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Materia: Letteratura Italiana
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L’impossibile ribellione di Marta Ajala al pregiudizio ed all’isolamento sociale - L.Pirandello - L’esclusa ( 1901 ) Zandomeneghi, A letto L’ESCLUSA . ? il primo romanzo di Luigi Pirandello (1867-1936), pubblicato nel 1901. L’autore non ha ancora la ricchezza di interessi e l’attitudine decisa che verr? sviluppando nelle novelle e poi affermando nel teatro, ma cerca la sua strada nel gusto ancora naturalistico del tempo. Marta Ajala, la protagonista, viene scacciata di casa dal marito dietro il sospetto d’un tradimento, che si riduce invece a qualche lettera appassionata e filosofeggiante che le indirizza un raffinato intellettuale del luogo, Gregorio Alvignani, deputato al Parlamento. Creduta colpevole da tutti e perfino dal padre, Francesco Ajala, che, quando la figlia si rifugia presso di lui, si chiude in un isolamento ostinato mandando in rovina i suoi affari e morendo all’improvviso d’un colpo al cuore, Marta, dopo avere cercato invano di guadagnare in pace la vita nel paese per s? e per la madre, accetta un posto di maestra a Palermo. Ma qui, giovane, bella, circondata dall’ammirazione e dalle galanterie dei suoi colleghi, diventa davvero la facile vittima dell’Alvignani, incontrato di nuovo per caso. Cos? quando Rocco, il marito, convintosi alla fine dell’innocenza della moglie, corre a richiamarla presso di s? e trova anzi nell’Alvignani un inaspettato patrocinatore della riconciliazione, Marta, in uno scatto di avvilimento e di disperazione, deve confessargli la verit?. Ora Rocco, pur sentendo un improvviso ribrezzo per la donna tanto desiderata, non ha la forza di allontanarla ancora da s?, e dinanzi al cadavere della madre, morta nella miseria e nell’abbandono perch? suo padre ha compiuto verso di lei lo stesso gesto che egli ha compiuto nei riguardi di Marta, le chiede perdono, con vergogna e violenza, e la supplica di restare con lui. Dall’Esclusa, infatti, il Pirandello ricav? nel 1919 la commedia L’uomo, la bestia e la virt?. La prima fase della narrativa pirandelliana: il lento abbandono del verismo e la deformazione grottesca del reale. La parabola narrativa di Luigi Pirandello ci aiuta a definire alcuni caratteri evolutivi della narrativa italiana di fine secolo nel suo progressivo distacco dai modelli del verismo. La poetica che si regge sulla presunta obiettivit? del reale , decifrabile nel rigoroso intreccio di cause ed effetti dei singoli eventi umani e fenomeni sociali, viene sentita dall’autore come un inaccettabile vincolo strutturale, che non consente di elaborare compiutamente, a livello narrativo e poi teatrale , una profonda ed esauriente analisi delle ragioni del vivere, sotto il profilo della sua complessit? e problematica drammaticit?. Il romanzo verista, pur nella variet? dei suoi esiti regionali, ben lontani dal rigore “scientifico” del naturalismo francese, aveva caratterizzato il panorama artistico italiano degli anni ‘80 e ‘90 . Le tematiche, accanto al bozzettismo ed alla descrizione attenta di ambienti e figure della piccola borghesia e delle classi popolari, si erano orientate con Luigi Capuana anche verso l’analisi di passioni abnormi e patologiche, verso l’esame di psicologie contorte. Tale interesse, che per altra via era gi? stato di Fogazzaro in “Malombra”, porta l’artista a seguire rigorosamente le vicende a partire dalle loro lontane cause fino ai loro estremi drammatici effetti. Tali vicende vengono presentate come esempi di ad una realt? umana scientificamente studiabile, osservabile, clinicamente interpretabile. “Giacinta” il romanzo di Capuana , pubblicato nel 1879, testimonia chiaramente il tentativo della narrativa italiana di avvicinarsi alle teorizzazioni del naturalismo francese, imitando in qualche modo il “romanzo sperimentale” di Zola. La forte considerazione di Capuana per il medico e pensatore Camillo De Meis, fervente positivista, si affianca all’influsso decisivo del fisiologo francese Claude Bernar ()



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