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Materia: Temi e saggi
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La degradazione della persona alcolizzata traccia “L’alcol nel passato e nel presente: tra mito e degrado, tra stile di vita e malattia, tra sano completamento del cibo ed esagerazione pericolosa per la salute.” svolgimento Sento un lamento lontano, parole farfugliate a caso che fanno fatica a sistemarsi entro gli schemi di un discorso coerente… Ecco, ora lo vedo, nel buio di una strada deserta, illuminata dalla luce pallida della luna, un uomo cammina barcollando, trascina la spalla addosso al muro delle case per non cadere, è ubriaco…Crolla, appoggiato a un palo, la sua bocca è ora digrignata verso la luna piena, l’abbandono delle sue mani su una bottiglia quasi vuota di brandy penetra nel silenzio della notte…La luna ne vede tante di queste scene ogni sera, non importa che giorno della settimana sia, se siano soli o in gruppo, se siano vecchi o giovani, ma ne vede veramente tante di queste scene… Queste persone, non saprei come chiamare altrimenti i protagonisti di questi tristi atti, non sono dei malati, la loro non può essere definita una vera e propria malattia, anche se è una vera e propria dipendenza, un modo sregolato di vivere. Possiamo forse intenderlo così l’alcolismo: una scelta sbagliata davanti ai problemi che la vita ci riserva, un rifugio, una via di fuga dalla realtà. Lo saprete anche voi che quello di cui stiamo parlando è un problema vecchio quanto l’uomo, la cui origine si perde nel ricordo degli uomini, ma che solo negli ultimi due secoli ha assunto proporzioni via via più grandi. Fu il mondo greco che nell’antichità per primo divinizzò il vino, la più diffusa bevanda alcolica di allora: mi riferisco al personaggio controverso di Dioniso. Lo vediamo nelle statue e negli affreschi “rubicondo e riccioluto, con le grazie di Afrodite e la perfidia di Zeus”, così lo descriveva Euripide nelle “Baccanti”, l’ultima delle sue tragedie. Il vino, e quindi l’alcol più in generale, è sempre stato considerato da una parte farmaco e dall’altra droga. “Senza Dioniso no c’è Afrodite” scrive ancora Euripide ricordando le orge bacchiche sulle montagne. Il vino era visto come un farmaco, una specie di moderno antidepressivo, che catapultava in una dimensione nuova, di felicità, una specie di viaggio nell’oblio e, nonostante siano passati più d duemila anni, ancora oggi sono molti coloro che cercano in questo modo la salvezza dalla vita e dai suoi problemi. L’alcol era e resta ancora oggi per le stesse ragioni una droga, un elemento il cui eccesso ti può far provare sensazioni di liberazione, ma che in realtà ti lega a sé in un vortice da cui è difficile uscire. L’alcol è oggi quasi una droga legale se assunto senza moderazione, e se nel passato le baccanti sfogavano la loro violenza e il loro eccitamento sulle montagne, oggi le persone ubriache barcollano felici nelle strade delle città oppure, in preda all’altro effetto che l’eccesso di alcol porta, siedono depressi in qualche angolo. Se intervistassimo un medico a proposito dei danni fisici che l’alcol porta, di sicuro ci farebbe un elenco di malattie (disturbi gastrici, al fegato, cirrosi epatica, ipertensione arteriosa,…), ma d’altra parte ci direbbe anche che non occorre una laurea in medicina per capire che, come nella maggior parte delle cose, l’alcol danneggia quando se ne fa un uso smodato e continuo. Un po’ di vino durante i pasti fa anche bene alla salute del nostro circolo sanguigno, è l’eccesso che danneggia. Così ancora il nostro dottore continuerebbe facendo una distinzione tra il bevitore occasionale che regge più o meno bene l’alcol assunto diventando più o meno pericoloso per chi gli è attorno, dall’alcolista cronico che beve continuamente spinto da ragioni psicologiche profonde, che cerca nell’alcol una via di fuga dalla terra verso chissà quale iperuranio. Così queste persone sono soggette a un progressivo decadimento etico, perdita di memoria e perdita di valori. Se però sono questi ultimi ad avere bisogno di ()



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