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Materia: Storia
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La prima rivoluzione industriale Nel MedioEvo le grandi aree tessili si concentravano soprattutto nell’area delle Fiandre e dell’Italia centro-settentrionale (Toscana e Lombardia). Tuttavia, nel corso del 1400, la crisi che invest? il vecchio sistema delle CORPORAZIONI, che garantivano una limitata concorrenza e fornivano manodopera e prodotti altamente qualificati, port? i mercanti-imprenditori a trovare conveniente spostare il centro dei loro interessi verso quei villaggi in cui pi? deboli erano i poteri corporativi. Fu cos? che Tournai, Valenciennes o Hondschoote da semplici villaggi divennero medie cittadine impegnate nella produzione tessile. La manifattura tessile fiamminga venne orientata verso prodotti leggeri ed a buon mercato. In quest’ambito si fece largo il cosiddetto lavoro a domicilio che veniva svolto direttamente a casa propria da quello che era un vero e proprio proletariato, che per un salario bassissimo accettava spesso di occupare i tempi morti dell’anno per compiere lavori meno qualificati, come la tessitura. Anche in Inghilterra il Cinquecento fu secolo di grande sviluppo dell’industria tessile con il sistema del «domestic system» (LAVORO A DOMICILIO). L’ottima lana inglese veniva utilizzata soprattutto a livello nazionale; le Fiandre infatti si servivano, per la maggior parte, delle lane provenienti dalla Spagna. Tuttavia ci? non precluse alle esportazioni inglesi di poter contare su un’ascesa costante sul continente europeo, tanto che all’inizio del ‘600 gli ottimi tessuti inglesi, cos? vari nelle gamme e nei prezzi, entrarono nel Mediterraneo facendo una seria concorrenza ai prodotti italiani. La crescente domanda di lana spiega la tendenza all’ampliamento dei prati per il pascolo ovino e la recinzione di quelle terre su cui si sperimentavano le colture foraggere intensive. All’inizio del 1500 Firenze conservava un posto di rilievo nella produzioni tessile europea; si pu? dire che tutta l’Italia centro-settentrionale poteva vantare un volume di affari complessivo superiore a quello inglese. I centri tessili italiani furono per? danneggiati dalla guerra che oppose la Spagna di Carlo V alla Francia di Francesco I. Tuttavia gi? nel 1550/1560 la Toscana e la Lombardia avevano recuperato le loro precedenti posizioni. La Lombardia e soprattutto Firenze rimanevano fedeli al prodotto di alta qualit? ed alto prezzo. In Italia il lavoro a domicilio non prese piede e cos? non si stabilirono, come successe altrove, forti rapporti economici fra citt? e campagne. Lo sviluppo della produzione tessile fu dovuto in larga misura al settore della SETA; conseguentemente il mercato della lana sub? una grossa contrazione. Le industrie tessili nell’Europa del ‘500 costituivano una parte rilevante dell’attivit? manifatturiera, ma non si possono trascurare anche altre attivit? quali quelle legate all’edilizia, all’arredamento, all’abbigliamento, agli eserciti ed agli armamenti. Sempre pi? imponente divenne la produzione di libri stampati. Ma l’Europa cinquecentesca era anche mondo di grandi flotte lanciate per tutti i mari del globo, e quindi un mondo divoratore di materiali da costruzione. Il ferro era presente negli attrezzi agricoli, per la produzione di oggetti comuni quali chiodi, coltelli, catene ecc., ma ancora maggiore importanza aveva il legno specie per il settore manifatturiero. Alla sua innegabile valenza come materia prima si accompagnava il suo uguale predominio come materia combustibile. Un suo sostituto era il cosiddetto carbone minerale, gi? noto prima del 1500, che si raccoglieva in superficie e scavando pozzi non troppo profondi. I limiti del suo utilizzo massiccio erano per? le sue alte propriet? inquinanti ed i danni alle produzioni industriali con i gas emessi durante la combustione e con l’eccessivo calore. I costi del carbone erano per? assai pi? bassi di quelli della legna e cos? gli inglesi decisero di adattarsi ai suoi inconvenienti, preferendo produ ()
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