Aristotele: la politica

Materia: Filosofia
Dimensione: 7.29 Kb

Scarica Gratis

La politica La politica riguarda il comportamento della società , mentre l’etica quello del singolo . In Platone il cittadino e l’uomo erano ancora grosso modo un tutt’uno , ma con Aristotele la distinzione si accentua . Aristotele dedica un libro alla politica (”La politica”) . Il punto di partenza è la frase famosa “l’uomo è per natura un animale politico” ; Aristotele dice che non sono politici nè gli animali nè gli dei : solo l’uomo lo è . Cosa significa quest’espressione ? Vuol dire sia che per natura è legato ad una vita comunitaria con gli altri sia che la forma tipica della vita sociale è la polis (termine dal quale deriva la parola politica) . Aristotele come sappiamo ha vissuto rapporti stretti con la Macedonia : tuttavia la politica di Alessandro Magno ha poco a che fare con il pensiero di Aristotele : è legato all’idea che l’uomo è legato alla polis e Alessandro Magno è la negazione della polis . Aristotele innanzitutto fa notare una cosa : altri animali vivono in società , ma è un fatto istintivo : in loro manca l’aspetto organizzativo . Dire che l’uomo per natura è un animale politico significa anche implicitamente negare il cosiddetto “CONTRATTUALISMO” , la tesi secondo la quale lo stato è un contratto , una convenzione fatta a tavolino dagli uomini , che si rendono conto che stare insieme è vantaggioso . Aristotele la pensa diversamente : è un’attitudine naturale ; è vero che gli uomini si raggruppano anche per interesse , per trarre vantaggi : nessuno può fare tutto bene e da sè ed è meglio che ciascuno si specializzi in un’attività . Ma non è un processo convenzionale , bensì è spontaneo . Aristotele dice poi che il fatto di vivere insieme non è solo dettato da esigenze materiali : anche se l’uomo avesse tutto ciò di cui ha bisogno e fosse autonomo tenderebbe lo stesso a vivere insieme ad altri . Vi è una spontanea voglia di stare insieme . L’uomo tende quindi ad aggregarsi in modo naturale : i contrattualisti dicevano che ogni uomo era un atomo nella società . Il carattere naturale per Aristotele comporta il carattere gradualistico : vede nella polis l’ultima gradino dei processi aggregativi : prima c’è il villaggio , e prima ancora la famiglia , il nucleo naturale dei processi di aggregazione sociale , il cui culmine è nella polis . Che la famiglia sia un’associazione naturale e precedente alla polis è un’affermazione importante perchè ha influenzato molto la dottrina cattolica sulla famiglia . La famiglia è la società naturale e primordiale : è nata prima e autonomamente e quindi ha dei suoi diritti . Quando Aristotele parla della famiglia la chiama OIKOS (casa) : è interessante perchè la famiglia è il nucleo primario non solo sul piano degli affetti , ma anche sul piano economico : economia infatti significa regolamentazione dell’oikos . Quando Aristotele parla della famiglia cita 4 figure : padre , madre , figli e schiavi , che svolgevano attività agricole e di servizio per la casa . Anche nella famiglia si formano diversi rapporti di autorità : il padre (il pater familias latino) ha diversi rapporti di autorità sulla moglie , sui figli e sugli schiavi . Il rapporto nei confronti dei figli è temporaneo e dura finchè essi non crescono ; il rapporto nei confronti degli schiavi è permanente . A noi pare sconcertante il concetto di schiavitù , ma Aristotele cerca di fornire argomentazioni valide : tuttavia , lui stesso si accorge di alcune contraddizioni . Lui dice che la schiavitù è un qualcosa di naturale e necessario (da notare che Aristotele tende molto di più di Platone ad accettare le cose come sono : non ci dice come Platone come dovrebbe essere il mondo , ma come è effettivamente) ; anche nello studio della politica Aristotele parte dai phainomena , dalle documentazioni storiche per poi fare confronti tra le varie forme di governo : raccolse tantissime costituzioni e fece le sue considerazioni . Come giustifica la schiavitù ? Dice che es ()
(more…)

Aristotele

Materia: Filosofia
Dimensione: 45.45 Kb

Scarica Gratis

()

Aristotele: mutamento e sinoli

Materia: Filosofia
Dimensione: 7.13 Kb

Scarica Gratis

Mutamento e sinoli I concetti fondamentali della fisica sono legati al mutamento e al movimento : infatti gli enti fisici sono quelli che esistono di per s? , ma che sono mutevoli . Il termine greco che designa il movimento ? “k?nesis” : in realt? sarebbe pi? appropriato tradurlo con ” mutamento-movimento” : certi mutamenti vanno infatti ricondotti al movimento : prendiamo ad esempio il crescere di un animale , forma di mutamento : le sue particelle si muovono e fanno s? che lui cambi . Il mutamento per? pu? avvenire solo sotto 4 categorie : 1) luogo : ? il pi? banale ; la penna era qui , ora ? l? : si ? spostata . 2) quantit? : un essere che cresce muta di quantit? 3)qualit? : abbronzandosi , per esempio , si muta di colore e quindi di qualit? . 4)sostanza : ? il mutamento pi? radicale : quando un animale nasce passa dal non essere all’essere e viceversa quando muore passa dall’essere al non essere . Il movimento inerisce alle cose fisiche : ma non necessariamente dove c’? movimento c’? corruzione : il mutamento avviene non per forza sotto tutte e 4 le categorie : ? solo con il mutamento di sostanza che c’? corruzione . Gli astri , per esempio , mutano solo di luogo e non di sostanza : per questo per Aristotele sono eterni . Per lui ci sono propriamente tre enti : a) SUBLUNARE : ? il nostro mondo , che sta al di sotto della luna ;esso muta sotto tutte e 4 le cause e per questo ? corruttibile . b)CELESTI : gli enti celesti per Aristotele sono eterni : mutano solo di luogo . Gli enti celesti sono quegli enti che vanno dalla luna in su . c) DIO : non muta affatto , in nessuna delle 4 categorie . Aristotele rifiuta la seconda navigazione platonica e orienta le sue indagini interamente sul mondo sensibile . Ma come funziona il mutamento ? Una prima spiegazione la troviamo nel binomio forma-materia : mentre Platone parlava di idee , Aristotele parla invece di forma : ? come se Aristotele immanentizasse le idee nella realt? . E’ interessante notare che Platone le idee le chiamava o “eidos” o “idea” (tutti e due i termini derivano da “orao” , vedere : le idee erano quelle cose che si vedevano non con gli occhi , ma con l’intelletto ) ; Aristotele dal canto suo traduce “forma” con due parole : “morf?” o “eidos” : si ? sempre cercato di evitare di mettere in gioco la stessa parola nei due autori e cos? per Platone parliamo di idee e con Aristotele di forma : ma in realt? tutti e due usano la stessa parola (eidos) : infatti l’idea di idea c’era anche in Aristotele , ma lui la calava totalmente nella realt? . Aristotele ? arrivato a dire che la sostanza ? il significato principale dell’essere : ma la sostanza come ? fatta ? I predecessori avevano individuato due cose tra loro distinte : a)i Presocratici avevano individuato la materia : ci? di cui una cosa ? fatta . b) Platone aveva individuato la forma che una cosa ha : Platone diceva che ci? che faceva un cavallo non era la materia ma la forma . Aristotele non accetta n? la A n? la B : l’idea di cavallo da sola non esiste , ma neppure la pura e semplice materia da sola . Per essere una sostanza deve essere una sostanza specifica ed in pi? deve essere caratterizzata da una struttura specifica che mi consenta di dire “questo ? un cavallo” . Un quaderno ? un quaderno perch? c’? della materia ed in pi? c’? la forma , la struttura che me lo fa individuare come quaderno . Si tratta di un vero BINOMIO materia-forma (Aristotele lo chiama “sinolo” da sun+olos=un tutt’uno di materia e forma) ; ogni sostanza fisica ? un binomio di materia e forma : non ? un semplice aggregato : per Platone un uomo era f ()
(more…)

Aristotele: essere e sostanza

Materia: Filosofia
Dimensione: 7.95 Kb

Scarica Gratis

Essere e sostanza A livello teorico abbiamo distinto fisica da metafisica : sia il sillogismo sia la dialettica rientrano nella metafisica , la pretesa di cogliere ciò che sta al di là delle cose fisiche . L’essenza c’è anche nella fisica . La fisica studia gli oggetti che esistono di per sè ma sono mutevoli (è l’opposto della matematica) ; la metafisica studia tutto l’essere in quanto essere ma anche l’essere che esiste ed è immutabile (la divinità) ; in pratica studiamo la metafisica come ontologia : se è studio dell’essere in quanto essere si occupa anche di oggetti fisici . Ma che cos’è l’essere ? L’essere può essere ricondotto alla sostanza . Dire “che cosa è l’essere?” si può ricondurre a “che cosa è la sostanza?” . Per rispondere Aristotele si pone un problema : ” essere” ha significato univoco o biunivoco ? (in realtà “biunivoco” e “univoco” sono termini medioevali) Aristotele risponde che non è nè univoco nè biunivoco , ha significati analogici ; a questo punto Aristotele fa un esempio servendosi dell’aggettivo greco “salutare” : è salutare tutto ciò che ha a che fare con la salute , il clima , una persona , un cibo … Il ragionamento che ne consegue è che se ci chiediamo se è univoco o biunivoco il significato dell’essere , dobbiamo rispondere che non è nè l’uno nè l’altro : non può avere sempre lo stesso significato , ma comunque i vari significati sono tra loro imparentati perchè si riferiscono tutti ad un unico concetto , la salute . L’essere è analogico : tutti i significati di essere si appoggiano alla “sostanza” , il significato più importante . Aristotele fa poi un discorso a cavallo tra realtà e logica : le cose possono avere una miriade di caratteristiche ; è vero che posso predicare in maniera sterminata , ma le tipologie si possono ridurre a poche possibilità , le CATEGORIE (in totale 8 o 10 : in realtà erano 8 , ma il 10 suonava meglio …):in Greco categoria significa “predicato” : le categorie sono quindi 8 tipi di predicazioni che si possono fare : prendiamo ad esempio Socrate : 1) SOSTANZA ? Socrate 2)QUANTITA’? Un metro e mezzo 3) QUALITA’ ? Bianco o filosofo 4) RELAZIONE ? Figlio di Sofronisco 5)LUOGO ? In carcere 6) TEMPO ? L’anno della morte 7) SITUAZIONE ? Star seduto 8) AVERE ? Un mantello (Aristotele ne aggiunge poi due giusto per far cifra tonda e arrivare a 10 : 9)AGIRE? Bagnare 10)SUBIRE? L’essere bagnato). Tra le categorie la più importante è appunto la sostanza : tutte la altre infatti devono per forza essere predicate di qualcosa , ossia appunto di una sostanza . Per esempio “bianco” o “un metro e mezzo” possono essere predicati alla sostanza “Socrate” .Il loro essere è sempre in riferimento ad una sostanza , e dipende da essa . Ma la stessa cosa non vale necessariamente per tutte le sostanze . A questo proposito Aristotele distingue nello scritto “Sulle categorie ” tra sostanze prime e sostanze seconde . La sostanza prima , per esempio “questo uomo qui” (l’individuo Socrate ) non può mai essere predicata di un’altra sostanza nè esistere in un’altra sostanza . Le sostanze seconde invece , ossia le specie (per esempio , uomo) e i generi ( per esempio , animale), possono essere predicate delle sostanze prime . Per esempio è possibile dire ” Socrate è uomo” . Secondo Aristotele , Platone aveva commesso l’errore di attribuire esistenza autonoma ai predicati , ossia alle sostanze seconde che in realtà esistono soltanto in riferimento a sostanze individuali .Ma viene spontaneo chiedersi quale sia la differenza tra universale e sostanza : Aristotele stesso si pone questa domanda e cerca di dare una risposta ne “La metafisica” ; egli dice che la sostanza di una cosa è quella che è caratteristica di quella cosa , che non inerisce ad un’altra cosa . L’universale invece è comune , perchè infatti si dice universale ciò che ()
(more…)

Aristotele: l’etica

Materia: Filosofia
Dimensione: 8.49 Kb

Scarica Gratis

L’etica Passiamo ora all’etica : primo concetto fondamentale ? quello di felicit? ; l’etica di Aristotele ? un’etica eudaimonistica (che mira alla felicit?) . Va per? fatta una distinzione tra etica EUDAIMONISTICA ed EDONISTICA (che mira al piacere) : Aristotele tende a descrivere come l’uomo si comporta e non come dovrebbe comportarsi . Dice che l’uomo mira alla felicit? ; l’etica edonistica ? una variante dell’etica eudaimonistica . L’etica epicurea sar? edonistica : l’uomo cerca il piacere . Aristotele non nega che il piacere abbia la sua importanza ; ma la felicit? non ? il piacere , ? qualcosa di pi? ampio che contiene anche il piacere . L’etica di Aristotele ? eudaimonistica ma non edonistica . Il ragionamento di Aristotele ? questo : deve arrivare a capire quale ? il fine ultimo dell’uomo . Quindi dice che bisogna distinguere i fini in s? ed i fini che mirano a realizzarne altri : ? vero che ciascuno ha fini personali , ma in realt? il fine ultimo di tutti ? la felicit? : cosa vuoi fare ? voglio acquisire un titolo di studio . Ma non ? un fine in se stesso : lo fai in funzione di qualcos’altro . Per svolgere una professione . Non ? un fine ultimo : lo fai per fare qualcos’altro : per avere soldi . Ma coi soldi voglio andare in vacanza . Ma perch? vuoi andare in vacanza ? Per fare cose che mi piacciono . Perch? vuoi fare quelle cose ? Perch? cos? sono felice . La felicit? ? il fine ultimo dell’uomo . Il piacere non ? il fine ultimo , ma accompagna e perfeziona ogni attivit? e sar? tanto migliore quanto migliore ? l’attivit? che esso accompagna . La felicit? non viene mai concepita come far niente : ? sempre legata all’attivit? , sia fisica sia intellettiva : la felicit? ? l’atto di un’azione ben riuscita . Il piacere si accompagna a queste situazioni . Che cos’? la felicit? per l’uomo ? La felicit? deriva dall’esercizio di un’attivit? e visto che la specificit? dell’uomo ? la razionalit? , si pu? dire che la felicit? derivi dall’esercizio della ragione . Per gli animali in teoria non si pu? parlare di felicit? , ma comunque la felicit? di un cavallo , per esempio , ? fare il cavallo . Lo stesso in un certo senso vale per l’uomo . E’ meglio essere sani che malati , belli che brutti e cos? via , ma non ? l’elemento centrale : l’elemento centrale ? fare l’uomo , esecitare la ragione . Esercitare la ragione vorr? dire due cose distinte . Aristotele ha distinto ragione teoretica (quella che ci fa conoscere) da ragione pratica (quella in grado di goverrnare razionalmente il nostro comportamento ) . Questa distinziona delle funzioni della ragione governa la distinzione delle due tipologie di VIRTU’: la parola virt? va intesa in senso pi? generico da come siamo abituati : in Greco ? “aret?” ed ? l’eccellenza , ci? che fa s? che l’uomo sia veramente uomo , esercitando al meglio le facolt? che gli sono proprie . Ci sono le virt? etiche e le virt? dianoetiche , che riguardano la ragione , la virt? teoretica di per se stessa : le etiche riguardano l’uso della ragione volto a finalit? pratiche , mentre le dianoetiche riguardano l’uso della ragione di per se stessa . Le etiche invece hanno a che fare con il costume , l’ethos (il mos latino) . Sono legate a funzioni pratiche . Aristotele considera le virt? etiche come “habitus” , la tendenza di fondo a comportarsi in un determinato modo . Nella fattispecie la virt? ? habitus a comportarsi secondo la mediet? : la mediocritas latina , la via di mezzo , l’evitare gli estremi . Aristotele in greco la chiama “MESOTES” , la capacit? a tenere il giusto mezzo . La virt? ? quindi in generale la disposizione costante a cogliere la via di mezzo sempre . Cosa vuol dire ? Ricordiamoci che quella aristotelica (come quella platonica) ? l’etica della metriopazia , del controllo delle passioni . Rispetto ad ogni passioni bisogna evitare sia l’eccesso sia l’eliminazione . Per passione intendiamo quegli istinti naturali che la ragione deve saper controllare . Prendiamo come esempio la virt? del coragg ()
(more…)

Aristotele: il tempo

Materia: Filosofia
Dimensione: 5.35 Kb

Scarica Gratis

Il tempo Nel IV libro della Fisica (Fisica, IV, 10, 218 a) Aristotele tratta l’ annosissimo problema del tempo , lasciatogli in eredità da Platone : si potrebbe sostenere, dice, che il tempo non esiste, dato che è composto di passato e di futuro, di cui l’uno non esiste più quando l’altro non esiste ancora . Egli pero respinge questa teoria. Il tempo, dice, è moto che ammette una numerazione . Potremmo anche chiedere, continua, se il tempo potrebbe esistere senza l’anima, dato che non ci può esser nulla da contare se non c’è nessuno che conta, e il tempo implica la numerazione. Sembra che egli pensi al tempo come a un determinato numero di ore, di giorni e di anni. Alcune cose, aggiunge, sono eterne, nel senso che non sono nel tempo; probabilmente pensa a cose del tipo dei numeri o delle verità matematiche : che 2 + 2 = 4 é sempre stato così e sempre sarà così , anche con un improvviso annichilimento della realtà . C’è sempre stato il movimento, e sempre ci sarà, perchè non ci può esser tempo senza movimento, e tutti ammettono che il tempo sia increato. Su questo punto, i seguaci cristiani di Aristotele furono obbligati a dissentire da lui, dato che la Bibbia ci dice che l’universo ebbe un inizio. Il concetto di eternità , che é centrale in Aristotele , non può che essere disapprovato dai Cristiani , la cui teoria consiste nel fatto che Dio decise di creare il mondo ad un certo momento ; ne consegue che il mondo non é eterno , anzi é destinato a perire . D’ altronde , spiega Aristotele , le sfere dei pianeti non fanno nient’ altro che imitare nel loro moto circolare l’ eternità di Dio : quale é il moto che meglio rappresenta di quello circolare l’ eternità ? Il moto circolare infatti non ha inizio e non ha fine , arriva da dove é partito . Le sfere rappresentano l’eternità , o meglio , un’eternità speciale . Sia la realtà sublunare sia quella celeste ha una sua forma di eternità : il mondo sublunare ha un’eternità specifica , che cogliamo soprattutto nell’eternità delle specie , il mondo celeste ha una eternità numerica : tra queste due forme di eternità intercorre una forma di rapporto : la ciclicità degli enti celesti detta l’alternarsi delle stagioni : possiamo quindi affermare che la ciclicità specifica è in gran parte dettata da quella numerica . Sant’ Agostino dirà : “Non ci fu dunque un tempo, durante il quale avresti fatto nulla, poichè il tempo stesso l’hai fatto tu; e non vi è un tempo eterno con te […]” (Agostino, Confessioni, libro XI, cap. 27, risposta 17) (Fisica, IV, 10, 217 b, 34) Che dunque o non esista affatto, o che esista a stento e in modo oscuro, si potrebbe supporre da queste considerazioni. In effetti, una parte di esso è stata e non è, una parte sarà e non è ancora. Aristotele dice che l’infinito esiste solo come potenza o in potenza. Infinito in potenza è, ad esempio, il numero, perché è possibile aggiungere a qualsivoglia numero sempre un ulteriore numero senza che si arrivi a un numero estremo al di là del quale non si possa più andare; infinito in potenza è anche lo spazio, perché è divisibile all’infinito, in quanto il risultato della divisione è sempre una grandezza che, come tale , è ulteriormente divisibile ; infinito potenziale, infine, è anche il tempo, che non può esistere tutto insieme attualmente, ma si svolge e si accresce senza fine. Aristotele nega che esista un infinito in atto. Aristotele diceva che il tempo è la condizione del prima e del dopo e l’anima effettua l’operazione del contare. Oggi diremmo la memoria. ()
(more…)

Aristotele: le scienze

Materia: Filosofia
Dimensione: 42.28 Kb

Scarica Gratis

Le scienze Aristotele distingue due grandi classi di scienze : quelle che hanno come oggetto il necessario e quelle che hanno come oggetto il possibile. Osserviamo qui sotto lo schema generale: Le prime sono dette scienze TEORETICHE e riguardano appunto ci? che ? o ci? che avviene necessariamente sempre o per lo pi? (in greco “ep? pol?”) nello stesso modo . Per necessario intendiamo ci? che non pu? essere o avvenire diversamente da come ? o avviene . Si tratta dunque di domini di oggetti o eventi caratterizzati da una regolarit? totale o con scarse eccezioni : la matematica rientra nelle teoretiche perch? 2 + 2 mi dar? sempre 4 e non si pu? fare nulla se non indagare a fondo . Il mondo biologico rientra anch’esso nelle teoretiche ma nella “sezione” ep? pol? (per lo pi? ) . L’ep? pol? lo possiamo definire come un surrogato delle scienze matematiche , che vanno sempre allo stesso modo : Aristotele studi? anche le generazioni e si accorse che non sempre riuscivano bene : gli individui di solito (per lo pi?) vengono in un modo , ma pu? succedere che vada diversamente e che abbia storpiature , deformit? . Come nel caso delle generazioni , cos? anche nel mondo molti avvenimenti sono accidentali ma non sono studiabili perch? di essi non si pu? indicare il dioti (il perch?) . Il secondo ambito ? invece costituito dalle scienze PRATICHE e POIETICHE : esse concernono ci? che pu? essere in un modo o nell’altro ; questa ? la caratteristica propria dell’ azione e della produzione di oggetti : esse infatti possono avvenire o non avvenire , avvenire in un modo o in un altro . A loro volta azione (praxis , da qui pratiche) e produzione (da poieo , da qui poietiche) si distinguono per il fatto che l’azione ha il proprio fine in se stessa , ossia nell’esecuzione dell’azione stessa , mentre la produzione ha il suo fine fuori di s? , ossia nell’oggetto che essa produce . L’etica ? una scienza pratica : il suo fine ? in se stessa ed ? il comportamento ; la poesia ? una scienza poietica perch? mi fa produrre poesie : il suo fine sta al di fuori di s? . Tuttavia Aristotele non ci parla molto delle poietiche perch? non lo interessavano molto : ricordiamoci che per lui la vita migliore ? quella del filosofo , mentre quella dell’artigiano che produce non ? valutata positivamente (come d’altronde non lo era in tutto il mondo greco) . L’unica scienza poietica valida ed utile era per Aristotele la poesia , della quale ci parla ampiamente nella “Poietica” , opera che per? non ci ? pervenuta interamente : pare che ce ne fosse un altro libro che non fu mai ritrovato e sulla cui ricerca ruota “Il nome della rosa” di Umberto Eco . Per Aristotele il concetto di poietica era molto legato a quello di tragedia : la poietica infatti la si pu? estendere a qualsiasi forma di creazione artistica : ? la conoscenza che genera qualcosa . Ritorniamo alle scienze teoretiche , il cui fine ? la verit? e la cui base ? il sapere per il sapere : Aristotele effettua una tripartizione : le scienze teoretiche sono 1) FISICA 2) MATEMATICA 3)FILOSOFIA PRIMA .Parliamo di esse a seconda degli oggetti che studiano . Della fisica Aristotele ne parla come filosofia seconda : essa studia oggetti che esistono di per s? , ma sono mutevoli . La matematica studia oggetti immutabili , ma che di per s? non esistono . La filosofia invece studia oggetti che non si muovono ed esistono di per s? .Per Platone erano sostanze in senso pieno le idee , mentre il mondo sensibile era un essere depotenziato : Aristotele costruisce una filosofia pi? vicina al senso comune : egli si chiede : ” quali tipi di sostanze esistono ? ” Arriver? a dimostrare l’esistenza di cose immmateriali , come Dio , ma egli parte dicendo che senz’altro tutte le cose materiali che vediamo intorno a noi esistono ; per Aristotele non esistono da soli e separatamente quelle cose che per Platone esistevan ()
(more…)

Aristotele: le quattro cause

Materia: Filosofia
Dimensione: 5.04 Kb

Scarica Gratis

Le quattro cause Il cambiamento lo si pu? anche vedere sotto la celebre dottrina delle 4 cause : 1)materiale : indica ci? di cui una cosa ? fatta (nel caso di una statua , per esempio , il bronzo) 2)efficiente (o motrice) : indica ci? che mette in moto la cosa , ci? che fa avvenire il processo (nel caso di una statua , lo scultore) . 3) Formale : indica la forma che acquisir? (forma di statua) . 4)Finale : indica lo scopo per cui ? fatta (nel caso della statua , per venerare la divinit? ). Aristotele utilizza le 4 cause per gli enti naturali , ma si serve di esempi del mondo artificiale-umano perch? cos? pu? rendere pi? visibili cose che nel mondo naturale sono meno visibili . In effetti che in natura ci sia il finalismo ? difficile dimostrarlo : invece , un architetto che fa una casa la fa per mettere al riparo delle persone . Nella natura il finalismo ? immanente . In Platone il fine stava al di fuori delle cose stesse (consisteva nell’imitare le idee nel miglior modo possibile) . In Aristotele l’essenza delle cose ? nelle cose stesse e l’essenza ? un qualcosa di dinamico : non ? solo ci? che un cavallo ? , ma anche ci? che mira ad essere (un cavallo mira ad essere un buon cavallo). Per Aristotele il mondo fisico non va svalutato come era per Platone : ? proprio nel mondo fisico che si trova l’essenza delle cose . Aristotele sa bene che anche il mondo naturale ? finalistico , che un fiore ha il suo scopo , ma sa anche che ? meno evidente rispetto al caso della casa . Anche Aristotele , un po’ come Talete con il magnete , prende esempi significativi per poi estenderli all’intera realt? . Nel mondo artificiale , poi , le cause sono caratterizzate dal fatto di essere totalmente separate e distinte le une dalle altre;prendiamo il caso della casa : c’? il materiale (i mattoni , il cemento… emerge come la materia sia un concetto relativo : il mattone ? gi? un sinolo di materia e forma , ma funge da materia prima ), l’architetto (che ? la causa efficiente : mette in moto la materia) , la forma (che l’architetto ha in mente) e lo scopo (far vivere delle persone all’interno) . Le opere biologiche di Aristotele sono molto importanti perch? da l? ha derivato le sue ideologie : per esempio , i fenomeni riproduttivi animali : la madre fornisce la materia , il padre la forma (la madre fornisce la materia priva di forma,quindi ? causa materiale : tutte le altre cause sono nel padre : egli possiede gi? la forma da dare ed ? quindi causa formale , ? causa efficiente perch? mette in moto il processo fecondando , ed ? pure causa finale : lo scopo dell’uomo ? essere uomo ) . L’essenza ? quindi , come abbiamo detto , ci? che una cosa ? , ma anche ci? che mira ad essere ; in fin dei conti le cause sono riconducibili a due principi : la forma e la materia . Per Aristotele gli enti naturali hanno dentro di s? il principio del movimento : nel caso delle produzioni tecniche ? esterno . ()
(more…)

Aristotele: il nous poietikos

Materia: Filosofia
Dimensione: 5.19 Kb

Scarica Gratis

Il nous poietikos A riguardo dell’intelletto umano ? nata una delle questioni pi? complesse della storia della riflessione , questo perch? Aristotele ci fornisce poche informazioni e non chiarissime : abbiamo visto la questione della potenza e dell’atto : ogni cosa che passa dalla potenza all’atto , ha bisogno per far questo dell’intervento di qualcosa gi? in atto . Questo vale anche per i processi conoscitivi : l’uomo ? senziente in potenza finch? non ha una percezione specifica ; cos? il blu di un libro ? un sensibile in potenza finch? non viene percepito : finch? la mia capacit? di vedere non si incontra con il colore , io rimango un senziente in potenza ed il blu sensibile in potenza . Quando si incontrano io divento senziente in atto ed il blu sensibile in atto : vale anche per l’intelletto ; nella mia anima si forma la forma sensibile dell’oggetto che vedo , vale a dire la forma senza materia : la forma sensibile in potenza ? diventata forma sensibile in atto . Una volta che ho una forma sensibile (o pi? di una) , devo fare un ulteriore passaggio che non ? percepire il libro , ma pensarlo . Pensare e conoscere vuol dire secondo l’universale . Vuol dire deprivare una forma sensibile dalle sue caratteristiche specifiche che ne fanno la forma di quel particolare oggetto per cogliere quell’aspetto generale che ne fa una forma intelligibile : incontro una persona (sensibile in potenza) e diventa sensibile in atto , io senziente in atto : nella mia mente entra la sua forma con le sue caratteristiche specifiche e sensibili ; la capacit? intellettiva ? quella che fa un altro passaggio : fa passare la forma sensibile in atto al livello atto : conoscere nella persona che incontro la forma uomo (tramite l’induzione) : tolgo le caratteristiche specifiche per arrivare al generale . La forma sensibile in atto ? quindi forma intelligibile in potenza : le forme sensibili di tizio e di caio , possono diventare il punto di partenza per il processo di astrazione che mi porta alla forma uomo . Potenzialmente la forma di tizio ? forma uomo . L’intelletto in potenza diventa intelletto in atto : l’intelletto in potenza inizialmente ? una tabula rasa : prima di arricchirsi con esperienze ? vuoto . Ma l’intelletto per passare da potenza ad atto deve avere l’aiuto di qualcosa gi? in atto ed ecco che Aristotele fa riferimento ad un intelletto definito POIETIKOS (intelletto attivo o produttivo) : io ho intelletto in potenza ; con le esperienze sensibili diventa intelletto in atto : ma ci deve essere qualcosa in atto che consenta il passaggio : ecco il “nous poietikos” (che compare una volta sola in tutte le opere di Aristotele) , quel qualcosa che essendo gi? in atto (ha cio? gi? in atto tutte le forme)mi consente il passaggio ; che cosa sia il nous poietikos Aristotele lo dice solo di sfuggita : dice che ? qualcosa che sopravviene dall’esterno ed ? incorruttibile . Da questa frase buttata l? da migliaia di anni si discute : le possibilit? sono diverse : 1) ? una parte dell’anima umana : ma se ? parte dell’anima umana , sembra che ci sia un pezzetto di anima umana immortale , che gi? quando nasciamo ha tutte le forme . 2) Questo nous poietikos ? uno solo , esterno all’anima : a questo punto ? una divinit? , ma ? la stessa che abbiamo incontrata nella cosmologia ? Cadremmo di nuovo in contraddizione , perch? quella l? pensava solo a se stessa . Qui aiuta gli uomini a pensare , ? provvidenziale . Alessandro di Afrodisia diede la prima interpretazione : il nous poietikos ? parte dell’individuo e quando si muore anch’esso . Averro? dir? che il nous poietikos si identifica con la divinit? : ? unico e separato . Accettata quest’ipotesi viene comunque negata l’immortalit? dell’anima : il nous poietikos ? qualcosa al di fuori dell’uomo . Averro? diceva “chi pensa ? immortale , chi non pensa crepa” : se pensando si partecipa dell’attivit? del nous poietikos si partecipa all’immortalit? del nous poietikos : si ha una forma di immortalit? . ()
(more…)

Quesiti e risposte su Aristotele

Materia: Filosofia
Dimensione: 9.71 Kb

Scarica Gratis

()

Aristotele: il sillogismo

Materia: Filosofia
Dimensione: 10.2 Kb

Scarica Gratis

Il sillogismo Accanto ai libri di logica , Aristotele ha scritto la “Retorica” : fa notare che noi siamo abituati a pensare che la forma classica del discorso ? quella in cui si predicano il soggetto ed il predicato : esempio ” Socrate corre ” ; ” Socrate ? ad Atene” …Le proposizioni costituite da predicato e soggetto sono chiamate APOFANTICHE (o dichiarative : dicono qualcosa di qualcosa) : queste proposizioni sono le uniche che possono essere o vere o false : se dico “il libro ? sul tavolo ” pu? essere vero (se effettivamente il libro ? sul tavolo) , ma anche falso (se non ? sul tavolo) . Le preghiere , le esclamazioni , le domande , i comandi non dichiarativi : non sono n? veri n? falsi ; se dico “oim? ” non ? n? vero n? falso . La retorica pu? rivolgersi sia al passato (valuto , per esempio , le imprese di un uomo) sia al presente (lodo le caratteristiche di una persona , per esempio) sia al futuro (impartisco comandi) : sono i discorsi suasori , dove l’importante ? la tecnica del persuadere ; Aristotele per? non si rivela molto interessato ai discorsi suasori , che non sono n? veri n? falsi . Dire ” Socrate ? un uomo” non ? un ragionamento , ma una proposizione (apofantica) che pu? essere o vera o falsa . Un ragionamento invece ? una catena di proposizioni e Aristotele lo chiama ” SILLOGISMO ” (sun + lego = ragionamento concatenato) ; un sillogismo ? costruito da due premesse e una conclusione . Le proposizioni sono anche scomponibili ; le parti che costituiscono una proposizione sono il soggetto ed il predicato , e dato che sono gli estremi della proposizione vengono chiamati “termini della proposizione” . Le proposizioni possono essere divise sotto tre aspetti : 1) QUANTITATIVO 2)QUALITATIVO 3) MODALE . 1) Sul piano quantitativo , le proposizioni possono essere universali o particolari .Se dico “tutti gli uomini sono mortali” ? universale ; se invece dico “alcuni esseri viventi sono animali” ? particolare. Nel primo caso dico che tutti , senza eccezioni , gli uomini sono mortali . Nel secondo caso dico alcuni . Aristotele nell’ambito delle quntitative riconosce anche le “individuali” , per esempio “Socrate ? uomo ” il soggetto non ha valenza n? universale n? particolare , bens? individuale o particolarissimo . Un termine individuale in una proposizione non pu? mai fungere da predicato , ma solo da soggetto . Invece , i termini che rientrano a costituire le proposizioni della scienza possono fungere sia da predicato sia da soggetto : sono quindi termini universali (ad esempio “uomo”) . 2)Sul piano qualitativo , possono essere affermative o negative : sia le universali sia le particolari possono essere sia negative sia affermative ;universale affermativa “tutti gli uomini sono mortali” ; particolare affermativa “alcuni esseri viventi sono mortali” ; universale negativa : “Nessun uomo ? bianco” ; particolare negativa “qualche uomo non ? bianco ” . 3) Sul piano modale , le proposizioni possono essere a) possibili b) contingenti c) impossibili d) necessarie : a)non ? in un modo , ma potrebbe esserlo (non piove ma potrebbe cominciare) b) ? l’opposto del possibile : ? in un modo , ma potrebbe non esserlo (piove , ma potrebbe non piovere) c) ci? che non ? che non pu? essere d) ci? che ? e che non potrebbe non essere . Le modali stanno tra loro a 2 a 2 : l’impossibilit? ? una forma di necessit? : dire che una cosa ? impossibile significa dire che ? necessario che non sia .Nel “Parmenide” di Platone questo concetto emergeva molto bene : la necessit? ? ci? che ? e che non pu? non essere . La logica ci consente di studiare la struttura del pensiero e di cogliere gli aspetti formali , evitando cos? di incappare in errori formali : essa ci perme ()
(more…)

Aristotele: le opere

Materia: Filosofia
Dimensione: 6.33 Kb

Scarica Gratis

Le opere In diversi passi dei suoi scritti Aristotele parla di opere ” essoteriche ” ( exoterikoi logoi ) e in un brano della Poetica ( I 454b 15 ) usa nello stesso significato l’ espressione ” opere pubblicate ” ( ekdedomenoi logoi ) . Il riferimento ? ad un complesso di libri destinati ad un pubblico pi? vasto della ristretta cerchia degli allievi , e perci? caratterizzati da una particolare cura per la forma , quella stessa che indusse Cicerone a parlare del ” flumen orationis aureum ” ( acad. II , 119 ) a proposito dello stile del filosofo . Di questi scritti nulla ci ? rimasto , tranne una Costituzione di Atene , conservataci da un papiro egiziano , alcuni titoli e un certo numero di frammenti . Il corpus aristotelico a noi pervenuto ? invece costituito dalle cosiddette opere ” acroamatiche ” ( cio? destinate all’ ascolto ) o ” pragmateiai ” , che si possono chiamare anche ” esoteriche ” , in quanto di uso esclusivamente interno alla scuola , il Liceo . Al primo gruppo , quello delle opere perdute , appartenevano alcuni scritti giovanili in forma dialogica , che anche nei titoli riecheggiavano opere di Platone ( Politico , Sofista , Menesseno , Simposio ) o comunque riprendevano argomenti tipici della speculazione di quello , come ” grillo ” o ” Sulla retorica ” , ” Eudemo ” o ” Sull’ anima ” , ” Sulla filosofia ” , ” Sull’ educazione ” , ” erotico ” , ” Sulla giustizia ” , ” Protrettico ” ( cio? esortazione alla filosofia ) ecc . Al suo regale allievo macedone erano indirizzati gli scritti ” Sulla monarchia ” e ” Alessandro ” o ” Sulla colonizzazione ” , mentre carattere essenzialmente erudito avevano alcune compilazioni come gli ” Elenchi dei vincitori dei giochi Pitici e Olimpici ” , ” Le vittorie alle Dionisie cittadine e alle Lenee ” e ” Le didascalie ” , che riportavano gli argomenti dei drammi partecipanti ai concorsi drammatici , con la data e il piazzamento ottenuto , mentre un’ opera di proporzioni gigantesche , realizzata con l’ apporto degli allievi , era la raccolta delle Costituzioni di 158 citt? greche , della quale faceva parte quella di Atene . Le opere esoteriche ci sono giunte ordinate secondo uno schema , che si apre con il cosiddetto Organon , comprendente gli scritti dedicati alla logica , concepita appunto come ” strumento ” ( organon ) indispensabile e preliminare alla speculazione filosofica : essi sono le Categorie ( di dubbia autenticit? ) , sulle dieci definizioni dell’ essere ; ” Sull’ interpretazione ” , sulle parti e le forme della proposizione ; ” Analitici primi ” , in due libri , sul sillogismo ; ” Analitici secondi ” , anch’ essi in due libri , sulla teoria della conoscenza ; ” Topici ” in otto libri , sul metodo dialettico di argomentazione ; ” Confutazioni sofistiche ” . Seguono gli scritti dedicati alla fisica , intesa come scienza della natura , che comprendono la ” Fisica ” , in otto libri , sulla costituzione dell’ universo ; ” Sul cielo ” , in quattro libri ; ” Sulla generazione e sulla corruzione ” , in due libri ; ” Fenomeni metereologici ” , in quattro libri . Una sezione di questo gruppo di opere ? dedicata allo studio del mondo vivente : a un’ introduzione di carattere generale , ” Sull’ anima ” in tre libri , segue una raccolta di nove opuscoli , di vario argomento , nota col titolo latino di ” parva naturalia ” ( ” brevi trattati di scienze naturali ” ) e una serie di scritti sul mondo animale ( ” Sulle parti degli animali ” , ” Sulla generazione degli animali ” , ecc. ) . Alla parte dedicata alla fisica segue , in 14 libri , quella che Aristotele chiamava ” filosofia prima ” , ma che ? comunemente detta ” Metafisica ” , dalla posizione occupata all’ interno del corpus ( met? t? fusik? , dopo gli scritti di fisica ) . L’ opera , che dopo una storia della filosofia precedente passa a trattare la dottrina dell’ Essere , risulta costituita da parti composte ()
(more…)

Galileo: Aristotele

Materia: Filosofia
Dimensione: 5.89 Kb

Scarica Gratis

Galileo e Aristotele E’ senz’ altro vero che Galileo si contrappone agli aristotelici prediligendo lo studio della natura alla lettura di libri , ma non é vero che si contrappone all’ aristotelismo in generale . Lo studio della scienza all’ epoca era sostanzialmente studio di libri , senza verifiche e confronti sulla natura : ad esempio prima di Galileo l’ anatomia dell’ uomo la si studiava sui libri e non dissezionando i corpi , effettuando cioè l’ autopsia ; ci si limitava a leggere i libri del medico Galeno , di età romana : si dava più importanza a ciò che si vedeva scritto che non a quello che si vedeva di persona : già Leonardo da Vinci notò come ai suoi tempi ( siamo prima di Galileo ) si preferisse il richiamo all’ autorevolezza degli scrittori importanti alla constatazione empirica personale . E’ curioso come nel ” Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo , tolemaico e copernicano ” ad un certo punto compaia un aristotelico di nome Simplicio al quale il personaggio portavoce della teoria copernicana fa notare razionalmente tramite una serie di passaggi come l’ eliocentrismo funzioni perfettamente ; Simplicio risponde che sono affermazioni bellissime e non esiterebbe ad accettarle se Aristotele non avesse detto il contrario . E’ evidente come Galileo voglia qui sottolineare , tra l’ altro , come ai suoi tempi ad opporsi all’ eliocentrismo non fosse solo la Chiesa , ma anche la tradizione aristotelica ( oltre al senso comune : pare infatti ovvio a tutti noi che viviamo sulla Terra di essere al centro dell’ universo e che la Terra stia ferma ) . Però la polemica galileiana é rivolta non ad Aristotele ( come invece aveva fatto Giordano Bruno ) , ma agli aristotelici della sua epoca , che stimano ” il filosofare non tendere ad altro che al non si lasciar persuader mai altra opinione che quella d’ Aristotile ” ( vedi Simplicio ) ; d’ altronde Galileo é pienamente consapevole di come gli aristotelici del 1600 siano altra cosa rispetto al maestro Aristotele : sa benissimo che a differenza degli aristotelici del 1600 , che badano solo ai libri cartacei , Aristotele é interessatissimo all’ esperienza : ” Aristotele deride quelli che lasciano l’ esperienze sensate , per seguire un discorso che può essere fallacissimo ” . Sarà invece Bacone a non fare differenza tra Aristotele ed aristotelici . Galileo invece afferma in risposta agli aristotelici che lo accusano di non prestar fede ai libri di Aristotele che se Aristotele potesse rivivere sceglierebbe senz’ altro lui come suo discepolo e non tutti loro , eccessivamente legati ad una cultura ” libresca ” : ” … ma gli ingegni vulgari timidi e servili , che altrettanto confidano , sopra l’ autorità di un altro , quando vilmente diffidano del proprio discorso , pensando potersi di quella fare scudo , nè più oltre credono che si estenda l’ obbligo loro , che a interpretare , e ()
(more…)

Aristotele: la dialettica

Materia: Filosofia
Dimensione: 4.73 Kb

Scarica Gratis

La dialettica In Aristotele la parola DIALETTICA ha significato diverso rispetto a Platone : per Platone era un sinonimo di filosofia , per Aristotele significa “ragionamento che implica una dimostrazione con gli altri” . Posso s? dedurre ed indurre da solo , ma la dialettica implica un rapporto con gli altri : ? quel ragionamento che parte non da ci? che ? vero perch? colto col sillogismo ed il ragionamento scientifico , ma da punti di partenza (premesse) prese per buone nel contesto in cui si parla : Aristotele dice “le premesse usate dai pi? o dagli esperti o dalla maggioranza degli esperti ” : non ? una verit? assoluta , ma un modo per cominciare la discussione di una tematica . E’ interessante notare che Aristotele abbia inventato il sillogismo ma che l’abbia usato davvero poco : usa di pi? gli argomenti dialettici : prende dei punti condivisi da molti e li discute : quando si cimenta nella ricerca delle quattro cause , parte dai punti di vista dei presocratici (coloro che vissero prima di Socrate ) .Agli occhi di Aristotele la conoscenza ? una sorta di processo collettivo nel quale si trovano coinvolti gli uomini del passato e del presente . Quindi partiva dalle premesse dei suoi predecessori e ci ragionava sopra discutendo se potevano essere accettate o no . Aristotele crede di partire dai PHAINOMENA (”fenomeni” , ci? che appare all’esperienza) : questo conferma il fatto che Aristotele sia un empirista : per lui la mente ? una “tabula rasa” da riempire con le esperienze . Comunque fanno parte dei “phainomena” non solo le esperienze , ma anche le opinioni altrui : Aristotele anche quando studia gli organismi riproduttivi , non si serve solo delle esperienze personali , ma anche dei pareri degli antichi . Lo studia comincia ad essere mescolanza di esperienze personali e ragionamenti con il libro : ? proprio con Aristotele che il libro diventa strumento di sapere : ci fornisce quel materiale di elaborazione degli altri , ci? che ? stato scritto . Ma se per conoscere si usano queste tecniche , il sillogismo che valore ha ? Il meccanismo per scoprire la verit? ? la dialettica , quello per stabilire i nessi delle realt? ? il sillogismo , che ci fornisce il dioti . ()
(more…)

Aristotele: l’anima e il vivente

Materia: Filosofia
Dimensione: 8.21 Kb

Scarica Gratis

L’anima e il vivente Vediamo ora il pensiero di Aristotele a riguardo del vivente e dell’anima : Aristotele ha scritto parecchi libri a riguardo : “Historia animalium” , “De partibus animalium” , “De generatione animalium” , “Parva naturalia” , “De motu animalium” … Le opere biologiche sono importanti perch? i concetti fondamentali della metafisica derivano da qui in Aristotele . Il concetto di movimento , per esempio , ? particolarmente evidente nel mondo naturale . La riproduzione degli animali deve avergli dato lo spunto per formulare la teoria della privazione forma , acquisizione forma , sostrato … Le realt? viventi sono realt? fisiche e quindi dotate di materia e forma : nella fattispecie la materia e la forma di cui ? composto un sinolo vivente sono quelle che comunemente chiamiamo anima e corpo . L’anima non ? una realt? fisica ultima : ? fatta di materia e forma . Sono dotati di anima gli uomini , gli animali e le piante . L’anima ? la forma particolare che hanno gli esseri viventi . Questo significa che non c’? una differenza qualitativa radicale tra le cose inorganiche e gli esseri viventi , c’? solo una differenza quantitativa : l’anima non ? altro che un tipo di forma particolarmente complesso . Facciamo un esempio : anche gli elementi hanno forma : la forma della terra ? l’essere fredda e secca . Se metto insieme alcuni o tutti e 4 gli elementi ottengo una realt? complessa . Significa aggiungere sempre aspetti formali nuovi : la terra ha solo quei 2 aspetti formali , se mescolo con alcuni dei 4 elementi ottengo una realt? complessa e composta : ottengo un tessuto ; se aggrego tessuti diversi posso ottenere un organo . Allora significa aggiungere sempre aspetti formali nuovi . Se prendo un po’ di muscolo , un po’ di tessuto tendineo ed un po’ di tessuto osseo ottengo per esempio una mano : non ? la stessa cosa che i tessuti di cui ? fatta : c’? un elemento formale in pi? . C’? una differenza : a livello di elemento l’aspetto formale di quelli che abbiamo detto ; a livello di tessuti etc. l’elemento formale che si aggiunge ? il modo in cui sono combinati : i tessuti da Aristotele vengono chiamati parti OMEOMERE , cio? sono parti che quando vengono divise sono costituite della stessa materia : se divido un muscolo in 2 parti , ottengo 2 parti di muscolo . Significa “parti simili” . Se invece ho una mano , che ? la combinazione di tessuti ed ? un ORGANO , essa si chiama parte non omeomere , non simili tra loro : se divido una mano , non ottengo 2 mani , bens? pi? tessuti differenti . Se metto insieme diversi organi ottengo un SISTEMA (ad esempio il sistema nervoso , o quello respiratorio) e se invece unisco tutti i sistemi ottengo un ORGANISMO complesso . Aristotele dice che l’anima ? ” l’atto puro di un corpo che ha la vita in potenza ” : in un corpo costituito da tessuti , organi e sistemi , l’anima ? la forma di quel corpo l? , non di un corpo qualsiasi , ad esempio un libro che non ha la struttura adatta per avere un’anima . Tutte le cose hanno una forma , ma solo le cose strutturate in maniera complessa (complessa = capace di svolgere tante funzioni diverse ; una penna non pu? fare che cadere ; un corpo vivente , una pianta , svolge diverse funzioni) hanno un’anima ; questo consente ad Aristotele di negare la reincarnazione dell’anima , che invece sosteneva Platone : la trasmigrazione presupponeva che ogni anima potesse starsene da sola ; e poi non pu? andare da qualsiasi parte l’anima : per Platone l’anima poteva finire in un corpo femminile , nel corpo di un animale … Questo per Aristotele ? impossibile perch? un’anima ? strettamente connessa ad un corpo : la forma vale solo per un corpo . Per Platone anima e corpo sono due cose distinte , una abita nell’altra : per Aristotele l’anima non ? una sostanza , ? una forma : la sostanza ? solo il sinolo materia-forma . Di conseguenza viene negat ()
(more…)

Aristotele: la conoscenza

Materia: Filosofia
Dimensione: 8.38 Kb

Scarica Gratis

La conoscenza Nella “Metafisica” Aristotele argomenta che l’uomo per sua inclinazione naturale aspira alla conoscenza e traccia dunque una scala gerarchica della conoscenza (un p? come aveva fatto Platone ) : man mano che si sale ogni gradino ? caratterizzato da un approfondimento rispetto al precedente . Al gradino pi? basso troviamo 1)la SENSAZIONE : ricordiamoci che Aristotele ha della conoscenza una concezione empiristica : la mente umana prima delle sensazioni ? una “tabula rasa” (una tavola incerata schiacciata e rinnovata) : prima dell’esperienza sensuale non c’? nulla (a differenza di quanto diceva Platone , che era un innatista) ; in Aristotele c’? un rifiuto radicale della concezione innatistica : la conoscenza ci deriva interamente dall’esperienza sensuale.Per Platone l’esperienza sensuale c’era , ma era una concausa : era infatti semplicemente un modo per realizzare la reminescenza . L’opposizione Platone - Aristotele ? davvero forte : ancora oggi c’? chi ? innatista (e sostiene che nasciamo gi? con alcune cose nella testa) e chi ? empirista (ed ? del parere che la nostra mente ? una tabula rasa).In realt? la filosofia successiva non sar? nient’altro che una variante di posizioni aristoteliche o platoniche . E’ come se questi due grandi filosofi avessero tracciato i due modelli per filosofare .Le sensazioni sono quelle che l’uomo ha in comune con gli animali : per Aristotele ci sono due tipi diversi di anime : un tipo , pi? complesso , ed un altro , pi? semplice. L’anima dei vegetali , per esempio , non prova sensazioni , mentre quella dell’uomo e dell’animale prova sensazioni : ? proprio il poter provare sensazioni che funge da punto di partenza per la conoscenza. Aristotele attribuisce grande importanza all’udito (organo con cui si possono ascoltare i discorsi : malgrado Aristotele sia pi? “libresco” di Platone , in lui non troveremo mai una polemica contro gli scritti : anzi , l’idea che per studiare ci si debba servire di libri ? tipicamente aristotelica ) e questo significa che ai suoi tempi l’oralit? era ancora importantissima . Per? per Aristotele l’organo di gran lunga pi? importante era la vista perch? pi? di ogni altro consente di distinguere gli oggetti : non a caso conoscere significa proprio distinguere , definire : ad un livello empirico la prima separazione ? la distinzione degli oggetti sensibili . Per? il grosso limite della sensazione ? che fa cogliere solo il fatto , il che (in greco l’”oti”) e non il perch? (il “dioti”) : per arrivare al perch? bisogna seguire un lungo percorso .2) Al secondo gradino Aristotele mette la MEMORIA : l’intelligenza si pu? sviluppare se accanto alla sensazione c’? la memoria : gli animali non riescono a conservare la singola esperienza e cos? non hanno intelligenza . La memoria consiste proprio nel conservare le singole esperienze , nel ricordare le sensazioni . 3) Al terzo gradino Aristotele pone l’ESPERIENZA : essa non ? la singola sensazione , bens? l’accumularsi di sensazioni grazie alla memoria : questa ? l’esperienza : mettendo insieme una serie di casi singoli si riesce ad arrivare ad una prima forma di generalizzazione . Se si ha avuto a che fare con malattie e cure , si avr? una generalizzazione e si sapr? come agire nel caso si ripresentino : mi sono accorto che una medicina giova ad una determinata persona , poi ad un’altra e poi ad un’altra ancora tutti accomunati dalla stessa malattia , anche somministrandola ad un’altra persona otterr? gli stessi risultati . Chi ha esperienza medica e ha visto che certe medicine hanno giovato a pi? persone con una stessa malattia ? arrivato a dire che a chi ha tale malattia va somministrata tale medicina : questa per? non ? ancora la ()
(more…)

Aristotele: ildio

Materia: Filosofia
Dimensione: 7.2 Kb

Scarica Gratis

Il dio Abbiamo gi? detto che Aristotele aveva risposto alla domanda “che cosa esiste” dicendo “intanto esistono indubbiamente le cose fisiche che vediamo intorno a noi” : ora arriva a dimostrare l’esistenza di una realt? immateriale . Il movimento dei cieli abbiamo detto che ? eterno (proprio perch? il cielo ? eterno) : se il movimento ? eterno , allora il motore ? dotato di pura attualit? ed ? privo di potenza : essa infatti implica che una cosa possa accadere , ma anche che possa non accadere . Un qualcosa fatto di potenza e atto ? destinato a fermarsi prima o poi . Il motore immobile (la divinit?) ? quindi atto allo stato puro . Ma sappiamo che l’atto si identifica con la forma e la potenza si identifica con la materia : di conseguenza la divinit? ? forma allo stato puro : non ? un sinolo di materia e forma . Abbiamo detto che nella concatenazione dei motori bisogna per forza arrivare ad un qualcosa che muova senza essere mosso senn? si andrebbe avanti nella ricerca all’infinito . A questo punto quindi Aristotele introduce la divinit? . Questo motore deve poi essere eterno perch? deve giustificare il movimento eterno delle sfere celesti . La divinit? ? l’unica realt? immateriale che Aristotele individui . Abbiamo gi? detto che la divinit? ? l’oggetto principale della filosofia prima , che ha le istanze di ontologia e di teologia . Ma se la divinit? ? una realt? immateriale , come fa a muovere , visto che il movimento avviene per contatto ? Aristotele risponde che la divinit? muove il cielo delle stelle fisse non come causa efficiente , bens? come causa finale : se fosse causa efficiente , la divinit? dovrebbe effettivamente agire sul mondo spostandolo . Ma questo ? impossibile perch? ? una realt? immateriale . Ma c’? anche un’altra motivazione , altrettanto importante : la divinit? proprio perch? ? una realt? suprema non pu? “interessarsi” e quindi agire effettivamente sul mondo : la divinit? non fa nulla direttamente sul mondo , non ha una volont? d’azione sul mondo . Ha un’attivit? tutta sua e particolare che si svolge interamente dentro di lui . Agire sul mondo significherebbe autodiminuirsi : una realt? superiore quale la divinit? che si occupa di una realt? inferiore quale ? il nostro mondo sarebbe un controsenso , una forma di autodiminuzione della divinit? stessa . Sarebbe un’ imperfezione della divinit? . La divinit? agisce sul mondo come “oggetto di amore e desiderio” : come la cosa amata attrae chi la ama , cos? la divinit? attrae il mondo . Quando una cosa attrae qualcuno non si pu? propriamente dire che la cosa agisca su questo qualcuno , anche se in un certo senso ? causa (finale) del movimento : ? per quella cosa che quel qualcuno muove . Cos? la divinit? ? causa del movimento dei cieli e quindi indirettamente dell’intero universo (ricordiamoci che la ciclicit? del movimento dei cieli ? poi causa della ciclicit? delle stagioni che a sua volta influisce sulla ciclicit? particolare del mondo sublunare : la riproduzione che rende le specie eterne) . La divinit? diventa quindi la causa (finale) del movimento dell’intero universo , quindi la si pu? chiamare motore immobile o causa incausata . La divinit? non produce l’universo dal nulla , come fa invece nella tradizione ebraico-cristiana , n? lo plasma , come faceva invece il demiurgo platonico : lo mette semplicemente in moto . Non ha quindi nessun rapporto causale con l’esistenza del mondo , ma ha solo rapporto causale (finale) con il movimento del mondo . Cosa vuol dire che la divinit? attrae il mondo ? Non bisogna pensare che sia come un cane che sente il cibo e gli si avvicina , perch? cos? non quadrerebbero alcune cose : l’universo si sposterebbe , e per andare dove ? La divinit? ? priva di materia e quindi non sta in nessun luogo , dato che ? puramente formale . Bisogna quindi rettificare che il primo mobile cerca di avvicinarsi alla divinit? nel senso che cerca di imitarla . L’avvicinarsi del mondo alla divinit? va visto come un tentativo del mondo di as ()
(more…)

Aristotele: il cosmo

Materia: Filosofia
Dimensione: 11.16 Kb

Scarica Gratis

Il cosmo Addentriamoci ora nella cosmologia aristotelica : di che cosa ? fatto il mondo ? In ultima istanza sar? fatto di forma e materia , come tutto il resto : ma sono concetti puramente teoretici e relativi : non esiste mai (o quasi) materia senza forma o forma senza materia . Aristotele riprende Empedocle ed individua 4 sinoli elementari : acqua , terra , cielo , fuoco . Ciascuno di questi sinoli ? caratterizzato dal possedere due delle quattro qualit? base : secco e umido , caldo e freddo . La terra per esempio ? fredda e secca , il fuoco ? caldo e secco e cos? via . Ma dove sarebbero questi sinoli elementari ? Prendiamo un qualsiasi elemento di questo mondo : ad esempio un uomo : la materia sono i suoi organi , la forma ? il modo in cui sono stati strutturati ; prendiamo ora il suo cuore : anch’esso ? un sinolo di materia e forma : la materia ? il tessuto , la forma ? quella del cuore . Ora prendiamo il tessuto : anche lui ? sinolo di materia e forma : la materia sono i quattro elementi , la forma ? la proporzione in cui sono stati mescolati . Prendiamo ora l’acqua (uno dei 4 elementi) : quale ? la materia e quale ? la forma ? Qui la separazione pu? essere solo concettuale : si pu? dire che essa ? fatta di materia prima (prote ule) : abbiamo gi? detto che per? in realt? il sinolo materia forma ? inscindibile . Oltre alla materia prima troviamo anche due coppie di realt? : il caldo e il freddo ; il secco e l’umido : combinando queste 4 coppie si potrebbero teoricamente ottenere 6 cose , ma in realt? se combino il caldo con il freddo e il secco con l’umido non mi ricavo niente : cos? sono solo 4 le coppie combinabili . Ogni accoppiamento caratterizza ciascuno dei 4 elementi : abbiamo gi? detto che la terra ? caratterizzata dall’essere fredda e secca . I 4 elementi sono la base dalla cui aggregazione e disgregazione deriva tutto il resto : sembra uguale ad Empedocle , ma in realt? non ? cos? : per Aristotele , infatti , non sono le parti ultime della realt? (che invece sono le coppie caldo-freddo e secco-umido) : di conseguenza gli elementi possono trasformarsi gli uni negli altri , ad esempio tramite processi di evaporazione o di congelamento : mediante questi processi si possono spiegare , tra l’altro , i fenomeni metereologici . Ogni elemento pu? trasformarsi immediatamente in quello con cui ha una caratteristica in comune acquisendo l’altra . Per esempio la terra ha in comune con il fuoco il fatto di essere secca , per? lei ? fredda mentre il fuoco ? calda : acquisendo il calore diventa fuoco . Gli elementi hanno poi un’altra caratteristica : il peso . Due elementi sono leggeri (fuoco,aria) , due pesanti (acqua,terra) . Il PESO per Aristotele ? la tendenza ad andare verso il centro della terra (che per lui ? pure centro dell’universo) : il basso in generale ? il centro della terra . Noi pensiamo che il centro della luna sia sulla luna , Aristotele invece pensa che sia sulla terra . Per lui alto e basso hanno valore assoluto : il basso ? il centro della terra . Tutti i corpi tendono o a scendere o a salire : sono i movimenti naturali . Ogni elemento si muove per propria natura in una direzione determinata dal suo peso : ciascuno di essi ha dunque un proprio LUOGO NATURALE , al quale tende . Quindi il luogo naturale di ogni elemento corrisponde al suo peso : in ordine di peso stanno cos? : 1)terra 2)acqua 3)aria 4)fuoco . Da notare che il finalismo vale perfino per le realt? pi? elementari : se il fine del cavallo ? essere cavallo , quale ? il fine della terra (uno a caso dei 4 elementi) ? Il suo fine ? comportarsi come le compete , stare cio? verso Terra . Il finalismo dei 4 elementi ? tendere ciascuno al proprio luogo naturale . Facciamo un esempio : prendiamo un libro ; esso ? fatto di terra (di materia , insomma) : se lo mettiamo per terra non si muove perch? ? nel suo luogo naturale . Se lo alziamo e l ()
(more…)

Aristotele: la conoscenza del cittadino

Materia: Filosofia
Dimensione: 5.19 Kb

Scarica Gratis

La conoscenza del cittadino Per noi moderni il non fare niente ? un concetto negativo prima che sul piano morale-assiologico , su quello ontologico : nel non far niente vi ? la mancanza di qualcosa . Per i Greci e per i Latini era diverso : la “schol?” era quella parte dell’esistenza in cui ci si dedicava all’attivit? studiosa . E’ interessante come Aristotele insista su questa forma di studio disinteressato e affermi ripetutamente che questa sia la pi? nobile delle vite . Questo ? dovuto a due fattori : 1) la mentalit? greca generale (come quella Latina) era propensa ad esaltare l’ozio 2) tra Platone e Aristotele c’? una grande differenza : secondo Platone si deve arrivare alle conoscenze supreme , al mondo intelligibile ; per Aristotele le conoscenze sono sensibili e presenti su questo mondo . Quando delineano il modello di vita da seguire , Platone traccia il percorso volto al raggiungimento del bene in s? (si vede comunque nel mito della caverna che i filosofi devono ritornare sulla terra a governare : il punto di arrivo ? il re-filosofo) ; per Aristotele non ? cos? : riconosce il modello dell’uomo cittadino , ma l’uomo pi? elevato sar? lo studioso , colui che si dedica all’otium e non al negotium : come mai ? Ricordiamoci che Aristotele vive dopo Platone , in un’epoca in cui la polis ? in crisi (per Platone e Socrate era scontato che l’uomo ed il cittadino fossero un tutt’uno ) : vi ? un progressivo scollamento da Socrate in poi tra uomo e cittadino , che un tempo erano indivisibili : Socrate aveva voluto morire , mentre Platone si era reso conto che la politica fosse ingiusta e aveva spostato la figura del politico nel mondo ideale : Sofocle in persona aveva notato questo progressivo scollamento uomo-cittadino . Per Aristotele non solo l’uomo pu? essere uomo senza essere necessariamente cittadino , ma anzi nella dimensione in cui non ? cittadino ? migliore : questa teoria avr? gran successo e prender? piede (pensiamo agli epicurei ed al loro motto “lathe biosas” , ” vivi di nascosto ” : l’uomo per essere felice deve vivere lontano dalla politica , in privato ).Quindi possiamo provare a tracciare una graduatoria del graduale staccamento uomo - cittadino : a) in Socrate c’? piena identificazione b) in Platone c’? s? identificazione , ma non in questo mondo (in quello delle idee) c) Aristotele apprezza la vita politica , ma non c’? pi? l’identificazione tra uomo e cittadino d) in Epicuro c’? un totale rifiuto della figura uomo-politico associata . Va poi ricordato che Aristotele era uno straniero e non poteva svolgere vita politica : ? quindi evidente che non si sentisse uomo-cittadino , ma tuttavia questo ? l’aspetto meno impartante che determin? lo scollamento aristotelico tra uomo e cittadino .Dalla fine del quinto secolo fino al terzo si arriva ad un rifiuto della politica : la filosofia nasce quando le civilt? si sviluppano e un gruppo sociale (i filosofi) pu? vivere senza lavorare . ()
(more…)

Aristotele: l’arte e la katarsi

Materia: Filosofia
Dimensione: 5.75 Kb

Scarica Gratis

L’arte e la katarsi Per Aristotele il concetto di poietica era molto legato a quello di tragedia : la poietica infatti la si pu? estendere a qualsiasi forma di creazione artistica : ? la conoscenza che genera qualcosa . A riguardo dell’opera d’arte e della tragedia erano gi? state formulate due importanti tesi : a) Gorgia , il cui giudizio era stato fortemente positivo : in assenza di un modello da imitare (per lui l’essere non esisteva e tutto era falso) , l’artista ? colui che crea nuovi mondi ed ? tanto pi? bravo tanto pi? riesce ad ingannare gli spettatori . b) Platone , il cui giudizio non era certo stato positivo : per lui l’arte e la tragedia erano copie di copie , vale a dire copie del mondo sensibile che a sua volta ? copia del mondo intellegibile . Si aggiungeva poi la crisi sul piano morale : l’arte fomenta e stimola la passioni inducendo i giovani (e non solo) ad avvicinarsi ad esse . Aristotele assume una nuova ed importantissima posizione : egli rivaluta l’arte (ed in particolare la tragedia) sia sotto il profilo ontologico sia sotto quello etico : sul iano ontologico Platone diceva che era imitazione di imitazione , Aristotele fa notare che la tragedia ha per lo pi? come argomento il mito , che racconta cose non vere : i personaggi sono dei “tipi umani” . La tragedia , dice Aristotele , descrive il verosimile : non ci dice cosa ha fatto quella determinata persona in quel frangente , ma cosa farebbe qualsiasi persona in quel caso . Ci presenta non il vero ma il verosimile : questo per Aristotele ? un elemento che conferisce un valore particolare : ricordiamoci che la vera scienza per Aristotele ? scienza dell’universale e non el particolare : la tragedia ha quindi una valenza conoscitiva ed ? molto migliore della storia : la storia infatti non mette mai di fronte all’universale , bens? racconta le gesta dei singoli : mi racconta casi particolari e non universali . La tragedia ha quindi una valenza filosofica perch? mi mette di fronte a casi universali.La tragedia ? imitazione in forma drammatica e non narrativa di un’azione seria e compiuta in s? attraverso una serie di avvenimenti che suscitano piet? e terrore : il suo contenuto ? un mito . Da qui in poi si rivaluter? completamente l’arte che Platone aveva disprezzato . Per dirla alla Platone , l’arte per Aristotele non imita il mondo sensibile , ma le idee stesse : imita infatti l’universale . Esaminiamo ora l’aspetto etico-morale dell’arte : come Platone , cos? anche Aristotele sostiene la metriopazia ( il controllo , la misura delle passioni) e non l’apazia (la privazione delle passioni ) : la valutazione della tragedia da parte di Aristotele ? antitetica rispetto a Platone anche sul piano etico : Platone diceva che stimolava alle passioni e che quindi andava abolita , Aristotele introduce la KATARSI artistica : (parola che deriva dalla medicina , suo padre era medico , e risente del suo interesse biologico : katarsi significa “purga” e pi? in generale “purificazione” : ? il meccanismo con cui ci si purifica dalle sostanze dannose ) : chiaramente ? una metafora . Ma che cosa intende Aristotele per purificazione ? Il passo in cui ci parla della katarsi ? molto breve (ricordiamoci che erano appunti) complesso e quindi ? difficile capire se intenda purificazione dAlle passioni o dElle passioni : Se fosse dAlle passioni , sembrerebbe che con la tragedia ci si libera dalle passioni , il che ? una contraddizione ; quindi Aristotele intendeva purificazione dElle passioni : nella tragedia infatti vengono messe in gioco passioni negative , spaventose : Platone le rifiutava totalmente perch? pensava che vedendole si stimolassero e ()
(more…)