Archivio per la categoria 'Appunti di Storia'

La Cina ed il Giappone

Materia: Storia
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La Cina ed il Giappone Nel 1645 croll?, dopo un lungo periodo di disordini economici e sociali, la dinastia cinese dei Ming ed il paese fu travolto dai Manchu. Dopo una generazione di pesante dominio, la dinastia dei Manchu fin? per essere assimilata alla civilt? cinese che condusse il paese ad una lunga fase di sviluppo. In Giappone le guerre feudali si chiusero all’inizio del XVII secolo. L’affermazione delle armi (che furono introdotte dai Portoghesi) aveva fatto compiere, in pochi decenni, un balzo di secoli alla tecnologia giapponese. Dopo un periodo di apertura ai mercanti europei, la dinastia al potere espulse gli stranieri ed impose al Giappone una totale chiusura economica e culturale, che sarebbe durata fino alla met? del 1800. ()
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La conquista dell’unit: Italia e Germania

Materia: Storia
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La conquista dell’unità: Italia e Germania Dopo gli accordi di Plombières, Napoleone III cercò di tirarsi indietro dagli impegni appena assunti. Nel Regno Sabaudo le pesanti concessioni fatte alla Francia avevano alienato alla politica del Cavour molti consensi. Tuttavia questi riuscì nel suo intento a seguito di un ultimatum mandato dall’imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe, a Vittorio Emanuele II, nel quale questa chiedeva il disarmo dell’esercito sabaudo stanziato al confine del Ticino. L’ultimatum fu respinto ed il 26 aprile 1859 l’Austria dichiarò guerra agli Stati sardi. Iniziava così la SECONDA GUERRA d’INDIPENDENZA. Napoleone III fu così costretto a rispettare i patti ed a mandare a Genova un contingente di 100.000 uomini. L’esercito franco-piemontese riportò decisive vittorie sugli Austriaci a Palestro, Montebello e Magenta, mentre Garibaldi alla testa dei CACCIATORI delle ALPI liberava Como, Varese, Bergamo e Brescia. Gli Austriaci vennero ancora sconfitti a Solferino ed a San Martino. Queste vittorie fecero insorgere le popolazioni del Granducato di Toscana, dei Ducati di Parma, Piacenza e Modena ai rispettivi sovrani, dando vita a governi provvisori. A questo punto Napoleone III, a Villafranca, stipulò in gran segreto l’ARMISTIZIO con l’Austria, preoccupato della situazione italiana che non gli avrebbe permesso di imporre la supremazia francese sulla penisola: con l’armistizio l’Austria cedeva alla Francia la Lombardia, perché la consegnasse al Regno Sabaudo. Cavour, amareggiato, diede le dimissioni. Gli accordi di Villafranca prevedevano inoltre anche il ritorno dei sovrani spodestati negli Stati dell’Italia centrale, ma questa condizione si rivelò più ardua del previsto, in quanto osteggiata dalle popolazioni. D’altro lato Napoleone III era in difficoltà in quanto, interrotta la guerra, non poteva né chiedere l’annessione di Nizza e della Savoia né giustificare all’opinione pubblica la partecipazione al conflitto. In questa situazione, Cavour, tornato al governo, giocò bene le sue carte, offrendo alla Francia Nizza e Savoia in cambio dell’Italia centrale. Venne fatto così un notevole passo in avanti verso l’unificazione, anche se, a dire il vero, in Italia si era ormai già avviato il processo inarrestabile dell’unità e dell’indipendenza. Riprese, così, l’iniziativa democratica che scoppiò in una rivolta, a Palermo il 04 aprile 1860, guidata dai democratici Francesco Crispi e Rosolino Pilo, con l’intento di liberare il Sud del Paese. Soprattutto Garibaldi cominciò ad arruolare volontari; la sua spedizione, passata alla storia col nome di Spedizione dei Mille, partì da Quarto alla volta delle coste siciliane. L’11 maggio i Mille sbarcarono a Marsala e riportarono un decisivo successo a Calatafimi sulle truppe borboniche. Dopo l’ennesima vittoria a Milazzo, sbarcarono in Calabria e, travolta ogni resistenza, entrarono a Napoli. Era evidente che Garibaldi non si sarebbe fermato qui. Egli, infatti, aveva intenzione di marciare su Roma e Venezia, per liberare la prima dal Governo Pontificio e la seconda da quello Austriaco, prima di consegnarle a Vittorio Emanuele II. Preoccupato per questo progetto che poteva provocare pericolose reazioni da parte delle potenze europee, Cavour decise di battere in velocità Garibaldi, facendo intervenire l’esercito sardo nelle regioni centro meridionali, con lo scopo di fermare l’«Eroe dei Due Mondi» prima che potesse giungere nello Stato Pontificio. Fu così che il 26 ottobre Garibaldi, a Teano, incontrò Vittorio Emanuele II, nelle mani del quale rimise ogni potere, e si ritirò nell’isola di Caprera. Il 17 marzo 1861 venne così proclamata la fondazione del Regno d’Italia di cui Vittorio Emanuele II fu proclamato re «per grazia di Dio e per volontà della nazione». Mentre si realizzava l’unità d’Italia, Otto von Bismark, cancelliere della Prussia, iniziava la sua politica di espansione negli Stati Tedeschi; quando il re di Da ()
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Aureliano

Materia: Storia
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Aureliano (270-275) Il successore Aureliano poté perciò attuare la sua opera di riunificazione dell’Impero, ma dovette ancora affrontare alcune irruzioni di barbari, tra cui Iutungi, Quadi, Marcomanni e Alemanni, che si erano spinti fin nell’Italia Centrale. Questi furono fermati al Metauro e sterminati presso Pavia; valutando poi il pericolo che allora parve incombere sulla stessa Roma, Aureliano iniziò la costruzione di una nuova cinta di mura, le Mura Aureliane in gran parte ancora esistenti. Vero impegno d’onore fu per lui quello di ricostruire l’unità dell’Impero, allora diviso in tre parti: nel centro l’Italia, l’Africa e la Balcania con Roma capitale; in Occidente il regno gallo-romano (Gallia e Britannia) sotto Tetrico, già generale romano; in Oriente il principato di Palmira, centro carovaniero nel deserto siriaco. Aureliano si volse all’Oriente nel 272, ove Zenobia fu sconfitta; ritornatone, potè impadronirsi della Gallia perché Tetrico si accordò con lui: egli fu così salutato col titolo di restitutor orbis. Aureliano tentò anche di porre rimedio alla crisi monetaria, reprimendo duramente i conseguenti disordini verificatisi a Roma, e limitò i pochi privilegi rimasti all’Italia, ove il corrector, magistrato straordinario adibito a porre rimedio alle varie condizioni di decadenza nella Penisola, acquistò i poteri di un vero governatore imperiale. Anche Aureliano fu ucciso dai soldati (275); dopo un periodo d’interregno fu designato il vecchio consolare Claudio Tacito, che poco dopo morì, forse anch’egli ucciso. Il suo successore Aurelio Probo, valente generale illirico, attese a lavori di strade, di bonifica, di agricoltura, ma soprattutto dovette combattere e patteggiare coi barbari, permettendo loro vasti insediamenti nell’Impero. Fu ucciso a sua volta dai soldati (282), e la stessa sorte toccò a M. Aurelio Caro e ai suoi figli Carino e Numeriano. ()
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La politica interna dopo il 1848

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La politica interna delle grandi potenze dopo il 1848 FRANCIA: -Il Secondo Impero imposto ai Francesi dopo il colpo di stato da Napoleone III si configurò come un regime profondamente autoritario e conservatore. La classe che maggiormente si riconosceva in questo nuovo sistema politico fu la borghesia industriale e finanziaria. La politica imperiale di Napoleone III, oltre a reprimere sistematicamente ogni spinta democratica e popolare, favorì lo sviluppo industriale e gli interessi di questo nuovo ceto di uomini d’affari. L’appoggio della Chiesa, che conservava la sua base di consenso nelle campagne, garantì al Secondo Impero l’adesione delle masse contadine. Dopo il 1860, però, crebbe l’opposizione democratica che obbligò l’imperatore ad avviare una serie di riforme. Esse favorirono innanzitutto il proletariato urbano, cresciuto enormemente di numero, il cui appoggio era indispensabile per la stabilità del regime. Napoleone III avviò una politica estera espansionistica volta a fare della Francia la potenza egemone a livello continentale. Questa politica si rivelò piena di contraddizioni che alienarono all’imperatore l’appoggio della Chiesa e suscitarono l’opposizione della Prussia, la cui forza militare travolse infine l’impero francese: il 01 settembre 1870, a SEDAN, le truppe francesi vennero sbaragliate da quelle prussiane e lo stesso Napoleone III fu fatto prigioniero. Tre giorni dopo, per iniziativa dei liberali moderati, l’Impero venne dichiarato decaduto e fu proclamata la Repubblica. GERMANIA: -Per quanto riguarda gli Stati Tedeschi il processo di unificazione fu preceduto da un periodo di forte progresso economico, che determinò la quasi estraneità della borghesia tedesca al processo di realizzazione dello STATO UNITARIO : le caste militari e l’aristocrazia fondiaria (JUNKERS) non lasciarono spazio politico ai nuovi ceti imprenditoriali ed alle iniziative dei movimenti democratici. L’unità della Germania fu costruita dall’alto in un rapido processo di conquista militare degli Stati Tedeschi ad opera di Otto von Bismark e del sovrano di Prussia, Guglielmo I. INGHILTERRA: -L’Inghilterra durante il lunghissimo regno di Vittoria I, raggiunse 2 primati: l’essere col suo impero coloniale «padrona del mondo» e con il suo sistema industriale la «fabbrica del mondo». Questi due primati erano strettamente collegati: le ingenti ricchezze accumulate nell’industrializzazione vennero investite nella formazione dell’immenso impero coloniale, che a sua volta consentì un’ulteriore prosperità economica della madre patria. Sul piano politico la Corona ed i Governi britannici seguirono un duplice orientamento: 1) garantire l’equilibrio fra gli Stati Europei e favorire l’affermazione delle spinte nazionalistiche; 2) evitare le spinte delle classi lavoratrici con una politica riformatrice. Essere la nazione più ricca del mondo rese possibile tutto ciò: le risorse erano tali da garantire un relativo benessere delle classi lavoratrici. La strategia riformistica venne abbandonata nella QUESTIONE IRLANDESE nella quale si manifestavano un conflitto d’interessi e radicali spinte autonomistiche dell’Irlanda; prevalsero, quindi, gli orientamenti conservatori: il liberale William Gladstone non ebbe più l’appoggio inglese ed il suo posto fu preso dal conservatore Benjamin Disraeli, intransigente avversario dell’autonomismo irlandese. AUSTRIA e RUSSIA: -Nei Balcani Russia ed Austria erano le 2 potenze dominatrici subito dopo il 1814/1815. Dopo mezzo secolo questo potere era venuto meno; del resto il cuore dell’Europa si era spostato verso Parigi, Berlino e Londra. L’Austria aveva perduto i domini italiani ed il controllo degli Stati Tedeschi, che subivano l’attrazione della Prussia. La Russia aveva visto bloccate le proprie mire espansionistiche verso i Balcani e ciò l’aveva confinata al ruolo di Stato periferico, incapace di influenz ()
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Propaganda alleata in Italia e il mito america

Materia: Storia
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Storia: La propaganda alleata in Italia e la nascita del mito americano “STAMPA, RADIO E PROPAGANDA. GLI ALLEATI IN ITALIA 1943-1946” L’organizzazione della propaganda alleata Durante il periodo che va dal 1943 al 1945,in Italia, troviamo uno dei primi esempi moderni di propaganda di guerra effettuata attraverso la stampa da un esercito di occupazione-liberazione. Nella prima guerra mondiale, quando si posero le basi della propaganda scientifica in vigore ancora ai giorni nostri, questa ebbe un contenuto meno ideologico che nella Seconda Guerra Mondiale e inoltre non si verificarono casi di occupazione prolungata eccetto in situazioni particolari. In quel momento la propaganda si esercitò soprattutto all’interno di ogni paese o verso i paesi neutrali (il caso britannico rispetto agli Stati Uniti è emblematico), sebbene, naturalmente, si stimolasse anche il nazionalismo, soprattutto, nel caso dell’impero Austro-Ungarico. Contemporaneamente nacque una forte propaganda operaia e pacifista osteggiata dalle due parti avverse. Il tipo di propaganda utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale è senza precedenti. L’uso della radio per raggiungere l’udienza di paesi nemici è del tutto nuovo ed altrettanto nuova è la completa ristrutturazione dei sistemi informativi nei paesi sconfitti dell’Asse, in Giappone o nei paesi che ebbero dei regimi collaborazionisti sotto l’occupazione tedesca. Nel caso italiano, un paese “occupato” e “liberato” , il fenomeno è un po’ più complesso : gli alleati favorirono una “rivoluzione dall’alto” a carattere democratico ma, a differenza della Germania e del Giappone, esistevano anche forze politiche autoctone che svolsero un ruolo importantissimo. Nel campo dei mezzi di comunicazione questa dualità diventa evidente. Gli alleati mantennero un regime di occupazione in Italia fino al dicembre del 1945 e mantennero per quasi due anni il controllo della radio, della diffusione di notizie di agenzia, la censura e un regime di licenze per le pubblicazioni. Dal momento dello sbarco in Sicilia il 10 luglio 1943 fino al termine dell’amministrazione alleata negli ultimi territori italiani il 31 dicembre 1945, tutti i mezzi di comunicazione italiani (non in territorio d’occupazione tedesca) - stampa , radio e cinema - furono sottoposti a varie forme di controllo alleato da un gruppo di uomini che costituirono la Psychological Warfare Branch (PWB), dell’ Al lied Force Headquarters (AFHQ). Inizialmente il controllo si esercitò in forma diretta nei territori occupati e amministrati dagli alleati attraverso l’ Allied military Government of Occupied Territories (AMGOT, dopo soltanto AMG) e in seguito, nei territori che passavano all’amministrazione del Governo Italiano riconosciuto dagli alleati,attraverso l’ Allied control Commission (ACC). Sebbene in numerose province l’amministrazione italiana funzionasse già con una legislatura autonoma in materia di stampa e informazione attraverso il Sottosegretario di stampa e propaganda, diretto successore del Ministero della cultura popolare fascista, gli alleati pubblicavano numerosi quotidiani sotto il controllo diretto del PWB,e mantenevano - sempre attraverso il PWB - il monopolio delle notizie di agenzia e il controllo assoluto della radio. Il PWB, quando arrivò in Italia nel luglio del 1943, era un’organizzazione di recente creazione. Infatti, durante la preparazione dell’operazione Torch (lo sbarco alleato nel nord Africa), il comandante supremo alleato Eisenhower decise di associare personale proveniente dall’ Office of War information (OWI) nordamericano e dal Political Warfare Executive (PWE) britannico - l’organizzazione britannica di propaganda - e alcuni membri dell’Office of Strategic Services (OSS) nordamericano e del Ministry of information (MOI) britannico. Questo organismo fece quindi le sue prime esperienze nel campo della propaganda e dell’informazione nel Nordafrica e svolse poi un lavoro p ()
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Il mesolitico

Materia: Storia
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Il Mesolitico Gli ultimi cacciatori-raccoglitori dell’Olocene antico Il termine Mesolitico è stato adottato all’inizio del secolo scorso nell’Europa occidentale per indicare i complessi attribuibili al periodo compreso tra la fine del Paleolitico superiore e il Neolitico. Nelle prime suddivisioni cronologiche della Preistoria questo periodo non veniva contemplato, poiché gli studiosi dell’epoca ritenevano che l’Europa occidentale fosse stata spopolata tra la fine dell’era glaciale, quando gli ultimi cacciatori del Maddaleniano si spostarono seguendo i branchi di renne verso le regioni più settentrionali, e l’arrivo dei primi gruppi di agricoltori e allevatori neolitici dall’area danubiano-balcanica e dal Mediterraneo orientale. Le ricerche archeologiche condotte durante il secolo XX misero invece in luce l’esistenza di complessi intermedi. Oggi si designa con il termine di Mesolitico il periodo, durato alcuni millenni, nel corso del quale si assiste a un processo di adattamento da parte degli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitori ai cambiamenti ambientali verificatisi, dopo la fine dell’ultima era glaciale, all’inizio dell’Olocene, a partire da circa 10.000 anni fa. Non tutti gli studiosi concordano sull’uso di questo termine; alcuni adottano per indicare lo stesso fenomeno il termine di Epipaleolitico, evidenziando la continuità culturale con il Paleolitico superiore, e assegnano al Mesolitico solo i complessi nei quali si sta realizzando il processo di transizione all’agricoltura e all’allevamento (processo di neolitizzazione). A una definizione dei complessi mesolitici sulla base della cronologica e delle caratteristiche tipologiche delle industrie litiche è contrapposto un modo diverso di interpretare il reale significato del Mesolitico in relazione soprattutto ai cambiamenti economici e del modo di vita degli ultimi cacciatori-raccoglitori; tali considerazioni sono tuttora argomento di discussione. Il bosco riconquista il territorio: l’ambiente durante l’Olocene antico La fine del Tardiglaciale würmiano determina un miglioramento climatico che porta lentamente a condizioni ambientali simili a quelle attuali. Gli effetti più importanti di questo mutamento sono vari: l’arretramento dei ghiacciai apre nuovi spazi alla penetrazione umana in territori prima disabitati; l’innalzamento progressivo del livello del mare determina un arretramento delle linee di costa; le zone a steppa e a tundra riducono la loro estensione in concomitanza dello sviluppo delle foreste; le grandi mandrie di erbivori delle praterie sono sostituite da piccoli branchi di animali il cui ambiente ideale è la foresta e la macchia, quali cervi, caprioli, buoi selvatici e cinghiali. La cronologia del Postglaciale si fonda sulla successione di fasi climatiche determinata dall’analisi dei pollini fossili dell’Europa centro-settentrionale. Secondo questa successione, l’Olocene inizia con il Preboreale a clima temperato arido (10.200/9.900-8.700 anni dal presente), cui segue il Boreale con un clima caldo-umido (8.700-7.500 anni dal presente) e l’Atlantico a clima caldo-umido (7.500-4.500 anni dal presente). Il Mesolitico si sviluppa durante questo lasso di tempo fino alla comparsa durante l’Atlantico delle culture neolitiche . Il processo di neolitizzazione costituisce un fenomeno complesso che si verifica in tempi differenti nelle diverse aree, cosicché il momento finale del Mesolitico varia da zona a zona, talora anche nell’ambito della stessa regione. Durante il Preboreale e il Boreale si registra un progressivo inaridimento del clima, determinato dall’aumento delle temperature non compensato da un incremento di umidità. Tuttavia in alcune regioni, ad esempio nell’area alpina, le foreste si espandono raggiungendo la massima estensione alla fine del Preboreale. L’aridità del clima crea nelle regioni mediterranee un paesaggio prevalentemente steppico; la vegetazione, in prevalenza pino marittimo e leccio, si diffon ()
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La Rivoluzione Francese

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La Rivoluzione Francese Gli elementi attraverso i quali si può capire i motivi della profonda crisi che investì la Francia sul finire del XVIII secolo sono 3 : - le divisioni sociali; - l’insufficienza delle istituzioni del regime assolutistico; - la grave situazione delle finanze statali. Per quanto riguarda il primo aspetto, in Francia come nella maggior parte d’Europa la società era divisa in 3 classi, o, per dirla col linguaggio settecentesco, in 3 «stati»: il clero, la nobiltà ed il popolo. In un mondo in cui, per motivi religiosi, potevano scoppiare sanguinosissimi conflitti, il potere riconosciuto al clero era vastissimo, a cominciare dal controllo che esso aveva di fatto sull’istruzione, passando per le grandissime proprietà di cui disponeva e finendo con il diritto dei sacerdoti, se rei, di essere giudicati da tribunali ecclesiastici secondo il diritto canonico. Non meno cospicui erano i privilegi della nobiltà, anch’essa ricca possidente terriera con diritto di imposizione di tasse e di fungere da giudice nell’ambito delle proprie terre. Il cosiddetto «terzo stato», che costituiva la maggioranza della popolazione francese, era per sua composizione alquanto eterogeneo. Al suo vertice aveva il ceto alto-borghese (finanzieri, banchieri, grandi proprietari che vivevano di rendita); sotto di loro c’era il ceto medio, composto di imprenditori, commercianti all’ingrosso, intellettuali, chirurghi, farmacisti, librai, impiegati; più giù nella scala del prestigio sociale vi erano gli artigiani, i commercianti al dettaglio ed i lavoratori che svolgevano lavori manuali; l’ultimo gradino della scala sociale era occupato dai lavoratori della terra che, in numero di 20 milioni sul totale di 26 milioni totali di francesi, rappresentavano la maggioranza assoluta. La disuguaglianza ed i privilegi su cui era basata la società francese si manifestavano in forma particolarmente acuta sul campo fiscale. Qualunque tentativo di abolire le esenzioni esistenti a favore del clero e della nobiltà si era concluso, nel corso del secolo, con la sconfitta dei ministri riformatori e dello Stato. L’intero sistema fiscale ed amministrativo francese appariva sempre più arcaico ed il discredito che colpiva l’inefficienza dello Stato faceva sentire sempre più impossibile la sopravvivenza del regime feudale, in cui gran parte dei redditi finivano nelle mani di una nobiltà priva di spirito imprenditoriale, e per questo, considerata la maggiore responsabile del ritardo dello sviluppo economico della Francia. Dopo il 1781 la situazione delle finanze pubbliche si fece sempre più difficile. I ministri di Luigi XVI tentarono nuovamente la carta della riforma amministrativa, come già era fallimentarmente successo nel fra il 1771 ed il 1781 ad opera del ministro delle finanze Jacques Necker, ma l’opposizione dell’aristocrazia e del Parlamento di Parigi si trasformò in un’offensiva contro l’assolutismo, trovando vasti consensi anche fra i ceti borghesi e popolari. La convocazione degli Stati Generali , un antico corpo rappresentativo dei 3 «stati» francesi, a Versailles da parte del re aprì subito dissensi nel fronte antiassolutistico. Se la borghesia mirava a trasformare gli «stati» in un vero e proprio organo di rappresentanza nazionale, la nobiltà vedeva negli Stati Generali una ghiotta opportunità per volgere a proprio vantaggio l’equilibrio dei poteri. Il 17 giugno 1789 il «terzo stato», proclamandosi Assemblea Nazionale e quindi legittima rappresentante della nazione francese, compì il primo grande atto di rottura nei confronti dell’antico regime. Il 23 giugno Luigi XVI, sotto la spinta degli aristocratici, ordinò all’assemblea di sciogliersi; questa non eseguì affatto l’ordine del sovrano e così, al re ed agli aristocratici non restava che una cosa da fare per tentare di conservare i propri privilegi ed il proprio potere: fare intervenire l’esercito. Alla notizia ch ()
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Foedus Cassianum

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Le prime guerre esterne, il Foedus Cassianum Tarquinio il Superbo abbandonato dagli Etruschi, secondo l’annalistica, si sarebbe rifugiato a Tuscolo presso un parente, Ottavio Mamilio, e sarebbe riuscito a suscitare contro Roma i Latini che male avevano sopportato l’egemonia romana. Otto città, ossia Tuscolo, Ariccia, Lanuvio, Laurento, Cora, Tivoli, Pomezia e Ardea, formarono insieme, contro Roma, una lega di carattere religioso, ma anche di un meglio definito scopo politico-militare, con a capo un dittatore. Per la guerra contro i Latini dittatore dei Romani fu Aulo Postumio (il primo che rivestì questa nuova magistratura) e magister equitum Tito Eluzio. Lo scontro, vittorioso per i Romani, avvenne presso il Lago Regillo ove, secondo la leggenda, sarebbero apparsi alla testa dei Romani i Dioscuri. Esso costituisce un grande fatto storico sicuro, riferito all’anno 496 o 493 a. C.; Aulo Postumio ebbe il cognome di ” Regillense “. Contro i Latini vinti, Roma non abusò del successo, sia a causa degli avvenimenti interni, sia per le ostilità che intanto sorgevano da parte dei popoli vicini: Etruschi, Volsci, Equi. La superiorità di Roma sui Latini non fu riconosciuta ma si venne alla conclusione di un trattato che dal nome di Spurio Cassio, un illustre personaggio che ne fu negoziatore, fu chiamato Foedus Cassianum. L’accordo, concluso sulla base della perfetta parità di diritti e di doveri fra i due contraenti (foedus aequum), stabiliva che fra Roma e i Latini doveva durare pace perpetua, con reciproco aiuto nel caso di aggressioni dall’esterno. Il testo del trattato, inciso su una colonna di bronzo, esisteva ancora nell’età sillana presso i Rostri, come attestano Cicerone e Livio. ()
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La seconda rivoluzione industriale

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1850-1870: la seconda rivoluzione industriale Durante il periodo che va dal 1850 al 1870 lo sviluppo industriale fu un fenomeno generalizzato a livello europeo. Questo periodo passa sotto il nome di SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Il settore trainante fu quello dei trasporti: furono costruite in tutto il continente 75.000 km. di strade ferrate e ciò permise di raggiungere nuovi mercati per la vendita dei prodotti industriali ed agricoli, ma anche di alimentare una continua domanda di ferro e carbone (quest’ultimo veniva utilizzato sia come fonte energetica per azionare le locomotive sia come elemento essenziale per il funzionamento delle macchine a vapore industriali). Parallelamente si svilupparono anche i trasporti via mare. L’industrializzazione appare così un meccanismo propulsore che permise l’allargarsi dei mercati, la crescita del commercio internazionale dei beni di consumo e lo sviluppo dell’industria siderurgica e meccanica per la costruzione di ferrovie e navi. Tuttavia lo scambio di beni di consumo non ebbe un ruolo trainante nell’economia europea a causa degli scarsi redditi dei ceti popolari. Oltre all’industria anche l’agricoltura conobbe un intenso sviluppo basato principalmente sull’aumento della domanda di prodotti alimentari, causata dall’aumento demografico e sul potenziamento della produttività dei terreni, grazie soprattutto ad attrezzi sempre più efficienti ed a miglioramenti dei sistemi di rotazione. La prima conseguenza visibile di queste trasformazioni furono massicce migrazioni di contadini dalle campagne verso le città, che si trovarono ben presto ad avere cospicue quantità di forza-lavoro. Nacque in questo periodo un mutamento della divisione internazionale del lavoro per cui i Paesi europei maggiormente industrializzati scambiarono i propri manufatti e le tecnologie coi prodotti agricoli dei Paesi meno sviluppati. La prima fase dell’industrializzazione si autofinanziò, ma a lungo andare divenne sempre più onerosa, cosicché, nella seconda metà del 1800, cominciarono a sorgere nuovi tipi di banche e di società, come le S.p.A., con lo scopo di raccogliere capitali da investire poi nello sviluppo industriale. In particolare, in Francia fu creato il «CRÉDIT MOBILIER» che basò la propria attività sul risparmio di massa, da investire nell’industria. In Germania invece si crearono molte piccole banche con lo scopo di intervenire nei settori più bisognosi di capitali. In Inghilterra invece industria e banca rimasero separate. A tutto questo va aggiunto che, oltre a questi scopi, le banche europee si riservarono anche quello di emettere moneta. Nel campo giuridico rivestirono un ruolo importantissimo le S.p.A.: infatti attraverso l’emissione di azioni esse permettevano di rastrellare risparmi. Si cominciarono ad emettere anche le obbligazioni. Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro si cominciò a fare sempre più massicciamente ricorso alla sua DIVISIONE ed alla sua PARCELLIZZAZIONE. La SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE riguardò più paesi della PRIMA, si diffuse in Europa ma soprattutto toccò gli Stati Uniti. In questo periodo si nota la continua ricerca di terre dalle quali ricavare materie prime e che richiedessero prodotti finiti nostrani: è questo il fenomeno del neocolonialismo. ()
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Trasformazioni del sistema politico

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Le trasformazioni del Sistema Politico e la Politica Internazionale fra ‘800 e ‘900 Nel quarantennio fra il 1870 ed il 1910 il mondo occidentale conobbe una profonda trasformazione del suo sistema politico, con il progressivo ingresso della masse nella vita politica degli Stati, attraverso lo sviluppo dei sindacati e la creazione dei PARTITI SOCIALISTI. Questo processo fu reso possibile dall’abbandono da parte del socialismo internazionale della prospettiva rivoluzionaria, sostituita dal riformismo gradualista e legalitario. Su questa base si riformò un’altra associazione del movimento operaio: la SECONDA INTERNAZIONALE. Se la classe operaia giunse a partecipare direttamente alla politica attraverso i partiti socialisti, più contorto fu il percorso delle masse contadine: una parte si orientò verso il socialismo, una parte fu la base di massa dei partiti reazionari, una parte ancora si avvicinò alla organizzazioni cattoliche. La base strutturale che alimentò l’allargamento del sistema politico fu la progressiva massificazione della società, determinata dall’accesso ai consumi di settori sempre più larghi delle popolazioni e dalla diffusione di modelli sociali prima appannaggio dell’élite. Per quanto attiene la politica internazionale, tra il 1870 e la prima guerra mondiale le relazioni diplomatiche tra le potenze europee furono dominate dagli orientamenti della politica estera del REICH tedesco, mentre oltreoceano emergevano le due grandi potenze degli Stati Uniti e del Giappone. Fino al 1890 il cancelliere Bismark riuscì ad imporre una politica di equilibrio imperniata sull’egemonia della Germania, che di fatto si assunse il ruolo di arbitro nelle controversie internazionali, ed un sistema di alleanze che manteneva in perenne isolamento la Francia. Dopo il 1890, quando Bismark venne allontanato dalla carica di cancelliere da Guglielmo II, la POLITICA dell’EQUILIBRIO venne sostituita da una politica estera aggressiva e segnata da spinte militaristiche che ebbero come risultato quello di accelerare l’aggregazione della Francia, dell’Inghilterra e della Russia in un sistema di alleanze in funzione anti-tedesca. La frizione tra questo blocco di Stati e quello costruito attorno alla Germania (TRIPLICE ALLEANZA con Italia e Austria) era destinata a crescere e sarebbe bastata una scintilla occasionale per far precipitare il continente in una guerra generale. I processi politici che caratterizzarono le vicende interne dei grandi Stati Europei consistettero nel riemergere e nell’affermarsi di tendenze politiche fortemente conservatrici ed antidemocratiche. I governi tesero ad imporre soluzioni politiche autoritarie allo scopo di colpire soprattutto i partiti socialisti e gli sforzi di emancipazione della classe operaia. Antiparlamentarismo e militarismo furono le tendenze che animarono le forze di governo o di potenti gruppi di pressione. In Francia, per esempio, le forze reazionarie si coalizzarono intorno al ministro della guerra Georges Boulanger. Le elezioni del 1889 confermarono però la maggioranza repubblicana (dopo il crollo di Napoleone III e l’esperienza della Comune fu proclamata la TERZA REPUBBLICA). subito dopo l’opinione pubblica fu scossa da un avvenimento che ebbe larghissima risonanza, l’AFFAIRE DREYFUS, che era un capitano ebreo-alsaziano condannato ai lavori forzati sotto la falsa accusa di spionaggio a favore della Germania. Attorno a questo caso si radicalizzò l’antagonismo fra Destra nazionalista e Sinistra repubblicana. Solo l’Inghilterra si differenziò da questo quadro; nonostante l’alternarsi alla guida del governo di liberali e conservatori e più precisamente fra Gladstone, pacifista e democratico, e Disraeli, fautore di una politica di espansione coloniale, venne condotta con continuità ed efficacia una politica riformatrice, come ad esempio l’allargamento del suffragio universale (maschile) che portò il corpo elettorale inglese da 3 a 5 milioni di ()
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1969-1971

Materia: Storia
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1969-1971 1969 Completamento della rete mondiale di telecomunicazioni (NASCOM) a servizio dell’Ente Spaziale Americano (NASA), costituita da collegamenti in cavo sottomarino, ponti radio a microonde, collegamenti via satelliti ed elaboratori elettronici di dati codificati, per la realizzazione dei programmi Apollo . Nel giugno il primo collegamento con la Luna. 1969-1970 Entrano in servizio i cavi sottomarini italiani con ripetitori a transistor sommersi Agrigento-Tripoli (Libia) di 312 miglia, 24 ripetitori, 120 canali; Catanzaro-Patrasso (Grecia) di 283 miglia, 28 ripetitori, 480 canali: Pisa-Barcellona (Spagna) di 430 miglia, 59 ripetitori, 480 canali; 20 Civitavecchia-Golfo Aranci (Sardegna) di 156 miglia, 20 ripetitori, 480 canali; in costruzione Catanzaro-Alessandria d’Egitto. 1969 A fine anno nell’area dei Mercato Comune Europeo, sono in funzione oltre 34 milioni di apparecchi; la densit? telefonica ha raggiunto nella stessa area il 181 abitanti, con la seguente graduatoria: Lussemburgo 313 - Olanda 241 - Germania 204 - Belgio 201 - Francia 161 - Italia 157. 1969 A fine anno gli apparecchi telefonici in servizio in Italia, tutti automatici, hanno raggiunto il numero di 8.530.751, con una densit? dei 157 abitanti. Le conversazioni in teleselezione hanno raggiunto e superato nell’anno, solo per la quota della Concessionaria, il miliardo di unit?. 1970 Nel mese di marzo entra in funzione il cavo transatlantico sottomarino TAT-5/MATA (Trans Allantic Telephone system n. 5 e sistema Mediterraneo Atlantico Telefonico n. 1). 1970 L’8 ottobre viene inaugurata la terza antenna della Telespazio (Stazione dei Fucino) per i collegamento, via satellite con l’area dell’Oceano Indiano (29,56 m di diametro). Tramite le due antenne, il Fucino avr? accesso ai satelliti Intelsat IV, che realizzeranno entro il 1972, da 6.000 a 9.000 canali telefonici (o televisivi, radiofonici, ecc. equivalenti) tra 87 impianti a terra, in 72 differenti paesi. 1970 La Azienda di Stato Servizi Telefonici e la SIP portano a compimento il programma di teleselezione nazionale esteso a tutti i 9 milioni e mezzo di apparecchi, ed effettuano la teleselezione internazionale con alcune importanti zone e citt? nei paesi dei M.E.C. 1970 A fine anno si erano raggiunti: n. 6.460.918 abbonati al telefono, con 9.372.860 apparecchi in servizio (densit? 171,4 apparecchi per 1.000 abitanti), Le telefonate in teleselezione durante l’anno sono state 1 miliardo e 224 mila, mentre quelle da operatrice (TSO) circa 82 mila (dati SIP). Il traffico nazionale della Azienda di Stato (TSO) ha toccato i 270 milioni di conversazioni; quello internazionale i 160 milioni (unit? di un minuto in arrivo, partenza e transito). 1971 In gennaio ? stato messo in orbita il 11- satellite dei sistema Intelsat IV. ()
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Cronologia 1870-1950

Materia: Storia
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1870: Seconda rivoluzione industriale caratterizzata dal forte rapporto scienza-industria: innovazioni tecniche, concentrazione industriale, taylorismo 1873: Grande depressione, concausa e in parte effetto della 2r.i., stimola il protezionismo e l’imperialismo(motivi politici di rivalsa, economici, culturali) [fine ottocento]: sviluppo della societ? di massa 1892: Primo ministero Giolitti, tentativo di conciliazione sociale, fasci siciliani 1903: Secondo ministero giolitti, tentativo fallito di alleanza con i socialisti, sciopero generale non represso 1904: guerra russo nipponica e sconfitta russa 1905: rivoluzione sedata in Russia 1906:Terzo ministero, legislazione sociale, risano del bilancio, tentativo di alleanza con la nascente forza cattolica 1911: Quarto ministero, nazionalizzazione delle assicurazioni, guerra libica (pace di Losanna), patto Gentiloni con i cattolici. Crisi marocchina Franco-tedesca, prima guerra balcanica contro la turchia 1913: Seconda guerra balcanica contro la grande Bulgaria 1914: Attentato di Sarajevo, dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia, mobilitazione della Russia, della Germania e della Francia, divisione tra neutralisti ed interventisti in Italia. Guerra lampo tedesca ma arresto del fronte occidentale sul Somme e apertura del fronte orientale. 1915: Fronte italiano sull’Isonzo e sul Carso. Russi costretti a ritirarsi dalla Polonia e sconfitta della Serbia 1916: Battaglia di Verdun (1 milione di morti). Tentativo di sfondamento austriaco contenuti poi presso Asiago. Dimissioni di Calandra e governo di coalizione. Battaglia navale dello Jutland e sconfitta tedesca. 1917: Rivoluzione Russa: cauduta del regime zarista e governo di coalizione liberal moderato, ritorno di Lenin e tesi di Aprile, il giorno prima della riunione del congresso panrusso dei soviet assalto al palazzo d’inverno delle forze bolsceviche, appello alla pace e abolizione dei latifondi, elezioni per la costituente vedono i bolscevichi in minoranza e quindi prendono il potere di forza, pace con la Germania vista dall’Intesa come un tradimento. Intanto, entrata in guerra degli USA in risposta alla guerra sottomarina tedesca. Offensiva austriaca e disfatta di caporetto, nuovo fronte sul Piave 1918: Nascita dell’Armata rossa e guerra civile contro i bianchi sostenuti dalle potenze occidentali. Comunismo di guerra. Ultima offensiva tedesca che penetra fino ad Arras ma poi sconfitti ad Amiens iniziano ad arretrare. I generali scaricano le responsabilit sul governo di coalizione democratica. Controffensiva italiana e vittoria di Vittorio Veneto quindi armistizio di Villa Giusti. Gulielmo II fugge in Olanda, imitato da Carlo I, armistizio della Germania. 1919: Pace di Versailles, 14punti di Wilson e punizione della Germania (Diktat). I Bianchi perdono l’appoggio degli occidentali e vengono sconfitti. III internazionale con lo scopo di creare una rete comunista mondiale per la diffusione della rivoluzione. Nascita del partito popolare di Sturzo Nascita dei fasci di combattimento di Mussolini. Reggenza di Fiume e vittoria mutilata. Elezioni che segnano la sconfitta dei liberali e l’affermazione di popolari e socialisti. 1920: Governo di coalizione liberale presieduto da Giolitti che stipula il trattato di Rapallo con Fiume citt? libera, liberalizzazione del prezzo del pane. In Germania frammentazione delle forze politiche, peso delle riparazioni di guera e ondata di violenza dell’estrema destra contro le forze democratiche, inflazione. 1921: Sommosse contadine e approvazione della Nep. Nascita del PCI di Togliatti e Gramsci. Nascita del PNF e abbandonano il programma radical-democratico per fondarsi su strutture paramilitari in funzione antisocialista (risposta al biennio rosso) appoggiati da media e alta borghesia oltre che dai liberali che pensavano di utilizzarli per compensare la forza socialista. 1922: Stalin presidente del partito comunista. Sciopero nazionale in dif ()
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La II rivoluzione industriale

Materia: Storia
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La II rivoluzione industriale La seconda rivoluzione industriale rafforzò il carattere capitalistico della società, che prese una piega fortemente tecnologica e scientifica. Si può affermare che la II° Rivoluzione Industriale fu definita l’età DELL’ELETTRICITA’; DELL’ACCIAIO E DELLA CHIMICA ed età durante la quale ci fu uno stretto connubio tra scienza e tecnica. Dà allora il processo non si è mai interrotto, intensificandosi nel corso delle periodiche crisi economiche succedutesi negli ultimi due secoli. La ragione di questo apparente paradosso è in realtà abbastanza evidente: quando i mercati s’ingolfano di merci invendute, la concorrenza spinge il sistema produttivo a ristrutturarsi, cioè ad operare tutte le trasformazioni possibili per levare la competitività delle merci immesse sul mercato. Non diversamente nella seconda metà dell’ottocento, ad una fase di persistente stagnazione degli scambi (la cosiddetta lunga depressione) corrispose un processo di rinnovamento tecnologico, la cui estrema radicalità e le cui forti riverberazioni sulla vita sociale hanno indotto molti storici a considerarlo una seconda rivoluzione industriale. La prima fase della seconda rivoluzione industriale è segnata da una libertà economica in cui l’intervento dello stato è inesistente, esso non interviene nella formazione del capitale in quanto delinea una limitazione ai privati nelle fabbriche come accade in Inghilterra. Ma com’era accaduto in precedenza e come accadrà anche in seguito il progresso tecnologico derivante dalla lotta tra le imprese per la sopravvivenza non fu né lineare, né esente da gravi contraddizioni. Fra l’altro in Italia si assistette alla definitiva emarginazione dell’industria del Napoletano che, per la sua ubicazione periferica rispetto all’epicentro dei mercati situato nell’Europa centro occidentale non offriva prospettive di profitto adeguate agli investimenti che sarebbero stati necessari e in Europa s’indebolì il primato mantenuto fin allora dall’Inghilterra nell’industria e nel commercio. Infatti, questo paese, che era stato la culla della prima rivoluzione industriale, si considerò sufficientemente protetto dagli ampi confini del suo mercato coloniale e non operò un adeguato rinnovamento del suo sistema industriale. Al contrario la Germania e gli Stati Uniti, che proprio in questo periodo effettuarono il loro decollo industriale, introdussero gli impianti più avanzati, presentando in tal modo il massimo di competitività. I tedeschi portarono a perfezionamento il laminatoio, cioè inventarono il recupero dei gas di combustione reintroducendoli nell’altoforno o nei forni a conversione. Questa fase prende nome di seconda industrializzazione nettamente diversa da quella precedente avente bisogno dello stato per il capitale e per la sua estensione al resto d’Europa. Come già abbiamo accennato la seconda rivoluzione industriale è caratterizzata dalle industrie chimiche e siderurgiche. La prima più complessa per i costi, divenne vitale per l’industria agricola in quanto produceva fertilizzanti inorganici riuscendo ad ottenere così risultati migliori con l’abolizione definitiva del pascolo e maggese. Nel 1875 furono messi a punto i processi di produzione dell’acido solforico; ammoniaca; nitrati e quello della soda inizialmente ottenuta attraverso il processo Leblanc (abolito in quanto scartava l’acido citrico sostanza altamente inquinante) poi attraverso il processo Solvay che utilizzava l’ammoniaca per estrarre la soda dal sale. Vennero anche realizzati dei materiali semisintetici come la celluloide e la galatide e, quelli interamante sintetici come la Bachelite utilizzata per esempio nella produzione delle penne stilografiche. Goodyar inventò e portò a termine il processo di vulcanizzazione utilizzato per produrre i pneumatici. Per quanto riguarda la siderurgia, grazie al metodo di fusione di Gilchrist Thomas (1876) vennero utilizzati minerali meno pregiati e più convenienti per que ()
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La storia della nascita dell’IBM

Materia: Scienze
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La storia della nascita dell’IBM, il colosso dell’informatica. Nel 1890 Herman Hollerith brevetta una macchina in grado di leggere schede perforate, l’obiettivo di Hollerith e della sua creazione e’ quello di velocizzare lo spoglio delle schede del censimento del 1890 negli USA. I risultati del precedente censimento del 1880 infatti furono disponibili solo nel 1887!. Grazie alla sua intuizione i risultati del nuovo censimento saranno disponibili dopo solo due anni, tenendo anche conto che nel frattempo la popolazione era passata da 50 a 63 milioni. Le schede perforate sono 187×83 mm, cioe’ la stessa dimensione del dollaro dell’epoca. Hollerith scelse questa dimensione semplicemente per poter sfruttare le cassettine di legno gia’ ampiamente utilizzate dalle banche e quindi di facile reperibilita’. Herman Hollerith Logo della CTRC Logo della IBM nel 1924 Nel 1896 Hollerith fonda la societa’ “Tabulating Machine Company”, che diventera’ nel 1911 “Computing Tabulating Machine Company”.Nel 1917 la CTRC apre una filiale in Canada col nome: International Business Machine Company Ltd. E’ solo nel 1924 che l’allora presidente Thomas Watson sr. decide di dare questa ragione sociale a tutte le societa’ del gruppo CTRC. Nel 1937 entra in azienda Thomas Watson jr, nel 1952 sara’ il nuovo presidente fino al 1971. Durante la sua presidenza il fatturato della societa’ passa dai 700 milioni di dollari annui a oltre 7 miliardi di dollari. Il 1981 e’ un’altra data storica per l’IBM, il 12 agosto viene annunciato l’IBM Personal Computer. Stranamente nessuno aveva pensato di registrare quel nome che tutti usavano per indicare quella nuova classe di computer nati a partire dall’Altair. L’uscita del PC e’ veramente un evento cardine della storia del computer. Per esempio e’ la prima volta che un computer con marchio IBM non e’ interamente prodotto da IBM stessa, infatti essa decide di rivolgersi a fornitori esterni sia per i drive dei floppy, che per il monitor e la stampante, l’unico “pezzo” prodotto in casa e’ la tastiera. Altro particolare e’ la scelta del processore, un Intel 8088 a 16bit, mentre al momento tutti usavano ancora CPU a 8bit, oppure anche la scelta della tastiera separata dal corpo centrale, quando tutti invece producevano ancora computer monoblocco. Ma probabilmente l’elemento scatenante del successo del PC fu la scelta dell’architettura. Infatti IBM opto’ per un computer completamente “aperto”, quindi i produttori di componenti furono subito messi in grado di produrre schede aggiuntive per il PC, ma non solo … anche tutto il PC stesso. L’IBM prevedeva, al momento del lancio, di vendere circa 500mila PC in cinque anni. La quota viene raggiunta prima della fine del secondo anno di produzione! Purtroppo (… o per fortuna) la scelta della architettura “aperta” si ritorcera’ contro IBM stessa, le societa’ che si vedono togliere quote di mercato dal PC decidono di produrre PC compatibili e nascono poi nuove societa’ con lo stesso obiettivo. IBM tenta di contrastare questo stato di cose con la serie PS/2, ma ormai e’ troppo tardi. IBM PC - 5150 Il logo attuale di Big Blue Alcune pubblicita’ della IBM : November 1934 January 1935 1941 1949 1952 ()
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Unni e Vandali

Materia: Storia
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Unni, Vandali Gli Unni La storia del popolo unno (Hsiung-nu), formatosi nel XVIII secolo a.C.dalla fusione di tribù europeoidi (biondi e brachicefali, di cui conservavano un tratto somatico -il naso prominente- che i Cinesi consideravano distintivo), di cinesi Hsia vessati dai funzionari imperiali e di genti mongoliche, è contrassegnata da una serie pressoché ininterrotta di guerre con la Cina e con i nomadi delle steppe: gli Yueh-chi dell’Ordos (i Massageti?) e i Ting-ling dello Jenissei (i futuri Khirgisi), -entrambi di stirpe europeoide-, e i Hsien-Pi di stirpe mongolica. Un momento cruciale della storia unna fu l’unificazione, tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C., dei 24 clan degli Hsiung-nu sotto il comando del condottiero (shan yu) Mao-tun e la costituzione di un regno unno che si estendeva su tutta la Mongolia centrale e le steppe transbaikaliche. Il regno di Mao-tun era retto da un sistema amministrativo sorprendentemente complesso e difeso da un imponente esercito di cavalleggeri. Una serie di sconfitte militari e di feroci contrasti intestini portò tuttavia alla scissione del regno nel 47 d.C. in due stati unni: quello del Sud, vincolato all’ordinamento tribale e ben presto assimilato dall’Impero cinese, e quello del Nord, fondato su una democrazia guerriera e definitivamente disgregato nel II secolo d.C. da Tang-shi-huai, condottiero dei Hsien-pi. Il tramonto della potenza Hung-nu e gli effetti del progressivo inaridimento delle steppe costrinsero gli Unni del nord a migrare verso occidente: alcune tribù (i Yue-pan) si fermarono allora nel paese siberiano dei Sette Fiumi, gli altri, dopo essersi fusi con gli Ugri dell’Ural, si spinsero invece fino in Europa. Questi meticci unno-ugri erano certamente molto mutati sia nell’aspetto esteriore, sia negli ordinamenti e nei costumi dai loro antenati, che avevano incominciato a dedicarsi all’agricoltura, si servivano di una scrittura di origine indiana ed erano in grado di produrre magnifiche manifestazioni d’arte. Per quanto riguarda il periodo della migrazione degli Unni verso Occidente ricordiamo che, nel 160 d.C., il geografo Tolomeo segnala la presenza di avanguardie unne nella regione compresa tra il Don e il Volga e individui le sedi di questo popolo sullo Iaxarte, ai confini della Sogdiana. Fu dunque grazie ai contatti con l’Iran partico e sassanide e con le genti nordiraniche che alcuni termini iranici come shad=re, bäg=signore, bag=dio, kavay=saggio-re (turco kavkan, kaghan=re dei re) passarono nella lingua degli Unni, i quali appresero dai Sogdiani anche quell’alfabeto “runico” che trasmisero, in seguito, ai Bulgari. Tra il 160 e il 375 non si ha invece nessuna notizia del popolo unno né dalle cronache cinesi né dalle fonti classiche greche e latine. Sappiamo solo che, nel 290, il re dell’Armenia, Tigrane, aveva al suo soldo dei mercenari unni. Nel 375, gli Unni raggiunsero le steppe dell’attuale Ucraina, popolate a quel tempo da Goti, Sciri, Gepidi, Alani (sarmati di stirpe ariana, affini sotto il profilo linguistico ai Saci e ai Sogdiani) e Slavi “poljani” (dei campi) e “drvljani” (delle foreste). Dopo aver proceduto alla sottomissione di Sciri e Gepidi, gli Unni sconfissero i re goti Ermanaric e Vithimeris: gli Ostrogoti (o Greutungi, “gente della campagna”) fecero allora atto di dedizione al re unno Balamir, mentre i Visigoti (o Thervingi, “gente della foresta”) di Athanaric, dopo un vano tentativo di resistenza sul fiume Dniestr, si risolsero nel 376 a oltrepassare la frontiera romana sul Danubio. Alle loro spalle incombevano gli Unni. “Animali selvaggi”, “bestie a due zampe”, “semi-uomini che mangiano i loro vecchi”, “bevono il sangue” e “si nutrono della carne scaldata sotto le selle dei loro cavalli”: così uno storico di Antiochia, Ammiano Marcellino, definì gli Unni, che, giunti nel 376 sulle rive del fiume Danubio, erano entrati allora per la prima volta in contatto con i Romani. Non si deve credere che ques ()
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L’europa agricola,delle manifatture e dei comm

Materia: Storia
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L’europa agricola, delle manifatture e dei commerci Nel corso del XVIII secolo la popolazione europea crebbe di circa il 65; lo sviluppo demografico fu accompagnato dalla crescita della produzione agricola. Le aumentate disponibilità alimentari dipesero da 3 ragioni: - la prima fu la diffusione di nuove colture, quali MAIS, PATATA, GRANO SARACENO e RISO, dotate di rendimenti più elevati di quelli tradizionali; - la seconda fu l’espansione della superficie coltivata; - la terza l’aumentato rendimento degli altri cereali. L’Inghilterra fu il paese che registrò i più vistosi progressi per le trasformazioni radicali nel sistema agricolo. I prati artificiali seminati con piante foraggiere sostituirono i pascoli (incolti) consentendo un accrescimento del bestiame; ciò significò poter disporre di quantità più elevate di concimi animali e quindi elevare la fertilità del suolo. Le grandi aziende capitalistiche posero fine a quello che era il freno più importante allo sviluppo agricolo, cioè alla concorrenza fra allevamento e cereagricoltura. Altro aspetto importante dell’INNOVAZIONE AGRICOLA INGLESE è dato dall’abolizione del MAGGESE. La coltivazione continua con avvicendamenti di diverse colture, scelte secondo le nuove conoscenze agronomiche, fu in grado di migliorare e non solo di mantenere, la fertilità del suolo. Questi sono i principali aspetti della rivoluzione agricola. Nel XVIII secolo le regioni agricole paragonabili all’Inghilterra sono solo un’eccezione. In Francia, per esempio, il peso della piccola conduzione familiare, con scarsità di capitali, era ancora molto alto. La piccola proprietà contava un terzo della terra, ma anche le grandi proprietà (del clero, della nobiltà e della borghesia) erano gestite nella forma dell’affitto contadino e della MEZZADRIA. Anche nell’Italia settentrionale i progressi compiuti nella seconda metà del ‘700 (sviluppo dell’allevamento e delle colture industriali, ripresa della bonifiche, diffusione della risicoltura) furono frenati dagli arcaici rapporti di produzione della campagne. Quanto alla Spagna ed all’Italia meridionale la monocoltura cerealicola e la pastorizia transumante continuarono a prevalere con la sottoutilizzazione del suolo. Le regioni europee con il maggiore sviluppo demografico e della superficie coltivata furono quelle dell’Europa orientale e danubiana. In Polonia, in Russia meridionale e sul Danubio un elemento decisivo fu costituito dalla fine del dominio dei Turchi. Parallelo allo sviluppo agricolo fu quello delle attività manifatturiere e commerciali. Le manifatture tessili restavano, in Europa, la principale attività produttiva non agricola, ma accanto ai tessuti di lana c’erano quelli di sete e di lino, quella dei tessuti misti. L’Italia cessò di essere paese esportatore di tessuti di lana (l’Inghilterra raggiunse grande sviluppo). Amsterdam assunse il ruolo di centro della finanza, impegnato nei prestiti ai grandi stati europei. La grande crescita dell’Inghilterra dipese in gran parte dalla decadenza delle Corporazioni e dall’affermazione del lavoro salariato. Essa era poi al primo posto nei consumi di nuove materie prime come il CARBONE ed il FERRO. Nel corso del XVIII secolo si registrò anche una trasformazione dei consumi; alcuni prodotti coloniali (zucchero, te, caffè, tabacco) diventarono di uso comune mentre il mais e la patata diventarono prodotti di largo uso nelle classi popolari. Questa trasformazione fu una vittoria dei consumi popolari e dell’igiene sociale, ma la diffusione dei distillati generò l’alcolismo fra le grandi masse urbane dei poveri e degli emarginati. ()
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Italia ed Europa dal 1500 al 1700

Materia: Storia
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ITALIA ED EUROPA DAL 1500 al 1700 Il cinquecento Agli inizi del 1500 l’Italia continuava a restare politicamente divisa: a Milano i duchi della famiglia Sforza, a Venezia l’oligarchia commerciale, a Firenze i Medici, nell’Italia centrale lo Stato della Chiesa e a sud il regno di Napoli, governato dalla dinastia spagnola degli Aragona. Non esisteva un unico mercato nazionale come in Inghilterra e in Francia. Le città, pur essendo molto ricche, basavano la loro attività sul commercio coll’estero e questo le rendeva inevitabilmente rivali. Di qui l’inizio della decadenza economica, dopo la grande fioritura dei Comuni e delle Signorie. Complessivamente le ragioni della decadenza sono queste: 1) assenza di un unico mercato interno; 2) presenza di barriere doganali, dazi elevati e protezionismo fra gli stati italiani (il che comporta l’aumento del prezzo delle merci); 3) all’interno di ogni stato italiano solo la città principale poteva estendere la propria industria; 4) quando Inghilterra, Francia e altri paesi nord-europei sviluppano una loro manifattura, i prodotti (soprattutto tessili) delle città industriali italiane (Firenze, Milano, Venezia, Padova…) non sono più concorrenziali. Altre industrie entrano in crisi: cantieristica, cotone, armi, ecc. Solo i prodotti di lusso continuano ad essere richiesti (seta, oreficeria, vetro veneziano, oggetti d’arte) ma il consumo riguarda una stretta minoranza; 5) dopo la conquista turca di Costantinopoli nel 1453, i mercanti italiani, per riavere i diritti commerciali, devono pagare forti tasse, per cui i rapporti coll’Oriente finiscono (l’unica via era quella che passava per l’Egitto, ma qui i sultani arabi hanno il monopolio del commercio); 6) con la scoperta dell’America (1492) il Mediterraneo perde molta della sua importanza, a tutto vantaggio delle coste atlantiche. A causa della decadenza economica, accelerata dalla divisione politica, mercanti e imprenditori cominciano ad abbandonare l’attività commerciale e industriale, cercando altri settori nei quali investire con profitto i propri capitali. Di qui lo sviluppo delle operazioni puramente finanziarie e usuraie (prestiti concessi ad alti interessi); di qui l’acquisto di terre e di titoli nobiliari da parte della borghesia cittadina. In pratica, mercanti, banchieri e imprenditori si trasformano in proprietari terrieri che concedono ai contadini piccoli appezzamenti di terra in affitto e a condizioni semifeudali. La rendita feudale diventa la fonte principale dei loro redditi. Nell’Italia centrosettentrionale, man mano che si chiudono le industrie (opifici), una gran quantità di operai è costretta a lasciare le città e a ritornare nelle campagne. Di qui il grande sviluppo dell’orticoltura. Il tipo fondamentale di affitto diventa la mezzadria: cioè in base a un contratto il mezzadro deve assumersi tutte le spese dell’azienda, apportare i miglioramenti necessari e introdurre nuove colture. In tutto questo il proprietario poteva sempre interferire. Egli però s’impegnava a fornire sementi, bestiame, strumenti agricoli o il denaro per comprarli. Il mezzadro doveva dare metà raccolto al proprietario e pagare le imposte allo Stato. Purtroppo, i mezzadri, dovendo sopportare il peso delle guerre di conquista franco-spagnole e vessati da interessi usurai, facilmente diventavano, pur essendo formalmente liberi, schiavi del loro padrone, per cui la fuga era punita col carcere. E così, oltre alla metà del raccolto, il padrone, col tempo, pretenderà altre corvées. In una situazione ancora peggiore si trovavano gli operai salariati agricoli, completamente privi di qualsiasi proprietà. Il frazionamento politico rendeva ovviamente l’Italia facile preda degli Stati vicini, Francia e Spagna, che avevano già ultimato la loro unificazione nazionale alla fine del 1400 mediante forti monarchie centralizzate. Il primo a scendere in Italia fu Carlo VIII, chiamato da Ludovico il Moro di Milano per comb ()
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I caratteri socio-economici dell’800

Materia: Storia
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I caratteri socio-economici dell’800 L’Ottocento fu il secolo in cui la borghesia realizzò in Europa il proprio integrale predominio su vari aspetti, da quello politico a quello economico e culturale. L’importanza storica della borghesia è legata a due fattori che caratterizzano la storia dell’800: lo sviluppo della produzione industriale e il definitivo passaggio da un’economia di sussistenza ad un’economia di mercato. L’agricoltura, che per millenni aveva dominato la vita economica, cedette il primato alle attività industriali e manifatturiere. I progressi dell’industrializzazione furono dovuti a molteplici fattori: · la realizzazione e la diffusione delle innovazioni tecnologiche, · la concentrazione delle attività produttive in unità di sempre maggiori dimensioni e la loro distribuzione sul territorio, · la diffusione delle ferrovie e della navigazione a vapore che produssero una crescente integrazione economica tra le diverse aree dell’Europa e del mondo. Le trasformazioni agricole, industriali e lo sviluppo commerciale comportarono un’estensione notevole negli scambi. Il mercato assunse così dimensioni mondiali e la legge del profitto e della concorrenza investì ogni logica economica. L’espansione produttiva e commerciale e la meccanizzazione provocarono fenomeni molto diversi fra di loro: si ebbe un aumento della popolazione europea e s’incrementò l’urbanizzazione. Nel XIX sec. lo sviluppo demografico fu il risultato della permanenza di alti tassi di natalità e del progressivo abbassamento della mortalità infantile. L’aumento della popolazione europea sarebbe stato ancora superiore se non fosse stato compensato da fenomeni migratori. All’aumento della popolazione si accompagnò la sua distribuzione territoriale, con una crescita senza precedenti delle città, in termini sia d’abitanti, col cosiddetto fenomeno dell’urbanizzazione, sia di superficie. La concentrazione delle industrie nelle grandi città provocò trasformazioni profonde. Le città cessarono di essere la sede in cui i nobili e proprietari terrieri vivevano la loro vita lussuosa e divennero sempre più spazi in cui l’attiva borghesia industriale realizzava la produzione e organizzava la distribuzione e la vendita di merci e capitali. La concentrazione delle fabbriche richiese una forte presenza di manodopera; si formò così il cosiddetto proletariato urbano, il quale cominciò gradualmente ad organizzarsi per ottenere migliori condizioni di lavoro e riforme sociali e previdenziali. Attraverso le lotte il proletariato arriverà, nelle nazioni più progredite, ad ottenere il diritto all’istruzione, la diminuzione dell’orario lavorativo, l’aumento del tempo libero. Il paesaggio delle città industriali cambia radicalmente. Il centro della città, dove risiede la grande borghesia, diviene il cervello dell’organizzazione politica ed economica. Qui la grande borghesia dirige le sue imprese, cerca di influenzare a proprio favore i parlamenti, lega ai propri interessi la stampa e la pubblicità; ma nella città vive anche la media e piccola borghesia impiegata nell’amministrazione statale e nelle professioni liberali: magistrati, avvocati, notai, giornalisti, ecc… La grande massa di proletariato inurbato andrà a collocarsi nelle periferie dove mancano servizi essenziali, organizzazioni sociali e sanitarie e dove si evidenziano le più grandi patologie urbane (prostituzione, alcolismo, criminalità, malattie infettive). L’avvento dell’industria aveva creato il presupposto di una sempre più diffusa corsa alle materie prime. In un periodo caratterizzato da una forte espansione industriale e da un diffuso nazionalismo l’esplorazione assunse un ruolo di notevole importanza nell’apertura di nuove conoscenze territoriali e nell’accrescimento del prestigio nazionale. D’altronde i colonialisti ritenevano spesso di agire in base a un principio nobile e disinteressato: quello di portare il progresso presso genti meno sviluppate, sp ()
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I Galli a Roma e la riscossa romana

Materia: Storia
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I Galli a Roma e la riscossa romana I Galli Senoni e Boi avevano varcato l’Appennino intorno all’anno 390 a. C. e posto l’assedio all’etrusca Chiusi e pare che avessero solo di mira di far preda, sperando in un ricco bottino. Essi spinsero le loro scorrerie anche contro Roma e presso il fiumicello Allia si scontrarono con l’esercito romano che fu distrutto; parte dei fuggiaschi si ritir? a Veio. I Galli entrarono in Roma senza trovar resistenza, anz?, secondo la tradizione, sarebbero entrati dalle porte dimenticate aperte: evidentemente una cinta di difesa resistente non c’era ancora e le mura cosiddette serviane furono costruite dopo. La leggenda ? ricca di episodi (sui Senatori, Le oche Capitoline e la riscossa di Camillo), che mirarono ad attenuare le gravit? della sconfitta, ma il dies Alliensis (18 luglio) era ricordato come giorno nefasto ancora nei calendari dell’et? imperiale. Per quanto grave la disfatta dell’Allia, il danno materiale non era irreparabile; i Galli con le ricche prede e dopo il vano tentativo di occupare il Campidoglio, se ne ritornarono indietro. Pi? gravi furono invece le ripercussioni morali e politiche, per la pericolosissima reazione dei popoli vinti o assogettati, coll’aggravante di un moto separatista nella federazione latina. Ma Roma, favorita soprattutto dalla ormai raggiunta collaborazione delle classi sociali, dal valore e dalla resistenza dei soldati romani e dall’abilit? e la tenacia dei loro capi, riusc? ancora a trionfare dei suoi nemici: si aggiunse il fatto che non tutte le citt? abbandonarono Roma e che, anzi, parecchie di esse erano disposte territorialmente in modo da formare in parte una cerchia difensiva per i Romani, e in parte delle barriere che spezzavano la contiguit? territoriale dei nemici e impedivano loro la collaborazione e il coordinamento degli sforzi contro Roma. Occorse una serie di guerre fino al 358 a. C. per restaurare l’egemonia romana nel Lazio. Fu rinnovato il Foedus Cassianum e vi fu ammessa qualche citt? come Preneste che prima ne era fuori. Dopo il 358 ripresero le ostilit? con Roma anche gli Etruschi, anzitutto Tarquinia e Falerii e poi anche Caere, che pure era rimasta amica di Roma durante l’incursione dei Galli; ma ogni tentativo falli e Caere dovette sottomettersi a Roma nella forma nuova di civitas sine suffragio (353 a. C.) accettando l’autorit? di magistrati romani e pagando i tributi. Con Tarquinia e con Falerii fu conclusa una lunga tregua. Ormai lo Stato Romano superava. i 3000 kmq; le irruzioni dei Galli non ebbero pi? effetto giacch? contro ogni sorpresa Roma aveva provveduto alla costruzione delle sue mura di cui restano imponenti avanzi. ()
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L’ascesa di Pompeo

Materia: Storia
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L’ascesa di Pompeo La situazione infatti si aggravò con la lotta del Senato contro Emilio Lepido, che aveva tentato di abbattere la costituzione sillana; contro di lui il Senato si giovò di Pompeo, giovane generale di Silla, al quale fu affidata anche la guerra di Spagna contro Sertorio, chiusa nell’anno 72 a. C. In quell’anno il Senato affidò al pretore M. Licinio Crasso, padrone della fortuna più colossale di Roma, il comando della guerra servile contro Spartaco; ma temendone l’eccessivo potere gli affiancò Pompeo, ritornato dalla Spagna. Nel 71 la terza guerra servile era vinta; ma i due generali, avendo in mano l’esercito, poterono imporre il loro volere a Roma nell’elezione dei consoli per il 70. Pompeo, che non aveva i requisiti legali per l’elezione secondo la costituzione sillana, violata anche nel caso di Crasso, si impose portando a Roma le sue legioni. La loro nomina a consoli segnò la fine dell’ordinamento sillano. I contrasti fra Pompeo e Crasso, che usciti di carica aspiravano al predominio nello Stato, determinarono un nuovo progresso verso il principato. In seguito ai gravi danni provocati al commercio romano dai pirati che infestavano il Mediterraneo, si concedette a Pompeo nel 67 a. C. un imperium straordinario della durata di tre anni su tutto il Mediterraneo e sulle regioni costiere sino a 50 miglia dal mare, con una flotta di 500 navi e un esercito di 120.000 uomini: a nessuno era stato mai concesso un potere così grande, che rendeva arbitri dello Stato. Pompeo adempì in pochi mesi brillantemente il compito che gli era stato assegnato, sicché in breve anche la Cilicia e Creta passarono sotto il dominio romano. Frattanto in Asia Mitridate VI aveva ripreso le ostilità contro i Romani. Questa seconda guerra mitridatica fu vittoriosamente condotta da Lucullo, che in seguito venne sostituito da Pompeo il quale, sconfitto Mitridate e obbligato Tigrane re d’Armenia a chieder la pace, rioccupò tutta l’Asia Minore e il regno del Ponto; passò quindi in Siria e, occupata la Palestina, riordinò le nuove province del Ponto e della Bitinia, della Siria, della Cilicia e ritornò a Roma (62 a. C.). Durante l’assenza di Pompeo si era riaccesa vivissima nella capitale la lotta fra oligarchici e democratici ed era mancato poco che il governo senatorio fosse abbattuto da una congiura di cui era capo Lucio Sergio Catilina, giovane e ambizioso patrizio. La congiura venne rivelata a Cicerone, che attaccò in Senato Catilina costringendolo a fuggire. Questi, recatosi in Etruria per suscitare la guerra civile, fu ucciso presso Pistoia in battaglia (62 a. C.) e Cicerone fu chiamato “padre della Patria”. ()
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