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Materia: Filosofia
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Diritto, morale e societ? L’idea dell’essere o lume della ragione sta anche alla base della filosofia morale rosminiana; infatti il suo imperativo fondamentale ? ‘ Segui nel tuo operare il lume della ragione ‘ . Ma il lume della ragione non ? la ragione umana, come aveva preteso Kant, tanto meno la ragione dei singoli individui, come sostengono le filosofie empiristiche e utilitaristiche: se cos? fosse, le norme morali fondate sulla ragione sarebbero variabili e contingenti; in realt?, come Dio pone direttamente nell’uomo il lume della ragione, cos? l’ uomo non costruisce la legge morale che dal lume della ragione scaturisce, non ? il frutto della sua ragione autonoma, come asseriva Kant: l’uomo si limita a ricevere la legge morale, ? suddito nei suoi confronti, e non legislatore. La conformit? alla legge morale scaturisce dal dovere , che ? un nesso tra l’essere ideale e l’essere reale, ossia tra la norma dettata dalla legge e la sua attuazione: si origina in tal modo una nuova forma di essere, l’ essere morale . Il lume della ragione rivela che il bene non ? qualcosa di soggettivo, arbitrario o variabile, ma ? l’essere stesso, in quanto oggetto di amore da parte della volont?. Ma gli esseri sono molti e diversi cosicch? per poter volere e amare correttamente bisogna conoscere l’ ordine oggettivo , ossia la gerarchia di perfezione e valore tra gli esseri. La massima dell’azione morale pu? pertanto essere cos? formulata: ‘ Volere o amare l’essere ovunque lo si conosca, secondo l’ordine che esso presenta all’intelligenza ‘. Questa massima, a parere di Rosmini, fornisce contenuti all’azione morale, contrariamente all’etica meramente formale di Kant. Infatti l’ordine degli esseri, decretato da Dio, manifesta una distinzione di valore tra persone e cose: persona ? l’essere che ha valore di fine, mentre cosa ? l’essere che ha valore di mezzo. L’intelligenza non pu? riconoscere esseri superiori a quelli dotati di intelligenza : sono questi dunque (le persone) che devono essere amati e trattati come fini. Le persone, poich? dotate di intelligenza e di volont?, sono caratterizzate dalla libert? , come capacit? di proporsi e scegliere fini, in base alla conoscenza dell’ordine gerarchico degli esseri. Di qui affiora la nuova formulazione dell’imperativo morale: ‘ L’uomo deve trattare la persona come fine, cio? come avente un fine proprio ‘. La prima parte della formula ? di forte sapore kantiano, ma la seconda introduce una caratterizzazione della persona come dotata di fine proprio: questo pone, come costitutivo della persona, il suo rapporto con il bene sommo, ossia con Dio, fine ultimo del volere e dell’amore umano. In definitiva, ci? che rende la persona un fine ? il suo essere a immagine e a somiglianza di Dio; da questo punto di vista, il male pu? essere concepito, sulle orme di Agostino, come mancato riconoscimento della gerarchia oggettiva degli esseri e orientamento della volont? verso esseri inferiori al sommo bene. La dottrina morale d? i princ?pi costitutivi del diritto e della vita sociale e politica. Il diritto viene definito da Rosmini come ‘ facolt? di operare ci? che piace, protetta dalla legge morale che ne ingiunge ad altri il rispetto ‘. Esso ? quindi prerogativa della persona, che ? definita ‘ il diritto stesso sussistente ‘, ed ha la sua controparte fondamentale nel dovere, per chiunque, di considerare la persona per quello che ? e, dunque, come dotata del diritto di perseguire liberamente il fine che le compete e le ? proprio. Diritto fondamentale risulta cos? la libert?; da esso emerge l’altro diritto fondamentale della propriet? , ovvero la facolt? di possedere e usare le cose come mezzi per raggiungere i propri fini. La societ? civile ? l’insieme di pi? persone in quanto persone ed ? formata allo scopo di proteggere e regolare l’esercizio armonico dei diritti personali e, dunque, di garantire la possibilit? per le persone di raggiungere il bene assoluto. A questo scopo la societ? deve assumere la forma di S ()



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