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Materia: Filosofia
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SCHOPENHAUER Vita e opere. Appartenente ad una famiglia tedesca di ricchi commercianti. Quando il padre muore, suicida, Arthur ha solo 17 anni. ? allora la madre a occuparsi della sua educazione: lo porta con s? a Weimar, dove conoscer? Goethe. Il giovane non ama la vita mondana e prova disprezzo per la moralit? libera della madre: si chiude in una vita dedita allo studio dei classici latini e greci e della filosofia indiana. Nel 1813 si laurea in filosofia all’Universit? di Jena. Nel 1819 scrive: “Il mondo come volont? e rappresentazione”. Dal 1820 al 1832 insegna come libero docente all’Universit? di Berlino, ma le sue lezioni, tenute negli stessi orari di quelle di Hegel, hanno un misero seguito. Cos? aumenta l’odio nei confronti di Hegel. Nel 1833 si trasferisce definitivamente a Francoforte. Nel 1851, suscitando l’interesse della critica, pubblica “Parerga e Paralipomena”. Il pensiero. Schopenhauer ? il campione dell’antidealismo. L’influenza pi? determinante nella sua filosofia ? quella di Kant, con la distinzione di fenomeno e noumeno: anche per Schopenhauer il mondo ? fenomeno, rappresentazione. Egli accentua tuttavia, rispetto a Kant, il carattere di illusoriet? legato al fenomeno, “il velo di Maya”, che secondo una leggenda indiana copre il vero volto delle cose, frapponendosi fra l’uomo e la loro realt? pi? vera e intima: il noumeno, la volont?. Per Schopenhauer la rappresentazione non esaurisce la totalit? del mondo conoscibile: sussiste una via d’accesso alla cosa in s? kantiana, resa possibile dal fatto che l’uomo non ? solo soggetto conoscente, ma anche oggetto, contenuto della rappresentazione, corpo. Situato a mezza strada fra volont? e rappresentazione, il corpo affonda le sue radici nelle profondit? dell’essere attraverso il piacere e il dolore. L’uomo ha cos? esperienza della volont? come di una forza oscura e misteriosa che lo spinge a desiderare, agire, etc… La forza cosmica, situata fuori dal tempo e dallo spazio, ? unica e universale, non regolata dalla ragione: ? la fonte dell’irrazionalismo di Schopenhauer. La volont? genera il mondo dei fenomeni, sorta di idee platoniche da cui emerge in un secondo momento l’individualit?. Gli esseri molteplici lottano gli uni contro gli altri nell’illusione di sopravvivere e affermare la propria individualit?: cos? facendo la volont? persegue la sopravvivenza della specie e non dell’individuo, e non fa altro che affermare se stessa. Per uscire dal destino di vana lotta autodistruttiva, l’uomo deve liberarsi della propria individualit?: una possibilit? ? offerta dalla conoscenza estetica, che si occupa delle idee, dei modelli universali. La visione dell’arte di Schopenhauer ? tutta romantica: il genio si pone oltre la volont?, il tempo, il dolore, contemplando in modo disinteressato il mondo e la bellezza. Schopenhauer delinea una gerarchia delle arti fino alla musica, la meno legata a materia, spazio e tempo e per questo in grado di trascinare l’uomo al di l? dei fenomeni. L’arte ? una consolazione temporanea; la vera liberazione ? possibile solo attraverso la consapevolezza del destino di sofferenza dell’uomo (filosofia indiana) e della vera natura della volont?. La liberazione si attua quindi solo con l’abbandono radicale della volont? di vivere, nel passaggio dalla volont? alla nolont?, attraverso tre tappe: la giustizia: il riconoscimento di s? e degli altri come espressione di un unico destino, che conduce l’uomo al superamento dell’egoismo; la bont?: l’amore per gli altri inteso come compassione; l’ascesi: orrore per la volont? di vivere, un rifiuto radicale. L’analisi dell’esistenza umana: la vita oscilla tra il dolore e la noia L’essenza del mondo ? volont? insaziabile. La volont? ? conflitto e lacerazione, e quindi dolore. La volont? ? tensione continua. “Il tendere si vede sempre impedito, sempre in lotta, ? dunque sempre un soffrire; non c’? nessun fine ultimo al tendere: dunque, nessuna misura e nessu ()



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