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Materia: Storia
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I caratteri socio-economici dell’800 L’Ottocento fu il secolo in cui la borghesia realizzò in Europa il proprio integrale predominio su vari aspetti, da quello politico a quello economico e culturale. L’importanza storica della borghesia è legata a due fattori che caratterizzano la storia dell’800: lo sviluppo della produzione industriale e il definitivo passaggio da un’economia di sussistenza ad un’economia di mercato. L’agricoltura, che per millenni aveva dominato la vita economica, cedette il primato alle attività industriali e manifatturiere. I progressi dell’industrializzazione furono dovuti a molteplici fattori: · la realizzazione e la diffusione delle innovazioni tecnologiche, · la concentrazione delle attività produttive in unità di sempre maggiori dimensioni e la loro distribuzione sul territorio, · la diffusione delle ferrovie e della navigazione a vapore che produssero una crescente integrazione economica tra le diverse aree dell’Europa e del mondo. Le trasformazioni agricole, industriali e lo sviluppo commerciale comportarono un’estensione notevole negli scambi. Il mercato assunse così dimensioni mondiali e la legge del profitto e della concorrenza investì ogni logica economica. L’espansione produttiva e commerciale e la meccanizzazione provocarono fenomeni molto diversi fra di loro: si ebbe un aumento della popolazione europea e s’incrementò l’urbanizzazione. Nel XIX sec. lo sviluppo demografico fu il risultato della permanenza di alti tassi di natalità e del progressivo abbassamento della mortalità infantile. L’aumento della popolazione europea sarebbe stato ancora superiore se non fosse stato compensato da fenomeni migratori. All’aumento della popolazione si accompagnò la sua distribuzione territoriale, con una crescita senza precedenti delle città, in termini sia d’abitanti, col cosiddetto fenomeno dell’urbanizzazione, sia di superficie. La concentrazione delle industrie nelle grandi città provocò trasformazioni profonde. Le città cessarono di essere la sede in cui i nobili e proprietari terrieri vivevano la loro vita lussuosa e divennero sempre più spazi in cui l’attiva borghesia industriale realizzava la produzione e organizzava la distribuzione e la vendita di merci e capitali. La concentrazione delle fabbriche richiese una forte presenza di manodopera; si formò così il cosiddetto proletariato urbano, il quale cominciò gradualmente ad organizzarsi per ottenere migliori condizioni di lavoro e riforme sociali e previdenziali. Attraverso le lotte il proletariato arriverà, nelle nazioni più progredite, ad ottenere il diritto all’istruzione, la diminuzione dell’orario lavorativo, l’aumento del tempo libero. Il paesaggio delle città industriali cambia radicalmente. Il centro della città, dove risiede la grande borghesia, diviene il cervello dell’organizzazione politica ed economica. Qui la grande borghesia dirige le sue imprese, cerca di influenzare a proprio favore i parlamenti, lega ai propri interessi la stampa e la pubblicità; ma nella città vive anche la media e piccola borghesia impiegata nell’amministrazione statale e nelle professioni liberali: magistrati, avvocati, notai, giornalisti, ecc… La grande massa di proletariato inurbato andrà a collocarsi nelle periferie dove mancano servizi essenziali, organizzazioni sociali e sanitarie e dove si evidenziano le più grandi patologie urbane (prostituzione, alcolismo, criminalità, malattie infettive). L’avvento dell’industria aveva creato il presupposto di una sempre più diffusa corsa alle materie prime. In un periodo caratterizzato da una forte espansione industriale e da un diffuso nazionalismo l’esplorazione assunse un ruolo di notevole importanza nell’apertura di nuove conoscenze territoriali e nell’accrescimento del prestigio nazionale. D’altronde i colonialisti ritenevano spesso di agire in base a un principio nobile e disinteressato: quello di portare il progresso presso genti meno sviluppate, sp ()



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  1. marsifal:

    grazie

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