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Materia: Storia
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La politica interna delle grandi potenze dopo il 1848 FRANCIA: -Il Secondo Impero imposto ai Francesi dopo il colpo di stato da Napoleone III si configurò come un regime profondamente autoritario e conservatore. La classe che maggiormente si riconosceva in questo nuovo sistema politico fu la borghesia industriale e finanziaria. La politica imperiale di Napoleone III, oltre a reprimere sistematicamente ogni spinta democratica e popolare, favorì lo sviluppo industriale e gli interessi di questo nuovo ceto di uomini d’affari. L’appoggio della Chiesa, che conservava la sua base di consenso nelle campagne, garantì al Secondo Impero l’adesione delle masse contadine. Dopo il 1860, però, crebbe l’opposizione democratica che obbligò l’imperatore ad avviare una serie di riforme. Esse favorirono innanzitutto il proletariato urbano, cresciuto enormemente di numero, il cui appoggio era indispensabile per la stabilità del regime. Napoleone III avviò una politica estera espansionistica volta a fare della Francia la potenza egemone a livello continentale. Questa politica si rivelò piena di contraddizioni che alienarono all’imperatore l’appoggio della Chiesa e suscitarono l’opposizione della Prussia, la cui forza militare travolse infine l’impero francese: il 01 settembre 1870, a SEDAN, le truppe francesi vennero sbaragliate da quelle prussiane e lo stesso Napoleone III fu fatto prigioniero. Tre giorni dopo, per iniziativa dei liberali moderati, l’Impero venne dichiarato decaduto e fu proclamata la Repubblica. GERMANIA: -Per quanto riguarda gli Stati Tedeschi il processo di unificazione fu preceduto da un periodo di forte progresso economico, che determinò la quasi estraneità della borghesia tedesca al processo di realizzazione dello STATO UNITARIO : le caste militari e l’aristocrazia fondiaria (JUNKERS) non lasciarono spazio politico ai nuovi ceti imprenditoriali ed alle iniziative dei movimenti democratici. L’unità della Germania fu costruita dall’alto in un rapido processo di conquista militare degli Stati Tedeschi ad opera di Otto von Bismark e del sovrano di Prussia, Guglielmo I. INGHILTERRA: -L’Inghilterra durante il lunghissimo regno di Vittoria I, raggiunse 2 primati: l’essere col suo impero coloniale «padrona del mondo» e con il suo sistema industriale la «fabbrica del mondo». Questi due primati erano strettamente collegati: le ingenti ricchezze accumulate nell’industrializzazione vennero investite nella formazione dell’immenso impero coloniale, che a sua volta consentì un’ulteriore prosperità economica della madre patria. Sul piano politico la Corona ed i Governi britannici seguirono un duplice orientamento: 1) garantire l’equilibrio fra gli Stati Europei e favorire l’affermazione delle spinte nazionalistiche; 2) evitare le spinte delle classi lavoratrici con una politica riformatrice. Essere la nazione più ricca del mondo rese possibile tutto ciò: le risorse erano tali da garantire un relativo benessere delle classi lavoratrici. La strategia riformistica venne abbandonata nella QUESTIONE IRLANDESE nella quale si manifestavano un conflitto d’interessi e radicali spinte autonomistiche dell’Irlanda; prevalsero, quindi, gli orientamenti conservatori: il liberale William Gladstone non ebbe più l’appoggio inglese ed il suo posto fu preso dal conservatore Benjamin Disraeli, intransigente avversario dell’autonomismo irlandese. AUSTRIA e RUSSIA: -Nei Balcani Russia ed Austria erano le 2 potenze dominatrici subito dopo il 1814/1815. Dopo mezzo secolo questo potere era venuto meno; del resto il cuore dell’Europa si era spostato verso Parigi, Berlino e Londra. L’Austria aveva perduto i domini italiani ed il controllo degli Stati Tedeschi, che subivano l’attrazione della Prussia. La Russia aveva visto bloccate le proprie mire espansionistiche verso i Balcani e ciò l’aveva confinata al ruolo di Stato periferico, incapace di influenz ()



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