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Materia: Filosofia
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La critica a Cartesio: verum ipsum factum La prima posizione polemica di Vico nei confronti del razionalismo cartesiano ? contenuta nel De nostri temporis studiorum ratione . L’ orazione , che si proponeva di mettere a confronto l’ organizzazione degli studi - in questo senso va intesa la “ratio studiorum” del titolo - dei moderni con quella degli antichi , rimprovera alla “critica” moderna (cio? al metodo di Cartesio ) di non educare i giovani all’ eloquenza , privilegiando le attitudini logico-matematiche sull’ esercizio della fantasia e della memoria . Ma la nuova filosofia francese ? viziata da un errore ancora pi? grave : essa pretende che l’ uomo , attraverso l’ impianto logico-matematico della sua ragione , non si limiti a costruire una fisica intesa come interpretazione congetturale della natura , ma conosca il mondo naturale cos? come esso ? in realt? . Occorre invece distinguere nettamente tra ci? che ? opera dell’ uomo , e in quanto tale pu? essere pienamente conosciuto e dimostrato ( come la matematica ) , e ci? che ? opera di Dio , e in quanto tale pu? essere solo contemplato senza giungere a conoscerlo dimostrativamente ( come la natura fisica ) . Ma i nostri dotti affermano che la fisica , che essi insegnano con quel metodo (geometrico) , e la natura stessa , e che , dovunque uno si volga a contemplare l’ universo , vede questa fisica (…) . In realt? queste cose di fisica , che si cerca di far passare come vere in forza del metodo geometrico , sono verosimili , e dalla geometria assumono il metodo , non la dimostrazione . Dimostriamo le cose geometriche perch? le facciamo ; se potessimo dimostrare le fisiche , le faremmo . La nozione della corrispondenza tra ci? che ? vero e ci? che viene fatto dal soggetto che conosce ( verum et factum convertuntur ) , gi? accennata in queste affermazioni della orazione settima , viene ripresa e sviluppata nel De antiquissima Italorum sapientia . L’ idea che la scienza sia conoscenza di cause ? ampiamente diffusa nella filosofia precedente a Vico : ma egli interpreta tale definizione - subendo probabilmente l’ influenza di Hobbes - nel senso che soggetto conoscente e causa agente debbono coincidere : si conosce solo ci? di cui si ? causa , ovvero si conosce solo ci? che si fa . Il mondo naturale , che non ? fatto dall’ uomo , ma creato da Dio , pu? essere conosciuto pienamente soltanto da Dio . L’ uomo invece conosce , in quanto fa , prima di tutto la matematica , poi le altre scienze astratte , nell’ ordine e nella misura della loro astrazione e artificialit? : in altri termini esse sono tanto pi? conoscibili quanto pi? si allontanano dalla realt? naturale creata da Dio . L’ identit? di vero e di fatto equivale alla negazione dei capisaldi della gnoseologia cartesiana . In primo luogo , infatti , essa implica una netta distinzione della scienza , che ? conoscenza diretta delle cause , dalla semplice coscienza di una cosa , che prescinde dalla conoscenza . Ma ci? significa rifiutare il principio cartesiano dell’ evidenza , la quale consiste appunto nel fatto che la verit? si presenta immediatamente alla coscienza ( si ? visto a suo tempo come in Cartesio anche la deduzione sia riconducibile a una forma di intuizione ) . Di conseguenza , a Vico appare impossibile porre a fondamento della metafisica il “cogito” : esso , come semplice atto di coscienza che ? sede dell’ evidenza , non ? causa della realt? metafisica che pretende di conoscere . Il “cogito” non ? , come credeva Cartesio , la verit? fondamentale (il “primo vero”) da cui possono essere derivati tutti gli altri conten ()



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