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Aristotele: la conoscenza del cittadino

Materia: Filosofia
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La conoscenza del cittadino Per noi moderni il non fare niente ? un concetto negativo prima che sul piano morale-assiologico , su quello ontologico : nel non far niente vi ? la mancanza di qualcosa . Per i Greci e per i Latini era diverso : la “schol?” era quella parte dell’esistenza in cui ci si dedicava all’attivit? studiosa . E’ interessante come Aristotele insista su questa forma di studio disinteressato e affermi ripetutamente che questa sia la pi? nobile delle vite . Questo ? dovuto a due fattori : 1) la mentalit? greca generale (come quella Latina) era propensa ad esaltare l’ozio 2) tra Platone e Aristotele c’? una grande differenza : secondo Platone si deve arrivare alle conoscenze supreme , al mondo intelligibile ; per Aristotele le conoscenze sono sensibili e presenti su questo mondo . Quando delineano il modello di vita da seguire , Platone traccia il percorso volto al raggiungimento del bene in s? (si vede comunque nel mito della caverna che i filosofi devono ritornare sulla terra a governare : il punto di arrivo ? il re-filosofo) ; per Aristotele non ? cos? : riconosce il modello dell’uomo cittadino , ma l’uomo pi? elevato sar? lo studioso , colui che si dedica all’otium e non al negotium : come mai ? Ricordiamoci che Aristotele vive dopo Platone , in un’epoca in cui la polis ? in crisi (per Platone e Socrate era scontato che l’uomo ed il cittadino fossero un tutt’uno ) : vi ? un progressivo scollamento da Socrate in poi tra uomo e cittadino , che un tempo erano indivisibili : Socrate aveva voluto morire , mentre Platone si era reso conto che la politica fosse ingiusta e aveva spostato la figura del politico nel mondo ideale : Sofocle in persona aveva notato questo progressivo scollamento uomo-cittadino . Per Aristotele non solo l’uomo pu? essere uomo senza essere necessariamente cittadino , ma anzi nella dimensione in cui non ? cittadino ? migliore : questa teoria avr? gran successo e prender? piede (pensiamo agli epicurei ed al loro motto “lathe biosas” , ” vivi di nascosto ” : l’uomo per essere felice deve vivere lontano dalla politica , in privato ).Quindi possiamo provare a tracciare una graduatoria del graduale staccamento uomo - cittadino : a) in Socrate c’? piena identificazione b) in Platone c’? s? identificazione , ma non in questo mondo (in quello delle idee) c) Aristotele apprezza la vita politica , ma non c’? pi? l’identificazione tra uomo e cittadino d) in Epicuro c’? un totale rifiuto della figura uomo-politico associata . Va poi ricordato che Aristotele era uno straniero e non poteva svolgere vita politica : ? quindi evidente che non si sentisse uomo-cittadino , ma tuttavia questo ? l’aspetto meno impartante che determin? lo scollamento aristotelico tra uomo e cittadino .Dalla fine del quinto secolo fino al terzo si arriva ad un rifiuto della politica : la filosofia nasce quando le civilt? si sviluppano e un gruppo sociale (i filosofi) pu? vivere senza lavorare . ()
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Accadde nel…

Materia: Storia
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ACCADDE NEL….. DATE: LETTERATURA STORIA SCIENZE E TECNICA 1948 1° COMPUTER CON UN PROGRAMMA REGISTRATO IN MEMORIA 1948 SHOCKLEY,BRATTAIN E BARDEEN PRESENTANO IL TRANSISTOR 1950-1960 ALBERTO MORAVIA INIZIO DELL’”ERA”SPAZIALE VIENE CONSEGNATO L’UNIVAC 1,PRIMO COMPUTER PRODOTTO IN SERIE 1958 JACK KILBY ANNUNCIA L’INVENZIONE DEL CIRCUITO INTEGRATO 1964 LA IBM METTE IN VENDITA IL PRIMO WORD PROCESSOR 1968 IL SESSANTOTTO “LA FINE DEL CONSENSO” LETTERATURA Alberto moravia (1950/60) Alberto Pincherie (Moravia ? un cognome adottato come pseudonimo) nacque a Roma nel 1907. A nove anni fu colpito da una grave forma di tubercolosi ossea che lo afflisse per tutta l’adolescienza, con grave pregiudizio per la regolarit? dei suoi studi. Anche se era bloccato a letto, Moravia, scriveva e leggeva molto. Riuscito cos? ad acquistare in breve tempo una notevole cultura letteraria.E’ morto a Roma nel 1990. OPERE: - La bella vita (1935) - La mascherata (1941) - Agostino (1944) - L’imbroglio (1937) ROMANZI: - La romana (1947) - La disubbidienza (1948) - Io e lui (1972) - La ciociara (1957) - La noia (1960) - La vita interiore (1978) - I racconti romani (1954 e 1959) - L’attenzione (1965) - L’uomo che guarda (1985) STORIA ….1957: inizio dell’”era”spaziale 4 Ottobre bip-bip- Lo SPUTNIK-1, russo, e’ il PRIMO SATELLITE che il mattino di questo memorabile giorno inizia a girare attorno alla Terra lanciando agli attoniti terrestri il suo bip; il primo oggetto costruito dall’uomo che sfidava la forza di gravita’ della Terra e si poneva in orbita. Un’impresa che mise KO gli americani; che fecero appena in tempo a sbalordirsi che gia’ sulle loro teste….. Il 3 Novembre si mise a girare lo SPUTNIK 2° con la CAGNETTA LAIKA, 1° essere vivente nello spazio (La quinta marcia in pi? dell’umanita’ dopo la ruota, il treno, l’automobile, l’aereo). 4 OTTOBRE - Dal cosmodromo russo parte il satellite artificiale per lo spazio. L’impatto sulla scena mondiale fu enorme, soprattutto dopo i fatti dello scorso anno a Suez, dove l’Urss aveva minacciato Francia e Inghilterra con i missili balistici nucleari, e dopo i fatti di Ungheria che aveva spaccato in due il mondo comunista e rimesso in discussione tutta l’ideologia marxista. A distanza di anni lo Sputnik ci sembra inoffensivo, quasi un giocattolo, ma nel clima di questi anni, dopo che la Nato aveva avviato il progetto dell’installazione dei missili in Europa, il satellite russo diede l’idea di una superiorita’ missilistica sovietica straordinaria, stupefacente, dirompente con i media. Nell’immaginario collettivo di tutto il mondo questa superiorit? era piu’ che evidente, sopra le teste c’era un oggetto che girava intorno alla Terra ogni 94 minuti e la cui presenza era testimoniata da una radio che trasmetteva un debole e incessante bip… bip…bip, quasi banale ma mentalmente era fragoroso e rimbombante in tutte le sedute dei governi di tutto il mondo. Significava che ogni gittata missilistica era ormai obsoleta. E che dall’alto veniva spiata ogni mossa degli avversari. Pochi sapevano come era fatto, che funzioni aveva, a cosa serviva, quanto era grande. Chi faceva il catastrofico affermava che a bordo c’erano delle bombe atomiche pronte a essere sganciate quando si voleva e dove si voleva. Ancora piu’ tremendo fu l’impatto dopo pochi giorni (il 3 novembre) il volo di Sputnik 2 con la cagnetta Laika, un essere vivente. Era ora chiaro. Ancora un piccolo passo e un uomo a bordo controller? tutto il pianeta. Perfino la borghesia di tutto il mondo piu’ che il bip…bip, senti’ un brivido nella schiena. Mentre i comunisti si potevano prendere il lusso, ora, di schernire tutto e tutti. E perfino alcuni intellettuali, che dopo i fatti d’Ungheria avevano preso le distanze, ritornarono a fare i panegirici ()
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Aristotele: frasi famose

Materia: Filosofia
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Frasi famose La filosofia non serve a nulla,dirai;ma sappi che proprio perch? priva del legame di servit? ? il sapere pi? nobile. Verum scire est scire per causas . Lo scopo del lavoro ? quello di guadagnarsi il tempo libero. La bellezza ? la miglior lettera di raccomandazione per una donna. Amicus Plato, sed magis amica veritas. Se c’e’ soluzione perch? ti preoccupi? Se non c’? soluzione perch? ti preoccupi? La speranza ? il sogno di chi ? sveglio . Primum vivere , deinde philosophare . Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca ? la causa e l’origine della filosofia. Sedendo et quiescendo efficitur sapiens . ()
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“Alla luna” di Leopardi

Materia: Letteratura Italiana
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Alla luna Oh grazziosa luna, io mi rammento che, or volge l’anno sovra questo colle io venia pien d’angoscia a ritirarmi: E tu pendevi allor su quella selva Siccome or fai, che tutta la rischiari. Ma nebuloso e tremulo dal pianto che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci il tuo volto apparia, che travagliosa era mia vita: ed ?, ‘ne cangia stili o mia diletta luna. E pur mi giova la ricordanza e il noverar l’etate del mio dolore. Oh come grato occorre nel tempo giovanil quando ancor lungo la speme e breve ha la memoria il corso, il rimembrar delle passate cose, ancor del triste, che l’affanno duri! Parafrasi Oh leggiadra luna, io mi ricordo che, si compie adesso un anno, sopra questo colle da quando venivo pieno d’angoscia a contemplarti: E tu stavi allora su quella selva Come fai ora, che tutta la rischiari Ma ai miei occhi il tuo volto appariva velato, offuscato e tremulo a causa delle lacrime che mi bagnavano gli occhi, perch? la mia vita era travagliata, piena di tormenti e continua ad esserlo n? cambia stile o mia diletta luna. E tuttavia mi procura piacere il ricordo, e il richiamare alla memoria il tempo del mio dolore. Oh com’? gradito negli anni della giovinezza, quando la speranza ha dinanzi a s? una lunga serie di anni e invece breve ? il passato da ricordare, ricordare gli eventi passati, sebbene(il ricordo) sia doloroso, e le sofferenze durino ancora e ci facciano soffrire. Commento della poesia L’idillio “alla luna” si fonda su uno dei temi che pi? frequentemente ricorrono nella lirica leopardiana: il ricordo, che ? per il poeta, fonte inesauribile di poesia e di piacere. Mentre osserva la Luna che splende nel cielo e illumina il colle Tabor, nei pressi della casa paterna, riaffiora alla memoria del poeta una situazione analoga che ha vissuto l’anno precedente. Anche allora guardava la Luna ma i suoi occhi erano velati di pianto per l’angoscia che lo opprimeva e continua a travagliarlo. In realt? nulla ? mutato ma il ricordo del passato, anche se triste, racchiude in s? una particolare dolcezza. Il tempo infatti sfuma i contorni degli eventi e attenua l’intensit? del dolore rendendo ogni cosa vaga, indeterminata. Poich? per Leopardi, tutto ci? che appare infinito, senza limiti precisi procura piacere, ecco che il ricordo, sia pure di eventi tristi, risulta dolce e gradevole, proprio perch? ? sfumato e incerto. La poesia si articola in due sezioni ciascuna delle quali ? costituita da due periodi: La prima sezione (versi 1-10),? occupata dal ricordo del passato ed ? percorso da una nota di malinconia. Infatti il poeta rievoca l’immutabilit? della sua condizione (versi 8-9).La sezione si apre e si chiude con una invocazione alla Luna: verso 1 “o graziosa Luna” e verso 10 “o mia diletta Luna”.Il componimento rispecchia la prima fase del pessimismo leopardiano quando la natura appare agli occhi del poeta come una madre benigna e confortatrice. Infatti tutti i termini riferiti alla Luna hanno connotazione positiva e le sue immagini comunicano sensazioni di vastit? e di luminosit?. Nella seconda parte (versi 10-16) predomina la riflessione del poeta sulla funzione consolatrice del ricordo e sulla dolcezza che dal ricordo pu? scaturire. “Ricordanza” (11),”memoria” (14),”noverar l’etate” (11),”rimembrare”…sono tutte parole legate al tema del ricordo che sfuma al ricordo delle cose trasformando il presente in dolce malinconia. Secondo Leopardi il compito della poesia ? suscitare nel lettore il piacere dell’immaginazione. Tale piacere nasce da ()
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Arthur Rimbaud

Materia: Letteratura Straniera
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Arthur Rimbaud Rimbaud nasce nell’anno 1854 a Charleville, in Francia. In questo periodo in Europa vi sono grandi potenze, che competono fra di loro per l’egemonia sul continente. Dopo un periodo di pacifica rivalit? si assiste, tra il ‘50 e il ‘70, a quattro guerre generate dal tentativo francese di rovesciare l’equilibrio del Congresso di Vienna, contrapponendosi all’impero Asburgico. Napoleone III e il secondo Impero francese temono l’unificazione dei paesi di lingua tedesca sotto l’unico impero prussiano, avendo basato la sua supremazia sul continente sulla frammentazione di questi paesi. Il cancelliere tedesco Bismarck crea in questo periodo un sistema di alleanze basato sull’isolamento della Francia, che sfocia nel 1870/71 nella guerra franco-prussiana, conclusasi il 10 Maggio 1871 con la vittoria della Prussia e il trattato di Francoforte, che subordinava la Francia al vincitore e decretava la caduta del secondo Impero, l’invasione del paese e la perdita dell’Alsazia e della Lorena. In seguito all’umiliazione subita si svilupp? un sentimento di rivincita nazionale, il revanscismo, sulla Germania. Dopo un’istruzione classicheggiante grazie alla sua spiccata predisposizione alle lettere, pubblica a soli sedici anni la sua prima poesia Les Etrennes des orphenilles. Nel ‘70 compone le 22 (32) poesie della Raccolta Demeny, ancora legate ad uno schema classico e grazie al suo professore G. Izambard si avvicina ad autori contemporanei come Rabelais, Hugo e i poeti Parnassiani. Questi ultimi identificano «il fine della propria arte con la rappresentazione il pi? possibile oggettiva e accurata, in perfetti versi impassibili, di avvenimenti storici o di fenomeni naturali» (E. Wilson), in contrapposizione al movimento tardo romantico, sdolcinato, languido e lacrimevole nelle sue manifestazioni. Si ha con i Parnassiani un ritorno alla classicit? in cui la poesia ? presentata come una statua: diventa immobilit?, ? bronzo e marmo, ? la poesia che permette all’immagine di durare. E’ il contatto con i Parnassiani e la situazione socio-politica francese che fanno nascere in Rimbaud i primi sintomi della sua insofferenza verso la famiglia, la scuola, la religione e la patria. Tra il 1870 e il ‘71 , infatti, fugge di casa tre volte. Leggendo i socialisti francesi (Proudhon, Babeuf, Saint-Simon) matura la sua furia anticristiana e anticlericale. Dal 1871 instaura un’amicizia col poeta Verlaine, di dieci anni pi? vecchio, che ha svolto un ruolo fondamentale non solo nella sua vita, ma anche nella diffusine della sua opera. Durante questo periodo Rimbaud compone, dopo Les Chercheuses de poux, Le Bateau Ivre, che fu un punto di riferimento per tutta la giovane poesia fin dal momento della sua pubblicazione sulla rivista “Lut?ce”, qualche mese prima di quella dei Poeti maledetti e conclude la prima stagione poetica rimbaudiana. La vicenda del Battello ha un significato simbolico e autobiografico. Un battello da carico, rimasto senza equipaggio, si abbandona liberamente alla deriva in balia dei fiumi e degli oceani; ha cos? la possibilit? di vedere gli spettacoli naturali pi? incredibili e rari, al di fuori di ogni nozione ideale di tempo e di spazio, al di l? di ogni limite di verosimiglianza: cieli ed albe che l’uomo ha soltanto sognato, fiori che sbocciano «fra gli occhi di pantere con pelli d’uomo», enormi stagni fermentati nei cui giunchi marciscono irretiti biblici mostri. L’avventura che il battello compie ? il travalicamento della realt?, ? quel deragliamento dei sensi, quell’abbandono alla disposizione visionaria teorizzato dallo stesso Rimbaud nella Lettera del veggente. La poesia inizia con l’arrivo verso il mare del Battello, disceso da un’America lontana popolata di Pellirosse che gli hanno dato la libert?, inchiodando gli alatori “come nudi bersagli ai pali colorati”. La parola “enfant” ricorre due volte nelle strofe iniziali: Pi? sordo della mente dei fanciulli, nei tonfi furibondi delle invernali mare ()
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Charles Sanders Peirce

Materia: Filosofia
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Charles Sanders Peirce Quasi nello stesso tempo in cui si stava sviluppando l’idealismo con Royce, negli Stati Uniti si assistette alla nascita della corrente del pragmatismo , che costituisce il pi? originale contributo americano alla filosofia novecentesca ed esercita una vasta influenza anche sulla cultura europea: il termine ‘pragmatismo’ mette in rilievo la tesi fondamentale secondo cui il significato di qualsiasi cosa ? determinato dalla sua rilevanza pratica. L’iniziatore di questa nuova corrente, destinata a grande successo, ? Charles Sanders Peirce, anche se egli non tarder? a prendere le distanze dal movimento. Nato a Cambridge nel Massachussetts nell’anno 1839, figlio di un famoso matematico che insegn? fisica e astronomia ad Harvard, tent? con insistenza, senza riuscire, di ripercorrere la carriera accademica paterna. Non ottenne successo neanche nella pubblicazione delle sue opere che, fatta eccezione per alcuni importantissimi articoli, rimasero inedite e uscirono solo quando Peirce era gi? morto (mor? nel 1914 a Milford, in condizione di miseria). Una prima antologia dei suoi scritti apparve, postuma, nel 1923 con il titolo di Caso, amore e logica . Le sue opere sono ora raccolte nei sei volumi della Raccolta di scritti di Ch. S. Peirce (Collected Papers of Ch. S. Peirce) , edite negli anni 1931-1935. Il concetto che lega la filosofia di Peirce alla nascita del pragmatismo ? quello di credenza , illustrato nei saggi divenuti subito famosi: Il fissarsi della credenza (1877) e Come rendere chiare le nostre idee (1878) ; quando l’uomo si trova in dubbio, d? il via ad una ‘ricerca’ che deve mettere capo a una credenza, intesa come un’ abitudine ( habit ) che costituisce una regola d’azione . Il significato della credenza risiede infatti completamente nelle sue conseguenze pratiche, cio? nelle azioni che essa comporta come regola di condotta per rispondere ad una determinata situazione di dubbio: due credenze che portino alle medesime azioni sono uguali, anche se possono essere formulate in termini diversi. Il principio secondo il quale il significato delle credenze, o anche dei semplici concetti, ? determinato dalle loro conseguenze pratiche sta alla base del pragmatismo, termine che venne introdotto da Peirce stesso all’interno del ‘Club metafisico’, il gruppo di scienziati e filosofi che si riunivano a Cambridge, attorno alla figura di Chauncey Wright, e di cui fece parte anche il filosofo James. Per? l’assunto pragmatistico ? considerato da Peirce esclusivamente come una ‘teoria del significato’, non come una ‘teoria della verit?’. In altre parole, se le diverse conseguenze delle credenze servono a distinguere i loro diversi significati, il fatto che una credenza si riveli pi? efficace di altre, cio? permetta di uscire da una situazione di dubbio meglio di altre, non implica che essa sia anche la pi? vera. Per prendere le distanze dalla tendenza tipica degli altri pragmatisti a far coincidere l’efficacia con la verit?, Peirce rifiuter? successivamente il termine pragmatismo, sostituendolo con quello, ‘ abbastanza brutto da non essere rubato ‘, di pragmaticismo. Per ‘fissare’, come dice Peirce, la credenza si possono seguire vari metodi: la 1 ) ‘tenacia’ di chi si rifiuta di mettere in discussione le proprie idee; l’ 2 ) ‘autorit?’ che esclude le altre opinioni; il 3 ) ‘metodo a priori’ o ‘metafisico’ che procede in base al puro ragionamento; e, infine, il 4 ) ‘metodo scientifico’ che si basa sul procedimento sperimentale. Se dal punto di vista dell’efficacia tutti questi metodi sono accettabili, considerando le cose dal punto di vista della verit? solo il metodo scientifico pu? essere considerato valido, dato che esso soltanto ? capace di riconoscere i propri errori e di correggere a poco a poco se stesso. Solo il metodo scientifico ?, come dice Peirce, ‘fallibilista’ e consente pertanto, tramite un processo di progressiva autocorrezione, un graduale avvicinamento alla verit?. La chiarezza di un’idea o di ()
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Avviamento del camino

Materia: Fisica
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Avviamento del camino Con l’accensione del focolare e la formazione della prima bolla di gas caldi sotto la cappa, prende avvio l’effetto camino. Perch? la macchina camino vada a regime, occorre per? un certo tempo, che dipende da molti fattori e che pu? variare da qualche minuto ad oltre un’ora. I primi gas caldi, che risalgono la canna fumaria, devono espellere i gas ancora freddi sovrastanti, con i quali in parte anche si miscelano raffreddandosi. Nel lento percorso di risalita, lungo la canna fumaria ancora fredda, i fumi si raffreddano, rallentano ed a loro volta frenano e rallentano i nuovi gas caldi sottostanti, che cercano di risalire la canna fumaria. In queste condizioni, non solo il camino non si trova in depressione ma va solitamente in leggera sovrapressione, per la spinta dei gas caldi che salgono e la resistenza della colonna fredda sovrastante. In questa prima fase del “periodo transitorio di avviamento”, vi ? fuoriuscita dei fumi dal focolare, dalla cappa ed anche dalle pareti del camino, se non ? a tenuta. Vi ? inoltre formazione di condensa sulle pareti della canna fumaria, poich? vi ? sempre vapor d’acqua nei fumi di combustione degli idrocarburi. La prima fase del transitorio di avviamento si pu? considerare conclusa solo quando cessa la fuoriuscita dei fumi dalla cappa. A questo punto, il tiraggio ha equilibrato le resistenze al moto della colonna di gas e continua a crescere fino a regime. L’avviamento dura tanto pi? a lungo quanto pi?: - la canna ? alta; - la velocit? dei fumi ? bassa; - la temperatura dei fumi ? bassa; - la capacit? termica delle pareti interne della canna ? grande. ()
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Bruno: la vita

Materia: Filosofia
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La vita e la condanna Giordano Bruno ( il suo vero nome era Filippo Bruno , ma assunse quello di Giordano entrando nell’ ordine domenicano ) , ebbe una vita piuttosto movimentata : nato nel 1548 a Nola , presso Napoli ( dove studi? e ricevette una prima formazione di stampo aristotelico ) , prese i voti , ma ben presto i suoi dubbi sulla dottrina trinitaria e su quella dell’ incarnazione lo misero in contrasto con gli ambienti ecclesiastici . Allontanatosi da Napoli nel 1576 , inizi? a peregrinare per l’ Europa : prima a Ginevra , poi a Tolosa e a Parigi ( ove god? il favore di Enrico III ) , dove ebbe inizio la sua produzione filosofica ; quindi in Inghilterra ( ove fu anche accolto dalla regina Elisabetta ) , dove insegn? ad Oxford e in questo periodo effettu? la stesura dei dialoghi italiani e di alcune opere latine . Ritornato a Parigi , nuovi contrasti con gli ambienti universitari legati alla tradizione aristotelica lo costrinsero a trasferirsi in Germania , dove insegn? a Marburgo , Wittemberg e Francoforte e complet? le opere latine . Accettata infine l’ ospitalit? del nobile veneziano Giovanni Mocenigo , nel 1592 fu da questi denunciato all’ Inquisizione e fatto arrestare per i suoi dubbi sulla funzione della religione e i sospetti di eterodossia gravanti sulle sue dottrine . In un primo tempo riusc? ad evitare la condanna con una parziale ritrattazione , ma nel 1593 fu trasferito all’ Inquisizione di Roma e , dopo sette anni di carcerazione , fu condannato a bruciare sul rogo a Campo dei Fiori ( Roma ) il 17 febbraio del 1600 : l’ imputazione mossagli fu di dubitare della trinit? , della divinit? di Cristo e della transustanziazione , di voler sostituire alle religioni particolari la religione della ragione come religione unica e universale e di affermare che il mondo ? eterno e che vi sono infiniti mondi . Giordano Bruno ? uno di quei pensatori diventati famosi per via di vicende in parte estranee alla loro filosofia ; ? uno di quelli che ha avuto vicende ” disgraziate ” , ? un martire del pensiero , un p? come Socrate : fu infatti processato dalla Chiesa cattolica e infine condannato a bruciare sul rogo . Giordano Bruno fu di carattere particolarmente irrequieto e , come detto , fin dall’ inizio non si sent? convinto da alcune verit? dogmatiche della chiesa cattolica e fin? per abbandonare i voti e distaccarsi dalla chiesa cattolica . Durante le sue peregrinazioni arriv? a simpatizzare per la causa calvinista per ovvi motivi : gli sembr? essere una protesta ai danni della chiesa cattolica nella sua dimensione istituzionale ; del calvinismo colse quindi soprattutto il messaggio ” liberatore ” . Comunque poi abbandon? questa simpatia per il calvinismo e , paradossalmente , torn? indietro sui suoi passi accettando alcuni valori della dottrina cattolica . Da notare che il suo processo ? durato diversi anni , il che testimonia che l’ inquisizione romana non era poi cos? efferata e malvagia come si pu? pensare , a differenza di quella spagnola . Dove e quando potevano i giudici della chiesa romana cercavano delle vie di compromesso : c’ era una ” buona volont? ” nella chiesa cattolica che trovava qualche appiglio nelle posizioni di Giordano Bruno : fu lui che non ebbe alcuna intenzione di rinunciare ai principi di fondo della sua ” dottrina ” e quando si trov? al momento della decisione finale prefer? morire ma mantenere le sue posizioni . Ci doveva pur essere qualcosa che poteva dare adito a un confronto e a un dialogo con la chiesa cattolica se ci misero quasi otto anni a ucciderlo : la parziale accettazione del cattolicesimo , sulla base essenzialmente di posizioni averroistiche : anche con la fede si pu? raggiungere la verit? , sebbene si tratti di una verit? di second’ ordine rispetto a qe ()
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Accadde nel

Materia: Storia
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ACCADDE NEL….. DATE: LETTERATURA STORIA SCIENZE E TECNICA 1948 1° COMPUTER CON UN PROGRAMMA REGISTRATO IN MEMORIA 1948 SHOCKLEY,BRATTAIN E BARDEEN PRESENTANO IL TRANSISTOR 1950-1960 ALBERTO MORAVIA INIZIO DELL’”ERA”SPAZIALE VIENE CONSEGNATO L’UNIVAC 1,PRIMO COMPUTER PRODOTTO IN SERIE 1958 JACK KILBY ANNUNCIA L’INVENZIONE DEL CIRCUITO INTEGRATO 1964 LA IBM METTE IN VENDITA IL PRIMO WORD PROCESSOR 1968 IL SESSANTOTTO “LA FINE DEL CONSENSO” LETTERATURA Alberto moravia (1950/60) Alberto Pincherie (Moravia ? un cognome adottato come pseudonimo) nacque a Roma nel 1907. A nove anni fu colpito da una grave forma di tubercolosi ossea che lo afflisse per tutta l’adolescienza, con grave pregiudizio per la regolarit? dei suoi studi. Anche se era bloccato a letto, Moravia, scriveva e leggeva molto. Riuscito cos? ad acquistare in breve tempo una notevole cultura letteraria.E’ morto a Roma nel 1990. OPERE: - La bella vita (1935) - La mascherata (1941) - Agostino (1944) - L’imbroglio (1937) ROMANZI: - La romana (1947) - La disubbidienza (1948) - Io e lui (1972) - La ciociara (1957) - La noia (1960) - La vita interiore (1978) - I racconti romani (1954 e 1959) - L’attenzione (1965) - L’uomo che guarda (1985) STORIA ….1957: inizio dell’”era”spaziale 4 Ottobre bip-bip- Lo SPUTNIK-1, russo, e’ il PRIMO SATELLITE che il mattino di questo memorabile giorno inizia a girare attorno alla Terra lanciando agli attoniti terrestri il suo bip; il primo oggetto costruito dall’uomo che sfidava la forza di gravita’ della Terra e si poneva in orbita. Un’impresa che mise KO gli americani; che fecero appena in tempo a sbalordirsi che gia’ sulle loro teste….. Il 3 Novembre si mise a girare lo SPUTNIK 2° con la CAGNETTA LAIKA, 1° essere vivente nello spazio (La quinta marcia in pi? dell’umanita’ dopo la ruota, il treno, l’automobile, l’aereo). 4 OTTOBRE - Dal cosmodromo russo parte il satellite artificiale per lo spazio. L’impatto sulla scena mondiale fu enorme, soprattutto dopo i fatti dello scorso anno a Suez, dove l’Urss aveva minacciato Francia e Inghilterra con i missili balistici nucleari, e dopo i fatti di Ungheria che aveva spaccato in due il mondo comunista e rimesso in discussione tutta l’ideologia marxista. A distanza di anni lo Sputnik ci sembra inoffensivo, quasi un giocattolo, ma nel clima di questi anni, dopo che la Nato aveva avviato il progetto dell’installazione dei missili in Europa, il satellite russo diede l’idea di una superiorita’ missilistica sovietica straordinaria, stupefacente, dirompente con i media. Nell’immaginario collettivo di tutto il mondo questa superiorit? era piu’ che evidente, sopra le teste c’era un oggetto che girava intorno alla Terra ogni 94 minuti e la cui presenza era testimoniata da una radio che trasmetteva un debole e incessante bip… bip…bip, quasi banale ma mentalmente era fragoroso e rimbombante in tutte le sedute dei governi di tutto il mondo. Significava che ogni gittata missilistica era ormai obsoleta. E che dall’alto veniva spiata ogni mossa degli avversari. Pochi sapevano come era fatto, che funzioni aveva, a cosa serviva, quanto era grande. Chi faceva il catastrofico affermava che a bordo c’erano delle bombe atomiche pronte a essere sganciate quando si voleva e dove si voleva. Ancora piu’ tremendo fu l’impatto dopo pochi giorni (il 3 novembre) il volo di Sputnik 2 con la cagnetta Laika, un essere vivente. Era ora chiaro. Ancora un piccolo passo e un uomo a bordo controller? tutto il pianeta. Perfino la borghesia di tutto il mondo piu’ che il bip…bip, senti’ un brivido nella schiena. Mentre i comunisti si potevano prendere il lusso, ora, di schernire tutto e tutti. E perfino alcuni intellettuali, che dopo i fatti d’Ungheria avevano preso le distanze, ritornarono a fare i panegirici ()
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Anassimandro

Materia: Filosofia
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Anassimandro Nel contesto dei presocratici e dei Milesi si colloca insieme a Talete anche Anassimandro , che nacque a Mileto nel 610 circa a.c. e mor? intorno alla met? del sesto secolo : la tradizione vuole Anassimandro discepolo di Talete ; dato che a quei tempi non c’erano le scuole , si doveva trattare di un vero e proprio rapporto di disdcepolato . Senz’altro Anassimandro ha preso qualcosa dal maestro : egli infatti si cimenta nella ricerca di un solo principio e per di pi? che ha a che fare con l’acqua (sebbene non sia proprio acqua pura) . Anassimandro scrisse un’opera in prosa (”Per? fuseos”) : la poesia cessa di essere l’unico veicolo o , comunque , il veicolo per eccellenza per trasmettere le conoscenze sull’universo e sugli uomini . Di tutta la sua opera , per? , possediamo un solo frammento , peraltro difficile da contestualizzare . Se ci basassimo solo su questo frammento , Anassimandro ci sembrerebbe interessato solamente di cosmogonia (l’origine dell’universo) . Per? tramite varie testimonianze ci ? possibile comprendere che in realt? Anassimandro si interessava di parecchie cose e la sua opera doveva spaziare nei campi pi? vasti . A quei tempi il suo libro sarebbe senz’altro stato catalogato come di “storia” (dove la parola storia assume un significato differente da quello che comunemente le attribuiamo : tale parola ? infatti riconducibile alla radice ” eid ” , a sua volta riconducibile al verbo greco ” orao ” , vedere ) , ossia di descrizione del mondo : l’opera iniziava con una cosmogonia (da cui ? tratto il frammento che ci ? pervenuto) in cui Anassimandro cercava di dare una spiegazione all’origine dell’universo e poi proseguiva con una cosmologia , dove egli spiegava la struttura dell’universo . La sua opera non si limitava alla cosmologia e alla cosmogonia (che per? senz’altro dovevano essere le parti pi? filosofiche) , ma toccava anche altri argomenti . Ad Anassimandro viene tra l’altro attribuita la prima cartina geografica del mondo allora conosciuto e l’invenzione dell’orologio solare : in tal modo spazio e tempo diventano entit? descrivibili e misurabili ; l’universo e il tempo in cui si scandisce la sua vicenda possono uscire dalla dispersione e essere ricompresi in una prospettiva unitaria . Anassimandro trov? il principio della realt? nell’infinito (in Greco ” apeiron ” , a + peiron = senza limite) . In realt? la parola APEIRON ? intraducibile a causa della sua polisemia e si preferisce non tradurla : nella parola apeiron ci sono infatti troppi sottintesi e significati per cui scegliendone uno (che pu? benissimo essere corretto) se ne tagliano automaticamente fuori altri altrettanto corretti . I due significati principali della parola apeiron sono INFINITO e INDEFINITO , il primo con valenza quantitativa , il secondo con valenza qualitativa . Per Anassimandro , per? , entrambe i significati erano allo stesso modo contenuti nel termine apeiron . Ora dobbiamo spiegare perch? Anassimandro abbia scelto come principio proprio l’apeiron : il principio ? quel qualcosa da cui deriva tutta la realt? , quel qualcosa dove tutta la realt? va a finire e quel qualcosa in cui tutta la realt? permane . Se il principio ? quindi ci? da cui deriva tutto il resto , Anassimandro deve aver pensato che esso deve essere una fonte inesauribile di tutto , senza fine . Gi? Talete a suo modo aveva effettuato un ragionamento del genere : l’acqua era per lui il principio di tutto perch? non aveva caratteristiche e poteva di conseguenza assumerle tutte . L’ introduzione dell’ apeiron rappresenta un grandissimo passo verso l’astrazione : esso ancora pi? dell’acqua non ha caratteristiche ; per? per Anassimandro l’apeiron non ? solo infinito , ma anche indeterminato (indefinito) : egli ? convinto che il principio non debba avere alcuna caratteristica e qu ()
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Cartesio: la vita e le opere

Materia: Filosofia
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La vita e le opere Le vicende biografiche di Ren? Descartes (latinizzato in Cartesio) ebbero grande incidenza nella sua opera filosofica. Nato nel 1596 a La Haye nella Turenna, egli frequent? dapprima il collegio dei gesuiti di La Fl?che, dove gli fu impartita un’educazione a carattere prevalentemente umanistico, e in seguito studi? diritto all’Universit? di Poitiers. Il giovane Cartesio non tard? tuttavia a nutrire dubbi sulla validit? del sapere cos? acquisito . In particolare lo colpiva il carattere soggettivo delle opinioni professate dai filosofi e, di conseguenza, l’impossibilit? di trovare un fondamento oggettivamente unitario delle diverse scienze, derivando esse tradizionalmente i loro principi dalla filosofia. Messi dunque da parte gli studi, nel 1618 egli si arruol? nell’esercito di Maurizio di Nassau - la guerra dei Trent’anni era scoppiata appunto in quell’anno - ed inizi? a viaggiare per l’Europa . Prima come soldato poi come privato, egli approfitt? dei suoi soggiorni in Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Italia per ricercare nel “gran libro del mondo” ci? che non aveva trovato negli autori studiati. Ma neppure la conoscenza di paesi diversi forn? a Cartesio la garanzia di un sapere pi? sicuro. Al contrario, alla constatazione dell’arbitrariet? delle teorie filosofiche si aggiunse quella della relativit? dei costumi esercitati dalle diverse nazioni. “Dopo aver dedicato alcuni anni a studiare cos? il libro del mondo e a sforzarmi di acquistare una certa esperienza, un giorno presi la decisione di studiare me stesso e di impiegare tutte le risorse del mio ingegno nella ricerca delle strade da seguire; ci riuscii molto meglio, mi pare, che se se non mi fossi mai allontanato dal mio paese e dai miei libri” ( Discorso sul metodo ). Il risultato di questo ripiegamento su se stesso ? la stesura di un’opera, nella quale Cartesio - ormai stabilitosi in Olanda, paese con una grande tradizione di libert? e di tolleranza - esponeva le sue teorie sulla natura e sulle leggi della realt? fisica (compresa quella umana): Il mondo o Trattato della luce, integrato da una parte su l’uomo (1630-33). La condanna di Galileo da parte della Chiesa indusse tuttavia Cartesio alla prudenza: egli pubblic? soltanto alcuni saggi tratti dal mondo ( La diottrica, le meteore e La geometria ) , facendoli precedere, a mo’ di introduzione, da un importante Discorso sul metodo (1637).Il discorso, che contiene l’esposizione del credo filosofico di Cartesio, era gi? stato in parte anticipato da altri due scritti a carattere metodologico. Nelle Regulae ad directionem ingenii, che risalgono probabilmente agli anni 1627-28, Cartesio enumerava ventun regole a cui deve attenersi la ricerca filosofica - ma lo scritto, rimasto incompiuto, ne prevedeva sessanta - mentre il pi? sobrio Discorso le ricondurr? a alle quattro essenziali. La ricerca della verit?, anch’essa non terminata,indicava invece nella ragione naturale il solo strumento necessario alla conoscenza umana, che pu? e deve essere attinta “senza valersi dell’aiuto della religione e della filosofia” intendendo per quest’ultima il pesante apparato concettuale - per lo pi? di ascendenza aristotelica - scolastica - che si insegnava nelle scuole. Molti dei temi trattati succintamente nel discorso vengono ripresi in forma pi? analitica nelle meditazioni metafisiche, originariamente redatte in latino (1641) e poi tradotte in francese (1647), che Cartesio fece circolare , prima della pubblicazione, tra i dotti del tempo ( tra cui Hobbes e Gassendi ) tramite la mediazione del padre Martin Mersenne - un gesuita gi? suo maestro a la Fl?che - in modo da poterle dare alle ()
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Berkeley: Critica

Materia: Filosofia
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Critica alla distinzione qualit? primarie e secondarie Con il rifiuto della distinzione tra qualit? primarie e qualit? secondarie Berkeley apporta una seconda importante correzione alla filosofia di Locke e nello stesso tempo prende decisamente le distanze da una tradizione oggettivistica che aveva caratterizzato tanto la “nuova scienza” galileiana quanto la “nuova filosofia” razionalistica di Cartesio . La dottrina delle qualit? primarie equivaleva , infatti , al riconoscimento dell’ esistenza e della conoscibilit? - anzi della misurabilit? matematica - di una realt? indipendente dalle modalit? percettive e conoscitive dell’ uomo . Ma nella prospettiva apologetica in cui si pone Berkeley tale realismo oggettivistico si espone a un duplice sospetto : esso riconosce alla realt? esterna un’ autonomia che impedisce la completa risoluzionedella realt? nello spirito e, contemporaneamente , esso contrasta la tesi che l’ uomo dipenda esclusivamente da Dio anche per quanto riguarda la conoscibilit? del mondo che lo circonda. Tuttavia, la critica berkeleyana alle qualit? primarie , lungi dall’ essere viziata da argomentazioni apologetiche , ? rigorosamente fondata su presupposti empiristici , tanto da poter essere sostanzialmente ripresa pi? tardi da un Autore assolutamente alieno dall’ apologia religiosa come David Hume . Sin dal saggio di una nuova teoria della visione , Berkeley polemizza contro il carattere matematico di qualit? come la distanza (ovvero lo spazio) e la grandezza (ossia l’ estensione) . Egli nega , infatti , che la distanza e la grandezza degli oggetti che noi percepiamo mediante la vista siano determinabili in base a leggi ottiche aventi carattere geometrico . La nozione di queste qualit? ? invece data dall’ esperienza : noi siamo abituati a connettere determinate idee visive (e quindi determinate posizioni degli occhi) con la partecipazione di particolari grandezze e distanze . A riprova di ci? che Berkeley adduca il fatto che ( come avevano recentemente provato alcune relazioni scientifiche lette alla Royal Society ) un cieco nato , cui sia restituita la vista con un’ operazione chirurgica , non ? in grado di percepire immediatamente , senza esperienze pregresse , la distanza che lo separa dagli oggetti che vede per la prima volta , come dovrebbe avvenire se tale distanza risultasse oggettivamente e matematicamente dalle leggi ottiche che presiedono alla visione . La stessa corrispondenza tra le idee visive e quelle tattili - che sembra conferire maggiore oggettivit? alla visione della distanza e della grandezza - ? soltanto una relazione soggettiva confortata dall’ abitudine . Il quadrato che vedo non ? lo stesso quadrato che tocco , ma si limita a rappresentarlo o a “suggerirlo” nello stesso modo in cui , convenzionalmente , la parola “quadrato” rappresenta la cosa designata . La funzione esercitata dalle idee visive di distanza e di grandezza non ? dunque conoscitiva , ma esclusivamente pratica : Insomma , possiamo correttamente concludere che gli oggetti della visione costituiscono il linguaggio naturale della natura ; ? questo linguaggio che ci insegna a regolare le nostre azioni per conseguire le cose necessarie alla conservazione e al benessere del nostro corpo e per evitare tutto ci? che lo danneggerebbe o lo distruggerebbe . In altre parole , la distanza che vediamo separarci da un precipizio non ci fornisce alcuna conoscenza teorica sulla reale lontananza dell’ abisso , ma ? un segno convenzionale attraverso cui la natura , e tramite essa Dio , ci permette di non precipitare dentro di esso . La polemica contro la distinzione tra qualit? primarie e secondarie diventa pi? aperta nel Trattato e soprattutto nei Dialoghi tra Hylas e Philonous . In queste opere Berkeley attua una vera e propria riduzione delle qualit? primarie alle qualit? ()
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