La crisi del 1929

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Materia: Storia
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La crisi del 1929 1. Fino al 1928 gli USA vivono una crescita economica senza precedenti Gli Stati Uniti d’America, dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, oltre a esportare i loro prodotti agricoli e industriali in Europa, avevano anche aiutato le industrie delle nazioni europee a risollevarsi dalla crisi del dopoguerra investendo grandi somme di danaro. La produzione industriale e agricola degli Stati Uniti aveva avuto così un fortissimo incremento, fino a toccare punte di grande prosperità e benessere. Anche le economie europee, fin dal 1925, avevano dato segnali di ripresa: la produzione industriale e agricola stava tornando ai livelli dell’anteguerra. Durante questo periodo di forte crescita economica si era diffusa in America una grande fiducia, e tutto lasciava credere che la macchina produttiva americana non si sarebbe arrestata e che la ricchezza fosse facilmente a portata di mano. Questo diffuso ottimismo si manifestò soprattutto in borsa, un luogo in cui vengono acquistate e vendute azioni, cioè piccole quote che rappresentano il capitale di una società. Tra il 1925 e il 1928 il valore delle azioni scambiate a Wall Street, la borsa di New York, salì vertiginosamente. I risparmiatori e gli imprenditori confidavano sul fatto che le azioni, acquistate a un certo prezzo, potessero fruttare ingenti guadagni se rivendute a distanza di tempo per un valore superiore a quello di acquisto. 2. Gli Stati Uniti producono troppo: il 1929 è l’anno della grande crisi Nell’ottobre 1929, improvvisamente, avvenne il crollo. Infatti la produzione era talmente aumentata che non trovava più, né in Europa né in America, tanti acquirenti quanti ne sarebbero stati necessari. Si verificò dunque un forte squilibrio tra la produzione e i consumi: di conseguenza, i prodotti restarono invenduti nei depositi. Le industrie non riuscivano più a vendere e molte di esse fallirono, perché i proprietari non erano più in grado di restituire alle banche i soldi avuti in prestito per potenziare le loro industrie; allo stesso modo gli agricoltori non riuscirono a restituire i prestiti avuti per comperare le macchine agricole che avevano permesso loro di aumentare la produttività delle terre. Con gli industriali e gli agricoltori fallirono anche numerose banche, che avevano concesso loro danaro in prestito. 3. Il presidente Hoover si dimostra incapace ad affrontare l’ondata di crisi L’ondata di crisi travolse anche la borsa. L’improvviso crollo dell’economia indusse gli investitori a rivendere al più presto le azioni comperate. In pochi giorni a Wall Street non c’era più nessuno disposto ad acquistare. Il valore dei titoli si ridusse drasticamente, mandando sul lastrico tutti coloro che avevano impegnato i loro risparmi e i loro capitali in operazioni di borsa. Alla perdita di denaro, in molti casi, si aggiunse quella del posto di lavoro: molte imprese, infatti, furono costrette a chiudere i battenti e a mandare a casa i loro dipendenti. Negli USA, nella fase più acuta della depressione, si contarono circa 13 milioni di disoccupati e si registrarono numerosi suicidi. Nella sola giornata del 24 ottobre, il drammatico “giovedì nero” in cui crollò Wall Street, si tolsero la vita ben 11 persone. L’allora presidente degli Stati Uniti, il repubblicano Hoover, negò sussidi alla massa dei disoccupati e ritenne che, per superare la crisi, fosse necessario piuttosto concedere aiuti agli imprenditori e ridurre le spese dello Stato. Questi rimedi non riuscirono a far fronte alla situazione critica di quegli anni e diffusero nella popolazione americana sconforto e sfiducia. Si giunse così alle elezioni presidenziali del 1932, che registrarono la sconfitta di Hoover e la vittoria del candidato democratico, Franklin Delano Roosevelt. 4. Il New Deal di Franklin Delano Roosevelt Franklin Delano Roosevelt (1882- 1945) fu un uomo politico di grande rilievo e fascino e ben accetto alle masse popol ()

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