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Materia: Storia
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Le invasioni (V secolo) Radagaiso Non era ancora cessata l’emergenza alariciana, quando, nel 405, penetrarono nella Venetia et Histria -secondo alcuni studiosi dalla Pannonia occidentale e dal Norico sud-orientale attraverso i valichi delle Alpi Giulie, secondo altri, dalla Rezia attraverso il Brennero- le orde ostrogote, unne e alane di Radagaisus. Divisa in più corpi, l’enorme armata barbarica (le fonti più credibili parlano di 100 mila persone), mise a ferro e a fuoco la Venetia e la Liguria prima di volgersi a sud: le città vennero saccheggiate, depredate le greggi, uccise o rese schiave le genti. La carestia, provocata dalle razzie dei barbari e dalle requisizioni degli eserciti imperiali impegnati a combatterli, imperversò nelle campagne, finché nel 406 Radagaisus fu finalmente sconfitto a Fiesole, nei pressi di Firenze, dal generale Stilicho. La parte del suo esercito sfuggita alla strage, alla fame e alle epidemie, fu ridotta in schiavitù o arruolata nell’esercito romano. Alarico Il trattato stipulato nel 403 con i Visigoti fu violato da parte romana e, alla fine del 407, Alaric, offeso dall’ostilità dell’imperatore Onorio, penetrò nuovamente nella Venetia et Histria attraverso il passo di Atrans (Trojane): si accampò ad Emona (Ljubljana / Lubiana) in attesa di una riparazione. Intanto, l’aristocrazia senatoria istigava, con il tacito consenso dell’imperatore, le truppe romane concentrate a Ticinum (Pavia) ad eliminare i fautori di Stilicho. Il generale vandalo, additato dopo l’accordo con Alaric come un “traditore semibarbaro” (semibarbarus proditor), pur trovandosi al comando delle truppe barbare dislocate a Bologna, non volle però punire l’assassinio dei suoi uomini di fiducia né tanto meno marciare su Pavia: così andò incontro alla fine: i militari ribelli chiesero e ottennero da Onorio il suo arresto e la sua morte (22 agosto 408). Con l’uccisione di Stilicho, il quale si era sempre mostrato fedele all’Impero, tutte le forze dissolvitrici dell’Occidente ebbero la meglio. Troncato ogni indugio, Alaric perpetrò quindi un rapido raid nell’Italia settentrionale dove fu raggiunto dai rinforzi di Goti e di Unni condotti dal cognato (e futuro successore) Athaulf. Senza soffermarsi ad assediare le città del Norditalia (difese, a quanto pare, ciascuna da 300 Unni e da contingenti di cavalleria e fanteria), il visigoto si diresse quindi verso il centro della penisola e tentò di intavolare dei negoziati con l’imperatore Onorio, chiusosi nel frattempo a Ravenna.Dopo il fallimento delle estenuanti trattative romano-gotiche (nel corso delle quali Alaric aveva invano richiesto il permesso di insediarsi con il suo popolo nella Venetia et Histria, nel Norico e in Dalmazia), i Visigoti procedettero all’assedio e all’espugnazione della Città Eterna nel 410. In quello stesso anno, l’esercito dell’usurpatore celto-britanno Costantino III, che dal 407 regnava sulla Britannia e sull’intera Gallia, penetrò nell’Italia nord-occidentale con il pretesto di prestare soccorso ad Onorio: saccheggiò invece la città di Alberga, si spinse fino a Libarna (Serravalle Scrivia) e si ritirò solo dopo la morte di Alaric. Costantino III fu poi sconfitto dal generale Flavio Costanzo, il quale fu associato nel 421 al trono da Onorio. I contraccolpi economici delle calate in Italia di Alaric e Radagaisus -e della crescente frequenza con cui gli eserciti romani e barbarici scorrevano per la Cisalpina- furono di certo disastrosi. Nel 408, l’imperatore Onorio ritenne infatti necessario esonerare l’intero Vicariato d’Italia dal pagamento dell’imposta fondiaria e dal versamento dell’aurum glebae, ossia della tassa che gravava sui latifondi dei senatori, dai quali, evidentemente, si erano ricavate la maggior parte delle forniture alimentari per i soldati. Non solo: ancora nel 451, l’imperatore Valentiniano III decretava con queste parole -”Ci è noto, che dopo la fatale devastazione da parte dei nemici…”- che non potevano esser ()
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