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Materia: Storia
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Le guerre sannitiche L’assetto dato al Lazio non era certamente definitivo, ma Roma potè riprendere la sua espansione verso mezzodì, includendo Formia e Fondi, forse città volsce, nella lega latina, e costringendo gli Aurunci a entrare nell’amicizia romana. A questo modo i Romani e i Latini si aprivano la via alla Campania, ma anche a un nuovo contrasto con la forte popolazione dei Sanniti che già erano scesi in quella regione, e, a contatto con gli Etruschi e coi Greci, erano civilmente progrediti. Il benessere dei Campani era un’attrattiva per la conquista da parte dei Sanniti più arretrati, e un conflitto fra questi e la lega di Capua provocò l’intervento dei Romani chiamati da Capua in propria difesa. Così nel 343 a. C. scoppiò la prima guerra sannitica che si esaurì in breve periodo di tempo, ma le cui vicende sono assai oscure e dubbia la vittoria dei Romani. Sulla conclusione della pace (341 a. C.) è probabile che agissero, per i Sanniti e i Lucani loro consanguinei, il pericolo di un’offensiva dei Greci e per i Romani quello di una nuova pericolosa insurrezione dei Soci Latini. La nuova guerra contro la Lega Latina (340-338 a. C.) infatti si presentava difficile per la identità di lingua e degli ordinamenti militari dei due contendenti, donde le disposizioni disciplinari severe dei consoli T. Manuo Torquato e P. Decio Mure, ai quali si riferiscono episodi leggendari. Le truppe della campagna sono segnate nei Fasti Trionfali Roma nell’anno 340 a. C. trionfò sui Latini, Campani e Sidicini; nel 339 sui Latini; nel 338 su Pedo, Timur, Anzio, Lavinio e Velletri. La lega Latina fu disciolta e fu tolto alle città latine il di-commercio fra loro. L ritto di connubio e Stato Romano, enorme mente accresciuto il territorio, era diventato se non il più vasto certo il più forte d’Italia. La fondazione della colonia fortificata di Fregelle nell’anno 328 e l’intervento a Napoli furono causa della seconda guerra sannitica (327-304 a. C.). La lotta fu a lungo incerta, data la struttura della legione romana non adatta a combattere nella regione montuosa del Sannio. Due legioni furono sorprese in una gola presso Caudio (Forche Caudine) forse fra Arienzo e Montesarchio e costrette a passare sotto il giogo (321 a. C.). I Romani però modificarono la rigida struttura della legione e la nuova ripresa è segnata dalla tradizione e dai Fasti con l’opera del console L. Papirio Cursore vincitore dei Sanniti a Luceria. Gli Etruschi, risvegliatisi, vennero nuovamente battuti nel 310 dall’audace marcia del console Quinto Fabio Rulliano oltre la Selva Ciminia e costretti alla pace (309 a. C.). La rivolta degli Ernici, inattesa dopo quasi due secoli di costante fedeltà, fu presto domata. I Sanniti, perduta la loro capitale Boviano, dovettero piegarsi alla pace, mantenendo la loro autonomia, rinunciando a pochi territori tra cui Fregelle, e abbandonando ogni pretesa nella Campania, nell’Apulia e presso i popoli vicini, come i Marsi, i Peligni, i Frentani, ecc. con i quali Roma strinse accordi che le riconoscevano la supremazìa. Le guerre però non erano finite. Nella terza guerra sannitica contro Roma (298-290 a. C.) i Sanniti riuscirono a formare una potente coalizione con i Galli, gli Etruschi, gli Umbrì, i Sabini e a congiungere il proprio esercito con le forze degli alleati. Ma Roma nell’anno 295, a Sentino nel territorio degli Umbri (Civita di Sassoferrato), inflisse una decisiva disfatta ai Sanniti e ai Galli, che assicurò il duraturo predominio romano su tutta l’Italia centrale. I Galli, gli Umbri e gli Etruschi fecero pace; i Sanniti e i Sabini furono ancora sconfitti ad Aquilonia nel 293, e dovettero sottomettersi. Furono fondate nel 283 a. C. le colonie di Sena Gallica (Senigallia) sull’Adriatico e, nell’Apulia, di Venosa lo Stato romano abbracciò allora circa 20.000 kmq. e 60.000 il territorio degli alleati, gli abitanti, complessivamente, ammontavano a tre milioni. ()



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