee,ma si lavora pur sempre su cose sensibili:occorre sempre l’appoggio del piano sensibile;la filosofia invece ? un percorso mentale tutto interno alle idee.La matematica ha poi bisogno di ipotesi:si parte da postulati e da definizioni:cose che vengono accettate senza venir dimostrate;la filosofia ha invece un carattere critico:non si accetta mai nessuna cosa per data e si tende a mettere sempre in discussione fino a ()
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Scarica Il tema della velocit gratis

Materia: Letteratura Italiana
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Scarica La crisi della fine del XIX secolo gratis

Materia: Storia
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La crisi della fine del XIX secolo Durante il governo di Di Rudinì destò scalpore l’articolo di Sonnino “Torniamo allo statuto”, che diceva di dar meno importanza al parlamento, e che il governo era responsabile solo nei riguardi del sovrano, non del parlamento. Un altro problema era la necessità dei cattolici a partecipare alla vita politica italiana. Tra il 1897-1898 scoppiarono a Milano rivolte per il prezzo del pane: Di Rudinì mando il generale Bava Beccaris, che le represse nel sangue, e che fu addirittura insignito di medaglia. Fu scandalo e Di Rudinì si dimise. Salì così al potere Pelloux che abolisce le leggi di Crispi(libertà di stampa, associazione, pensiero). Ma in parlamento le leggi liberticide non passano grazie all’ostruzionismo dell’opposizione, la quale si prende il consenso dell’opinione pubblica. Nelle elezioni del 1900 vista la sconfitta Pelloux si dimette e sale Saracco. Nel frattempo viene ucciso il re Umberto I dall’anarchico Bresci che voleva vendicare i morti di Milano. Sale al trono Vittorio Emanuele III. A Genova viene sciolta la camera del lavoro, ma Saracco revoca lo scioglimento e si dimette. Il re affida il governo a Zanardelli che prende con sé Giolitti. ()
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Scarica Husserl: l’io e il mondo della vita gratis

Materia: Filosofia
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L’io e il mondo della vita Husserl sapeva bene che la sua esigenza di un nuovo, radicale inizio e di una nuova, radicale fondazione della conoscenza presentava analogie con il programma perseguito tre secoli addietro da Cartesio. Proprio su questo punto Husserl ritorna nelle Meditazioni cartesiane : Cartesio ha inaugurato una filosofia di specie nuova, il passaggio dall’oggettivit? ovvia e spontanea al soggettivismo trascendentale, e su questa linea si colloca pure la fenomenologia. Anche oggi infatti ? andato perduto, a parere di Husserl, il senso dell’unit? della scienza a causa della carenza di chiarezza sui princ?pi di essa e i filosofi non collaborano pi? in vista di questo fine, cosicch? bisogna rievocare in vita il radicalismo di Cartesio. La scienza ? in cerca di verit? valide per tutti, ma non pu? pretendere ad alcuna validit? definitiva se manca l’ evidenza assolutamente certa, scevra di ogni dubbio, del suo fondamento. Questa non ? ricercabile nel mondo quale appare all’esperienza comune e alle stesse scienze naturali, perch?, come aveva dimostrato Cartesio, quel mondo potrebbe essere solo un sogno o una serie di immagini virtuali inviate al nostro cervello da un genio maligno. Mettendo il mondo tra parentesi, per?, io raggiungo non un puro nulla, ma me stesso come io puro o coscienza pura, in cui e per cui l’intero mondo oggettivo ? per me. Infatti io possiedo, in quanto io, un mondo continuativo che ? ‘per me’ ed io stesso sono dato a me stesso in un’esperienza evidente. Il tempo , come coesistenza e successione dei momenti di vita, ? la forma universale che sta alla base di ogni genesi dell’io. Affiora qui l’evidenza apodittica dell’io sono, erroneamente trasformato da Cartesio in una sostanza pensante: si tratta invece dell’ io o ego trascendentale , che ? indisgiungibile dalle sue esperienze vissute, ? il polo identico dei momenti di vita della coscienza e l’universo delle possibili forme che essi possono assumere. Questa ? l’evidenza originaria: e Husserl dice che ‘ non ha senso voler cogliere l’universo dell’essere vero come qualcosa che stia al di fuori dell’universo della cosa possibile ‘ . Il mondo e le cose assumono un significato e un senso solo attraverso l’io, cosicch? si pu? affermare che la soggettivit? trascendentale ? ‘ l’universo della possibilit? di senso ‘ . La fenomenologia, avendo il suo fondamento nell’evidenza dell’io trascendentale, ? definita da Husserl come idealismo trascendentale , differente dall’idealismo psicologico alla Berkeley , ma anche da quello kantiano, il quale persevera nel mantenere un mondo di cose in s? come concetto limite. A differenza dell’idealismo tradizionale, quello trascendentale non nega l’esistenza del mondo, ma ha come unico fine il chiarimento del senso di questo mondo . Su questa base, Husserl pu? asserire che la filosofia pu? solo rivelare il senso del mondo, non mutarlo. Il rischio del primato accordato all’io pu? consistere in una forma di solipsismo, che rinchiuda il soggetto in se stesso e lo renda irraggiungibile agli altri e incapace di accedere lui ad essi. Sempre nelle Meditazioni cartesiane Husserl si prende la briga di mostrare che l’ intersoggettivit? ? costitutiva della soggettivit? trascendentale; per il pensatore ebreo, infatti, io originariamente ho esperienza del mondo come intersoggettivo, cio? come ‘ un mondo che ? per tutti ed i cui oggetti sono disponibili a tutti ‘. Entro questa sfera comune io tento di delimitare la sfera specifica di quel che ? ‘mio proprio’, ma questo presuppone il concetto di ‘altro’. In questo modo, si dirada l’apparenza di solipsismo, pur continuando a valere il principoio secondo cui tutto quel che ? per me, compresi gli altri soggetti, possono attingere il loro senso esclusivamente dalla mia sfera di coscienza. Le filosofie della vita, e anche filosofi che facevano proprio il metodo fenomenologico (Scheler ed Heidegger), biasimavano Husserl per un eccesso di intellettualismo, per un’insistenza unilaterale sul ()
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Scarica La crisi della rivoluzione in Europa gratis

Materia: Storia
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La crisi della rivoluzione in Europa Già dalla seconda metà del 1848 la rivoluzione cominciò ad entrare in una spirale di crisi: - in Francia l’alleanza fra borghesia e proletariato si infranse e prese corpo una soluzione conservatrice legata all’affermazione di un nuovo leader, Luigi Bonaparte, nipote di Napoleone, che prese il nome di NAPOLEONE III; - in Germania i contrasti tra moderati e democratici non riuscirono a comporsi e le monarchie prussiana ed austriaca s’imposero di nuovo; - in Italia, sotto la pressione dei democratici, riprese il conflitto austro-piemontese, sospeso dall’armistizio di Salasco. La guerra fu subito sfavorevole alle truppe piemontesi, perché l’Austria era in netta ripresa sul piano politico e militare; essa durò appena 80 ore ed il 23 marzo, a Novara, le truppe sabaude subirono una gravissima sconfitta che costrinse Carlo Alberto ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Questi, a Vignale, firmò un armistizio particolarmente gravoso per il Piemonte, in base al quale l’Austria avrebbe occupato il novarese ed avrebbe avuta una guarnigione ad Alessandria. L’esito della guerra diede nuove possibilità d’iniziativa ai conservatori. In Toscana i grandi proprietari ed il clero, grazie all’intervento armato dell’Austria, riuscirono ad abbattere il governo democratico, richiamando dall’esilio il Granduca. Solo Venezia e Roma rimanevano come focolai di rivoluzione; ma la vittoria di Luigi Bonaparte in Francia accelerò la fine della Repubblica Romana, mentre l’Austria stringeva d’assedio Venezia, già prostrata dal colera e dalla fame. Per guadagnarsi l’appoggio dei moderati cattolici e del clero francese, Luigi Bonaparte intervenne con un corpo di spedizione; sbarcato a Civitavecchia, costrinse la Repubblica Romana, nonostante l’accanita resistenza delle truppe comandate da Giuseppe Garibaldi, alla resa ed al reinsediamento con la forza di Pio IX. Anche Venezia, stremata dall’assedio, dalla fame e dal colera, avviò le trattative per la resa che avvenne, con l’onore delle armi, il 02 agosto 1849, esattamente un mese dopo il crollo della Repubblica Romana. A Milano, a Vienna, a Praga, a Budapest, a Roma ed a Venezia la vittoria della controrivoluzione fu seguita da una reazione sanguinaria e barbara che lasciò sconcertata l’opinione pubblica liberale europea. Tutte le Costituzioni furono annullate, mentre quella francese si adattò a legalizzare la dittatura di Luigi Bonaparte. Solo nel Piemonte di Vittorio Emanuele II rimase in vigore lo Statuto Albertino. Alla fine del 1849, accanto al Regno Sardo-Piemontese, l’unico Stato europeo retto da un regime liberale era l’Inghilterra, che rimase indenne dalla scossa rivoluzionaria del 1848, perché questo Paese aveva attraversato una fase rivoluzionaria diversi anni prima, nel 1839, quando si era sviluppato il MOVIMENTO CARTISTA. Nel 1842 e di nuovo nel 1848 il Cartismo tornò alla carica, senza avere migliore fortuna di quella che ebbe ai suoi albori. L’Inghilterra, comunque, non conobbe gli sconvolgimenti del 1848, non perché non vi fossero motivi di tensione sociale, ma perché le strutture politiche inglesi dimostrarono una straordinaria capacità di mediazione e di scelta. Il Paese aveva il sistema industriale e la classe operaia più forti d’Europa; nel corso degli anni ‘40 si moltiplicarono le leggi sociali sul lavoro, fino a quella del 1847 che riduceva a 10 ore l’orario di fabbrica. Esisteva un sistema di dazi doganali che accrescevano di molto il prezzo dei grani importati e consentivano ai produttori interni di avere alti profitti. I liberali inglesi combatterono a lungo contro questo sistema doganale e nel 1846, a causa del cattivo raccolto, fu addirittura un governo conservatore ad abolire i dazi sul grano. Erano scelte politiche che favorivano gli imprenditori industriali rispetto ai proprietari agrari, ma esse contribuirono anche ad allentare il malessere della classe operaia. Il sistema p ()
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Scarica Pico della Mirandola: il pensiero gratis

Materia: Filosofia
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Il pensiero Giovanni Pico della Mirandola inizia propriamente i suoi studi filosofici nelle università di Bologna, Ferrara e Padova . Qui egli si convince della validità della tradizione scolastica e della sua conciliabilità con gli orientamenti filosofici successivi . Ciò lo conduce al dissenso nei confronti di alcune tendenze artificiosamente esasperate della filologia umanistica . E’ il caso della polemica con Ermolao Barbaro ( 1453-1493 ) , duramente critico verso i filosofi della tarda Scolastica a causa del loro linguaggio astrusamente tecnico , che rappresenta una degenerazione del latino classico . All’ umanista veneto Pico ribatte che al di là della forma , la quale sola pare interessare ad Ermolao , occorre guardare ai contenuti del discorso filosofico , che valgono indipendentemente dall’ espressione letteraria e non sono attaccabili dalla critica filologica : Pico scrive un’ epistola all’ amico-avversario Ermolao per rivendicare la nobiltà della ricerca filosofica : la contrapposizione tra retorica e filosofia é contrapposizione tra ” lingua ” e ” cuore ” ; Pico immagina che siano quegli stessi filosofi ritenuti barbari da molti umanisti a parlare in propria difesa . L’ idea della conciliabilità e della continuità tra i diversi orientamenti di pensiero matura ulteriormente in Pico dopo il periodo di studi a Parigi . Nasce così l’ intento di realizzare una concordia filosofica , all’ interno della quale ciascuna tradizione speculativa può essere considerata come depositaria di una parte di verità . Il grande progetto culturale di Pico avrebbe dovuto concretizzarsi in una sorta di ” congresso ” nel quale intellettuali di ogni formazione e provenienza si sarebbero confrontati in un dibattito su 900 tesi ( cioè brevi proposizioni riassuntive ) che egli stesso aveva catalogato desumendole dalle filosofie di cui era a conoscenza . Il progetto non ebbe realizzazione pratica , poichè alcune proposizioni , sulle quali gravavano forti sospetti di eresia , imponevano maggiori cautele . Pico comunque sviluppò autonomamente gli argomenti proposti nelle 900 tesi , ma i risultati di questo lavoro videro la luce soltanto nelle ” Conclusiones ” apparse dopo la morte del loro autore . Durante la vita di Pico , il quale finì poi per stabilirsi definitivamente a Firenze dove si mantenne in stretto contatto con l’ ambiente ficiniano dell’ Accademia platonica , fu invece pubblicata l’ Orazione sulla dignità dell’ uomo , che avrebbe dovuto fungere da introduzione al dibattito progettato . Qui vengono celebrate le capacità di autodeterminazione dell’ uomo , cioè quelle facoltà intellettuali che lo conducono a scegliere liberamente tra più o meno nobili generi di vita ; ma dell’ Orazione parleremo in seguito . Del resto , il progetto di sintesi filosofica di Pico della Mirandola vuol essere un’ esaltazione della potenza intellettuale umana , considerata nel dispiegarsi delle sue manifestazioni storiche . Mentre Ficino aveva tracciato le linee di una storia del progresso intellettuale garantita dal concorso , con pari dignità , di rivelazione e filosofia , Pico intende porre in rilievo come l’ avanzamento culturale dell’ umanità sia reso possibile dal continuo succedersi di scuole di pensiero che , nelle loro differenze , non si contraddicono , ma si integrano l’ una con l’ altra . Su questo fondamento , che nulla toglie al valore della rivelazione , si realizza la pace filosofica alla quale l’ umanità deve aspirare . Sempre nella prospettiva della capacità dell’ uomo di autodeterminarsi , Pico opera una netta distinzione tra magia e astrologia , che la cultura del tempo tendeva ad accomunare in unico giudizio positivo . Nel pensiero rinascimentale , com ()
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Scarica Le caratteristiche della crisi del �29 in Italia gratis

Materia: Storia
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Le caratteristiche della crisi del ‘29 in Italia La catastrofe economica degli Stati Uniti si propagò in tutto il mondo e perciò anche in Europa dove il ritiro dei capitali statunitensi e l’arrivo sui mercati di prodotti a prezzi bassissimi determinarono l’arresto della produzione. In una prima fase parve che l’Italia potesse reggere bene ai contraccolpi della crisi. Quando le banche austriache e tedesche decretarono la chiusura degli sportelli, l’Italia fu scarsamente danneggiata dal provvedimento dato i pochi immobilizzi in questi paesi. Anche i debiti a lunga scadenza, che non raggiungevano i 190 milioni di dollari, si contenevano entro cifre sopportab iii. Si diceva che il fatto che l’Italia avesse pochi debiti con l’estero fosse dovuto alla diffidenza che le banche straniere avevano verso il fascismo, ma ciò venne diffusamente interpretato come una grande fortuna. La povertà, lo scarso sviluppo del nostro sistema capitalistico ci metteva al sicuro dai riflessi della grande crisi che faceva traballare le più salde economie industriali. Erano ragionamenti da populismo, ma che pure erano diffusi nell’opinione pubblica. Mentre ci si congratulava del fatto che il nostro paese avesse pochi investimenti e pochi debiti con l’estero, si scopriva che qualcosa non funzionava più nel rapporto banche-industrie. La crisi aveva portato un aumento impressionante di fallimenti con un’inevitabile contrazione delle esportazioni, un aumento della disoccupazione, un aggravamento del debito statale interno, una valutazione delle riserve auree e una drastica riduzione dei salari e degli stipendi. E’ importante conoscere la storia della nostra organizzazione bancaria per capire quanto successe negli anni trenta nella nostra economica. Le grandi banche italiane erano sorte quando l’industria italiana aveva in cominciato a svilupparsi cioè tra l’ultimo decennio dell’ottocento e i primi anni del novecento. Le banche finanziavano le industrie con impegni che richiedevano lunghe scadenze, ma i depositi cui attingevano le banche erano invece esposti al rischio che i depositanti chiedessero da un giorno all’altro il rimborso. Lo Stato era più volte intervenuto per tamponare questa situazione critica o emettendo carta-moneta o accollandosi il carico delle industrie deficitarie che erano legate alle banche. Questo tipo di banca, definita mista, ispirata a modelli tedeschi, durò fino a quando la crisi non assunse le proporzioni di un fenomeno generale che minacciava di travolgere le nostre più grandi banche: dalla Banca Commerciale al Credito Italiano al Banco di Roma. Costretta a ridurre la propria produzione e a licenziare gli operai, le industrie continuarono a rivolgersi alle banche per avere nuovi crediti. A loro volta le banche incontravano crescenti difficoltà ad acquistare nuove azioni industriali, data la politica deflazionistica cioè di contrazione della circolazione monetaria perseguita dal fascismo. In questo clima di incertezze e di confusione, maturò la trasformazione del sistema bancario italiano. Nel 1931 venne creato l’LMIL (Istituto mobiliare italiano), un consorzio bancario pubblico avente il fine primario di erogare presiti a medio termine alle imprese affinché procedessero a sviluppare gli investimenti. L’attività delle banche fu sottoposta alle regole e ai criteri dell’Istituto di liquidazione, ma nemmeno con questo aiuto le banche riuscirono a liberarsi dei forti indebitamenti con le industrie. Nel 1933 fu costituito l’Istituto per la ricostruzione industriale (IRJ), che assorbì l’Istituto di liquidazione. L’IRI incorporò tutte le partecipazioni delle banche nelle aziende industriali e assunse in proprio i debiti delle banche nelle aziende industriali e quelli delle banche di credito ordinario verso la Banca d’Italia. Acquistando tutte le attività delle banche l’IRI veniva anche in possesso delle società che detenevano il controllo, nasceva “lo Stato i ()
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Scarica Storia della dominazione inglese in Irlanda gratis

Materia: Storia
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Scarica La crisi Polacca e lo scoppio della guerra gratis

Materia: Storia
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La crisi Polacca e lo scoppio della guerra Il 21 marzo ‘39 Hitler chiese l’annessione di Danzica e l’extraterritorialità del corridoio. Di lì a poco i tedeschi occuparono anche Mamel città lituana. Hitler voleva occupare tutta la Polonia e il 3 marzo Churchill espresse la sua volontà di garantire i confini polacchi invertendo la marcia alla politica dell’appeasement. Tutto sommato la Germania, nuovamente forte, rappresentava un sicuro baluardo contro l’avanzata del comunismo in Europa. Sia Chamberlain che Daladier al ritorno dalla conferenza di Monaco furono accolti dalla folla plaudente ancora all’oscuro che di lì a pochi mesi sarebbero dovuti entrare in guerra. Sull’esempio di Hitler, Mussolini occupò l’Albania proclamando Vittorio Emanuele III Re d’Italia e di Albania. Il 22 maggio ‘39 il ministro degli esteri tedesco, Ribbentrop e quello italiano, Ciano, firmarono il patto d’Acciaio col quale si impegnavano ad un aiuto militare reciproco sia in offese che in difesa. Mussolini disse però che l’Italia non sarebbe stata pronta ad un grosso conflitto di lì a tre anni. Francia ed Inghilterra per rispondere al patto d’Acciaio, cercarono di raggiungere accordi con la Russia la quale a sorpresa, firmò il patto Ribbentrop-Molotov con la Germania. Con questo patto le due potenze si impegnavano per dieci anni a non aggredirsi e prevedevano un eguale spartizione della Polonia. Stalin con il patto d’Acciaio voleva guadagnare tempo e prepararsi all’inevitabile scontro con la Germania sua antagonista ideologica. Così il 1 settembre ‘39 le truppe tedesche entravano in Polonia e Francia e Gran Bretagna il 3 settembre onorando le garanzie di protezione dichiaravano guerra alla Germania. ()
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Scarica Breve storia della relativit gratis

Materia: Fisica
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Breve storia della relativita’ La teoria della relatività è uno dei due cardini della fisica del XX secolo, l’altro è la meccanica quantistica. Essa nasce dalle profonde riflessioni e dalle geniali intuizioni di quello che può essere considerato come il più grande scienziato del XX secolo: Albert Einstein. La fisica classica [§], fino alla fine del XIX secolo, si era sviluppata sulle linee guida tracciate dai suoi grandi padri; il primo, Galileo Galilei, aveva tracciato la strada da seguire, ideando il metodo sperimentale e la teoria delle osservazioni. Il secondo, Isaac Newton, forse il più grande scienziato di tutti i tempi, aveva fondato su solide basi matematiche questa scienza, elevandola al più alto rango. Tuttavia, alla fine dell’ottocento, alcuni cruciali esperimenti di ottica e di elettrodinamica [§], p.es. quello di Michelson e Morley, avevano fornito risultati inaspettati e di difficile interpretazione. Nonostante i numerosi sforzi di una intera generazione di fisici, le difficoltà apparvero tali da non poter essere conciliate con i classici concetti di spazio e tempo enunciati da Newton. Albert Einstein, nel 1905, si risolse ad intraprendere una nuova e rivoluzionaria strada, che avrebbe cambiato le basi stesse della fisica, dando origine allo sviluppo della fisica moderna. Nel suo pensiero egli fu in parte anticipato dalle critiche di Ernst Mach ai concetti classici, e dai bei lavori di H.A.Lorentz ed altri precursori, ma indubbiamente spetta a lui il merito di aver costruito la prima teoria organica, completa ed autoconsistente. La critica di Einstein si esplica sia dal punto di vista teorico che da quello sperimentale. ()
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Scarica I popoli della Mesopotamia gratis

Materia: Storia
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I popoli della Mesopotamia La Mesopotamia, il territorio bagnato dal Tigri e dall’Eufrate, fu successivamente abitata da diversi popoli. Per primi vi giunsero, attorno alla meta’ del IV millennio, i Sumeri, un pacifico popolo di contadini, che creo’ numerose citta’-stato. Sconfitti dagli Accadi di Sargon il Grande, i Sumeri, sul finire del III millennio, ripresero il sopravvento ma furono poi sottomessi definitivamente da un popolo semitico, i Babilonesi. Tra i re di questo popolo si distinse Hammurabi, al quale si deve il primo codice di leggi. Piu’ tardi, un nuovo popolo semitico, gli Assiri, conquisto’ la Mesopotamia; e sotto il re Assurbanipal raggiunse un’immensa estensione territoriale. La loro crudelta’ spinse pero’ i Babilonesi a sollevarsi e a dar vita al secondo impero babilonese che, pur di breve durata, ebbe con il re Nabucodonosor un periodo di grandezza, finche’ nel 538 a.C. con la caduta di Babilonia in mano ai persiani di Ciro, la civilta’ mesopotamica ebbe fine. Gli Ebrei Gli Ebrei, guidati dal patriarca Abramo, si spostarono all’inizio del II millennio a.C. dalla Mesopotamia in Palestina, dove formarono una comunita’ che non conosceva differenze di classe, unita dalla forza di un’unica religione. Travolti dall’invasione degli Hyksos e trascinati in Egitto, vi rimasero in stato di schiavitu’ per circa quattro secoli. Dall’Egitto li libero’ Mose’ e il successore di lui, Giosue’, che li ricondusse in Palestina. Organizzati dapprima in una federazione di dodici tribu’ e poi in regno unitario, gli Ebrei ebbero come primo re Saul, al quale succedette Davide, che conquisto’ Gerusalemme. Sotto Salomone il regno ebraico raggiunse la massima estensione e alla morte di lui fu diviso nei regni d’Israele e di Giuda. Fu l’epoca dei Profeti, tormentata da continue lotte interne, finche’ i due regni caddero in mano degli Assiri prima e dei Babilonesi poi, che ne deportarono gli abitanti in Mesopotamia. Il re persiano Ciro concesse agli Ebrei di tornare in Palestina. Dopo la conquista romana si accentuo’ il fenomeno della dispersione degli Ebrei nel mondo. I Fenici Gia’ 2000 anni prima di Cristo, nella stretta fascia costiera tra i monti del Libano e il mediterraneo, erano attive le grandi citta’ dei Fenici, un popolo di navigatori. Ogni citta’ fenicia aveva un proprio re e un governo autonomo e ognuna aveva fondato proprie colonie commerciali, spesso tra loro in concorrenza. Dopo l’invasione dei “popoli del mare”, la Fenicia fu assalita prima dagli Assiri, poi dai Babilonesi, che cercavano uno sbocco sul mare. Infine, come era accaduto per gli Ebrei, anche i Fenici trassero giovamento dalla conquista persiana dell’Oriente e poterono riprendere con una certa liberta’ i propri traffici. Si deve infine ricordare che ai Fenici va il merito dell’invenzione dell’alfabeto che, attraverso i Greci, e’ giunto sino a noi. Gli Ittiti Verso l’inizio del II millennio a.C., giunsero nelle zone montuose tra l’Armenia e l’Asia Minore popolazioni d’origine diversa da quella dei Semiti; si trattava degli Indoeuropei provenienti dalle pianure della Russia meridionale. La piu’ importante di queste popolazioni furono gli Ittiti che fondarono un potente Stato militare che giunse fino all’Egitto, ma che fu poi sommerso dagli Assiri. I Persiani Sull’altopiano iranico giunsero, verso il 2000 a.C., alcune popolazioni indoeuropee tra le quali emersero prima i Medi, che abbatterono l’impero assiro distruggendo Ninive, poi i Persiani che sotto la guida di Ciro il Grande sottomisero tutto l’Oriente antico. Con il successore di Ciro, Cambise, l’impero persiano comprese anche l’Egitto. Il piu’ grande dei re persiani fu forse Dario, successore di Cambise, che consolido’ l’unita’ del regno dandogli una solida organ ()
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