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Materia: Letteratura Straniera
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Ch. Baudelaire - Il mare come dimensione simbolica di esplorazione dell’animo nell’anti-universo della natura. “Al centro dei Fiori del male di Charles Baudelaire vi ? il tema del viaggio, che, sfruttando modalit? espressive totalmente innovanti, diventa la chiave per affrontare il problema dell’esistenza e delle possibilit? di riscatto poetico attraverso l’evasione in un altrove, in un virtuale spazio dell’anima prima che del corpo. Accedere a tale dimensione consente di scavalcare i condizionamenti di una societ?, che si illude di trovare nella razionalit? le risposte ai suoi problemi. Questo altrove si configura innanzitutto come lo spazio aperto del mare, metafora della libert?, che, con il suo dilatarsi ampio sulla sfera dell’orizzonte, allude alla spazialit? seducente dell’apertura alla natura. Ma ben presto il mare diviene referente inquietante ( specchio ) dell’animo turbato, ansioso e instancabilmente coinvolto “… nell’infinito srotolarsi dell’onda…”. Il mare ? “… abisso non meno amaro” ? “lamento indomabile e selvaggio” in cui si riflettono i turbamenti profondi ed inconsci dell’io, inconoscibili, inesplicabilmente e crudelmente rinnovati dalla contraddittoriet? della vita. Il mare non ? dunque in Baudelaire paesaggio, ma rirerimento simbolico della dinamica interiore dell’animo. Tutto emerge dall’immaginazione come corrispettivo visionario e simbolico della propria interiorit? sofferta. Altri riferimenti: G. Bonneville, Les fleurs du mal, Profile d’une oevre, Hatier http://digilander.iol.it/MassimilianoBadiali/baudelaire.htm http://spazioinwind.libero.it/azulines/rete/vialeed.html L’uomo e il mare Uomo libero, sempre tu amerai il mare ! Il mare ? il tuo specchio: contempli l’anima tua nell’infinito srotolarsi della tua onda, e il tuo spirito ? un abisso non meno amaro. Ti diletti a tuffarti nel seno della tua immagine; l’abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore si distrae talvolta dal proprio battito al fragor di quel lamento indomabile e selvaggio. Entrambi siete tenebrosi e discreti: uomo, nessuno ha sondato il fondo dei tuoi abissi; mare, nessuno conosce le tue intime ricchezze: tanto gelosamente serbate i vostri segreti ! E tuttavia da secoli innumerevoli vi fate guerra senza piet? n? rimorsi, tanto amate la strage e la morte, o lottatori eterni, o fratelli inseparabili ! COURBET,La falesia di Etretat dopo la tempesta,1869 Pubblicato nel 1859 della Revue fran?aise ? dedicato a Maxime du Camp, amico di Flaubert e di Baudelaire, che aveva compiuto numerosi viaggi. Il poemetto proclama la vanit? di ogni tentativo di sfuggire a se stessi e nega ogni valore al progresso tecnico, mentre l’amico Maxime du Camp amava celebrare tutti i vantaggi pratici che la scienza apportava ai suoi tempi. Il componimento ha una notevole densit? di significati in quanto riassume - quasi in modo paradigmatico - tutta la dialettica mentale ed emozionale che si accompagna all’idea del viaggio, colto in tutti i suoi significati metaforici ed allegorici, ma anche nella concretezza allusiva di esperienze personali forti e drammatiche. Il viaggio A Maxime Du Camp I Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe, l’universo ? pari al suo smisurato appetito. Com’? grande il mondo al lume delle lampade! Com’? piccolo il mondo agli occhi del ricordo! Un mattino partiamo, il cervello in fiamme, il cuore gonfio di rancori e desideri amari, e andiamo, al ritmo delle onde, cullando il nostro infinito sull’infinito dei mari: c’? chi ? lieto di fuggire una patria infame; altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni, astrologhi annegati negli occhi d’una donna, la Circe tirannica dai subdoli profumi. Per non esser mutati in bestie, s’inebriano di spazio e luce e di cieli arden ()



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