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	<title>StudentMile</title>
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	<description>Il sito per gli studenti. Appunti e tesine.</description>
	<pubDate>Fri, 23 May 2008 18:05:44 +0000</pubDate>
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		<title>Dativo e accusativo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 18:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
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 Non Ã¨ sempre facile decidere se in un determinato contesto una preposizione Ã¨ usata con il dativo o col accusativo. Anche la distinzione &#8220;verbo di moto&#8221; - &#8220;verbo di stato&#8221; non Ã¨ sempre di aiuto. Qui alcune regole e spiegazioni per capire meglio il problema e per non sbagliare [...]]]></description>
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<p><center><a href="http://studentmile.net/wp-go.php?url=http://download.studentmile.net/files/datiaccuse33.zip">Scarica Gratis</a></center></p>
<p> Non Ã¨ sempre facile decidere se in un determinato contesto una preposizione Ã¨ usata con il dativo o col accusativo. Anche la distinzione &#8220;verbo di moto&#8221; - &#8220;verbo di stato&#8221; non Ã¨ sempre di aiuto. Qui alcune regole e spiegazioni per capire meglio il problema e per non sbagliare piÃ¹.   Cominciamo con due esempi che sicuramente non vi creano problemi.   Er fÃ¤hrt ins Ausland. (in + accusativo)   Er ist im Ausland. (in + dativo)   Non Ã¨ cosÃ¬ difficile capire la differenza tra questi due casi. Di solito si spiega cosÃ¬: fahren Ã¨ un verbo di moto e quindi bisogna usare la preposizione con l&#8217;accusativo, sein invece Ã¨ un verbo di stato e quindi bisogna usare la preposizione con il dativo.    Prendiamo un altro esempio:  Er fÃ¤hrt zum Kino. (zu + dativo)   Anche questo caso Ã¨ ancora relativamente facile da spiegare. La preposizione zu regge sempre il dativo e quindi la differenza tra stato e moto non determina piÃ¹ il caso. Ma questo esempio dimostra che il caso non dipende solo dal verbo (stato/moto), ma anche dalla preposizione!  Infatti solo le preposizioni  in, an, auf, unter, Ã¼ber, neben, zwischen, vor, hinter   possono reggere o dativo o accusativo.    Andiamo avanti:  Er fÃ¤hrt auf den Parkplatz. (auf + accusativo)   Er fÃ¤hrt auf der Autobahn. (auf + dativo)   Qui le cose si complicano: come si spiega il secondo esempio? Un verbo di moto (fahren) con la preposizione auf non dovrebbe reggere l&#8217;accusativo?? No! PerchÃ© la regola &#8220;verbo di moto con preposizione (in, an, auf, unter, Ã¼ber, neben, zwischen, vor, hinter) regge l&#8217;accusativo&#8221; Ã¨ troppo semplificata e puÃ² causare errori! Un caso analogo Ã¨:  Er geht in den Park. (in + accusativo)   Er geht im Park spazieren. (in + dativo)   In realtÃ  si mette l&#8217;accusativo solo per la destinazione del movimento e non per il luogo dove si svolge il movimento (spero di essermi spiegato).  Er fÃ¤hrt auf der Autobahn in die Schweiz.   In questo caso in die Schweiz Ã¨ la destinazione del movimento (=accusativo), auf der Autobahn Ã¨ il luogo dove si svolge il movimento (=dativo). Alles klar?  In molti altri casi in cui un verbo ha una preposizione non ha invece nessun senso parlare di moto a luogo o stato in luogo.  Er denkt an die Zukunft   Ich nehme an der Konferenz teil.   Er ist in sie verliebt.   In quest&#8217;ultimo caso l&#8217;unico modo per sapere se la preposizione regge l&#8217;accusativo o il dativo Ã¨ (purtroppo): imparare a memoria. ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/05/23/dativo-e-accusativo/#more-1762" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Il doppio infinito</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 17:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
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<p><center><a href="http://studentmile.net/wp-go.php?url=http://download.studentmile.net/files/dopinfinitoe23.zip">Scarica Gratis</a></center></p>
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		<title>Verbi modali</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 16:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
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 I verbi modali di cui si parla in questo intervento sono:  kÃ¶nnen   dÃ¼rfen   mÃ¼ssen   sollen   wollen   La coniugazione dei verbi modali Ã¨ diversa da quella degli altri verbi, ma non dovrebbe rappresentare un problema particolare, i problemi che [...]]]></description>
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<p><center><a href="http://studentmile.net/wp-go.php?url=http://download.studentmile.net/files/verbimodalit55.zip">Scarica Gratis</a></center></p>
<p> I verbi modali di cui si parla in questo intervento sono:  kÃ¶nnen   dÃ¼rfen   mÃ¼ssen   sollen   wollen   La coniugazione dei verbi modali Ã¨ diversa da quella degli altri verbi, ma non dovrebbe rappresentare un problema particolare, i problemi che si pongono piÃ¹ frequentemente riguardano il significato e l&#8217;uso dei verbi modali. Purtroppo anche le varie grammatiche che si trovano in commercio non sono sempre molto chiare a proposito. Di seguito vi do degli esempi per i vari significati, state particolarmente attenti ai significati evidenziati in blu!  Il significato dei verbi modali (1a parte)    In questa prima parte trattiamo i verbi modali con il loro significato &#8220;normale&#8221;&#8230;    1. Ich muss es machen. = Devo farlo.  (Ã¨ assolutamente necessario, Ã¨ obbligatorio, Ã¨ indispensabile)    2. Ich muss es nicht machen. = Non devo farlo.  (non Ã¨ necessario, Ã¨ facoltativo)    3. Ich darf es machen. = Posso farlo.  (Ã¨ permesso)    4. Ich darf es nicht machen. = Non posso farlo. / Non devo farlo.   (Ã¨ vietato, non posso / non devo assolutamente)    5. Ich kann es machen. = Posso farlo.  (sono in grado di farlo, so farlo, mi Ã¨ possibile farlo)    6. Ich kann es nicht machen. = Non posso farlo.  (non sono in grado, non so farlo, mi Ã¨ impossibile farlo)    7. Ich soll es machen. = Devo farlo.  (mi Ã¨ stato detto / consigliato di farlo, ma non Ã¨ / non lo ritengo obbligo, conviene farlo)    8. Ich soll es nicht machen. = Non devo farlo.  (mi Ã¨ stato detto / consigliato di non farlo, non conviene farlo)    9. Ich will es machen. = Voglio farlo.  (sono molto deciso)    Attenzione!  State particolarmente attenti a non confondere i significati di:    Devo farlo (Ã¨ necessario / obbligatorio) = Ich muss es machen.  Devo farlo (mi Ã¨ stato consigliato) = Ich soll es machen.    Non devo farlo (Ã¨ vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen.  Non devo farlo (non Ã¨ necessario) = Ich muss es nicht machen.  Non devo farlo (mi Ã¨ stato consigliato di non farlo) = Ich soll es nicht machen.    Posso farlo (sono in grado / capace / so farlo) = Ich kann es machen.  Posso farlo (Ã¨ permesso) = Ich darf es machen.    Non posso farlo (Ã¨ vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen.  Non posso farlo (non sono in grado / non so farlo) = Ich kann es nicht machen.    Il significato dei verbi modali (2a parte)    Ma i verbi modali sono usati molto spesso anche in un altro modo (sia in italiano che in tedesco), cioÃ¨ per esprimere delle supposizioni&#8230;    1. Es muss so sein. Deve essere cosÃ¬.  (Ã¨ praticamente sicuro, non c&#8217;Ã¨ altra possibilitÃ )    2. Es mÃ¼sste so sein. Dovrebbe essere cosÃ¬.  (Ã¨ quasi sicuro, Ã¨ molto probabile che sia cosÃ¬)    3. Es dÃ¼rfte so sein. Dovrebbe essere cosÃ¬.  (Ã¨ probabile che sia cosÃ¬)    4. Es kÃ¶nnte so sein. Potrebbe essere cosÃ¬.  (Ã¨ possibile che sia cosÃ¬)    5. Es soll so sein. Deve essere cosÃ¬.  (si dice che Ã¨ cosÃ¬ / si consiglia che sia cosÃ¬)    6. Es sollte so sein. Dovrebbe essere cosÃ¬.  (sarebbe giusto / corretto / opportuno che fosse cosÃ¬)    7. Er will so sein. Vuole essere cosÃ¬.  (dice di essere cosÃ¬, ma non Ã¨ cosÃ¬ / ma non ci credo)    Attenzione : Il significato delle frasi 2 e 3 Ã¨ praticamente lo stesso. ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/05/23/verbi-modali/#more-1764" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Verbi che reggono il nominativo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 14:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
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 I verbi modali di cui si parla in questo intervento sono:  kÃ¶nnen   dÃ¼rfen   mÃ¼ssen   sollen   wollen   La coniugazione dei verbi modali Ã¨ diversa da quella degli altri verbi, ma non dovrebbe rappresentare un problema particolare, i problemi che [...]]]></description>
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<p><center><a href="http://studentmile.net/wp-go.php?url=http://download.studentmile.net/files/verbimodalit55.zip">Scarica Gratis</a></center></p>
<p> I verbi modali di cui si parla in questo intervento sono:  kÃ¶nnen   dÃ¼rfen   mÃ¼ssen   sollen   wollen   La coniugazione dei verbi modali Ã¨ diversa da quella degli altri verbi, ma non dovrebbe rappresentare un problema particolare, i problemi che si pongono piÃ¹ frequentemente riguardano il significato e l&#8217;uso dei verbi modali. Purtroppo anche le varie grammatiche che si trovano in commercio non sono sempre molto chiare a proposito. Di seguito vi do degli esempi per i vari significati, state particolarmente attenti ai significati evidenziati in blu!  Il significato dei verbi modali (1a parte)    In questa prima parte trattiamo i verbi modali con il loro significato &#8220;normale&#8221;&#8230;    1. Ich muss es machen. = Devo farlo.  (Ã¨ assolutamente necessario, Ã¨ obbligatorio, Ã¨ indispensabile)    2. Ich muss es nicht machen. = Non devo farlo.  (non Ã¨ necessario, Ã¨ facoltativo)    3. Ich darf es machen. = Posso farlo.  (Ã¨ permesso)    4. Ich darf es nicht machen. = Non posso farlo. / Non devo farlo.   (Ã¨ vietato, non posso / non devo assolutamente)    5. Ich kann es machen. = Posso farlo.  (sono in grado di farlo, so farlo, mi Ã¨ possibile farlo)    6. Ich kann es nicht machen. = Non posso farlo.  (non sono in grado, non so farlo, mi Ã¨ impossibile farlo)    7. Ich soll es machen. = Devo farlo.  (mi Ã¨ stato detto / consigliato di farlo, ma non Ã¨ / non lo ritengo obbligo, conviene farlo)    8. Ich soll es nicht machen. = Non devo farlo.  (mi Ã¨ stato detto / consigliato di non farlo, non conviene farlo)    9. Ich will es machen. = Voglio farlo.  (sono molto deciso)    Attenzione!  State particolarmente attenti a non confondere i significati di:    Devo farlo (Ã¨ necessario / obbligatorio) = Ich muss es machen.  Devo farlo (mi Ã¨ stato consigliato) = Ich soll es machen.    Non devo farlo (Ã¨ vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen.  Non devo farlo (non Ã¨ necessario) = Ich muss es nicht machen.  Non devo farlo (mi Ã¨ stato consigliato di non farlo) = Ich soll es nicht machen.    Posso farlo (sono in grado / capace / so farlo) = Ich kann es machen.  Posso farlo (Ã¨ permesso) = Ich darf es machen.    Non posso farlo (Ã¨ vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen.  Non posso farlo (non sono in grado / non so farlo) = Ich kann es nicht machen.    Il significato dei verbi modali (2a parte)    Ma i verbi modali sono usati molto spesso anche in un altro modo (sia in italiano che in tedesco), cioÃ¨ per esprimere delle supposizioni&#8230;    1. Es muss so sein. Deve essere cosÃ¬.  (Ã¨ praticamente sicuro, non c&#8217;Ã¨ altra possibilitÃ )    2. Es mÃ¼sste so sein. Dovrebbe essere cosÃ¬.  (Ã¨ quasi sicuro, Ã¨ molto probabile che sia cosÃ¬)    3. Es dÃ¼rfte so sein. Dovrebbe essere cosÃ¬.  (Ã¨ probabile che sia cosÃ¬)    4. Es kÃ¶nnte so sein. Potrebbe essere cosÃ¬.  (Ã¨ possibile che sia cosÃ¬)    5. Es soll so sein. Deve essere cosÃ¬.  (si dice che Ã¨ cosÃ¬ / si consiglia che sia cosÃ¬)    6. Es sollte so sein. Dovrebbe essere cosÃ¬.  (sarebbe giusto / corretto / opportuno che fosse cosÃ¬)    7. Er will so sein. Vuole essere cosÃ¬.  (dice di essere cosÃ¬, ma non Ã¨ cosÃ¬ / ma non ci credo)    Attenzione : Il significato delle frasi 2 e 3 Ã¨ praticamente lo stesso. ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/05/23/verbi-che-reggono-il-nominativo/#more-1763" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>CPU</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:04:58 +0000</pubDate>
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 CPU    L&#8217;unitÃ  centrale di elaborazione puÃ² essere realizzata con un solo circuito integrato o con piÃ¹ integrati collegati. Oltre a svolgere operazioni aritmetiche e logiche, temporizza e controlla le operazioni di tutti gli altri elementi del sistema. Le tecniche di miniaturizzazione e integrazione hanno reso possibile [...]]]></description>
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<p> CPU    L&#8217;unitÃ  centrale di elaborazione puÃ² essere realizzata con un solo circuito integrato o con piÃ¹ integrati collegati. Oltre a svolgere operazioni aritmetiche e logiche, temporizza e controlla le operazioni di tutti gli altri elementi del sistema. Le tecniche di miniaturizzazione e integrazione hanno reso possibile lo sviluppo della CPU su un chip singolo, o in altre parole del microprocessore, che contiene anche circuiti ausiliari e memoria. L&#8217;introduzione del microprocessore, presente ormai nella maggior parte dei personal computer, ha permesso una riduzione della circuiteria di supporto e delle dimensioni complessive del computer.  In generale una CPU (o un microprocessore) Ã¨ composta da quattro sezioni: 1) un&#8217;unitÃ  aritmetico/logica (ALU, Arithmetic/Logic Unit); 2) alcuni registri; 3) una sezione di controllo; 4) un bus interno. L&#8217;ALU, sede delle capacitÃ  di calcolo, svolge operazioni aritmetiche e logiche. I registri sono spazi di memoria temporanei che conservano i dati e gli indirizzi delle istruzioni, i risultati delle operazioni e le locazioni in cui queste informazioni vanno archiviate. La sezione di controllo svolge tre funzioni principali: temporizza e regola le operazioni dell&#8217;intero sistema; per mezzo di un decodificatore di istruzioni legge le relative combinazioni in un apposito registro, le riconosce e produce le azioni necessarie per la loro esecuzione; infine, mediante l&#8217;unitÃ  di interrupt (interruzione) stabilisce l&#8217;ordine in cui i diversi dispositivi del sistema possono utilizzare le risorse della CPU e regola gli intervalli di tempo di lavoro che la CPU stessa deve destinare a ciascuna operazione. L&#8217;ultimo elemento strutturale di una CPU o di un microprocessore Ã¨ il bus interno, una rete di linee di comunicazione che collegano le diverse parti del processore tra loro e ai terminali esterni. Una CPU ha tre diversi tipi di bus: 1) un bus di controllo, costituito da linee che ricevono segnali dall&#8217;esterno e da altre che trasportano all&#8217;esterno i segnali di controllo prodotti dalla CPU; 2) il bus degli indirizzi, unidirezionale, che trasporta i segnali per la selezione delle locazioni di memoria; 3) il bus dei dati, bidirezionale, che porta alla CPU i dati letti in memoria e alla memoria i nuovi dati. ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/04/02/cpu/#more-1602" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Apple II e Macintosh</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apple]]></category>

		<category><![CDATA[Macintosh]]></category>

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 Apple II e Macintosh       Apple II era un elaboratore in grado di gestire grafica a colori, con tastiera e alimentatore propri e otto slot per le periferiche, che offriva all&#8217;utente ampie possibilitÃ  di accrescere le potenzialitÃ  della macchina con dispositivi e software acquisibili [...]]]></description>
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<p><center><a href="http://studentmile.net/wp-go.php?url=http://download.studentmile.net/files/applemac854.zip">Scarica Gratis</a></center></p>
<p> Apple II e Macintosh       Apple II era un elaboratore in grado di gestire grafica a colori, con tastiera e alimentatore propri e otto slot per le periferiche, che offriva all&#8217;utente ampie possibilitÃ  di accrescere le potenzialitÃ  della macchina con dispositivi e software acquisibili in tempi successivi. Nel 1978 la Apple si trasferÃ¬ nella sede di Cupertino e due anni dopo divenne una societÃ  per azioni. Il prodotto successivo, Apple III, fu perÃ² quasi un fallimento, a causa di problemi di hardware e di un prezzo di vendita troppo elevato. Nel 1982, comunque, grazie all&#8217;enorme successo avuto da Apple II, la societÃ  era diventata il primo produttore di personal computer, con un fatturato annuo di circa un miliardo di dollari. Nel gennaio 1983 la societÃ  introdusse Lisa, un personal computer progettato per il mondo degli affari, dotato di un mouse per selezionare i comandi e controllare il cursore sul video. A Lisa seguÃ¬ il modello Macintosh, economico e di facile uso per l&#8217;utente, basato sul microprocessore 68000 prodotto da Motorola. La novitÃ  di Machintosh era l&#8217;interfaccia grafica utente, che ne rendeva estremamente semplice l&#8217;utilizzo. Successivamente la Apple si inserÃ¬ nel mercato dei prodotti per ufficio con le Laserwriter Printer, nel 1985, e i Mac Plus, nel 1986: il lancio di questi prodotti innescÃ² un drastico cambiamento delle modalitÃ  di lavorare in ufficio, che si tradusse in un&#8217;analoga rivoluzione nell&#8217;editoria elettronica. Dopo il rapido sviluppo nei primi anni Ottanta, le vendite deludenti e i dissidi interni portarono a una ristrutturazione dell&#8217;azienda, ai primi licenziamenti e a un periodo di transizione. Jobs lasciÃ² la societÃ , rimpiazzato nelle sue funzioni di portavoce e direttore dell&#8217;esecutivo da John Sculley, che lo stesso Jobs aveva assunto nel 1983 per ricoprire il ruolo di presidente. ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/04/02/apple-ii-e-macintosh/#more-1600" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Funzione inversa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[funzione]]></category>

		<category><![CDATA[inversa]]></category>

		<category><![CDATA[Matematica]]></category>

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		<description><![CDATA[Materia: Matematica Dimensione: 5.75 Kb
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 Funzione inversa                            Una funzione di due variabili espressa in forma implicita puÃ² essere risolta rispetto all&#8217;una o all&#8217;altra delle variabili. Se in [...]]]></description>
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<p> Funzione inversa                            Una funzione di due variabili espressa in forma implicita puÃ² essere risolta rispetto all&#8217;una o all&#8217;altra delle variabili. Se in una delle due si scambia il ruolo delle variabili, le due funzioni che si ottengono si dicono una l&#8217;inversa dell&#8217;altra. CosÃ¬ se si ha la funzione   y=2x-1   la sua inversa e&#8217; la funzione   y=(x+1)/2   ottenuta risolvendo la x e poi scambiando x con y. I grafici delle due funzioni cosÃ¬ ottenute risultano correlati da una relazione di simmetria, per riflessione intorno alla bisettrice del I/III quadrante. ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/04/02/funzione-inversa/#more-1655" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Il campo magnetico terrestre</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[campo]]></category>

		<category><![CDATA[magnetico]]></category>

		<category><![CDATA[Scienze]]></category>

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<p><center><a href="http://studentmile.net/wp-go.php?url=http://download.studentmile.net/files/campomagneticoterrestre.zip">Scarica Gratis</a></center></p>
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		<title>I fori</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
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 I Fori    Nell&#8217;antica Roma il Forum era la piazza pubblica che, posta al centro della cittÃ , costituiva il cuore della vita associata nei suoi aspetti pubblici e privati. Era infatti luogo di riunione e di ritrovo, di mercato e di divertimento, vi si amministrava la giustizia [...]]]></description>
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<p> I Fori    Nell&#8217;antica Roma il Forum era la piazza pubblica che, posta al centro della cittÃ , costituiva il cuore della vita associata nei suoi aspetti pubblici e privati. Era infatti luogo di riunione e di ritrovo, di mercato e di divertimento, vi si amministrava la giustizia e vi si organizzavano le manifestazioni di protesta, si parlava di affari e si andava a passeggio, era lo scenario in cui si celebravano i trionfi dei generali vittoriosi. Nel Foro si incontrava dunque gente di ogni tipo: uomini politici in cerca di voti, mercanti, banchieri, perdigiorno, imbroglioni, borsaioli&#8230;    Il Foro Romano  Il Foro si trovava nella valle tra Campidoglio, Palatino, Esquilino e Viminale. Era vicino al fiume, ed era attraversato da un grande collettore fognario, la Cloaca Maxima, che sfociava nel Tevere all&#8217;altezza dell&#8217;Isola Tiberina. I primi edifici nel Foro romano sono stati costruiti addirittura in epoca monarchica: si scelse questo spazio per amministrare la vita politica della cittÃ , e fu quindi deviato il corso di un fiumiciattolo che rendeva la zona malsana e paludosa. Nei primi anni della repubblica fu costruito il tempio di Castore e Polluce per ringraziarli del loro aiuto durante la battaglia del Lago Regillo contro i membri della lega latina.  Ai piedi del Palatino, la valle compresa tra questo, il Campidoglio e il Quirinale, marginalmente occupata da qualche capanna e da un&#8217;estesa necropoli della prima etÃ  del Ferro, venne presto interessata dall&#8217;estendersi delle attivitÃ  commerciali del Foro Boario (e dell&#8217;adiacente Foro Olitorio), fino a diventare, verso la fine del VII sec. a.C., il centro della vita cittadina, dopo essere stata bonificata con opere di drenaggio e con la costruzione di un canale (Cloaca Maxima) diretto al Tevere. La zona centrale e piÃ¹ estesa della valle diventa la piazza della cittÃ , il Foro per eccellenza (Forum). La sistemazione definitiva del foro si ebbe con gli interventi di Cesare e di Augusto che condussero tra l&#8217;altro alla soppressione del Comitium, allo spostamento di alcuni edifici (Curia e Rostri) e alla costruzione di nuovi. Dopo queste modificazioni si avviÃ² a trasformarsi in un luogo monumentale di rappresentanza e di memorie storiche mantenendo ormai immutata la sua struttura. Durante l&#8217;etÃ  imperiale ci fu soltanto qualche &#8220;intrusione&#8221;, in particolare i monumenti onorari come l&#8217;arco di Settimio Severo. La storia antica del foro romano era giÃ  da tempo terminata quando nel 608 d.C. fu elevata la colonna in onore dell&#8217;imperatore di Bisanzio Foca. Trasformati in luoghi di culto cristiani alcuni dei suoi monumenti, a cominciare dalla Curia, e abbandonati gli altri, gran parte della zona, rimasta ai margini della cittÃ  andÃ² progressivamente interrandosi, diventando zona di pascolo (Campo Vaccino). Nel periodo del Rinascimento divenne una gigantesca cava di materiali. L&#8217;inizio degli scavi sistematici si ebbe solo al principio dell&#8217;800 e da allora sono continuati fino ai nostri giorni affiancati da interventi di consolidamento e restauro delle strutture giÃ  riportate alla luce.       1. Curia Iulia   2. Basilica Aemilia   3. Basilica di Massenzio   4. Tempio di Venere e Roma   5. Tempio di Antonino e Faustina   6. Necropoli arcaica   7. Tempio di Romolo   8. Arco di Settimio Severo   9. Miliarum Aureum   10. Rostri   11. Piante di fico, di vite e di ulivo   12. Lacus Curtius   13. Doliola   14. Rostra ad Divi Iulii   15. Basilica Iulia   16. Tempio di Cesare   17. Arco di Augusto   18. Tempio di Castore e Polluce   19. Tempio di Vesta   20. Casa delle Vestali   21. Arco di Tito        Dall&#8217;attuale ingresso si scende per la rampa e ci si ritrova nel cuore dell&#8217;antico centro della cittÃ . Seguiamo l&#8217;itinerario di un romano dell&#8217;epoca che, venendo dal Foro della Pace, ove si trova l&#8217;attuale ingresso, passeggiava per il Foro. Ci siamo riferiti come periodo al II sec. d.C., quindi aggiunte posteriori saranno indicate con delle note. Q ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/04/02/i-fori/#more-1577" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Regole di derivazione</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 20:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miles</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Derivazione]]></category>

		<category><![CDATA[Matematica]]></category>

		<category><![CDATA[Regole]]></category>

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 Regole di derivazione    Le principali regole di derivazione sono:   · la derivata del prodotto di una costante per una funzione;   · la derivata della somma di  due o pi? funzioni;   · la derivata del prodotto;   · la [...]]]></description>
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<p><center><a href="http://studentmile.net/wp-go.php?url=http://download.studentmile.net/files/reg_der33.zip">Scarica Gratis</a></center></p>
<p> Regole di derivazione    Le principali regole di derivazione sono:   · la derivata del prodotto di una costante per una funzione;   · la derivata della somma di  due o pi? funzioni;   · la derivata del prodotto;   · la derivata del quoziente;   · la derivata dell&#8217;inversa di una funzione.  Nel primo caso, data la funzione F(x)=kf(x),   Infatti.     Si pu? quindi dire che la derivata del prodotto di una costante per una funzione ? uguale al prodotto della costante per la derivata della funzione.  Se consideriamo ad esempio   ,  dunque  .  La derivata della somma di  due funzioni  ? uguale alla somma delle derivate delle due funzioni, cio?:        La regola ovviamente ? valida anche nell&#8217;eventualita di pi? di due funzioni.  La dimostrazione di quanto affermato ? la seguente:  Data la funzione   F(x)=f(x)+g(x)      Cosi&#8217; se y=3x+cosx+5, y&#8217;=3-senx.    Nel caso del prodotto  F(x)=f(x)g(x) si ha:      La derivata di un prodotto di due funzioni ? uguale alla somma del prodotto della derivata della prima per la seconda non derivata con la prima non derivata per la derivata della seconda.  Data ad esempio la funzione  y=3xsenx , y&#8217;=3senx+3xcosx  Nel quoziente        La derivata del quoziente di due funzioni ? uguale ad un rapporto che ha al  numeratore la differenza fra il prodotto della prima derivata per la seconda non derivata e il prodotto della prima non derivata per la seconda derivata e al denominatore, la seconda funzione al quadrato.  Esempio:  data      .  Nel caso dell&#8217;inversa di una funzione         La derivata dell&#8217;inversa di una funzione ? uguale all&#8217;opposto del  rapporto fra la derivata della funzione e la funzione al quadrato.  Cosi&#8217;     ha come derivata    In queste righe le funzioni sono state indicate a volte con la lettera F, a volte con la y, ci? non deve destare dubbi in quanto tutte e due le lettere si possono utilizzare per indicarle ()<br /> <a href="http://studentmile.net/2008/04/02/regole-di-derivazione/#more-1758" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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