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Materia: Storia
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Le abitazioni Alla fine del I sec. d.C. vivevano a Roma circa un milione e mezzo di abitanti che, a seconda dell’estrazione sociale, abitavano in luoghi diversi: le domus (case dei ricchi) e le insulae (le case dei poveri). In realt? fra una domus e un’insula c’era la stessa differenza che c’? tra una casa di Rue de Rivoli e di uno dei grandi boulevards parigini e i cottages della Costa Smeralda, cio? non era gran che. La differenza sostanzialmente era che, mentre le domus si sviluppavano orizzontalmente, le insulae si sviluppavano verticalmente, su pi? piani. Il numero delle domus si aggirava sulle 1.800, le insulae invece erano circa 46.000, per un rapporto 1 a 26. Le insulae erano in legno e inizialmente si sviluppavano su 2-3 piani, ma alcune raggiungevano anche i 6 piani! Anche il pianterreno di alcune insulae era considerato una domus. Nella maggior parte delle insulae, per?, il pian terreno era suddiviso in tante tabernae. Nelle insulae la comodit? dipendeva dall’altezza: in una casa ad un piano alto non arrivava n? la fognatura, n? l’acqua. Per quanto riguarda le fogne, si rimediava gettando i propri bisogni dalla finestra. L’altezza delle insulae poteva raggiungere anche i 31 metri, nonostante la legge che la limitavano a 21. Ogni insula era suddivisa in vari cenaculae, l’equivalente dei nostri appartamenti. Non vi erano al loro interno differenze tra le varie stanze. Le domus ricordano i nostri villini. Erano composte da un locale di portineria (ostarii cella), una bottega (taberna), un vasto locale con apertura rettangolare (atrium), delle ali laterali (alae), un salotto (tablinium), una sala da pranzo (triclinium), un giardino interno (perystilium) e una cucina (culina). A volte, al piano superiore si trovavano le stanze da letto (cubicula). Le domus non si affacciavano sulla strada: i muri adiacenti alle strade erano muri senza finestre. Talvolta all’entrata c’era la scritta “Cave canem”, ovvero “Attenti al cane”. ()
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