Archivio per la categoria 'Schede Libri'

Un anno sull’altipiano

Materia: Schede Libri
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Un anno sull’altipiano Autore Emilio Lussu, nato nel 1890 ad Armungia in provincia di Cagliari, partecip? giovanissimo alla Grande Guerra. Era ufficiale di fanteria della Brigata Sassari. Credendo in quel che faceva, lo comp? bene e fu pi? volte decorato al valor militare. La guerra fin? nel 1918: Lussu ne aveva tratto anche insegnamenti politici, e l’anno successivo fondava il Partito sardo d’Azione, a carattere democratico, autonomista. Fu deputato nelle due legislature del 1921 e 1924, partecipando alla secessione dell’Aventino. Il suo antifascismo intransigente lo espose a feroci aggressioni. In una di esse, avvenuta nel 1926, trov? la morte uno squadrista che aveva preso parte all’assalto della sua casa cagliaritana. Fu confinato poco dopo a Lipari. Evase dall’isola nel 1929, insieme a Fausto Nitti e Carlo Rosselli. Con essi, a Parigi, fu tra i fondatori del movimento “Giustizia e Libert?”. Tornato in Italia dopo l’8 settembre 1943, divenne uno dei grandi animatori della Resistenza (militando nel Partito d’Azione). Con la corrente di sinistra di questo partito, della quale era stato il leader, pass? nel 1949 nelle file del PSI. ? stato ministro nel governo Parri e nel primo gabinetto De Gasperi; senatore in pi? legislature. ? morto nel 1975. Riassunto Il libro, come detto nell’introduzione, ? un’insieme di fatti, quindi non c’? una vera e propria trama. Il libro incomincia raccontando, in medias res, la guerra di trincea in pianura. Dopo poco tempo la brigata riceve l’ordine di trasferirsi sulle montagne, nella zona di Asiago. Tutti pensavano di non dover pi? fare la guerra di trincea: nei primi tempi ? cos? ma poi torna ad essere la solita guerra. Nel libro ? molto ben descritto lo stato dei soldati, la paura anche nei momenti di “calma”, della speranza che se devono essere uccisi preferiscono esserlo mentre sono in trincea, all’improvviso. E’ racchiusa l’angoscia delle ore prima di un assalto, che si intuiva pur senza esserne informati, perch? arrivavano i tubi di esplosivo e molto liquore. La situazione peggiore raccontata ? quando nonostante non essendo riusciti a creare una breccia nel filo spinato o tra i cavalli di frisia si attaccasse ugualmente ben sapendo di andare incontro alla morte. Viene espressa anche una contraddizione: per fare gli assalti soldati richiedono l’artiglieria, ma come si legge l’artiglieria colpiva principalmente i propri soldati, in tutti e due i fronti. Vengono raccontati anche degli stratagemmi per non fare la guerra in prima linea, per esempio un soldato che ha fatto finta di sapere il tedesco oppure un altro soldato che ha tentato di scappare. Personaggi Il protagonista, che ? anche l’autore - narratore, ? un graduato minore,che per le sue azioni o soprattutto perch? gli altri ufficiali vengono uccisi viene promosso di grado; di lui non se parla, il carattere si pu? intuire dal libro, ma l’aspetto fisico non viene descritto. Un personaggio da ricordare ? “Zio Francesco” che partecipa a tutte le azioni dei volontari per avere una maggiore da poter mandare ala sua famiglia. Nel libro si succedono molti comandanti, colonnelli e soldati. Tutti i personaggi presenti hanno in comune la paura della guerra e la speranza che essa finisca. Spazio I luogo in cui si svolge il racconto ? principalmente la trincea, ma alcune scene sono svolte nei paesi, sulle montagne, nei boschi e in altri posti. Tutti i posti in cui si sviluppa la narrazione sono luoghi reali. Tempo Il periodo storico in cui si svolge la storia ? la prima guerra mondiale, per? viene raccontato un solo anno dei quattro. Il tempo della narrazione ? generalmente uguale al tempo della lettura. Stile Il linguaggio ? colloquiale, ma della prima met? del ventesimo secolo; non vengono utilizzate lingue straniere e sono espressi dei pensieri del protagonista. ()
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Giovanni Verga Mastro Don Gesualdo

Materia: Schede Libri
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Relazione sintetica de “Mastro Don Gesualdo” di Verga Notizie sull’autore Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 e si trasferisce nel 1865 a Firenze, l’allora capitale d’Italia, dove, dopo aver composto il suo primo romanzo, I carbonari della montagna, conosce Capuana e i maggiori intellettuali dell’epoca avvertendo l’influenza dei francesi Balzac, Flaubert e Zola. Alcuni anni dopo, nel 1872, Verga si trasferisce a Milano, dove resta fino al suo definitivo ritorno a Catania, nel 1893. Qui trascorre in solitudine gli ultimi anni della sua vita, morendo il 22 gennaio 1922. La vita letteraria del Verga si divide in due differenti parti: la prima tra il ‘66 e il ‘74 durante la quale scrive romanzi d’intonazione tardo-romantica come Storia di una Capinera, Tigre Reale o Eros; sono racconti di amori travolgenti con gran sensualità e passionalità, conditi da sottigliezze psicologiche. Con la novella Nedda del 1874 inizia la fase d’indirizzo verista e qui troviamo gli scritti più famosi del Verga: Vita dei Campi (1880), Novelle Rusticane (1883) e il ciclo dei Vinti di cui fanno parte I Malavoglia (1881) e Mastro Don Gesualdo (1889). I Vinti è un ciclo di racconti incompleto, il progetto originario prevede un ciclo di cinque romanzi che raffigurino cinque esponenti di classi sociali via via più agiate. Verga muore lasciando l’inizio de La Duchessa dei Leyra, e de L’onorevole Scipioni e de L’Uomo di lusso non ha lasciato che i titoli. Personaggi Nel racconto i personaggi sono davvero numerosissimi, alcuni dei quali presentati dettagliatamente, altri guardati solamente di sfuggita. · La Famiglia Motta: questa famiglia, quella del protagonista, è composta da fornaciai e da muratori, ovverosia: Mastro Don Gesualdo, un muratore che si è arricchito con il suo lavoro; Mastro Nunzio, suo padre, il quale possiede le miniere di gesso; Santo Motta, il fratello minore di Gesualdo; Speranza, la sorella con il marito Burgio e i loro figli; Isabella Motta Trao, figlia di Gesualdo e Bianca Trao nata però dall’amore di Bianca con Ninì Rubiera; vi sono poi vari dipendenti dei Motta, tra i quali: Diodata, fedele serva alla Canziria, essa deve sposarsi con Nanni L’Orbo, ma ha avuto due figli da Gesualdo; Carmine, Brasi, mastro Nardo, Agostino, Neli, Cola Ventura, Mariano, manovali al servizio di don Gesualdo. Purtroppo per lui don Gesualdo non è molto amato tra la nobiltà, infatti si è arricchito con le sue mani con il lavoro ed il sudore della sua fronte e anche quando inizia a frequentare i luoghi dei nobili resta comunque un borghese, guardato sempre di traverso perché ha le mani callose dal lavoro. Ma Gesualdo fa comunque parte dei vinti, della borghesia senza riscatto; infatti anche quando muore viene sbeffeggiato dalla servitù, morirà infatti nella dimora del genero che ha scialacquato i suoi soldi, il vecchio leone morirà in una casa di un altro senza nessun affetto, come era successo al padre Nunzio e alla moglie Bianca che non erano stati da nessuno tranne che appunto da Gesualdo ed il suo amore contadino. Ma il mastro è un uomo solo, con Bianca era riuscito ad avere un approccio, seppur protetto dal pudore contadino, mentre con Isabella è tutta un’altra cosa, lei si vergogna del padre e lui dal canto suo è costretto a sacrificarla alla nobiltà. · La Famiglia Trao: sono nobili decaduti che vivono nella squallida miseria del loro grandissimo palazzo ormai in rovina e in procinto di cadere a pezzi. Questa un tempo nobile famiglia è composta da tre fratelli: don Ferdinando, il più anziano dei tre, rimbambito e non molto furbo; don Diego, il secondogenito, molto più furbo del fratello maggiore, è lui che cerca di far qualcosa dopo lo scandalo tra la sorella Bianca e Nini Rubiera, suo cugino; ultima sorella è appunto Bianca, la quale sposerà Gesualdo. I Trao sono una famiglia di cocciuti, rappresentano l’aristocrazia in decadenza, ormai povera, e il loro palazzo ne è lo specchio, ma non accettano lo stesso di lavorare come la gent ()
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La cultura in et medievale

Materia: Storia
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La cultura in età medievale A partire dall’XI secolo, in seguito alla ripresa economica e alla stabilità politica dell’Impero, tutta la vita culturale assunse un ritmo più vivace. Nel Medioevo l’organizzazione degli studi era strettamente legata alla Chiesa che per la sua attività di diffusione della dottrina cristiana e di apostolato, aveva bisogno di basi culturali. Pertanto, per la formazione del clero, furono istituite scuole presso i maggiori monasteri o presso le sedi vescovili(le scuole abbaziali ed episcopali).Tra gli ordini monastici più importanti vi fu quello benedettino, fondato nel V secolo da San Benedetto da Norcia, che fu un centro artigianale agricolo e nello stesso tempo scuola per istruire i monaci. Esistevano anche scuole parrocchiali, per livelli più bassi d’istruzione: piccole scuole che non svolgevano programmi sistematici ma che comunque lottarono contro l’analfabetismo, presente in larga percentuale anche nelle classi più ricche. Alla base del sapere vi era la Bibbia e la teologia era considerata la scienza più importante alla quale erano subordinate tutte le altre discipline. Ma l’insegnamento presuppone lettura, circolazione di cultura, quindi libri. Nei monasteri vi erano perciò veri e propri laboratori di produzione di libri, gli scriptoria. All’interno di essi vi erano monaci che si dedicavano alla produzione dei testi copiandoli a mano, e che per questo venivano detti amanuensi. Con tale sistema però potevano essere prodotte pochissime copie, perciò il libro anche a causa dell’alto costo del materiale (la pergamena), era un oggetto raro e prezioso, dalla circolazione limitata e difficile. Il suo valore era spesso arricchito da immagini colorate, le miniature, opere di altri monaci che erano squisiti artisti. Accanto ai laboratori di produzione dei libri si collocava poi la biblioteca, il luogo dove si studiava e si formava il sapere. I monaci coltivavano le più varie discipline, dalla letteratura alla filosofia alla storia, dalla matematica all’astronomia alle scienze naturali, ecc. Pertanto, presso i maggiori monasteri, vennero a formarsi col tempo importanti biblioteche, ricche di libri di varia natura e provenienza. I legami che esistevano tra i vari monasteri contribuivano anche alla circolazione dei libri, cioè delle idee e della cultura. A poco a poco questi centri di istruzione acquisirono maggiore autonomia e si organizzarono come comunità di professori e studenti (università) aventi norme proprie e particolari privilegi. Nell’XI secolo venne istituita l’università di Bologna, la più antica di Europa, rinomata per lo studio del diritto canonico e del diritto romano, e due secoli dopo l’università di Parigi rinomata per la teologia. La Scolastica si impose nella ricerca filosofica. Nel campo letterario nacque una nuova letteratura in lingua latina e in volgare cioè la lingua parlata dal popolo (volgo). La letteratura in volgare si sviluppò dapprima in Francia, dove si diffusero le “canzoni di gesta”, poesie che celebravano le imprese del leggendario Carlo Magno e dei suoi paladini in difesa della cristianità minacciata dagli Arabi. I signori nei castelli apprezzavano specialmente i cosiddetti romanzi in versi, e più tardi in prosa, che erano narrazioni di vicende leggendarie, come quelle di re Artù, di Lancillotto e dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Godevano di molto fervore anche le storie degli eroi dell’antichità, raccontate però secondo la mentalità del Medioevo: così Giulio Cesare e Alessandro Magno vestivano e parlavano come signori feudali. Questi testi si diffusero in seguito anche in Italia, Germania e in Spagna, dove furono imitati stimolando il sorgere della letteratura volgare anche in questi paesi. A partire dal XII secolo nella Francia meridionale (Provenza) si affermò la poesia d’amore, cantata nelle corti dai trovatori con l’accompagnamento di musica. Essa sarà imitata in Italia dai poeti della cosidetta Scuola siciliana, sorta a Pale ()
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Diario di Anna Frank

Materia: Schede Libri
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IL DIARIO DI ANNA FRANK Annalies Marie Frank (chiamata in famiglia e tra gli amici con il solo nome di Anna) nacque il 12 giugno 1929 a Frankfurt am Main (Germania) da un’agiata famiglia di ebrei tedeschi. A Frankfurt il padre esercitava la professione di banchiere. Dopo le leggi razziali emanate da Hitler nel 1933, la famiglia Frank fu costretta ad emigrare in Olanda e a stabilirsi ad Amsterdam, dove Otto Frank fondò una piccola ditta commerciale. Nel maggio 1940 i tedeschi invasero l’Olanda mettendo in atto le discriminazioni razziali: Anna e la sorella Margot dovettero abbandonare gli studi e furono trasferite al Liceo ebraico. In previsione di un peggioramento della situazione per gli ebrei nell’Olanda occupata, Otto Frank prese in seria considerazione l’opportunità di cercare un nascondiglio per sé e per tutta la sua famiglia. Così dopo qualche mese la famiglia Frank insieme con alcuni amici si chiuse in un alloggio segreto dove Otto aveva il suo ufficio. In seguito ad una segnalazione spionistica, il 4 agosto 1944 un tedesco e 4 olandesi della polizia nazista fecero irruzione nell’alloggio segreto: tutti i rifugiati clandestini furono arrestati, mentre l’alloggio fu perquisito e saccheggiato dalla Gestapo. Qualche giorno dopo il gruppo dei rifugiati fu avviato a Westerbork, il più gran campo di concentramento tedesco in Olanda. Agli inizi dio settembre i Frana furono condotti ad Auscwitz, dove il padre fu separato dalle figlie e dalla madre che di lì a poco morì di consunzione. Alla fine di ottobre Anna e Margot furono aggregate ad un convoglio di un migliaio di giovani donne inviate a Bergen Belsen. Nel febbraio 1945 Anna e Margot furono colpite da tifo e a marzo Anna morì e di lì a poco la sorella. Tutt’e due furono sepolte in una fossa comune. Circa tre settimane dopo le truppe inglesi liberarono Bergen Belsen. Il diario di Anna Frank, trovato nell’alloggio segreto e consegnato dopo la guerra al padre, unico superstite della famiglia, fu pubblicato ad Amsterdam nel 1947 con il titolo originale di “Il retrocasa”. Il diario di Anna Frank ha inizio nel giugno 1942. Fino a quel momento la sua vita presenta ancora qualche rassomiglianza con la vita di una qualunque ragazzina della sua età. Ma siamo ad Amsterdam, l’Olanda è in mano ai tedeschi e le SS vanno per le case cercando gli ebrei. A 13 anni compiuti Anna conosce e parla con estrema naturalezza il linguaggio dei perseguitati, infatti scrive: “Gli ebrei debbono portare la stella giudaica. Gli ebrei debbono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, gli ebrei non possono più andare in auto. Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque e soltanto dove sta scritto . Gli ebrei dopo le otto di sera non possono essere per strada, né trattenersi nel loro giardino o in quello di conoscenti. Gli ebrei non possono andare a teatro, al cinema o in altri luoghi di divertimento. Gli ebrei non possono nemmeno andare a casa di cristiani. Gli ebrei debbono studiare soltanto nelle scuole ebraiche. Gli ebrei catturati sono condotti a sporchi macelli come branchi di bestie ammalate e abbandonate. Dall’invasione tedesca i bei tempi sono finiti ma per la famiglia finora è andata discretamente bene”. La guerra, le privazioni alimentari, i tedeschi e il pericolo, tutto questo Anna nel giugno 1942 può ancora dimenticarselo ogni tanto, e vivere abbastanza gioiosamente mangiando gelati, volteggiando in bicicletta, studiando la mitologia greca, fino al giorno in cui tutta la famiglia Frank si trasferisce nell’alloggio segreto per sfuggire ai tedeschi e tentare di salvarsi. L’«alloggio segreto» con le sue scale e scalette e le stanze buie dai fitti tappeti e i massicci mobili d’ufficio mischiati nelle masserizie, appare come una grande trappola: per due anni la famiglia Frank, la famiglia Van Dlan e la famiglia Dussel e il dentista vi hanno abitato senza uscirne mai, senza mai affacciarsi alle finestre, visitati solo da amici fedeli: ()
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Panezio di Rodi

Materia: Filosofia
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Panezio di Rodi Dopo Crisippo e fino a tutta la prima metà del II secolo a.C. lo Stoicismo conosce una fase alquanto statica , caratterizzata dalla tendenza a conservare in tutta la sua purezza il patrimonio dottrinale elaborato da Zenone e dai suoi primi continuatori . Questo , oltre a contrastare col carattere non dogmatico della scuola , ne isterilì il vigore speculativo , almeno fino a quando , nel 129 a.C. , la sua direzione fu assunta da Panezio di Rodi , che diede un rinnovato slancio al pensiero della Stoà : questa fase dello Stoicismo é stata più volte definita dagli studiosi come ” Media Stoà ” . Panezio nacque intorno al 185 a.C. da nobile famiglia e dapprima andò a Pergamo , per frequentare i corsi del filologo Cratete di Mallo , e poi si stanziò ad Atene , dove si avvicinò allo Stoicismo ascoltando le lezioni di Diogene di Seleucia e di Antipatro , avvicendatisi alla guida della Stoà . Dopo il 150 a.C. Panezio si recò più volte a Roma , dove entrò in contatto , probabilmente per intervento di Polibio , col circolo culturale di Scipione Emiliano . Al seguito di questo influente personaggio , Panezio vagabondò in Oriente fra il 140 e il 139 , e questo contribuì probabilmente ad ampliare non di poco il suo orizzonte culturale . Divenuto scolarca nel 129 , mantenne questo prestigioso incarico fino alla morte ( 109 a.C. circa ) , avvenuta dopo circa un ventennio , nel corso del quale soggiornò parecchie volte a Roma . La produzione di opere di Panezio non fu certo vasta come quella di molti altri filosofi ellenistici ; tuttavia egli compose un’opera di fondamentale importanza , intitolata Sul dovere , un trattato che sarà ripreso da Cicerone nei primi due libri del De officiis ; tuttavia accanto al trattato Sui doveri vanno senz’altro menzionati anche quello Sulla provvidenza , Sulla necessità di sopportare il dolore , Sulla gioia dell’animo e la Lettera a Q. Tuberone su un carme di Appio Claudio Cieco . Tuttavia di questi scritti ci sono pervenuti solo pochi frammenti , un centinaio circa . Panezio apportò modifiche di sensazionale importanza al sistema dottrinale dello Stoicismo antico , mitigandone le asprezze e inaugurando una tendenza moderatamente eclettica che sarà proseguita dal suo allievo Posidonio e da Cicerone stesso . Gli apporti del filosofo di Rodi investono sia la fisica sia l’etica , e obbediscono alla medesima esigenza di ridimensionare il determinismo del sistema originario ; per quel che concerne alla fisica , Panezio egli negò o comunque avanzò seri dubbi sulla teoria dell’ ekpurosis , la conflagrazione , che finiva con l’assegnare alla divinità la semplice funzione di reggitrice e non di artefice dell’universo : la divinità governa in modo razionale l’andamento del mondo , ma chi l’ha creato ? Nella stessa ottica antideterministica va anche collocata la serrata polemica di Panezio rivolta all’arte divinatoria e all’astrologia , il cui scopo é quello di prevedere un futuro già rigidamente stabilito ; con parecchi secoli di anticipo rispetto all’umanista italiano Pico della Mirandola , Panezio sembra aver ravvisato nell’astrologia un qualcosa che limita il libero arbitrio umano : se tutto é già decretato necessariamente , l’uomo non ha libertà e , di conseguenza , l’etica ( fulcro dell’insegnamento stoico ) cade nel vuoto : a che serve insegnare ad uno come comportarsi se tutto é ()
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Aristotele: il sillogismo

Materia: Filosofia
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Il sillogismo Accanto ai libri di logica , Aristotele ha scritto la “Retorica” : fa notare che noi siamo abituati a pensare che la forma classica del discorso ? quella in cui si predicano il soggetto ed il predicato : esempio ” Socrate corre ” ; ” Socrate ? ad Atene” …Le proposizioni costituite da predicato e soggetto sono chiamate APOFANTICHE (o dichiarative : dicono qualcosa di qualcosa) : queste proposizioni sono le uniche che possono essere o vere o false : se dico “il libro ? sul tavolo ” pu? essere vero (se effettivamente il libro ? sul tavolo) , ma anche falso (se non ? sul tavolo) . Le preghiere , le esclamazioni , le domande , i comandi non dichiarativi : non sono n? veri n? falsi ; se dico “oim? ” non ? n? vero n? falso . La retorica pu? rivolgersi sia al passato (valuto , per esempio , le imprese di un uomo) sia al presente (lodo le caratteristiche di una persona , per esempio) sia al futuro (impartisco comandi) : sono i discorsi suasori , dove l’importante ? la tecnica del persuadere ; Aristotele per? non si rivela molto interessato ai discorsi suasori , che non sono n? veri n? falsi . Dire ” Socrate ? un uomo” non ? un ragionamento , ma una proposizione (apofantica) che pu? essere o vera o falsa . Un ragionamento invece ? una catena di proposizioni e Aristotele lo chiama ” SILLOGISMO ” (sun + lego = ragionamento concatenato) ; un sillogismo ? costruito da due premesse e una conclusione . Le proposizioni sono anche scomponibili ; le parti che costituiscono una proposizione sono il soggetto ed il predicato , e dato che sono gli estremi della proposizione vengono chiamati “termini della proposizione” . Le proposizioni possono essere divise sotto tre aspetti : 1) QUANTITATIVO 2)QUALITATIVO 3) MODALE . 1) Sul piano quantitativo , le proposizioni possono essere universali o particolari .Se dico “tutti gli uomini sono mortali” ? universale ; se invece dico “alcuni esseri viventi sono animali” ? particolare. Nel primo caso dico che tutti , senza eccezioni , gli uomini sono mortali . Nel secondo caso dico alcuni . Aristotele nell’ambito delle quntitative riconosce anche le “individuali” , per esempio “Socrate ? uomo ” il soggetto non ha valenza n? universale n? particolare , bens? individuale o particolarissimo . Un termine individuale in una proposizione non pu? mai fungere da predicato , ma solo da soggetto . Invece , i termini che rientrano a costituire le proposizioni della scienza possono fungere sia da predicato sia da soggetto : sono quindi termini universali (ad esempio “uomo”) . 2)Sul piano qualitativo , possono essere affermative o negative : sia le universali sia le particolari possono essere sia negative sia affermative ;universale affermativa “tutti gli uomini sono mortali” ; particolare affermativa “alcuni esseri viventi sono mortali” ; universale negativa : “Nessun uomo ? bianco” ; particolare negativa “qualche uomo non ? bianco ” . 3) Sul piano modale , le proposizioni possono essere a) possibili b) contingenti c) impossibili d) necessarie : a)non ? in un modo , ma potrebbe esserlo (non piove ma potrebbe cominciare) b) ? l’opposto del possibile : ? in un modo , ma potrebbe non esserlo (piove , ma potrebbe non piovere) c) ci? che non ? che non pu? essere d) ci? che ? e che non potrebbe non essere . Le modali stanno tra loro a 2 a 2 : l’impossibilit? ? una forma di necessit? : dire che una cosa ? impossibile significa dire che ? necessario che non sia .Nel “Parmenide” di Platone questo concetto emergeva molto bene : la necessit? ? ci? che ? e che non pu? non essere . La logica ci consente di studiare la struttura del pensiero e di cogliere gli aspetti formali , evitando cos? di incappare in errori formali : essa ci perme ()
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Il visconte dimezzato

Materia: Schede Libri
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“Il visconte dimezzato†di I.Calvino -Biografia di Italo Calvino: Calvino, Italo (Santiago de Las Vegas, Cuba 1923 - Siena 1985), scrittore italiano. Percorse le esperienze intellettuali del secondo Novecento con lucida libertà intellettuale e con una disponibilità sperimentale che gli veniva dal quotidiano rapporto con la scrittura. Partecipò alla lotta partigiana e le dedicò nel 1947 il suo romanzo d’esordio, che piacque a Cesare Pavese, Il sentiero dei nidi di ragno, in cui la Resistenza è vista attraverso gli occhi di un bambino. Lavorò a Torino dal 1950 per la casa editrice Einaudi. Negli anni Cinquanta dispiegò una vasta produzione narrativa con la trilogia dei Nostri antenati, parabole filosofico-morali di taglio illuministico (Il visconte dimezzato, 1952; Il barone rampante, 1957; Il cavaliere inesistente, 1959), e con la raccolta dei Racconti (1958). Nel 1956 era uscita la raccolta delle Fiabe italiane, riscrittura del patrimonio favolistico italiano. Partecipò intensamente al dibattito politico-culturale (fu iscritto al Partito comunista fino al 1956, anno dei fatti d’Ungheria) e diresse con Elio Vittorini “Il Menabò” (1959-1967). Nel 1963, l’anno della neoavanguardia, pubblicò La giornata di uno scrutatore, importante testo di impianto tradizionale, e La speculazione edilizia. Del 1963 è anche Marcovaldo, uno straordinario libro per ragazzi. Nel 1964 Calvino si trasferì a Parigi, dove stabilì rapporti col gruppo dell’OuLipo (Ouvroir de Littérature Potentielle, “Laboratorio di letteratura potenziale”), che aveva tra i membri più importanti Raymond Queneau. Pubblicò nel 1965 Le cosmicomiche e nel 1967 Ti con zero, in cui emergono nuove curiosità culturali tra la fantascienza (sono situazioni “comiche” a confronto con le ipotesi scientifiche sull’origine del nostro universo) e l’indagine sulle possibilità combinatorie della narrativa: Calvino costruisce abili e intellettualistici meccanismi narrativi capaci di esemplificare il carattere combinatorio della scrittura, che peraltro appare un modo per comprendere una realtà (quella dell’origine dell’evoluzione e del destino dell’universo) difficilmente immaginabile e afferrabile con gli strumenti linguistici tradizionali. In Ti con zero il gioco combinatorio si applica a una realtà terrena, quella della nostra civiltà, in cui alla comunicazione tra gli esseri viventi si è sostituita una combinazione di segnali vuoti e insensati. In tutte queste diverse esperienze narrative e in quelle seguenti, Calvino esibisce una delle scritture più limpide e controllate, ma insieme semplici e fluenti, della prosa del Novecento. Sul versante della ricerca di una realtà potenziale o ipotetica si collocano Le città invisibili (1972), mentre il gioco combinatorio si radicalizza nel romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979), in cui il lettore ha un ruolo centrale nella costruzione narrativa, frutto di scelte combinatorie esterne all’autore. Si tratta di un “romanzo semiotico” o di un “romanzo della teoria del romanzo” (nella definizione di Cesare Segre), che sembra fare il verso alla narrativa neoavanguardistica degli anni Sessanta. In Palomar (1983), una serie di episodi marginali di vita comune raccontati dal personaggio, autobiografico, di un filosofo saggio e malinconico, l’autore sembra indicare, nell’assenza di ordine del mondo contemporaneo, che le possibilità conoscitive sono riservate a chi si apparta, si fa marginale ed esercita così una disillusa forma di razionalità. Calvino raccolse poi in volume i suoi interventi nel dibattito contemporaneo: Una pietra sopra (1980) e Collezione di sabbia (1984). Sono uscite postume le raccolte di racconti Sotto il sole giaguaro (1986), La strada di San Giovanni (1990) e Prima che tu dica pronto (1993). Postume sono anche le Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio (1988), incompiute, che Calvino avrebbe dovuto presentare in un ciclo di conferenze alla Harvard University. -Il Titolo: L’ope ()
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Niccol Machiavelli La Mandragola

Materia: Schede Libri
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“La Mandragola” di Niccolò Machiavelli La Mandragola è un’opera teatrale di Machiavelli, scritta intorno al 1518; il titolo dell’opera deriva da una pianta, la mandragola appunto. L’opera inizia con una canzone, cui segue un prologo; la funzione del prologo in quest’opera è diversa da quella che ha in Plauto o Terenzio, fonti che l’autore ha utilizzato per la stesura dell’opera. Infatti, Plauto utilizzava il prologo con l’intento di spiegare al pubblico la trama delle sue commedie, che di norma erano molto complesse; Terenzio invece, data la maggiore semplicità delle trame delle sue opere, usava il prologo per difendersi dalle accuse che gli venivano mosse riguardo alla composizione delle sue opere; Machiavelli nella Mandragola usa invece il prologo con lo scopo di presentare al pubblico l’opera e i personaggi. Nicia, un dottore di legge, allo scopo di avere dei figli decide di ricorrere alla mandragola, una pianta che pareva potesse guarire le donne dalla sterilità. In realtà tutto questo non è che un inganno tesogli da Callimaco, innamorato della bellissima moglie di Nicia, Lucrezia, e da Ligurio, un amico di Nicia che non esita a tradirlo per il compenso promessogli da Callimaco. Facendo finta che Callimaco sia un famoso e competente dottore, convincono Nicia a far bere alla moglie una “pozione” a base di mandragola, che guarirà la sua sterilità. Ma questo metodo ha un effetto collaterale, in quanto causerà la morte del primo uomo con il quale Lucrezia giacerà. Per questo motivo si decide di far giacere Lucrezia con uno sconosciuto, in modo che sia quest’ultimo ad assorbire il veleno e morire al posto di Nicia. In realtà la notte in cui si decide di rapire lo sconosciuto, al posto di Callimaco troviamo, travestito, Timoteo, frate confessore di Lucrezia, corrotto in precedenza da Ligurio e che aiuta Callimaco solamente con la prospettiva di un compenso. Dopo il rapimento, avvenuto in realtà ai danni di Callimaco travestito, si compie l’unione tra questi e Lucrezia, che era stata precedentemente convinta da sua madre, Sostrata, e da Timoteo a stare al gioco. Avvenuta l’unione, nell’ultima scena si può vedere, dal resoconto di Callimaco, che la beffa è riuscita nel suo intento: infatti, Lucrezia, dopo la notte passata con Callimaco è decisa a continuare la relazione con lui. Come già detto tra le fonti a cui si ispira Machiavelli per la scrittura della commedia ci sono Plauto e Terenzio, ma tra gli elementi a cui si ispira Machiavelli uno dei più interessanti è quello dei personaggi: è infatti possibile considerare in parallelo i personaggi della commedia latina e quelli presentatici da Machiavelli, anche per trovare delle differenze dovute alle differenti società in cui sono ambientate le commedie. Callimaco è il giovane innamorato che era presente anche nelle opere latine, ma a differenza degli innamorati tipici di queste commedie, incapaci di cavarsela senza i servi astuti, egli si dimostra ben determinato a soddisfare i propri desideri. Difatti all’inizio della commedia lo vediamo come un personaggio completamente attivo, anche se questa condizione non gli rimane per l’intera commedia, in quanto ben presto, infatti, l’azione viene delegata a Ligurio. Di lui si sa che è nato a Firenze, ma essendo morti i genitori, viene mandato a Parigi da tutori quando aveva dieci anni. A Parigi vi resta per vent’anni, non solo perché vi vive con una “felicità grandissima”, ma anche per motivi di sicurezza, in quanto è in quel periodo che incominciarono le guerre d’Italia. La sua è una passione che non riesce a governare, e che lo travolge moralmente e fisicamente; è continuamente in preda a sentimenti contrapposti come la speranza e il timore, la felicità e la disperazione, ma è anche intelligente e dunque riesce a comprendere il suo stato (”Meglio morire che vivere così. Se io potessi dormire la notte, se io potessi conversare…”). Ha timore che Ligurio lo inganni, o che non riesca ad aiutarlo, anche perché è convinto di avere b ()
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Italo Calvino Il Barone rampante

Materia: Schede Libri
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Breve Recensione de “Il Barone rampante”di Italo Calvino Notizie sull’autore Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, nell’isola di Cuba, ma gi? nel 1925 la sua famiglia si trasferisce a Sanremo, dove suo padre era nato. Trascorre l’infanzia a Sanremo, consegue nel 1941 la licenza liceale al liceo “G. D. Cassini” di Genova e si iscrive alla Facolt? di Agraria dell’Universit? di Torino. Nel 1943 si trasferisce alla Regia Universit? di Firenze e nel 1944 si iscrive al Partito Comunista Italiano. Nel 1946 inizia la sua collaborazione con il quotidiano “l’Unit?” e con la casa editrice Einaudi. Nel 1952 esce “Il visconte dimezzato” nel 1956 “Fiabe italiane”, nel 1959 “Il Cavaliere Inesistente”. Nel 1964 sposa a L’Avana, a Cuba, Chichita. Nel 1978, all’et? di 92 anni, muore la madre. Il 6 settembre 1985 muore a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto, colto da un ictus. L’autore del libro racconta la storia di un ragazzo di circa dodici, tredici anni che oppresso dalla sua nobile famiglia decide di scappare. Nella casa confinante alla sua, egli promette ad una ragazza della sua et? di salire sugli alberi e di non scendere mai pi?. Il protagonista sar? persuaso a vivere una vita nomade, ma nello stesso tempo sedentaria; nomade, perch? si sposter? continuamente alla ricerca, forse, di una dimora fissa che non trover? mai; sedentaria perch?, per quanto estese possano essere le foreste, non c’? la libert? che si pu? ottenere sulla terra ferma. L’autore, per quanta fantasia possa avere, si ? probabilmente basato su un suo stato d’animo che lui stesso ha affrontato, forse nel periodo in cui stava scrivendo il suo libro. Infatti d? molto risalto al personaggio della storia, immedesimanandosi in suo fratello. Il protagonista del libro riesce a trovare la libert? tanto sognata e desiderata, che pero ? limitata. Questo significa che nessuno riuscir? a trovare la libert? nel vero senso della parola, ma dovr? sottostare ad alcune regole. Il libro mi ha attratto per la stranezza che contiene in s?, che non si presenta noiosa e mal strutturata, ma ben costruita secondo una certa logica, invogliando il lettore a scoprire capitolo per capitolo le vicende che si susseguiranno fino alla morte del protagonista. Lo consiglierei senza indugio sia per la forma grammaticale che viene usata, sia per la capacit? di coinvolgere il lettore. Come tutti gli uomini, anche il barone rampante invecchia via via negli anni e si forma una costituzione ossea adatta per il suo tipo di vita. Mantiene comunque rapporti con la sua famiglia che tuttavia lo ha perdonato e gli vuole ancora bene. L’amore di una famiglia puo superare qualsiasi ostacolo, e sicuramente il barone rampante, nei momenti di tristezza, di malinconia, in giornate piovose, in cui l’unico riparo erano dei rami gelidi, si rassicurava e si riparava pensando ai suoi genitori e ai suoi fratelli, e questi pensieri gli infondevano calore e serenit?. ()
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Roma e Gerusalemme: una mancata omologazione

Materia: Storia
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Roma e Gerusalemme: una mancata omologazione Anche nei confronti della cultura romana il popolo ebraico present? la sua ostilit? che contribu? all’affermazione di una vera e propria letteratura antisemitica che gi? si era affermate a partire dal III secolo a.C. Le pagine delle Historiae tacitiane rappresentano un importante documento storiografico che meglio ci fa capire i motivi che alla base di questa aspra ostilit?. Delle Historiae ci restano solo i libri I-IV, parte del V e alcuni frammenti. Secondo la testimonianza di san Girolamo, le Historiae formavano un’unica opera con gli Annales. La sezione superstite di tale opera copre per intero l’anno 69 e una parte del 70 a.C. e dedica la sua narrazione all ‘ ”anno dei quattro imperatori” e l’assedio posto da Tito alla citt? di Gerusalemme. L’atteggiamento di intolleranza nasceva dalla “diversit?” degli ebrei, dal loro profondo attaccamento alle credenze e alle pratiche religiose nazionali, dal rifiuto di farsi assorbire dai popoli e dai regni vicini, da quando nel VI secolo aveva avuto inizio la cos? detta “diaspora” . Il rigido monoteismo degli ebrei li rendeva, in effetti, un eccezione in mezzo a popoli che adoravano decine di d?i e che alimentavano il pluralismo religioso. A Roma l’esistenza di una comunit? ebraica ? attestata a partire dalla met? del II secolo a.C.: infatti nel 139 ? registrata la prima cacciata degli ebrei dalla citt?. I romani erano in genere abbastanza tolleranti nei confronti delle religioni straniere avevano anche approvato una serie di provvedimenti che difendevano la libert? di culto di tale religione, ma ci? che non veniva da loro ammesso era il proselitismo. Proprio di questo furono accusati gli ebrei quando vennero espulsi dall ‘ Urbe la prima volta e anche le altre due, nel 19 d.C. e durante il regno di Claudio. In quest’occasione si aggiunsero anche i disordini nati dal conflitto con i cristiani. Le notizie che ricaviamo da questo lungo excursus tacitiano sono estremamente imprecise, in alcuni casi palesemente false; l’avversione e il disprezzo dello storico alimentano la sua diffidenza, che non si ferma neanche di fronte alle contraddizioni pi? evidenti. Persino i capitoli dedicati alla geografia non mantengono quel distacco che l’argomento richiederebbe: il quadro che ne emerge ? quello di un paese malsano e inospitale, che anche nelle zone fertili presenta mostruosit? e stranezze contrarie alle leggi di natura. L’excursus comincia nel capitolo i, che dopo aver delineato il carattere di Tito, elenca le forze militari a sua disposizione per poter compiere l’assedio della citt?: Capitolo I Eiusdem anni principio Caesar Titus, perdomandae Iudae delectus a patre et privatis utriusque rebus militia clarus, maiore tum vi famaque agebat, certantibus provinciarum et exercituum studiis. Atque ipse, ut super fortunam crederetur, decorum se promptumque in armis ostendebat, comitate et adloquiis officia provocans ac plerumque in opere, in agmine gregario militi mixtus, incorrupto ducis honore. Tres eum in Iudea legiones, quinte et decima et quinta decima, vetus Vespasiani miles, excepere. Addidit e Syria duodecimam et adductos Alexandria duoetvicensimanos tertianosque; comitabantur viginti sociae cohortes, octo equitum alae, simul Agrippa Sohaemusque reges et auxilia regis Antiochi validaque et solito inter accolas odio infesa Iudaeis Arabum manus, molti quos urbe atque Italia sua Quemque spes acciverat occupandi principem adhuc vacuum. His cum copiis finis hostium ingressus composito agmine, cuncta explorans paratusque decernere, haud procul Hierosolymis castra facit. Ecco come narra la conclusione dell’assedio e la presa di Gerusalemme un contemporaneo di Tacito, ovvero Flavio Giuseppe ebreo fatto prigioniero dai Romani; dal campo dei vincitori egli assistette in qualit? di testimone oculare degli eventi: Portati a termine anche i terrapieni nel settimo giorno del mese Gorpiano( ()
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Plotino: vita

Materia: Filosofia
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La vita e l’adesione al platonismo Plotino nacque a Licopoli in Egitto verso il 204 . Inizi? tardi , verso i 28 anni , a interessarsi di filosofia ad Alessandria , ove , deluso da vari filosofi , incontr? finalmente il platonico Ammonio Sacca . Alla scuola di Ammonio , che non lasci? alcuno scritto , Plotino rimase 11 anni . Nel 243 , allo scopo di entrare in contatto con i sapienti di Persia e India , si un? alla spedizione dell’ imperatore Gordiano contro i Parti . Ma l’ uccisione di Gordiano fece fallire la spedizione e Plotino si rifugi? ad Antiochia , per recarsi poi , nel 244 , a Roma . Qui raccolse intorno a s? amici e discepoli , con i quali leggeva e discuteva testi di Platone e Aristotele e dei loro commentatori . Di questo pubblico facevano parte non solo filosofi , come Amelio e Porfirio , ma anche medici , membri del Senato e donne di nobili famiglie , che non esitavano ad affidargli i figli in tutela e i beni da amministrare . Pur senza essere un filosofo di corte , Plotino godette dell’ amicizia dell’ imperatore Gallieno e della moglie Salomina . Col loro appoggio contava di far sorgere in Campania una citt? di filosofi , retta da leggi platoniche , che avrebbe appunto chiamato Platonopoli . Il progetto sfum? per l’ opposizione di membri della corte , ma non si deve pensare che esso fosse la reviviscenza del filosofo - politico di stampo platonico ; la citt? a cui Plotino aspirava era piuttosto il rifugio del filosofo e dei suoi compagni , in questo senso , essa ? stata paragonata a una sorta di monastero o convento pagano . Nel 263 entr? nella sua scuola all’ et? di 30 anni Porfirio , il futuro autore di una Vita di Plotino ed editore degli scritti del maestro . Nel 268 , anno in cui Gallieno fu assassinato , Porfirio , in preda ad una crisi , medit? il suicidio , ma Plotino lo distolse , invitandolo a distrarsi con un viaggio . Porfirio si rec? in Sicilia , ove nel 270 lo raggiunse la notizia della morte di Plotino , che , ammalato , si era ritirato in Campania . Nei primi dieci anni del suo soggiorno a Roma , sino al 253 , Plotino insegn? soltanto attraverso conversazioni orali . Nei 10 anni successivi , sino all’ arrivo di Porfirio nella scuola , compose 21 libri , ma senza dare titoli ad essi . I rimanenti furono scritti negli anni successivi , per un totale di 54 trattati , che possediamo nella loro integralit? . All’ inizio del quarto secolo , Porfirio mise a punto un’ edizione di essi secondo un ordine sistematico , non secondo l’ ordine cronologico della loro composizione . Egli suddivise i 54 trattati in 6 gruppi di 9 ( da cui il titolo Enneadi ) , raggruppandoli per temi secondo una sequenza che espone l’ itinerario del filosofo che si innalza dal mondo sensibile sino alla divinit? . Si tratta dell’ itinerario che anche i discepoli devono ripercorrere , sulla scia dell’ insegnamento del maestro , dalle questioni pi? facili sino alle pi? complesse . Per quel che possiamo sapere , Plotino ? il primo filosofo dell’ antichit? , che scrive di proprio pugno i suoi scritti , non secondo la prassi abituale di dettare a un amanuense . Porfirio riferisce che egli non modellava le lettere , non curava l’ ortografia , n? rileggeva quanto aveva scritto , anche per la sua debole vista . La sua scrittura veniva di getto , quasi come se si limitasse a trascrivere complessi di pensieri gi? totalmente e perfettamente organizzati nella sua mente . Le En ()
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Finzioni di Jorge Louis Borges

Materia: Schede Libri
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Finzioni di Jorge Louis Borges IL LIBRO La letteratura è più vera di ogni realtà. La letteratura è un labirinto di specchi. Ã? questa la letteratura di Borges, la Finzione di Borges, il suo scrivere simmetrico, intelligente, labirintico. Geometrico. Fantastico. Così Borges recensisce libri che non esistono, autore di articoli brevi su titoli immaginari, frutto del genio di autori altrettanto frutto d’invenzione. “Tlön, Uqbar, Orbius Tertius†è il racconto che apre il romanzo, e credo sia degno di menzione. Dopo una cena, i convitati di questa (fra i quali lo stesso Borges) vengono a conoscenza da un volume d’enciclopedia dell’esistenza di Uqbar, fantomatica terra dove le nostre conoscenze scientifiche e culturali non trovano parallelo, e le cui stesse leggende si riferiscono alle terre immaginarie di Mlejnas e Tlön. Gli abitanti di Uqbar concepiscono l’universo come una serie di processo mentali, che non si svolgono nello spazio, ma, successivamente, nel tempo. Questa cognizione dell’universo si risolve in architetture filosofiche assurde e fantastiche, in un approccio alla matematica e della geometria per noi impensabili, in linguaggi all’interno dei quali non esistono sostantivi, linguaggi la cui unità base è il nome. A Tlön il soggetto della conoscenza è unico ed eterno, ne consegue che tutte le opere di narrativa conteranno su un unico soggetto, con tutte le permutazioni immaginabili, i trattati filosofici conterranno invariabilmente tesi e antitesi, ogni opera conterrà i suoi pro e contra. Questo idealismo, nelle regioni più antiche di Tlön ha finito per influire sulla realtà. Così, se qualcuno perderà un oggetto e quest’ultimo verrà trovato da qualcun altro, la persona che aveva perso l’oggetto la troverà in ogni caso, ma in una variabile più sgraziata dell’originale. “Le cose, su Tlön, si duplicano; ma tendono anche a cancellarsi e a perdere i dettagli quando la gente le dimentichi. E’ classico l’esempio di un’antica soglia, che perdurò finché un mendicante venne a visitarla, e che alla morte di colui fu perduta di vista. Talvolta pochi uccelli, un cavallo, salvarono le rovine di un anfiteatro.” Tlön è una terra utopisticamente creata da una società che vuole dimostrare al dio inesistente che i mortali sono capaci di concepire un mondo. Il sapere di questo mondo è rinchiuso in un’enciclopedia di 40 volumi, ormai dimenticati. Borges ci racconta che Tlön è stata ritrovata, e il mondo artificiale comincia a contaminare quello reale. Incantata dal suo rigore, l’umanità dimentica che si tratta di un rigore di scacchisti, non di angeli. “L’accostamento ad Amoltasim†è a mio parere un racconto carico di simbolismo, come per quanto riguarda “La lotteria a Babilonia â€.Il primo è un’allegoria facilmente riconducibile all’infinita (e sottolineo infinita, tema caro a Borges) ricerca di un’essenza superiore. Il secondo è di più difficile interpretazione, a mio avviso, nonostante sia di più scorrevole lettura, ma lascia aperte più interpretazioni discordanti. “Le rovine circolari †è un racconto intenso, pura allegoria, il racconto di un uomo giunto da lontano che dedica anima e corpo al fine di dar corpo ad un sogno. Riuscito nel suo intento, sorpreso dalle fiamme, decide di lasciarsi abbandonare nel fuoco, così che le sue sofferenze e la sua vecchiaia possano così esser alleviate. Ma, quando s’accorge che le fiamme non lambiscono la sua carne, con sollievo, con terrore, con umiliazione, comprende che egli stesso é un sogno. L’architettura dei racconti di Borges è sorprendente. La verità acquistata alla loro fine è distrutta nel momento stesso del suo trionfo. Ã? mistico, razionale, filosofo, matematico, enigmatico, per sua dichiarazione influenzato dalla letteratura di Herbert Quain, autore fantasma da lui stesso inventato. Illimitata e periodica è “La biblioteca di Babele â€, deposito di tutti gli scritti in tutti gli idiomi del mondo, di tomi e ()
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La vita benedettina

Materia: Storia
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LA VITA BENEDETTINA Regola di S. Benedetto: ORA ET LABORA Il ruolo principale non era quello del lavoro nei campi, al quale provvedevano solo eccezionalmente (le terre erano coltivate dai servi, dai contadini e dai conversi, fratelli laici che conducevano la stessa vita dei monaci, svolgendo però il lavoro manuale, non sapevano leggere e in chiesa stavano vicino alla porta mentre i monaci stavano vicino all’altare), bensì quella della preghiera e della copiatura dei libri nello scriptorium. ?Per tutto il periodo che stiamo esaminando il tempo per gli uomini era il tempo della chiesa. *J.Le Goff “Tempo della chiesa, tempo del mercante†I monaci passavano molte ora in chiesa, il sonno veniva continuamente spezzato e queste interruzioni costituivano una forma di penitenza. Durante la notte lasciavano il dormitorio e scendevano in chiesa per il mattutino (tra le due e le tre); per le laudi (fra le quattro e le cinque). Terminavano le preghiere notturne all’alba con l’ufficio liturgico dell’ora prima ( verso le sei). I monaci tornavano in chiesa tre ore dopo quando c’era la messa cantata. Poi tornavano all’ora quarta (dodici); infine c’erano altre tre riunioni in chiesa, la nona alle tre del pomeriggio, alle quattro i vespri e due ore dopo la compieta. Dopo questo servizio liturgico avevano finito e andavano a letto. In inverno si coricavano verso le sette dopo aver mangiato una sola volta verso le tre. In Estate andavano a letto alle nove perché c’era più luce ed erano più attivi. ?Si riunivano in capitolo, in una stanza apposita, in cui dopo aver letto un capitolo del libro di S. Benedetto, discutevano dei problemi della comunità(“avere voce in capitoloâ€). LA LOTTA DELLE INVESTITURE SITUAZIONE IN GERMANIA 936: regnano Ottone Primo di Sassonia che era succeduto al padre Enrico primo. 951: dopo alcune guerre riesce a diventare re d’Italia. Dal Regno d’Italia era escusa l’italia meridionale e parte di quella centrale in cui c’erano i vecchi ducati longobardi e bisanzio cercava di imporre la sua autorità. 955: pone fine alle invasioni ungare 962: ottiene a Roma la corona imperiale?SACRO ROMANO IMPERO GERMANICO A roma le terre del patrimonio di S. Pietro garantivano l’indipendenza del Papa: nell’alto medioevo la sua elezione era fatta dal clero di Roma e approvata dal popolo romano; ovviamente le grandi casate romane premevano per scegliere un papa a loro gradito. Pertanto la corruzione morale, le congiure e i delitti caratterizzavano il comportamento del papato e provocarono l’intervento di Ottone I : l’imperatore confermò la validità delle dominazioni compiute dai suoi predecessori riconoscendo lo Stato della Chiesa ma riservò a sé il diritto di nominare il papa per strapparlo agli intrighi dell’aristocrazia ? PRIVILEGIO OTTONIANO Questo privilegio fu dettato non solo da motivi religiosi ma anche motivi politici: l’imperatore sceglieva il papa tra gli uomini di sua grande fiducia. Papato e impero così andarono incontro a un conflitto chiamato LOTTA DELLE INVESTITURE. Ottone I per rinsaldare il suo potere e diminuire quello dei feudatari laici puntò sui vescovi: a loro affidò i poteri amministrativi, giudiziari e militari che Carlo Magno aveva affidato ai conti , creando così i ‘vescovi-conti ‘. Prima selezionava un suo fedele e poi gli assegnava l’investitura che era duplice: gli consegnava la spada e lo scettro donandogli in beneficio la città (investitura feudale). Poi gli dava il pastorale e l’anello vescovile, affidandogli la diocesi in nome del papa (consacrazione religiosa), il quale doveva approvare l’investitura già avvenuta. Ottone Primo aveva un duplice vantaggio: 1 - poiché i vescovi obbligati dalla chiesa al celibato non avevano figli legittimi. Ottone tornava in possesso del beneficio assegnato, limitando in tal modo gli effetti del capitolare di Quierzy; 2- appoggiandosi a vescovi di sua fiducia rendeva meno probabil ()
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Gabriele d’Annunzio

Materia: Letteratura Italiana
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GABRIELE D’ANNUNZIO: In Italia D’Annunzio cre? un altro importante modello dell’estetismo i cui atteggiamenti, l’arte, le idee, o meglio i miti, appaiono il risultato dell’incontro di un temperamento nativamente sensuale, irrazionale, egotistico, antidemocratico con la particolare situazione storico-sociale “fin de siecle” ( di fine secolo) e con le tendenze del decadentismo europeo. Nella prefazione del suo romanzo, “Il ritratto di Dorian Gray”, pubblicato nel 1890, Oscar Wilde affermava: “Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti mali: questo ? tutto.” Ebbene, per Gabriele D’Annunzio la vita ? come un libro; n? morale, n? immorale:scritto bene o scritto male. Il suo ritenne di averlo scritto bene. ? sostanzialmente questo il suo estetismo. D’Annunzio, infatti a differenza di tanti altri scrittori, pare non avere una storia, un lento graduale evolversi verso atteggiamenti spirituali ed artistici sempre pi? maturi e complessi: pare invece che egli giunga d’un tratto, giovanissimo, dopo pochi anni, alla scoperta di s?, di quel motivo che rester? poi sempre centrale in tutta la sua opera, e che da allora in poi non faccia che intrecciare a quel motivo centrale motivi sempre diversi, che tentare, in modi sempre diversi di evaderne, senza mai riuscirci, che, in una formula semplice, variarlo delle variazioni pi? varie, senza per? mai sopraffarlo. Questo motivo centrale, cuore della sua opera e, nello stesso tempo, della sua vita di uomo ? una capacit? singolarmente dotata di cogliere il mondo ( il mondo tutto delle cose dello spirito ) con la sensibilit? estremamente raffinata ma, appunto per questo, disgregatrice, atta a partecipare sensazioni, espressioni , momenti, incapace di collegare in una trama organica e umana, incapace quindi di rappresentare gli uomini e le loro vicende. E cos? D’Annunzio scrive di s?: “Sempre qualcosa di carnale, qualcosa che assomiglia ad una violenza carnale, un misto d’atrocit? e d’ebbriet?, accompagna l’atto generativo del mio pensiero”; quando pensiamo a questa ed altrettanti affermazioni il suo estetismo non pu? non apparire torbido e ambiguo. Per lui l’estetismo fu dunque il suo primo tentativo di superare la bestialit? inconsapevole e perch? inconsapevole pura, del naturalismo e del senso: “Ed ebbi cos? nel mio sguardo l’inconsapevolezza de la purit? bestiale” scriver? una volta nelle Laudi. L’estetismo rappresenta lo sforzo di spiritualizzare la sensualit? redimendola nel culto della bellezza, anzi della Bellezza e si esprime nella formula: “Il verso ? tutto “. L’arte ? il valore supremo, e ad essa devono essere subordinati tutti gli altri valori. La vita si sottrae alle leggi del bene e del male e si sottopone solo alla legge del bello trasformandosi in opera d’arte. Sono gli anni romani (1881-91) che vedono D’Annunzio astro nascente non solo del firmamento letterario, ma anche di quello mondano della capitale, un personaggio ricercato nei salotti dell’aristocrazia, nelle redazioni dei giornali, al centro di amori teatrali, (come quello contrastato per la duchessina Maria Hordouin di Gallese, che si apre con una fuga sensazionale, quasi un rapimento, e si conclude con un matrimonio modesto ma memorabile,) duelli clamorosi , imprese sportive, che fanno notizia, scandalo e tanta pubblicit? allo scrittore e alle sue opere; insomma vita e letteratura cominciano a fondersi insieme secondo la logica sia pur provinciale di quello che in seguito sar? detto il divismo. Pronto a rispondere ai miti del giorno e a sua volta a suscitarli, d? in pasto al pubblico nobile e alto borghese i miti dell’eros e del nazionalismo. (Basta pensare alla grande forza retorica con cui, durante un comizio interventista a Roma del 1915, incitava gli italiani alla violenza). Ed ? qui che emerge, per la prima volta, l’ambiguit? della sua personalit?, che non riuscir? mai a superare: egli si ? creato la maschera dell’esteta, dell’individuo superiore, dalla squisita sensibilit?, che r ()
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Italo Calvino Il cavaliere inesistente

Materia: Schede Libri
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“Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino Notizie sull’autore Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, nell’isola di Cuba, ma gi? nel 1925 la sua famiglia si trasferisce a Sanremo, dove suo padre era nato. Trascorre l’infanzia a Sanremo, consegue nel 1941 la licenza liceale al liceo “G. D. Cassini” di Genova e si iscrive alla Facolt? di Agraria dell’Universit? di Torino. Nel 1943 si trasferisce alla Regia Universit? di Firenze e nel 1944 si iscrive al Partito Comunista Italiano. Nel 1946 inizia la sua collaborazione con il quotidiano “l’Unit?” e con la casa editrice Einaudi. Nel 1952 esce “Il visconte dimezzato” nel 1956 “Fiabe italiane”, nel 1959 “Il Cavaliere Inesistente”. Nel 1964 sposa a L’Avana, a Cuba, Chichita. Nel 1978, all’et? di 92 anni, muore la madre. Il 6 settembre 1985 muore a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto, colto da un ictus. · Genere dell’opera: Romanzo · Ambiente: Le vicende si ambientano da principio sotto le mura di Parigi, in seguito si spostano negli accampamenti cristiani durante la guerra contro i mori, poi in Inghilterra, in Marocco e infine nuovamente in terra francese. · Tempo: La storia si svolge nel IX secolo, durante la guerra contro i musulmani, che occupavano la Spagna. Riassunto Suor Teodora ? intenta a scontare la sua penitenza affidatale dalla badessa, che consiste nello scrivere un libro. Allora la monaca incomincia a narrare. Tra i paladini di Carlo Magno, ve ne ? uno, di nome Agilulfo, che non esiste. Nella sua splendente armatura, infatti, ? il vuoto, e per questo fatto ? deriso e schernito dai suoi commilitoni. Nonostante questo impedimento, Agilulfo ? di gran lunga il miglior soldato che l’esercito francese abbia. Non esistendo il cavaliere non ha bisogno di mangiare e tantomeno di dormire, infatti, di notte vaga per l’accampamento correggendo con la sua nota pignoleria ogni disfunzione all’interno dell’esercito. Una notte, vagando tra i padiglioni, si imbatt? in un giovane cavaliere, di nome Rambaldo, angosciato al pensiero della battaglia prevista per l’indomani, il quale gli chiese come potesse trovare sul campo di battaglia l’Argalif Isoarre, per ucciderlo e vendicare la morte di suo padre. Il paladino con la consueta fermezza gli indic? di recarsi in un padiglione dove avrebbero esaudito la sua richiesta. Rambaldo rimase molto colpito dalla sicurezza di Agilulfo e da subito ebbe stima di lui. Il giovane cavaliere conoscendo meglio la vita nell’accampamento rimase molto deluso, in quanto la immaginava assai diversa. La sufficienza con cui i componenti dell’esercito svolgevano le proprie mansioni lo lasci? amareggiato, ma spinto dall’orgoglio di vendicare suo padre il giorno seguente si present? sul campo di battaglia deciso a raggiungere il suo scopo, e raggiuntolo, anche se poco onorevolmente, sulla strada del ritorno cadde in una imboscata di due cavalieri arabi, dalla quale fu salvato da un misterioso cavaliere, che non si fece riconoscere. Rincorsolo lo vide spogliarsi dell’armatura vicino a un torrente e scopr? che era una donna. Tornato al campo chiese informazioni su di lei ad alcuni compagni che gli affermarono che si trattava di Bradamante, una coraggiosa donna dal carattere scontroso. Rambaldo si invagh? subito di lei, tanto da non riuscire a pensare ad altro. Il giovane decise cos? di chiedere consiglio ad Agilulfo, delle stravaganti caratteristiche del quale era stato informato dai compagni, ma non ottenne alcuna risposta da lui. Rambaldo vagando ancora per l’accampamento incontr? Torrismondo, un altro giovane cavaliere, anch’egli deluso dal vero aspetto della guerra. Questo, durante il pranzo, accus? Agilulfo di non potersi fregiare del titolo di cavaliere, in quanto la donna da lui salvata dai briganti quindici anni prima in realt? non era vergine, e quindi ad Agilulfo sarebbe spettato solamente un riconoscimento ma non il titolo di cavaliere. Torrismondo afferm? di essere figlio di quella donna, e cos ()
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William Shakespeare Giulio Cesare

Materia: Schede Libri
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“Giulio Cesare” Giulio Cesare è un’opera molto importante di Shakespeare; egli, per scrivere questa tragedia, si è documentato molto e ha utilizzato, come fonte principale, le “vite parallele” di Plutarco. Questa tragedia è divisa in cinque atti; i primi due sono principalmente descrittivi della vita di Cesare, Antonio e Bruto, il terzo riguarda la congiura, e gli ultimi due riguardano la guerra a Filippi e la vita di Bruto. Cesare conduce una vita tranquilla quando mancano pochi giorni alle idi di marzo; infatti egli non sa che Bruto e Cassio, proprio per quella data hanno organizzato una congiura. In realtà Bruto e Cassio sono i principali organizzatori, ma a loro si sono uniti anche Casca, Trebonio, Ligario, Decio Bruto, Metello Cimbro e Cinna. Essi dicono di voler uccidere Cesare poiché lo temono e hanno paura che egli aumenti il proprio potere fino a diventare un dittatore. Il giorno delle idi di marzo, Cesare sta per recarsi al senato, quando la moglie cerca di convincerlo a rimanere a casa, poiché aveva fatto un sogno in cui vi erano importanti segnali, che le fanno capire che quel giorno Cesare deve stare in casa. Egli sta per cedere, quando entra Decio, uno dei congiurati, che ha il compito di accompagnarlo in senato; egli lo convince ad uscire rendendo stupido e insensato il sogno della moglie. Cesare, in seguito, raggiunge il senato dove si teneva una seduta; qui viene affiancato dai congiurati e ucciso. Subito i senatori e il popolo fuggono in tutte le direzioni e rimangono vicini i congiurati. In seguito si svolgono i funerali di Cesare, in cui il popolo romano chiede delle spiegazioni; inizialmente parla Bruto che dice di aver ucciso Cesare per il bene di Roma, poi parla Marco Antonio il quale convince il popolo romano che Cesare non era ambizioso, come dice Bruto, e subito il popolo vuole insorgere contro i congiurati. Il romanzo si conclude con una battaglia nella pianura di Filippi di Antonio e Ottavio contro i congiurati; Antonio e i suoi vincono e sul finire della battaglia, Bruto si uccide con la propria spada. Per quanto riguarda i personaggi occorre soffermarsi sulla figura di Cesare; egli durante il racconto ci appare molto sicuro di se e molto coraggioso. Egli non teme la morte, neanche quando gli viene prevista dagli auguri e dalla moglie; infatti ci dice “I paurosi muoiono mille volte prima della loro morte: ma l’uomo di coraggio non assapora la morte che una volta. La morte è conclusione necessaria: verrà quando vorrà”. Marco Antonio invece ci appare con un carattere più debole e moderato, anche se poi al momento giusto si dimostra determinato ed esperto. Bruto è un altro personaggio interessante poichè si presenta subito molto determinato anche in situazioni importanti. Egli non esita mai, sia quando deve organizzare la congiura, sia all’uccisione di Cesare e infine anche in punto di morte quando dice “Stratone, tieni questa mia spada; volta la faccia mentre io mi ci butto sopra”. Un altro aspetto che bisogna sottolineare è che questo è un testo teatrale, e quindi è composto interamente da dialoghi. Questo da un lato rende la lettura molto più veloce e scorrevole, dall’altro rende, in alcuni punti, più difficile la comprensione della trama. Questa tragedia mi è sembrata interessante soprattutto per alcuni aspetti: innanzitutto per i continui cambiamenti di scena e di contesto, resi comunque chiari e facilmente comprensibili dall’abilità narrativa di Shakespeare. Inoltre mi è piaciuto come Shakespeare adatti i dialoghi ai singoli personaggi; infatti appena prende la parola Cesare ci si accorge del tono autoritario del suo discorso, mentre quando parlano i servi o altre persone meno importanti, il tono diventa più semplice e sottomesso. ()
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Guillame, Hopital

Materia: Matematica
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Guillame de L’Hopital (1661-1704) Personaggio molto noto al suo tempo, ed invero ancora oggi per una regola che porta il suo nome, il marchese de L’Hopital fu anche molto discusso e ‘chiacchierato’. Autore di libri di successo, come ‘l’Analyse des infinitements petits’ [§] e il ‘Trait? analytique des sections coniques’ [§], fu accusato di plagio per pi? di un risultato, in particolare da Jean Bernoulli, che, tra le altre cose, sembra fosse l’autore della regola che porta oggi il nome di de L’Hopital. Fu anche criticato da M.Rolle per lo scarso rigore di alcune sue affermazioni. Nonostante le polemiche, i testi di de L’Hopital ebbero certamente buone qualit? didattiche e furono largamente usati per molti anni. ()
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Dante De Monarchia Libro III

Materia: Schede Libri
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Aristotele: le opere

Materia: Filosofia
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Le opere In diversi passi dei suoi scritti Aristotele parla di opere ” essoteriche ” ( exoterikoi logoi ) e in un brano della Poetica ( I 454b 15 ) usa nello stesso significato l’ espressione ” opere pubblicate ” ( ekdedomenoi logoi ) . Il riferimento ? ad un complesso di libri destinati ad un pubblico pi? vasto della ristretta cerchia degli allievi , e perci? caratterizzati da una particolare cura per la forma , quella stessa che indusse Cicerone a parlare del ” flumen orationis aureum ” ( acad. II , 119 ) a proposito dello stile del filosofo . Di questi scritti nulla ci ? rimasto , tranne una Costituzione di Atene , conservataci da un papiro egiziano , alcuni titoli e un certo numero di frammenti . Il corpus aristotelico a noi pervenuto ? invece costituito dalle cosiddette opere ” acroamatiche ” ( cio? destinate all’ ascolto ) o ” pragmateiai ” , che si possono chiamare anche ” esoteriche ” , in quanto di uso esclusivamente interno alla scuola , il Liceo . Al primo gruppo , quello delle opere perdute , appartenevano alcuni scritti giovanili in forma dialogica , che anche nei titoli riecheggiavano opere di Platone ( Politico , Sofista , Menesseno , Simposio ) o comunque riprendevano argomenti tipici della speculazione di quello , come ” grillo ” o ” Sulla retorica ” , ” Eudemo ” o ” Sull’ anima ” , ” Sulla filosofia ” , ” Sull’ educazione ” , ” erotico ” , ” Sulla giustizia ” , ” Protrettico ” ( cio? esortazione alla filosofia ) ecc . Al suo regale allievo macedone erano indirizzati gli scritti ” Sulla monarchia ” e ” Alessandro ” o ” Sulla colonizzazione ” , mentre carattere essenzialmente erudito avevano alcune compilazioni come gli ” Elenchi dei vincitori dei giochi Pitici e Olimpici ” , ” Le vittorie alle Dionisie cittadine e alle Lenee ” e ” Le didascalie ” , che riportavano gli argomenti dei drammi partecipanti ai concorsi drammatici , con la data e il piazzamento ottenuto , mentre un’ opera di proporzioni gigantesche , realizzata con l’ apporto degli allievi , era la raccolta delle Costituzioni di 158 citt? greche , della quale faceva parte quella di Atene . Le opere esoteriche ci sono giunte ordinate secondo uno schema , che si apre con il cosiddetto Organon , comprendente gli scritti dedicati alla logica , concepita appunto come ” strumento ” ( organon ) indispensabile e preliminare alla speculazione filosofica : essi sono le Categorie ( di dubbia autenticit? ) , sulle dieci definizioni dell’ essere ; ” Sull’ interpretazione ” , sulle parti e le forme della proposizione ; ” Analitici primi ” , in due libri , sul sillogismo ; ” Analitici secondi ” , anch’ essi in due libri , sulla teoria della conoscenza ; ” Topici ” in otto libri , sul metodo dialettico di argomentazione ; ” Confutazioni sofistiche ” . Seguono gli scritti dedicati alla fisica , intesa come scienza della natura , che comprendono la ” Fisica ” , in otto libri , sulla costituzione dell’ universo ; ” Sul cielo ” , in quattro libri ; ” Sulla generazione e sulla corruzione ” , in due libri ; ” Fenomeni metereologici ” , in quattro libri . Una sezione di questo gruppo di opere ? dedicata allo studio del mondo vivente : a un’ introduzione di carattere generale , ” Sull’ anima ” in tre libri , segue una raccolta di nove opuscoli , di vario argomento , nota col titolo latino di ” parva naturalia ” ( ” brevi trattati di scienze naturali ” ) e una serie di scritti sul mondo animale ( ” Sulle parti degli animali ” , ” Sulla generazione degli animali ” , ecc. ) . Alla parte dedicata alla fisica segue , in 14 libri , quella che Aristotele chiamava ” filosofia prima ” , ma che ? comunemente detta ” Metafisica ” , dalla posizione occupata all’ interno del corpus ( met? t? fusik? , dopo gli scritti di fisica ) . L’ opera , che dopo una storia della filosofia precedente passa a trattare la dottrina dell’ Essere , risulta costituita da parti composte ()
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Luigi Pirandello Uno nessuno centomila

Materia: Schede Libri
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