Cartesio: cogito, ergo sum

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Cogito, ergo sum La prima regola del metodo prescrive di accettare come vero soltanto ci? che ? evidente , scevro di ogni forma di dubbio e di incertezza . Ci? significa sospendere l’ assenso su ogni cosa che non offra tale garanzia , cio? dubitare di essa . Ma come si potr? giungere alla certezza dell’ evidenza ? Per risolvere il problema non c’ ? altra via per Cartesio che trasformare il dubbio stesso in uno strumento metodologico . Se mi impegner? a dubitare di tutto e , ciononostante , qualcosa si sottrarr? al mio dubbio metodico , questa cosa sar? necessariamente evidente . La prima cosa di cui si deve dubitare ? la testimonianza dei sensi . E’ infatti comune l’ esperienza che a volta i sensi ci ingannano . Ma se essi ci ingannano anche una volta soltanto , perch? non potrebbero ingannarci sempre ? In fondo ? lo stesso discorso che facevano gli Scettici : cos? come i sensi mi inganno quando mi sembra spezzato un remo immerso in acqua per via di effetti ottici , chi mi dice che i sensi non mi ingannino sempre , su ogni cosa ? Analogamente dobbiamo dubitare della nostra esistenza corporea e di tutta la realt? esterna , poich? potrebbero essere il risultato di un’ illusione analoga a quelle che subiamo nei sogni : chi infatti ci assicura che la nostra vita non ? un sogno continuo ? Infine , si dovr? dubitare delle stesse certezze matematiche , poich? non si pu? escludere che Dio mi voglia ingannare o almeno permetta che io stesso mi inganni , oppure , se ci? ripugna alla bont? che inerisce necessariamente alla sua essenza , ? possibile supporre che in luogo di Dio esista un genio maligno , che impieghi tutta la sua onnipotenza per ingannarmi . Malgrado l’ applicazione metodica del dubbio sia cos? radicale , una cosa tuttavia si sottrarr? sempre al mio dubitare : il fatto stesso che io dubito ; anche questa in fondo ? una concezione di matrice scettica e agostiniana : non ho certezze se non la certezza di non avere certezze : tuttavia si pu? muovere la critica che se non si hanno certezze non si pu? neanche avere la certezza di non avere certezze . Se ? evidente che dubito , dice Cartesio , ? altrettanto evidente che penso , e quindi che esisto come sostanza pensante . Cogito ergo sum . Ancorch? io sogni anzich? esser desto , o ancorch? io sia ingannato da un genio cattivo , nondimeno io certamente penso - seppure fantasticherie ed errori - ed ho la certezza di esistere come soggetto del mio pensiero . Facendo leva sull’ ergo contenuto nella forma del cogito , gi? i contemporanei accusarono Cartesio di essersi servito di un ragionamento di cui si tace , presupponendo la premessa maggiore : “Tutto ci? che pensa esiste” , “Io penso” “Dunque sono” . Il cogito non sarebbe dunque la conoscenza “prima e certissima” su cui tutto il resto si deve fondare , ma dipenderebbe da una premessa non sottoposta a dubbio , e quindi non dimostrata . Inoltre Cartesio avrebbe cos? in qualche modo introdotto quella logica sillogistica di matrice aristotelica che tanto aborriva . Ma Cartesio stesso risponde all’ obiezione , precisando che il cogito ergo sum non ? un ragionamento discorsivo , ma un’ intuizione immediata , con la quale colui che dubita o che pensa - il che ? lo stesso - percepisce la propria esistenza come un’ evidenza certissima e inconfutabile . Cogitare ed esse non sono i due momenti distinti di una successione logica - malgrado l’ ergo che li connette - ma i due aspetti di un’ unica evidenza . ()
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Cartesio: la morale

Materia: Filosofia
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La morale Nel Discorso sul metodo Cartesio aveva avvertito che , sul piano pratico , non ? possibile sospendere il giudizio finch? non si ottenga l’ evidenza , come deve invece avvenire nell’ ambito delle conoscenze teoriche ; per questo egli aveva formulato una morale provvisoria , articolata in alcune regole . Quattro sono le regole morali che Cartesio elabora nel Discorso sul metodo : 1 ) obbedire alle leggi e ai costumi in vigore nel proprio paese e di mantenere la religione nella quale si ? stati educati ; 2 ) perseverare con risoluzione nella decisione presa , sebbene essa possa sembrare dubitabile nel corso dell’ esecuzione : occorre portare a termine ci? che ? stato intrapreso ; 3 ) cercare di dominare se stessi piuttosto che la fortuna e di cambiare i propri desideri piuttosto che l’ ordine esterno delle cose ; 4 ) dedicare tutta la vita allo sviluppo della ragione e alla ricerca della verit? . Quest’ ultima regola mette in evidenza la vocazione di Cartesio piuttosto che mettere in evidenza una massima generalizzabile . Cartesio non giunse mai a costruire una nuova morale , ma piuttosto confer? progressivamente un valore definitivo alle regole dapprima considerate provvisorie. Specialmente la terza regola ebbe una posizione di grandissimo rilievo nell’ ambito del suo pensiero . Nel suo operare l’ uomo deve lasciarsi guidare soprattutto dalla ragione , che pu? essere vista come una candela che ci illumina la strada : ? vero che si tratta di una luce fioca , ma ? pur sempre la sola di cui disponiamo . Proprio con la ragione l’ uomo deve riuscire a dominare le passioni che agitano e travagliano l’ anima . In altre parole , nel conflitto che il corpo con i suoi spiriti animali e l’ anima con la sua volont? determinano in quel punto di incontro che ? la ghiandola pineale la seconda deve prevalere sul primo : che la ragione dovesse primeggiare sul corpo l’ aveva gi? sostenuto anche Platone . Ma questo ? possibile solo in quanto la ragione impara ad avere una conoscenza chiara e distinta delle passioni e dei loro meccanismi , in modo da poterle non tanto reprimerle , quanto piuttosto controllarle e dirigerle ai fini desiderati : questo concetto era gi? stato ben espresso da Platone con il mito della biga alata . Proprio in questo controllare le passioni consistono la saggezza e la felicit? dell’ uomo . Nell’ appello alla ragione come principio teorico - pratico dell’ uomo , nonch? nell’ assimilazione di virt? e felicit? che ne consegue , si rivela ancora una volta l’ influenza esercitata su Cartesio dallo stoicismo classico in generale , e soprattutto quello del latino Seneca . La virt? stessa da Cartesio ? intesa , sempre sulla scia degli stoici , come capacit? di vivere sempre secondo ragione , senza lasciarsi mai vincolare dalle passioni : ecco allora che la virt? si riduce ad un solo precetto e non pu? n? deve essere divisa in varie specie , come aveva fatto la tradizione aristotelica . ()
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Cartesio: la ragione

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La ragione Il razionalismo moderno trova in Cartesio il suo principale termine di riferimento . Egli infatti , se da una parte vede nella ragione il punto di partenza di ogni indagine filosofica e di ogni conoscenza scientifica , procede dall’ altra a una radicale revisione delle precedenti corrente razionalistiche . Nel Discorso sul metodo egli definisce la ragione come il potere di giudicare rettamente distinguendo il vero dal falso . Essa ? sinonimo di intelletto , di lume naturale , o , pi? semplicemente , di buon senso . La ragione non ? quindi una capacit? conoscitiva specifica , distinta da altre forme di conoscenza quale ad esempio l’ intuizione interiore , ma in generale ? la capacit? che ogni uomo possiede per natura e in modo spontaneo , di attingere conoscenze certe . Il razionalismo di Cartesio presuppone infatti il carattere intuitivo della conoscenza contrapposto al razionalismo di tipo aristotelico - scolastico , che vincolava la validit? del sapere a specifici procedimenti logici , pensiamo ai sillogismi . Questa particolare concezione della ragione in Cartesio incide pure sulla forma espositiva delle opere . Non ? probabilmente un semplice omaggio a una tradizione letteraria il fatto che la Ricerca della verit? sia scritto in forma di dialogo tra tre personaggi : sotto la guida di Eudosso , l’ interlocutore della retta mente che esercita la funzione maieutica a carattere socratico , Poliandro , l’ uomo versato nella conoscenza diretta del mondo ma sprovvisto di educazione libresca ( esperienza , ma non cultura ) , attinge la verit? meglio di quanto non possa fare Epistemone , l’ erudito impacciato dai pregiudizi aristotelico - scolastici . Del resto , tanto il Discorso quanto le Meditazioni sono scritti in forma autobiografica e si traducono di fatto in un resoconto del colloquio dell’ autore con la propria ragione ; l’ integrazione delle Meditazioni con le Obiezioni e le Risposte , inoltre , accentua il carattere quasi dialogico dell’ opera . Il fatto poi che Cartesio scriva anche trattati ( Il mondo e L’ uomo , ma specialmente i Princ?pi e Le passioni dell’ anima ) , oltre a obbedire all’ esigenza pratica di inserirsi nel mondo accademico con opere che rispettino le forme espositive proprie della tradizione scolastica , rivela un altro carattere della ragione cartesiana : a differenza dei dialoghi platonici , che tendono a lasciare aperta la questione e a volte non arrivano a nessuna conclusione , il colloquio che il soggetto conoscente instaura con la propria ragione conduce sempre a un esito univoco e definitivo , suscettibile quindi di un’ esposizione sistematica all’ interno di un trattato : ecco allora che la ragione umana per Cartesio , se usata correttamente , ? infallibile e onnipotente . Essa ? una ed uguale in tutti gli uomini : ? evidente che qui Cartesio risenta delle influenze degli Stoici antichi , che reputavano che gli uomini con la loro ragione individuale partecipassero al Logos universale , ossia alla razionalit? del tutto . Per? per gli Stoici il Logos costituiva l’ ordine logico - ontologico della realt? intera e per questo si identificava con Dio ; invece la ragione cartesiana rappresenta una facolt? specificamente umana che trova in Dio soltanto il garante della propria validit? . Dall’ unit? della ragione consegue immediatamente l’ unit? del sapere : ? questa la grande intuizione che Cartesio proclama essergli balenata il 10 novembre 1619 , quando ritenne di aver scoperto i fondamenti di una scienza meravigliosa . Le diverse sci ()
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Cartesio: le critiche

Materia: Filosofia
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Le critiche Come detto , Cartesio arriva ad una certezza davvero inconfutabile : se dubito vuol dire che penso e se penso vuol dire che esisto : cogito , ergo sum . Tuttavia non mancarono le critiche mosse a questa verit? apparentemente inconfutabile e sono assai importanti perch? testimoniano come Cartesio amasse il dibattito e come le sue idee dessero adito a numerosi interventi ; ? bene ricordarne soprattutto 3 : la prima critica mossa a Cartesio ? di plagio . Lo si accusava in sostanza di non aver scoperto nulla di nuovo con il cogito ergo sum , bens? di aver solamente ripetuto ci? che gi? aveva detto parecchi anni prima Agostino . Cartesio non tard? a rispondere a questa critica dicendo che era vero che in fin dei conti diceva lo stesso di Agostino , ma che lui c’ era arrivato per conto suo , senza neppure leggere Agostino ! Anzi , gli faceva piacere che qualcun’ altro fosse arrivato alle sue stesse conclusioni perch? ci? significava che il suo era un ragionamento lineare cui tutti gli uomini potevano pervenire . Resta per? da chiarire se Cartesio fosse sincero quando diceva di non aver plagiato Agostino , anzi , di non averlo neppure mai letto . Gli studiosi di oggi sono propensi essenzialmente per una via di mezzo : Cartesio era solito frequentare ambienti di frati agostiniani e quindi quelle teorie dovevano ronzargli nelle orecchie , doveva gi? averle sentite dire da qualcuno ed ecco che fin? per assorbirle e farle sue inconsciamente , pur senza aver mai letto Agostino . D’ altronde il punto d’ arrivo di Cartesio e di Agostino ? simile , come simile ? il metodo , ma diverso ? l’ obiettivo : Agostino intende fondare una teologia salda , Cartesio vuole fondare una metafisica meccanicistica . La seconda critica mossa a Cartesio era di aver derivato il cogito ergo sum da un sillogismo , ma di averlo espresso , paradossalmente , in forma non sillogistica . Ecco che , gli si faceva notare , se il sillogismo ? espresso per intero regge , ma se vengono occultati dei passaggi ( come si accusava Cartesio di aver fatto ) non regge pi? ! In realt? il sillogismo completo doveva essere : tutto ci? che pensa esiste ; io penso ; dunque esisto . In altre parole , Cartesio prende per certo senza dimostrare che il fatto di pensare implichi una esistenza ; Cartesio ha tolto dal cogito ergo sum la premessa maggiore ( tutto ci? che pensa esiste ) e cos? il cogito ergo sum , la prima pietra dell’ evidenza per costruire il nuovo edificio del sapere , si rivelerebbe instabile . Ma Cartesio fa notare che il rapporto tra pensare ed esistere ? immediatamente intuibile , non deve essere mediato da ragionamenti ( sillogismi ) ; ? immediato e subitamente coglibile al pari della verit? che 2 + 2 = 4 . Nessuno oserebbe pensare che 2 + 2 non ? uguale a 4 cos? come nessuno oserebbe pensare che ci? che pensa non esiste . La terza critica mossa a Cartesio ? che in realt? lui presenta il cogito ergo sum come punto di partenza per la conoscenza certa , ma in realt? a fondamento della conoscenza vanno posti i principi logici ( identit? : A = A ; contraddizione A non ? = non A ; del terzo escluso A o ? A o non ? A ) . Cartesio risponde che tutto dipende dai punti di vista ; i principi logici su cui dovrebbe fondarsi la conoscenza stando agli avversari di Cartesio in un certo senso fondano la conoscenza perch? mi dicono che cosa una cosa ? e che cosa non ? , ma non mi garantiscono l’ esistenza della cosa ! In altre parole , i principi della logica vanno benissimo per ragionare e indagare , ma per esser ()
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Cartesio: l’interiorit

Materia: Filosofia
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L’interiorit? Nel libro senz’ altro pi? famoso di Cartesio , il Discorso sul metodo , affiorano anche altre tematiche oltre alla ricerca del metodo con cui condurre la propria indagine volta allo scoprire la verit? , quali l’ autobiografia spirituale di Cartesio stesso : ? tipico del pensiero moderno l’ interessamento per l’ interiorit? ; non a caso si ? soliti fare iniziare l’ et? moderna con Petrarca che si richiamava esplicitamente ad Agostino e alle sue Confessioni per avviare una ricerca interiore . La celebre frase di Agostino che riassume il tutto ? : ho cercato due cose , l’ anima e Dio . Anche Cartesio in fondo nel discorso sul metodo svolge un’ indagine interiore , sostenendo che prima ancora che cercare la verit? occorra cercare il metodo con cui cercarla : l’ indagine del soggetto diventa la premessa dell’ intera ricerca : prima di avviare la ricerca devo indagare all’ interno della mia personalit? per trovarvi un metodo adatto . Sempre a proposito dell’ interiorizzazione ? bene ricordare che con la fine del medioevo e con l’ inizio del 1500-1600 si era diffusa sempre pi? la lettura silenziosa ( interiore ) , l’ interiorizzazione del tempo e dello spazio e altre cose del genere che devono senz’ altro aver dato il loro contributo . E’ quindi evidente che nel Discorso sul metodo ci sia questo atteggiamento autobiografico perch? in fondo per trovare il metodo bisogna esaminare il soggetto ; ci? che al massimo pu? essere curioso ? che ci sia un’ autobiografia come premessa per una raccolta di saggi scientifici . Ritornando al testo del Discorso sul metodo , dopo aver detto che esso ha essenzialmente tre valenze ( 1 indagine sul metodo 2 riassunto della filosofia cartesiana 3 autobiografia spirituale ) , entriamo nel dettaglio : il libro ? diviso in 4 parti , di cui la prima e la quarta risultano pi? semplici per via del loro carattere discorsivo . Cartesio esordisce affermando che la ragione ? uguale in tutti gli uomini , ma diverso ? l’ uso che gli uomini ne fanno . Con questa affermazione Cartesio pare essere un precursore dell’ illuminismo a tutti gli effetti : gli illuministi diranno infatti che esiste un’ unica ragione uguale sempre e ovunque . Per? , se esaminata pi? approfonditamente , l’ affermazione di Cartesio ? diversa da quella degli illuministi : se qualcuno fa pi? strada nella ricerca della verit? ? perch? conduce la propria ragione meglio di altri : ecco che emerge l’ importanza di cercare e trovare un metodo per poter condurre la propria ragione perch? senza di esso ? destinata a fare davvero poca strada ; come Bacone , anche Cartesio sostiene che alla verit? non si arriva per le straordinarie potenzialit? intellettive dei singoli , ma per il metodo che si adotta . In presenza di una ragione uguale per tutti ? proprio il metodo che ciascuno ha che porta a risultati diversi . Cartesio , in modo quasi timido e titubante , fa notare che se ? il metodo ci? che conta e che conduce alla verit? , ebbene lui ne ha trovato uno che a suo avviso funziona piuttosto bene e che intende proporre agli uomini : non vuole imporlo , ma solo proporlo , dicendo che a lui ? parso efficace , ma ad altri pu? sembrare inefficace . Egli propone quindi il suo metodo come un qualcosa fatto a misura per lui e che forse non a tutti andr? bene , ma in realt? ? ovvio ( tanto pi? che l’ ha pensato in termini matematici ) che Cartesio volesse dare al suo metodo una valenza universale , pur non volendo imporlo brutalmente . Poi racconta di aver studiato in un collegio di Gesuiti che gli hanno impartito le prime conoscenze : dice che sono state conoscenze interessanti , ma ne sottolinea i limiti : non gli hanno fatto acquisire una conoscenza chiara e sicura , non gli hanno cio? dato evidenze : proprio il concetto di evidenza ? basilare in Cartesio e ha due valenze , 1 ()
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Cartesio: uomo e animali

Materia: Filosofia
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Uomo e animali Cartesio , dopo aver definito l’ uomo come una macchina che , essendo stata fatta da Dio , ? incomparabilmente meglio ordinata e ha in s? movimenti pi? meravigliosi di qualsiasi altra tra quelle che gli uomini possono inventare ( Discorso sul metodo ) , sostiene che se anche esistessero o fossero create macchine simili ma non umane , bens? animali ( ad esempio la macchina scimmia ) o se anche fossero costruite macchine simili alla nostra per quel che riguarda il corpo , avremmo sempre e comunque due mezzi sicuri per riconoscere che non sono veri uomini , ma soltanto imitazioni . Il primo mezzo efficace ? il fatto che solo l’ uomo si serve di parole , ossia di segni che vibrano nell’ aria o scritti su pezzi di carta e di cui si avvale per trasmettere i suoi pensieri ai suoi simili : gli animali non possono fare questo e anche le macchine costruite a nostra imitazione , pur avendo in memoria la facolt? di proferire qualche parola perch? chi le ha programmate ha fatto s? che in certe circostanze esse proferissero talune parole , tuttavia non sanno rispondere al senso di tutto ci? che si dice in loro presenza , come invece sarebbero in grado di fare anche gli uomini pi? ebeti . Il secondo mezzo per distinguere l’ uomo dagli animali e dalle macchine costruite per imitarlo ? che n? gli uni n? gli altri agiscono con cognizione di causa , ma solo grazie alla disposizione dei loro organi . Ma mentre la nostra ragione ? un qualcosa di davvero universale , che ci illumina la strada e ci pu? servire in ogni genere di circostanza , gli organi degli animali , invece , necessitano di una particolare disposizione per ciascuna azione particolare . La vera differenza tra uomini e animali ? che anche il pi? ebete e stupido degli uomini sar? sempre , bene o male , in grado di mettere insieme un discorso per far intendere i suoi pensieri , mentre anche il migliore degli animali non sapr? farlo . E il non saper parlare non ? dovuto alla mancanza di organi che lo permettano ( le corde vocali , ad esempio ) , ma al fatto che gli animali sono privi di ragione , non riescono a pensare ci? che dicono : ecco allora che Cartesio fa l’ esempio del pappagallo , che riesce a pronunciare parole in modo del tutto analogo al nostro , ma ripete solo ci? che sente , non elabora discorsi suoi , ossia non ci dice ci? che pensa . Ma si potr? muovere a Cartesio che esistano animali che non parlano perch? , a differenza dei pappagalli , non hanno gli organi adatti per farlo : ma egli contesta che vi sono anche uomini sordi e muti e ciononostante , pur non potendo effettivamente servirsi della parola per comunicare , riescono ad inventare dei segni con i quali farsi intendere : questo dimostra definitivamente che gli uomini sono dotati di ragione , mentre gli animali non ne hanno affatto ; non dobbiamo farci ingannare da quanto dicevano gli antichi , ossia che gli animali comunicano tra loro e siamo noi che non riusciamo a capirli : non ? affatto vero perch? se cos? fosse , oltre che dai loro simili , potrebbero farsi benissimo intendere anche da noi . Infatti noi , che disponiamo della parola e della ragione , riusciamo a farci intendere dai nostri simili ma anche , in qualche misura , dagli animali ( i cani , ad esempio ) . L’ errore pi? grande che l’ uomo possa commettere , dopo quello di negare l’ esistenza di Dio , ? credere che uomini e animali abbiano la stessa identica natura e che , di conseguenza , l’ uomo non abbia nulla da temere n? da sperare dopo questa vita pi? di quanto non abbia da temere o da sperare una mosca o una formica . Cartesio fissa una differenza radicale tra uomini da una parte e piante e animali dall’ altra : gli uomini sono ai suoi occhi tutt’ altra cosa rispetto sia agli animali sia alle piante . Questa distinzione in parte gli deriva senz’ altro dal cristianesimo che vede l’ anima immortale esclusivamente negli uomini . Certo , ? vero che i cristiani , distaccandosi da Aristotele , hanno fissato una grande differenza tr ()
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Cartesio: il metodo

Materia: Filosofia
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Il Metodo Il metodo Cartesiano ? definito a partire dalle Regulae ad directionem ingenii : Per metodo intendo delle regole certe e facili , osservando le quali esattamente , nessuno dar? mai per vero ci? che sia falso e , senza consumare inutilmente alcuno sforzo della mente , ma gradatamente aumentando sempre il sapere , perverr? alla vera cognizione di tutte quelle cose di cui sar? capace . Nel Discorso sul metodo queste regole sono ridotte al numero di 4 . La prima regola ? quella dell’ EVIDENZA : essa infatti prescrive di non accogliere come vero ci? che non ? evidentemente tale , cio? accogliere solo ci? che ? chiaro e distinto : Io chiamo chiara quella conoscenza che ? presente e manifesta a uno spirito attento , come noi diciamo di vedere chiaramente gli oggetti quando , presenti , agiscono abbastanza fortemente e i nostri occhi sono disposti a guardarli . E distinta quella che ? talmente precisa e differente da tutte le altre da non comprendere in s? se non ci? che appare manifestamente a chi la considera come si deve ( Princ?pi ) . La seconda regola prescrive il procedimento dell’ ANALISI come condizione essenziale per acquisire l’ evidenza . I problemi e le difficolt? che si incontrano nell’ indagine sono infatti facilmente superabili se divisi nei loro elementi pi? semplici . Nella terza regola viene invece prescritta la SINTESI che permette di risalire dagli oggetti pi? facilmente conoscibili a quelli pi? complessi , ravvisando in essi o imponendoglielo un ordine generale . La quarta regola , infine , prescrive di compiere ENUMERAZIONI che permettano di verificare di non aver tralasciato nulla e di non aver fatto errori nei passaggi svolti . La chiarezza e la distinzione definiscono la conoscenza certa ed escludono la validit? di ogni sapere soltanto probabile o congetturale ( pensiamo a Nicola Cusano , autore di un De coniecturis ) . Ma tramite quali strumenti razionali si perviene alla conoscenza certa? Nelle Regulae , Cartesio ravvisa due fonti di un simile sapere : l’ intuito e la deduzione . L’ intuito ha per oggetto le conoscenze immediatamente evidenti alla ragione , coglibili al primo approccio . Esso concerne cio? le cose semplici , che possono essere capite di per se stesse , senza essere ricondotte ad altre evidenze pi? immediate . Sono di questo tipo l’ estensione , la figura , l’ esistenza, il movimento il dubbio . La natura di queste cose ? infatti immediatamente chiara e distinta a chiunque , senza la necessit? di far ricorso ad artificiose e spericolate definizioni sostanziali , come era invece pretesa della tradizione aristotelico - scolastica . La deduzione riguarda invece la congiunzione necessaria delle cose semplici in modo tale da formare cose composte , cio? consente il passaggio dall’ intuizione di verit? immediatamente coglibili con l’ intuito a verit? costruite razionalmente che presentano un livello di complessit? sempre pi? elevato , fino a comprendere l’ intera scienza umana . La deduzione si distingue dall’ intuito perch? essa procede in modo discorsivo , tramite un ragionamento a tappe , scandito da passaggi intermedi , anzich? cogliere ” a prima vista ” la verit? . In questo modo , da cose immediatamente evidenti se ne possono dedurre altre la cui evidenza ? solo mediata , ossia garantita dalla correttezza delle congiunzioni intermedie . Ma Cartesio fa notare come ogni passaggio intermedio sia fondato su una certezza immediata , per cui , quando si ripercorrer? pi? volte velocemente l’ intera serie dei passaggi , come succede quando si compiono le enumerazioni previste dalla quarta regola , ci si abitua a vedere con immediatezza la connessione tra il primo e l’ ultimo anello della catena da noi creata con la deduzione . Quindi il carattere intuitivo viene sostanzialmente mantenuto da Cartesio anche nelle varie f ()
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Cartesio: il corpo umano

Materia: Filosofia
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Il corpo umano Essendo unitaria la materia che compone sia il mondo naturale sia il corpo umano , lo stesso meccanismo che vige nel primo caratterizzer? anche il secondo . Il corpo umano ? infatti paragonabile a un automa che esce dalle mani di Dio cos? come un orologio viene prodotto da un artificio dell’ uomo : per? nell’ animale macchina ( ossia l’ uomo ) bisogna considerare il corpo come una macchina che , essendo stata fatta da Dio , ? incomparabilmente meglio ordinata e ha in s? movimenti pi? meravigliosi di qualsiasi altra tra quelle che gli uomini possono inventare ( Discorso sul metodo ) . Il centro di propulsione della macchina umana ? il cuore , a cui si deve la circolazione del sangue . Quest’ ultima era gi? stata scoperta e descritta nella sua vera natura (come conseguenza del movimento muscolare cardiaco) da William Harvey (1578-1657) nel 1628 . Ma Cartesio crede , erroneamente , di dover introdurre una correzione , spiegando la circolazione come effetto del calore del cuore , che scalda il sangue , rarefacendolo e sospingendolo in tutte le parti del corpo . Soltanto le parti pi? vive e sottili del sangue cos? rarefatto riescono a penetrare nei minuscoli fori di accesso al cervello . Esse costituiscono gli spiriti animali - che hanno quindi natura corporea , per quanto sottili e mobili come la fiamma di una fiaccola - ai quali sono dovute le affezioni passive dell’anima , cio? della sostanza pensante . Nelle Passioni dell’ anima Cartesio distingue infatti , tra le funzioni della sostanza pensante , le azioni , che consistono negli atti della volont? , i quali dipendono esclusivamente dall’ anima stessa , e le passioni , intese sia in senso lato, cio? le percezioni che l’ anima riceve dai sensi o dall’ interno del corpo (la fame, il dolore fisico) , sia in senso stretto , cio? i veri e propri moti dell’ anima (la gioia , la collera) . Ma come avviene il commercio tra l’ anima e il corpo ? Ecco che siamo di fronte ad uno dei punti pi? complessi e problematici del pensiero di Cartesio dal momento che , essendo la res cogitans e la res extensa due sostanze indipendenti ed eterogenee , non si vede come l’ una possa influire sull’ altra . Ma Cartesio elabora una teoria : al centro del cervello si trova un organo particolare , chiamato ghiandola pineale , caratterizzata dall’ essere la sola componente cerebrale non divisa in due parti specularmente simmetriche : in essa trova la sua sede l’ anima . Gli spiriti che provengono dagli organi sensoriali o dalle altre parti del corpo arrivano attraverso i nervi , visti come veri e propri conduttori idraulici , alla ghiandola pineale . Il movimento che essi vi causano provoca la fuoriuscita di altri spiriti i quali , attraverso nuovi nervi , mettono in moto determinate parti del corpo senza l’ intervento della volont? . Ma la ghiandola pineale pu? anche essere mossa direttamente dalla volont? ( che ? espressione della res cogitans ) , che determina essa stessa , come causa prima e incausata ( causa sui ) e quindi libera , l’ irradiazione degli spiriti nei nervi e i conseguenti movimenti del corpo . Ma cos? facendo Cartesio non risolve definitivamente il problema del rapporto anima - corpo , bens? si limita a rinviarlo : la ghiandola pineale indica infatti soltanto il punto di incontro tra la sostanza estesa ( res extensa ) e quella pensante ( res cogitans ) , dal momento che ? concepita come il luogo in cui possono agire sia corpi materiali quali gli spiriti animali , sia una sostanza spirituale quale ? la volont? . Per? rimane irrisolto il problema di come la volont? , o l’ anima , possa causare il movimento fisico della ghiandola , ossia come la sostanza pensante possa influire materialmente su quella estesa , non disponendo per sua natura , proprio perch? inestesa , di alcuna capacit? di propulsione meccanica . ()
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Cartesio: la sostanza

Materia: Filosofia
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La sostanza Abbiamo gi? parlato di sostanza pensante e di sostanza estesa , ma non abbiamo ancora chiarito che cosa sia per Cartesio la sostanza . Nei Princ?pi egli la definisce come una cosa che esiste in tal modo da non aver bisogno che di se medesima per esistere . Anche Aristotele aveva definito la sostanza come un qualcosa che per esistere non ha bisogno di nulla al di fuori di s? e San Tommaso , vivendo in un’ epoca religiosissima quale era il medioevo , aveva corretto l’ espressione definendo sostanza ci? che per esistere non ha bisogno di null’ altro se non di s? e di Dio . Cartesio pare in questo caso molto pi? vicino ad Aristotele che non a San Tommaso . Tuttavia , in senso proprio , il termine sostanza compete solo a Dio : ma in senso pi? lato ? comunque possibile intendere la sostanza come ci? che per esistere non ha bisogno di nient’ altro che di Dio : ecco allora che in qualche senso Cartesio si avvicina a San Tommaso . In questa nuova accezione si distinguono due diversi tipi di sostanza : la sostanza PENSANTE , scevra di estensione e indivisibile , e , viceversa , la sostanza ESTESA e divisibile . Questi due tipi di sostanza sono dunque reciprocamente distinti anche perch? vengono distintamente conosciuti dall’ intelletto i loro rispettivi attributi peculiari e fondamentali , che sono appunto il pensiero e l’ estensione . Ed ? proprio in questo che consiste il dualismo che caratterizza l’ intera filosofia di Cartesio : dopo che Giordano Bruno ( per vie metafisiche ) e Galileo Galilei ( per vie scientifiche ) avevano dimostrato l’ unit? della sostanza , dimostrando come non vi fossero possibili dualismi , Cartesio stravolge il tutto ritornando ad un dualismo dal quale scaturiscono non pochi problemi concettuali , come ad esempio il rapporto tra anima e corpo , i quali non passarono inosservati agli occhi dei contemporanei , che ebbero modo di tempestare Cartesio di lettere in cui gli facevano notare le aporie del suo pensiero . Ma il dualismo cartesiano , pur creando non poche difficolt? , presenta anche aspetti positivi perch? comporta il riconoscimento dell’ autonomia della materia corporea dalla sostanza spirituale , opponendosi cos? alla tradizione platonico - aristotelica che vedeva nel corpo soltanto un organo dell’ anima . Questo fatto ha senz’ altro contribuito alla nascita di una scienza del corpo umano e della natura fisica che obbedisce a metodi autonomi e indipendenti dalla metafisica tradizionale . In particolare il cartesianesimo ha incentivato la diffusione di una considerazione meccanico-causale della natura , escludendo da essa le spiegazioni finalistiche tipicamente aristoteliche : non piove perch? la pioggia fa bene alle coltivazioni ( in modo finalistico ) , ma per via di una combinazione di fenomeni che fanno cadere la pioggia ( in modo meccanicistico ) . Tra l’ altro la fisica e la biologia cartesiane si discostano ancora dai modelli della scienza moderna , messi a punto dalla rivoluzione scientifica , dal momento che in esse l’ esperienza ? sempre subordinata al presupposto razionalistico della validit? incondizionata del metodo intuitivo-deduttivo . ()
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Rene Descartes (o Cartesio)

Materia: Matematica
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Rene Descartes (1596-1650) Comunemente noto con il nome di Cartesio, il grande scienziato, filosofo e matematico nacque, da famiglia agiata, in Francia ma fu uomo cosmopolita e viaggi? nel corso della sua vita in tutta Europa. La sua opera pi? famosa si intitola ‘Discours sur la m?thode pour bien conduire sa raison et chercher la v?rit? dans les sciences’ [§] ed ? un trattato in cui si occupa principalmente di filosofia della scienza. In esso, oltre ad illustrare il proprio metodo di ragionamento, egli spiega la sua visione del mondo fisico, basata sulla teoria dei vortici, cio? su una concezione dell’universo fatto di materia in continuo movimento e sottoposta all’azione di mutue forze tra particelle vicine. La parte pi? interessante, e pi? fruttuosa nel tempo, dal punto di vista matematico ? una appendice intitolata ‘La g?ometri?’ nella quale egli getta le fondamenta della moderna geometria analitica. Pur con piccole differenze rispetto alle esposizioni moderne, troviamo in questa opera le basi della moderna visione matematica, in pratica quello stretto connubio tra algebra e geometria che innumerevoli servigi ha reso, da allora in poi, in matematica e in tante altre scienze. ()
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Cartesio: il soggetto e Dio

Materia: Filosofia
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Il soggetto e Dio Il soggetto - l’ “io” - ? dunque certo di esistere come essere pensante . Al pensiero Cartesio riconosce infatti una dimensione ontologica : esso non ? soltanto una facolt? , ma una sostanza vero e proprio . Ma che cosa ? il pensiero ? Con la parola pensiero io intendo tutto quel che accade in noi in tal modo che noi lo percepiamo immediatamente per noi stessi ; ecco perch? non solo intendere , volere , immaginare , ma anche sentire ? qui lo stesso che pensare ( Princ?pi ) . La sostanza pensante ha quindi una valenza insieme teoretica e pratica : essa esprime da un lato i modi in cui si formano le rappresentazioni attraverso l’ intelletto ( concepire , immaginare , ma anche sentire sensorialmente ) , dall’ altro i modi in cui il soggetto opera per mezzo della volont? (desiderare , provare avversione , affermare , negare , dubitare) . Oltrech? della propria esistenza il soggetto ? certo anche delle proprie idee , che sono per Cartesio l’ oggetto immediato del pensiero stesso , cio? le rappresentazioni che il soggetto necessariamente ha nell’ atto stesso del pensare . Prendo il nome di idea per tutto ci? che ? concepito immediatamente dallo spirito (Meditazioni filosofiche , Risposte alle Terze obiezioni) . Viene quindi esclusa da Cartesio ogni forma di platonismo che riconosca alle idee una realt? autonoma e indipendente dal soggetto che le pensa : le idee esistono solo nella misura in cui vengono pensate . Rimane invece dubbia sia l’ esistenza corporea del soggetto , poich? il corpo ? qualcosa di diverso dalla sostanza pensante , sia quella della realt? esterna in generale , poich? le idee potrebbero non avere alcuna corrispondenza reale . E’ quindi parimenti esclusa ogni forma di aristotelismo , che consideri l’ elemento materiale come componente essenziale della sostanza . L’ unico modo per garantire l’ esistenza al di fuori del soggetto - cio? l’ unico modo per uscire dal rischio di una concezione solipsistica , che affermi la sola esistenza del soggetto pensante - ? individuare un’ idea tale da rimandare immediatamente a una realt? esterna . Ora , Cartesio distingue tre tipi di idee . Le idee INNATE corrispondono a verit? conseguibili per il solo esercizio del pensiero (per esempio le verit? matematiche) . Le idee AVVENTIZIE sono quelle che sembrano provenirci dall’ esterno , come le immagini degli oggetti d’ esperienza . Le idee FATTIZIE , infine sono quelle costruite o inventate dal soggetto stesso (per esempio le sirene e gli ippogrifi) . Ma le idee fattizie per definizione non possono rinviare ad alcuna realt? esterna ( esistono solo nel nostro pensiero ) ; e , analogicamente , delle idee avventizie si pu? dubitare che provengano veramente dall’ esterno e che non siano invece prodotte da una mia inconsapevole facolt? rappresentativa . Rimane quindi soltanto la possibilit? che il necessario rimando a esistenza esterna sia implicito in un’ idea innata . Tale ? per Cartesio l’ idea di Dio . Infatti , in base al principio che la causa deve essere eguale o maggiore all’ effetto prodotto , l’ idea di Dio che equivale all’ idea della perfezione , non pu? essere prodotta dall’uomo (la cui imperfezione emerge chiaramente dal fatto stesso di dubitare) n? dalle cose esterne (la cui imperfezione risulta in maniera evidente dal fatto che posso dubitare della loro esistenza) . L’ idea della perfezione divina deve quindi provenire necessariamente da un Essere perfetto che esiste realmente al di fuori dell’ idea che ho io di lui . In ci? consiste la prima delle dimostrazioni dell’ esistenza di Dio adottate da Cartesio . La seconda , strettamente connessa alla prima , muove dalla mia consapevolezza di essere imperfetto . Ci? significa che io non sono causa della mia esistenza , poich? se fossi stato in grado di dare a me stesso l’ essere , mi sarei dato anche quelle perfezioni ( infinit? , onnipotenza , ()
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Cartesio: algebra e geometria

Materia: Filosofia
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Algebra e geometria Premesso che unire due discipline come algebra e geometria significa far corrispondere ogni espressione dell’algebra ad una della geometria e viceversa, si osserva che l’algebra è espressa da certe operazioni sui simboli, mentre la geometria è espressa da certe regole grafiche che riguardano i punti della retta, del piano e dello spazio, e la loro interdipendeza fu stabilita da Cartesio considerandole mezzi espressivi di una più profonda proprietà della realtà misurabile che le inglobasse, cosa che egli fece definendo il concetto di funzione come il risultato di certe operazioni, che potevano essere fatte sia per via geometica che algebrica , (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione, elevazione a potenza e radice per i soli numeri positivi) che, operando su un numero lo sostituiscono con un altro. E’ grande merito di Cartesio l’ avere intuito che le radici più profonde della matematica e della geometria vadano ricercate nella logica e nella filosofia, e di avere posto, nell’unire le due discipline, le basi necessarie allo sviluppo ulteriore delle matematiche. In questo capitolo supponiamo che a quell’epoca fossero note come idee innate, (esistenti nella mente per opera divina), quella di numero e quella delle operazioni sopra elencate e definite da precise regole compresa quella dei segni nella moltiplicazione dei numeri positivi, ma con la matematica del suo tempo Cartesio ha dovuto scrivere due libri dal contenuto molto difficile da studiare, per dimostrare che Algebra e Geometria potevano essere inglobate in una unica branca della matematica. Anche Fermat riteneva di difficile comprensione tutte quelle operazioni con rette che si sommavano, si moltiplicavano, si sottraevano e si dividevano come faceva Cartesio nelle sue opere, ma anche lui trovò, senza darne talora neanche traccia di dimostrazione, meravigliosi teoremi sulla teoria dei numeri. Per sintetizzare l’opera del grande filosofo-matematico supponiamo che nel suo pensiero un numero fosse rappresentato da un simbolo graficamente distinguibile dal simbolo di ogni altro numero e dalla cui forma grafica si potesse univocamente stabilire se esso fosse maggiore (> (more…)

Cartesio: la res cogitans

Materia: Filosofia
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Res cogitans Una volta detto che esisto con il cogito , resta da chiarire che cosa sono ; dopo il quod est del cogito ergo sum bisogna passare al quid est ; il fatto di pensare ha portato Cartesio all’ evidente certezza di esistere come cosa pensante ( res cogitans ) : da qui Cartesio deduce di esistere come pensiero , ossia come anima . Per? Cartesio non ha del tutto ragione : perch? dire che esisto per il fatto di pensare non significa che io esista solo come entit? pensante . Sicuramente come entit? pensante esister? , ma magari non solo come entit? pensante : magari avr? un corpo , un’ esistenza materiale e non solo spirituale come anima . L’ errore di Cartesio in altri termini sta nel passare da una cosa che pensa a una cosa pensante , che come unica caratteristica ha il pensare . Dell’ esistenza del mio corpo non ho certezza ( il cogito ergo sum mi dimostra l’esistenza intellettuale ) , ma non ho neanche certezza dell’ inesistenza del corpo per dire che sono un pensiero senza corpo ! Perch? mai devo essere un pensiero invece che un essere materiale che pensa ? Questa ? l’ aporia cartesiana , il non prendere nulla per certo , neanche l’ esistenza del proprio corpo , per poi finire col prendere per certa l’ inesistenza del proprio corpo ! Sempre nel 1600 Locke da buon cristiano riprender? le tesi di Cartesio ma non accetter? l’ esistenza come pensiero , bens? dir? di avere il pensiero , ma di non essere pensiero ; egli dice di avere la convinzione di possedere un corpo perch? cos? dice il cristianesimo . Cartesio non sa ancora dell’ esistenza di un mondo fisico ( non l’ ha ancora dimostrato ) , ma distingue tra res cogitans ( la cosa pensante ) e res extensa ( la sostanza estesa ) ; so di esistere come sostanza pensante ( non so nulla del mio corpo ) , ma ho concepito separatamente la sostanza pensante . Non so ancora se esista una sostanza estesa , ma se arriver? a dimostrare che essa esiste , avendo potuto concepire la sostanza pensante perfettamente diversa e distinta da quella estesa , avr? un mondo fatto di due realt? nettamente distinte dove la caratteristica della res cogitans sar? il pensiero , quella della res extensa l’ estensione . In altre parole , Cartesio sa di esistere come res cogitans ( come pensiero ) , non ? certo che la res extensa esista , ma se esiste sar? totalmente purificata dalla spiritualit? cos? come la res cogitans ? totalmente altra cosa dalla res extensa . Tutto questo discorso metafisico e spirituale porta Cartesio ad una metafisica meccanicistica , che vuole la materia totalmente diversa dallo spirito . In altri termini , Cartesio con la questione della res cogitans d? una fondazione a priori del meccanicismo , elimina cio? dal mondo fisico tutto ci? che non risulta riconducibile ad aspetti quantitativi : nel mondo quantitativo tutto ? ridotto ad estensione ( la parte occupata dalla materia ) e movimento ( gli spostamenti nello spazio dell’ estensione ) . La fondazione meccanicistica di Cartesio , dicevamo , ? a priori perch? afferma il carattere meccanicistico proprio perch? opposto alla realt? spirituale . La res cogitans ? nettamente diversa dalla res extensa e di conseguenza il mondo materiale ( che ? caratterizzato dalla materia , la res extensa ) sar? privo di spiritualit? . La grande novit? introdotta da Cartesio e che va ben al di l? della tradizione aristotelica , ? che Aristotele non aveva spaccato in due il mondo come invece fa Cartesio ; per lo Stagirita tutto ( tranne Dio , l’ anima e le intelligenze celesti ) ? fatto di sinoli ( unione di materia e forma ) ; dire che l’ intero mondo ? fatto di sinoli non significa affatto dire che vi sono due sostanze , una materiale e una immateriale accoppiate : anzi , la separazione di materia e forma in un sinolo ? so ()
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Vico: la critica a Cartesio, verum ipsum factum

Materia: Filosofia
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La critica a Cartesio: verum ipsum factum La prima posizione polemica di Vico nei confronti del razionalismo cartesiano ? contenuta nel De nostri temporis studiorum ratione . L’ orazione , che si proponeva di mettere a confronto l’ organizzazione degli studi - in questo senso va intesa la “ratio studiorum” del titolo - dei moderni con quella degli antichi , rimprovera alla “critica” moderna (cio? al metodo di Cartesio ) di non educare i giovani all’ eloquenza , privilegiando le attitudini logico-matematiche sull’ esercizio della fantasia e della memoria . Ma la nuova filosofia francese ? viziata da un errore ancora pi? grave : essa pretende che l’ uomo , attraverso l’ impianto logico-matematico della sua ragione , non si limiti a costruire una fisica intesa come interpretazione congetturale della natura , ma conosca il mondo naturale cos? come esso ? in realt? . Occorre invece distinguere nettamente tra ci? che ? opera dell’ uomo , e in quanto tale pu? essere pienamente conosciuto e dimostrato ( come la matematica ) , e ci? che ? opera di Dio , e in quanto tale pu? essere solo contemplato senza giungere a conoscerlo dimostrativamente ( come la natura fisica ) . Ma i nostri dotti affermano che la fisica , che essi insegnano con quel metodo (geometrico) , e la natura stessa , e che , dovunque uno si volga a contemplare l’ universo , vede questa fisica (…) . In realt? queste cose di fisica , che si cerca di far passare come vere in forza del metodo geometrico , sono verosimili , e dalla geometria assumono il metodo , non la dimostrazione . Dimostriamo le cose geometriche perch? le facciamo ; se potessimo dimostrare le fisiche , le faremmo . La nozione della corrispondenza tra ci? che ? vero e ci? che viene fatto dal soggetto che conosce ( verum et factum convertuntur ) , gi? accennata in queste affermazioni della orazione settima , viene ripresa e sviluppata nel De antiquissima Italorum sapientia . L’ idea che la scienza sia conoscenza di cause ? ampiamente diffusa nella filosofia precedente a Vico : ma egli interpreta tale definizione - subendo probabilmente l’ influenza di Hobbes - nel senso che soggetto conoscente e causa agente debbono coincidere : si conosce solo ci? di cui si ? causa , ovvero si conosce solo ci? che si fa . Il mondo naturale , che non ? fatto dall’ uomo , ma creato da Dio , pu? essere conosciuto pienamente soltanto da Dio . L’ uomo invece conosce , in quanto fa , prima di tutto la matematica , poi le altre scienze astratte , nell’ ordine e nella misura della loro astrazione e artificialit? : in altri termini esse sono tanto pi? conoscibili quanto pi? si allontanano dalla realt? naturale creata da Dio . L’ identit? di vero e di fatto equivale alla negazione dei capisaldi della gnoseologia cartesiana . In primo luogo , infatti , essa implica una netta distinzione della scienza , che ? conoscenza diretta delle cause , dalla semplice coscienza di una cosa , che prescinde dalla conoscenza . Ma ci? significa rifiutare il principio cartesiano dell’ evidenza , la quale consiste appunto nel fatto che la verit? si presenta immediatamente alla coscienza ( si ? visto a suo tempo come in Cartesio anche la deduzione sia riconducibile a una forma di intuizione ) . Di conseguenza , a Vico appare impossibile porre a fondamento della metafisica il “cogito” : esso , come semplice atto di coscienza che ? sede dell’ evidenza , non ? causa della realt? metafisica che pretende di conoscere . Il “cogito” non ? , come credeva Cartesio , la verit? fondamentale (il “primo vero”) da cui possono essere derivati tutti gli altri conten ()
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Cartesio: il mondo fisico

Materia: Filosofia
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Il mondo fisico Alla materia corporea Cartesio attribuisce due tipologie di qualit? . Alcune sono ad essa oggettivamente inerenti , come ad esempio la figura , il movimento , la grandezza , la quiete , la durata ; altre sono percepite esclusivamente dai sensi umani , per esempio i colori , gli odori , i suoni e i sapori . Queste qualit? tuttavia sono riconducibili al solo attributo dell’ estensione in lunghezza , larghezza e profondit? . La riduzione della sostanza corporea all’ estensione comporta l’ unit? della materia , cio? l’ unit? tra il corpo umano e il mondo naturale da un lato e tra la materia sublunare e la sostanza celeste dall’ altro : gi? Giordano Bruno , negando ogni forma di dualismo , aveva sostenuto l’ unit? della materia e l’ uguaglianza del mondo sublunare e di quello celeste ; poi Galileo col cannocchiale aveva osservato che effettivamente il mondo sublunare ? come il nostro : aveva infatti scorto montagne sulla luna ; anche Brahe , osservando che alcune stelle diventano luminosissime e poi muoiono , era arrivato alla conclusione che anche il mondo celeste ? corruttibile come il nostro e non ? immortale ed eterno perch? fatto di etere , come aveva sostenuto Aristotele . Sull’ onda di questo sostenere l’ unit? della materia e di contrapporsi alla fisica aristotelica si colloca Cartesio : la molteplicit? di aspetti sotto cui si presenta la sostanza estesa dipende unicamente dalla sua suddivisione in parti e dal movimento che interviene tra di esse . Non esistono infatti spazi vuoti all’ interno della materia , cosicch? tutte le parti della sostanza estesa sono a contatto reciproco e interagiscono le una con le altre : ci? che sembra vuoto ? in realt? riempito di materia fluida : classico esempio di materia fluida ? l’ aria . Ogni fenomeno naturale pu? quindi essere spiegato tramite un rigido meccanicismo , tipico di tutto il 1600 . Cartesio stesso sottolinea l’ affinit? della sua fisica con il pensiero di Democrito , pur non mancando le differenze : secondo Democrito le particelle sono atomi indivisibili e si muovono nel vuoto : per Cartesio , invece , l’ estensione comporta sempre la divisibilit? . In questo quadro meccanicistico l’ azione di Dio ? limitata a due generi di interventi : 1 ) l’ iniziale creazione della sostanza estesa , ossia della materia , e il conferimento ad essa del movimento ; 2 ) la provvidenza ordinaria con cui egli conserva in essere la materia e mantiene costante la quantit? di moto in essa impresso . Cos? , escluso ogni intervento straordinario e provvidenziale di Dio ( per esempio i miracoli ) dall’ immutabilit? stessa della volont? divina , viene garantita l’ invariabilit? delle tre leggi che presiedono alla redistribuzione del movimento all’ interno della materia , rimanendo costante la sua quantit? complessiva . La prima di esse ? la legge di INERZIA , gi? embrionalmente formulata da Galileo , secondo la quale ogni parte della materia conserva il proprio stato finch? non ? urtata dalle altre . La seconda formula appunto il principio della CONSERVAZIONE DEL MOVIMENTO , per cui la quantit? di moto che un corpo comunica a un altro urtandolo ? uguale a quella che perde . La terza prescrive che ogni corpo tende a muoversi in LINEA RETTA . In base a questi princ?pi Cartesio delinea , in termini puramente meccanicistico-causali , la formulazione dell’ universo mediante il passaggio dal caos originario all’ ordine cosmico . Le particelle in cui si divide la materia originaria ruotano sia intorno al proprio centro , sia le une attorno alle a ()
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Cartesio: la vita e le opere

Materia: Filosofia
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La vita e le opere Le vicende biografiche di Ren? Descartes (latinizzato in Cartesio) ebbero grande incidenza nella sua opera filosofica. Nato nel 1596 a La Haye nella Turenna, egli frequent? dapprima il collegio dei gesuiti di La Fl?che, dove gli fu impartita un’educazione a carattere prevalentemente umanistico, e in seguito studi? diritto all’Universit? di Poitiers. Il giovane Cartesio non tard? tuttavia a nutrire dubbi sulla validit? del sapere cos? acquisito . In particolare lo colpiva il carattere soggettivo delle opinioni professate dai filosofi e, di conseguenza, l’impossibilit? di trovare un fondamento oggettivamente unitario delle diverse scienze, derivando esse tradizionalmente i loro principi dalla filosofia. Messi dunque da parte gli studi, nel 1618 egli si arruol? nell’esercito di Maurizio di Nassau - la guerra dei Trent’anni era scoppiata appunto in quell’anno - ed inizi? a viaggiare per l’Europa . Prima come soldato poi come privato, egli approfitt? dei suoi soggiorni in Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Italia per ricercare nel “gran libro del mondo” ci? che non aveva trovato negli autori studiati. Ma neppure la conoscenza di paesi diversi forn? a Cartesio la garanzia di un sapere pi? sicuro. Al contrario, alla constatazione dell’arbitrariet? delle teorie filosofiche si aggiunse quella della relativit? dei costumi esercitati dalle diverse nazioni. “Dopo aver dedicato alcuni anni a studiare cos? il libro del mondo e a sforzarmi di acquistare una certa esperienza, un giorno presi la decisione di studiare me stesso e di impiegare tutte le risorse del mio ingegno nella ricerca delle strade da seguire; ci riuscii molto meglio, mi pare, che se se non mi fossi mai allontanato dal mio paese e dai miei libri” ( Discorso sul metodo ). Il risultato di questo ripiegamento su se stesso ? la stesura di un’opera, nella quale Cartesio - ormai stabilitosi in Olanda, paese con una grande tradizione di libert? e di tolleranza - esponeva le sue teorie sulla natura e sulle leggi della realt? fisica (compresa quella umana): Il mondo o Trattato della luce, integrato da una parte su l’uomo (1630-33). La condanna di Galileo da parte della Chiesa indusse tuttavia Cartesio alla prudenza: egli pubblic? soltanto alcuni saggi tratti dal mondo ( La diottrica, le meteore e La geometria ) , facendoli precedere, a mo’ di introduzione, da un importante Discorso sul metodo (1637).Il discorso, che contiene l’esposizione del credo filosofico di Cartesio, era gi? stato in parte anticipato da altri due scritti a carattere metodologico. Nelle Regulae ad directionem ingenii, che risalgono probabilmente agli anni 1627-28, Cartesio enumerava ventun regole a cui deve attenersi la ricerca filosofica - ma lo scritto, rimasto incompiuto, ne prevedeva sessanta - mentre il pi? sobrio Discorso le ricondurr? a alle quattro essenziali. La ricerca della verit?, anch’essa non terminata,indicava invece nella ragione naturale il solo strumento necessario alla conoscenza umana, che pu? e deve essere attinta “senza valersi dell’aiuto della religione e della filosofia” intendendo per quest’ultima il pesante apparato concettuale - per lo pi? di ascendenza aristotelica - scolastica - che si insegnava nelle scuole. Molti dei temi trattati succintamente nel discorso vengono ripresi in forma pi? analitica nelle meditazioni metafisiche, originariamente redatte in latino (1641) e poi tradotte in francese (1647), che Cartesio fece circolare , prima della pubblicazione, tra i dotti del tempo ( tra cui Hobbes e Gassendi ) tramite la mediazione del padre Martin Mersenne - un gesuita gi? suo maestro a la Fl?che - in modo da poterle dare alle ()
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