La nuova era: l XX secolo
Materia: Storia
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La nuova era: ìl XX secolo “ Il centro culturale più potente che resiste alla rivoluzione industriale è proprio il vecchio continente. Per la nostalgia della propria storia e per lo strapotere della politica. Dovreste esempio dall’America dove c’è gente che, a quarant’anni, va all’università per cambiare vita….” “ (Francis Fukuyama) Il viaggio nel XX Secolo è quasi giunto al termine: ha portato milioni di persone verso la libertà, altre verso sofferenze e atrocità senza precedenti. Ma nell’ultimo decennio è aumentato il numero di persone che hanno preso la stessa direzione, forse non beneficiano della grande ricchezza della città, sempre più simili tra loro in tutto il mondo, ma le aspettative aumentano ovunque. Varie generazioni hanno visto il 900 e ora il 2000 e affermano che “ questo è un mondo completamente nuovo e che ci sono stati più cambiamenti nel corso della loro vita che nel millennio precedente; ora tutto è cambiato, si è ridotto ad una piccola sfera mentre un tempo sembrava sconfinato”. La scienze continua a ridurre le distanze fisiche, le comunicazioni e gli affari attraverso i confini nazionali, sembra quasi che la politica sia stata eclissata dall’economia; insomma, la vita è stata trasformata dalle nuove tecnologie e dall’espansione del mercato. E’ sorto un processo definito: “globalizzazione”. Alla fine del 1900 il ritorno dì questi cambiamenti sta aumentando, nuove forze incalzano. Alla fine degli anni ‘70 il mondo era ibernato nelle divisioni politiche della guerra fredda senza alcuna prospettiva di disgelo: la divisione tra est e ovest con i sistemi politici in competizione era durata trentacinque anni; le olimpiadi invernali del 1980 hanno mostrato la tensione tra le due superpotenze. La partita di hockey tra Unione Sovietica e Stati Uniti era stata definita “la guerra fredda sul ghiaccio “. Ma l’isterismo dei tifosi nasconde un disagio crescente da entrambe le parti; l’America, patria del capitalismo era stata colpita dall’aumento del petrolio e dalla recessione. L’apparato della pianificazione comunista sovietica lotta solo con il peso degli enormi stanziamenti per la difesa; a dieci minuti dal finale erano ancora in parità, ma la squadra americana ha ancora una possibilità. Segnò, infine, il capitano americano Miko Eruzione, il quale affermò che si trattava di una vittoria incredibile: forse il risultato più importante di tutti i tempi. Le due potenze interpretarono il risultato politicamente e mentre per i Sovietici fu il segno di una sconfitta nazionale, per gli Stati Uniti, rappresentò la superiorità del sistema americano. Lo stesso presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, affermò che questa vittoria rappresentava uno dei momenti di maggiore orgoglio che mai fosse stato vissuto. In Unione Sovietica i festeggiamenti per il ritorno della squadra di hockey erano stati annullati. A Leningrado dove ha avuto inizio il grande esperimento comunista, la gente sa già che l’America sta vincendo la contesa, perché dà ai suoi lavoratori paghe più alte, ma i ricchi non sono previsti. Nelle fabbriche di Stato gli operai ricevono la stessa paga, 300/350 rubli al mese, indipendentemente dal modo in cui lavorano perché per loro il lavoro non destava interesse, né ne erano attratti. Nonostante questo torpore i Sovietici usufruiscono di un lavoro sicuro, d’appartamenti economici, di un servizio sanitario gratuito e della pensione. Un ispettore della fabbrica di carri armati a Leningrado, ricorda che ogni anno andavano in vacanza al sud in un centro termale e quando tornavano avevano ancora denaro a sufficienza per vivere. Anche nel sistema capitalistico gli operai si sentono sicuri: benessere e servizi pubblici dal governo in cambio di tasse alte. Negli Stati Uniti, alle acciaierie Kaiser, la vita degli operai era già programmata: l’acciaieria era tutta la loro vita e se non ti facevi licenziare avevi un lavoro sicuro per sempre. La Kaiser non è ()
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