Dativo e accusativo

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Non è sempre facile decidere se in un determinato contesto una preposizione è usata con il dativo o col accusativo. Anche la distinzione “verbo di moto” - “verbo di stato” non è sempre di aiuto. Qui alcune regole e spiegazioni per capire meglio il problema e per non sbagliare più. Cominciamo con due esempi che sicuramente non vi creano problemi. Er fährt ins Ausland. (in + accusativo) Er ist im Ausland. (in + dativo) Non è così difficile capire la differenza tra questi due casi. Di solito si spiega così: fahren è un verbo di moto e quindi bisogna usare la preposizione con l’accusativo, sein invece è un verbo di stato e quindi bisogna usare la preposizione con il dativo. Prendiamo un altro esempio: Er fährt zum Kino. (zu + dativo) Anche questo caso è ancora relativamente facile da spiegare. La preposizione zu regge sempre il dativo e quindi la differenza tra stato e moto non determina più il caso. Ma questo esempio dimostra che il caso non dipende solo dal verbo (stato/moto), ma anche dalla preposizione! Infatti solo le preposizioni in, an, auf, unter, über, neben, zwischen, vor, hinter possono reggere o dativo o accusativo. Andiamo avanti: Er fährt auf den Parkplatz. (auf + accusativo) Er fährt auf der Autobahn. (auf + dativo) Qui le cose si complicano: come si spiega il secondo esempio? Un verbo di moto (fahren) con la preposizione auf non dovrebbe reggere l’accusativo?? No! Perché la regola “verbo di moto con preposizione (in, an, auf, unter, über, neben, zwischen, vor, hinter) regge l’accusativo” è troppo semplificata e può causare errori! Un caso analogo è: Er geht in den Park. (in + accusativo) Er geht im Park spazieren. (in + dativo) In realtà si mette l’accusativo solo per la destinazione del movimento e non per il luogo dove si svolge il movimento (spero di essermi spiegato). Er fährt auf der Autobahn in die Schweiz. In questo caso in die Schweiz è la destinazione del movimento (=accusativo), auf der Autobahn è il luogo dove si svolge il movimento (=dativo). Alles klar? In molti altri casi in cui un verbo ha una preposizione non ha invece nessun senso parlare di moto a luogo o stato in luogo. Er denkt an die Zukunft Ich nehme an der Konferenz teil. Er ist in sie verliebt. In quest’ultimo caso l’unico modo per sapere se la preposizione regge l’accusativo o il dativo è (purtroppo): imparare a memoria. ()
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Il doppio infinito

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Verbi modali

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I verbi modali di cui si parla in questo intervento sono: können dürfen müssen sollen wollen La coniugazione dei verbi modali è diversa da quella degli altri verbi, ma non dovrebbe rappresentare un problema particolare, i problemi che si pongono più frequentemente riguardano il significato e l’uso dei verbi modali. Purtroppo anche le varie grammatiche che si trovano in commercio non sono sempre molto chiare a proposito. Di seguito vi do degli esempi per i vari significati, state particolarmente attenti ai significati evidenziati in blu! Il significato dei verbi modali (1a parte) In questa prima parte trattiamo i verbi modali con il loro significato “normale”… 1. Ich muss es machen. = Devo farlo. (è assolutamente necessario, è obbligatorio, è indispensabile) 2. Ich muss es nicht machen. = Non devo farlo. (non è necessario, è facoltativo) 3. Ich darf es machen. = Posso farlo. (è permesso) 4. Ich darf es nicht machen. = Non posso farlo. / Non devo farlo. (è vietato, non posso / non devo assolutamente) 5. Ich kann es machen. = Posso farlo. (sono in grado di farlo, so farlo, mi è possibile farlo) 6. Ich kann es nicht machen. = Non posso farlo. (non sono in grado, non so farlo, mi è impossibile farlo) 7. Ich soll es machen. = Devo farlo. (mi è stato detto / consigliato di farlo, ma non è / non lo ritengo obbligo, conviene farlo) 8. Ich soll es nicht machen. = Non devo farlo. (mi è stato detto / consigliato di non farlo, non conviene farlo) 9. Ich will es machen. = Voglio farlo. (sono molto deciso) Attenzione! State particolarmente attenti a non confondere i significati di: Devo farlo (è necessario / obbligatorio) = Ich muss es machen. Devo farlo (mi è stato consigliato) = Ich soll es machen. Non devo farlo (è vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen. Non devo farlo (non è necessario) = Ich muss es nicht machen. Non devo farlo (mi è stato consigliato di non farlo) = Ich soll es nicht machen. Posso farlo (sono in grado / capace / so farlo) = Ich kann es machen. Posso farlo (è permesso) = Ich darf es machen. Non posso farlo (è vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen. Non posso farlo (non sono in grado / non so farlo) = Ich kann es nicht machen. Il significato dei verbi modali (2a parte) Ma i verbi modali sono usati molto spesso anche in un altro modo (sia in italiano che in tedesco), cioè per esprimere delle supposizioni… 1. Es muss so sein. Deve essere così. (è praticamente sicuro, non c’è altra possibilità) 2. Es müsste so sein. Dovrebbe essere così. (è quasi sicuro, è molto probabile che sia così) 3. Es dürfte so sein. Dovrebbe essere così. (è probabile che sia così) 4. Es könnte so sein. Potrebbe essere così. (è possibile che sia così) 5. Es soll so sein. Deve essere così. (si dice che è così / si consiglia che sia così) 6. Es sollte so sein. Dovrebbe essere così. (sarebbe giusto / corretto / opportuno che fosse così) 7. Er will so sein. Vuole essere così. (dice di essere così, ma non è così / ma non ci credo) Attenzione : Il significato delle frasi 2 e 3 è praticamente lo stesso. ()
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Verbi che reggono il nominativo

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I verbi modali di cui si parla in questo intervento sono: können dürfen müssen sollen wollen La coniugazione dei verbi modali è diversa da quella degli altri verbi, ma non dovrebbe rappresentare un problema particolare, i problemi che si pongono più frequentemente riguardano il significato e l’uso dei verbi modali. Purtroppo anche le varie grammatiche che si trovano in commercio non sono sempre molto chiare a proposito. Di seguito vi do degli esempi per i vari significati, state particolarmente attenti ai significati evidenziati in blu! Il significato dei verbi modali (1a parte) In questa prima parte trattiamo i verbi modali con il loro significato “normale”… 1. Ich muss es machen. = Devo farlo. (è assolutamente necessario, è obbligatorio, è indispensabile) 2. Ich muss es nicht machen. = Non devo farlo. (non è necessario, è facoltativo) 3. Ich darf es machen. = Posso farlo. (è permesso) 4. Ich darf es nicht machen. = Non posso farlo. / Non devo farlo. (è vietato, non posso / non devo assolutamente) 5. Ich kann es machen. = Posso farlo. (sono in grado di farlo, so farlo, mi è possibile farlo) 6. Ich kann es nicht machen. = Non posso farlo. (non sono in grado, non so farlo, mi è impossibile farlo) 7. Ich soll es machen. = Devo farlo. (mi è stato detto / consigliato di farlo, ma non è / non lo ritengo obbligo, conviene farlo) 8. Ich soll es nicht machen. = Non devo farlo. (mi è stato detto / consigliato di non farlo, non conviene farlo) 9. Ich will es machen. = Voglio farlo. (sono molto deciso) Attenzione! State particolarmente attenti a non confondere i significati di: Devo farlo (è necessario / obbligatorio) = Ich muss es machen. Devo farlo (mi è stato consigliato) = Ich soll es machen. Non devo farlo (è vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen. Non devo farlo (non è necessario) = Ich muss es nicht machen. Non devo farlo (mi è stato consigliato di non farlo) = Ich soll es nicht machen. Posso farlo (sono in grado / capace / so farlo) = Ich kann es machen. Posso farlo (è permesso) = Ich darf es machen. Non posso farlo (è vietato / assolutamente da evitare) = Ich darf es nicht machen. Non posso farlo (non sono in grado / non so farlo) = Ich kann es nicht machen. Il significato dei verbi modali (2a parte) Ma i verbi modali sono usati molto spesso anche in un altro modo (sia in italiano che in tedesco), cioè per esprimere delle supposizioni… 1. Es muss so sein. Deve essere così. (è praticamente sicuro, non c’è altra possibilità) 2. Es müsste so sein. Dovrebbe essere così. (è quasi sicuro, è molto probabile che sia così) 3. Es dürfte so sein. Dovrebbe essere così. (è probabile che sia così) 4. Es könnte so sein. Potrebbe essere così. (è possibile che sia così) 5. Es soll so sein. Deve essere così. (si dice che è così / si consiglia che sia così) 6. Es sollte so sein. Dovrebbe essere così. (sarebbe giusto / corretto / opportuno che fosse così) 7. Er will so sein. Vuole essere così. (dice di essere così, ma non è così / ma non ci credo) Attenzione : Il significato delle frasi 2 e 3 è praticamente lo stesso. ()
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CPU

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CPU L’unità centrale di elaborazione può essere realizzata con un solo circuito integrato o con più integrati collegati. Oltre a svolgere operazioni aritmetiche e logiche, temporizza e controlla le operazioni di tutti gli altri elementi del sistema. Le tecniche di miniaturizzazione e integrazione hanno reso possibile lo sviluppo della CPU su un chip singolo, o in altre parole del microprocessore, che contiene anche circuiti ausiliari e memoria. L’introduzione del microprocessore, presente ormai nella maggior parte dei personal computer, ha permesso una riduzione della circuiteria di supporto e delle dimensioni complessive del computer. In generale una CPU (o un microprocessore) è composta da quattro sezioni: 1) un’unità aritmetico/logica (ALU, Arithmetic/Logic Unit); 2) alcuni registri; 3) una sezione di controllo; 4) un bus interno. L’ALU, sede delle capacità di calcolo, svolge operazioni aritmetiche e logiche. I registri sono spazi di memoria temporanei che conservano i dati e gli indirizzi delle istruzioni, i risultati delle operazioni e le locazioni in cui queste informazioni vanno archiviate. La sezione di controllo svolge tre funzioni principali: temporizza e regola le operazioni dell’intero sistema; per mezzo di un decodificatore di istruzioni legge le relative combinazioni in un apposito registro, le riconosce e produce le azioni necessarie per la loro esecuzione; infine, mediante l’unità di interrupt (interruzione) stabilisce l’ordine in cui i diversi dispositivi del sistema possono utilizzare le risorse della CPU e regola gli intervalli di tempo di lavoro che la CPU stessa deve destinare a ciascuna operazione. L’ultimo elemento strutturale di una CPU o di un microprocessore è il bus interno, una rete di linee di comunicazione che collegano le diverse parti del processore tra loro e ai terminali esterni. Una CPU ha tre diversi tipi di bus: 1) un bus di controllo, costituito da linee che ricevono segnali dall’esterno e da altre che trasportano all’esterno i segnali di controllo prodotti dalla CPU; 2) il bus degli indirizzi, unidirezionale, che trasporta i segnali per la selezione delle locazioni di memoria; 3) il bus dei dati, bidirezionale, che porta alla CPU i dati letti in memoria e alla memoria i nuovi dati. ()
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Apple II e Macintosh

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Materia: Scienze
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Apple II e Macintosh Apple II era un elaboratore in grado di gestire grafica a colori, con tastiera e alimentatore propri e otto slot per le periferiche, che offriva all’utente ampie possibilità di accrescere le potenzialità della macchina con dispositivi e software acquisibili in tempi successivi. Nel 1978 la Apple si trasferì nella sede di Cupertino e due anni dopo divenne una società per azioni. Il prodotto successivo, Apple III, fu però quasi un fallimento, a causa di problemi di hardware e di un prezzo di vendita troppo elevato. Nel 1982, comunque, grazie all’enorme successo avuto da Apple II, la società era diventata il primo produttore di personal computer, con un fatturato annuo di circa un miliardo di dollari. Nel gennaio 1983 la società introdusse Lisa, un personal computer progettato per il mondo degli affari, dotato di un mouse per selezionare i comandi e controllare il cursore sul video. A Lisa seguì il modello Macintosh, economico e di facile uso per l’utente, basato sul microprocessore 68000 prodotto da Motorola. La novità di Machintosh era l’interfaccia grafica utente, che ne rendeva estremamente semplice l’utilizzo. Successivamente la Apple si inserì nel mercato dei prodotti per ufficio con le Laserwriter Printer, nel 1985, e i Mac Plus, nel 1986: il lancio di questi prodotti innescò un drastico cambiamento delle modalità di lavorare in ufficio, che si tradusse in un’analoga rivoluzione nell’editoria elettronica. Dopo il rapido sviluppo nei primi anni Ottanta, le vendite deludenti e i dissidi interni portarono a una ristrutturazione dell’azienda, ai primi licenziamenti e a un periodo di transizione. Jobs lasciò la società, rimpiazzato nelle sue funzioni di portavoce e direttore dell’esecutivo da John Sculley, che lo stesso Jobs aveva assunto nel 1983 per ricoprire il ruolo di presidente. ()
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Funzione inversa

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Materia: Matematica
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Funzione inversa Una funzione di due variabili espressa in forma implicita può essere risolta rispetto all’una o all’altra delle variabili. Se in una delle due si scambia il ruolo delle variabili, le due funzioni che si ottengono si dicono una l’inversa dell’altra. Così se si ha la funzione y=2x-1 la sua inversa e’ la funzione y=(x+1)/2 ottenuta risolvendo la x e poi scambiando x con y. I grafici delle due funzioni così ottenute risultano correlati da una relazione di simmetria, per riflessione intorno alla bisettrice del I/III quadrante. ()
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Il campo magnetico terrestre

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Materia: Scienze
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I fori

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Materia: Storia
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I Fori Nell’antica Roma il Forum era la piazza pubblica che, posta al centro della città, costituiva il cuore della vita associata nei suoi aspetti pubblici e privati. Era infatti luogo di riunione e di ritrovo, di mercato e di divertimento, vi si amministrava la giustizia e vi si organizzavano le manifestazioni di protesta, si parlava di affari e si andava a passeggio, era lo scenario in cui si celebravano i trionfi dei generali vittoriosi. Nel Foro si incontrava dunque gente di ogni tipo: uomini politici in cerca di voti, mercanti, banchieri, perdigiorno, imbroglioni, borsaioli… Il Foro Romano Il Foro si trovava nella valle tra Campidoglio, Palatino, Esquilino e Viminale. Era vicino al fiume, ed era attraversato da un grande collettore fognario, la Cloaca Maxima, che sfociava nel Tevere all’altezza dell’Isola Tiberina. I primi edifici nel Foro romano sono stati costruiti addirittura in epoca monarchica: si scelse questo spazio per amministrare la vita politica della città, e fu quindi deviato il corso di un fiumiciattolo che rendeva la zona malsana e paludosa. Nei primi anni della repubblica fu costruito il tempio di Castore e Polluce per ringraziarli del loro aiuto durante la battaglia del Lago Regillo contro i membri della lega latina. Ai piedi del Palatino, la valle compresa tra questo, il Campidoglio e il Quirinale, marginalmente occupata da qualche capanna e da un’estesa necropoli della prima età del Ferro, venne presto interessata dall’estendersi delle attività commerciali del Foro Boario (e dell’adiacente Foro Olitorio), fino a diventare, verso la fine del VII sec. a.C., il centro della vita cittadina, dopo essere stata bonificata con opere di drenaggio e con la costruzione di un canale (Cloaca Maxima) diretto al Tevere. La zona centrale e più estesa della valle diventa la piazza della città, il Foro per eccellenza (Forum). La sistemazione definitiva del foro si ebbe con gli interventi di Cesare e di Augusto che condussero tra l’altro alla soppressione del Comitium, allo spostamento di alcuni edifici (Curia e Rostri) e alla costruzione di nuovi. Dopo queste modificazioni si avviò a trasformarsi in un luogo monumentale di rappresentanza e di memorie storiche mantenendo ormai immutata la sua struttura. Durante l’età imperiale ci fu soltanto qualche “intrusione”, in particolare i monumenti onorari come l’arco di Settimio Severo. La storia antica del foro romano era già da tempo terminata quando nel 608 d.C. fu elevata la colonna in onore dell’imperatore di Bisanzio Foca. Trasformati in luoghi di culto cristiani alcuni dei suoi monumenti, a cominciare dalla Curia, e abbandonati gli altri, gran parte della zona, rimasta ai margini della città andò progressivamente interrandosi, diventando zona di pascolo (Campo Vaccino). Nel periodo del Rinascimento divenne una gigantesca cava di materiali. L’inizio degli scavi sistematici si ebbe solo al principio dell’800 e da allora sono continuati fino ai nostri giorni affiancati da interventi di consolidamento e restauro delle strutture già riportate alla luce. 1. Curia Iulia 2. Basilica Aemilia 3. Basilica di Massenzio 4. Tempio di Venere e Roma 5. Tempio di Antonino e Faustina 6. Necropoli arcaica 7. Tempio di Romolo 8. Arco di Settimio Severo 9. Miliarum Aureum 10. Rostri 11. Piante di fico, di vite e di ulivo 12. Lacus Curtius 13. Doliola 14. Rostra ad Divi Iulii 15. Basilica Iulia 16. Tempio di Cesare 17. Arco di Augusto 18. Tempio di Castore e Polluce 19. Tempio di Vesta 20. Casa delle Vestali 21. Arco di Tito Dall’attuale ingresso si scende per la rampa e ci si ritrova nel cuore dell’antico centro della città. Seguiamo l’itinerario di un romano dell’epoca che, venendo dal Foro della Pace, ove si trova l’attuale ingresso, passeggiava per il Foro. Ci siamo riferiti come periodo al II sec. d.C., quindi aggiunte posteriori saranno indicate con delle note. Q ()
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Regole di derivazione

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Materia: Matematica
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Regole di derivazione Le principali regole di derivazione sono: · la derivata del prodotto di una costante per una funzione; · la derivata della somma di due o pi? funzioni; · la derivata del prodotto; · la derivata del quoziente; · la derivata dell’inversa di una funzione. Nel primo caso, data la funzione F(x)=kf(x), Infatti. Si pu? quindi dire che la derivata del prodotto di una costante per una funzione ? uguale al prodotto della costante per la derivata della funzione. Se consideriamo ad esempio , dunque . La derivata della somma di due funzioni ? uguale alla somma delle derivate delle due funzioni, cio?: La regola ovviamente ? valida anche nell’eventualita di pi? di due funzioni. La dimostrazione di quanto affermato ? la seguente: Data la funzione F(x)=f(x)+g(x) Cosi’ se y=3x+cosx+5, y’=3-senx. Nel caso del prodotto F(x)=f(x)g(x) si ha: La derivata di un prodotto di due funzioni ? uguale alla somma del prodotto della derivata della prima per la seconda non derivata con la prima non derivata per la derivata della seconda. Data ad esempio la funzione y=3xsenx , y’=3senx+3xcosx Nel quoziente La derivata del quoziente di due funzioni ? uguale ad un rapporto che ha al numeratore la differenza fra il prodotto della prima derivata per la seconda non derivata e il prodotto della prima non derivata per la seconda derivata e al denominatore, la seconda funzione al quadrato. Esempio: data . Nel caso dell’inversa di una funzione La derivata dell’inversa di una funzione ? uguale all’opposto del rapporto fra la derivata della funzione e la funzione al quadrato. Cosi’ ha come derivata In queste righe le funzioni sono state indicate a volte con la lettera F, a volte con la y, ci? non deve destare dubbi in quanto tutte e due le lettere si possono utilizzare per indicarle ()
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Applicazioni non lineari

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Materia: Scienze
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Applicazioni non lineari Rilevatore di zero In questa applicazione e nelle successive, non si ricorre all’uso della retroazione negativa, questo per sfruttare meglio il tratto verticale della transcaratteristica, in modo da avere in uscita un passaggio netto tra uno stato e l’altro, la mancanza della retroazione negativa o addirittura l’uso della reazione positiva, consente di dire che non vale pi? la relazione Vd = 0, perch? non si lavora pi? in zona lineare e l’uscita Vu ammette solo due valori: +Um o -Um, come si pu? facilmente intuire dalla transcaratteristica. Come si pu? vedere in figura, questo circuito rileva il passaggio per lo zero della Vi. Essendo il segnale di ingresso applicato al terminale (-), l’uscita Vu sar? uguale a +Um se Vi ? maggiore di zero e -Um se minore di zero. Se invece voglio che la Vu risulti uguale a -Um per Vi> Read the rest of this entry »


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I sistemi operativi

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Materia: Scienze
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I sistemi operativi Le diverse periferiche di un computer gestiscono i dati in forme generalmente diverse da quelle proprie dell’elaboratore. I sistemi operativi interni, registrati nella ROM, hanno lo scopo primario di coordinare e adattare i flussi di dati provenienti da sorgenti diverse, quali i disk drive e i coprocessori (circuiti integrati con capacità di elaborazione, in grado di operare contemporaneamente all’unità centrale). Un sistema operativo è un programma di controllo che svolge operazioni fondamentali, risiede in una memoria interna permanente e interpreta i comandi di utente che richiedono varie specie di servizi, come la visualizzazione, la stampa o la copiatura di un file, il raggruppamento logico dei file in una directory o l’esecuzione di un programma. ()
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Lo sviluppo economico europeo

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Materia: Storia
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Lo sviluppo economico europeo L’Inghilterra era fino alla metà del 1700 l’unica nazione industrializzata, una vera e propria potenza manifatturiera. Francia, Belgio e Germania cercarono di recuperare il tempo perduto ed intorno al 1850 erano caratterizzate da un’economia industriale capace di concorrere con l’Inghilterra. Questo processo comincia a manifestarsi anche negli altri Stati Europei come Italia, Austria e nella stessa semi-feudale Russia, influenzando non solo l’economia ma anche la struttura sociale e politica dei vari Stati. La diffusione dell’industrializzazione, aumentando il numero dei produttori ed il volume complessivo della produzione, generò la prima grave crisi di sovrapproduzione perché il mercato si rivelò troppo piccolo per le capacità produttive delle industrie, sparse ormai in tutto il continente europeo. Nel biennio ‘46-’47 diminuirono dunque gli acquisti di generi di cotone ma anche degli altri prodotti; a ciò si aggiunse la crisi agraria. Bastarono 2 cattivi raccolti ed una grave malattia della patata per provocare una grave carestia che determinò lo scarseggiare del prodotto e l’elevazione del suo prezzo, gettando nella miseria il proletariato, incapace di soddisfare i bisogni alimentari. Molte industrie furono costrette a chiudere e ciò provocò disoccupazione e quindi ulteriore riduzione dei consumi. Ad aggravare la crisi si aggiunse la speculazione: finanzieri e commercianti usarono i propri capitali per acquistare generi alimentari all’estero. Questi, poi, non riuscirono a vendere in patria perché i salari della popolazione non ne permettevano l’acquisto. Quindi aumentarono i fallimenti e diminuì il capitale esistente. Sovrapproduzione e mancanza di capitali aggravarono la crisi. Il biennio rivoluzionario 1848/49 affondava le sue radici in questa grave crisi economica europea. ()
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AutoShade

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Materia: Scienze
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AutoShade AutoShade è un programma di rendering a colori delle immagini tridimensionali generate da AutoCAD, utilizzabili per presentazioni o per valutazioni visive dei progetti. Le immagini vengono prodotte in prospettiva reale e possono includere più fonti di luce definibili dall’utente. Per semplificare la manipolazione dei parametri complessi, come il punto di osservazione o l’intensità delle fonti di luce, AutoShade sfrutta l’analogia come uno studio fotografico. Le immagini che vengono prodotte con AutoShade possono essere usate come strumento di verifica dei progetti, la chiarezza delle superfici e degli incastri aiutano a portare a termine delle valutazioni efficaci prima della costruzione dei modelli reali. In AutoShade è incluso anche un programma di animazione Autoflix, che può costruire sequenze animate utilizzando le immagini di AutoShade o la diapositiva (slide) di AutoCAD e di AutoSketch. I modi di animazione possibili sono due: cinetico, utile per mostrare l’effetto di parti in movimento, oppure il cosiddetto walkthrough che permette di simulare una passeggiata al interno di oggetti come edifici o elementi tridimensionali complessi. ()
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GPRS e UMTS

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Materia: Scienze
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GPRS e UMTS Il “complemento ideale per il protocollo Wap e per l’accesso ad Internet” sar? rappresentato proprio dal sistema GPRS che potr? rappresentare “un ponte fra l’attuale sistema GSM e le reti di terza generazione Umts” (www.telefonino.it)Grazie al GPRS sar? possibile ottimizzare la trasmissione dei dati e consentire ai gestori telefonici di introdurre nuovi servizi aggiunti. E’ del novembre dello scorso anno il primo accordo fra la Nokia e il gestore svedese Europolitan per la creazione di uno dei primi network GPRS. In Finlandia sempre la Nokia ha appena stipulato un accordo con la Radiolinja per l’aggiornamento della sua rete mobile alla nuova tecnologia GPRS. L’Umts, permettendo la trasmissione ad alta velocit? di servizi multimediali, dara` la possibilita` anche di vedere la TV sul telefonino; non a caso la Samsung, gi? nota per il cellulare-walkman e il cellulare da polso, ha realizzato il primo Phone-Tv (il Samsung SCH-M220), un telefono-televisore che permetter? di assistere ovunque al proprio programma televisivo, che viene interrotto in caso di chiamata. I futuri immaginari per lo sviluppo dei telefonini sono molteplici. Dai pi? realistici ai pi? fantasiosi il settore ? in grande movimento. La maggior parte delle case produttrici stanno realizzando prototipi di modelli puntando sull’estendibilit? del “display”, di dimensioni leggermente pi? grandi di quelli tradizionali Fantascienza? Sembra proprio di no, anzi le anticipazioni del mercato sono tantissime, del tutto impensabili fino a qualche tempo fa. Ultime novit? sembrano provenire dalla Nokia. La casa finlandese, sempre all’avanguardia, produce il 9110 e il 9000i Communicator. Sono complessi sistemi di comunicazione palmare, del peso di poco pi? di 250 grammi, con i quali si pu? oltre che telefonare, inviare fax, e.mail, Sms, memorizzare documenti ed informazioni su micro-dischetti grandi come un francobollo, inviare fotografie, parlare al vivavoce, disporre di un display retroilluminato facile da leggere, anche al buio. ()
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Kant: i postulati della ragion pratica

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Materia: Filosofia
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I postulati della ragion pratica La legge morale ? per Kant un fatto che l’ uomo scopre nella propria coscienza razionale . Come tutti i dati di fatto essa non ha bisogno di “deduzione” , ma si giustifica da s? . Anzi , essa consente a sua volta di “dedurre” la realt? pratica di un concetto che nella Critica della ragion pura era ammesso come semplice possibilit? : quello della libert? . Dal punto di vista teoretico , infatti l’esistenza della libert? non ? suscettibile di dimostrazione , dal momento che essa , in quanto tesi della terza antinomia cosmologica , cade al di fuori dell’ ambito fenomenico . Dal punto di vista pratico , invece , la libert? ? una condizione sostanziale (ratio essendi) della moralit? : una moralit? priva di libert? non sarebbe possibile, perch? verrebbe meno la capacit? del soggetto di essere causa prima (e responsabile) della propria azione . Sarebbe quindi impossibile quella autonomia del soggetto , cio? quella capacit? dell’ uomo morale di autodeterminarsi e di essere legislatore di se stesso , in cui risiede l’ essenza dell’ azione morale . D’ altra parte , attraverso l’esperienza della libert? l’ uomo acquista la consapevolezza del “fatto” morale : la moralit? ? dunque la condizione cognitiva ( ratio conoscendi ) della libert? . Pur non potendo mai accertarne teoreticamente la verit?, occorre quindi ammettere la libert? umana per non contraddire la realt? di fatto della legge morale : la libert? ? un postulato della ragion pratica. Accanto alla libert? Kant riconosce altri due postulati pratici : l’ immortalit? dell’ anima e l’ esistenza di Dio . La realt? di queste due nozioni ? richiesta da un concetto pratico centrale nel pensiero kantiano : il sommo bene . Se la virt? ? il bene supremo (il pi? elevato) , ad essa manca tuttavia la componente della felicit? per realizzare il bene sommo (perfetto , completo in tutte le sue parti) . La giustizia pi? elementare vuole infatti che chi ? virtuoso sia anche premiato con la felicit? in proporzione al suo merito . Ma tale unione proporzionale di virt? e felicit? , in cui consiste il sommo bene , appare problematica : chi vuol essere virtuoso , realizzando la pura legge del dovere razionale , non pu? ricercare la felicit? , perch? quest’ ultima , avendo natura sensibile , conferirebbe all’ azione il carattere della particolarit? (anzich? dell’ universalit?) e la renderebbe eteronoma (anzich? autonoma) . Inoltre , il sommo bene presuppone la possibilit? per il soggetto morale di realizzare la virt? perfetta , ovvero la santit? , completa adeguazione della volont? alla legge , nonch? di meritare di conseguenza la felicit? totale , la beatitudine . Ma in un essere finito e sensibile come l’ uomo la santit? (che ? propria di Dio , nel quale l’ assenza di un condizionamento sensibile consente l’ immediata adeguatezza della volont? alla legge razionale) ? pi? un ideale cui avvicinarsi indefinitamente che una realt? praticabile . Questi problemi trovano una soluzione , secondo Kant , nella testimonianza della coscienza morale . Mediante il postulato dell’ essenza di Dio viene invece riconosciuta una causa intelligente del mondo , in grado di ordinare la natura , sede e condizione della felicit? , in modo da “armonizzarla con l’ intenzione morale” . I postulati della libert? , dell’ immortalit? dell’ anima e dell’ esistenza di Dio , danno all’ uomo certezze che gli erano precluse in base all’ analisi dei princ?pi della conoscenza . In questo senso la ragion pratica detiene un primato sulla ragione teoretica , in quanto essa riesce a dare realt? a concetti che nella Critica della ragion pura si presentavano al massimo come possibilit? teoretiche . Ci? non significa tuttavia che la ragion pratica consenta un’ estensione dei limiti della conoscenza previsti dalla prima Critica . La validit? dei postulati non ? infatti assolutamente teoretica , ma soltanto pratica . Attraverso di essi si giunge alla certezza morale della libert? , dell’ immortalit? dell’ anima ()
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La crisi suprema dell’Italia romana

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Materia: Storia
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La crisi suprema dell’Italia romana Con l’avvento di Teodosio I si ha il principio delle grandi invasioni dei popoli germanici, le quali si svolsero specialmente secondo due grandi itinerari: nel 378 dal confine del Danubio dilagarono i Visigoti; nel 406 dal confine del medio Reno avanzarono i Vandali con altre trib?, sospinti tutti dagli Unni. L’Impero d’Occidente si trov? ridotto a poco pi? che l’Italia, dove si succedettero dal 455 al 476 una decina di imperatori alla merc? dei capi barbari, che prendevano il titolo di patrizi, concesso dagli imperatori a persone che accumulavano una molteplicit? di funzioni. In Oriente, morto Arcadio (408) gli succedette Teodosio II, che leg? il suo nome a un opera legislativa di grandissima importanza, il Codex Theodosianus: fu la prima raccolta ufficiale delle leggi e costituzioni imperiali dal 312 alla pubblicazione (438), ed ebbe valore tanto in Oriente quanto in Occidente. Al tempo di Onorio difese l’Italia il valente generale Flavio Stilicone di origine vandala, che nel 402 sconfisse a Pollenzo presso Bra e a Verona i Visigoti di Alarico, che avevano depredato la valle del Po, costringendoli a rientrare nell’Illirico. Poco dopo, orde in prevalenza Ostrogote, valicate le Alpi scendendo dalla Rezia, si spinsero fin nell’Italia Centrale, ma furono sconfitte dallo stesso Stilicone presso Fiesole. Nel 408 fu trasferita la capitale da Milano a Ravenna e Stilicone cadde in disgrazia: l’ingratitudine di Onorio premi? con l’uccisione il grande generale. Fu un imperdonabile errore: subito ricomparve in Italia Alarico che assedi? Roma e nel 410 l’abbandon? al saccheggio. Per l’inetto Valentiniano III (425-455) tenne il potere la madre Galla Placidia, riconosciuta da Teodosio come reggente in Occidente. Nel 451 il comandante delle milizie Ezio ottenne una strepitosa vittoria sugli Unni di Attila ai Campi Catalaunici (Ch?lons sur Marne), ma l’anno seguente Attila entr? in Italia e distrusse Aquileia. Una parte della popolazione della regione trov? scampo nel gruppo di isolette tra la foce del Po e il golfo di Trieste: da questi profughi trasse la prima origine Venezia. Attila devast? parte della Valle Padana e s’avvi? verso Roma; ma gli and? incontro il pontefice Leone I, ed egli, sia mosso da reverenza verso il papa, sia preoccupato dei promessi aiuti dell’Oriente, sia temendo il sopraggiungere di Ezio, si ritir? nella Pannonia, ove mor? (453). Subito dopo, Ezio fu ucciso per mano di Valentiniano III, che fu a sua volta ucciso per vendetta di due soldati di Ezio; i Vandali mossero su Roma, che sub? nel 456 un secondo e pi? grave saccheggio. Otto imperatori senza importanza succedettero a Petronio Massimo, ucciso dal popolo per la sua vilt? durante il sacco vandalico, alcuni elevati al trono e abbattuti dal patrizio Ricimero, che fu allora l’uomo pi? potente dell’Occidente romano. In Oriente sali all’impero Leone (457), il primo imperatore che si sia fatto incoronare dal vescovo. Dal 465, Leone tenne il potere imperiale anche in Occidente e Ricimero il governo. Morto anche Ricimero e nominato imperatore d’Occidente Giulio Nepote (474), gli si ribell? il nuovo ” patrizio ” Oreste, che os? elevare alla porpora il proprio figlio Romolo proclamato Augusto, che ebbe poi per dileggio il soprannome di Augustolo. Frattanto un capo di genti germaniche, in prevalenza Eruli, Odoacre, richiese secondo l’usanza la distribuzione di un terzo delle terre per l’aiuto dato a Oreste, e poich? questi rifiut?, i barbari acclamarono loro re Odoacre che concesse le terre richieste. Oreste cadde in combattimento e Romolo Augustolo venne deposto. Odoacre non assunse il titolo di imperatore e prefer? governare l’Italia come ” patrizio ” in nome dell’Impero d’Oriente, allora retto dall’Imperatore Zenone (476 d. C.). ()
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I vantaggi del cad nel disegno tecnico

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Materia: Scienze
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I vantaggi del cad nel disegno tecnico Introduzione autocad Imparare AutoCAD ? un po’ come provare a stabilire se ? nato prima l’uovo o la gallina. Da un lato, ? necessario conoscere molti aspetti basilari prima di poter iniziare a disegnare; dall’altro, ? molto difficile capire tali aspetti se non si ? mai avuta alcuna esperienza di disegno computerizzato. AutoCAD, creato da Autodesk, ? il programma di disegno tecnico pi? diffuso ovunque, con oltre 2,3 milioni di utenti registrati. Autodesk ? delle quattro principali societ? di software al mondo. Secondo Autodesk, CAD sta per computer aided design, cio? progettazione e disegno assistiti dal computer. La prima versione di AutoCAD ? stata rilasciata nel 1982 come programma per DOS. AutoCAD concepito per essere eseguito su un personal computer: a quei tempi la maggior parte degli altri programmi di disegni tecnico veniva eseguita su stazioni di lavoro ad alto livello, o perfino su mainframe. Il successo di AutoCAD ? stato attribuito alla sua famosa architettura aperta, che significa che molti dei file utilizzati da AutoCAD sono semplici file di testo (ASCII), facilmente personalizzabili a seconda della necessit?. Anche il supporto di AutoLISP , ed ora di applicazioni Visual Basic (VBA), linguaggi di programmazione concepiti apposta per la programmazione di AutoCAD, ? stato un fattore determinante nel rendere AutoCAD lo standard per il disegno tecnico di alto livello. Come risultato, AutoCAD ? il pi? flessibile programma di disegno disponibile, applicabile a tutti i campi. Il supporto di AutoCAD per lingue straniere, comprese quelle che utilizzano altri alfabeti, ? senza pari, e ci? fa si che AutoCAD non abbia una vera concorrenza. Questi fattori fanno di AutoCAD un programma che viene utilizzato in tutti i campi in ben oltre 150 paesi. Con un alto livelli di innovazione e perizia tecnica, Autodesk ha creato un programma con caratteristiche e propriet? incomparabili, comprendenti superfici, modellazioni e la visualizzazioni 3D, l’accesso a database esterni, la quotatura intelligente, l’importazione e l’esportazione di altri formati di file, e molto altro ancora. Autodesk ha ci? che essa chiama una corporazione virtuale, che include programmatori che creano software concepito per funzionare con AutoCAD (chiamato sowtware delle terzi parti), operatori che forniscono supporto tecnico e corsi specifici per i diversi campi di utenza e una rete di insegnamento che fornisce corsi di apprendimento a oltre un milione di utenti all’anno. Questa impostazione offre una notevole rete di supporto a tutti gli utenti del mondo. Le principali discipline che utilizzano AutoCAD sono le seguenti. ? Architterura (chiamata spesso anche AEC, per architectural,engineering, construction) ?Meccanica ? GIS (Geographic Information Systems) ? Gestione di installazioni ? Elettrotecnica / elettronica ? Multimedia Un sistema di disegno CAD, ovvero un sistema di disegno assistito da computer, ? un potente strumento di lavoro per ingegneri, architetti, periti e tecnici in generale. Un sistema CAD non ? certo in grado di progettare, non potendo competere con l’inventiva e la fantasia del progettista, ma pu? sostituire i tradizionali strumenti da disegno, come matite, squadre, tecnigrafo,e sopratutto pu? rendere pi? veloce e preciso il lavoro di progettisti e disegnatori. Con il CAD si possono creare librerie di disegni ed elementi grafici ricorrenti, come viti, tratteggi, elementi di macchine, porte e finestre, simboli elettronici, e trasferirli nei progetti senza doverli ogni volta ridisegnare; con il CAD ? possibile creare un archivio di progetti finiti e da questo richiamare disegni per correggerli, aggiornarl ()
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Derivazione funzione composta

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Materia: Matematica
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La serie armonica

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Materia: Matematica
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La serie armonica La serie armonica è una serie divergente e può essere usata come termine di confronto per determinare se una serie diverge. Se la serie in esame è, da un certo indice in poi, maggiore, termine a termine, della serie armonica, allora essa è certamente divergente. Dimostriamo la divergenza della serie armonica. La serie è data da Uk=1/k; S=1+1/2+1/3+1/4+1/5+1/6+1/7+1/8+… raggruppiamo i termini a partire dal secondo a gruppi di 1, 2, 4, 8, 16, … S=1+(1/2)+(1/3+1/4)+(1/5+1/6+1/7+1/8)+(1/9+1/10+… in ogni parentesi sosituiamo i termini presenti con il più piccolo di essi; così facendo si ottiene una nuova serie, certamente minore di quella data S=1+(1/2)+(1/4+1/4)+(1/8+1/8+1/8+1/8)+(1/16+1/16+… svolgiamo i calcoli nelle parentesi e otteniamo una nuova serie, anch’essa infinita S=1+(1/2)+2(1/4)+4(1/8)+8(1/16)+… S=1+1/2+1/2+1/2+1/2+… potrebbe sembrare che la nuova serie contenga meno termini della precedente; si ragioni attentamente sulla definizione di infinito data da G.Cantor e si capirà che il numero di termini è invece lo stesso e ugualmente infinito. La serie ottenuta è una serie a termini costanti e pertanto certamente divergente. Poichè essa è senz’altro minore della serie armonica se ne deduce che anche la serie armonica è divergente. ()
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