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Le recezioni contengono il breve contenuto del libro, le annotazioni e riassunti di testo completo. Le risposte sul test degli esami posso richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Se avete bisogno di un altro lavoro su tema, potete richiedere con l’aiuto dell’apposito modulo. Tutti i lavori si possono scaricare completamente gratuito.
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Scarica Giovanni Boccaccio e il Decameron gratis

Materia: Letteratura Italiana
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Giovanni Boccaccio e il Decameron Giovanni Boccaccio visse intorno al XIV secolo nel pieno della civilt? comunale, in cui la nuova classe dirigente ? quella borghese che prende in mano il controllo dell’economia e della cultura. La vita del Boccaccia fu difficile perch? nonostante avesse affermato a Napoli il suo valore letterario, fu costretto a ritornare a Firenze per la grave situazione economica del padre causata dal fallimento della Banca dei Bardi. Dopo il suo rientro a Firenze egli non riusc? pi? ad essere felice come quando era a Napoli anche perch? qualche anno dopo ci fu la peste nera. Fu proprio in questo periodo che il Boccaccio scrisse uno dei suoi pi? grandi capolavori, il Decameron. Boccaccio non ? il protagonista delle sue opere o se lo ? lo ? indirettamente. Egli ? osservatore attento e interprete acuto della civilt? in cui vive. Dimostra chiaramente nelle sue opere che i suoi interessi si indirizzano verso i valori materiali e mondani, il suo interesse specifico ? quello di tracciare le caratteristiche dell’uomo in tutti i suoi aspetti giusti e negativi, infatti, rappresentano la vita nel suo divenire e nella sua evoluzione. Le virt? che il poeta esalta sono l’intelligenza, l’astuzia, l’arguzia, il buon senso, la prudenza, la gentilezza d’animo e la cortesia, tutte virt? strettamente pratiche che non fanno certo di un uomo un santo n? gli garantiscono la vita eterna, ma almeno gli permettono di vivere da uomo, di conseguire nella vita quotidiana i suoi scopi materiali e personali e di essere felice quanto un uomo possa esserlo. Con la composizione del Decameron diventa il rappresentante dell’alta cultura fiorentina. Il Decameron ? un racconto di 100 novelle raccontate da dieci giovani: il titolo, dal greco, significa “dieci giornate”. Boccaccio immagina che, durante la peste scoppiata a Firenze nel 1348, sette giovani donne e tre giovani uomini si allontanino dalla citt? per sottrarsi al pericolo del contagio e al triste spettacolo di morte, e decidano di rifugiarsi in campagna. I dieci giovani lasciano Firenze e trascorrono insieme quindici giorni in una villa in campagna. Essi si riuniscono ogni giorno, tranne il venerd? e il sabato, per raccontarsi delle novelle, una per ciascuno, su un tema fissato dal re o dalla reginetta eletti giornalmente. Il libro inizia con un Proemio, nel quale lo scrittore delinea il pubblico cui l’opera ? rivolta: le donne che amano sulla linea cortese. Inoltre presenta due temi principali del libro: il peccato di Fortuna e il motivo Amoroso. Il libro poi inizia con una descrizione molto realistica della peste che rappresenta una vasta cornice con il compito di isolare il mondo delle novelle con quello esterno devastato dalla peste e dalla degradazione sociale. Infatti le cento novelle hanno vita autonoma, e in questo sta la grandezza dell’opera. La realt? che le varie novelle riflettono ? quella dei traffici e dei commerci mercantili della societ? borghese. I protagonisti delle novelle sono vari ma soprattutto sono presentati uomini e donne veri e reali che affrontano la vita con determinazione e con la precisa volont? di realizzarsi. Per emergere, per conquistare il proprio posto nel mondo e per raggiungere quel tanto o poco di felicit? che pu? toccare agli uomini, bisogna essere abili e astuti. La vera virt? per il Boccaccio ? l’intelligenza cio? la capacit? di saper sfruttare a proprio favore le situazioni e il prossimo (Fortuna). Infatti, coloro che nella maggior parte delle novelle trionfano e vincono sono personaggi intelligenti e furbi, in particolare, quelli che sanno approfittare delle debolezze o delle ingenuit? degli altri; ingannandoli e burlandoli ora per il puro piacere del divertimento, ora per procurarsi interessi o piaceri personali. Nel mondo del Boccaccio non c’? posto per gli sciocchi e creduloni come non c’? posto per gli spiriti troppo indoli e idealisti. Per gli sciocchi non c’? piet?; essi sono le vittime predestinate dei furbi e di loro si pu? s ()
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Materia: Letteratura Italiana
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Scarica Giuseppe Ungaretti gratis

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Scarica La citt nell’immaginario letterario gratis

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Fratelli di G. Ungaretti (1916) Di che reggimento siete fratelli? Parola tremante nella notte Foglia appena nata Nell’aria spasimante involontaria rivolta Dell’uomo presente alla sua fragilit? Fratelli Due gruppi di soldati si incontrano nella notte e si chiedono: “Di che reggimento siete fratelli?” Alla domanda non c’? risposta Il poeta sposta la sua attenzione dai commilitoni alla parola che quell’incontro gli ha suggerito. In ciascuna delle strofe seguenti offre una definizione del dato iniziale. La parola “Fratelli” finale ? contemporaneamente una strofa e un verso e, a differenza del primo “fratelli” che era solo un saluto, ora la parola racchiude in s? i concetti di cui si ? via via caricata nel corso del componimento. Il verso “Parola tremante nella notte” si collega all’immagine della “foglia appena nata” che ? debole, indifesa come la parola fratelli. L’uomo si ribella alla guerra e consapevole della propria debolezza si sforza di affrontarla con la ricerca di una difficile fratellanza. Nella poesia ci sono assonanze tra le parole: Fratelli (iniziale), foglia, fragilit?, fratelli (finale), ma soprattutto fra: Fratelli ?—–? Fragilit? Vuol dire che la fratellanza tra gli uomini ? difficile e precaria ma ? l’unica speranza per creare un mondo migliore. Questa speranza la troviamo nella foglia appena nata che, anche se fragile, ha la possibilit? di crescere e di opporsi alle avversit?. ()
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Scarica La visione cosmologica dantesca gratis

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Luigi Pirandello La vita Luigi Pirandello, nato ad Agrigento nel 1867, comp? i suoi studi a Palermo, Roma e si laure? in lettere presso l’universit? di Bonn (in Germania) nel 1891. Tornato in Italia nel 1892, prese residenza a Roma, dove trascorse poi gran parte della sua vita, collaborando a vari giornali e riviste, e insegnando per oltre vent’anni letteratura italiana presso l’Istituto Superiore di Magistero Femminile (dal 1897 al 1922). Il dissesto finanziario causato dalla perdita della rendita di una miniera di zolfo (lascito paterno), lo costringer? a mettersi in concorrenza anche sul mercato editoriale vendendo le sue novelle e romanzi. E’ da notare che nel 1904 ebbe inizio una grave crisi mentale della moglie ( iniziata proprio grazie al dissesto finanziario, e sfociata in una forma morbosa e violenta di gelosia nei confronti del marito), che costitu? per lo scrittore una vera e propria tragedia familiare (il matrimonio doveva essere infatti “di convenienza” ma si trasform? sfortunatamente in matrimonio d’amore in quanto, come affermava lo stesso Pirandello ), che non rimase senza influsso sulla sua dolorosa concezione del mondo. Negli anni del dopoguerra si dedic? sempre pi? decisamente all’attivit? teatrale e fu cos? che nel 1925 fond? a Roma il Teatro d’arte, dando vita - per alcuni anni- ad una propria compagnia drammatica. In politica, ader? al partito fascista, ma non si espresse mai apertamente su questo tema. Mussolini, gli fece costruire un teatro, a Roma, anche se non apprezzava le sue opere (lontane anni luce dal trionfalismo del regime). Nel 1934, mentre si faceva sempre pi? largo e profondo l’interesse suscitato in tutto il mondo dalla sua opera teatrale, gli fu conferito Premio Nobel per la letteratura. Mor? a Roma, in seguito ad un attacco di polmonite, nel 1936. A fianco ? il pino sotto il quale sono tumulate le ceneri di Pirandello. Egli infatti espresse la volont? di non essere sepolto, ma cremato dopo una breve e semplice cerimonia funebre. L’arte e la personalit? Vissuto nel periodo a cavallo tra ‘800 e ‘900, fra il naturalismo e l’inizio del decadentismo (periodo delle insicurezze decadentiste, dei “sensi” di Baudelaire, della solitudine di Pascoli, delle tensioni avanguardistiche) Pirandello, come Svevo, ? definito uno scrittore isolato, difficile da inquadrare in un movimento letterario ben definito. Nelle sue opere sono rappresentate le riflessioni sull’esistenza, sul male di vivere e sul ruolo dell’uomo nella societ?; vi si afferma, infatti, l’impossibilit? al conseguimento d’alcuna soluzione positiva alla crisi che coinvolge e sconvolge i singoli individui, il tessuto sociale e le istituzioni Pirandello imposter? i suoi primi scritti come verista, fotografando la realt? siciliana (estremamente utile sar? l’esperienza fatta in un’estate di “lavoro” alla cava di zolfo paterna), e denunciandola socialmente; il realismo di Pirandello, si discosta comunque dai temi del verismo Verghiano: in Verga, esiste un analisi esterna dei personaggi e delle situazioni, intrisa di particolari idealismi (la religione, l’onore…), mentre nell’analisi Pirandelliana i personaggi vivono una realt? non univoca, ma multiforme e sfaccettata, prigionieri di un mondo illusorio e incoerente, un mondo in cui l’inutilit? e la miseria della loro vita appaiono come l’unico scenario di base in cui si snoda la vicenda umana, percepita, peraltro in modo sempre diverso a seconda di chi la osserva. Inoltre, Pirandello analizza non solo la classe operaia pi? umile, ma anche la borghesia, con le sue nevrosi, le sue frustrazioni. Nella vita e nel suo flusso eterno, Pirandello avverte, da un lato disordine, causalit? e caos, dall’altro percepisce disgrega ()
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Scarica “Erano i capei d’oro a l’aura sparsi” di Petra gratis

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Erano i capei d’oro a l’aura sparsi di F.Petrarca Erano i capei d’oro a l’aura sparsi che ‘n mille dolci nodi gli avolgea e ‘l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi ch’or ne son s? scarsi e il viso di pietosi color farsi non so se vero o falso, mi parea: i’ che l’esca amorosa al petto avea qual meraviglia su di subito arsi ? Non era l’andar suo cosa mortale ma d’angelica forma, e le parole sonavan d’altro che pur voce umana; uno spirito celeste un vivo sole fu quel ch’ i vidi, e se non fosse tale piaga per allentar d’arco non sana. Parafrasi I capelli biondi erano sciolti al vento il quale gli intrecciava i mille nodi e l’amabile lume di quei begli occhi che ora ne sono privi ardeva in maniera straordinaria e mi sembrava, non so se fosse una mia illusione, che sul suo viso si diffondesse un espressione affettuosa: io che avevo al petto l’esca amorosa (cio? ero disposto ad amare) quale meraviglia se arsi immediatamente d’amore Il suo incedere non era quello di una creatura umana, ma di uno spirito angelico e le sue parole avevano un suono diverso da quella di una voce puramente umana quello che io vidi fu uno spirito celeste , un sole luminoso e anche se non fosse cos? (letterale) si rimargina anche se l’arco, dopo aver scoccato la freccia, si ? allentato. Commento: Il sonetto offre una delle rappresentazioni pi? famose della bellezza di Laura. Il sonetto rievoca, sia pure indirettamente, il primo incontro tra il poeta e la donna amata, riprendendo il tema tipicamente stilnovista della lode. Per? dalla lirica scaturisce una rappresentazione totalmente nuova della figura femminile rispetto alla rappresentazione stilnovistica. Le componenti innovative presenti nel testo sono principalmente 3: La collocazione della donna sullo sfondo della natura; La soggettivit? del poeta; La dimensione temporale. La descrizione di Laura prende avvio dalla lode dei suoi capelli biondi che con una metafora vengono paragonati all’oro e sono descritti nel loro leggero scomporsi al soffio lieve del vento primaverile. In questo modo la figura femminile viene collocata nella natura che la circonda ed ? resa pi? vivace e vitale dal movimento (erano i capei d’oro a l’aura sparsi). Subito dopo l’espressione “dolci nodi” si carica di un duplice significato: -i nodi sono i capelli inanellati dal vento- ; -a livello simbolico i nodi alludono ai nodi d’amore dei quali il poeta ? prigioniero. Vengono descritti la luminosit? dello sguardo e l’espressione del viso colta nel suo mutare. Nelle terzine ricorrono motivi pi? vicini allo stilnovo: l’incedere del suo cammino, la dolcezza della sua voce, paragone con l’angelo, che non implica alcun riferimento morale o religioso, ma ? un ulteriore omaggio alla bellezza di Laura. In questa seconda parte l’immagine femminile ? immersa in un alone di luce (un vivo sole) e di indeterminatezza (non era l’andar suo cosa normale ma d’angelica forma…) che la fa apparire come una creatura sovrumana. Un altro elemento di novit? va ricercato nella presenza della dimensione temporale. A differenza della donne stilnoviste fissate in una eterna giovinezza, Laura ? soggetta all’azione del tempo che appanna la sua bellezza e la colloca nella sfera delle cose terrene e umane. Nella lirica si vengono a creare due piani temporali: il passato, illuminato dalla splendente giovieza di Laura , e il presente, in cui la bellezza della donna appare sfiorito. Ma se il tempo non ha risparmiato la sua bellezza, il sentimento del poeta ? rimasto intatto. Allora la fiamma d’amore che lo ha bruciato al primo incontro continua a tormentarlo anche ora. Si viene a creare una contrapposizione tra mutamenti esterni e stabilit? interiore. ()
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Materia: Storia
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Accadde nel… Date Storia Letteratura Scienza e tecnica 1610 La morte di Enrico IV di Borbone vuoto La scienza di Galileo Galilei 1796 La campagna D’Italia vuoto La prima vaccinazione 1825 La carboneria vuoto La locomotiva a vapore 1842-1848 vuoto Positivismo L’effetto Doppler 1907 vuoto Decadentismo La teoria dello spaziotempo Le date scelte, fanno riferimento ai periodi in cui sono stati ripresi gli studi sulla superficie solare. STORIA La morte di Enrico IV Muore il 14 maggio, ENRICO IV di Borbone, re di Navarra e re di Francia. Dopo aver firmato un’alleanza con la Unione protestante tedesca contro i cattolici e gli Asburgo, un fanatico cattolico, Francois Ravaillac, lo assassina mentre il re percorre una strada di Parigi. Enrico educato dalla madre alla fede calvinista, nel 1569 divenne capo indiscusso del partito ugonotto in lotta contro il potente partito cattolico dei Guisa. Gli succede il figlio LUIGI XIII, di sole nove anni, sotto la reggenza di Maria de’ Medici, sposata da Enrico come abbiamo gia letto, nel 1600, dopo aver ripudiato la moglie Margherita di Valois. Maria de’ Medici presto si avvarr? di un personaggio molto singolare. Un giovane militare che non per sua scelta divenne vescovo. Lo troviamo fin d’ora reggente del novenne Luigi XIII. Maria lo nomin? prima elemosiniere, poi segretario di stato alla Guerra e agli affari esteri: il suo nome ARMAND RICHELIEU. Durante l’ancien regime il regicidio era naturalmente considerato il crimine piu’ grave che un suddito potesse commettere; durante l’esecuzione i carnefici e il pubblico si accanivano macabramente sul corpo del regicida. L’atroce supplizio del monaco Ravallaic (27 maggio 1610), l’assassino di Enrico IV, ? descritto con una certa dovizia di particolari e non senza spirito critico nelle memorie del viaggiatore polacco Jacob Sobieski. Inizia la campagna d’italia All’inizio dell’anno le difficolt? del Direttorio si erano accresciute con la caotica situazione delle finanze francesi, nonostante gli sforzi che il Direttorio stesso aveva compiuto per ricostruire l’apparato fiscale e liberarsi dalla massa esorbitante della circolazione monetaria cartacea. Ma proprio queste difficolt? interne spingevano il Direttorio ad una politica bellicosa: una vittoria militare gli appariva infatti come il solo modo per consolidare il proprio prestigio rispetto a Monarchici e Giacobini, ma anche per “risolvere” il problema finanziario con le “contribuzioni” dei paesi occupati. Ai primi del 1796, pertanto, l’infaticabile Lazzaro Carnot, che manteneva in seno al Direttorio le sue funzioni di direttore militare, progettava un’offensiva di grandi proporzioni, mediante due eserciti, agli ordini dei Generali Jourdane e Moreau, che avrebbero dovuto invadere la Germania e puntare su Vienna. Un terzo esercito, con forze minori, avrebbe dovuto facilitare questo piano, tenendo impegnate in Italia le forze del re di Sardegna e parte di quelle Austriache. 2 MARZO - Napoleone chiamato da Barras - che voleva in questo modo compensare i servigi resi in occasione della Rivolta parigina - viene nominato comandante supremo dell’Armata d’Italia. Nella strategia del direttorio la campagna in Italia era solo un’offensiva secondaria, la principale era invece quella che doveva essere sferrata sul Reno dai generali Jourdan e Moreau. A loro due furono affidate le migliori truppe. Al giovane ventisettenne Napoleone, misero a disposizione 38.000 soldati raccattati qui e l?, male armati, male equipaggiati, inesperti, insofferenti alla disciplina, abulici, e molti di loro per la prima volta inquadrati in un reparto militare. Doveva insomma pensarci Napoleone a farsi il suo esercito, a organizzarlo a disciplinarlo a metterlo in movimento. Napoleone scrisse al direttorio: “quello che esigete da me, sono miracoli, ed io non li posso fare”. Lui che ? dell’artiglieria, non ha nemmen ()
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Scarica Capitolo XI dei Promessi Sposi gratis

Materia: Letteratura Italiana
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A. Manzoni - La carestia e la fame scatenano l’irrazionale violenza popolare. Rivolte a Milano per il pane all’arrivo di Renzo - Il tumulto attorno al forno delle grucce cap XI La sera avanti questo giorno in cui Renzo arriv? in Milano, le strade e le piazze brulicavano d’uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l’intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pend?o. Ogni discorso accresceva la persuasione e la passione degli uditori, come di colui che l’aveva proferito. Tra tanti appassionati, c’eran pure alcuni pi? di sangue freddo, i quali stavano osservando con molto piacere, che l’acqua s’andava intorbidando; e s’ingegnavano d’intorbidarla di pi?, con que’ ragionamenti, e con quelle storie che i furbi sanno comporre, e che gli animi alterati sanno credere; e si proponevano di non lasciarla posare, quell’acqua, senza farci un po’ di pesca. Migliaia d’uomini andarono a letto col sentimento indeterminato che qualche cosa bisognava fare, che qualche cosa si farebbe. Avanti giorno, le strade eran di nuovo sparse di crocchi: fanciulli, donne, uomini, vecchi, operai, poveri, si radunavano a sorte: qui era un bisbiglio confuso di molte voci; l? uno predicava, e gli altri applaudivano; questo faceva al pi? vicino la stessa domanda ch’era allora stata fatta a lui; quest’altro ripeteva l’esclamazione che s’era sentita risonare agli orecchi; per tutto lamenti, minacce, maraviglie: un piccol numero di vocaboli era il materiale di tanti discorsi. Al mattino l’occasione del tumulto Non mancava altro che un’occasione, una spinta, un avviamento qualunque, per ridurre le parole a fatti; e non tard? molto. Uscivano, sul far del giorno, dalle botteghe de’ fornai i garzoni che, con una gerla carica di pane, andavano a portarne alle solite case. Il primo comparire d’uno di que’ malcapitati ragazzi dov’era un crocchio di gente, fu come il cadere d’un salterello acceso in una polveriera. - Ecco se c’? il pane! - gridarono cento voci insieme. - S?, per i tiranni, che notano nell’abbondanza, e voglion far morir noi di fame, - dice uno; s’accosta al ragazzetto, avventa la mano all’orlo della gerla, d? una stratta, e dice: - lascia vedere -. Il ragazzetto diventa rosso, pallido, trema, vorrebbe dire: lasciatemi andare; ma la parola gli muore in bocca; allenta le braccia, e cerca di liberarle in fretta dalle cigne. - Gi? quella gerla, - si grida intanto. Molte mani l’afferrano a un tempo: ? in terra; si butta per aria il canovaccio che la copre: una tepida fragranza si diffonde all’intorno. - Siam cristiani anche noi: dobbiamo mangiar pane anche noi, - dice il primo; prende un pan tondo, l’alza, facendolo vedere alla folla, l’addenta: mani alla gerla, pani per aria; in men che non si dice, fu sparecchiato. Coloro a cui non era toccato nulla, irritati alla vista del guadagno altrui, e animati dalla facilit? dell’impresa, si mossero a branchi, in cerca d’altre gerle: quante incontrate, tante svaligiate. E non c’era neppur bisogno di dar l’assalto ai portatori: quelli che, per loro disgrazia, si trovavano in giro, vista la mala parata, posavano volontariamente il carico, e via a gambe. Con tutto ci?, coloro che rimanevano a denti secchi, erano senza paragone i pi?; anche i conquistatori non eran soddisfatti di prede cos? piccole, e, mescolati poi con gli uni e con gli altri, c’eran coloro che avevan fatto disegno sopra un disordine pi? co’ fiocchi. - Al forno! al forno! - si grida. L’ assalto al forno delle Grucce Nella strada chiamata la Corsia de’ Servi, c’era, e c’? tuttavia un forno, che conserva lo stesso nome; nome che in toscano viene a dire il forno delle grucce, e in milanese ? composto di parole cos? eteroclite, cos? bisbetiche, cos? salvatiche, che l’alfabeto della lingua non ha i segni per indicarne il suono (El prestin di scansc.). A quella parte s’avvent? la gente. Qu ()
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Scarica Umorismo, riso e comicit gratis

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Breve appunto sul ‘900 Nel 1900 si realizza il concetto di societ? di massa, avviene cos? la nascita delle classi al posto delle caste con una conseguente consapevolezza della vita sociale. Le varie classi interagiscono fra loro e non vi ? pi? una distinzione netta e rigida come con le caste. Questi processi hanno facilitato la nascita degli stati moderni. La scuola di Stato divenne “patrimonio di tutti e non privilegio di pochi”; eterogeneit? dei componenti (appartenenza a diverse classi sociali: figli di avvocati, contadini, commercianti, operai…). Fu caratterizzato da: · Elevamento dell’obbligo scolastico (processi di alfabetizzazione). · Nuove tipologie di lavoro. · Processi di laicizzazione e di secolarizzazione della chiesa (papa Leone XIII); chiesa meno dogmatica ma pi? laica. · Emancipazione femminile: istituzione del suffragio universale. · Nuovo concetto di nazione: nuovo nazionalismo. · In filosofia la crisi del Positivismo coincide con la nascita del Decadentismo. Il Positivismo aveva portato alla nascita di tre correnti letterali: · Realismo (tratta di fenomeni storici); · Verismo (tratta di fenomeni sociali), movimento regionale soprattutto in Sicilia: Verga, Capuana · Naturalismo (tratta di fenomeni sociali) argomenti pi? universali: E. Zola Principali filosofi decadenti: Freud (padre della psicoanalisi), Nietzsche (teoria del Superuomo), Bergson (Spiritualismo), Max Weber (sociologia, scienze sociali). ()
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Scarica Il Surrealismo e Mir gratis

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Epica Da epos = parola Poesia epica = poesia recitata, parlata e non cantata ( si distingue dal melos = poesia cantata) Argomenti storici collegati con leggende Caratteristiche della poesia epica 1. il poeta pretende di essere ispirato direttamente dagli dei, la poesia ha valore sacro e religioso ( Omero ? considerato essere la Bibbia dei Greci) 2. il poeta pretende di dire la verit? 3. le imprese sono avvenute 4 secoli prima di Omero che vive nel VI secolo. (il passato ? presentato sempre pi? glorioso del presente, ? un modello da imitare) 4. Gli eroi della poesia greca sono coraggiosi, magnanimi, belli fisicamentee moralmente (es. Achille) Quattro caratteristiche fondamentali degli eroi epici: 1. kalokagaqia (bellezza fisica e morale) 2. areth =valore 3. kleos = gloria individuale (eccezione: Ettore pensa anche alla gloria della sua citt?) 4. aidws = vergogna del giudizio degli altri, vergogna di compiere azioni vili ()
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Scarica Biografia di Luigi Pirandello gratis

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Biografia di Luigi Pirandello Luigi Pirandello nacque a Grigenti - poi Agrigento - il 28 Giugno 1867 da Caterina Ricci-Gramitto e da Stefano Pirandello. Luigi trascorse la sua prima infanzia tra Grigenti e Porto Empedocle, sul mare. Assiduo lettore di romanzi, a dodici anni scrive una tragedia in cinque atti che rappresent? con le sorelle e gli amici. Nel 1880 il padre, vittima di frode, cadde in dissesto e la famiglia si trasfer? a Palermo. In quegli anni nacquero in Pirandello, fanciullo e poi adolescente, le prime appassionanti accensioni sentimentali; comincia, in quegli anni, la sua preparazione umanistica e si palesa la sua vocazione letteraria. Nel 1885 la famiglia si trasfer? a Porto Empedocle e Luigi rimase a Palermo, dove, lo stesso anno, termino’ il liceo. Ritornato a Porto Empedocle inizi? a prendere coscienza della realt? umana e sociale delle solfatare. Si iscrisse alle facolt? di legge e di lettere di Palermo, dove conobbe alcuni dei futuri dirigenti dei fasci siciliani. Nel Novembre del 1887 si iscrisse all’ Universit? di Roma. Visse per alcuni mesi in casa dello zio Rocco, luogotenente di Garibaldi ad Aspromonte. Scrisse in questo periodo alcune opere teatrali che sono andate perdute. Nel 1889 pubblic? Mal giocondo, una raccolta di poesie. In seguito ad un incidente con un insegnante decise di abbandonare l’ Universit? di Roma e continu? gli studi a Bonn, dove scrisse le liriche raccolte in Elegie renane e Pasqua di Gea. Il 21 Marzo 1891 si laure? con tesi sugli sviluppi fonetici dei dialetti greco-siculi. Nel 1892, rientrato a Roma, Pirandello collabor? a diverse riviste letterarie. Il 27 Gennaio 1894 spos? a Grigenti Maria Antonietta Portulano. Fra il 1895 e il 1899 nacquero tre figli: Stefano, Lietta e Fausto. Nel 1894 pubblic? una prima raccolta di novelle, Amori senza amore. Dal 1897 insegn? letteratura italiana all’ Istituto superiore di Magistero. Nel 1898 stamp? sulla rivista “Ariel” il primo testo teatrale, un atto unico dal titolo L’ epilogo, poi ribattezzato La morsa. Nel 1901 pubblic? il romanzo L’ esclusa e nel 1902 Il Turno. Nel 1904 una frana allag? improvvisamente la solfara nella quale il padre di Pirandello aveva investito i suoi averi e la dote di Maria Antonietta. Lo scrittore si trov? in gravi difficolt? economiche fino quasi al punto di suicidarsi. Sulla base di questa esperienza scrisse, nello stesso anno, Il fu Mattia Pascal. Continu? a collaborare al “Marzocco” e a alla “Nuova Antologia” e cominci? a dare lezioni private di tedesco e italiano. Nel 1908 venne nominato ordinario dell’ Istituto superiore di Magistero; nello stesso anno scrisse due saggi: L’umorismo e Arte e scienza. Il successo del Fu Mattia Pascal, tradotto subito in varie lingue, valse a Pirandello l’ ingresso nella importante Casa editrice Treves. Collabor? alla rivista “Trisettimanale politico-militare” e successivamente al “Corriere della Sera”. Nel 1910 pubblic? sulla “Rassegna contemporanea” il romanzo I vecchi e i giovani. Il 9 Dicembre 1910 vennero rappresentati al Teatro Metanasio di Roma gli atti unici La morsa e Lumie di Sicilia. Nel 1910 pubblico la raccolta di novelle La vita nuda.Nel 1913 Pirandello riscrisse I vecchi e i giovani, che venne pubblicato in volume da Treves. Nel 1912 pubblic? la raccolta di novelle Terzetti. La trappola, altra raccolta di novelle, usc? nel 1915, sempre per le edizioni Treves. In questi tre anni scrisse una cinquantina di novelle, tre cui Berecche e la guerra, in parte pubblicate in rivista , le pi? raccolte in volume. Nel Luglio del 1916 Angelo Musco port? al successo Pensaci, Giacomino! Pirandello, stimolato dall’ esito della commedia, scrisse altre opere teatrali: Il berretto a sonagli e Liol?, entrambe presentate da Musco. Nel 1917 scrisse le commedie Cos? ? (se vi pare), La giara e Il piacere dell’ onest?, che vengono presentate lo stesso anno. Queste opere segnarono il passaggio dal verismo all’ arte propriamente pirandelliana. Nel 1915 gli muore la madre, ()
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Scarica La dimensione religiosa nei Promessi Sposi gratis

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La dimensione religiosa nei Promessi Sposi Il sistema dei personaggi dei Promessi sposi ? forse quello che meglio esemplifica la concezione religiosa di A. Manzoni, in quanto nella vasta panoramica dei protagonisti della vicenda emergono figure storiche ( o legate al verisimile poetico ), che si rifanno alla vita della Chiesa del ‘600. Possiamo rintracciare in tali personaggi le linee fondamentali della spiritualit? manzoniana e del sistema di valori ed ideali in cui Manzoni crede. Numerosi sono i personaggi religiosi inseriti nella vicenda ma soprattutto quattro consentono di indagare le prospettive interpretative dell’autore circa la vita religiosa e la religiosit? del ‘600 ( due in chiave positiva e due in chiave negativa ). Padre Cristoforo ? il cappuccino che incarna lo spirito di servizio e di carit? del Cristianesimo. E’ combattivo contro il potere ingiusto ed arbitrario dei potenti ( Don Rodrigo ) ed ? al servizio degli oppressi ( Renzo e Lucia ). Egli stesso ? stato a suo tempo lo strumento della violenza del secolo ( Ludovico era il suo nome ed un’uccisione ha causato la sua conversione religiosa, con un atto di pubblica penitenza ). Durante la peste lo vediamo in prima fila, incurante del contagio, per esercitare fino in fondo lo spirito di carit? verso i malati ed i bisognosi. Combattivo e deciso verso gli uomini, insegner? a Renzo la piet? ed il perdono per il colpevole Don Rodrigo nel momento della sua morte. Egli stesso finir? vittima della sua generosit? e del suo spirito di sacrificio ucciso dal contagio della peste. E’ forse la figura pi? positiva di religioso di tutta l’opera insieme a quella del Cardinale Federigo Borromeo. Il Cardinale Federico Borromeo, vescovo di Milano al tempo della vicenda narrata nel romanzo ? in primo luogo personaggio storico, che testimonia per Manzoni l’enorme ruolo che la Chiesa ambrosiana ha avuto nel XVII secolo durante la negativa dominazione spagnola. Un ruolo di sostegno alla popolazione durante le calamit? ( carestia, guerra, peste ), di promozione culturale ( biblioteca ambrosiana ) ,di apostolato religioso e pi? generalmente di coesione sociale attorno ai valori cristiani. Nella vicenda dei Promessi sposi egli ha un ruolo centrale in quanto dall’incontro con l’Innominato scaturir? la conversione di quest’ultimo, che lo porter? a liberare Lucia. La maggiore autorit? locale, l’Innominato appunto, un tempo famoso solo per le sue malefatte ed il suo potere oppressivo e crudele sulla popolazione, si trasformer? addirittura in benefattore dopo la conversione guidata dal colloquio con Federigo. Manzoni dunque fa della figura del vescovo di Milano qualcosa di pi? di un personaggio positivo: ce lo mostra come l’autorit? storica discriminante per la sorte dell’intero milanese. Il Manzoni spiega il motivo fondamentale che aveva spinto Don Abbondio a diventare prete: l’ assoluta mancanza nel ‘600 di leggi che proteggessero i deboli dai prepotenti e dai malvagi. Cos? Don Abbondio, che non era certo nato con un cuore da leone, si era presto accorto di essere nella societ? in cui viveva ” come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di vasi di ferro “. Il curato aveva pertanto deciso di diventare sacerdote, cosa che gli avrebbe permesso di trascorrere una vita quieta e comoda, lontano dai disagi e dai problemi. Tutte le decisioni di Don Abbondio sono legate a questi tratti del suo carattere ( vilt?, paura di esporsi, connivenza sostanziale con i potenti ) e quindi la sua militanza cristiana ? debole ed equivoca. Mai si schiera apertamente per Renzo e Lucia, stenta a comprendere il senso profondo della conversione dell’Innominato e del discorso di rimprovero che gli rivolge il Cardinale Federigo Borromeo. La sua natura di uomo timoroso lo induce ad evitare ogni rischio legato ai doveri della sua condizione religiosa. ()
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Materia: Letteratura Italiana
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L’infinito di G.Leopardi Innanzitutto si pu? dire che questa lirica fa parte dei piccoli idilli. Svolge il tema che era moto diffuso in quei tempi, della tensione fortemente sentita dagli scrittori romantici sia italiani che europei. La meditazione nasce nella lirica da una situazione concreta in cui la possibilit? visiva di spaziare fino all’orizzonte ? impedita da un ostacolo (la siepe). Ma questo attiva l’immaginazione del poeta che in un primo momento si raffigura mentalmente l’infinito (versi 5,6,7). Poi viene riportato dalla voce del vento alla dimensione limitata del presente. Infine si immerge e si annulla con un brivido di piacere nel mare dell’infinito. A livello tematico la lirica si divide in quattro sezioni: Versi 1-3: nella prima viene descritta la situazione iniziale: il poeta si trova in un luogo determinato e famigliare (il colle) chiuso da una frontiera, questa siepe che limita alla sua vista. Versi 4-8: nella 2a sezione la mente del poeta supera il limite contingente e immagina l’infinito le cui caratteristiche sono l’assenza di limiti, il silenzio, la quiete, la pace (“profondissima quiete”) di fronte a tanta vastit? il cuore del poeta trova un moto di sgomento, di turbamento. Versi 8-13: nella 3a sezione il poeta viene ricondotto alla realt? dalla voce del vento (“il vento odo stormir…”) e incominciare ad istituire mentalmente un paragone tra il finito e l’infinito spostandosi dalla dimensione spaziale a quella temporale. Versi 13-19: nell’ultima sezione il poeta approda nuovamente all’infinito che torna ad essere connotato con indicazioni spaziali (“questo mare”). Il poeta si immerge in questa sensazione dell’infinito provando in questo totale annullamento del suo essere una sensazione di sconfinata dolcezza. Come si vede a livello tematico la poesia ? caratterizzata da una continua tensione fra finito e infinito che si pu? cogliere anche a livello lessicale. Infatti, mentre nei primi due versi in cui viene descritto il luogo chiuso e limitato che rappresenta il finito, il poeta adopera esclusivamente parole monosillabiche e bisillabiche. Nel momento in cui si passa dalla posizione del finito all’infinito si nota la predominanza di parole polisillabiche intenzionalmente dilatate dall’enjabements. L’alternanza di parole bisillabiche e polisillabiche si pu? rilevare anche nelle sezioni del testo secondo che il poeta parli del finito o dell’infinito. Sul piano sintattico, l’attenzione va rivolta all’uso di « questo » e « quello » e alla struttura dei periodi. Leopardi attraverso l’uso alternato di « questo » e di « quello » guida il lettore nel suo cammino oscillante fra finito e infinito. Questo con la funzione di aggettivo o di pronome viene adoperato per esprimere vicinanza ora al finito ora all’infinito. Quello in funzione di aggettivo o di nome viene adoperato per esprimere la lontananza ora al finito ora all’infinito. La siepe ? indicata col pronome « quella » per dire che il poeta ? ormai lontano dal finito (verso cinque). Nei versi 4,5,6 abbiamo un’inversione del periodo. Infatti Leopardi mette prima i complementi oggetto e in fondo il soggetto e il verbo. Il soggetto che chiudeva l’enunciato precedente si trova all’inizio del periodo. L’Io fisico riacquista la padronanza di s? e si prepara alla totale immersione nell’infinito. Nel penultimo verso torna l’inversione sintattica mentre nell’ultimo il pronome personale ? collocato al centro delle due parole chiave, « naufraghe » e « dolce », quasi ad esprimere anche sintatticamente l’idea dell’immersione dell’Io nell’infinito. I due concetti di finito e infinito sono espressi non solo attraverso il significato delle parole ma anche mediante l’intreccio delle strutture lessicali, sintattiche, metriche e fonetiche. Livello metrico Quindici versi in endecasillabi sciolti (ha adottato un numero di versi vicino a quella del sonetto che ? la forma pi? adatta all’espressione della soggettivit? ()
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