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Materia: Schede Libri
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Il taglio del bosco di Carlo Cassola Autore Pur essendo stato un partigiano, Cassola rifiut? il ruolo di intellettuale impegnato che tanto aveva avuto successo negli anni immediatamente precedenti, quelli del neorealismo. Egli divent? quindi, accento a Buzzati e a Tomasi da Lampedusa, scrittore emblematico di quel periodo di riflusso verso la fine degli anni cinquanta, in cui comincia a serpeggiare un rifiuto di qualsiasi ideologia politica, dopo gli anni convulsi delle lotte politiche del decennio precedente. La sua ? una letteratura della memoria, antiretorica, antipatriottica. L’esistenza ? descritta cos? com’?, nei suoi piccoli drammi, come quello di Guglielmo, protagonista de Il taglio del bosco (1959), senza giudizi, critiche ideologiche, ecc Trama Guglielmo ? giovane, ma ? gi? colpito dai drammi della vita. Ha infatti perso la moglie da sette mesi e pensa di trovare nel lavoro la possibilit? di dimenticare questo fatto, anche se presto scoprir? che ? impossibile dimenticarlo. Gugliemo vive con la sorella Caterina e le sue figlie bambine Jrma e Adriana, ma il mestiere di boscaiolo lo costringe a vivere lontano da casa anche fino a cinque mesi. Guglielmo ha infatti comprato un taglio in Maremma, cio? un bosco che egli potr? tagliare per ricavarne legna e carbone. Il romanzo descrive questi mesi di lavoro, conclusisi con la produzione del carbone. Commovente ? l’incontro con il Carbonaio, verso la fine del racconto, poich? Guglielmo apprende che anche lui ha perso la moglie da un anno. Personaggi Guglielmo ? il personaggio in cui il lettore (e l’autore) pi? si immedesimano. Accade spesso che si cerchi nel lavoro o in altri diversivi l’occasione per dimenticare una disgrazia familiare, ma inevitabilmente il volto della persona cara ci tormenta e il suo ricordo ci tormenta senza tregua. Facciamo le cose come degli automi, ma il pensiero torna sempre l?: ? questo che accade a Guglielmo. Un po’ ci viene in mente Piccolo mondo antico di Fogazzaro, ma il dramma di Guglielmo ? ancora pi? disperante, perch? privo di valvole di sfogo religiose (come in Franco Maironi) o di denuncia titanica (come in Luisa). Paradossalmente, per?, proprio i momenti in cui Guglielmo ? costretto a ricordare, come quando incontra il Carbonaio alla fine del racconto, sono quelli in cui affiora una maggiore serenit?, forse perch? tra i due uomini si instaura una solidariet? basata sulla disgrazia comune. Oltre a Guglielmo, i personaggi principali della vicenda sono i suoi compagni di lavoro, cio? gli altri boscaioli che lavorano per lui (e con lui) al taglio. Amedeo suscita l’invidia e quasi la rabbia di Guglielmo, perch? ha ancora la moglie viva Germano, il pi? giovane e istintivo, ? un po’ insofferente del duro mestiere di boscaiolo Francesco non ha nessun parente ad aspettarlo, non ? un gran lavoratore, ma ? utilissimo perch? sa intrattenere gli altri durante le veglie nel capanno, cio? nelle serate dopocena, che, senza i suoi racconti fantastici e qualche giocata a carte sarebbero addirittura insopportabili, soprattutto per Guglielmo. Infatti, i momenti di silenzio, nei quali non si pu? lavorare per l’inclemenza del tempo o le festivit?, sono i peggiori per Guglielmo, perch? allora diventa impossibile superare la tristezza del ricordo di sua moglie. Fiore ? il pi? taciturno e solitario di tutti, attaccatissimo al lavoro, vive esclusivamente per gli alberi da tagliare e basta (come il Cavaliere inesistente di Calvino vive solo per ottemperare ai suoi doveri di paladino) Spazi Quelli aperti dei boschi maremmani, ben conosciuti dall’autore nel corso della resistenza, e quelli chiusi del capanno fanno da sfondo alle emozioni e ai sentimenti dei personaggi Tempi Il romanzo, scritto nel 1959, ? ambientato nel periodo del fascismo, ma nessun giudizio trapela su quel periodo storico, poich? altri sono gli intenti espressivi dell’autore Narratore Il narratore, esterno, ass ()
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Materia: Letteratura Italiana
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Primo Levi La vita Primo Levi nacque a Torino nel 1919 da una famiglia di origini ebree. Egli frequentò il liceo classico a Torino dove ebbe come insegnanti alcuni antifascisti come Cesare Pavese e Augusto Monti, ma la sua vocazione era per studi scientifici e, infatti, tenne i suoi studi universitari alla facoltà di chimica. Levi riesce a laurearsi a pieni voti nel 1941, nonostante le difficoltà creategli dalle leggi razziali emanate nel 1938.Frequentò amici ed ambienti antifascisti, e durante la guerra si unì ai partigiani sulle montagne della Valle D’Aosta. Alla fine del 1943 venne catturato dalle milizie fasciste e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Egli, affidato alla fabbrica di Monowizt, che fa parte di un sistema di 39 campi, trova la sistemazione di manovale in una squadra incaricata di costruire un muro. Grazie alle sue conoscenze in chimica gli poi viene affidato un lavoro di laboratorio. Rimane ad Auschwitz fino alla liberazione ad opera dei russi nel gennaio del’45. Egli, appena fece ritorno a casa, sulla base delle terribili esperienze che visse nel campo di concentramento scrisse “Se questo è un uomo” che all’inizio ebbe un successo piuttosto limitato per le difficoltà che incontrò per la sua pubblicazione. Levi riprese la sua attività di chimico, lavorando in un’azienda di vernici. Proseguì anche a comporre romanzi sui suoi ricordi di prigionia e sull’olocausto, come “La tregua” (1963). Il romanzo racconta il viaggio di ritorno dal campo di concentramento di Auschiwtz fino a Torino ed ebbe subito un successo internazionale tale da consentire a Levi di essere riconosciuto come un grande scrittore e consentì a “Se questo è un uomo” di divenire uno dei romanzi più letti del dopoguerra. La tregua” (1963). Il romanzo racconta il viaggio di ritorno dal campo di concentramento di Auschiwtz fino a Torino ed ebbe subito un successo internazionale tale da consentire a Levi di essere riconosciuto come un grande scrittore e consentì a “Se questo è un uomo” di divenire uno dei romanzi più letti del dopoguerra. “Se non ora quando” (1982) descrive il viaggio di un gruppo di partigiani ebrei russi che vanno dalla Bielorussia all’Italia passando per la Palestina. “I sommersi e i salvati” (1986) l’ultimo libro scritto da Levi che, a distanza di molti anni, analizza le esperienze vissute nel Lager e le responsabilità dei vari personaggi dell’olocausto. Egli scrisse anche dei libri di tipo scientifico legati alla suoi studi di chimica fra i quali i più importanti sono: “il sistema periodico” (1975) dove lega ad ogni elemento chimico della tavola periodica una storia spesso di carattere autobiografico “La chiave a stella” (1978) dove si racconta la vita e il lavoro dell’operaio piemontese Faussone, che gira il mondo per svolgere il suo lavoro di montatore. Nel personaggio, quasi una proiezione dell’autore, spiccano la curiosità intellettuale e un vivo senso della dignità del proprio lavoro. Levi, in un periodo di depressione ancora tormentato dai ricordi di Auschiwitz, si uccideva nel 1987 a Torino. ()
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Scarica Italo Svevo Una vita gratis

Materia: Schede Libri
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Riassunto di “Una vita” di Italo Svevo ? la storia di un impiegato sognatore non integrato realtà cittadina. Alfonso Nitti ha lasciato il villaggio natio e la mamma Carolina per trovare un impiego in città come corrispondente della banca Maller. I suoi colleghi (Miceli, Sanneo, Ballina, White, Alchieri e Cellani) e la famiglia presso cui vive (i Lanucci, padre, madre e figli, Lucia e Gustavo) rappresentano tutte le sue conoscenze cittadine. Quando il principale lo invita a cenare a casa sua, Alfonso s’introduce in un nuovo circolo d’amicizie piuttosto elevate: oltre ai servitori Santo e Francesca (quest’ultima sua compaesana ed amante di Maller), conosce Annetta (la figlia di Maller, forte ed altezzosa), il cugino Macario (candidato a sposare la cugina), l’anziano Fumigi (malato ed innamorato senza speranze della giovane) e l’antipatico Federico (erede di Maller).Alfonso si trova sperduto nel mondo della banca e della città in generale (passa il tempo leggendo libri); ventiduenne, ha un atteggiamento timido con le ragazze, e si sfoga sognando. La signora Lanucci spera che s’innamori di Lucia, cui tiene lezioni, ma ad Alfonso la ragazza non interessa. Frequentando le serate in casa Maller, Alfonso finisce per innamorarsi di Annetta, ma è sempre solitario ed impacciato. Una sera Annetta gli propone di scrivere un romanzo in due: nonostante Annetta non sia dotata, Alfonso ne è felice perché ha la possibilità di starle vicino. Alfonso non sa prendere un contegno deciso, e rimane sempre sospeso tra l’innamorato ed il collaboratore scrupoloso, ma la sua gelosia ed il suo affetto finiscono col vincere la freddezza di Annetta; dal bacio sul pianerottolo, con la complicità più o meno segreta di Francesca (che può sperare di ricavare un matrimonio con Maller soltanto da un matrimonio d’amore di Annetta), arriva all’amplesso, ma il legame che li unisce non è vero amore: lui è contento di possedere ciò che aveva desiderato, lei preferiva lui a Fumigi e Macario. Ora Annetta deve vedersela con il padre, e chiede ad Alfonso di prendersi due settimane di permesso, ma Francesca lo mette in guardia che, lasciata sola, Annetta l’abbandonerà e cederà al padre; così Alfonso si rende conto di quanto il loro amore sia fittizio e preferisce fuggire. Al villaggio trova la madre moribonda, e la assiste sino alla fine; durante questo tempo non prova alcun desiderio di tornare in città, e, anzi, Annetta gli appare sempre più vana e fredda. Morta la madre, Alfonso si ammala e deve rimanere ancora al villaggio, accudito dagli amici di famiglia. Tornato alla banca, apprende con sollievo che Annetta è promessa a Macario. In casa Fanucci è successa una tragedia: Lucia si è lasciata sedurre, ed ora è incinta, e Alfonso offre una cifra enorme all’uomo perché la sposi; rientra nel meschino ambiente della banca, e s’accorge che Maller lo evita; immeritatamente degradato, ne chiede il motivo a Maller, che, credendo voglia ricattarlo, si rimangia l’ordine, ma Alfonso, ferito da quel sospetto, convoca Annetta per un appuntamento; questa, che ormai lo odia freddamente per la sua aperta rinuncia, gli manda il fratello per sfidarlo a duello. Alfonso, che sa di non avere speranze di vittoria, sogna per l’ultima volta di veder piangere Annetta alla notizia del suo suicidio (estrema prova della sua lealtà verso di lei), ma, rendendosi conto di non comprendere i meccanismi della vita e del continuo dolore che questa provoca in lui, decide di realizzare almeno quest’ultimo sogno. ()
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Materia: Schede Libri
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Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino Il libro di Italo Calvino è suddiviso in due parti: Il Castello e La Taverna, ognuna delle quali ha una sezione introduttiva sul luogo dove si svolge l’azione appunto il castello e la taverna e di seguito sette storie per ogni luogo di ambientazione Il racconto iniziale è quello di un viandante che attraversa una foresta e giunge in un maniero dove gli ospiti, i vari commensali, scoprono presto di non essere più in grado di parlare, per magia o per incantesimo, ma ognuno ha comunque voglia di raccontare cosa li ha portati in quel luogo… cosa ha causato la loro rovina o la loro felicità. Una storia per ciascuno, ma essendo muti, per comunicare tra loro, usano i tarocchi disponendoli sul tavolo, sia ognuno i propri, sia utilizzando quelli degli altri: in questo modo le storie s’incrociano, si combinano in un gioco che coinvolge tutti; l’icapacità di conversare è così risolta dalle carte. Sono storie dall’intreccio molto vario, per lo più drammatiche, vissute da personaggi che di volta in volta assumono la fisionomia dei Tarocchi stessi: l’alchimista che vende tutte le anime di una città al diavolo in cambio dell’elisir di lunga vita; il ladro di sepolcri che giunge in cielo un attimo prima dell’apocalisse; la gigantessa che seduce il principe appena sposato e viene esiliata, ecc. Carta dopo carta, immagine dopo immagine, la storia prende forma ed ecco che la vita di ogni commensale commuove i presenti o li rallegra, a seconda della figura scelta per “scrivere” la propria storia. I tarocchi hanno un significato molto particolare, oltre al valore numerico (lo zero rappresenta il caos, il 21 il mondo o l’ordine) le carte che hanno un significato simbolico: le spade indicano i duelli, le coppe le feste, gli ori i soldi ed i bastoni le foreste. Il modo di raccontare di Calvino è particolareggiato e preciso, egli si sofferma sui dettagli, riflette sulle persone e sul significato delle figure e ciò per dare più rifiniture possibili alla storia; è questo lo schema del libro fatto di immagini, di quadri raccontati e spiegati man mano che la storia stessa si srotola. Questo libro mi è piaciuto per la sua originalità, è affascinante (a cominciare dal titolo scelto), e “diverso”, anche se a volte un po’ ripetitivo a causa del fatto che necessariamente le carte prima o poi ricorrono, con la stessa definizione o lievemente modificata solo dal contesto della storia. Tutto sommato un bel libro. ()
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Materia: Letteratura Italiana
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Letteratura durante il regime fascista Tra il 1918 e il 1940 la cultura italiana vive un periodo difficile, almeno a partire dal 1925, per l’affermarsi della dittatura fascista. Il regime di Mussolini limita la libert? di espressione degli scrittori, pur non bloccandola totalmente. Molti scrittori sono costretti all’esilio (Gobetti, silone, borghese) o addirittura al carcere (Gramsci), riviste e libri si trovano bloccati dalla censura, e la stessa figura prestigiosa di D’Annunzio vive, nei suoi ultimi anni, in una dimensione appartata ed emarginata, anche se ancora appoggiato dal regime. La narrativa ? il settore pi? colpito, Svevo non ha la fama che si ? costruito Pirandello il quale ormai ? totalmente impegnato con il teatro e perci? non scrive pi? dei romanzi.per quanto riguarda i romanzi si delineano quattro linee di sviluppo: La ripresa di alcuni elementi del naturalismo, si cerca quasi di deformare la realt? in modo da opprimere i problemi. La prosecuzione del romanzo dannunziano La ripresa del romanzo storico, quasi di imitazione manzoniana Il romanzo chiamato realismo magico, dove si cerca di costruire narrative inverosimili Ma le due grandi linee di sviluppo della letteratura fascista sono: “Strapaese” e “Stracitt?”. Strapaese riceveva consensi da chi voleva un fascismo populista, antieuropeo e antiamericano, paesano e tradizionale,questa corrente si riun? attorno la rivista “Il Selvaggio” di Mino Maccari.Strapaese rilanciava le tradizioni e il folclore regionale, criticava gli abbattimenti nei vecchi borghi medievali delle citt? e satireggiava, attraverso vignette, il fascismo ufficiale e accademico. Stracitt? riceveva consensi da chi invece voleva un fascismo sperimentale, d’avanguardia, filoeuropeo, questi poeti si riunivano intorno al gruppo detto “Novecento”, di Massimo Bontempelli. Nel 1926 cominci? ad uscire la rivista “Novecento”, le prime quattro copie scritte in francese (”900.Chaiers d’ Italie et d’Europe, 900.Quaderno d’Italia ed Europa), la quale era in opposizione con il gruppo “primitivo e ruralista” Strapaese. Bontempelli rifiutava la tradizione, promuoveva la poetica “realismo magico”, e diceva che il novecento ebbe inizio con la I guerra mondiale; nella sua poetica B. rifiuta la realt? vivendo in un senso magico accostandosi cos? al Pirandello. Gli uomini che facevano parte di questi due gruppi letterari si dichiaravano tutti fascisti, ma la loro continua guerra finiva molto spesso con la censura, e cos? involontariamente diventava una cultura in opposizione a quella ufficiale fascista,cosi Strapaese e stracitt? finirono per forgiare una generazione di oppositori al regime. ()
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Scarica La prima rivoluzione industriale gratis

Materia: Storia
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La prima rivoluzione industriale Nel MedioEvo le grandi aree tessili si concentravano soprattutto nell’area delle Fiandre e dell’Italia centro-settentrionale (Toscana e Lombardia). Tuttavia, nel corso del 1400, la crisi che invest? il vecchio sistema delle CORPORAZIONI, che garantivano una limitata concorrenza e fornivano manodopera e prodotti altamente qualificati, port? i mercanti-imprenditori a trovare conveniente spostare il centro dei loro interessi verso quei villaggi in cui pi? deboli erano i poteri corporativi. Fu cos? che Tournai, Valenciennes o Hondschoote da semplici villaggi divennero medie cittadine impegnate nella produzione tessile. La manifattura tessile fiamminga venne orientata verso prodotti leggeri ed a buon mercato. In quest’ambito si fece largo il cosiddetto lavoro a domicilio che veniva svolto direttamente a casa propria da quello che era un vero e proprio proletariato, che per un salario bassissimo accettava spesso di occupare i tempi morti dell’anno per compiere lavori meno qualificati, come la tessitura. Anche in Inghilterra il Cinquecento fu secolo di grande sviluppo dell’industria tessile con il sistema del domestic system (LAVORO A DOMICILIO). L’ottima lana inglese veniva utilizzata soprattutto a livello nazionale; le Fiandre infatti si servivano, per la maggior parte, delle lane provenienti dalla Spagna. Tuttavia ci? non precluse alle esportazioni inglesi di poter contare su un’ascesa costante sul continente europeo, tanto che all’inizio del ‘600 gli ottimi tessuti inglesi, cos? vari nelle gamme e nei prezzi, entrarono nel Mediterraneo facendo una seria concorrenza ai prodotti italiani. La crescente domanda di lana spiega la tendenza all’ampliamento dei prati per il pascolo ovino e la recinzione di quelle terre su cui si sperimentavano le colture foraggere intensive. All’inizio del 1500 Firenze conservava un posto di rilievo nella produzioni tessile europea; si pu? dire che tutta l’Italia centro-settentrionale poteva vantare un volume di affari complessivo superiore a quello inglese. I centri tessili italiani furono per? danneggiati dalla guerra che oppose la Spagna di Carlo V alla Francia di Francesco I. Tuttavia gi? nel 1550/1560 la Toscana e la Lombardia avevano recuperato le loro precedenti posizioni. La Lombardia e soprattutto Firenze rimanevano fedeli al prodotto di alta qualit? ed alto prezzo. In Italia il lavoro a domicilio non prese piede e cos? non si stabilirono, come successe altrove, forti rapporti economici fra citt? e campagne. Lo sviluppo della produzione tessile fu dovuto in larga misura al settore della SETA; conseguentemente il mercato della lana sub? una grossa contrazione. Le industrie tessili nell’Europa del ‘500 costituivano una parte rilevante dell’attivit? manifatturiera, ma non si possono trascurare anche altre attivit? quali quelle legate all’edilizia, all’arredamento, all’abbigliamento, agli eserciti ed agli armamenti. Sempre pi? imponente divenne la produzione di libri stampati. Ma l’Europa cinquecentesca era anche mondo di grandi flotte lanciate per tutti i mari del globo, e quindi un mondo divoratore di materiali da costruzione. Il ferro era presente negli attrezzi agricoli, per la produzione di oggetti comuni quali chiodi, coltelli, catene ecc., ma ancora maggiore importanza aveva il legno specie per il settore manifatturiero. Alla sua innegabile valenza come materia prima si accompagnava il suo uguale predominio come materia combustibile. Un suo sostituto era il cosiddetto carbone minerale, gi? noto prima del 1500, che si raccoglieva in superficie e scavando pozzi non troppo profondi. I limiti del suo utilizzo massiccio erano per? le sue alte propriet? inquinanti ed i danni alle produzioni industriali con i gas emessi durante la combustione e con l’eccessivo calore. I costi del carbone erano per? assai pi? bassi di quelli della legna e cos? gli inglesi decisero di adattarsi ai suoi inconvenienti, preferendo produ ()
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Scarica L’arte di amare gratis

Materia: Schede Libri
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L’ARTE DI AMARE di Erich Fromm Ma per un lettore con la mente indipendente, che ricerca la verità obiettiva, quasi tutti i libri, anche quelli disonesti e nocivi, possono essere di un certo valore se sarà capace di estrarre quelle parti che gli procurano nuove idee a nuove comprensioni su argomenti sia positivi che negativi. Per esempio, il lettore scopre che il tema centrale di Erich Fromm (all’inizio camuffato) è che il “vero amore” significa amare tutti disinteressatamente ed ugualmente. Qualsiasi discriminazione nell’amare, viene condannata da Fromm e considerata come egoismo. Questa specie di amore per tutti, annulla i valori umani, l’amore, la dignità e specialmente la giustizia. L’argomento falso di Fromm implica che nessuno deve guadagnarsi l’amore, nè il valore, nè la dignità. Se una persona è il vostro amante, o vostra moglie o vostro figlio, non deve avere più amore da parte vostra di uno sconosciuto mendicante a Calcutta…di un Hitler…di un Charles Mason, tutti devono avere lo stesso valore e lo stesso amore. In altre parole, secondo l’argomento di Fromm, tutti gli esseri umani, malgrado i loro valori ed i loro caratteri, devono essere abbassati fino a divenire uguali in valore all’essere umano più infimo, più meschino e più infelice della terra. Questo stesso argomento è sostenuto ripetutamente nella Bibbia sia in termini espliciti che impliciti. Albert Schweitzer va oltre affermando che si deve amare in uguale misura ogni entità vivente. Ciò significa che l’amore di una persona per la moglie, il marito, il figlio ecc., non deve eccedere l’amore verso uno straniero, un albero, un filo d’erba…o d’erbaccia. Alcune filosofie asiatiche inoltre, vanno ancora un passo avanti, dischiarando che anche ogni entità non vivente deve essere amata nella stessa misura. In altre parole l’amore per la moglie o un figlio non deve eccedere l’amore per un granello di sabbia…Questo è il significato dell’amore secondo Fromm, Schweitzer, la Bibbia ed altri promotori neo-ingannatori dell’altruismo e dell’uguaglianza. Un altro argomento ancora più malvagio si è sviluppato nella retorica e nelle azioni dei moderni pseudo-ecologisti o “ambientalisti”, i quali, usando il potere del governo, mettono il “benessere” degli uccelli, degli insetti (anche delle zanzare), degli alberi, delle piante e di “paesaggi” inanimati, al di sopra della vita, del benessere e della felicità dell’essere umano. (Rif. Concetto 101, Enciclopedia dei Riferimenti della Neo-Tecnologia). Questi argomenti anti-uomo non sono che un’estensione della filosofia altruistica proposta da libri come la Bibbia e L’Arte di Amare di E. Fromm. E per l’avvenire? Cosa ci riserva un futuro di uguaglianza e di altruismo? Essere costantemente esposti alle continue atrocità dell’altruismo e dell’anti-individualismo, ci renderà gradualmente insensibili e ci farà accettare in silenzio livelli sempre più intensi di sofferenza, causati dalle menti ottuse, dagli assassini, dalla violenza, dal terrorismo e dalla ingiustizia. Il numero di persone che lottano o almeno si rendono conto di queste atrocità, va sempre diminuendo; le persone che oggi vogliono difendere il principio dei diritti individuali alla vita e alla proprietà, stanno sparendo. Di questo passo, ci troveremo a vivere in condizioni in cui l’uguaglianza si affermerà sempre di più, con il risultato finale che vivremo in un mondo la cui organizzazione sarà di stile marxista o religioso; una carneficina dei valori umani! Ma la Neo-Tecnologia può capovolgere e sta capovolgendo e capovolgerà questo processo: oggi lentamente, ma domani rapidamente! Un’eventuale “purificazione nell’uguaglianza di tutti” non è altro che una violenta dislocazione della vita umana, insieme al sacrificio e alla carneficina della massa produttiva. Coloro che vivono secondo dei principi onesti, che ricercano la giustizia e la libertà, che amano la vita, che non sottomettono la loro vita ed il loro pensiero agli a ()
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Scarica ACCADDE NEL… gratis

Materia: Storia
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ACCADDE NEL… DATA - PERIODO ITALIANO STORIA SCIENZA E TECNICA 1847 LA LOGICA MATEMATICA 1855 LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE NUOVO METODO DI PRODUZIONE DELL’ACCIAIO 1863 GABRIELE D’ANNUNZIO 1876 IL SIMBOLISMO HV IL MOTORE A SCOPPIO A QUATTRO TEMPI 1886 PRODUZIONE ECONOMICA DELL’ALLUMINIO 1914 IL DECADENTISMO LA PRIMA GUERRA MONDIALE 1930 INVENZIONE DEL FREON Gabriele d’annunzio LA VITA Gabriele d’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863. Compiuti gli studi Iiceali a Prato, si trasferisce neI 1881 a Roma, dove diventa presto noto come giornalista letterario e cronista mondano. Dal 1891 aI ‘93 vive a Napoli: in questo periodo èsuggestionato da Nietzsche e Wagner. Dal 1898 al 1910 vive a Settignano, nella villa detta “la Capponcina”. Nel 1910, a causa dei debiti contratti, va in “esilio volontario” in Francia, dove rimane fino al 1915. Scoppiata la guerra, torna in Italia schierandosi tra gli interventisti e partecipando ad ardite imprese belliche. Conclusasi la guerra, compie nel 1919-20 l’impresa di Fiume. Costretto nel 1921 ad abbandonare Fiume, si ritira a Gardone Riviera, in una villa detta “Il Vittoriale degli Italiani”, nella quale vive in disparte fino alla morte, avvenuta 1 marzo 1938 Le poesie D’Annunzio esordisce con la raccolta di poesie Primo vere (1879). Dopo Primo vere si apre il cosiddetto “periodo romano”, che occupa circa un decennio (1881-91) e vede la pubblicazione di diverse raccolte poetiche: Canto novo (1882). intermezzo di rime (1884), isaotta Guttadauro ed altre poesie (1886, ma rifatta poi in due libri distinti: L’isotteo e La Chimera, 1890), Elegie romane (1892). NeI l893 vede Ia luce il Poema paradisiaco, che prelude a una nuova fase, caratterizzata dalla tematica della “bontà”. Dopo una pausa di qualche anno, nel 1899 d’Annunzio ritorna alla scrittura di versi con le Laudi. Secondo il progetto dell’autore, le Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi si sarebbero dovute articolare in sette parti. In realtà d’Annunzio realizzò compiutamente solo le prime quattro parti: Maia, Elettra e Alcyone, che escono nel 1903; Merope, che esce nel 1912. Le prose L’esordio di d’Annunzio in qualità di prosatore avvenne con i “bozzetti” di Terra vergine(1882). I racconti successivi a Terra vergine confluirono, rielaborati e selezionati, in Novelle della Pescara (1902). Tra il 1888 e il 1910 d’Annunzio si dedicò alla stesura di numerosi romanzi: Il piacere (1889), Giovanni Episcopo (1891), L’innocente(1892), Il trionfo della morte (1894), Le Vergini delle rocce (1895), lI fuoco (1900), Forse che sì forse che no (1910). Dopo i11910 d’Annunzio utilizza la prosa per forme di scrittura concentrate, di tipo lirico, I risultati più convincenti di questa stagione creativa vengono con il Notturno (1921). Escono poi, nel 1924 e nel 1928, due volumi di Faville del maglio. Il teatro L’attività teatrale di d’Annunzio si stende quasi per intero tra il 1897 e il 1914. I lavori dannunziani per le scene risultano sempre appesantiti da una ricerca di raffinatezza e originalità espressiva, a tutto svantaggio della efficacia drammatica e della credibilità psicologica. Al centro dell’interesse dello scrittore sta ancora una volta la parola, e proprio per dare alla parola più risalto d’Annunzio compose una parte dei suoi testi teatrali in versi. La tragedia dannunziana più apprezzata dal pubblico, La figlia di Iorio, è del 1903. Il simbolismo Definizione Il simbolismo è un movimento letterario e artistico sorto in Francia per iniziativa di Jean Moréas, che ne pubblicò il manifesto su “Le Figaro” del 18 settembre del 1886, lo stesso anno della pubblicazione della rivista “Le Decadent”. I simbolisti pubblicarono numerose riviste, tra le quali spiccano le diverse riviste da cui il verbo simbolista si diffuse: Le Symboliste, La Plume, Le Mercure de F ()
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Scarica Vita di Dante, Petrarca, Boccaccio. gratis

Materia: Letteratura Italiana
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Dante nacque tra il maggio e il giugno del 1265 da una famiglia della piccola nobiltà. L’evento più significativo della sua giovinezza, secondo il suo stesso racconto, fu l’incontro con Beatrice, la donna che amò ed esaltò come simbolo della grazia divina, prima nella Vita nuova e successivamente nella Divina Commedia. Gli storici hanno identificato Beatrice con la nobildonna fiorentina Beatrice o Bice Portinari, che morì nel 1290 neanche ventenne. Dante la vide in tre occasioni ma non ebbe mai l’opportunità di parlarle. Non si sa molto della formazione di Dante, ma le sue opere rivelano un’erudizione che copre quasi l’intero panorama del sapere del suo tempo. A Firenze fu profondamente influenzato dal letterato Brunetto Latini, che compare come personaggio nella Commedia (Inferno, canto XV), e sembra che intorno al 1287 frequentasse l’Università di Bologna. Durante i conflitti politici che ebbero luogo in Italia in quell’epoca, si schierò con i guelfi contro i ghibellini, partecipando nel 1289 ad alcune azioni militari (a Campaldino contro Arezzo e nella presa di Caprona contro Pisa). Iniziò l’attività politica nel 1295, iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali. Quando la classe dirigente guelfa si spaccò tra bianchi e neri (questi ultimi legati al papa per interessi economici), Dante si schierò con i primi, che avevano il governo della città. Ricoprì vari incarichi e nel 1300, dopo una missione diplomatica a San Gimignano, fu nominato priore (uno dei sei) per il bimestre 15 giugno-15 agosto, e ricoprì quel ruolo con senso di giustizia e fermezza, tanto che, per mantenere la pace in città, approvò la decisione di esiliare i capi delle due fazioni in lotta quasi quotidiana, tra i quali l’amico Guido Cavalcanti. Fu quasi sicuramente uno dei tre ambasciatori inviati a Roma per tentare di bloccare l’intervento di papa Bonifacio VIII a Firenze. Non era comunque in città quando le truppe angioine consentirono il colpo di stato dei neri (novembre 1301). Venne subito accusato di baratteria (concussione) e condannato in contumacia prima a un’enorme multa e poi a morte (marzo 1302). Iniziò così l’esilio (nel quale furono in seguito coinvolti anche i figli) che sarebbe durato fino alla morte. Dopo alcuni tentativi militari di rientrare a Firenze, fece “parte per se stesso”. Alla notizia dell’elezione al trono imperiale di Enrico VII di Lussemburgo, sperando nella restaurazione della giustizia entro un ordine universale, si avvicinò ai ghibellini, ma la spedizione dell’imperatore in Italia fallì. Negli anni dell’esilio Dante si spostò nell’Italia settentrionale tra la Marca Trevigiana e la Lunigiana e il Casentino, e forse si spinse fino a Parigi tra il 1307 e il 1309. Si recò poi insieme ai figli, forse nel 1312, quando aveva già concluso il Purgatorio, a Verona presso Cangrande della Scala, dove rimase fino al 1318. Da qui si recò a Ravenna, presso Guido Novello da Polenta, dove riunì attorno a sé un gruppo di allievi tra cui il figlio Iacopo, che si accingeva alla stesura del primo commento dell’Inferno. Morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, e neppure le sue spoglie tornarono mai a Firenze. Francesco Petrarca nasce ad Arezzo nel 1304, da padre notaio in esilio da Firenze. Ad otto anni si trasferì ad Avignone, dove cominciò i suoi studi. A dodici anni fu inviato all’università di Montpellier per gli studi di diritto, e a sedici all’università di Bologna. A ventidue anni, alla morte del padre, tornò ad Avignone. Questo continuo viaggiare lo porta a contatto con diversi ambienti culturali, cosa che gli permetterà di svincolarsi dal municipalismo dantesco e di entrare in una dimensione europea. Il Petrarca era molto appassionato dei classici antichi, in particolare di Virgilio e Cicerone, la cui lingua aveva a tal punto interiorizzato da scrivere i propri appunti ed esprimere i suoi sentimenti più intimi in latino. Ma allo stesso tempo la sua vita fu condizionata dalla lettura delle Confessioni di S. Agostino, nel cui tortuoso percorso spirituale il Petrarca si riconosceva. Dobbiamo infatti distinguere due produzioni del Petrarca: una in latino, alla quale appartengono le Epistule, il Secretum, l’Africa, il De vita solitaria, e l’altra in volgare alla quale appartengono il Canzoniere e una serie di opere minori. Il 6 aprile 1327 avviene l’incontro con Laura nella chiesa di S. Chiara ad Avignone. Proprio a questa donna, vera o fittizia che sia, si ispirerà tutta l’opera del Canzoniere. Dopo di che per garantirsi un relativo benessere economico senza lavorare, prende gli ordini minori. In questo periodo si svolgono i viaggi che si concluderanno attorno al 1336 con il ritiro in otium in Valchiusa, dove compone il De vita solitaria e altre opere in latino e in volgare. Nel 1341 a questo momento di ricerca spirituale si oppone l’incoronazione di poeta nel Campidoglio, che concretizza il suo forte desiderio di gloria terrena (la stessa Laura può essere intesa come L’aura, ovvero la gloria). Nel 1343 il fratello Gherardo si ritira in convento. Questo causa nel Petrarca una profonda crisi interiore, poiché vedeva nel fratello una sorta di alter ego in cui rispecchiarsi. Ciò lo porta ad una profonda revisione della sua vita, e in particolare emerge sempre più drammatico il dualismo tra il desiderio di amore e di gloria terrena, valori tramandati dalla lettura dei classici, e il desiderio di abbandono spirituale in Dio, insegnatogli dalle Confessioni. Per questo Petrarca è considerato la vittima del passaggio dalla cultura teocentrica medievale alla cultura antropocentrica umanistica. Dopo la morte di Laura nel 1348, Petrarca incomincia la sua peregrinazione nelle corti delle varie signorie italiane, senza mai farsi condizionare o esserne influenzato. Muore nel 1374 a Padova, secondo la tradizione mentre leggeva Virgilio. Numerosi dubbi permangono sul luogo di nascita, Certaldo o Firenze, e sulla cronologia di alcune sue opere. Figlio illegittimo di duellino, mercante, agente della compagnia mercantile dei Bardi, trascorse la sua infanzia a Firenze, dove compì i suoi primi studi. Nel 1327 fu portato a Napoli dove fece pratica mercantile e bancaria, m questa città visse dodici anni, i più belli della sua vita, frequentando la corte di Roberto D’Angiò e le allegre brigate di uomini e donne della nobiltà e della ricca borghesia, che vivevano tra feste cittadine e ozi. m questi anni entrò quindi in contatto con il mondo cortese e cavalieresco e col mondo dei popolani mercanti. A Napoli crebbe in lui anche la sua profonda avversione per la pratica mercantile e contemporaneamente nacque in lui l’amore per la poesia. Si gettò quindi sui libri dei poeti, anche se la sua educazione fu da autodidatta. Durante il periodo napoletano scrisse le sue prime opere a tematica amorosa: 1334 LA CACCIA DI DIANA poemetto in terzine in cui fa una rapida rassegna delle gentildonne napoletane 1335 ILFILOSTRATO poemetto ambientato durante la guerra troiana 1336-1338 IL FILOCOLO narrazione in prosa di una storia d ‘ amore tra Florio e Biancofiore Nel .1340 fu costretto a trasferirsi a Firenze, richiamato dal padre che aveva subito un tracollo finanziario, dovuto al fallimento della banca dei Bardi. Il poeta cominciò quindi a frequentare le corti del nord, alla ricerca di un impiego. Nel 1345 era a Ravenna e nel 1347 a Forlì. m questi anni scrisse nuove opere: 1341 NINFE FIORENTINE 1342 AMOROSA VISIONE 1343 ELEGIA DI MADONNA FIAMMETTA Nel 1348 il Boccaccio è sicuramente a Firenze dove assistette alla terribile peste che distrusse 1/3 della popolazione europea. Qui rimase anche negli anni successivi la morte del padre ad amministrare il patrimonio di famiglia. Tra il 1349 e il 1351 dette forma definitiva al DECAMERONE, la maggiore opera dell’autore. m questo periodo si occupò anche di politica: fu rappresentante e diplomatico. Ebbe delle missioni importanti ad Avignone e a Roma e nel 1351 si recò a Padova per offrire una cattedra al Petrarca nell’università fiorentina. L’incontro col Petrarca dette una nuova svolta alla sua vita: stimolò in lui volontà di rinnovamento letterario e spirituale. Con lui intrecciò un fitto rapporto epistolare e con gli amici fiorentini costituì un circolo di intellettuali, m questi anni scrisse solo opere in latino. Si staccò quindi dalla vita pubblica e trascorse gli ultimi 25 anni della sua vita in isolamento nella casa di Certaldo dove accentuò la sua riflessione religiosa. Prese gli ordini minori e la sua ultima apparizione in pubblico fu nel 1373 a Firenze dove fu chiamato a tenere una pubblica lettura della Commedia di Dante. Dovette comunque interrompere le letture per le sue cattive condizioni di salute e morì a Certaldo nel 1375. ()
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Lo scudo di Talos TRAMA Siamo alla fine del VI sec. a.C., durante una notte di burrasca. Dalla nobile casa dei Kleomenidi di Sparta una figura incappucciata con un fagotto in braccio si dirige verso il monte Taigeto, per consegnare la creatura appena nata al suo destino. Il destino prende, per fortuna del piccolo, il volto di Kritolaos, ilota, che decide di accudirlo e lo battezza con il nome di Talos, secondo la mitologia greca antico gigante creato da Efesto, che aveva nel tallone il suo punto debole. Come il bimbo, scartato dalla rigida selezione spartiate a causa del piedino storpio. Talos cresce pastore, sano e forte, anche se ignaro delle sue reali origini, riuscendo a compensare la mancanza del suo piede in maniera egregia con un bastone, che diviene la sua arma di difesa assieme ad uno splendido arco di corno, ultima eredità della civiltà Ilota soffocata dalla superba Sparta. Man mano che Talos cresce e riceve da Kritolaos questa eredità, però, il vecchio decade lentamente. Fino a quando, nei giorni antecedenti alla cerimonia di investitura dei nuovi guerrieri di Sparta, Talos non s’imbatte in Brithos, figlio di Aristarchos, Kleomenide, che assieme ai suoi amici sta per aggredire la figlia di un’ agricoltore ilota, Antinea, e rischia la vita per salvarla. Ospitato fino alla guarigione dal padre d’ Antinea, Talos ritorna a casa e trova Kritolaos in letto di morte. L’ ultimo capo del popolo degli iloti, il custode d’ armi del Re Aristodemo, colui che un giorno guiderà il suo popolo nella città perduta della Messenia diventa così Talos, non più lo storpio, ma il Lupo del Taigeto. Talos si scontra da subito con la dura realtà dominatrice di Sparta, quando una spedizione della Krypteia, la polizia segreta spartana, capitanata da Brithos, gli fa pagare le offese subite a valle, quando ha protetto Antinea. ? in questo frangente che Talos passa sotto la tutela di Karas, un gigantesco pastore barbuto, che sembra a conoscenza almeno in parte dell’ oscura e difficile eredità tramandatagli da Kritolaos. Da questo momento, in corrispondenza con l’investitra come guerriero di Brithos, alle vicende di Talos faranno cornice gli avvenimenti e i personaggi delle Guerre Persiane, Lo stesso Talos parteciperà, com scudiero, insieme a Brithos all’ epica battaglia delle Termopili, che vedrà sopravissuta solo la piccola spedizione composta da loro due e Aghias, compagno d’ armi di Brithos, usati come messi per portare a Sparta l’ ultima volontà di re Leonida. Accusati dall’ opinione pubblica di essere disertori e rifiutati dai propri compagni, Brithos e Aghias ormai escono di casa solo di notte, tale é la vergogna e la rabbia che attanaglia i loro animi, di cui Aghias é presto vittima, togliendosi la vita. Brithos é invece tratto in salvo da questo destino proprio da Talos, che lo tramortisce nell’ atto del gesto supremo. Con una proposta: Brithos, per riscattare il suo onore, condurrà una crociata solitaria contro gli avamposti persiani, accompagnato dall’ arco di Talos. Brithos accetta, l’ animo infiammato dall’ occasione del riscatto. Brithos si sacrifica a Platea, frangendo l’ ondata nemica turbinando la sua spada, dando così la carica all’ esercito greco, dopo i lunghi mesi invernali durante i quali il terrore degli avamposti del Gran Re era L’Oplita Solitario, accompagnato dal suo demone arciere, dall’ andatura dondolante, veloce, implacabile, micidiale. Non più Talos, ma Kleidemos, ormai ultimo discendente della stirpe Kleomenide, viene preso in tutela nella sua nuova condizione di spartiate da Re Pausania, che lo pone a comando di uno dei suoi battaglioni. Giochi di potere, patti segreti e alleanze sussurrate con il Gran Re, dei quali Kleidemos é al centro, come messo di Pausanias, che ripone la speranza in un ribaltamento del sistema politico a Sparta. La sua speranza finisce con la sua morte, ad opera degli efori. Kleidemos ritorna fra la gente che lo aveva allevato, e durante una notte di tempesta perno ()
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La Locandiera di Carlo Goldoni Samanta Liuzzo IV A Riassunto in 20 righe La vicenda ruota intorno a Mirandolina, proprietaria di una locanda dove alloggiano due avvenenti signori, il Marchese di Forlipoli e il Conte d’Albafiorita, entrambi innamorati di lei. Un giorno arriva il Cavaliere di Ripafatta che si dichiara ostile alle donne, sfidando in questo modo Mirandolina che, nel giro di pochi giorni riesce a farlo innamorare di s?. Cos? i giorni passano e Mirandolina si diverte prendendosi gioco dei suoi pretendenti. I tre si differenziano non solo nel tipo di nobilt? (di sangue o acquisita), ma anche nel modo in cui cercano di conquistare Mirandolina: chi con dei regali, il Conte, chi con il prestigio del proprio casato, il Marchese, chi con la protezione, il Cavaliere. In seguito, alla piccola locanda, giungono anche due attrici di teatro, Ortensia e Dejanira, che decidono di fingersi nobildonne per ricevere, in questo modo, un trattamento di prestigio. Ma mentre Mirandolina scopre il loro trucco, la nostra locandiera riesce benissimo a recitare, pur non essendo attrice, e a non farsi smascherare da nessuno. Le due cercano di ottenere favori dal Cavaliere, il quale, sentendosi oppresso dal fascino di Mirandolina, pur di non cedere, decide di partire. Ma, Mirandolina, ? decisa a conquistarlo e cos? architetta uno stratagemma per riuscire nel suo intento. Decide infatti di fingere uno svenimento, a quel punto il Cavaliere si rende conto dell’amore che prova nei suoi confronti e le porge in dono una boccetta preziosa. Mirandolina, per?, la rifiuta criticando i suoi modi contradditori nei confronti del gentil-sesso. Dopo varie discussioni, la furba locandiera, riesce a far ammettere al Cavaliere che la sua ostilit? nei confronti delle donne si ? tramutata in stima dopo il loro incontro. Il Conte e il Marchese scoprono finalmente di essere stati presi in giro da Mirandolina e decidono di partire offesi per il suo comportamento. Prima di partire per? discutono animatamente con il Cavaliere e Mirandolina usa l’annuncio delle sue imminenti nozze con Fabrizio per placare gli animi. Ella, infatti, decide di sottostare ai suoi doveri di donna e figlia, accettando l’imposizione fattale dal padre: ossia di sposare il giovane cameriere Fabrizio, umilmente al suo servizio. Riassunto in 5 righe Goldoni racconta la storia della furba locandiera Mirandolina che, grazie al suo fascino, riesce a prendersi gioco di parecchi uomini. Nel corso dei fatti incontra anche Ortensia e Dejanira che si fingono nobildonne e cercano di ottenere favori dagli ospiti di Mirandolina senza riuscirci, invece lei, come un’attrice nata, riesce a farli innamorare tutti quanti di se, gioca con loro e li prende in giro senza che loro se ne accorgano. Ma nel finale vediamo che rinuncia a questo suo potere per mantenere fede alla promessa fatta al padre. Decider?, infatti, di sposare l’umile Fabrizio, lasciando gli altri pretendenti a mani vuote. Struttura Presenta una finzione all’interno della pi? grande finzione teatrale che viene svelata solo alla fine con lo scopo di screditare la commedia che si basava sulla finzione. Viene molto utilizzato lo scontro tra personaggi completamente diversi. Il finale pu? sembrare inaspettato. Colpi di scena Il colpo di scena principale ? senza dubbio il finale. Tra gli altri piccoli sconvolgimenti abbiamo quando Mirandolina scopre il trucco delle due attrici. Personaggi Mirandolina ? la protagonista della vicenda. Ha ereditato dal padre una locanda a Firenze, con la promessa che avrebbe sposato il cameriere Fabrizio. ? una donna molto furba e corteggiata. Definita lusinghiera e pericolosa. Si diverte a mettere alla prova le proprie capacit? seduttive e per questo decide di far cadere ai suoi piedi l’ostile Cavaliere. Riesce sempre a raggiungere il suo scopo e far piegare gli altri davanti a lei. L’unico segno di debolezza, se vogliamo, lo notiamo nei confr ()
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Riassunto de “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati Il tenente Giovanni Drogo, dopo il suo normale servizio in caserma, viene assegnato alla Fortezza Bastiani, di cui sente parlare veramente molto bene, anche se nessuno di quelli che glielo racconta ci è mai stato veramente. Passa un paio di giorni a cavalcare verso la fortezza, e ad un certo punto vede su di un ponte un uomo, il capitano Ortiz, che lo accompagna; durante il viaggio discutono della Fortezza Bastiani, e Drogo ne è scoraggiato, anche perché Ortiz non gliene parla granché bene. Arrivati, si rende conto di quanto la fortezza sia squallida, e Ortiz, notandolo, gli propone di poter andar via dopo due giorni, o dopo quattro mesi, al momento della visita di controllo. Si rende conto di come sia “non corretto” nei confronti degli altri andarsene dopo due giorni, e decide di restare almeno per quattro mesi. Mentre parlano di questo, Drogo nota da una finestrella un monte ai piedi del deserto, che lo incuriosisce molto. Gli vien spiegato che altro non è che il deserto del nord, che da lì non arriverà mai nessun attacco, che qui sta l’inutilità di tanto spreco di soldati nella Fortezza Bastiani. La notte, passate le emozioni dei giorni precedenti, solo allora realizza tutta la solitudine della fortezza, e si pente di aver voluto aspettare. Nota che il maggiore Tronk, da ventidue anni alla Fortezza, ha completamente dimenticato tutto il resto del mondo, tutte le sue bellezze. ? un maniaco dei regolamenti e dei codici, e vaga per la fortezza come un automa. Nemmeno in una lettera alla madre, a cui è molto legato, riesce a confessare come si senta solo e triste, lì, lontano dal resto del mondo. Nota poi come lì, alla Fortezza Bastiani, tutti stiano come aspettando qualcosa, qualcosa che cambierà la loro vita, ma che no si decide ad arrivare. Il tenete Lagorio, passati i due anni regolamentari, cerca di convincere il ten. Angustina, il quale è rimasto anche lui per due anni alla fortezza, ad andarsene assieme a lui, ma qualcosa dentro di lui gli dice di aspettare, di non andarsene. Arriva adesso la tanto attesa visita medica, il medico è stato informato della situazione e sta già preparando il certificato di malattia, quando Drogo vede dalla finestra di deserto, chiamato “dei Tartari” per via di un antica popolazione che ci viveva. Decide allora improvvisamente di restare, resosi conto di quanto sia abituato ormai alle consuetudini della Fortezza Bastiani, e di come ci sia legato. Da ora in poi non si accorgerà quasi del tempo che passa, penserà di avere sempre ancora molto tempo, e anche lui come gli altri sarà legato alla magia della fortezza, l’attesa continua. Dopo quasi due anni fa uno strano sogno: “è bambino, e dalla finestra di casa sua guarda quella di un ricco palazzo di fronte, dove scorge un altro bambino, Angustina, anche lui piccolo. Vede poi degli spiriti giocherelloni girare intorno al palazzo, e se ne meraviglia, al contrario di Angustina. Gli spiriti prendono a giocare con Angustina, e lui serio, come è sempre stato, acconsente di andare con loro: solo allora Giovanni realizza che quelli sono gli spiriti della morte, e Angustina, consapevole, rimane sempre serio e impassibile”. Il giorno dopo fu assegnato come capo alla spedizione settimanale alla Ridotta Nuova, e lì vide un puntolino nero, su cui poi tutti fantasticarono. Poi si accorsero che era un cavallo nero, e non conoscendone l’origine, un soldato, di nascosto lo catturò, e, tornando in ritardo alla Fortezza Bastiani, e non conoscendo la parola d’ordine, fu ucciso a fucilate dal soldato di turno; il magg. Tronk è assegnato ai suoi funerali, sorvegliato dal maggiore Matti. Dal nord, poi si vedono arrivare schiere di uomini armati, tutti si illudono che la grande attesa sia finita, che quelli siano i Tartari in assetto di guerra, ma apprendono all’ultimo istante che è una specie di operazione catastale autorizzata dal governo. La delusione è forte. Per favorire la fortezza in ciò, una squadra, c ()
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LA CONCA DEGLI ARANCI TEMI TRATTATI: vita di campagna, emigrazione. TITOLO: Il titolo, in genere sintesi dell’argomento svolto, è la Conca degli Aranci, tratto di territorio coltivato inCalabria dove è ambientata la storia. GENERE: romanzo TRAMA: l’opera è una saga familiare che ha per protagonisti: un ricco proprietario terriero don Enzino che ha tre figli, frutto di matrimoni diversi: Andrea, nato nel primo matrimonio, Giulio e Tom, nati nel secondo.in famiglia sorgono ben presto grandi discussioni che sconvolgono la pace e la tranquillità. Il primogenito Andrea non può sopportare la presenza di Peppina che prima era la sua serva ma che ora è diventata sua madre. Ha un carattere ribelle e scapestrato e alla fine farà strada nella politica rapinando il bene pubblico dopo quello della sua famiglia. Il secondogenito Giulio dopo aver avuto in sogno la Madonna decide di prendere i voti. Nel seminario consegue ottimi risultati ma un giorno dalla finestra vede una giovane fanciulla e decide di abbandonare il seminario intraprendendo la carriera di medico. Il più piccolo dei figli, colui che racconta la storia, non è bravo a scuola ma si rende conto che per lui è importante la scultura e affrontando parecchie discussioni con i suoi genitori contrari a questa sua passione si iscrive al Liceo artistico. Spiccano come personaggi minori: zio Rocco, detto lo Stuppagghju, fratello di Peppina e amministratore di don Enzino e zio Cicalino, detto così per il suo “cicalare”(parlare). Zio Rocco voleva che Andrea sposasse sua figlia Annina e per costringerlo a ciò finanzia i suoi debiti di gioco. Andrea accetta ma dopo poco la abbandona. Rocco muore secco mentre mangia. Lo zio Cicalino aveva il vizio Del gioco e quando sua moglie per impedirglielo lo chiuse in casa egli cominciò a leggere libri sopra libri e tutto ciò lo portò al delirio. E così cominciò ad elevarsi a grandi filosofi immaginando di essere stato loro compagno. Un giorno spinto dalla follia camminò fino a Catanzaro e morì stremato. La famiglia di Don Enzino è lacerata dall’odio e dai contrasti e alla fine il ricco proprietario terriero muore stremato, con l’amara convinzione che i suoi progetti erano svaniti. PARTE PIÙ DIVERTENTE: la parte che mi ha fatto ridere è quella in cui si racconta uno scherzo fatto a zio Cicalino fatto da un suo compaesano, insegnante di filosofia. Un giorno zio Cicalino, immerso nelle sue riflessioni, arriva a Gerace pensando di essere giunto all’acropoli di Atene. In quello stesso giorno c’era un gruppo di studenti in visita agli scavi. Allora il compaesano di zio Cicalino chiamò un suo collega dicendo che doveva fingersi il grande filosofo Timeo e dire ciò che gli avrebbe suggerito. L’insegnante di filosofia chiamò Cicalino dicendo di avere una sorpresa per lui, proprio il filosofo Timeo era lì e gli indicò il collega in veste di filosofo. Cicalino con volto serio rimprovera quell’uomo che crede il filosofo Timeo, perché nella sua opera mancavano le riflessioni e i giudizi su ciò che avveniva nel mondo. PARTE PIÙ INTERESSANTE: una parte che mi ha fatto riflettere è l’avventura di Tom che un giorno andando a trovare una zia incontra Luca, un suo compagno solo in casa con un anziano uomo che urlava e aveva in mano una bottiglia. Quell’uomo era lo zio di Luca e spettava a lui accudirlo poiché orfano di entrambi i genitori. Questo dimostra come molte volte pensando di trovarci in grosse difficoltà come Tom, scopriamo che c’è qualcuno che sta peggio di noi, solo e abbandonato. CONSIDERAZIONI: la conclusione non mi è piaciuta perché alla fine il proprietario terriero che aveva trascorso la sua vita a lavorare e a progettare per i suoi figli cercando di garantirgli un buon futuro muore oppresso dai gravi problemi che gli si pongono innanzi. Per quanto riguarda l’ambiente ci troviamo in un paesino della Calabria dove compaiono i compaiono i componenti di una famiglia come tante. Troviamo il problema dell’emigrazione, affrontato da ()
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MASTRO DON GESUALDO di Giovanni Verga AMBIENTAZIONE La vicenda ? ambientata a Vizzini, centro agricolo non molto distante da Catania. Vizzini ? un grande e animato borgo campagnolo dove convivono persone di ogni genere. Non vi sono riferimenti a fatti storici o date specifiche, vi sono accenni in alcuni punti al 1820-21 e al 1837; si presume che lo svolgimento si collochi tra il 1820 e il 180-45. PERSONAGGI PRINCIPALI MASTRO DON GESUALDO: protagonista Uomo forte e robusto dall’aspetto forse calmo e pacifico ma che nasconde in realt? il prototipo di self-made-man testardo e sicuro. Si ? costruito la fortuna con le sue mani, ha guadagnato (a volte in modo disonesto) ed ora si trova attaccato alla “roba” e ai suoi campi fino al punto di diventare cattivo nei confronti di chi ostacola la sua ascesa. Non si preoccupa troppo della moglie e della figlia perch? ? troppo preso dai suoi affari; riesce a fare studiare la figlia nelle scuole perch? la gente parli bene di Isabella, educata e ricca. Il suo attaccamento alla roba sar? la sua rovina fisica e psicologica, la paura dello sperpero lo spaventa fino al punto di morire accorgendosi forse, che in realt? non era mai stato felice veramente. LA FAMIGLIA TRAO: Don Diego e Don Ferdinando sono i tipici nobili del paese attaccati a certi valori e a certe tradizioni ormai passate che vedono nella nobilt? e nelle proprie ricchezze le ragioni principali di vita, per questo si sentono persi quando brucia il loro palazzo con i loro averi. Evidenziando questo loro modo di pensare anche quando non si dimostrano d’accordo con Bianca quando decide di sposarsi e di andarsene da casa. Bianca invece ? la classica vittima delle situazioni negative. Debole, infelice e ammalata per tutta la vita sposa un uomo che ama solo la sua posizione nobile, che non ? nemmeno il padre di sua figlia. E’ dolce, sensibile, tranquilla, buona, calma, sincera; la classica ragazza brava e religiosa che tutti odiano e amano allo stesso tempo e cos? rimarr? fino alla morte. DON NINI’ E LA BARONESSA RUBIERA: Sono i classici parenti ricchi di Trao, che si prestano a concedere favori soltanto in situazioni veramente tragiche. La baronessa ? una donna arrivista, ricca, ambiziosa e molto attaccata alla roba, quasi come Gesualdo. Rimane senza parola e paralizzata solo quando viene a sapere della relazione del figlio con l’attrice perch? si sente ferita nella sua nobilt? di famiglia. Don Nin? ? il tipico scavezzacollo di paese a cui piace divertirsi senza pensare troppo ai problemi della vita anche se sembra cambiare quando si innamora di Bianca. Dopo l’amore improvviso per l’attrice (alla quale d? anche un figlio) si trova di fronte a molte difficolt? (la madre ? paralizzata per causa sua) e quindi si trova di fronte a un matrimonio quasi obbligato che lo costringe a mettere la testa a posto, anche se forse in fondo in fondo rimane sempre lo stesso. FAMIGLIA MARGARONE: E’ formata da mamma, pap? Margarone, donna Giovannina, Donna Mita, Donna Bellania, Donna Fifi e dal piccolo nicolino. Una famiglia che riveste un gradino importante all’interno dei pettegolezzi di Vizzini, soprattutto per quanto riguarda donna Fif? e mamma Margarone. Sono due donne vanitose, orgogliose, permalose e si considerano superiori alle altre per ricchezza e aspetto fisico di cui amano andare molto fiere. Purtroppo sono cotrette a diventare meno superbe quando Fif? viene lasciata da Don Nin? e di fronte alla bont? e alla generosit? della semplice e povera Bianca che si contende con Fif? e il Baronello. L’ARCIPRETE BUGNO, IL MARCHESE LIMOLI, CANALI, CAV. PEPERITO, NOTAIO NERI: Sono personaggi importanti all’interno della vita del paese; sempre presenti in ogni situazione e attenti a ogni avvenimento. L’arciprete e il marchese sempre pronti a consigliare Bianca in come comportarsi col marito e il suo denaro. Canali, Peperito, Neri, sono pronti a interessarsi a ogni tipo di affare pur di guadagnare denaro, quas ()
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Il conflitto scrittura - oralità Pur essendo un autore di circa 2400 anni fa ,egli affronta problemi che possiamo accomunare a quelli dei giorni nostri:la sua è un’ epoca di passaggio tra oralità e scrittura e lui è il primo ad affrontare questo problema.Di Platone possediamo praticamente tutte le opere(probabilmente molte gli sono attribuite pur non essendo effettivamente sue),ma paradossalmente egli stesso ci dice che la vera filosofia è solo orale. All’inizio del 1800 un teologo luterano di nome Schleirmacher effettuò un gran lavoro sulle opere di Platone ignorando però totalmente quanto abbiamo appena detto:egli esaminò infatti la filosofia platonica con il mezzo del “sola scriptura”(solo mediante la scrittura:era un celebre motto di Lutero):non si curò assolutamente del fatto che per Platone la filosofia fosse solo orale,rifiutando tra l’altro di servirsi di scritti non realmente platonici.Il teologo luterano ebbe però il merito di introdurre un altro metodo per esaminare la filosofia platonica:si trattava del sistema ermeneutico (la parola deriva da Hermes,messaggero ed interpretatore divino;in Italiano la parola ha assunto il significato di “tecnica dell’interpretazione”):era (ed è) infatti difficile definire la filosofia platonica,in quanto non ci troviamo di fronte ad un sistema,ma ad un insieme:il “corpus” platonico,come quello dell’Antico e del Nuovo Testamento,è costituito da una molteplicità di libri;la tecnica dell’ermeneutica consiste nel riuscire a contestualizzare un testo,al fine di comprenderlo,servendosi delle nozioni generali,in questo caso,della filosofia platonica:è come quando leggiamo un articolo di giornale;in realtà non partiamo proprio da zero e tramite la lettura dell’articolo ampliamo le nostre conoscenze. Platone fu discepolo del celebre Socrate e visse in prima persona l’ingiusta condanna del maestro (della quale si fa portavoce nell’ Apologia ):nasce proprio da questa esperienza la filosofia platonica.Egli rimane profondamente deluso dalla politica:prima vi era stato il governo filo-spartano dei Trenta Tiranni,di cui era membro niente meno che il suo stesso zio Crizia :Platone rimase deluso dal loro dominio dispotico e violento.Delusione e sfiducia gli procurò anche la democrazia restaurata,che nel 399 mandò a morte Socrate (in parte si trattava proprio di una condanna politica: Socrate era infatti un aristocratico e pur avendolo accusato di empietà e di corrompere i giovani,il vero motivo della condanna era di origine politica : i suoi “seguaci” ,mentre attendeva in carcere il giorno dell’esecuzione,prepararono un piano per farlo evadere,ma lui si rifiutò di compiere tale azione perché era del parere che fosse un grande errore violare la legge : egli aveva infatti gran rispetto per la legge , che a suo avviso poteva essere criticata ma non infranta;quindi di fronte ad una legge ingiusta non bisogna reagire infrangendola,bensì battersi per farla modificare in meglio : e Socrate si accusa proprio di non essere riuscito a fare questo).Se non avesse vissuto tale esperienza probabilmente si sarebbe dedicato ad attività di tutt’altro genere;egli infatti era aristocratico sia per origini sia per orientamento politico ed è proprio alla vita politica che egli si sarebbe dato se non avesse vissuto la condanna politica del suo maestro.La politica,tuttavia,è una componente che sarà sempre in qualche modo presente nelle sue opere. Perché Platone amasse tanto l’oralità e il dialogo è facile intuirlo:il dialogo presenta parecchi vantaggi tra i quali la possibilità di interloquire e di modulare il discorso in base a chi ci si rivolge:un libro,invece,non consente un dibattito e può finire nelle mani di persone che potrebbero frainten ()
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Materia: Schede Libri
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IL NOME DELLA ROSA di Umberto Eco Nel novembre del 1327, il novizio benedettino Adso da Melk accompagna in un’abbazia del Nord Italia il suo maestro, frate francescano Guglielmo di Baskerville, incaricato di indagare sulla morte di un monaco benedettino e di fare da mediatore tra la delegazione papale e quella francescana che, in quei giorni, si sarebbero incontrate in quella stessa abbazia. Appena arrivati l’abate illustra loro il caso: Adelmo da Otranto era stato ritrovato morto in un precipizio oltre le mura dell’abbazia. Pregandoli di indagare sul delitto pone loro un solo limite, quello di non entrare mai in biblioteca, luogo a cui avevano accesso solo il bibliotecario Malachia e l’aiuto bibliotecario Berengario. Il giorno seguente si apre con la scoperta di un nuovo cadavere, quello di Venanzio. Parlando con i frati dell’abbazia Guglielmo apprende che Berengario aveva rivelato un segreto della biblioteca ad Adelmo per comprare il suo amore e che successivamente Adelmo era stato visto insieme a Venanazio. Guglielmo deduce quindi che Adelmo si era tolto la vita per il rimorso del peccato carnale commesso, mentre la morte di Venanzio avreva a che fare con uno strano libro che la biblioteca celava. Così durante la notte si avventura nello scriptorium per frugare sotto il banco di Adelmo dove trova una preziosa pergamena (avente a che fare con il “secretum finis Africae” ), e dove incrocia una misteriosa persona che lo aveva preceduto sottraendo un libro nascosto sotto il banco di Venanzio. Il terzo giorno di permanenza è caratterizzato dal ritrovamento del cadavere di Berengario nei balnea. Parlando con Severino l’erborista, Guglielmo scopre che la morte è stata provocata da un veleno che lo stesso erborista ricordava essergli stato sottratto parecchi anni addietro. Il giorno successivo giungono nell’abbazia le delegazioni dei minoriti e degli avignonesi, questi ultimi guidati da Bernardo Gui noto inquisitore dell’epoca. Nella notte Guglielmo e il suo allievo si recano nella biblioteca dove apprendono che ad ogni zona della biblioteca era stato assegnato un nome tra cui “Afrcae”, di conseguenza la pergamena recuperata due giorni prima avrebbe dovuto dare la chiave per entrare in una stanza segreta situata in quella zona della biblioteca. Nel frattempo Bernardo aveva fatto rinchiudere Salvatore il cuciniere, scoperto alle prese con riti magici. La mattina seguente infiamma il dibattito tra minoriti e avignonesi sulla povertà di Gesù e della chiesa stessa: in sostanza fallisce il raggiungimento di quell’accordo per cui Guglielmo era stato chiamato a fare da mediatore. Allo stesso tempo l’abbazia viene sconvolta da un nuovo delitto: Severino viene ritrovato assassinato nel suo laboratorio insieme al cellario Remigio che viene subito fatto processare da Bernardo. Remigio viene prima accusato di aver fatto parte della setta dei dolciniani (cosa realmente accaduta) mentre con la minaccia della tortura gli viene fatto confessare di essere stato l’autore di tutti gli omicidi perpetratisi nell’abbazia. Così Bernardo riparte per Avignone convinto di aver risolto il caso. Ma il giorno seguente anche Malachia cade morto davanti a tutti, anch’egli stroncato dallo stesso veleno letale. Intanto Guglielmo scopre il segreto per entrare nel “finis Africae” e così la notte si avventura con Adso nella biblioteca. Giunto in una stanza dove era posto uno specchio, preme le lettere di una scritta indicate dalla pergamena di Venanzio facendo aprire lo specchio ed avendo così accesso alla stanza segreta. Lì oltre a trovarvi il monaco cieco Jorge da Burgos che aveva intuito essere la causa di tutti i delitti, scopre anche il misterioso libro cosparso di un veleno letale che si trasmetteva al tatto. Nel frattempo si perpetrava l’ultimo delitto: Jorge aveva rinchiuso l’abate in una stanza dove questo sarebbe morto per asfissia. Guglielmo aveva ora chiara tutta la situazione: il secondo libro della poetica di Aristotele, poic ()
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Materia: Storia
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IL NUOVO STATUTO DEL 1972 Il nuovo Statuto di autonomia comprende 115 articoli raggruppati in XII titoli (costituzione della Regione e delle Province di Trento e Bolzano competenze della Regione e delle Province approvazione delle leggi enti locali patrimonio pubblico finanze ruoli del personale di uffici statali in provincia di Bolzano organi giurisdizionali; Corte costituzionale uso della lingua tedesca e del ladino ecc.). Con questo Statuto sono state ridefinite le competenze rispettivamente della Regione e delle Province di Trento e di Bolzano in maniera che alle due Province sono ora riconosciute facolt? molto pi? ampie rispetto al passato. Le norme autonomistiche valgono indistintamente per ambedue le Province; per l’Alto Adige sono inoltre stabilite delle norme speciali relative all’uso della madrelingua ai settori scuola e cultura al bilinguismo alla proporzionale etnica. L’attuale Statuto di autonomia concede alla Provincia di Bolzano (e a quella di Trento) ampia indipendenza dalla Regione e dallo Stato. Le materie pi? significative di competenza della Provincia di Bolzano sono: la toponomastica, la tutela e la conservazione del patrimonio storico artistico e popolare, gli usi e costumi locali l’urbanistica e i piani regolatori la tutela del paesaggio, gli usi civici, l’ordinamento delle minime propriet? colturali, l’artigianato, l’edilizia abituata agevolata, le fiere e i mercati, la prevenzione di calamit? pubbliche, le miniere, la caccia e la pesca, l’apicoltura e la protezione della fauna e della flora; i lavori pubblici i trasporti il turismo e l’industria alberghiera; l’agricoltura e foreste gli espropri il collocamento al lavoro, l’assistenza e beneficienza pubblica, le scuole materne, l’edilizia scolastica e l’assistenza scolastica l’addestramento professionale; le Province hanno competenze limitate riguardo all’istruzione elementare e secondaria al commercio all’apprendistato all’incremento della produzione industriale all’igiene e sanit? alle attivit? sportive e ricreative ecc. Alla Regione sono riservate delle competenze di modesta portata e precisamente in materia di ordinamento degli uffici regionali di delimitazione dei confini comunali di tenuta dei libri fondiari di uffici catastali di servizi antincendio di ordinamento degli enti sanitari e di Camere di Commercio. ()
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Materia: Schede Libri
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Relazione di “Se questo è un uomo” di Primo Levi Nuclei narrativi · La cattura e il viaggio · l’ingresso in campo · La tatuazione del numero · La vita in campo · I trasferimenti · La ferita al piede e il ricovero in Ka - Be · La selezione in Ka - Be · La vita di notte · L’incontro con Alberto · Il lavoro quotidiano · Un buon giorno · Il ricordo dell’Italia · Il cambio dei vestiti · La borsa, i baratti, i furti · Come raggiungere la salvezza · L’esame di chimica e il ricordo dell’università · La Divina Commedia · L’estate e i bombardamenti · la selezione · l’incontro con Kraus · Il laboratorio · L’impiccagione del ribelle · La malattia e il ricovero in Ka - Be · L’evacuazione del campo · La sopravvivenza · La liberazione Note La fabula coincide con l’intreccio, tranne quando Primo ricorda la vita prima della cattura e l’università. Lo spannung si verifica quando i russi arrivano nel campo e liberano i prigionieri. La storia si svolge dal 1943 al 1945. I personaggi principali sono Primo e Alberto. Fra di loro c’è un buon rapporto d’amicizia che rimane immutato per tutta la vicenda, ma, dopo l’evacuazione del campo, essi perdono i contatti. Primo è un Italiano proveniente da Torino. Egli è Ebreo, ha ventiquattro anni, ed è laureato in chimica. ? molto magro, dimostra più anni di quelli che ha, il suo volto è segnato dalle sofferenze e dalla fame ed è completamente calvo perché le SS rasavano i capelli ai prigionieri. Alberto ha circa ventidue anni. Anche egli, come Primo, è calvo e porta in volto i segni di un’interminabile sofferenza. Riassunto Primo Levi è stato catturato dai nazisti nel 1944 e successivamente è stato deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Dopo un lungo viaggio Primo arriva in campo, viene spogliato di tutti i suoi averi, i suoi capelli vengono rasati, per essere riconosciuto i nazisti tatuano sul suo braccio il numero 174 517. Da quel momento Primo ha perso ogni suo diritto e inizia a lavorare come se fosse uno schiavo. Mentre trasportava delle traversine si ferisce ad un piede e viene ricoverato in Ka - Be che è l’infermeria del campo. Lì conosce per la prima volta le selezioni. Quando viene dimesso viene assegnato ad un’ altra baracca nella quale incontra il suo migliore amico, Alberto, ma nn riesce a dividere con lui la stessa cuccetta. Durante la giornata lavorativa fa amicizia con Reisnyk, il suo nuovo compagno di cuccetta. Reisnyk è un uomo moto generoso con Primo, infatti egli lo aiuta spesso nel lavoro. Dopo un breve periodo primo viene scelto, insieme ad altri prigionieri, per andare a far parte del kommando chimico, ma prima deve sostenere un esame. A Primo viene affidato l’incarico di aiuto trasportatore: il suo compito è quello di aiutare Jean a trasportare la zuppa fino alla sua baracca. Durante il tragitto egli ricorda alcuni versi della Divina Commedia e ne spiega il significato a Jean. Nell’Ottobre del 1944, a causa dell’arrivo di altri prigionieri, iniziano le selezioni. Primo, fortunatamente riesce a salvarsi. Primo ha superato l’esame di chimica e viene scelto per andare a lavorare nel laboratorio dove lavorano anche alcune donne civili. Intanto i russi si stanno avvicinando e molti prigionieri sperano nell’ormai prossima liberazione. Una notte, un prigioniero accusato di sabotaggio in quanto aveva fatto saltare in aria un crematorio di Birkenau, vene impiccato. I russi stanno bombardando il campo. Primo è malato ed è ricoverato in Ka - Be insieme ad altri prigionieri. Il campo viene evacuato, Alberto fugge via, gli ufficiali e le guardie delle SS fuggono. Primo riesce a sopravvivere con i suoi compagni fino all’arrivo dei russi, i quali provvedono alla liberazione dei prigionieri rimasti. ()
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Materia: Matematica
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Algebra classica I notevoli progressi compiuti dai matematici alessandrini, come Erone di Alessandria e Diofanto, sono testimoniati dall’opera di Diofanto stesso, l’Aritmetica, che contiene la descrizione di alcuni procedimenti risolutivi validi per complesse equazioni indeterminate. Anche nel mondo islamico i matematici proseguirono lo studio delle equazioni; nel IX secolo il matematico arabo al-Khuwarizmi, che per primo introdusse il termine alãgabr, da cui derivò algebra, scrisse uno dei primi libri di algebra araba, che conteneva un’esposizione sistematica della teoria fondamentale delle equazioni, completa di esempi e dimostrazioni. Sul finire del IX secolo il matematico egiziano Abu Kamil enunciò alcune delle leggi fondamentali dell’algebra, dimostrò numerose identità e risolse problemi complicati, come la determinazione dei valori incogniti x, y e z, che soddisfano gruppi di relazioni del tipo: x + y + z = 10 x^2 + y^2 = z^2 x*z = y^2. Nell’antichità le espressioni algebriche venivano scritte mediante occasionali abbreviazioni, scelte in modo non sistematico; tuttavia, in epoca medievale, i matematici islamici riuscirono a definire le potenze dell’incognita x e a ricavare l’algebra fondamentale dei polinomi senza l’aiuto del simbolismo moderno. Ciò presupponeva la capacità di moltiplicare, dividere, estrarre le radici dei polinomi, come pure la conoscenza del teorema del binomio. Il matematico, astronomo e poeta persiano Omar Khayyam mostrò come esprimere le radici delle equazioni di terzo grado per mezzo di segmenti di retta ottenuti dall’intersezione di coniche, ma non fu in grado di trovare una formula algebrica per la determinazione di queste radici. All’inizio del XIII secolo, il matematico italiano Leonardo Fibonacci ottenne una soluzione approssimata dell’equazione cubica x^3 + 2*x^2 + c*x = d, probabilmente sfruttando un metodo di approssimazioni successive di origine islamica. Sul principio del XVI secolo, i matematici italiani Scipione dal Ferro, Niccolò Tartaglia e Gerolamo Cardano risolsero la generica equazione di terzo grado in funzione delle costanti dell’equazione stessa. Spettò poi all’allievo di Cardano, Ludovico Ferrari, il merito di aver determinato una soluzione esatta valida per le equazioni di quarto grado e, nei secoli che seguirono, l’obiettivo dei più grandi matematici fu rivolto alla ricerca di una formula generale che fornisse le radici delle equazioni di grado uguale e superiore al quinto. All’inizio del XIX secolo, il matematico italiano Paolo Ruffini, il norvegese Niels Abel e il francese Evariste Galois dimostrarono, a livello teorico, l’inesistenza di tale formula. Un importante sviluppo dell’algebra del XVI secolo fu l’introduzione dei simboli per indicare le incognite, le potenze algebriche e le operazioni; infatti il libro III della Géometrie (1637) del filosofo e matematico francese René Descartes, noto comunemente come Cartesio, assomiglia a un moderno testo di algebra molto più delle opere precedenti. Il contributo più significativo che vi è riportato è l’introduzione della geometria analitica, per mezzo della quale è possibile la risoluzione di problemi geometrici in termini algebrici e, contemporaneamente, la rappresentazione geometrica di problemi di carattere algebrico. Il testo di geometria conteneva comunque anche gli elementi essenziali di un corso sulla teoria delle equazioni, inclusa la cosiddetta regola dei segni, che permette di determinare il numero delle radici positive e negative di un’equazione assegnata. Lo studio della teoria delle equazioni progredì nel corso del XVIII secolo e nel 1799 il matematico tedesco Carl Friedrich Gauss pubblicò la dimostrazione dell’enunciato secondo cui ogni equazione polinomiale ammette almeno una soluzione tra i numeri complessi, un risultato estremamente importante, oggi noto come teorema fondamentale dell’algebra. ()
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Materia: Schede Libri
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Dracula di Bram Stoker IL LIBRO Jonathan Harker ? un giovane notaio inglese, che si reca in Transilvania, fra i Carpazi, per concludere un affare con un certo conte Dracula. Infatti, il conte si ? rivolto alla sua agenzia per l’acquisto di una casa nei pressi di Londra. Giunto al castello del nobile, Jonathan viene ben accolto, ma sono molte le stranezze che lo preoccupano, soprattutto il fatto che nel suo maniero non ci siano domestici, e che una vecchietta gli abbia consigliato di girare con un crocifisso. I timori del giovane aumentano quando si rende conto di essere prigioniero all’interno della rocca e ben presto comprende di essere finito nella tana di un vampiro. Viene cos? costretto a rimanere nel castello fino a quando non si rende conto di poter riuscire a fuggire unicamente sorpassando il muro di cinta calandosi dalla finestra. Ritrovatosi ricoverato in un ospedale di Budapest, penser? di essere stato colto da un attacco di follia, ma il suo diario testimonier? gli avvenimenti all’interno del castello, e il conte sar? gi? sbarcato a Londra, dove sta scegliendo le sue prime vittime. I giornali riportano notizie di fatti strani, di bambini assaliti e Lucy Westenne, migliore amica della promessa sposa di Jonathan, Mina, muore, dopo una lunga agonia, assistita dal fidanzato Arthur Holmwood, dall’amico Quincey Morris e dal dottor Seward. Proprio quest’ultimo si rivolge chiedendo aiuto al suo maestro, il dottor Van Helsing, il quale comprende che la causa della malattia ? attribuibile all’influsso di qualche orribile creatura, e decide di ricorrere ai metodi tradizionali, come aglio, crocifissi e ostie consacrate. I rimedi si rivelano efficaci e Arthur, il dottor Van Helsing, Il dottor Seward e Morris si adoperano per scacciare il vampiro da Londra e riescono a ridare la pace a Lucy, divenuta anche lei un vampiro, uccidendola nella sua tomba. Nel frattempo Mina Harker, preoccupata per la salute del marito, frequentemente in preda a crisi depressive, si rivolge al dottor Van Helsing, conosciuto tramite il caso dell’ amica. Il Dottore comprende che per sconfiggere il conte l’aiuto di Jonathan sar? indispensabile e cos?, dopo averlo convinto della reale esistenza del vampiro lo coinvolge nel suo piano. Dracula sentendosi minacciato fugge da Londra, e il gruppo si dirige sui Carpazi alla sua ricerca, fino a riuscire a sconfiggerlo definitivamente, uccidendolo con il rito del paletto di frassino piantato nel cuore e poi decapitandolo. Il bene trionfa ancora una volta, bench? nell’impresa perda la vita Morris. OSSERVAZIONI STRUTTURALI Il libro ? scritto interamente sotto forma di diario da parte dei vari protagonisti, quindi focalizzazione e punto di vista sono interni. Si pu? suddividere in tre macrosequenze: nella prima viene narrata la storia di Jonathan Harker nel castello del conte, nella seconda la permanenza di Dracula in Inghilterra, nella terza l’inseguimento da parte dei protagonisti di Dracula in Transilvania. Fabula e intreccio coincidono, ma solo in parte. Infatti Stoker utilizza un flashback per introdurre la storia: il 30 giugno Jonathan scappa dal castello, nella pagina seguente inizia il diario di Mina ed ? il 9 maggio. Il tempo del racconto poi ? minore di quello della storia (ad esempio il diario di Jonathan si interrompe per quasi un mese). Il sistema dei personaggi ? relativamente complesso. Compaiono infatti nel libro molti protagonisti, ma il loro ? un ruolo definito fin dal principio e in complesso ci appaiono personaggi statici. Interessante invece ? la modalit? di presentazione, che ci propone i personaggi descritti da altri personaggi, attraverso i loro diari e le loro lettere. Facendo una distinzione a proposito del loro ruolo, si potrebbe definire il dottor Van Helsing l’eroe della vicenda, mentre Dracula ? l’unico antagonista e tutti gli altri protagonisti sono aiutanti dell’ eroe. Lo stesso conte ? un personaggio sfuggente, quasi inattivo, come un’ entit? maligna ()
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