Archivio per la categoria 'Appunti di Storia'

I fori

Materia: Storia
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I Fori Nell’antica Roma il Forum era la piazza pubblica che, posta al centro della città, costituiva il cuore della vita associata nei suoi aspetti pubblici e privati. Era infatti luogo di riunione e di ritrovo, di mercato e di divertimento, vi si amministrava la giustizia e vi si organizzavano le manifestazioni di protesta, si parlava di affari e si andava a passeggio, era lo scenario in cui si celebravano i trionfi dei generali vittoriosi. Nel Foro si incontrava dunque gente di ogni tipo: uomini politici in cerca di voti, mercanti, banchieri, perdigiorno, imbroglioni, borsaioli… Il Foro Romano Il Foro si trovava nella valle tra Campidoglio, Palatino, Esquilino e Viminale. Era vicino al fiume, ed era attraversato da un grande collettore fognario, la Cloaca Maxima, che sfociava nel Tevere all’altezza dell’Isola Tiberina. I primi edifici nel Foro romano sono stati costruiti addirittura in epoca monarchica: si scelse questo spazio per amministrare la vita politica della città, e fu quindi deviato il corso di un fiumiciattolo che rendeva la zona malsana e paludosa. Nei primi anni della repubblica fu costruito il tempio di Castore e Polluce per ringraziarli del loro aiuto durante la battaglia del Lago Regillo contro i membri della lega latina. Ai piedi del Palatino, la valle compresa tra questo, il Campidoglio e il Quirinale, marginalmente occupata da qualche capanna e da un’estesa necropoli della prima età del Ferro, venne presto interessata dall’estendersi delle attività commerciali del Foro Boario (e dell’adiacente Foro Olitorio), fino a diventare, verso la fine del VII sec. a.C., il centro della vita cittadina, dopo essere stata bonificata con opere di drenaggio e con la costruzione di un canale (Cloaca Maxima) diretto al Tevere. La zona centrale e più estesa della valle diventa la piazza della città, il Foro per eccellenza (Forum). La sistemazione definitiva del foro si ebbe con gli interventi di Cesare e di Augusto che condussero tra l’altro alla soppressione del Comitium, allo spostamento di alcuni edifici (Curia e Rostri) e alla costruzione di nuovi. Dopo queste modificazioni si avviò a trasformarsi in un luogo monumentale di rappresentanza e di memorie storiche mantenendo ormai immutata la sua struttura. Durante l’età imperiale ci fu soltanto qualche “intrusione”, in particolare i monumenti onorari come l’arco di Settimio Severo. La storia antica del foro romano era già da tempo terminata quando nel 608 d.C. fu elevata la colonna in onore dell’imperatore di Bisanzio Foca. Trasformati in luoghi di culto cristiani alcuni dei suoi monumenti, a cominciare dalla Curia, e abbandonati gli altri, gran parte della zona, rimasta ai margini della città andò progressivamente interrandosi, diventando zona di pascolo (Campo Vaccino). Nel periodo del Rinascimento divenne una gigantesca cava di materiali. L’inizio degli scavi sistematici si ebbe solo al principio dell’800 e da allora sono continuati fino ai nostri giorni affiancati da interventi di consolidamento e restauro delle strutture già riportate alla luce. 1. Curia Iulia 2. Basilica Aemilia 3. Basilica di Massenzio 4. Tempio di Venere e Roma 5. Tempio di Antonino e Faustina 6. Necropoli arcaica 7. Tempio di Romolo 8. Arco di Settimio Severo 9. Miliarum Aureum 10. Rostri 11. Piante di fico, di vite e di ulivo 12. Lacus Curtius 13. Doliola 14. Rostra ad Divi Iulii 15. Basilica Iulia 16. Tempio di Cesare 17. Arco di Augusto 18. Tempio di Castore e Polluce 19. Tempio di Vesta 20. Casa delle Vestali 21. Arco di Tito Dall’attuale ingresso si scende per la rampa e ci si ritrova nel cuore dell’antico centro della città. Seguiamo l’itinerario di un romano dell’epoca che, venendo dal Foro della Pace, ove si trova l’attuale ingresso, passeggiava per il Foro. Ci siamo riferiti come periodo al II sec. d.C., quindi aggiunte posteriori saranno indicate con delle note. Q ()
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Lo sviluppo economico europeo

Materia: Storia
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Lo sviluppo economico europeo L’Inghilterra era fino alla metà del 1700 l’unica nazione industrializzata, una vera e propria potenza manifatturiera. Francia, Belgio e Germania cercarono di recuperare il tempo perduto ed intorno al 1850 erano caratterizzate da un’economia industriale capace di concorrere con l’Inghilterra. Questo processo comincia a manifestarsi anche negli altri Stati Europei come Italia, Austria e nella stessa semi-feudale Russia, influenzando non solo l’economia ma anche la struttura sociale e politica dei vari Stati. La diffusione dell’industrializzazione, aumentando il numero dei produttori ed il volume complessivo della produzione, generò la prima grave crisi di sovrapproduzione perché il mercato si rivelò troppo piccolo per le capacità produttive delle industrie, sparse ormai in tutto il continente europeo. Nel biennio ‘46-’47 diminuirono dunque gli acquisti di generi di cotone ma anche degli altri prodotti; a ciò si aggiunse la crisi agraria. Bastarono 2 cattivi raccolti ed una grave malattia della patata per provocare una grave carestia che determinò lo scarseggiare del prodotto e l’elevazione del suo prezzo, gettando nella miseria il proletariato, incapace di soddisfare i bisogni alimentari. Molte industrie furono costrette a chiudere e ciò provocò disoccupazione e quindi ulteriore riduzione dei consumi. Ad aggravare la crisi si aggiunse la speculazione: finanzieri e commercianti usarono i propri capitali per acquistare generi alimentari all’estero. Questi, poi, non riuscirono a vendere in patria perché i salari della popolazione non ne permettevano l’acquisto. Quindi aumentarono i fallimenti e diminuì il capitale esistente. Sovrapproduzione e mancanza di capitali aggravarono la crisi. Il biennio rivoluzionario 1848/49 affondava le sue radici in questa grave crisi economica europea. ()
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La crisi suprema dell’Italia romana

Materia: Storia
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La crisi suprema dell’Italia romana Con l’avvento di Teodosio I si ha il principio delle grandi invasioni dei popoli germanici, le quali si svolsero specialmente secondo due grandi itinerari: nel 378 dal confine del Danubio dilagarono i Visigoti; nel 406 dal confine del medio Reno avanzarono i Vandali con altre trib?, sospinti tutti dagli Unni. L’Impero d’Occidente si trov? ridotto a poco pi? che l’Italia, dove si succedettero dal 455 al 476 una decina di imperatori alla merc? dei capi barbari, che prendevano il titolo di patrizi, concesso dagli imperatori a persone che accumulavano una molteplicit? di funzioni. In Oriente, morto Arcadio (408) gli succedette Teodosio II, che leg? il suo nome a un opera legislativa di grandissima importanza, il Codex Theodosianus: fu la prima raccolta ufficiale delle leggi e costituzioni imperiali dal 312 alla pubblicazione (438), ed ebbe valore tanto in Oriente quanto in Occidente. Al tempo di Onorio difese l’Italia il valente generale Flavio Stilicone di origine vandala, che nel 402 sconfisse a Pollenzo presso Bra e a Verona i Visigoti di Alarico, che avevano depredato la valle del Po, costringendoli a rientrare nell’Illirico. Poco dopo, orde in prevalenza Ostrogote, valicate le Alpi scendendo dalla Rezia, si spinsero fin nell’Italia Centrale, ma furono sconfitte dallo stesso Stilicone presso Fiesole. Nel 408 fu trasferita la capitale da Milano a Ravenna e Stilicone cadde in disgrazia: l’ingratitudine di Onorio premi? con l’uccisione il grande generale. Fu un imperdonabile errore: subito ricomparve in Italia Alarico che assedi? Roma e nel 410 l’abbandon? al saccheggio. Per l’inetto Valentiniano III (425-455) tenne il potere la madre Galla Placidia, riconosciuta da Teodosio come reggente in Occidente. Nel 451 il comandante delle milizie Ezio ottenne una strepitosa vittoria sugli Unni di Attila ai Campi Catalaunici (Ch?lons sur Marne), ma l’anno seguente Attila entr? in Italia e distrusse Aquileia. Una parte della popolazione della regione trov? scampo nel gruppo di isolette tra la foce del Po e il golfo di Trieste: da questi profughi trasse la prima origine Venezia. Attila devast? parte della Valle Padana e s’avvi? verso Roma; ma gli and? incontro il pontefice Leone I, ed egli, sia mosso da reverenza verso il papa, sia preoccupato dei promessi aiuti dell’Oriente, sia temendo il sopraggiungere di Ezio, si ritir? nella Pannonia, ove mor? (453). Subito dopo, Ezio fu ucciso per mano di Valentiniano III, che fu a sua volta ucciso per vendetta di due soldati di Ezio; i Vandali mossero su Roma, che sub? nel 456 un secondo e pi? grave saccheggio. Otto imperatori senza importanza succedettero a Petronio Massimo, ucciso dal popolo per la sua vilt? durante il sacco vandalico, alcuni elevati al trono e abbattuti dal patrizio Ricimero, che fu allora l’uomo pi? potente dell’Occidente romano. In Oriente sali all’impero Leone (457), il primo imperatore che si sia fatto incoronare dal vescovo. Dal 465, Leone tenne il potere imperiale anche in Occidente e Ricimero il governo. Morto anche Ricimero e nominato imperatore d’Occidente Giulio Nepote (474), gli si ribell? il nuovo ” patrizio ” Oreste, che os? elevare alla porpora il proprio figlio Romolo proclamato Augusto, che ebbe poi per dileggio il soprannome di Augustolo. Frattanto un capo di genti germaniche, in prevalenza Eruli, Odoacre, richiese secondo l’usanza la distribuzione di un terzo delle terre per l’aiuto dato a Oreste, e poich? questi rifiut?, i barbari acclamarono loro re Odoacre che concesse le terre richieste. Oreste cadde in combattimento e Romolo Augustolo venne deposto. Odoacre non assunse il titolo di imperatore e prefer? governare l’Italia come ” patrizio ” in nome dell’Impero d’Oriente, allora retto dall’Imperatore Zenone (476 d. C.). ()
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Secondo dopoguerra

Materia: Storia
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La ricostruzione economica del secondo dopoguerra La guerra aveva causato danni non indifferenti all’apparato produttivo del Paese. Le varie circostanze avevano portato ad un abbassamento della produzione industriale di quasi il 70rispetto al 1939. La capacità produttiva era di fatto diminuita e l’enorme aumento della circolazione di moneta portò in Italia un’inflazione senza precedenti. Fortunatamente già nel 1945 il governo aveva la situazione sotto controllo grazie anche agli aiuti alleati (UNRRA). Adesso restava l’incognita su come intraprendere la ricostruzione economica. Da una parte si faceva affidamento all’imprenditorialità privata; altri credevano fosse necessario l’aiuto dello Stato per recuperare il gap economico. Caduto insieme al governo Parri la possibilità di un cambio di valuta e di eccessive tassazioni; apparve chiaro che la direzione pubblica dello sviluppo economico doveva essere accantonata. Un forte aiuto nella ricostruzione, venne dato dal PIANO MARSHALL (1470 milioni di dollari in 4 anni). Nel 1947 con la nascita del IV governo De Gaspari, Luigi Einaudi venne nominato ministro del bilancio. Egli attuò una politica deflazionista attenta ala spesa pubblica e ai salari. L’inflazione diminuì velocemente e nuovi investimenti diedero fiducia all’Italia. Con la firma del PATTO ATLANTICO e con l’adesione alla CECA, l’Italia entrava a far parte del circuito espansivo delle economie occidentali. La liberalizzazione degli scambi unita ad una riduzione del 10 2048ei dazi doganali, non determinò il tracollo del sistema industriale italiano che invece rinvigorito dalla concorrenza, pose le basi per il boom economico degli anni 50. Se considerata agli altri Paesi occidentali, l’Italia risultava ancora troppo povera e con enormi squilibri tra nord e sud. Il reddito dell’Italia del nord infatti, era pari al 76 1243832el reddito nazionale, ciò probabilmente era dovuto alla mancanza di industrie nel sud e alla conseguente occupazione nel settore agricolo. Bisognava “Industrializzare” il mezzogiorno; nacque a tal fine la SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo e il Progresso Industriale del Mezzogiorno). Questa associazione proponeva delle condizioni atte a favorire lo sviluppo delle attività esistenti e di nuove attività necessarie per lo sviluppo industriale del mezzogiorno. ()
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Le abitazioni romane

Materia: Storia
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Le abitazioni Alla fine del I sec. d.C. vivevano a Roma circa un milione e mezzo di abitanti che, a seconda dell’estrazione sociale, abitavano in luoghi diversi: le domus (case dei ricchi) e le insulae (le case dei poveri). In realt? fra una domus e un’insula c’era la stessa differenza che c’? tra una casa di Rue de Rivoli e di uno dei grandi boulevards parigini e i cottages della Costa Smeralda, cio? non era gran che. La differenza sostanzialmente era che, mentre le domus si sviluppavano orizzontalmente, le insulae si sviluppavano verticalmente, su pi? piani. Il numero delle domus si aggirava sulle 1.800, le insulae invece erano circa 46.000, per un rapporto 1 a 26. Le insulae erano in legno e inizialmente si sviluppavano su 2-3 piani, ma alcune raggiungevano anche i 6 piani! Anche il pianterreno di alcune insulae era considerato una domus. Nella maggior parte delle insulae, per?, il pian terreno era suddiviso in tante tabernae. Nelle insulae la comodit? dipendeva dall’altezza: in una casa ad un piano alto non arrivava n? la fognatura, n? l’acqua. Per quanto riguarda le fogne, si rimediava gettando i propri bisogni dalla finestra. L’altezza delle insulae poteva raggiungere anche i 31 metri, nonostante la legge che la limitavano a 21. Ogni insula era suddivisa in vari cenaculae, l’equivalente dei nostri appartamenti. Non vi erano al loro interno differenze tra le varie stanze. Le domus ricordano i nostri villini. Erano composte da un locale di portineria (ostarii cella), una bottega (taberna), un vasto locale con apertura rettangolare (atrium), delle ali laterali (alae), un salotto (tablinium), una sala da pranzo (triclinium), un giardino interno (perystilium) e una cucina (culina). A volte, al piano superiore si trovavano le stanze da letto (cubicula). Le domus non si affacciavano sulla strada: i muri adiacenti alle strade erano muri senza finestre. Talvolta all’entrata c’era la scritta “Cave canem”, ovvero “Attenti al cane”. ()
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La nuova era: l XX secolo

Materia: Storia
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La nuova era: ìl XX secolo “ Il centro culturale più potente che resiste alla rivoluzione industriale è proprio il vecchio continente. Per la nostalgia della propria storia e per lo strapotere della politica. Dovreste esempio dall’America dove c’è gente che, a quarant’anni, va all’università per cambiare vita….” “ (Francis Fukuyama) Il viaggio nel XX Secolo è quasi giunto al termine: ha portato milioni di persone verso la libertà, altre verso sofferenze e atrocità senza precedenti. Ma nell’ultimo decennio è aumentato il numero di persone che hanno preso la stessa direzione, forse non beneficiano della grande ricchezza della città, sempre più simili tra loro in tutto il mondo, ma le aspettative aumentano ovunque. Varie generazioni hanno visto il 900 e ora il 2000 e affermano che “ questo è un mondo completamente nuovo e che ci sono stati più cambiamenti nel corso della loro vita che nel millennio precedente; ora tutto è cambiato, si è ridotto ad una piccola sfera mentre un tempo sembrava sconfinato”. La scienze continua a ridurre le distanze fisiche, le comunicazioni e gli affari attraverso i confini nazionali, sembra quasi che la politica sia stata eclissata dall’economia; insomma, la vita è stata trasformata dalle nuove tecnologie e dall’espansione del mercato. E’ sorto un processo definito: “globalizzazione”. Alla fine del 1900 il ritorno dì questi cambiamenti sta aumentando, nuove forze incalzano. Alla fine degli anni ‘70 il mondo era ibernato nelle divisioni politiche della guerra fredda senza alcuna prospettiva di disgelo: la divisione tra est e ovest con i sistemi politici in competizione era durata trentacinque anni; le olimpiadi invernali del 1980 hanno mostrato la tensione tra le due superpotenze. La partita di hockey tra Unione Sovietica e Stati Uniti era stata definita “la guerra fredda sul ghiaccio “. Ma l’isterismo dei tifosi nasconde un disagio crescente da entrambe le parti; l’America, patria del capitalismo era stata colpita dall’aumento del petrolio e dalla recessione. L’apparato della pianificazione comunista sovietica lotta solo con il peso degli enormi stanziamenti per la difesa; a dieci minuti dal finale erano ancora in parità, ma la squadra americana ha ancora una possibilità. Segnò, infine, il capitano americano Miko Eruzione, il quale affermò che si trattava di una vittoria incredibile: forse il risultato più importante di tutti i tempi. Le due potenze interpretarono il risultato politicamente e mentre per i Sovietici fu il segno di una sconfitta nazionale, per gli Stati Uniti, rappresentò la superiorità del sistema americano. Lo stesso presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, affermò che questa vittoria rappresentava uno dei momenti di maggiore orgoglio che mai fosse stato vissuto. In Unione Sovietica i festeggiamenti per il ritorno della squadra di hockey erano stati annullati. A Leningrado dove ha avuto inizio il grande esperimento comunista, la gente sa già che l’America sta vincendo la contesa, perché dà ai suoi lavoratori paghe più alte, ma i ricchi non sono previsti. Nelle fabbriche di Stato gli operai ricevono la stessa paga, 300/350 rubli al mese, indipendentemente dal modo in cui lavorano perché per loro il lavoro non destava interesse, né ne erano attratti. Nonostante questo torpore i Sovietici usufruiscono di un lavoro sicuro, d’appartamenti economici, di un servizio sanitario gratuito e della pensione. Un ispettore della fabbrica di carri armati a Leningrado, ricorda che ogni anno andavano in vacanza al sud in un centro termale e quando tornavano avevano ancora denaro a sufficienza per vivere. Anche nel sistema capitalistico gli operai si sentono sicuri: benessere e servizi pubblici dal governo in cambio di tasse alte. Negli Stati Uniti, alle acciaierie Kaiser, la vita degli operai era già programmata: l’acciaieria era tutta la loro vita e se non ti facevi licenziare avevi un lavoro sicuro per sempre. La Kaiser non è ()
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Fusione nucleare

Materia: Fisica
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Scienze: la fusione nucleare Fisica: massa ed energia nella relatività ristretta. Fondamentale nella storia del secondo dopoguerra fu dunque la corsa agli armamenti di USA e URSS, i quali, nel tentativo di raggiungere una supremazia assoluta, finanziarono ricerche verso armi sempre più distruttive. In seguito allo sviluppo dell’uso militare dell’energia atomica, si giunse all’arma potenzialmente più catastrofica: la bomba H, in cui le reazioni nucleari di fusione di atomi di idrogeno comportano la formazione di atomi d’elio e, soprattutto, l’emissione di grandi quantità di energia, similmente a quanto accade nelle stelle. La reazione di fusione necessita di temperature elevatissime perché vengano vinte le forze di repulsione tra gli atomi; nella bomba H, tale temperatura è raggiunta attraverso la precedente esplosione di una bomba atomica (a fissione). Nelle stelle, invece, una temperatura adatta alle reazioni termonucleari viene raggiunta solo nel nucleo (le stelle hanno origine dalla contrazione di una nebulosa interstellare: l’energia gravitazionale che causa questa contrazione viene infatti convertita in calore fino a quando nel nocciolo della protostella viene raggiunta la temperatura di dieci milioni di gradi, e quindi possono iniziare le reazioni termonucleari); nel Sole la temperatura raggiunge i 15000000 K e permette la fusione nucleare attraverso il processo noto come catena protone-protone. Tale processo si può dividere in due fasi: dapprima si ha la fusione di due protoni, cioè di due nuclei di idrogeno prozio, con produzione di un nucleo di deuterio, di un elettrone positivo e di neutrini. Quindi, il deuterio, fondendosi con un altro protone, porta alla formazione di un nucleo di elio leggero (due protoni, ma solo un neutrone), che unendosi ad un nucleo dello stesso tipo dà luogo alla nascita di un nucleo di elio e all’emissione di due protoni (i quali potranno dare vita ad altre reazioni di fusione). In questo processo, avviene una perdita di massa, che viene trasformata in energia secondo la nota equazione relativistica E=mc2: un corpo, disintegrato completamente, fornisce una quantità di energia pari alla sua massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce. Tale formula fu ricavata da Einstein in seguito all’osservazione che la massa di un corpo non è costante, ma varia con la velocità; ciò è deducibile attraverso un semplice esempio: se un proiettile viene sparato contro una molla, due osservatori O e O’, uno facente parte del sistema di riferimento in cui si trova la molla, l’altro in moto rettilineo uniforme rispetto ad esso, vedranno un’identica contrazione della molla, e quindi calcoleranno un’identica quantità di moto mv per il proiettile. Tuttavia, secondo le trasformazioni relativistiche della velocità, O e O’ possono osservare due diverse velocità per il proiettile, e quindi dall’uguaglianza delle due quantità di moto risulta che la massa del proiettile deve subire una variazione. In particolare, si trova che la massa m di un corpo in movimento a velocità v è m=m0(1-v2/c2)-1/2 (con m0 massa a riposo del corpo). La massa di un corpo cresce dunque con l’aumentare della sua velocità. Da ciò Einstein dedusse che la massa è una forma di energia. Un corpo in moto possiede infatti un’energia totale E=mc2 maggiore di E0=m0c2, che è detta energia a riposo del corpo. E0, che è l’energia di un corpo in quiete e senza alcuna energia potenziale, è anche l’energia che si otterrebbe disintegrando completamente la massa a riposo del corpo. L’energia totale E=mc2 di un corpo è quindi uguale alla sua energia a riposo sommata alle sue energie cinetica e potenziale. Così, cambia anche il concetto di energia cinetica, che, si scopre, non vale 1/2mv2, bensì, in assenza di energie potenziali, E - E0. ()
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Il fascismo

Materia: Storia
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Il fascismo Nel giro di pochi anni il fascismo assunse il potere assoluto in Italia. Il programma iniziale dei fasci, fondati da Mussolini nel 1919 era inizialmente repubblicano e anticlericale, con richieste democratiche (suffragio alle donne, abbassamento et? pensionabile, riduzione orario di lavoro), ma si trattava in realt? di un programma falso, basato solo sul tentativo di ottenere consenso attraverso facili promesse, impossibili da mantenere. Il movimento fascista inizialmente mantenne un ruolo marginale nella politica italiana, ma in breve tempo assunse carattere sempre pi? aggressivo: sorsero le squadre d’azione fasciste, contrarie al socialismo. Le squadre erano composte soprattutto da giovani che si muovevano da un borgo all’altro di notte, distruggendo case, circoli, cooperative e intimidendo i militanti sindacali e politici. In breve tempo il fascismo sal? al potere, favorito soprattutto: all’appoggio della borghesia, che vi vedeva la forza che avrebbe sconfitto il movimento socialista; dalla crisi del sistema liberale; dalle debolezze all’interno del movimento socialista. Inoltre, dalla fine della guerra nei successivi quattro anni, si erano susseguiti sei diversi governi, in quanto nessuno era pi? riuscito a governare con maggioranze stabili. Mussolini si inser? facilmente in questo contesto, trasformando il movimento dei fasci in Partito nazionale fascista, con un programma che esaltava la nazione e la competizione fa gli stati, proponeva la privatizzazione di molti settori gestiti dallo Stato e il divieto di sciopero negli esercizi pubblici. Movimento socialista Intanto il movimento socialista si indeboliva, divedendosi in due blocchi: 1. il partito comunista d’Italia; 2. il partito socialista unitario, formato dai riformisti e con segretario Matteotti. Marcia su Roma e il primo governo Nell’ottobre 1922 i fascisti organizzarono la marcia su Roma e il sovrano Vittorio Emanuele III si pieg? i fronte alle armi e convoc? Mussolini, affidandogli l’incarico di formare un nuovo ministero. Il 16 novembre Mussolini present? il suo governo al parlamento. I primi provvedimenti furono volti a consolidare il suo potere: fece approvare una legge che consentiva al governo di legiferare attraverso decreti, sottraendo autorit? al parlamento; limit? la libert? di stampa. La stabilit? del suo governo era per? sempre minacciata. Decise quindi i guadagnare consensi nel mondo cattolico con alcuni provvedimenti contenuti nella riforma Gentile (istruzione obbligatoria della religione nella scuole elementari). Infine fece approvare una nuova legge elettorale (legge Acerbo) basata sul principio maggioritario: chi avesse ottenuto la maggioranza dei voti, avrebbe avuto i 2/3 dei seggi. Alle elezioni del ‘23 il partito fascista si present? all’interno di una lista nazionale (il listone), di cui facevano parte fascisti, nazionalisti, cattolici e liberali. Gli antifascisti si presentarono in ordine sparso. Il listone ottenne un grande suffisso, e Mussolini poteva quindi contare su una maggioranza. Dopo le elezioni, quando Matteotti esord? con un discorso in cui denunciava i brogli e le violenze elettorali, egli fu rapito da una squadra fascista e ucciso. La dittatura fascista (’25 in poi) Dopo le elezioni, il regime fascista assunse la posizione di regime totalitario a partito unico (gli altri partiti furono dichiarati illegali). Anche se si trattava di un totalitarismo imperfetto (non fu abolito lo Statuto Albertino, si riconosceva la presenza della chiesa e lo Stato non interveniva nell’economia). Furono approvate le leggi fascistissime (o leggi Rocco), con il quale il capo del governo era responsabile solo di fronte al re, il potere del parlamento viene subordinato al governo, vengono abolite le principali libert?, le associazioni e i sindacati. Viene riformato il sistema elettorale, che diventa come un referendum (si pu? votare SI o NO ad una lista di candidati). I ()
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Il massacro di Peterloo

Materia: Storia
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Il massacro di «peterloo» I Tories che avevano assicurato all’Inghilterra la vittoria di Waterloo, non dimostrarono altrettanta capacità in tempo di pace. I conservatori infatti. di fronte alla crisi economica e sociale che travagliava il Paese, non seppero far altro che ricorrere ai metodi repressivi già adottati in tempo di guerra. I dissidenti più radicali e gli autori di scritti sovversivi furono criminalizzati, le riunioni pubbliche quasi completamente vietate. Intanto operai e ceti medi reclamavano la riforma del Parlamento e per questo organizzarono un grande comizio di massa ai Saint Peter’s Fields a Manchester (16 agosto 1819). Ma i magistrati, presi dal panico, ordinarono alla Guardia Nazionale di sciogliere la manifestazione con la forza. Undici dimostranti furono uccisi e centinaia feriti. La carneficina scosse l’opinione pubblica anche moderata ed ebbe una profonda influenza sulla nuova generazione che, per cancellare il debito di gratitudine dovuto ai vincitori di Napoleone, ricordò l’episodio dei Saint Peter’s Fields col nome di «Peterloo». Il Parlamento emanò inoltre apposite leggi limitative della libertà di riunione e di stampa ()
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Religione Egizia e Greca

Materia: Storia
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La storia egizia inizia attorno al 3100 a.c. lungo il corso del Nilo: una lunga e stretta striscia di terra coltivata, in mezzo al deserto,che si allarga soltanto nella zona del delta. RELIGIONE Gli abitanti dell’Antico Egitto non concepivano alcuna differenza tra azioni sacre e profane, ogni azione, non importa quante terrena, era concepita come simbolo terreno come una specifica attività divina. Gli elementi fondamentali sono: origine divina, la creazione dell’universo, la creazione dell’uomo, canoni e l’aldilà. IL MITO DELLA CREAZIONE IL MITO DELLA RIBELLIONE DELL’UOMO Anche in Egitto, come in altre parti del mondo, esiste il mito della ribellione degli uomini contro gli Dei. La leggenda egiziana narra che il dio creatore Ra, per affrontare questa situazione, decise di inviare sulla terra il suo Occhio sottoforma della dea Hathor. Hathor, che ha sembianze di leonessa, divora in una notte parte dell’umanità e poi si addormenta. Ra crede che l’umanità sia stata punita a sufficienza e perciò decide di spargere sulla terra una birra colorata che, mescolata alle acque del Nilo, produce un liquido simile al sangue. IL LIBRO DEI MORTI Il Libro dei Morti ha origini molto antiche, forse addirittura precedenti all’inizio dell’epoca faraonica e contiene le direttive per un corretto viaggio dell’anima nell’al di là. Il Libro dei Morti era, per gli Antichi Egizi, quello che è la Bibbia per i Cristiani. In epoca tarda veniva addirittura preso alla lettera poiché, probabilmente, i suoi significati erano divenuti un po’ annebbiati. Il nome in egiziano era REU NU PERT EM HRU, letteralmente “Capitoli per il giorno futuro”. L’appellativo Libro dei Morti è stato assegnato dai primi studiosi che ne interpretavano i contenuti. LA MUMMIFICAZIONE Quando un egizio moriva, la sua salma veniva trasportata nel locale addebito alla mummificazione. I sacerdoti incaricati del processo di imbalsamazione si prendevano cura del defunto: in primo luogo asportavano il cervello mediante l’introduzione di un gancio attraverso il naso; tracciavano poi con un pennello una linea nel fianco sinistro del corpo, dove praticavano un’incisione per estrarre le viscere (non il cuore). Dopodichè lasciavano il corpo nel natron (miscuglio di sali) per un certo periodo di tempo, quindi lo lavavano e massaggiavano con profumi e oli e lo cospargevano d’incenso. LA STORIA A partire dal 2300 a.C. fiorisce a Creta una ricca civiltà: la fortunata posizione geografica e il clima favoriscono lo sviluppo dell’agricoltura e dello sviluppo marittimo. RELIGIONE RITI E SACRIFICI Nella religione greca si compivano diversi sacrifici; ma l’azione sacra per antonomasia era il sacrificio animale con uccisione della vittima e conseguente pasto cerimoniale nella cornice di feste regolate da un calendario. Il rapporto con la divinità era gestito dal sacerdote, semplice funzionario locale del tempo, e dall’individuo, capace di intraprendere i segni con la quale la divinità manifesta la propria volontà. ()
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Storia del popolo etrusco

Materia: Storia
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Storia del popolo etrusco Le origini (dall’alba del tempo al IX secolo) Le origini degli Etruschi sono state dibattute sin dai tempi più remoti. Lo storico greco Erodoto (che li chiama Tirreni) sostenne la tesi della provenienza via mare dalla Lidia, regione dell’Asia Minore. Altri storici antichi sostennero invece la teoria delle origini autoctone: gli Etruschi sarebbero una popolazione di stirpe italica, che risiedeva nella penisola già dal Neolitico. La tesi che invece si è imposta nella storiografia moderna è quella di gruppi provenienti dal Mediterraneo orientale, portatori di una civiltà tecnicamente e culturalmente evoluta, che si insediarono sul substrato della popolazione italica residente. Fusione che diede vita ad una nuova civiltà con caratteri distintivi originali, nata dalla fusione di usi e costumi orientali, villanoviani, e pre-indoeuropei. La fioritura della civiltà etrusca (dall’VIII secolo al V) Gli Etruschi rappresentano, dall’VIII secolo a.C., l’unica civiltà italica con l’energia necessaria ad intraprendere una politica espansionista. Politica generata più dal fermento della crescita economica che da una cosciente volontà di potenza. Senza incontrare un’opposizione organizzata, tra il VII ed il VI secolo la crescita dell’influenza etrusca raggiunse, oltre alle regioni centrali di origine (nelle odierne Toscana e Umbria), il Lazio, la Campania fino a Capua, la pianura padana con la costiera adriatica. Al culmine della propria forza militare e commerciale gli Etruschi arrivarono verso la metà del VI secolo quando, occupati i porti della Corsica orientale, essi divennero i padroni riconosciuti del mar Tirreno. In questa fase di espansione territoriale, le uniche potenze con cui gli Etruschi entrarono in contatto furono i Cartaginesi, con i quali strinsero patti di alleanza, ed i Greci delle colonie dell’Italia meridionale, gli avversari più agguerriti; mentre al Nord i Celti non rappresentavano, per la loro frammentarietà, un vero pericolo. Il declino (dalla seconda metà V al III secolo) Alleati di Cartagine, gli Etruschi erano riusciti ad imporsi alle giovani colonie greche del meridione, contrastandone con efficacia l’espansione sia sulla terra che sul mare. Dalla seconda metà del V secolo lo scenario però mutò radicalmente. Infatti mentre le città etrusche avevano raggiunto il massimo dello sviluppo economico, le colonie greche diedero vita ad una travolgente crescita culturale e politica. Anche ai confini tra Etruria e Lazio era sorto un nuovo consistente pericolo: la città di Roma, un tempo dominata e governata da una dinastia etrusca, era infatti passata all’offensiva. Sul mare, i Greci d’Italia battuti prima i Cartaginesi, inflissero agli Etruschi a Cuma nel 474 a. C., una sconfitta decisiva dopo la quale essi persero definitivamente il controllo del Tirreno, lasciando le loro città costiere in balia degli attacchi dei siracusani. Anche sulla terraferma la situazione andò rapidamente deteriorandosi, in meno di un secolo l’Etruria campana fu conquistata dai Sabini, mentre quella padana venne invasa da popolazioni celtiche provenienti d’Oltralpe. Dalla metà del IV secolo la potenza commerciale e militare un tempo fiorente degli Etruschi si era così ridotta a città stato arroccate nei loro territori di origine. Infine esse stesse furono coinvolte durante il III secolo a.C. in una lotta mortale contro la neonata potenza romana. Le superbe città stato, prive di una forte identità nazionale, non riuscirono a coordinare una resistenza efficace, e furono così sconfitte una ad una. Con la perdita dell’indipendenza politica si concludeva così il ciclo di un antico popolo che per secoli aveva primeggiato, per cultura e per ricchezza, nel bacino del Mediterraneo. La loro eredità, se pur ammantata da un velo di oblio, non doveva andare però perduta se è vero che i Romani appresero dagli Etruschi le tecniche agricole, l’ingegneria militare e civile, l’ordinamento dell’esercito, la scien ()
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Inizio dell’era spaziale

Materia: Storia
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….1957: inizio dell’”era”spaziale 4 Ottobre bip-bip- Lo SPUTNIK-1, russo, e’ il PRIMO SATELLITE che il mattino di questo memorabile giorno inizia a girare attorno alla Terra lanciando agli attoniti terrestri il suo bip; il primo oggetto costruito dall’uomo che sfidava la forza di gravita’ della Terra e si poneva in orbita. Un’impresa che mise KO gli americani; che fecero appena in tempo a sbalordirsi che gia’ sulle loro teste….. Il 3 Novembre si mise a girare lo SPUTNIK 2° con la CAGNETTA LAIKA, 1° essere vivente nello spazio (La quinta marcia in più dell’umanita’ dopo la ruota, il treno, l’automobile, l’aereo). 4 OTTOBRE - Dal cosmodromo russo parte il satellite artificiale per lo spazio. L’impatto sulla scena mondiale fu enorme, soprattutto dopo i fatti dello scorso anno a Suez, dove l’Urss aveva minacciato Francia e Inghilterra con i missili balistici nucleari, e dopo i fatti di Ungheria che aveva spaccato in due il mondo comunista e rimesso in discussione tutta l’ideologia marxista. A distanza di anni lo Sputnik ci sembra inoffensivo, quasi un giocattolo, ma nel clima di questi anni, dopo che la Nato aveva avviato il progetto dell’installazione dei missili in Europa, il satellite russo diede l’idea di una superiorita’ missilistica sovietica straordinaria, stupefacente, dirompente con i media. Nell’immaginario collettivo di tutto il mondo questa superiorità era piu’ che evidente, sopra le teste c’era un oggetto che girava intorno alla Terra ogni 94 minuti e la cui presenza era testimoniata da una radio che trasmetteva un debole e incessante bip… bip…bip, quasi banale ma mentalmente era fragoroso e rimbombante in tutte le sedute dei governi di tutto il mondo. Significava che ogni gittata missilistica era ormai obsoleta. E che dall’alto veniva spiata ogni mossa degli avversari. Pochi sapevano come era fatto, che funzioni aveva, a cosa serviva, quanto era grande. Chi faceva il catastrofico affermava che a bordo c’erano delle bombe atomiche pronte a essere sganciate quando si voleva e dove si voleva. Ancora piu’ tremendo fu l’impatto dopo pochi giorni (il 3 novembre) il volo di Sputnik 2 con la cagnetta Laika, un essere vivente. Era ora chiaro. Ancora un piccolo passo e un uomo a bordo controllerà tutto il pianeta. Perfino la borghesia di tutto il mondo piu’ che il bip…bip, senti’ un brivido nella schiena. Mentre i comunisti si potevano prendere il lusso, ora, di schernire tutto e tutti. E perfino alcuni intellettuali, che dopo i fatti d’Ungheria avevano preso le distanze, ritornarono a fare i panegirici del “piu’ forte”. L’intellettuale monta subito sul carro di chi “fa la storia”. Non va mai controcorrente. Non vuole rimanere ai margini. Gli americani tentarono di riprendere il primato in una affannosa corsa. Il 31 gennaio del ‘58 riuscirono a imitare l’impresa russa con il satellite Explorer 1, ma gia’ il 2 gennaio i russi inviavano sulla Luna il Lunik 1, e il 12 settembre dello stesso anno, Lunik 2 raggiungeva la superficie del nostro satellite. Ma non finiva lì, il 12 aprile del 1961 già andava in orbita Gagarin con la Vostok 1, rincorso dagli americani, che il successivo 5 maggio mandarono a fare un solo giro a Sheppard. Poca cosa, perche’ il 6 agosto sempre dello stesso anno, Titov con Vostok 2 ne fara’ 16 di giri, orbitando intorno alla Terra ogni 90 minuti. Fu insomma quest’anno per gli americani un rincorrere la tecnologia spaziale russa. Tutto il prestigio mondiale dell’America era in discussione, sembrava che tutta la loro supremazia fosse stata cancellata da quell’assordante bip..bip. Per i cattolici era l’”Apocalisse rossa” che veniva dal “cielo”, si fecero novene di preghiere, messe continue, funzioni. Nulla da fare il bip..bip non cessava. Tutto questo accadeva verso la fine di quest’anno che rimarra’ storico. 19 DICEMBRE … un messaggio molto chiaro ai Russi. Infatti si ratifica la proposta di installare nei Paesi aderenti, missili con la testata nucleare. Non saprem ()
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Il liberto

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Il liberto Il liberto, nell’antica Roma, era lo schiavo liberato. La cerimonia con cui veniva concessa la libert? allo schiavo dal suo padrone era chiamata “manomissio”. Ma il liberto era un uomo libero a tutti gli effetti? Il suo stato sociale, economico, giuridico, era a tutti gli effetti uguale a quello di un uomo nato libero (chiamato “ingenuus”)? Nel Satyricon di Petronio c’? la figura di un liberto, Trimalcione, che aveva ereditato grandi possedimenti terrieri dal suo padrone, forse un senatore, e aveva accresciuto i suoi averi con il commercio. Tuttavia, anche se ricco, non appare integrato nel mondo dei nati liberi: egli non potr? mai diventare come loro e i frequentatori della sua casa sono anch’essi liberti. La figura del liberto ? molto variegata: dal “:parvenu” dal cattivo gusto, come Trimalcione, all’intellettuale o artista o, come diremmo oggi, il professionista (medico, scrittore, architetto). La maggior parte dei liberti, tuttavia, non sono affatto ricchi, anzi, normalmente, alla figura del liberto ? associato il povero che vive in citt?. Il liberto ?, in linea di principio, un uomo libero ma ?, nella realt?, separato dal resto egli “ingenui”. Se viene affrancato da un padrone che ha la cittadinanza romana, anche il liberto gode dello stesso status. Tuttavia l’ex schiavo deve al suo antico padrone un rispetto filiale (obsequium) e non pu? chiamarlo in giudizio. Deve inoltre effettuare gratuitamente una certa quantit? di lavoro (operae) per il suo ex padrone. Il liberto pu? sposarsi secondo il diritto romano, ma il suo padrone, al momento della “manomissio”, pu? pretendere che non lo faccia per non rinunciare alle sue operae. I matrimoni tra “ingenui” e liberti sono molto rari e, comunque, una liberta non pu? sposare un senatore. Anche nella successione il liberto ? diverso dall’uomo nato libero: deve infatti cedere la met? dei beni al suo ex padrone. Comunque il liberto non riesce a liberarsi del suo passato di schiavo e, talvolta, viene ancora trattato come tale. Rispetto al lavoro il liberto differisce dallo schiavo perch? questo non ha la libert? di scegliere il suo lavoro e svolge funzioni per conto altrui, mentre il liberto ?, sotto questo aspetto, pi? simile agli ingenui. In politica il liberto ? escluso dalla magistratura e dal senato, ma pu? svolgere le funzioni del culto imperiale. Un liberto non ? ammesso a frequentare i notabili nati liberi ma, al massimo, ? accettato un suo figlio. Il liberto non ?, dunque, n? uno schiavo n? un ingenuo; non ? discriminato giuridicamente in maniera sistematica ma non ? nemmeno integrato con gli ingenui, che frequenta poco. ()
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La crisi del 1929

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La crisi del 1929 1. Fino al 1928 gli USA vivono una crescita economica senza precedenti Gli Stati Uniti d’America, dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, oltre a esportare i loro prodotti agricoli e industriali in Europa, avevano anche aiutato le industrie delle nazioni europee a risollevarsi dalla crisi del dopoguerra investendo grandi somme di danaro. La produzione industriale e agricola degli Stati Uniti aveva avuto così un fortissimo incremento, fino a toccare punte di grande prosperità e benessere. Anche le economie europee, fin dal 1925, avevano dato segnali di ripresa: la produzione industriale e agricola stava tornando ai livelli dell’anteguerra. Durante questo periodo di forte crescita economica si era diffusa in America una grande fiducia, e tutto lasciava credere che la macchina produttiva americana non si sarebbe arrestata e che la ricchezza fosse facilmente a portata di mano. Questo diffuso ottimismo si manifestò soprattutto in borsa, un luogo in cui vengono acquistate e vendute azioni, cioè piccole quote che rappresentano il capitale di una società. Tra il 1925 e il 1928 il valore delle azioni scambiate a Wall Street, la borsa di New York, salì vertiginosamente. I risparmiatori e gli imprenditori confidavano sul fatto che le azioni, acquistate a un certo prezzo, potessero fruttare ingenti guadagni se rivendute a distanza di tempo per un valore superiore a quello di acquisto. 2. Gli Stati Uniti producono troppo: il 1929 è l’anno della grande crisi Nell’ottobre 1929, improvvisamente, avvenne il crollo. Infatti la produzione era talmente aumentata che non trovava più, né in Europa né in America, tanti acquirenti quanti ne sarebbero stati necessari. Si verificò dunque un forte squilibrio tra la produzione e i consumi: di conseguenza, i prodotti restarono invenduti nei depositi. Le industrie non riuscivano più a vendere e molte di esse fallirono, perché i proprietari non erano più in grado di restituire alle banche i soldi avuti in prestito per potenziare le loro industrie; allo stesso modo gli agricoltori non riuscirono a restituire i prestiti avuti per comperare le macchine agricole che avevano permesso loro di aumentare la produttività delle terre. Con gli industriali e gli agricoltori fallirono anche numerose banche, che avevano concesso loro danaro in prestito. 3. Il presidente Hoover si dimostra incapace ad affrontare l’ondata di crisi L’ondata di crisi travolse anche la borsa. L’improvviso crollo dell’economia indusse gli investitori a rivendere al più presto le azioni comperate. In pochi giorni a Wall Street non c’era più nessuno disposto ad acquistare. Il valore dei titoli si ridusse drasticamente, mandando sul lastrico tutti coloro che avevano impegnato i loro risparmi e i loro capitali in operazioni di borsa. Alla perdita di denaro, in molti casi, si aggiunse quella del posto di lavoro: molte imprese, infatti, furono costrette a chiudere i battenti e a mandare a casa i loro dipendenti. Negli USA, nella fase più acuta della depressione, si contarono circa 13 milioni di disoccupati e si registrarono numerosi suicidi. Nella sola giornata del 24 ottobre, il drammatico “giovedì nero” in cui crollò Wall Street, si tolsero la vita ben 11 persone. L’allora presidente degli Stati Uniti, il repubblicano Hoover, negò sussidi alla massa dei disoccupati e ritenne che, per superare la crisi, fosse necessario piuttosto concedere aiuti agli imprenditori e ridurre le spese dello Stato. Questi rimedi non riuscirono a far fronte alla situazione critica di quegli anni e diffusero nella popolazione americana sconforto e sfiducia. Si giunse così alle elezioni presidenziali del 1932, che registrarono la sconfitta di Hoover e la vittoria del candidato democratico, Franklin Delano Roosevelt. 4. Il New Deal di Franklin Delano Roosevelt Franklin Delano Roosevelt (1882- 1945) fu un uomo politico di grande rilievo e fascino e ben accetto alle masse popol ()
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Roma prima delle guerre con Cartagine

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Estensione di Roma prima delle guerre con Cartagine Così il dominio romano abbracciava ormai tutta l’Italia peninsulare, estendendosi dal mare Jonio fino a una linea approssimativa tra Pisa e Rimini. Nell’anno 264 a. C. lo Stato romano aveva raggiunto un’area di circa 25.000 kmq e il territorio degli alleati si era esteso ad altri 100.000 circa, dei quali 12.000 appartenevano alle città e alle colonie latine. I calcoli della popolazione sono certamente più difficili; si ritiene che lo Stato romano avesse un milione circa di abitanti. Nel censimento del 265-264 a. C. la cifra dei maschi adulti risultava di circa 300.000. Per quanto concerne gli alleati si sa che nel 225 a. C. misero a disposizione di Roma circa 340.000 fanti e 30.000 cavalieri. Queste cifre lasciano dedurre che l’esercito di cui Roma disponeva all’inizio della prima guerra punica si aggirava su almeno mezzo milione di uomini. Roma era diventata una potenza militare di primo ordine, di cui dovevano tener conto le maggiori potenze contemporanee, Macedonia, Siria, Egitto, Cartagine. Il sistema del dominio romano era già allora assai complesso: non esisteva, e non esistette a lungo, una struttura uniforme del dominio, ma questo era fondato su tre tipi fondamentali di rapporti; città con piena cittadinanza (colonie), municipi, città alleate (soci). In realtà però le sfumature dell’applicazione di questi concetti giuridici erano assai numerose. I municipi, potevano godere di maggiori o minori diritti, e così le città alleate, le cui autonomie amministrative e politiche variavano molto da caso a caso. Un elemento però stringeva saldamente questo complesso organico, derivato dalla federazione romano-italica ma ormai centrato in Roma: il dovere militare, che per tutti i centri del dominio romano era regolato o dalla legge stessa di Roma (per le colonie e per i municipi) o dai singoli trattati di alleanza con le città socie, tenute, in diversa misura e modo, a fornire le truppe ausiliarie; in particolare, le città costiere, a fornire navi e ciurme. Il processo di latinizzazione dell’Italia proseguì senza mai arrestarsi; la superiorità militare e politica di Roma era rafforzata e giustificata dalla efficacia del suo sistema giuridico che si andava spontaneamente affermando, recando pace e miglioramenti delle condizioni civili. ()
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La seconda Guerra d’indipendenza italiana

Materia: Storia
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La seconda Guerra d’indipendenza italiana Il 29 aprile 1859 gli Austriaci varcarono il Ticino presso Pavia al comando del generale Gyulai, che si proponeva di battere le truppe sarde prima dell’arrivo dell’armata francese. Il suo esercito si impantanò nelle risaie del vercellese, appositamente allagate dai Piemontesi per evitare lo scontro frontale prima che giungessero le truppe alleate. Queste, infatti, forti di 20.000 uomini guidati dallo stesso Napoleone III, si unirono all’esercito piemontese comandato da Vittorio Emanuele II. Il 20 maggio l’esercito franco-piemontese iniziò l’avanzata, battendo gli Austriaci prima a Montebello e respingendo poi il loro contrattacco a Palestro. Il 4 giugno Vittorio Emanuele e Napoleone ottennero la prima grande vittoria a Magenta e 4 giorni dopo entrarono trionfalmente a Milano. Intanto Garibaldi, battuti gli Austriaci a Varese ed a San Fermo con i suoi CACCIATORI delle ALPI, raggiungeva Como e si preparava a liberare Bergamo, Brescia e Trento. Sgombrata Milano, gli Austriaci si erano rinchiusi nel «QUADRILATERO» in attesa dei rinforzi, condotti in Italia dallo stesso imperatore Francesco Giuseppe che, destituito il generale Gyulai, assunse il comando delle operazioni ed ordinò di muovere su Milano. Lo scontro fra i due eserciti nemici avvenne all’improvviso il 24 giugno, poco ad Ovest di Peschiera. Napoleone tentò di tagliare in due le forze austriache, occupando Solferino a prezzo di durissime perdite, ma l’armata di Francesco Giuseppe non fu affatto spezzata e poté ripiegare nel «QUADRILATERO». L’esercito piemontese, composto per più di 1/3 da volontari giunti da ogni regione d’Italia, occupò San Martino, subendo tuttavia forti perdite. Sotto la spinta delle vittorie militari, Firenze, Parma, Modena, Bologna e Ferrara insorgevano e si davano dei governi provvisori, dichiarando di volersi unire al Regno di SARDEGNA mediante plebisciti. Svaniva così la speranza di Napoleone III di creare nell’Italia centrale un regno sottoposto alla diretta influenza della Francia. Finisce così il primo atto della SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA ITALIANA; gli Austriaci non erano stati annientati ed i vincitori, per aprirsi la strada per Venezia, dovevano espugnare le quattro piazzeforti. I Piemontesi avevano appena cominciato l’assedio di Peschiera quando si verificò il colpo di scena: Napoleone III e Francesco Giuseppe l’11 luglio si incontrarono segretamente a Villafranca, decidendo di cessare le ostilità e di firmare i preliminari della pace(…) ()
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Antonino Pio

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Antonino Pio (138-161) Adriano provvide alla successione adottando come figlio un senatore cinquantenne, Tito Aurelio, che, assunto il potere, fu soprannominato Pio per il suo zelo religioso verso gli antichi dèi e per la sua difesa in Senato della memoria di Adriano. Quest’ultimo, adottando Aurelio Antonino, aveva voluto che egli a sua volta adottasse Marco Annio, il futuro Marco Aurelio, e Lucio Ceionio, il futuro Lucio Vero. Il lungo regno di Antonino fu pacifico e prospero, turbato solo da qualche nube in Britannia, dove egli avanzò il confine verso settentrione e costruì il valium (Vallo Antonino) che da lui prese nome. La sua legislazione fu caratterizzata da mitezza e umanità: fece molte economie e istituì nuove provvidenze alimentari. Per speciale riguardo verso il Senato, Antonino abolì la divisione dell’Italia in quattro distretti governati da magistrati consolari e ne restituì l’amministrazione al Senato. Ad Adriano dedicò due templi, uno a Roma e l’altro a Pozzuoli, e prese a costruire a Roma, lungo la Via Sacra, un tempio in onore della moglie Faustina a lui premorta e divinizzata. Alla successione era già stato provveduto da Adriano con le adozioni già ricordate. ()
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Lineamenti storici tra il 1400 e il 1500

Materia: Storia
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I lineamenti del 1400/1500 Verso la metà del ‘300 le strutture demografiche ed economiche del mondo comunale italiano vennero investite da una grave crisi che ne rivelò tutta la debolezza: l’espansione produttiva e commerciale del secolo precedente si arrestò, molte banche fallirono (Bardi e Peruzzi), la popolazione malnutrita e mal curata venne falcidiata dalla peste (nel 1348 - Boccaccio) città e campagne si spopolarono. La tendenza espansiva del periodo precedente subì una brusca inversione: la produzione di beni di consumo diminuì, il commercio internazionale interessò nuovamente beni di lusso, i capitali, anziché nel commercio, vennero reinvestiti nell’acquisto di terre (RIFEUDALIZZAZIONE). Si registrò un cambiamento profondo nella mentalità del borghese e del ricco cittadino: allo spirito imprenditoriale che aveva accompagnato le attività mercantili e finanziarie, si andava sostituendo la ricerca di investimenti poco rischiosi che assicuravano una rendita più che un profitto. Parlando di rifeudalizzazione si intende la rivalutazione di una serie di fenomeni tipicamente feudali: la terra era gestita senza spirito imprenditoriale. I vincoli giuridici che legavano i contadini alla terra erano stati in linea di massima spezzati; però, seppure non servo della gleba, il contadino, spesso indebitato, dipende pesantemente dal nuovo signore agrario. La crisi ebbe ripercussioni sociali e politiche: da un lato il malcontento urbano e contadino esplose in tutta l’Europa in una serie di rivolte e tumulti; dall’altra l’oligarchia urbana si strinse intorno al suo potere ed al suo privilegio. La società urbana divenne fortemente gerarchica ed il potere urbano subì una concentrazione nella mani di pochi: si ha la trasformazione delle strutture repubblicane del Comune in quelle monarchiche della Signoria e del Principato. Il Signore dapprima esercita il potere rispettando sul piano formale le costituzioni repubblicane; poi afferma con decisione il principio monarchico e dinastico, sollecitando l’investitura imperiale. L’Italia tornò a riempirsi di duchi e di conti e la ragione di questo va cercata nelle condizioni reali delle città italiane, nella stanchezza per le lotte politiche e sociali, nel bisogno di ordine interno e di capacità espansiva verso l’esterno per avere mercati più vasti e sicuri. La successiva trasformazione fu la costituzione di un sistema di stati regionali: Milano, Venezia, Firenze, Napoli e Roma. A Milano con i VISCONTI abbiamo la Signoria più forte ed intraprendente. Con GianGaleazzo, i VISCONTI sfiorarono un successo strepitoso: la formazione di uno stato vasto e potente, esteso a gran parte dell’Italia centro-settentrionale, capace, forse, di aggregare a sé territori ancor più vasti e di porsi come nucleo di uno stato nazionale. Il progetto fallì a causa della morte di GianGaleazzo, con conseguenze per la storia futura della penisola. Altre aree non furono mai interessate al fenomeno signorile; Venezia, per esempio, rimase per secoli attaccata alla propria costituzione oligarchica, mentre la Toscana e soprattutto Firenze resistette più a lungo. Le strutture repubblicane a Firenze sopravvissero per molto tempo fino ad identificarsi idealmente con la città (tra il ‘300 ed il ‘400 il conflitto Firenze-Milano aveva anche il valore ideale di scontro fra repubblica e principato). Questo periodo storico, per le sue caratteristiche peculiari, si identifica con la corrente dell’UMANESIMO. ()
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Posidonio di Apamea

Materia: Filosofia
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Posidonio di Apamea Posidonio di Apamea , città della Siria , vissuto tra il 135 e il 50 a.C. circa , studiò con Panezio ad Atene , poi istituì una propria scuola a Rodi , dove Cicerone lo visitò tra il 79 e il 77 a.C. Fu in rapporti amichevoli anche con Pompeo , l’ acerrimo nemico di Cesare . L ‘opera di Posidonio é caratterizzata dalla vastità dei suoi interessi enciclopedici . Viaggiò in Gallia , Spagna , Nordafrica , attento alle condizioni geografiche e di vita delle varie popolazioni , ricavandone materia per i suoi scritti di geografia , storia ed etnografia . Ma si occupò anche di questioni astronomiche , del problema della misurazione della circonferenza della terra e dei fondamenti della geografia euclidea , contro attacchi mossi alla validità di essa da parte dell’ epicureo Zenone di Sidone . Questa concezione di un sapere universale era forse connessa , nel pensiero di Posidonio , alla nozione tipicamente stoica di simpatia : l’ unità tra le parti del sapere non esprime altro che l’ unità e la connessione tra le varie parti dell’ universo . Su questa linea , egli difese anche , contrariamente a Panezio , l’ astrologia e la divinazione . Anche Posidonio però manifesta libertà nei confronti di tradizioni dottrinali proprie della sua scuola : ciò appare in modo particolare nella sua critica al monismo psicologico di Crisippo . Secondo Posidonio , Crisippo non riesce a spiegare l’ origine prima del vizio : come é possibile che essa dipenda dall’ esercizio della stessa ragione? Né é sufficiente imputarla ad influenze esterne , al processo educativo e alla società , perchè occorrerebbe spiegare da che cosa dipende la corruzione degli educatori e della società stessa . La soluzione di Posidonio consiste in una ripresa dell’ impostazione propria di un’ altra tradizione filosofica , quella platonico - aristotelica . Egli ipotizza , infatti , l’ esistenza di una facoltà irrazionale originaria dell’ anima , alla quale possono essere imputate le passioni e l’ insorgere del vizio . La terapia delle passioni potrà allora avvenire anche attraverso l’ impiego di ciò che é piacevole e non razionale , in particolare della musica e della poesia , come già aveva sostenuto Platone . ()
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Il nazismo

Materia: Storia
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Il nazismo Origini. Il Nazismo nacque in Germania in seguito alla grave crisi economica e alle tensioni sociali, che erano sorte dopo la sconfitta della I guerra mondiale. Il trattato Versailles stabilì che la Germania doveva pagare tutti i debiti di guerra e, subire l’occupazione militare francese nel bacino della Ruhr, una delle zone più importanti per l’economia della Germania. Questo portò al tracollo economico con un’inflazione spaventosa e un altissimo numero di disoccupati. Crebbero movimenti di protesta sempre più forti e le potenze occidentali fecero ben poco per controllare la situazione politica tedesca. Dopo le prime tendenze democratiche, infatti, la situazione volse verso sempre più accentuati estremismi di destra e di sinistra e alla rinascita di un nazionalismo sempre più aggressivo con desideri di rivincita sulla Francia e sul trattato di Versailles. La crisi economica del 1929 aggravò ancora di più la situazione economica della Germania che si stava appena riprendendo e rese ancora più difficile il pagamento dei debiti nonostante fossero stati ridotti. Ascesa al potere di Hitler. Il partito Nazista nacque negli anni 20, ma raggiunse un alto numero di seguaci solo dopo il 1930. Era capeggiato da Adolf Hitler, il quale era già stato protagonista di una rivolta d’estrema destra nel 1923 a Monaco di Baviera, che gli procurò solo una leggera condanna. Egli riuscì a sfruttare questi problemi e crearsi consensi sempre più ampi alleandosi con i monarchici conservatori. Hitler accusò il trattato di Versailles e gli ebrei di essere la causa della crisi della Germania, e promuoveva il ritorno di una nazione forte e dominatrice sull’Europa con un “terzo reich” dopo il sacro Romano Impero e L’Impero tedesco (1871) . I deboli governi che si susseguivano non erano in grado di fronteggiare l’ascesa di Hitler e del suo partito nazista che aveva una sempre maggiore popolarità. Egli acquistò potere anche grazie all’appoggio dei grandi industriali degli ambienti militari e conservatori che vedevano nel nazismo un modo per contrastare i movimenti socialisti e comunisti che in quel periodo avevano un seguito considerevole. In occasione dell’incendio del Parlamento accusò i comunisti e ottenne l’appoggio dei partiti conservatori. Così dopo le elezioni che videro un successo per i nazisti, Hitler è chiamato da Hindenburg, il presidente della repubblica, un conservatore, a formare il governo nel gennaio del’33. Si trattò di un governo di coalizione tra nazisti ed esponenti conservatori. Egli raggiunse presto i pieni poteri dittatoriali assumendo tutte le cariche più importanti, anche quella di presidente della repubblica. Non appena al potere instaurò un regime nazista, che ispirandosi al fascismo di Mussolini in Italia, limitava le libertà personali ed eliminava gli oppositori. Furono cancellati la libertà di stampa, di sciopero, tutti gli atri partiti furono messi al bando e tutte le attività furono controllate dal regime. Assunse il titolo di “Führer” (condottiero), e si sbarazzò anche di alcuni suoi sostenitori come le SA (reparti d’assalto) le squadre armate che, come le “camicie nere” in Italia, gli avevano permesso di conquistare potere con atti di violenza. Egli instaurò delle milizie militari le SS (schutz staffeln, squadre di protezione) e una polizia segreta di stato (GESTAPO) che direttamente ai suoi comandi dovevano eseguire le più spietate operazioni di “pulizia” degli oppositori creando un clima di terrore. Il nazismo alla conquista dell’Europa. In politica estera Hitler trovò alleati nei regimi autoritari e fascisti come in Italia e Giappone, destò simpatie negli ambienti più conservatori di tutta l’Europa e sostenne il partito nazionalista durante la guerra civile in Spagna. Vennero iniziati grandi lavori pubblici che apparentemente servivano per migliorare l’economia ma in realtà preparavano la Germania ad uno scontro bellico. Le sue intenzioni di creare uno “spazio vitale” pe ()
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